Archive for the ‘riciclo’ Category

L’olio fritto dove lo metto? Ecco come smaltirlo in modo eco

Monday, July 19th, 2010
Buttarlo nel wc o nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all’ambiente. Tramite processi di trattamento e riciclo, dall’olio usato si possono ottenere svariati prodotti. Ecco come sbarazzarsene in maniera ecologica

Patatine e verdure, carne e pesce. E l’olio utilizzato per le fritture dove va a finire? Quella di buttarlo nel wc o nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all’ambiente.

Quando si frigge, infatti, l’olio vegetale raggiunge temperatute elevate che possono arrivare fino a 200° C. A queste condizioni l’olio (definito “esausto”) subisce una trasformazione chimica diventando un fluido denso, appiccicoso, di colore rosso-bruno o giallo e con un odore sgradevole. Si stima che ogni anno oltre 200.00 tonnellate di olio fritto finiscano nell’ambiente. E pensare che con un litro di olio di frittura una famiglia potrebbe contribuire a far camminare uno scuolabus per circa 15 chilometri.

Dalla padella al lavandino. Le conseguenze
L’acqua di scarto di gabinetti, lavandini o pozzetti attraverso le tubature finisce nella rete fognaria e poi nel depuratore. In presenza di scarti non degradabili come l’olio, però, il depuratore non funziona correttamente.

Si aggrava il carico da depurare quindi si ha una depurazione meno efficiente e più costosa (serve più energia elettrica per garantire una migliore depurazione). Le acque che arrivano ai fiumi e al mare, a questo punto, non sono pulite come dovrebbero.

Danni
In acqua. L’olio, più leggero, galleggia sull’acqua formando una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.

Nel suolo. L’olio che finisce direttamente nel suolo impedisce alle radici di assorbire le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante, uccidendole.

Falde. L’olio potrebbe raggiungere direttamente le falde acquifere, inquinandole irrimediabilmente. Un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta ad alterarla e a renderla non potabile.

La raccolta dell’olio esausto
Valutate le conseguenze, cosa fare dell’olio esausto dopo la frittura? L’articolo 233 del decreto legislativo 152/06 parla di obbligatorietà del conferimento dell’olio. “L’obbligatorietà attualmente si riferisce alle sole utenze commerciali - spiega Onofrio Nacci del Conoe, il consorzio obbligatorio per la raccolta e il trattamento degli oli”.

Questo significa che l’iniziativa del cittadino è affidata al buon senso oppure alle ordinanze comunali. “Lo smaltimento delle utenze domestiche è di competenza del comune, delle isole ecologiche - spiega Roberto Restani, consulente operativo del Conoe - ma in Italia è tutto a macchia di leopardo”.

I comuni si stanno organizzando, si moltiplicano le iniziative per la raccolta dell’olio nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie ma non c’è una sistematicità d’intervento e, soprattutto, manca una campagna d’informazione.

Nei cosiddetti “comuni virtuosi” solitamente è il cittadino a raccogliere l’olio esausto e a portarlo presso le isole ecologiche. Non tutti i centri sono però attrezzati allo smaltimento, per cui è bene consultare il sito internet delle rispettive aziende municipalizzate.

A Roma sono nove i centri di raccolta Ama attrezzati: Vigne Nuove, Tiburtina, Villa Gordiani, Piramide, Corviale, Cinecittà, Laurentina, Acilia, Lido di Ostia.

A Milano l’Amsa ha predisposto sei riciclerie: Olgettina, Barzaghi, Corelli, Milizie, Pedroni, Muggiano. I cittadini possono portare fino a 5 litri di olio non più di una volta al mese.

Anche Torino ha predisposto sei ecocentri dove i cittadini possono consegnare gratuitamente rifiutipericolosi, tra cui l’olio vegetale esausto. Gli ecocentri si trovano in corso Moncalieri, in via Salgari, in corso Brescia, via Arbe, via Germegnano, via Zini.

A Bari, l’operatrice dell’Amiu ci spiega che è possibile raccogliere l’olio e poi portarlo presso l’azienda municipalizzata (nella zona industriale della città).

In alcune città come Grosseto, Vicenza e in provincia di Verona e Ascoli Piceno già da qualche anno la popolazione riceve contenitori per la raccolta di olio fritto. A Rovigo l’ASM distribuisce gratuitamente, a chi ne fa richiesta, una tanica da 5,5 litri, munita di tappo di sicurezza e di imbuto con filtro. Da qualche mese, inoltre, sono stati creati alcuni punti olio posizionati nei parcheggi di supermercati e centri commerciali. Qui ognuno può depositare l’olio raccolto nella propria tanica.

Ad Arezzo, da poco più di un mese, è partito un servizio sperimentale di raccolta dell’olio in alcune zone centrali della città in attesa della predisposizione di due aree attrezzate che dovrebbero essere operative entro i prossimi mesi.

Consigli per la raccolta
Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l’olio si raffreddi prima di metterlo nei contenitori appositi oppure in semplici bottiglie di plastica.

Se pentole e padelle sono unte o sporche di grasso prima di metterle a lavare, è buona norma strofinarle con un tovagliolo di carta che poi andrà buttato nell’umido o nella comune spazzatura.

Recupero dell’olio esausto
Tramite processi di trattamento e riciclo, dall’olio si possono ottenere svariati prodotti con notevoli vantaggi economici. Primo fra tutti il biodiesel, oppure le miscele per oli da motore, poi l’asfalto, alcune colle, oppure l’olio può essere impiegato dalle industrie cosmetiche per la produzione della glicerina utilizzata per ottenere i saponi.

Fonte: Kataweb

Lazio, raccolta differenziata al 12.9 % E a Roma la«situazione rifiuti è grave»

Thursday, July 8th, 2010

 Sono 9 su 378 i comuni del Lazio che sono riusciti ad entrare nella graduatoria dei «Comuni Ricicloni 2010» stilata da Legambiente. Quest’anno i criteri d’ingresso per entrare in classifica era più stringenti: il 50 per cento (la passata edizione era il 45) di raccolta differenziata rispetto a tutti i rifiuti urbani prodotti nel 2009, così come stabilito dalle norme comunitarie e dalla legge Finanziaria del 2007. Il risultato di questa selezione più dura è stato che nessun capoluogo di provincia del Centro Italia (a partire da Roma) ha superato la soglia. Nel Lazio la raccolta differenziata è rimasta ferma al 12.9% . Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009.

A ORIOLO ROMANO IL PRIMATO DEL CENTRO ITALIA- Il riscatto del Lazio, spiega l’associazione ambientalista, arriva dai piccolissimi. A guidare la classifica nel Centro Italia dei comuni virtuosi con meno di 10 mila abitanti è infatti un borgo del viterbese: Oriolo Romano che ha 3.723 abitanti, il 73,7% di raccolta differenziata (equivalente a 66,2 kg di CO2 pro capite risparmiati). A determinare l’alto indice di Oriolo Romano hanno contribuito, oltre comunque all’elevata percentuale di raccolta differenziata, una produzione pro capite di rifiuti urbani contenuta e inferiore a 0,92 kg al giorno, la presenza della piattaforma ecologica sul territorio comunale e l’introduzione di criteri ecologici nei bandi di gara per garantire acquisti verdi.

SOLO 9 COMUNI RICICLONI - Nella classifica dei «Comuni Ricicloni 2010» del Centro Italia sotto i 10 mila abitanti sono entrati altri 8 comuni, quattro in provincia di Latina -Sermoneta (al quinto posto con il 69,4% di raccolta differenziata), Roccagorga (all’ottavo posto con il 63,8% di differenziata), Lenola (al nono posto con il 61,8% di differenziata) e Monte San Biagio ( al 16° posto con il 52,2% di differenziata)- e altri tre in provincia di Viterbo: Acquapendente (all’undicesimo posto con il 61,4% di differenziat), Nepi (al 12° posto con il 59,3% di differenziata) e Monterosi (al 20° posto con il 50,1% di differenziata). Soltanto un comune virtuoso in provincia di Roma: Trevignano Romano (al 18° posto con il 54,0% di differenziata). «L’impegno e la tenacia dei piccoli comuni sono incoraggianti e devono essere presi ad esempio anche dalle realtà più grandi-commenta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- in questo senso non deve venire a mancare il sostegno della Regione, che deve continuare ad investire risorse adeguate per il potenziamento della raccolta differenziata, unica vera via d’uscita sostenibile per evitare il riproporsi dell’emergenza rifiuti anche nel Lazio.

A ROMA SITUAZIONE GRAVE - Ma la situazione su scala regionale è ben meno rosea, considerato che i Comuni che superano il 50% di raccolta differenziata rappresentano solo il 2.4% del totale. Nel Lazio, infatti, nel corso del 2008 (dati Ispra) la raccolta differenziata è rimasta al 12.9%, mentre l’85,7% dei rifiuti urbani (ben 2.864.068 tonnellate) sono finiti in discarica con una produzione pro-capite che continua ad essere tra le più alte d’Italia. Situazione grave nella Capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della Regione e dove la raccolta differenziata secondo Ama sarebbe salita al 21% nel 2009. «La Capitale e i capoluoghi del Lazio si devono impegnare con più determinazione per la buona gestione complessiva dei rifiuti - spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- per portare Roma al 45% di raccolta differenziata entro il 2011 è necessario far passare almeno 1,2 milioni di romani al sistema porta a porta, che nei quartieri dove è in funzione sta dando ottimi risultati. Ma anche gli altri capoluoghi del Lazio devono svegliarsi e fare la loro parte, recuperando un ritardo nella raccolta differenziata che appare davvero inammissibile. È tempo di muoversi, le discariche sono sempre più piene e l’unica soluzione moderna per gestire i rifiuti è quella di riciclarli, bisogna fare leva sui Comuni virtuosi per estendere sempre di più le buone pratiche».

Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)
Il porta a porta a Trastevere (foto Jpeg)

 

Fonte: Corriere della Sera

Legambiente premia il Nord ecco i “Comuni Ricicloni”

Wednesday, July 7th, 2010

L’Oscar 2010 per la più alta percentuale di raccolta differenziata è andato a Ponte nelle Alpi, piccolo centro in provincia di Belluno. In totale, quest’anno, Legambiente ha premiato 1.488 comuni, 200 in più della passata edizione. Salerno si conferma campione del Sud di MONICA RUBINO

E’ ancora il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.

Le buone pratiche e le performance di successo si stanno comunque diffondendo anche al Centro-Sud. La Sardegna si conferma leader tra le regioni emergenti nella raccolta differenziata per aver raggiunto a fine 2009 una percentuale regionale del 35% (nel 2002 era al 3%). In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio, con Salerno in testa, e sette comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei nove comuni del Lazio, dei quattro calabresi, dei due della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).
 
Una realtà in movimento
Comuni ricicloni 2010 racconta un’Italia in movimento nonostante le difficoltà. Sono 12 milioni infatti gli italiani coinvolti nelle pratiche di raccolta differenziata nei 1.488 che quest’anno rientrano nella classifica virtuosa di Legambiente. Attivando servizi di raccolta differenziata, i comuni premiati hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,3 milioni di tonnellate di CO2, pari al 5% dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia. A questo risultato bisogna aggiungere anche il fatto che quasi sette milioni di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica.
 
Per diventare comune riciclone, bisognava aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55%. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è il comune di Ponte nelle Alpi (BL), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28. Spicca poi il risultato di Salerno, miglior capoluogo riciclone del Sud, con il 60,3% di raccolta differenziata.
 
Le eccellenze sono al Nord
Il Nord-Est si conferma dunque l’area del nostro territorio dove i rifiuti vengono gestiti al meglio. Basti pensare che nella graduatoria dei comuni al di sopra dei 10.000 abitanti, nelle prime 27 posizioni troviamo solo comuni veneti e trentini ad eccezione di due comuni astigiani al 19° e 21° posto. La classifica dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti invece parla solo la lingua veneta: nei primi 30 posti, sono solo due gli intrusi, in nona e decima posizione (uno trentino e uno torinese). Di questi, 18 li troviamo in provincia di Treviso e, di essi, ben 12 appartengono al Consorzio Intercomunale Priula che, non a caso, è stato premiato da Legambiente come il migliore nella speciale classifica “Cento di questi consorzi”.

Al Centro-Sud gli incrementi sono decisamente più contenuti, ad eccezione della regione Campania che ancora una volta, pur tra mille contraddizioni e problemi, sembra essere il luogo dove qualcosa si muove. Al Centro, nella classifica delle città con oltre 10.000 abitanti, troviamo solo comuni toscani e marchigiani, mentre in quella dei piccoli comuni (sotto i 10.000 abitanti), si affacciano in maniera massiccia i comuni laziali, anche se a dettare legge sono ancora quelli delle Marche. Al Sud e nelle isole invece, nella graduatoria delle città troviamo praticamente solo realtà campane e sarde, mentre in quella dei piccoli comuni, pur dominata dalla Campania e dalla Sardegna con 67 e 27 comuni rispettivamente, troviamo l’Abruzzo che, nonostante i gravi problemi del territorio può vantare la buona performance di 11 comuni. Segnali incoraggianti anche dalla Sicilia (sette comuni) e dalla Calabria (quattro).
 
I capoluoghi di provincia
Tra le grandi città, non c’è alcuna performance degna di nota. Nessuna infatti ha superato la soglia stabilita per  rientrare nella classifica virtuosa. Le città più popolose in classifica risultano essere Reggio Emilia con 166.678 abitanti e Salerno con 139.587, dove le politiche e le azioni messe in campo lo scorso anno hanno portato a risultati apprezzabili. Il Piemonte si attesta quale regione col maggior numero di capoluoghi ricicloni: Novara, Asti, Cuneo, Verbania e Biella. Al Centro invece ancora il deserto: nessun capoluogo ha superato l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata.

La prevenzione
La nuova frontiera dei comuni ricicloni non è rappresentata solo dalla raccolta differenziata ma anche dalla prevenzione. Sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica. A questi, si aggiungeranno prossimamente altre 250 località che hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando. Legambiente ha inoltre deciso di lanciare una campagna per dire stop ai sacchetti di plastica, nel timore che il governo decida di prorogare ancora il permesso alla commercializzazione.

Fonte: La Repubblica.

Con la crisi meno spazzatura

Sunday, July 4th, 2010

Risultati record per la raccolta della carta, secondo l’ultimo rapporto nazionale sul recupero degli imballaggi. Sardegna e Campania le regioni più virtuose. Male la Sicilia, in fase di stallo Roma di MONICA RUBINO

MENO consumi uguale calo della quantità di immondizia che buttiamo nel cestino. Un’equazione che fa bene all’ambiente. E allora, un po’ per colpa della crisi, un po’ grazie alla crescita della sensibilità ambientale, l’Italia ha imparato l’arte del riciclo, specie se si tratta di carta e cartone: nel 2009 ne sono state raccolte 3 milioni di tonnellate pari a 52 chilogrammi a testa, riportando a nuova vita oltre l’80% dei materiali in cellulosa. Tra le regioni più “riciclone” la Sardegna e la Campania. Maglia nera alla Sicilia, in fase di stallo Roma.

Questi, in sintesi, alcuni dei dati contenuti nel quindicesimo rapporto annuale di Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di carta. Sul fronte packaging, “a causa della crisi economica - spiega il direttore generale del consorzio Carlo Montalbetti - si registra una fortissima contrazione dei consumi che si traduce in un calo del 9% dell’immesso”. In generale, nel 2009 la raccolta differenziata di carta e cartone è cresciuta del 5,2% (4 imballaggi su 5 vengono avviati al riciclo). In 10 anni (dal 1999 al 2009) le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata sono state 196, con corrispondenti benefici per la collettività - in termini di mancati costi di smaltimento, nuovi posti di lavoro creati grazie al riciclo di carta e cartone - stimati in quasi 3 miliardi (300 milioni solo per il 2009).

Il prossimo obiettivo di Comieco sarà di “potenziare la quantità e aumentare la qualità della raccolta per evitare la presenza di troppe impurità”. La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il nord si conferma traino nazionale (più 4,3%), ma al sud si registra un incremento di 60 mila tonnellate (più 11,8%). Al centro, l’incremento è stato del 2,6%. Tra le regioni, vanno bene la Campania (raccolta di carta e cartone a più 20,3%, con un aumento quantitativo di 30.707 tonnellate), la Puglia (più 13%), il Molise (più 30,9%) e la Sardegna (più 28,5%).  Segnano, invece, un cattivo andamento la Sicilia con “una flessione del 7,4%” e la Calabria. Mentre il Lazio si trova in ‘empassè (+1,9%), in particolare per la situazione di stallo della capitale. Roma, infatti, dimezza il tasso di crescita (+1,9%) rispetto al 2008 con una resa pro-capite al di sotto della media nazionale. Tra le città più virtuose spicca la prestazione di Bari con 70 kg a testa raccolti.

Fonte: La Repubblica

Energia. Studio: Dai rifiuti fino al 6% dei consumi italiani

Saturday, June 26th, 2010

Università Milano-Bicocca ha provato con successo nuova tecnica

Milano, 25 giu. (Apcom) - Se in Italia tutti i rifiuti residui della raccolta differenziata, circa 20 milioni di tonnellate l’anno, fossero bruciati in impianti di nuova generazione, sarebbe possibile produrre oltre 20.000 gigawattora elettrici, pari al 6 per cento circa del consumo nazionale di elettricità. E’ quanto sostengono gli inventori di una nuova tecnica di trattamento dei rifiuti basata sulla creazione di un composto chiamato bioessiccato Amabilis. Il processo è stato provato con successo per tre anni dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Università di Milano Bicocca in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, i Politecnici di Milano e Torino, l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Genova, l’Università di Pavia e la società Ecodeco (Gruppo A2A) che hanno valutato gli impatti sulla salute umana, quelli sull’ambiente e il recupero energetico. Le emissioni prodotte dal nuovo combustibile impiegato nel sistema di gestione studiato dalla ricerca sono risultate meno dannose rispetto a quelle prodotte dai tradizionali combustibili da rifiuto utilizzati nei tradizionali termovalorizzatori. Grazie al nuovo sistema di gestione studiato dalla ricerca, il rendimento di produzione di elettricità da rifiuti potrebbe salire dal 27-29 per cento degli impianti convenzionali a circa il 40 per cento per un termo-utilizzatore di grande taglia (capacità di trattamento 500mila tonnellate di rifiuti all’anno). La ricerca è stata condotta in sette impianti di smaltimento dei rifiuti della società Ecodeco localizzati nelle province di Milano, Lodi e Pavia. Più precisamente, gli impianti interessati sono gli Its (Intelligent transfer station) di Lacchiarella (Milano), Montanaso (Lodi), Corteolona (Pavia) e Giussago (Pavia), il bioreattore di Corteolona e i due Termovalorizzatori di Corteolona e Giussago. Copyright APCOM

Nasce il mattone ecologico composto da materie plastiche riciclate recuperate in discarica.

Wednesday, June 23rd, 2010

Il vecchio mattone si veste di nuovo e utilizza componenti derivati esclusivamente da materie plastiche riciclate recuperate in discarica. Il brevetto mondiale Ecomat Research Ltd si declina in tre prodotti: Ecomat, il mattone disponibile nelle misure di 8 e 16 centimetri, pensato per la ripartizione degli interni, Mat Tek?, un “unicum costruttivo”, ovvero, non un semplice mattone ma un sistema costruttivo che integra all’involucro di chiusura la parte strutturale e ingloba l’impiantistica. Strutturato in singoli moduli è realizzato con PPPE polipropilene additivato proveniente da plastiche riciclabili. I vantaggi? È ecologico ed economico: permette una riduzione dell’80% dei costi di gestione dovuto al risparmio sui costi derivanti dalle caratteristiche uniche di questo sistema, dalla fase di esecuzione a quella di utilizzo. Il terzo prodotto, infine, è Mat Pack, un’eco scatola per tamponamenti esterni.
Approfondimenti
Ecomat Research, www.ecomatresearch.com

Nel carcere di Bollate il primo impianto per rifiuti elettronici

Thursday, June 3rd, 2010

 Sarà realizzato nel carcere di Bollate, alle porte di Milano, il primo impianto per rifiuti elettronici. Il progetto è stato presentato dall’assessore regionale lombardo all’Ambiente, Marcello Raimondi. La Regione Lombardia finanzia con 2 milioni di euro la realizzazione del capannone dove i detenuti (a regime saranno circa 120) avranno la possibilità di lavorare al recupero delle apparecchiature elettroniche. L’Amsa (la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti) partecipa al progetto con 800 mila euro e si occuperà della gestione delle parti «importanti» recuperate e dell’attivitá di formazione.

 

COMPETENZE - «Finanziamo questo progetto riconoscendone la funzione sociale e ambientale che lo caratterizza», ha dtto l’assessore Raimondi. L’Unione europea prevede uno smaltimento annuo di rifiuti elettronici di circa 4 chili pro capite. «È il primo caso in Italia», ha sottolineato Raimondi, «e forse anche in Europa e per questo ne siamo ancora più orgogliosi. Richiede inoltre competenze non indifferenti, chi le acquisirà sarà anche facilitato nel trovare un impiego una volta scontata la pena».

RISORSA - I rifiuti elettronici derivano dalla dismissione di attrezzature di comune uso, sia in ambito domestico che professionale, come personal computer, cellulari ed elettrodomestici che, se non opportunamente trattati, possono essere molto pericolosi per l’ambiente a causa delle sostanze che contengono, quali mercurio e piombo. Gli stessi rifiuti sono invece composti anche da materiali preziosi (argento, oro, rame, nichel e platino) che costituiscono una risorsa se recuperati. L’iniziativa intende favorire un’alternativa più efficace, più economica e socialmente utile come integrazione ai tradizionali metodi di raccolta. L’esperienza di Bollate servirà, inoltre, a valutare l’opportunità di estendere l’attività di agevolazione della raccolta e recupero a ulteriori tipi di rifiuti, nonché la possibilità di replicarne l’efficacia in altri istituiti penitenziari della Lombardia. «Questa esperienza progettuale», ha concluso Raimondi, «rappresenta dunque un’importante opportunità di reinserimento sociale, coniugata a un’occasione concreta di tutela dell’ambiente nel rispetto delle logiche di welfare sociale della politica regionale lombarda, e conferma il primato della Lombardia come Regione più “riciclona” d’Italia».

Fonte: Corriere della Sera

Rifiuti elettronici: le nuove regole

Saturday, May 22nd, 2010

La «spazzatura tecnologica» dovrà essere smaltita in un «ecocentro» comunale

Il telefonino si è rotto. Dove si butta? E qual è il sacco giusto per le macchinine radiocomandate, per l’Ipod e per la lampadina ad alta efficienza? Forse il sacco «resto», quello dei rifiuti non riciclabili? Risposta sbagliata. Il posto giusto per la spazzatura elettronica, cioè i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, a oggi è solo l’ecocentro comunale. Il 18 giugno, però, un decreto legge cambierà tutto.

«UNO CONTRO UNO» – Gli addetti ai lavori hanno soprannominato così il decreto ministeriale numero 65 del 2010, che stabilisce le novità sia per i clienti che per i venditori dei negozi di elettronica. Dal 18 giugno, chi dovrà cambiare il televisore (oppure il frigorifero, la lavastoviglie, il cellulare, il ferro da stiro, il dvd, e decine di altri prodotti elencati a questo link) non dovrà più portarli a proprie spese all’isola ecologica. La vecchia tv sarà ritirata gratuitamente dal negozio dove si acquisterà quella nuova. Quello che fino a oggi era un servizio offerto a pagamento diventa per legge un obbligo per i negozianti, perfino per chi vende online. La spazzatura elettronica sarà poi consegnata ai consorzi di riciclo, che l’anno scorso hanno raccolto 193milioni di rifiuti elettrici. L’entrata in vigore del decreto «Uno contro uno» permetterà di recuperare anche i materiali degli apparecchi della «piccola elettronica», che finora sfuggivano alla raccolta differenziata, finendo quasi sempre per essere buttati nel sacco resto. Dei 193 milioni di rifiuti ritirati, infatti, solo 30 milioni 662 mila sono piccoli apparecchi. La parte del leone la fanno lavatrici, frigoriferi e tv, che insieme raggiungono i 160 milioni di pezzi. Fanalino di coda le lampadine a alto rendimento: l’anno scorso ne sono state raccolte solo 652 mila, eppure, essendo apparecchi che utilizzano il mercurio, metallo molto pericoloso sia per l’ambiente che per la salute umana, è fondamentale che siano portate agli ecocentri, oppure consegnate ai negozi, come appunto prevede il decreto.

LA TV DIVENTA UNA PIASTRELLA – Quello del televisore è forse il caso più virtuoso nell’ambito del riciclo della spazzatura elettronica in Italia. Nel 2009 sono stati venduti circa 7 milioni di televisori, per un totale di circa 80 mila tonnellate di apparecchi. I consorzi di riciclo ne hanno ritirato il 78 per cento, vale a dire che su 100 chili venduti, 78 sono stati recuperati. Un ottimo risultato, che addirittura anticipa il target europeo da raggiungere entro il 2016, che fissa la percentuale al 65 per cento. «Nel 2009 un’azienda di Bologna, il Gruppo Concorde ha realizzato una linea di piastrelle utilizzando il vetro estratto dai vecchi televisori e riuscendo così anche a ottenere un finanziamento dall’Unione Europea» spiega Danilo Bonato, direttore del sistema collettivo «Re.media». Il vetro in questo caso ha sostituito in parte l’impasto del «feld spato», argilla ottenuta tramite escavazioni.

ORO NEL TELEFONINO – Dall’eccellenza alla nicchia: su 100 chili di piccoli rifiuti meno del 10 per cento viene recuperato. Eppure, i cellulari, i notebook e mille altri piccoli prodotti offrono nuovi scenari nella potenzialità del riciclo. Questi apparecchi contengono metalli preziosi, come oro, argento, platino, palladio. Uno studio dell’Istituto per le tecnologie ambientali di Berlino, presentato giovedì all’Ecoforum Raee organizzato dal Consorzio Ecoqual’It, da Tecnoimprese e dalla rivista Ecofocus, rivela che con la tecnologia odierna i tre quarti della quantità di oro e palladio potenzialmente recuperabili finiscono per essere buttati via, persi nei filtri, oppure mischiati ad altri metalli perché i magneti che li estraggono non distinguono, ad esempio, tra oro e ferro. Riuscire a estrarre oro e platino permetterebbe un guadagno di 770 euro a tonnellata di rifiuti. Per farlo occorre affinare le tecnologie di riciclo, usando non dei robot ma operai super specializzati. «Per un “sorting” così preciso forse l’automazione estremizzata non è la risposta giusta» spiega Bonato.

LAMPADINE, EFFICIENTI MA PERICOLOSE– Il mondo dell’illuminazione sta cambiando. La lampadina inventata da Edison, quella col filamento, entro il 2016 sarà fuori commercio. Oggi si va verso il massiccio utilizzo delle lampadine a alta efficienza, l’80 per cento delle quali viene prodotto in Cina. Efficienti lo sono senza dubbio, dato che consumano un quinto rispetto a quelle tradizionali. Tuttavia, contengono mercurio, metallo pericoloso per la salute. Per questo, in caso di rottura dell’involucro, gli esperti consigliano di allontanarsi, di non toccare i pezzi a mani nude e di aerare il locale per circa mezz’ora, dato che il mercurio è un elemento volatile e si diffonde nell’aria. Queste lampadine sono assimilate ai rifiuti elettronici. Quando sono esauste, vanno portate all’ecocentro della propria città, che dovrebbe possedere contenitori adeguati. Oppure, dopo il 18 giugno, potranno essere consegnate ai negozi, acquistandone delle nuove come prevede il decreto «Uno contro uno». «Oggi il riciclo di queste lampadine coinvolge soprattutto il vetro – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight - Il mercurio estratto viene poi riutilizzato per altri fini, ma non per produrre altre lampadine: servirebbero quantitativi più elevati e concentrazioni adeguate». Il primo obiettivo, tuttavia, sia dell’Unione Europea che dei consorzi di smaltimento, è di evitare la dispersione di mercurio nell’ambiente, in attesa della nuova generazione di lampade, quelle a led, un diodo che produce energia senza bisogno di un metallo pericoloso come il mercurio.

Giovanna Maria Fagnani

Rifiuti elettronici, arriva l’uno contro uno

Tuesday, May 11th, 2010
Dal 18 giugno in Italia elettrodomestici e apparecchi elettrici usati potranno essere conferiti al negozio dive si acquistano quelli nuovi. I cittadini potranno smaltirli a costo zero presso tutti i negozi

Niente più frigoriferi, lavatrici o televisori vecchi e arrugginiti abbandonati lungo il ciglio della strada o in mezzo ai prati. Lo stop a discariche illegali formate da accumuli indiscriminati di apparecchiature non più funzionanti arriverà a partire dal 18 giugno prossimo quando in Italia sarà attivo ufficialmente il sistema dell’ ‘uno contro uno’ ovvero usato contro il nuovo dove le vecchie apparecchiature possono essere smaltite dai cittadini a costo zero presso tutti i negozi. “Una misura - ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - che va incontro alle esigenze dell’ambiente e dei cittadini”.

E i volumi non sono pochi. Secondo gli ultimi dati del Centro di coordinamento Raee, l’organismo che si occupa di coordinare le strutture responsabili del trattamento dei rifiuti elettronici, in Italia, nel 2009, sono stati raccolti in media 3,21 kg pro-capite di rifiuti elettrici ed elettronici per un totale di 193 milioni di kg (il triplo rispetto al 2008). I televisori e i monitor finiti nel ‘cestino’ nel 2009 pesano 57,9 milioni di chilogrammi. Seguono i frigoriferi con 56,9 milioni di chili (insieme alle Tv arrivano a 114,9 milioni di chili), e gli elettrodomestici ‘grandi bianchi’ con quasi 46,6 milioni di chili. Poi, i piccoli elettrodomestici (30,8 milioni di kg), e in ultima posizione le sorgenti luminose (652.000 kg).

Quindi dal 18 giugno gli acquirenti di elettrodomestici e materiale elettrico ed elettronico (dalla tv agli asciugacapelli, dal frigo al forno, dal telefonino al computer) potranno consegnare gratuitamente le loro apparecchiature usate o non più funzionanti al negozio in cui effettuano il nuovo acquisto. In pratica sarà possibile uno scambio ‘uno contro uno’ con i negozianti, che si assumeranno l’onere del corretto smaltimento dei vecchi elettrodomestici senza costi aggiuntivi per i cittadini. Infatti con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 4 maggio scorso del decreto ministeriale 8 marzo 2010, n. 65, è stato disciplinato il conferimento gratuito ai rivenditori nel caso di acquisto di una nuova apparecchiatura equivalente. Il decreto entrerà in vigore il 19 maggio prossimo, e diventerà operativo 30 giorni dopo, cioé il 18 giugno.

“Il provvedimento - ha spiegato Prestigiacomo - va incontro alle esigenze di chi deve liberarsi dei vecchi elettrodomestici e contribuisce ad evitare il fenomeno, purtroppo ancora abbastanza diffuso, dell’abbandono indiscriminato di apparecchiature non più funzionanti. Il decreto garantisce anche procedure agevolate per attività di raccolta e trasporto di questi rifiuti dai manutentori e dagli installatori autorizzati dai costruttori delle apparecchiature”.
Per lo svolgimento di tali attività è prevista, un’iscrizione semplificata all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. A breve è prevista l’emanazione di un’apposita Delibera dell’Albo nazionale che definirà la modulistica per l’ iscrizione per uniformare le regole a livello nazionale. (Ansa)

La plastica che viene dal mare

Thursday, May 6th, 2010

Una società californiana ha messo a punto una plastica composta al 50% di materiale derivato dalle alghe

FEDERICO GUERRINI

Ridurre la dipendenza dal petrolio con combustibili di origine organica, senza sfruttare superfici tradizionalmente destinate all’agricoltura.
Sembra un’equazione impossibile, che però potrebbe essere risolta con un’idea tanto semplice quanto geniale: usare una materia prima presente in abbondanza nei mari, le alghe. Un’azienda californiana, la Cereplast, specializzata nella fabbricazione di plastica con materiali di origine agricola, ha annunciato di essere prossima a introdurre sul mercato un nuovo tipo di plastica biologica, composta fino al 50% di polimeri ricavati da questi vegetali marini. “Crediamo che in un futuro non molto distante – afferma il fondatore e presidente dell’azienda, Frederic Scheer - le alghe diventeranno uno degli ingredienti principali nella plastica”.

Il lancio di questo nuovo prodotto dovrebbe avvenire entro la fine del 2010. In un periodo compreso fra tre e cinque anni, Cereplast punta poi a creare una plastica totalmente derivata dalle alghe. Il bello è che quest’ultima, al contrario della plastica normale, sarà totalmente biodegradabile. Resta da risolvere soltanto un problema, relativamente minore, che che però sembra stia per essere risolto: il forte odore di pesce caratteristico di questo nuovo materiale. Niente di grave per i polimeri destinati ad applicazioni industriali, una catastrofe se si deve produrre la classica borsa della spesa che massaia usa per imbustare i prodotti del supermercato.

Le alghe, assicurano alla Cereplast, possono essere coltivate in foto-bioreattori che assicurano una resa abbondante e quotidiana e possono essere utilizzate, oltre che come fonte di materiale grezzo per i biopolimeri, come biomasse, per sostituire i combustibili fossili con una carburante più sostenibile. E dev’essere vero, dato che varie aziende stanno già lavorando in questo senso, attratte anche dal fatto che la resa media per ettaro di una “coltivazione” di alghe è è quasi 40 volte superiore a quella della soia. La società petrolifera Exxon ha stanziato 600 milioni di dollari per ricerche sui biocarburanti ottenuti da biomasse marine. Altri 10 milioni li ha stanziati l’inglese BP. La stessa Nasa ha in cantiere un progetto per sfruttare l’olio prodotto dalle alghe come biocombustibile e allo stesso tempo, sfruttare le proprietà fitoterapiche di queste piante per pulire le acque reflue.
Un progetto talmente interessante e innovativo da essere stato finanziato anche dai padri di Google, Larry Page e Sergey Brin.

 

Il lancio della plastica biologica dovrebbe avvenire entro la fine del 2010

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