Archive for the ‘rifiuti’ Category

Trastevere. Che puzza! I rifiuti invadono le strade

Friday, August 6th, 2010

Basta avere un buon olfatto per seguire la pista maleodorante della raccolta selvaggia dei rifiuti a Trastevere. È praticamente impossibile passeggiare la sera dopo cena tra le vie del rione senza imbattersi nei sacchetti dell’immondizia abbandonati davanti ai palazzi. È il segno dell’inciviltà di chi non rispetta gli orari della raccolta differenziata e trasforma il quartiere in una grande discarica all’aperto. A Trastevere la raccolta si deve fa porta a porta. Gli scarti organici (l’umido) vanno raccolti nei contenitori negli androni dei palazzi e bisogna aspettare gli operatori Ama che tre giorni alla settimana passano a raccoglierli. Mentre indifferenziata, plastica, vetro e carta vanno lasciati in strada, ma solo due giorni alla settimana, dalle 7 alle 8,30. È vietato, pena multe salate, gettare i sacchetti fuori dai palazzi in altri orari. Una regola che spesso viene disattesa. Per dimostrarlo, abbiamo scelto un semplice itinerario da piazza Trilussa a piazza San Cosimato. Iniziamo il nostro viaggio alle 23 da vicolo del Cinque, partenza naturale di centinaia di ragazzi che ogni sera animano le notti del quartiere.
Ed ecco che troviamo subito i sacchi dei rifiuti abbandonati davanti ai portoni con le birre di vetro sistemate «accuratamente» in un angolo. Basta fare altri venti metri per imbattersi nella stessa scena all’angolo con via della Pelliccia. Un cestino in ghisa è circondato da una piccola montagna di sacchetti con dentro cibo e plastica. Fortunatamente piazza di Sant’Egidio e di Santa Maria in Trastevere sono pulite, ma basta andare poco oltre che la selva di rifiuti rinizia. Siamo in via della Lungaretta, nell’arco di trenta metri ecco altri tre portoni con i sacchetti vicino. I turisti scattano le fotografie e intanto la puzza sale. E poi ancora in via delle Fratte di Trastevere, via San Francesco a Ripa, via Manara e piazza San Cosimato la moda è sempre la stessa. Va anche detto che le persone educate sono molte di più degli incivili. Il comitato dei residenti «Vivere Trastevere» si è già incontrato con il sindaco per chiedere pugno duro e multe contro chi sgarra. «A non rispettare le regole molto spesso sono i Bed&breakfast e gli affittacamere - racconta Dina Nascetti - Certo, poi c’è anche qualche cittadino maleducato». È per questo motivo che i residenti hanno ideato uno stratagemma per invogliare tutti a rispettare il proprio quartiere: una targhetta «premio» da affiggere sui condomìni più virtuosi.

Fonte: Il Tempo

Vetro amico dell’ambiente Il più amato dagli europei

Tuesday, July 27th, 2010

Non altera i sapori e si può riciclare all’infinito. Piace al 74 per cento dei consumatori dell’Unione, grazie alle sue proprietà antibatteriche e alla capacità di mantenere inalterato il gusto di cibi e bevande. I numeri del Consorzio Assovetro di MONICA RUBINO

NON ALTERA i sapori, è amico dell’ambiente e non nuoce alla salute. Il 74% dei consumatori europei preferisce gli imballaggi in vetro per bevande e cibi grazie alla capacità del vetro di mantenere inalterato il gusto e la freschezza del prodotto che contiene, al suo schermo protettivo contro i batteri, al suo rispetto per l’ambiente.
  
Il vetro è l’unico imballaggio che non ha bisogno di ulteriori strati o additivi per ospitare in sicurezza cibi e bevande, è riciclabile al 100% e all’infinito, fornisce una protezione naturale contro i batteri. E’ una questione di gusto se il 72% del vino confezionato in Italia e il 77% della birra è confezionato in vetro e se il 62% dei consumatori opta per il vetro quando si tratta di cibi o bevande. Tanto più che, per venire incontro al bisogno di leggerezza dei consumatori, i contenitori in vetro hanno affrontato una ”dieta dimagrante”. Sono, infatti, il 40% più leggeri che 20 anni fa.
  
Sono i numeri del Consorzio Assovetro che sottolinea come la percentuale media del riciclo del vetro nei paesi europei sia del 65%, ma in Italia abbia raggiunto il 66%.
 
Nel 2009 l’industria italiana del vetro ha aumentato dell’1% il tasso di riciclo rispetto all’anno precedente: più di una bottiglia su due è così stata realizzata in vetro riciclato.
  
Il tasso di riciclo dei contenitori in vetro ha avuto, negli 11 anni di applicazione del decreto Ronchi, un andamento positivo: si è passati dal 39% nel 1998 al  66% nel 2009. Per la raccolta differenziata degli imballaggi in vetro si è registrata nel 2009 una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente. Il riciclo di questo materiale rappresenta anche una risorsa importante per l’economia nazionale: tra il 2000 e il 2007 la raccolta e il riciclo dei rifiuti in vetro hanno generato un attivo pari a 1,2 miliardi di euro. Inoltre l’associazione Legambiente quest’anno ha  promosso  -  in collaborazione con aziende leader nella produzione di bevande come Sanpellegrino, Peroni e Pago -  il progetto “Vetro Indietro”, volto a promuovere la pratica del vuoto a rendere in Italia. Attività che, oltre a favorire la ripresa delle imprese in un periodo di crisi, contribuisce sensibilmente alla riduzione dei rifiuti e del consumo delle risorse energetiche e delle materie prime.

Bottiglie, contenitori, barattoli, se non avviati al riciclaggio, possono prendere nuova vita. Una vecchia bottiglia da vino o un barattolo di marmellata, una volta privati dalle etichette possono diventare vasi da fiori o portacandele e lumi. Se poi sono avvolti in carte particolari possono diventare oggetti decorativi. Perché, poi, non provare anche un pranzo in barattolo? Durante un pic nic o una gita all’aria aperta, i barattoli di vetro possono contenere i cibi in tutta sicurezza. Piccoli barattoli possono diventare porzioni monodose di macedonia o dessert. Anche l’acqua ha più gusto, se consumata in vetro.  Una vecchia bottiglia con tappo a vite si può trasformare in un nuovo contenitore per l’acqua. 

Per chi avesse ancora qualche dubbio, il Consorzio Assovetro ha stilato un piccolo decalogo:

1. Il vetro è puro al 100%. E’ fatto di tre diversi elementi naturali e atossici: silice, soda e calce.
2. Un contenitore in vetro può passare dalla campana del riciclo allo scaffale del negozio in meno di 30 giorni.
3. Poiché è inerte, protegge al meglio il proprio contenuto. Questo significa che non interferisce con il sapore e la qualità originari dei cibi e delle bevande.
4. E’ uno dei pochissimi materiali da imballaggio riciclabili al 100% e all’infinito.
5. La percentuale media di riciclo del vetro nei paesi europei è del 65%.
6. Realizzare ”nuovo” vetro da quello riciclato richiede il 40% in meno di energia rispetto a creare il vetro dalle materie prime.
7. I contenitori in vetro sono il 40% più leggeri che 20 anni fa.
8. In Europa nel 2008, grazie al riciclo del vetro c’è stato un risparmio di 13.8 milioni di tonnellate di CO2 (l’equivalente di 4 milioni di auto in meno dalle strade).
9. Il vetro è inodore: ecco perché i profumi sono confezionati in boccette di questo materiale che non interferisce con la fragranza.
10. Il vetro, infine, è privo di sapore proprio e per questo è ideale per la degustazione del vino.

Fonte: La Repubblica

Confederazione italiana agricoltori, arrivano le patate di qualità cresciute dai rifiuti

Thursday, July 22nd, 2010

I tuberi, frutto del lavoro della Cia e dell’Università di Salerno, con il sostegno del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, battezzati con il nome di ‘riciclelle’ sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando

Dopo l’insalata arrivano le ‘riciclelle’, le prime patate di qualità “cresciute dai rifiuti”, coltivate con il compost ottenuto dalla parte organica degli scarti domestici. A riferirlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori spiegando che il risultato è frutto del lavoro della confederazione e dell’Università di Salerno, con il sostegno del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che “hanno esteso con successo la sperimentazione già affermata su alcune varietà di insalata”.

“Anche i tuberi -afferma la Cia- possono essere tranquillamente fertilizzati con questo compost e i risultati sono ottimi, perché il prodotto giunto a maturazione è di grande qualità e gradevole al gusto. Le abbiamo battezzate con il nome di ‘riciclelle’ e sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando”.

 

 

Per ottenerle, spiega la confederazione, “è bastato recuperare e ‘compostare’ la parte organica dei rifiuti di poche famiglie, per ottenere fertilizzante utile ad una produzione di patate in grado di soddisfare una porzione delle loro esigenze alimentari“.Si realizza così, secondo la Cia, un “processo di riciclaggio completo” che “una volta irreggimentato potrà attenuare anche il problema della spazzatura, divenuto una complicazione annosa e gravosa in molte aree del Paese”.

Fonte: ADNkronos

L’olio fritto dove lo metto? Ecco come smaltirlo in modo eco

Monday, July 19th, 2010
Buttarlo nel wc o nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all’ambiente. Tramite processi di trattamento e riciclo, dall’olio usato si possono ottenere svariati prodotti. Ecco come sbarazzarsene in maniera ecologica

Patatine e verdure, carne e pesce. E l’olio utilizzato per le fritture dove va a finire? Quella di buttarlo nel wc o nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all’ambiente.

Quando si frigge, infatti, l’olio vegetale raggiunge temperatute elevate che possono arrivare fino a 200° C. A queste condizioni l’olio (definito “esausto”) subisce una trasformazione chimica diventando un fluido denso, appiccicoso, di colore rosso-bruno o giallo e con un odore sgradevole. Si stima che ogni anno oltre 200.00 tonnellate di olio fritto finiscano nell’ambiente. E pensare che con un litro di olio di frittura una famiglia potrebbe contribuire a far camminare uno scuolabus per circa 15 chilometri.

Dalla padella al lavandino. Le conseguenze
L’acqua di scarto di gabinetti, lavandini o pozzetti attraverso le tubature finisce nella rete fognaria e poi nel depuratore. In presenza di scarti non degradabili come l’olio, però, il depuratore non funziona correttamente.

Si aggrava il carico da depurare quindi si ha una depurazione meno efficiente e più costosa (serve più energia elettrica per garantire una migliore depurazione). Le acque che arrivano ai fiumi e al mare, a questo punto, non sono pulite come dovrebbero.

Danni
In acqua. L’olio, più leggero, galleggia sull’acqua formando una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.

Nel suolo. L’olio che finisce direttamente nel suolo impedisce alle radici di assorbire le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante, uccidendole.

Falde. L’olio potrebbe raggiungere direttamente le falde acquifere, inquinandole irrimediabilmente. Un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta ad alterarla e a renderla non potabile.

La raccolta dell’olio esausto
Valutate le conseguenze, cosa fare dell’olio esausto dopo la frittura? L’articolo 233 del decreto legislativo 152/06 parla di obbligatorietà del conferimento dell’olio. “L’obbligatorietà attualmente si riferisce alle sole utenze commerciali - spiega Onofrio Nacci del Conoe, il consorzio obbligatorio per la raccolta e il trattamento degli oli”.

Questo significa che l’iniziativa del cittadino è affidata al buon senso oppure alle ordinanze comunali. “Lo smaltimento delle utenze domestiche è di competenza del comune, delle isole ecologiche - spiega Roberto Restani, consulente operativo del Conoe - ma in Italia è tutto a macchia di leopardo”.

I comuni si stanno organizzando, si moltiplicano le iniziative per la raccolta dell’olio nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie ma non c’è una sistematicità d’intervento e, soprattutto, manca una campagna d’informazione.

Nei cosiddetti “comuni virtuosi” solitamente è il cittadino a raccogliere l’olio esausto e a portarlo presso le isole ecologiche. Non tutti i centri sono però attrezzati allo smaltimento, per cui è bene consultare il sito internet delle rispettive aziende municipalizzate.

A Roma sono nove i centri di raccolta Ama attrezzati: Vigne Nuove, Tiburtina, Villa Gordiani, Piramide, Corviale, Cinecittà, Laurentina, Acilia, Lido di Ostia.

A Milano l’Amsa ha predisposto sei riciclerie: Olgettina, Barzaghi, Corelli, Milizie, Pedroni, Muggiano. I cittadini possono portare fino a 5 litri di olio non più di una volta al mese.

Anche Torino ha predisposto sei ecocentri dove i cittadini possono consegnare gratuitamente rifiutipericolosi, tra cui l’olio vegetale esausto. Gli ecocentri si trovano in corso Moncalieri, in via Salgari, in corso Brescia, via Arbe, via Germegnano, via Zini.

A Bari, l’operatrice dell’Amiu ci spiega che è possibile raccogliere l’olio e poi portarlo presso l’azienda municipalizzata (nella zona industriale della città).

In alcune città come Grosseto, Vicenza e in provincia di Verona e Ascoli Piceno già da qualche anno la popolazione riceve contenitori per la raccolta di olio fritto. A Rovigo l’ASM distribuisce gratuitamente, a chi ne fa richiesta, una tanica da 5,5 litri, munita di tappo di sicurezza e di imbuto con filtro. Da qualche mese, inoltre, sono stati creati alcuni punti olio posizionati nei parcheggi di supermercati e centri commerciali. Qui ognuno può depositare l’olio raccolto nella propria tanica.

Ad Arezzo, da poco più di un mese, è partito un servizio sperimentale di raccolta dell’olio in alcune zone centrali della città in attesa della predisposizione di due aree attrezzate che dovrebbero essere operative entro i prossimi mesi.

Consigli per la raccolta
Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l’olio si raffreddi prima di metterlo nei contenitori appositi oppure in semplici bottiglie di plastica.

Se pentole e padelle sono unte o sporche di grasso prima di metterle a lavare, è buona norma strofinarle con un tovagliolo di carta che poi andrà buttato nell’umido o nella comune spazzatura.

Recupero dell’olio esausto
Tramite processi di trattamento e riciclo, dall’olio si possono ottenere svariati prodotti con notevoli vantaggi economici. Primo fra tutti il biodiesel, oppure le miscele per oli da motore, poi l’asfalto, alcune colle, oppure l’olio può essere impiegato dalle industrie cosmetiche per la produzione della glicerina utilizzata per ottenere i saponi.

Fonte: Kataweb

Lazio, raccolta differenziata al 12.9 % E a Roma la«situazione rifiuti è grave»

Thursday, July 8th, 2010

 Sono 9 su 378 i comuni del Lazio che sono riusciti ad entrare nella graduatoria dei «Comuni Ricicloni 2010» stilata da Legambiente. Quest’anno i criteri d’ingresso per entrare in classifica era più stringenti: il 50 per cento (la passata edizione era il 45) di raccolta differenziata rispetto a tutti i rifiuti urbani prodotti nel 2009, così come stabilito dalle norme comunitarie e dalla legge Finanziaria del 2007. Il risultato di questa selezione più dura è stato che nessun capoluogo di provincia del Centro Italia (a partire da Roma) ha superato la soglia. Nel Lazio la raccolta differenziata è rimasta ferma al 12.9% . Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009.

A ORIOLO ROMANO IL PRIMATO DEL CENTRO ITALIA- Il riscatto del Lazio, spiega l’associazione ambientalista, arriva dai piccolissimi. A guidare la classifica nel Centro Italia dei comuni virtuosi con meno di 10 mila abitanti è infatti un borgo del viterbese: Oriolo Romano che ha 3.723 abitanti, il 73,7% di raccolta differenziata (equivalente a 66,2 kg di CO2 pro capite risparmiati). A determinare l’alto indice di Oriolo Romano hanno contribuito, oltre comunque all’elevata percentuale di raccolta differenziata, una produzione pro capite di rifiuti urbani contenuta e inferiore a 0,92 kg al giorno, la presenza della piattaforma ecologica sul territorio comunale e l’introduzione di criteri ecologici nei bandi di gara per garantire acquisti verdi.

SOLO 9 COMUNI RICICLONI - Nella classifica dei «Comuni Ricicloni 2010» del Centro Italia sotto i 10 mila abitanti sono entrati altri 8 comuni, quattro in provincia di Latina -Sermoneta (al quinto posto con il 69,4% di raccolta differenziata), Roccagorga (all’ottavo posto con il 63,8% di differenziata), Lenola (al nono posto con il 61,8% di differenziata) e Monte San Biagio ( al 16° posto con il 52,2% di differenziata)- e altri tre in provincia di Viterbo: Acquapendente (all’undicesimo posto con il 61,4% di differenziat), Nepi (al 12° posto con il 59,3% di differenziata) e Monterosi (al 20° posto con il 50,1% di differenziata). Soltanto un comune virtuoso in provincia di Roma: Trevignano Romano (al 18° posto con il 54,0% di differenziata). «L’impegno e la tenacia dei piccoli comuni sono incoraggianti e devono essere presi ad esempio anche dalle realtà più grandi-commenta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- in questo senso non deve venire a mancare il sostegno della Regione, che deve continuare ad investire risorse adeguate per il potenziamento della raccolta differenziata, unica vera via d’uscita sostenibile per evitare il riproporsi dell’emergenza rifiuti anche nel Lazio.

A ROMA SITUAZIONE GRAVE - Ma la situazione su scala regionale è ben meno rosea, considerato che i Comuni che superano il 50% di raccolta differenziata rappresentano solo il 2.4% del totale. Nel Lazio, infatti, nel corso del 2008 (dati Ispra) la raccolta differenziata è rimasta al 12.9%, mentre l’85,7% dei rifiuti urbani (ben 2.864.068 tonnellate) sono finiti in discarica con una produzione pro-capite che continua ad essere tra le più alte d’Italia. Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009. «La Capitale e i capoluoghi del Lazio si devono impegnare con più determinazione per la buona gestione complessiva dei rifiuti - spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- per portare Roma al 45% di raccolta differenziata entro il 2011 è necessario far passare almeno 1,2 milioni di romani al sistema porta a porta, che nei quartieri dove è in funzione sta dando ottimi risultati. Ma anche gli altri capoluoghi del Lazio devono svegliarsi e fare la loro parte, recuperando un ritardo nella raccolta differenziata che appare davvero inammissibile. È tempo di muoversi, le discariche sono sempre più piene e l’unica soluzione moderna per gestire i rifiuti è quella di riciclarli, bisogna fare leva sui Comuni virtuosi per estendere sempre di più le buone pratiche».

Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)
Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)

 

Fonte: Corriere della Sera

Legambiente premia il Nord ecco i “Comuni Ricicloni”

Wednesday, July 7th, 2010

L’Oscar 2010 per la più alta percentuale di raccolta differenziata è andato a Ponte nelle Alpi, piccolo centro in provincia di Belluno. In totale, quest’anno, Legambiente ha premiato 1.488 comuni, 200 in più della passata edizione. Salerno si conferma campione del Sud di MONICA RUBINO

E’ ancora il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.

Le buone pratiche e le performance di successo si stanno comunque diffondendo anche al Centro-Sud. La Sardegna si conferma leader tra le regioni emergenti nella raccolta differenziata per aver raggiunto a fine 2009 una percentuale regionale del 35% (nel 2002 era al 3%). In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio, con Salerno in testa, e sette comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei nove comuni del Lazio, dei quattro calabresi, dei due della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).
 
Una realtà in movimento
Comuni ricicloni 2010 racconta un’Italia in movimento nonostante le difficoltà. Sono 12 milioni infatti gli italiani coinvolti nelle pratiche di raccolta differenziata nei 1.488 che quest’anno rientrano nella classifica virtuosa di Legambiente. Attivando servizi di raccolta differenziata, i comuni premiati hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2, pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato bisogna aggiungere anche il fatto che quasi sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica.
 
Per diventare comune riciclone, bisognava aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55%. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è il comune di Ponte nelle Alpi (BL), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28. Spicca poi il risultato di Salerno, miglior capoluogo riciclone del Sud, con il 60,3% di raccolta differenziata.
 
Le eccellenze sono al Nord
Il Nord-Est si conferma dunque l’area del nostro territorio dove i rifiuti vengono gestiti al meglio. Basti pensare che nella graduatoria dei comuni al di sopra dei 10.000 abitanti, nelle prime 27 posizioni troviamo solo comuni veneti e trentini ad eccezione di due comuni astigiani al 19° e 21° posto. La classifica dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti invece parla solo la lingua veneta: nei primi 30 posti, sono solo due gli intrusi, in nona e decima posizione (uno trentino e uno torinese). Di questi, 18 li troviamo in provincia di Treviso e, di essi, ben 12 appartengono al Consorzio Intercomunale Priula che, non a caso, è stato premiato da Legambiente come il migliore nella speciale classifica “Cento di questi consorzi”.

Al Centro-Sud gli incrementi sono decisamente più contenuti, ad eccezione della regione Campania che ancora una volta, pur tra mille contraddizioni e problemi, sembra essere il luogo dove qualcosa si muove. Al Centro, nella classifica delle città con oltre 10.000 abitanti, troviamo solo comuni toscani e marchigiani, mentre in quella dei piccoli comuni (sotto i 10.000 abitanti), si affacciano in maniera massiccia i comuni laziali, anche se a dettare legge sono ancora quelli delle Marche. Al Sud e nelle isole invece, nella graduatoria delle città troviamo praticamente solo realtà campane e sarde, mentre in quella dei piccoli comuni, pur dominata dalla Campania e dalla Sardegna con 67 e 27 comuni rispettivamente, troviamo l’Abruzzo che, nonostante i gravi problemi del territorio può vantare la buona performance di 11 comuni. Segnali incoraggianti anche dalla Sicilia (sette comuni) e dalla Calabria (quattro).
 
I capoluoghi di provincia
Tra le grandi città, non c’è alcuna performance degna di nota. Nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per  rientrare nella classifica virtuosa. Le città più popolose in classifica risultano essere Reggio Emilia con 166.678 abitanti e Salerno con 139.587, dove le politiche e le azioni messe in campo lo scorso anno hanno portato a risultati apprezzabili. Il Piemonte si attesta quale regione col maggior numero di capoluoghi ricicloni: Novara, Asti, Cuneo, Verbania e Biella. Al Centro invece ancora il deserto: nessun capoluogo ha superato l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata.

La prevenzione
La nuova frontiera dei comuni ricicloni non è rappresentata solo dalla raccolta differenziata ma anche dalla prevenzione. Sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica. A questi, si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando. Legambiente ha inoltre deciso di lanciare una campagna per dire stop ai sacchetti di plastica, nel timore che il governo decida di prorogare ancora il permesso alla commercializzazione.

Fonte: La Repubblica.

Con la crisi meno spazzatura

Sunday, July 4th, 2010

Risultati record per la raccolta della carta, secondo l’ultimo rapporto nazionale sul recupero degli imballaggi. Sardegna e Campania le regioni più virtuose. Male la Sicilia, in fase di stallo Roma di MONICA RUBINO

MENO consumi uguale calo della quantità di immondizia che buttiamo nel cestino. Un’equazione che fa bene all’ambiente. E allora, un po’ per colpa della crisi, un po’ grazie alla crescita della sensibilità ambientale, l’Italia ha imparato l’arte del riciclo, specie se si tratta di carta e cartone: nel 2009 ne sono state raccolte 3 milioni di tonnellate pari a 52 chilogrammi a testa, riportando a nuova vita oltre l’80% dei materiali in cellulosa. Tra le regioni più “riciclone” la Sardegna e la Campania. Maglia nera alla Sicilia, in fase di stallo Roma.

Questi, in sintesi, alcuni dei dati contenuti nel quindicesimo rapporto annuale di Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di carta. Sul fronte packaging, “a causa della crisi economica - spiega il direttore generale del consorzio Carlo Montalbetti - si registra una fortissima contrazione dei consumi che si traduce in un calo del 9% dell’immesso”. In generale, nel 2009 la raccolta differenziata di carta e cartone è cresciuta del 5,2% (4 imballaggi su 5 vengono avviati al riciclo). In 10 anni (dal 1999 al 2009) le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata sono state 196, con corrispondenti benefici per la collettività - in termini di mancati costi di smaltimento, nuovi posti di lavoro creati grazie al riciclo di carta e cartone - stimati in quasi 3 miliardi (300 milioni solo per il 2009).

Il prossimo obiettivo di Comieco sarà di “potenziare la quantità e aumentare la qualità della raccolta per evitare la presenza di troppe impurità”. La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il nord si conferma traino nazionale (più 4,3%), ma al sud si registra un incremento di 60 mila tonnellate (più 11,8%). Al centro, l’incremento è stato del 2,6%. Tra le regioni, vanno bene la Campania (raccolta di carta e cartone a più 20,3%, con un aumento quantitativo di 30.707 tonnellate), la Puglia (più 13%), il Molise (più 30,9%) e la Sardegna (più 28,5%).  Segnano, invece, un cattivo andamento la Sicilia con “una flessione del 7,4%” e la Calabria. Mentre il Lazio si trova in ‘empassè (+1,9%), in particolare per la situazione di stallo della capitale. Roma, infatti, dimezza il tasso di crescita (+1,9%) rispetto al 2008 con una resa pro-capite al di sotto della media nazionale. Tra le città più virtuose spicca la prestazione di Bari con 70 kg a testa raccolti.

Fonte: La Repubblica

Napoli, revival monnezza

Friday, July 2nd, 2010

Per Berlusconi i rifiuti erano scomparsi. Ma gli ispettori europei dicono che non è vero. Le discariche sono piene. E rubano pure i cassonetti

(01 luglio 2010)

Ora anche a Bruxelles se ne sono accorti: “the waste crisis in Campania is not over”. La crisi dei rifiuti non è finita ma “giace dormiente con un alto rischio che possa scoppiare di nuovo”. È scritto nella relazione della delegazione di europarlamentari che a fine aprile aveva passato al setaccio gli impianti e le discariche campane. Il documento finale sarà votato a fine settembre, ma per allora Napoli potrebbe già conoscere una nuova acuta emergenza. Gli spazi in discarica diventeranno presto insufficienti ma la questione chiave, adesso, è la gestione quotidiana dell’intero ciclo.

La Regione non ha ancora un suo piano approvato, le società provinciali, che da gennaio hanno la responsabilità dei rifiuti, stentano a decollare e, soprattutto, iniziano a scarseggiare le risorse economiche. Da gennaio a oggi, cioè da quando lo Stato ha girato tutta la questione alla Regione e da questa alle province, soltanto Avellino, Benevento e Salerno sono pronte alla sfida. Napoli e Caserta, le province più popolose, sono ancora in altomare: non c’è un piano industriale, non è ancora chiaro quali lavoratori saranno coinvolti nel funzionamento degli impianti e quali nella raccolta e nello smaltimento, quale sarà l’ente che li prenderà in carico e con quali criteri. Una confusione di idee e di competenze che rischia di paralizzare l’intera macchina prima ancora che parta del tutto. Così, a scandire i tempi di una nuova emergenza ci hanno pensato gli operatori dell’Asia, l’azienda comunale di Napoli che gestisce la pulizia nel capoluogo. È bastato uno sciopero dei circa 2700 addetti a far comparire per giorni montagne di sacchetti dalla periferia al centro, proprio come era accaduto due anni fa.

Nuova emergenza, vecchie cause “Siamo all’ennesima emergenza indotta”, spiega il direttore di Legambiente Campania, Raffaele Del Giudice: “Nessuno si preoccupa di curare davvero la ferita. È un modello che si ripropone e che permette di avere crisi continue e, con queste, mani libere per imporre scelte e appalti”. Da un lato l’impasse delle province - a partire da quella di Napoli guidata dal deputato Luigi Cesaro, fedelissimo di Berlusconi; dall’altro comuni ormai sempre più sull’orlo di una crisi finanziaria che preferiscono mandare rifiuti indifferenziati in discarica pur di abbattere i costi. Nessuno lo ammette ma è così e il crollo in pochi mesi della raccolta differenziata, passata nella regione dal 23 al 18 per cento, ne è la conferma. Nel capoluogo, dove la giunta di Rosa Russo Iervolino vive il suo tramonto, da un anno non migliora di un chilo. D’altronde, che la situazione sia prossima al collasso lo dimostrano anche le parole pronunciate un mese fa dall’onorevole pdl Gaetano Pecorella: “Dalla visita in Campania di un anno fa è cambiato poco e non è da escludere che possiamo trovarci di fronte a un’altra seria crisi”, ha dichiarato il presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. In un anno, son finiti in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti.
Così, con il solo inceneritore di Acerra che funziona a singhiozzo e su una sola linea produttiva, ci sarà autonomia ancora per dodici mesi. Lo sa bene il nuovo assessore regionale, Giovanni Romano, che una settimana fa ha parlato apertamente della necessità di individuare nuovi spazi e in tempi brevi. Sfumata definitivamente, grazie al Tar della Campania, la seconda discarica sul Vesuvio, l’ultima carta da giocare per il centrodestra sarà ora quella di allargare gli invasi già esistenti in attesa che vengano realizzati gli altri inceneritori previsti. “La verità è che al di là dello spot elettorale sulla “missione compiuta” ora non sanno davvero cosa fare”, denuncia l’eurodeputato pd Andrea Cozzolino: “Le probabilità di un colpo di mano per ampliare Chiaiano o Terzigno restano alte e bisogna vigilare con la massima attenzione”. Entro 90 giorni la Regione conta di dare il via alle gare per gli inceneritori di Napoli e Salerno ma, come sottolinea lo stesso assessore Romano, servono 36 mesi solo per i lavori. E non è detto che ci si riesca. Almeno lui, però, ha il merito di non barare con le cifre.

    Il “pacco” all’Europarlamento Per Guido Bertolaso e la sua struttura commissariale invece gli spazi c’erano. Grazie a un gioco di numeri e di parole, tra “impianti previsti” e “impianti esistenti”. È lo stesso refrain ripetuto alla delegazione di europarlamentari guidata dalla olandese Judith Merkies. Il documento illustrato dal sottosegretario, ora agli atti di Bruxelles e in possesso de “L’espresso”, parla di una capacità residua nelle discariche di oltre sei milioni di tonnellate di rifiuti. Ma basta prendere dallo stesso documento il dato sulla “capacità di ricezione giornaliera” di ogni singolo impianto e moltiplicarlo per i giorni di apertura effettivi per scoprire un’altra verità: il dato è sovrastimato almeno del 30 per cento. Non solo: in quei giorni appariva già chiaro che la seconda discarica ostinatamente prevista da Bertolaso sul Vesuvio non si sarebbe fatta. Ma nel conto presentato all’Europarlamento c’era pure quella. Un vero e proprio “pacco” alla napoletana, dove al posto dei mattoni questa volta ci hanno messo i rifiuti.A ruba i cassonetti I primi sacchetti ammassati ai bordi delle strade si erano già visti a marzo. In alcuni quartieri di periferia si è temuta una nuova crisi ma il fenomeno era ben diverso: non mancavano gli spazi, solo i contenitori. Se ne è accorto un consigliere comunale del Pd, Emilio Di Marzio, che ha subito denunciato tutto ai carabinieri: “A gennaio ero riuscito a far collocare decine di cassonetti a Pianura. Per giorni quel quartiere sembrava un sobborgo ticinese. A marzo la situazione era tornata quella di sempre, coi cittadini costretti a fare la gimcana tra i rifiuti persino per andare a prendere il trenino locale”, racconta. Così, si scopre che spariscono circa 300 cassonetti al mese dalla periferia partenopea: per un valore di circa 2 milioni di euro l’anno. Il vero business, però, è nella raccolta: senza bidoni, l’immondizia si accumula sull’asfalto e per portarla via servono elevatori e miniruspe bobcat. Manco a dirlo, materiale a disposizione delle ditte legate ai clan che ottengono così lucrosi appalti senza gara. L’emergenza, se non c’è, basta saperla creare
    Fonte: L’Espresso

Energia. Studio: Dai rifiuti fino al 6% dei consumi italiani

Saturday, June 26th, 2010

Università Milano-Bicocca ha provato con successo nuova tecnica

Milano, 25 giu. (Apcom) - Se in Italia tutti i rifiuti residui della raccolta differenziata, circa 20 milioni di tonnellate l’anno, fossero bruciati in impianti di nuova generazione, sarebbe possibile produrre oltre 20.000 gigawattora elettrici, pari al 6 per cento circa del consumo nazionale di elettricità. E’ quanto sostengono gli inventori di una nuova tecnica di trattamento dei rifiuti basata sulla creazione di un composto chiamato bioessiccato Amabilis. Il processo è stato provato con successo per tre anni dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Università di Milano Bicocca in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, i Politecnici di Milano e Torino, l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Genova, l’Università di Pavia e la società Ecodeco (Gruppo A2A) che hanno valutato gli impatti sulla salute umana, quelli sull’ambiente e il recupero energetico. Le emissioni prodotte dal nuovo combustibile impiegato nel sistema di gestione studiato dalla ricerca sono risultate meno dannose rispetto a quelle prodotte dai tradizionali combustibili da rifiuto utilizzati nei tradizionali termovalorizzatori. Grazie al nuovo sistema di gestione studiato dalla ricerca, il rendimento di produzione di elettricità da rifiuti potrebbe salire dal 27-29 per cento degli impianti convenzionali a circa il 40 per cento per un termo-utilizzatore di grande taglia (capacità di trattamento 500mila tonnellate di rifiuti all’anno). La ricerca è stata condotta in sette impianti di smaltimento dei rifiuti della società Ecodeco localizzati nelle province di Milano, Lodi e Pavia. Più precisamente, gli impianti interessati sono gli Its (Intelligent transfer station) di Lacchiarella (Milano), Montanaso (Lodi), Corteolona (Pavia) e Giussago (Pavia), il bioreattore di Corteolona e i due Termovalorizzatori di Corteolona e Giussago. Copyright APCOM

Voglio togliere i rifiuti Contro di me anche il Pdl

Friday, June 25th, 2010

Giura di non avere comprato la vuvuzela. E se qualcuno gigioneggia con sarcasmo sulla gita «mondiale» per la prima partita della Nazionale in Sudafrica mentre la città affondava nei rifiuti, il sindaco di Palermo Diego Cammarata replica a muso duro, rivendicando «il diritto a tre giorni di riposo, solo una partita, quella col Paraguay».

Ma era opportuna una vacanza mentre Le Monde titolava sulla «città pattumiera»?

«Palermo non è una pattumiera e non c’è emergenza. Permangono ancora dei disservizi nella raccolta dei rifiuti, ma questa non è la Napoli di due anni fa. Anche se cercano di descriverla così un po’ tutti».

Palermo, le strade invase dai rifiuti Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti    Palermo, le strade invase dai rifiuti

Le foto su discariche e cassonetti stracolmi non sono una opinione.

«Se la foto riguarda un cumulo di oggetti ingombranti, materassi, frigo e roba varia significa che si è formata una discarica abusiva. Sono stato io a lanciare un allarme sulle discariche chiedendo a prefetto e questore una riunione urgente. Ho gridato che dietro ci sono interessi mafiosi e malavitosi. Ma quando lo dice un sindaco di sinistra si solleva il mondo. Lo dico io e non succede niente».

Perché non manda i vigili urbani?

«Ma quante cose debbono fare i vigili? Sono anche controlli di polizia e carabinieri. Ci vuole una sinergia. Arriva la solidarietà, ma ancora non c’è stata una sola riunione».

Non è l’Amia, l’azienda dello scandalo, a dovere ripulire discariche e contenitori?

«L’Amia ha suoi commissari ormai da diversi mesi. E ha cominciato un risanamento che già produce effetti…».

Non del tutto visibili.

«A novembre abbiamo rimesso i conti a posto. Non perde più. È in pieno svolgimento un piano ritenuto idoneo dal tribunale fallimentare».

Resta il disastro e lo sconcio delle foto.

«Il Comune oggi è utente e committente dell’Amia. Infatti alzo la voce. E ho chiesto conto e ragione sulle foto pubblicate dal Corriere. Mi parlano di un rallentamento del flusso dei camion per la saturazione della quarta vasca. Ma questo è disservizio, non emergenza, come invece grida l’opposizione e non solo…».

Avverte il malumore generale? Teme il fuoco amico anche in Consiglio comunale?

«Un consiglio comunale di incoscienti che incredibilmente diminuisce la tassa dell’immondizia, la Tarsu, esponendo il bilancio a una riduzione delle entrate di 20 milioni di euro».

Hanno votato contro la sua manovra anche parte del Pdl e gli autonomisti di Raffaele Lombardo.

«Infatti di amico in quel fuoco non c’è niente. E Gianfranco Micciché che guida un pezzo di Pdl è la vera opposizione. Chi vota con Mpa e Idv si può far chiamare Pdl? D’altronde, il leader del Pd, Davide Faraone, con la sua doppia carica di consigliere comunale e regionale, esce dal municipio con la giacca di oppositore, fa 800 metri, entra alla Regione e vota con la maggioranza di Micciché e Lombardo. In questo quadro ecco tutti pronti a sparare contro il sindaco».

Ma lei fa il sindaco da 9 anni e la discarica di Bellolampo non è diventata ieri una bomba ecologica.

«Da gennaio 2009 chiedo lo stato di crisi su Bellolampo. Occorrevano interventi decisivi. E invece che hanno fatto? Una quinta vasca pronta da due giorni. Ma secondo il prefetto reggerà 6 mesi e secondo i commissari appena 3 mesi. E io da sindaco che faccio dopo l’estate? Eh, no. La città non può essere vittima di un rimpallo di responsabilità. Non sono San Sebastiano con le freccette tirate al bersaglio. Per ogni cosa che non va qui chiamano il sindaco».

Chi dovrebbero chiamare i cittadini?

«Loro sì. Non le altre autorità. Due anni fa si doveva installare un termovalorizzatore a Bellolampo. Poi arriva il governatore Lombardo e dice no. Io non me ne intendo. Facciano pure altro. Ma varino il piano dei rifiuti regionali. Decidano. Invece non decidono niente. E dopo un anno la montagna partorisce il topolino: la vasca che dura qualche mese. No, non sono San Sebastiano». ù

Legge i manifesti per strada? C’è scritto «vattene». I palermitani l’hanno votata, ma sembrano pentiti.

«Abbiamo fatto grandi cose, dall’acqua ai cantieri per i trasporti… Non è che io sono diventato improvvisamente incapace. È che così non si può governare. Né si può chiedere al sindaco di rimediare i guasti che combinano gli altri».

Un po’ pentito per la toccata sudafricana?

«Un giorno di andata, uno di ritorno, una partita. I miei giorni di riposo li concepisco come voglio. Se poi ho faticato, passando due giorni in aereo, sono affari miei. Con tutto quello che succede in Italia, guarda un po’ di cosa si chiacchiera. Con tutto ciò di cui gli amministratori pubblici vengono chiamati a rispondere…».

Niente sponsor?

«Una volgare insinuazione di qualche giornale. Ci vediamo in tribunale. Io sono una persona perbene».

Fonte: Corriere della Sera

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