Archive for the ‘Salute’ Category

Piante miracolose

Thursday, September 2nd, 2010

Sono migliaia le piante impiegate nella medicina tradizionale cinese. Molte hanno già dato frutti anche in Occidente. Eccone alcune

Ginseng
È adoperato nella medicina tradizionale cinese da oltre 2 mila anni come tonico per aumentare il livello di energie, per ridurre lo stress e incrementare la resistenza (al freddo, al caldo, alla fatica). Il ginseng contiene ginsenosidi, manganese e diverse vitamine: C, A, K, acido folico e vitamine del gruppo B.

Wolfberry
È il nome della bacca, di colore rosso, di due diverse piante appartenenti alla famiglia delle solanacee. Si impiega nella medicina tradizionale cinese sia per rinforzare il sistema immunitario, sia per proteggere il fegato e la vista. Contiene anche alcuni agenti antiossidanti.

Schizandra chinensis
È una delle componenti dello Shenmai San, un formulato adoperato per trattare le patologie coronariche. La Schizandra viene impiegata anche contro l’insonnia, le palpitazioni, la dispnea e più in generale come tonico.

Dang Gui
Angelica sinesis o “ginseng femminile” o “pianta delle donne”. È impiegata per i disturbi del ciclo mestruale: contro la dismenorrea e l’amenorrea e per ridurre i sintomi della menopausa. Si adopera soprattutto sotto forma di te o infusioni, o di capsule.

Astragalus membranaceus
È impiegata anche come tonico e per aumentare le capacità mnemoniche, oltre che come antinfiammatorio. La dose di astragalus consigliata, anche dall’Oms, è di 9-30 grammi al giorno.

Rabarbaro
È considerato un buon lassativo e aumenta l’appetito se assunto - in piccole dosi - prima dei pasti. Inoltre è impiegato contro diversi disturbi intestinali.

Liquirizia
La farmacopea cinese adopera la liquirizia da migliaia di anni nel trattamento delle affezioni delle vie respiratorie, per alzare la pressione sanguigna, per il trattamento delle epatiti, come antinfiammatorio.

Bupleurum chinense
Riduce la febbre, la tensione interna, l’ansia e la vertigine. Inoltre sembra avere proprietà epatoprotettrici e di stimolazione della digestione.

Coptis chinensis
Se ne adopera la radice, nonostante il sapore amaro. La coptis
è ricca di alcaloide e sembra inibire le infezioni, ed è adoperata contro
la diarrea, contro l’ipertensione

Fonte: L’Espresso

Malaria: a rischio 3 miliardi di persone

Wednesday, August 4th, 2010

Due miliardi e ottocentocinquanta milioni di esseri umani, vale a dire due quinti della popolazione mondiale, hanno corso il rischio di ammalarsi di malaria, la parassitosi in assoluto più diffusa sulla Terra. «Abbiamo cercato di fare una stima della popolazione globale esposta al pericolo di contrarre la malattia dal Plasmodium vivax (uno dei quattro protozoi maggiormente responsabili di questa patologia) nel 2009, constatando che il 91 per cento delle persone per le quali il contagio è probabile risiede nell’Asia centrale e sud-orientale», ha dichiarato il dottor Simon Hay, zoologo dell’Università di Oxford e coautore della recente ricerca che ha l’ambizioso traguardo di mappare la distribuzione della patologia a livello mondiale.

LO STUDIO – Lo studio è stato pubblicato su Plos Neglected Tropical Disease e la redazione della mappa, che rientra nel Malaria Atlas Project (un progetto no-profit internazionale), è stata possibile grazie all’uso dei dati provenienti dalle nazioni nelle quali la malattia è endemica. In base a questi sono state create tre classi di rischio: assente, instabile (meno di 0.1 casi su mille persone all’anno) e stabile ( più di 0.1 casi). Per quanto riguarda le aree più pericolose si è tenuto conto, da parte dei ricercatori, delle informazioni relative alle temperature e al grado di aridità e alla correlazione di queste variabili, con la presenza dei parassiti e dei vettori, vale a dire le zanzare anofele. In seguito gli scienziati hanno combinato tutti i dati in loro possesso con quelli di una mappa della distribuzione della popolazione mondiale per arrivare a definire il tasso di rischio globale. Dei due miliardi e ottocentocinquanta milioni di persone che nel corso del 2009 sono state esposte al possibile contagio, il 57.1 per cento vive in aree a rischio instabile. La stragrande maggioranza vive in Asia (91 per cento) mentre la restante parte risiede in America (5.5 per cento) e in Africa (3.5 per cento). Per quanto riguarda la diffusione della malaria da Plasmodium vivax nel continente africano è necessario tenere presente che, sebbene il protozoo sia presente in maniera ubiquitaria, la popolazione risulta protetta dall’assenza dell’antigene di Duffy che, quando non è presente nei globuli rossi, rende le persone refrattarie all’infezione da parte del parassita. Si ritiene che nella popolazione dell’Africa centrale e Occidentale questa mutazione abbia raggiunto la frequenza del 100 per cento, rendendo la popolazione immune al Plasmodium vivax

LE CONCLUSIONI - Dopo più di un secolo di studi e di controlli, il Plasmodium vivax rimane il parassita più diffuso al mondo, anche più del Plasmodium falciparum, considerato quello che comporta la malattia con il tasso più alto di mortalità. La creazione della mappa è mirata a delimitare i limiti spaziali all’interno dei quali l’endemicità della trasmissione del plasmodio è accertata, al fine di supportare future stime di rischio basate sulla cartografia. Nel corso del 2008 sono stati accertati, nel mondo, 247 milioni di casi di malaria, che hanno portato alla morte di quasi un milione di persone, in maggioranza bambini. Conoscere le zone di massima proliferazione delle varie specie di parassiti del genere Plasmodium è uno snodo critico per arrivare a un piano di controllo.

Emanuela Di Pasqua

L’Antitrust contro il “Power Balance”

Tuesday, August 3rd, 2010

L’Autorità della Concorrenza ha aperto un’istruttoria sul braccialetto che promette di migliorare le prestazioni fisiche. “Dimostrare i reali effetti sul corpo umano”. Il prodotto è diventato uno dei tormentoni dell’estate.

ROMA - La promessa di migliorare forza ed equilibrio lo aveva già reso uno degli oggetti cult dell’estate. Il passaparola e alcuni testimonial d’eccezione avevano fatto il resto. Il successo del “Power Balance”, il “braccialetto dell’equilibrio”, rischia, però, di subire adesso una battuta d’arresto. L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria per possibile pratica commerciale scorretta nei confronti delle due società che distribuiscono e commercializzano il prodotto in Italia. Si tratta di Power Balance Italy, società distributrice per l’Italia dei prodotti a marchio “Power Balance” e di “Sport Town”, società che commercializza i prodotti stessi.

Effetti positivi. Le due società, nelle loro comunicazioni commerciali, attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene, che stanno diventando uno dei tormentoni di questi mesi, effetti positivi sull’equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa. Caratteristiche estese alle collanine con ciondolo che completano la gamma. Tanto è bastato per creare una vera e propria “Power Balance” mania. Anche grazie a testimonial del mondo dello sport come Shaquille O’Neal e Rubens Barrichello. Un successo nato negli Usa che ha contagiato vip e gente comune un po’ dovunque, facendo la fortuna dei due creatori del “portentoso” oggetto: i due surfisti, con il pallino della medicina alternativa, Troy e Josh Rodamel.

Richiesta documentazione medico-scientifica. In base al procedimento avviato dagli uffici dell’Autorità le due società dovranno, entro i prossimi 15 giorni, fornire un’idonea documentazione medico-scientifica sulle proprietà e gli effetti sul corpo umano attribuiti ai prodotti, compresa “l’istantanea efficienza dei sistemi elettronici chimici e biologici dell’individuo”. Entro lo stesso termine dovrà essere provata l’assenza di eventuali controindicazioni per la salute e la sicurezza dei consumatori che possano derivare dall’uso dei prodotti.

L’istruttoria è stata avviata in base al Codice del Consumo, che definisce scorretti i comportamenti delle aziende in grado di indurre in errore il consumatore medio sulle caratteristiche principali dei prodotti venduti quali, ad esempio, i risultati che si possono attendere dal loro uso o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sui prodotti.

Possibili risarcimenti. L’indagine avviata dall’Antitrust sui braccialetti “Power Balance” apre la strada ai risarcimenti in favore di chi ha acquistato il prodotto. Lo afferma in una nota il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, commentando l’istruttoria aperta dall’Autorità.

Temporali estivi: cosa fare per non correre rischi?

Friday, July 30th, 2010

 Mai prendere sotto gamba un temporale estivo: nella bella stagione si registra un aumento dei fulmini e il rischio di rimanerne vittima aumenta. L’invito alla prudenza viene da ricercatori americani del National Lightning Safety Team, promotori di una campagna di sensibilizzazione con lo slogan “When thunder roars, go indoors” (quando il tuono muggisce, andate al chiuso).

 

RISCHI - «Il rischio di essere vittima di un fulmine è fortunatamente molto basso e negli ultimi 30 anni, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione, è diminuito il numero di incidenti fatali e non - riferisce Marco Giustini, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità -. In Italia, nello specifico, fino agli anni ‘70 gli eventi mortali erano una quarantina all’anno. Negli ultimi anni siamo scesi a circa 10 decessi e a una ventina di eventi non fatali, a fronte di un aumento della popolazione. Un buon traguardo, ma è comunque utile mantenere uno stato di allerta e conoscere i comportamenti da mettere in atto per evitare spiacevoli sorprese». Il fenomeno dei fulmini è particolarmente importante nelle regioni tropicali ed equatoriali ma anche l’Italia, per le sue caratteristiche geografiche, è spesso interessata da fulmini. La presenza di catene montuose e il fatto di essere circondata da un mare caldo alimenta infatti l’intensità delle perturbazioni. «Le Regioni dove più spesso di osservano eventi fatali sono la Sardegna, il Trentino e l’Abruzzo - riferisce l’esperto -. I motivi sono diversi e vanno dalla presenza di aree montagnose dove cadono più fulmini alla maggiore diffusione di attività all’aperto come la pastorizia».

CONSEGUENZE - Fortunatamente solo una minoranza delle persone colpite da un fulmine riporta conseguenze così gravi che conducono all’immediato decesso. «Quando il fulmine si scarica direttamente su una persona il decesso è inevitabile, ma nel caso della fulminazione indiretta, ossia causata dalla corrente che si disperde nel terreno circostante al punto d’impatto del fulmine, le conseguenze sono in genere minori, anche se a volte molto gravi - spiega Giustini -. La fulminazione indiretta può comportare ustioni, arresto cardiaco, arresto respiratorio, problemi alla vista a causa del bagliore del fulmine nonché disturbi uditivi per il rumore dovuto al violento spostamento d’aria».

RACCOMANDAZIONI - Ormai quasi tutti sanno che quando c’è un forte temporale con lampi e fulmini la prima cosa da fare è cercare rifugio al chiuso ed evitare di mettersi sotto gli alberi. Ma gli accorgimenti utili non si fermano qui come ricorda Giustini: «Se si è all’aperto, senza ripari nelle immediate vicinanze, evitare di stare in piedi con le gambe divaricate a causa del rischio di differenze di potenziale elettrico tra i due piedi. È meglio accucciarsi, tenendo i piedi il più uniti possibile e con la testa tra le ginocchia. Ancora se si è in un gruppo di persone, sparpagliarsi per evitare la propagazione dalla scarica tra vicini. Ovviamente non bisogna ripararsi sotto gli alberi isolati, specie se alti. Il bosco fitto è già meno pericoloso, purché si rimanga lontano dai tronchi o dai rami bassi. Un’utile precauzione è anche quella di liberarsi da qualsiasi oggetto metallico (collanine, orologi) e cercare di evitare tutte le strutture metalliche, come per esempio i piloni, tettoie aperte, cabine telefoniche. Se si è al mare, durante un temporale stare distanti dalle barche e dalla spiaggia perché ombrelloni e gli alberi delle imbarcazioni possono attirare un fulmine. Ancora evitare di entrare in contatto con l’acqua o uscire subito se si sta facendo il bagno. Se si ha la possibilità di rifugiarsi in macchina, chiudere bene i finestrini ed evitare di toccare le portiere del veicolo. Infine tenere presente che le persone colpite da fulmine non sono cariche elettricamente e dunque non si rischia nulla a prestare loro soccorso. Al contrario un soccorso immediato può risultare determinante per salvare la vita».

 

 

Antonella Sparvoli

Fonte: Corriere della Sera

Una pianta su due provoca allergie

Tuesday, July 6th, 2010

 «La città ha bisogno di più alberi», è la premessa d’obbligo. Milano soffre di cemento e smog. Ma anche di allergie: perché quasi un abitante su tre «soffre» invece il (poco) verde cittadino. Lo studio è nei cassetti dell’assessorato alla Salute del Comune: da una prima mappatura degli alberi ad alto fusto, le piante classificate come «fortemente allergeniche» (ontano, betulla, carpino, nocciolo, cipresso, olivo) sono quasi dodicimila. Tante: una su dieci. L’elenco è anche più lungo. Aceri, platani, querce, farnie, salici, olmi. In totale fanno altri settantamila alberi dal polline o dal fiore insidioso. Le piante «sicure», in pratica, rappresentano solo il 40% del parco alberi milanese.

Asma, prurito, rossore agli occhi, raffreddore: secondo le stime del Comune almeno 450mila milanesi «soffrono» a vario titolo gli alberi. «Negli ultimi anni s’è verificato un costante aumento nella popolazione delle allergie respiratorie, rinite e asma», conferma il professor Claudio Ortolani. Una tendenza che in città è ancora più evidente: «Non esistono studi precisi, ma l’esperienza ci porta a dire che negli ultimi anni l’incidenza è quasi raddoppiata». Perché il polline mischiato allo smog è un cocktail velenosissimo: «L’anidride carbonica — spiega l’allergologo — favorisce una maggiore produzione di polline, mentre le polveri sottili facilitano la penetrazione nelle vie bronchiali degli agenti allergici».

I danni da polline costano anche alle casse pubbliche. Solo l’asma da allergia sarebbe responsabile, ogni anno, di 74 milioni di euro di danni. Anche per questo il Comune sta pensando alla svolta: nuove piante certo, ma ad allergie zero. L’assessore Giampaolo Landi di Chiavenna ha commissionato una mappatura del territorio, quartiere per quartiere, parco per parco. La zona a maggior rischio polline è la otto, con quasi quindicimila alberi «allergenici». A mappatura finita (per ora sono stati «censiti» i primi 130 mila alberi), partirà la campagna «verde sicuro». Attraverso un sito web i milanesi potranno adottare un pianta priva di «effetti collaterali». «Vogliamo creare i parchi “allergy free”», spiega l’assessore Landi di Chiavenna. Il primo è già sulla mappa: nascerà in zona Bicocca. Ogni albero avrà sul tronco una targhetta personalizzata con nome del «benefattore» e data di piantumazione. Alla battaglia contro le allergie saranno chiamate anche le istituzioni. Garantisce l’assessore: «Nei nuovi quartieri, anche quelli già in realizzazione, imporremo solo alberi “sicuri”».

A lanciare l’idea era stato il New York Times: perché nelle città non cominciamo a piantare solo piante che producono piccole quantità di polline? «Ma anche in altre grandi città il tema è d’attualità— assicura Landi —: a Sydney, per esempio, hanno stabilito che il verde non è solo questione di quantità ma anche di qualità». Qualità della vita. Il discorso a questo punto torna alla premessa: «No, non taglieremo gli alberi “allergenici”. Milano ha troppo bisogno di verde. C’è posto per tutti».

Andrea Senesi
Fonte: Corriere della Sera

Le raccomandazioni per chi assiste gli anziani d’estate

Monday, July 5th, 2010

Un opuscolo tradotto in sei lingue a cura del Ministero della Salute

Le raccomandazioni per le badanti (inglese)

Le raccomandazioni per le badanti (francese)

Le raccomandazioni per le badanti (spagnolo)

Le raccomandazioni per le badanti (polacco)

Le raccomandazioni per le badanti (russo)

Le raccomandazioni per le badanti (rumeno)

fonte: Corriere della Sera

Tanta acqua, cibi leggeri e filtri solari Consigli per difendersi dal caldo

Saturday, July 3rd, 2010
Archiviato il clima mite delle scorse settimane, è arrivata la prima ondata di caldo della stagione, con temperature che supereranno i 30 gradi su gran parte dell’Italia. Il caldo durerà 6-7 giorni. Intanto però, ecco alcune semplici precauzioni da adottare, suggerite dal ministero della Salute

I più esposti sono anziani e bambini. Ma nelle giornate di forte caldo anche chi è afflitto da patologie croniche e respiratorie deve proteggersi dagli effetti dell’afa. Archiviato il clima mite delle scorse settimane, è attesa per domani la prima ondata di caldo della stagione, con temperature che supereranno i 30 gradi su gran parte dell’Italia, con picchi di 37-38 gradi in alcune zone. Il caldo durerà 6-7 giorni. Intanto però, ecco alcune semplici precauzioni da adottare, suggerite dal ministero della Salute.

I SOGGETTI A RISCHIO
Il ministero consiglia a tutti di proteggersi dal sole. Ma ci sono alcuni soggetti che devono stare particolarmente in guardia: tra questi spiccano gli anziani. In età senile si riduce infatti la capacità dell’organismo di difendersi dal caldo, si è meno sensibili al sole e si avverte un ridotto stimolo della sete. La situazione si fa ancora più delicata per chi, oltre ad essere in età avanzata, soffre di malattie cardiovascolari, patologie respiratorie croniche o insufficienza renale cronica, malattie neurologiche, ipertensione. Sono a rischio anche le persone non autosufficienti, chi assume farmaci con regolarità, i neonati o i bambini piccoli. Infine deve stare particolarmente attento anche chi fa un lavoro che richiede uno sforzo all’aria aperta.

RECUPERARE I LIQUIDI PERSI

La prima regola da seguire è bere molta acqua (almeno due litri al giorno), anche quando non si percepisce lo stimolo della sete. Il corpo ha necessità di reintegrare le risorse idriche sottratte dal forte caldo. “Con il sudore vengono persi alcuni sali come il sodio e il potassio, fondamentali per il buon funzionamento dell’organismo – chiarisce il ministero – sudando molto, senza reintegrare l’acqua persa, si riduce il volume del sangue circolante e questo può determinare l’abbassamento rapido della pressione arteriosa”. Se il corpo non riesce a disperdere il calore eccessivo attraverso la sudorazione, infatti, possono insorgere lievi disturbi come crampi, svenimenti, gonfiori, ma anche stress da calore e il classico colpo di calore. I succhi di frutta costituiscono un’ottima alternativa all’acqua. Evitare le bevande alcoliche e la caffeina.

PREFERIRE I PASTI LEGGERI
Anche l’alimentazione deve essere leggera ed equilibrata: l’ideale è consumare piccoli pasti durante tutto l’arco della giornata, soprattutto frutta fresca e pietanze ricche di acqua e sali minerali. Fare molta attenzione se nel frigorifero si conservano latticini, carni, dolci con creme o gelati. Le temperature elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti e il proliferare di germi: cibi e bevande guasti in alcuni casi possono dar luogo a patologie gastroenteriche anche gravi. Se il medico curante li consiglia, può essere utile anche assumere integratori di sali minerali.

VESTIRSI CON FIBRE TRASPIRANTI
Si consiglia di indossare abiti di colore chiaro e non aderenti. I tessuti ideali sono cotone e lino. Meglio evitare le fibre sintetiche, poco traspiranti. Riparare la testa con un cappello leggero, magari a falda larga, e proteggere l’auto con pannelli parasole. Inoltre è importante non restare neanche per poco tempo, in una vettura parcheggiata all’esposizione diretta dei raggi solari. Per proteggersi dal calore del sole utilizzare tende o persiane e mantenere il climatizzatore a 25-27 gradi. Se si usa un ventilatore non indirizzarlo direttamente sul corpo.

ESPORSI CON PRUDENZA
Quando si prende il sole occorre proteggere la pelle dalle scottature con creme solari ad alto fattore protettivo (SPF). Non uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18, e non praticare attività fisica all’aperto, soprattutto nei giorni in cui è previsto un rischio elevato (livello 2 o 3 del bollettino della Protezione civile). Se si ha una persona malata in casa, stare attenti che non sia troppo coperta. Per gli anziani il primo campanello d’allarme è l’innalzamento della temperatura corporea, ma anche la riduzione delle attività quotidiane è segnale di disagio. Chi soffre di una malattia respiratoria deve evitare i continui passaggi da ambienti caldi a quelli più freschi, mentre per chi è malato di diabete il consiglio è prendere il sole con particolare attenzione, poiché la minore sensibilità al dolore, favorisce le ustioni.

Fonte: La Repubblica

C’è il cadmio nei bicchieri di Shrek

Saturday, June 5th, 2010

 McDonald’s sta richiamando 12 milioni di bicchieri di Shrek, il popolare personaggio della DreamWorks, perché contengono il cadmio, metallo cancerogeno contenuto nelle pile e usato per produrre pigmenti, rivestimenti e stabilizzanti per materie plastiche. L’ufficio stampa di McDonald’s Italia precisa che nel nostro Paese i bicchieri «non sono in distribuzione né lo saranno».

 

CADMIO - La sostanza tossica è stata usata per i disegni in sovraimpressione della serie di bicchieri di plastica realizzati in occasione dell’uscita del nuovo film, “Shrek e vissero felici e contenti”. Venerdì la catena di fast food ha chiesto alla clientela di non usare più tali contenitori, venduti a 2 dollari l’uno e disponibili in quattro diverse fantasie con i personaggi principali della saga. Il rischio è che il cadmio contenuto nei disegni passi alle mani dei bambini che li utilizzano e che poi le mani sporche possano essere messe in bocca, introducendo così la sostanza nell’organismo. L’inalazione di cadmio provoca problemi alle vie respiratorie e ai reni, mentre l’ingestione provoca avvelenamento e danneggia il fegato e i reni. I composti del cadmio sono cancerogeni e causano anche osteoporosi.

RISCHI FUMO - «Ben venga la decisione della McDonald’s ma non bisogna dimenticare che il cadmio è presente in grosse quantità nelle sigarette e quindi nel fumo passivo - commenta il professor Alberto G. Ugazio, direttore del dipartimento di Medicina pediatrica del Bambin Gesù di Roma e presidente della Sip, la Società italiana pediatria -. Sicuramente è una decisione precauzionale, non è allarmante. Il cadmio è contenuto nel silicio, in alcune alghe e nella farina di manioca, non utilizzate nel nostro Paese». La notizia di McDonald’s è, conclude, «l’occasione per ribadire l’importanza di smettere di fumare, specie in presenza di bambini. Il fumo passivo contiene cadmio che può causare problemi vascolari, renali ed ematologici».

Fonte: Corriere della Sera

Falso Viagra nocivo venduto online

Friday, June 4th, 2010

Cialis, Viagra e Levitra «taroccati», prodotti in cantine dell’est Europa e dell’India e comunque in laboratori clandestini, acquistati attraverso «farmacie online» ma pericolosi per la salute. È quanto è emerso dall’inchiesta condotta dal Pm di Catania Angelo Busacca e dal reparto analisi del comando tutela salute dei Carabinieri, con l’ausilio di vari Nas sul territorio. L’operazione è scattata giovedì mattina: sono state effettuate quaranta perquisizioni e sono state disposte quattro ordinanze di custodia cautelare.

DIFFUSI ANCHE GRAZIE AL TAM-TAM DEI SOCIAL-NETWORK - In tutti i casi i prodotti sequestrati nell’indagine e sottoposti ad analisi scientifiche hanno mostrato pericolosità per chi li assume. In particolare per quanto riguarda le sostanze tipicamente contraffatte come il Cialis, Viagra e Levitra, è stata accertata nelle pseudo composizioni chimiche la presenza anche di Solfato di calcio, cioè gesso. Un altro elemento messo in luce dall’inchiesta è che anche attraverso le cosiddette amicizie dei social network (come Facebook, Msn ed altri), si riescono a camuffare cessioni di prodotti illeciti. In molti casi gli acquirenti erano giovani e anche adolescenti, una fascia d’età che non giustifica l’uso di certi prodotti, nonchè donne. Le Regioni in cui sono risultati - dall’indagine - i maggiori acquisti online sono l’Emilia-Romagna e la Lombardia.

I medici inglesi: l’omeopatia è stregoneria

Monday, May 17th, 2010

Non chiamatela omeopatia, ma “stregoneria” , perché non ha basi scientifiche che possano confermare la validità dei suoi rimedi». Non si sono preoccupati di essere diplomatici gli esponenti della «British Medical Association» (Bma ) nella mozione presentata durante la conferenza annuale dei giovani medici e nella quale hanno denunciato l’uso della medicina alternativa, spiegando che il servizio sanitario inglese (NHS) non dovrebbe sperperare i soldi dei contribuenti, visto che tale pratica non avrebbe alcun merito terapeutico. Per la verità, non è la prima volta che la BMA si dimostra scettica nei confronti dell’omeopatia, ma questa volta ha messo in campo un voto a schiacciante maggioranza a supporto del divieto, a cui ha fatto seguito anche la proposta di evitare i collocamenti dei tirocinanti negli ospedali in cui vengono insegnati i principi dell’omeopatia, visto che «non sono di alcuna utilità e fanno solo perdere del tempo».

 

ALLOCAZIONE DELLE RISORSE - Insomma, una guerra senza esclusione di colpi. «L’omeopatia è stregoneria – ha tuonato dal pulpito della conferenza dei giovani medici il dottor Tom Dolphin, vice presidente della BMA – ed è un’autentica vergogna che a Londra, incastonato fra il National Hospital for Neurology e il Great Ormond Street, vi sia un National Hospital for Homeopathy, pagato dal servizio sanitario». E a sostegno dell’accusa, ecco snocciolati i dati relativi al danno che sarebbe perpetrato all’NHS (il servizio sanitario inglese), il quale – dicono ancora gli agguerriti dottori inglesi - ogni anno sperpererebbe 4 milioni di sterline di soldi pubblici per curare 54mila pazienti nei quattro ospedali omeopatici riconosciuti di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool, mentre il quinto centro di Tunbridge Wells, nel Kent, è stato costretto a chiudere l’anno scorso, visto che sono stati tagliati i finanziamenti. «Sarebbe meglio che il Servizio Sanitario Nazionale concentrasse gli sforzi sui trattamenti che portano dei benefici reali – ha spiegato nella stessa conferenza il presidente del comitato dei giovani medici scozzesi, Gordon Lehany – e non già su rimedi che finora non hanno alcuna valenza scientifica. Chi vuole curarsi con l’omeopatia, è libero di farlo, ma pagando di tasca propria». Appoggiata anche dal presidente della BMA, il dottor Hamish Meldrum, la mozione verrà presentata all’intera associazione nel corso della conferenza plenaria del mese prossimo e, se approvata, diventerà una linea-guida ufficiale.

LA REAZIONE - Ma i sostenitori dell’omeopatia non ci stanno. Per loro questo tipo di medicina (nata nel XVIII secolo dagli studi del medico tedesco Samuel Hahnemann e basata sulla teoria secondo la quale il rimedio per una determinata malattia è dato dalla sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella malata) funziona eccome, a dispetto delle opinioni contrarie degli scienziati, e anche se i rimedi omeopatici sono considerati semplici placebo, sono comunque adottati da migliaia di persone e non hanno alcun effetto collaterale, a differenza invece dei farmaci tradizionali. «L’omeopatia aiuta migliaia di persone che non trovano giovamento dalla medicina tradizionale – ha spiegato al Daily Telegraph Crystal Summer, amministratore delegato della British Homeopathic Association (Bha) – ma questo non significa che vogliamo sostituirci alle cure convenzionali. Ecco perché sono convinta che prima di tagliare i fondi destinati all’omeopatia bisognerebbe pensare alla soddisfazione del pubblico e considerare che essa ha comunque già un posto nella medicina».

Fonte: Corriere della Sera

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