Archive for the ‘riciclo’ Category

Legambiente: Solo 33% bottiglie acqua in plastica è differenziato

Thursday, March 18th, 2010

Consumo di 12 miliardi di litri annui produce 910mila ton. di CO2

 

Roma, 17 mar. (Apcom) - Solo un terzo delle bottiglie di plastica utilizzate per l’acqua minerale viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio, mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Il dato è reso noto Legambiente-Federutility che sabato e domenica sarà nelle piazze italiane per l’iniziativa “Acqua di rubinetto? Sì grazie!”, che ha l’obiettivo di spiegare che l’acqua di rubinetto è sicura e controllata. Il consumo annuo di 12 miliardi di litri di acqua imbottigliata comporta, per la sola produzione delle bottiglie, l’utilizzo di 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (Pet), con un consumo di 665mila tonnellate di petrolio e l’emissione di gas serra di circa 910mila tonnellate di CO2 equivalente. Secondo Legambiente e Federutility, l’acqua del rubinetto è rispettosa dell’ambiente. La fase del trasporto dell’acqua minerale “influisce non poco sulla qualità dell’aria: solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto viene movimentato su strada”. La spesa per il servizio idrico (calcolata da Utilitatis su un consumo di 200 mc, relativamente al 2007) ammonta a 19,69 euro mensili, rappresentando per una famiglia media di tre persone lo 0,7% di tutte le spese mensili. Da un confronto con i prezzi dell’acqua in diverse città straniere, è risultato che una famiglia di tre componenti, residente a Roma, paga un importo complessivo di 177 euro per un consumo di 200 mc di acqua, cifra di molto inferiore rispetto alle altre città europee prese a campione dall’indagine di Utilitas (2009). In cima alla classifica, Berlino con 968 euro/anno: qui per il solo servizio di acquedotto vengono addebitati, ogni anno, 428 euro per famiglia. Seguono Zurigo, Parigi e Bruxelles. Roma è terzultima. Grandi le differenze anche a livello nazionale. Considerando un’utenza standard con consumo annuale di 200 mc (duecentomila litri di acqua), nel 2008 gli esborsi più elevati sono stati registrati ad Agrigento (440 euro/anno), seguita da Arezzo (410 euro/anno), Pesaro e Urbino (409 euro/anno). La spesa più contenuta si è avuta a Milano (103 euro/anno), Treviso e Isernia (rispettivamente con 108 e 109 euro/anno). Copyright APCOM (c) 2008

Fonte: La Stampa

Un museo virtuale del riciclo insegna a rispettare l’ambiente

Thursday, February 11th, 2010
Da un’idea di Ecolight, il consorzio che gestisce i rifiuti elettronici
ROMA
Apre il primo museo virtuale del riciclo. A lanciarlo è Ecolight, il consorzio per il riciclo dei rifiuti elettronici. «Creiamo un mondo più pulito. I rifiuti prendono nuova vita, diventano arte», commenta Walter Camarda, presidente di Ecolight. Il museo è nato per creare un circuito di sensibilizzazione sul tema del recupero dei rifiuti, in particolar modo i Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) che il consorzio gestisce su scala nazionale.Cinque le sezioni previste ad oggi con un “patrimonio” di partenza che supera il centinaio di opere fatte da una trentina di artisti. Come ’opera di lanciò è stata scelta “Lucetrice” di Camillo Fiore, un’istallazione realizzata con pannelli elettrici delle lavatrici che ha vinto la prima edizione del concorso “Rifiuti in cerca d’autore” promosso da Salerno in Arte, nella sezione Design.«L’esperienza che abbiamo maturato nell’ambito della gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche è alla base di questo progetto» spiega il presidente di Ecolight.I Raee, spiega Camarda «non sono infatti solamente competenza dei produttori e degli importatori, e di conseguenza dei consorzi che da queste aziende sono nati, ma di tutti. La cura dell’ambiente passa infatti da attenzioni che ciascuno può e deve adottare. E il Museo del Riciclo nasce proprio con questo scopo: essere un contributo in più a sostegno dell’ambiente; essere anche una testimonianza significativa della sensibilizzazione ai temi ambientali» aggiunge Camarda.

La scelta di farne un portale internet deriva dalla volontà di proporre una vetrina aperta a tutti, aperta ai “consumatori” come ai “creatori”. Il museo infatti si propone di raccogliere le testimonianze di coloro che, attraverso un’idea, danno nuova vita agli oggetti “da buttare”. Così il tema del “riciclo” deve diventare più familiare: non più legato al mondo dei rifiuti, ma collegato ad un nuovo modo di vivere. Conclude Dezio: «Siamo infatti convinti che il riciclo, in quanto “buona pratica”, è una forma d’arte capace di insegnare a rispettare maggiormente l’ambiente» conclude il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio.

 

Fonte: La Stampa

Debutta a Niscemi il primo ecopunto porti rifiuti da riciclo e ti danno la pasta

Monday, February 1st, 2010

L´immondizia intesa come una ricchezza e non più come un onere per le tasche dei cittadini e le casse pubbliche. È una sorta di piccola «rivoluzione copernicana» quella contenuta nella strategia commerciale di First, la bottega inaugurata ieri a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dalla cooperativa siciliana Liberambiente.

Nel linguaggio tecnico si chiama «ecopunto» e dopo la chiusura di quello sperimentale a Moncalieri, quello di Niscemi rappresenta l´unico attualmente in funzione in tutta Italia. In pratica, si tratta di un negozio dove i cittadini potranno vendere o barattare con beni di consumo i rifiuti domestici provenienti dalla raccolta differenziata. Il metodo per la conversione dei rifiuti è fissato con una raccolta a punti. Cento grammi di carta o cartone o ferro valgono 1 punto, cento grammi di plastica valgono 3 punti, cento grammi di alluminio 5 punti. Ogni 70 punti, si possono ricevere mezzo chilo di pasta o 25 centesimi.

L´ecopunto compra al dettaglio dal cittadino e rivende il materiale alla filiera del riciclaggio del Conai, il consorzio nazionale dei produttori e utilizzatori di imballaggi. «L´idea di First - dice Silvia Coscienza, presidente della cooperativa - è nata un anno fa. Esistevano già diverse esperienze simili in giro per il Paese, ma noi abbiamo pensato di aprire un vero e proprio negozio per instaurare un filo diretto con i cittadini. L´idea - continua - è stata accolta con entusiasmo dal comune di Niscemi, che è stato il primo in Sicilia a capire l´importanza di un centro di questo tipo, tanto sotto il profilo economico, quanto da un punto di vista culturale».

Se da un lato, l´ecopunto contribuirà a ridurre le montagne di rifiuti conferite in discarica, che sono il principale problema di tante amministrazioni pubbliche, dall´altro il sistema del baratto, secondo le previsioni dei promotori di First, potrebbe favorire la diffusione della cultura del riuso e del riciclo. «Un centro come l´ecopunto - dicono Mario Meli e Salvatore Vasques, due dei quattordici membri della cooperativa - rappresenta a nostro avviso una forma di controllo democratico della gestione dei rifiuti. In pratica, se il rifiuto viene inteso come un valore da scambiare con generi di prima necessità o con denaro - continuano - è più facile fare responsabilizzare i cittadini. E magari, far comprendere che attraverso il riciclo è possibile ottenere un risparmio energetico che va a beneficio di tutta la comunità e una riduzione dell´inquinamento».

Dopo Niscemi, Liberambiente ha intenzione di aprire un ecopunto in ogni provincia dell´Isola. «Stiamo lavorando a un consorzio di cooperative - dice Silvia Coscienza - Siamo già in contatto con il centro commerciale Forum Palermo e nei prossimi giorni vedremo se anche questa operazione andrà in porto. Del resto, il capoluogo ne avrebbe veramente bisogno».

Fonte: La Repubblica

Confederazione italiana agricoltori, per il brindisi di Capodanno in aria 80 mln di tappi

Wednesday, December 30th, 2009
Le circa 3 tonnellate di sughero utilizzate per le bottiglie, pur non potendo essere riutilizzati per il medesimo scopo, possono essere riciclati e trovare nuovi impieghi
Gli italiani si apprestano al rituale brindisi di San Silvestro e, per l’occasione, verranno stappate circa 80 milioni di bottiglie, tra spumanti, prosecchi e champagne. Un dato, questo, che attesta consumi, sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno, con un leggerissimo incremento nell’ordine dello 0,5 per cento. E’ quanto risulta dalle prime stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che lancia anche un appello ai consumatori affinche’ vengano recuperati i tappi delle bottiglie, rispettando l’ambiente
”Infatti -spiega la Cia- i tappi di sughero utilizzati per le bottiglie pur non potendo essere riutilizzati per il medesimo scopo, possono essere riciclati e trovare nuovi impieghi. Con un minimo di accortezza, circa 3 tonnellate di sughero, invece di diventare indecorosi tappeti di immondizia stradale possono essere reinseriti nei cicli produttivi senza gravare sul patrimonio ambientale”. 

”In alcune realta’ del Paese -segnala la Cia- sono attivi raccoglitori specifici per il sughero e comunque e’ importante differenziare i tappi dall’altra spazzatura. Anche questo ultimo dell’anno verra’, quindi, salutato e bagnato con complessivi 60 milioni di prodotto versato nei calici, con una preferenza dello spumante rispetto allo champagne e con il prosecco che prosegue nel suo trend positivo”. La Cia, infine, ”oltre a raccomandarsi con i consumatori per il rispetto dell’ambiente, invita ad un consumo sano e responsabile degli alcolici, anche nella notte di San Silvestro”.

RIFIUTI: COMIECO,DIFFERENZIANDO A NATALE 1 DISCARICA IN MENO

Sunday, December 20th, 2009

Anche a Natale, come nel resto dell’anno, non bisogna dimenticare di fare una corretta raccolta differenziata: dagli avanzi della tavola ai tanti prodotti acquistati e consumati, ogni cosa va gettata nel posto giusto. Con ‘’semplici accorgimenti individuali” si eviterebbe cosi’ ”la costruzione di un’intera discarica”, raccogliendo circa 120.000 tonnellate di carta e cartone che tornerebbero a essere una risorsa per l’economia. E, visto il momento ‘delicato’ delle festivita’ natalizie, Comieco (Consorzio nazionale per recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica), ha preparato un vademecum con indicazioni per mettere a punto una differenziata di qualita’ sia per il pranzo di Natale sia per il cenone di Capodanno. Per fare una buona raccolta, oltre alla buona volonta’, e’ ”necessario imparare a gestirla correttamente”, come emerge da un recente sondaggio Ipsos-Comieco (8 italiani su 10 differenziano regolarmente carta e cartone ma molti non hanno ancora imparato a farla bene). Si parte dall’antipasto: se e’ a base di affettati o formaggi, la confezione in cui sono conservati si getta nell’indifferenziata. Eccoci ai primi: per il piu’ tradizionale come le lasagne al forno bisogna ricordare che la carta da forno va nell’indifferenziata cosi’ come tutti i tovaglioli usati e qualsiasi tipo di carta con residui di cibo o che sia sporca. Il secondo: cotechino o zampone che sia, e’ necessario separare la confezione di cartone dall’involucro che contiene la carne. E lo stesso passaggio vale per il dolce natalizio sia per il panettone sia per il pandoro. E, infine, si deve fare attenzione anche agli scontrini dei negozi in cui abbiamo acquistato le leccornie natalizie: il 75% degli italiani li manda nel raccoglitore della carta, quando invece essendo carta chimica dovrebbe essere gettata nell’indifferenziata.
Fonte: Ansa.it

Per un Natale green differenziare carta e cartone

Friday, December 18th, 2009

Sono molti gli italiani impegnati nella raccolta differenziata dei rifiuti ma non è chiaro a tutti il ‘dove mettere cosa’. COMIECO ha deciso di suggerire alcuni semplici gesti per il corretto smaltimento di carta e cartone

(Rinnovabili.it) – Natale è ormai alle porte e imparare a gestire la montagna di carta da regalo, imballaggi, confezioni e scarti alimentari che si accumulano dopo i cenoni potrebbe fare un bel regalo all’ambiente e alla nostra salute.
Aseguito di un sondaggio effettuato da Ipsos-Comieco è emerso che gli italiani sono un popolo di virtuosi della raccolta differenziata: 8 italiani su 10 smaltiscono carta e cartone ma molti non conoscono a fondo la corretta collocazione degli imballaggi gestendoli in maniera non completamente corretta.
Ci pensa Comieco (Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica) a dare una mano fornendo una lista di utili indicazioni per una raccolta corretta e consigliando anche come rendere occasioni ‘ecosostenibili’ il necessario smaltimento dei residui del menu di Natale e Capodanno.
La carta di formaggi e affettati? Il suo posto è nel cassonetto dell’indifferenziata. La carta forno utilizzata per la cottura di arrosti e timballi? Sempre nell’indifferenziata. Ecco gli errori più comuni commessi dagli italiani che gettando via confezioni di cibo e tovagliolini a fine pasto credono di far bene a collocarli nel contenitore destinato alla carta, non sapendo invece che i materiali unti o intaccati da residui di cibo non possono essere così riciclati.
Altro errore sul quale il consorzio ha invitato a riflettere, il non separare confezioni a più materiali, contenenti ad esempio pandori e panettoni. Si tratta di una scatola in cartone e di un involucro in cellophane che dovrebbero essere smaltiti separatamente ma che spesso dimentichiamo di dividere.
Facendo attenzione a differenziare anche i molti scontrini che si accumulano durante le feste, che non vanno gettati nei contenitori della carta in quanto carta chimica, si potrebbe evitare la creazione di una nuova discarica generata dall’accumulo di materiali che potevano essere riciclati e riutilizzati.
Un po’ più di attenzione, secondo Comieco, non sarà affatto vana.

Fonte: La Repubblica

Così dalle lattine si ricava una bicicletta

Monday, December 7th, 2009

Con 13 barattoli (vuoti) di pelati si ottiene una padella, 7 scato­lette di tonno piccole possono diventare un vassoio, 800 lattine di Co­ca Cola o di birra si trasformano in una bicicletta, 130 ne servono per un monopattino, 37 per una moka da 3 tazze. La carta, poi, è una grande eco-alleata, grazie alla raccolta diffe­renziata di carta e cartone si risparmia­no ogni anno in Italia emissioni noci­ve equivalenti al blocco totale di tutto il traffico per una settimana. Lo smalti­mento di carta e cartone dal 1998 al 2008 equivale alla portata di 170 disca­riche di medie dimensioni che non so­no mai state riempite. Anche il legno (da una cassetta un attaccapanni), il vetro (una bottiglia da una bottiglia) e naturalmente la plastica (27 bottiglie per una felpa di pile) fanno la loro bel­la figura ambientalista. Raccolta differenziata e riciclo van­no a braccetto. Una ricerca del Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha sondato la sensibilità dei cittadini su questi temi e ha scoperto, con 2.500 interviste tra uomini e donne tra i 15 e i 74 anni di tutte le regioni italiane, che il 95,6 per cento considera tutela ambientale e riduzione dell’inquina­mento valori condivisi mentre cre­sce la pratica della raccolta differen­ziata, considerata uno dei mezzi per fare qualcosa di concreto: più 6,5 per cento nel 2009 rispetto al 2008 (dall’86,5 al 93 per cento) e più 17,4 per cento rispetto al 2003 (dal 75,6 al 93 per cento).

I NUMERI - Ma quanti italiani fanno bene la rac­colta differenziata? «Il cittadino fa be­ne se è ben guidato», dice il presiden­te del Conai, Piero Perron. «Una buo­na raccolta differenziata si fa quando c’è un’amministrazione pubblica effi­ciente che sa comunicare ai cittadini come fare. Quando questo accade, la risposta della gente è sempre positiva. Al Sud, che ha forti ritardi rispetto alle regioni settentrionali, lì dove il Comu­ne ha organizzato il porta a porta co­me a Salerno, nel giro di due anni la raccolta differenziata è cresciuta del 75 per cento». Al Conai aderiscono tutte le aziende (sono un milione e mezzo) che hanno a che fare con gli imballaggi. Tutte in­teressate al processo raccolta differen­ziata- riciclo. Il consorzio si finanzia con una percentuale che le aziende versano direttamente e che aggiungo­no al prezzo finale del loro prodotto, quindi è il cittadino a pagare. Lo scorso anno sono stati immessi al consumo più di 12 milioni di tonnel­late di imballaggi. «In totale il Consor­zio raccoglie 350 milioni di euro all’an­no — spiega Perron — ai quali si ag­giungono 50 milioni che derivano dal valore dei materiali destinati al riciclo. Questi soldi per i due terzi vanno ai Comuni, i quali vengono retribuiti dal Conai in relazione ai materiali che il Comune raccoglie».

I SOLDI - In questo momen­to quei due terzi vanno per buona par­te al Nord, perché lì la raccolta diffe­renziata è salita al 45 per cento mentre al Sud siamo a un terzo di quel valore, «anche se in alcune realtà, a causa del­­l’effetto Napoli, si stanno facendo pas­si da gigante», sottolinea Perron. È qui, tuttavia, che entra in ballo un aspetto di primaria importanza. L’al­tro terzo dei soldi del Conai viene im­piegato per le operazioni di selezione e di invio al riciclo. Non fatevi incanta­re, però, dai numeri, sempre in cresci­ta, della raccolta differenziata.

GLI OBIETTIVI - Se pure si arrivasse in tutta Italia all’obiettivo previsto dalla legge, che è del 65 per cento entro il 2012, il problema dei ri­fiuti urbani non sarebbe così risolto. Perché non basta raccogliere tanto, bi­sogna anche raccogliere bene. «Noi pa­ghiamo molto alcuni Comuni e niente altri — continua Perron —. Se nella raccolta c’è oltre il 20 per cento di ma­terie spurie, se i rifiuti non sono stati separati bene, noi possia­mo non ritirarla e allora il Comune, che pure ha speso soldi per racco­gliere, non avrà un eu­ro e tutto andrà alla discarica o al termova­lorizzatore. Anche una parte di quello che ritiriamo, cioè quanto non è stato se­parato bene, oggi fini­sce in discarica. A Mila­no meno del 20 per cen­to dei rifiuti urbani van­no in discarica, in Sicilia fi­no a due anni fa ci andava il 90 per cento». «Molto dipende da come le amministrazioni organizzano la raccolta — dice Umberto Arena, pro­fessore di ingegneria chimica alla fa­coltà di Scienze Ambientali a Caserta —. Io non credo che i milanesi siano più bravi dei napoletani o dei palermi­tani. A Caserta, per esempio, siamo passati da un misero 5 per cento al 55 per cento in pochi mesi.

LA QUALITÀ - Non basta poi raccogliere molto, biso­gna anche (e soprattut­to) raccogliere bene. Co­me faccio a sapere quanta plastica verrà effettivamente riuti­lizzata in quel sacchet­to da un chilo che ho messo nel cassonetto della plastica? Conta solo il materiale effet­tivamente riciclato, cioè inviato a recupero di materia o di energia. È il riciclo infatti, e non la raccolta differenziata, che fa bene all’ambiente. Ma anche il riciclo non è la so­luzione a tutto perché nessun materiale organico è riciclabile in­finite volte e perché ogni operazione di riciclo richiede energia e materie prime e produce emissioni e rifiuti. Pur in presenza di una raccolta diffe­renziata perfetta e portata al suo valo­re massimo, ci vogliono sia le discari­che sia i termovalorizzatori».

Mariolina Iossa
Fonte: Corriere della Sera

Nei supermercati lombardi vendita “alla spina” dei prodotti della spesa quotidiana

Tuesday, November 24th, 2009
Ridurre, riciclare, riusare e recuperare: le quattro R suggerite dall’Unione europea su cui si basa il Piano di azione per la riduzione dei rifiuti in Regione Lombardia
“La Lombardia - ha detto Buscemi - e’ la Regione piu’ virtuosa d’Italia con il 48 % della raccolta differenziata e piu’ in generale nello smaltimento dei rifiuti. Ma il nostro obiettivo e’ ridurre ulteriormente la sua produzione tant’e’ che abbiamo avviato una sperimentazione che si concludera’ nei prossimi mesi e che riguarda proprio la riduzione dei rifiuti a cominciare dagli imballaggi e dal riutilizzo di contenitori di alimenti e dei beni di largo consumo”. 

Con la collaborazione con A2A e’, infatti, stato avviato uno studio per la vendita “alla spina” nei supermercati lombardi dei prodotti della spesa quotidiana. Per vendita “alla spina” si intende l’acquisto di pasta, riso, cereali, bevande e detersivi, da grandi dispenser, con appositi contenitori riutilizzabili. La sperimentazione, attualmente in atto in otto supermercati bresciani, si concludera’ alla fine dell’anno. Nel 2010 saranno resi noti i risultati e si potra’ poi applicare questa innovazione su tutto il territorio lombardo. 

Un’altra sperimentazione riguarda gli imballaggi per gli elettrodomestici. Anche in questo caso tv, lavatrici e lavastoviglie saranno consegnati in involucri piu’ sicuri, piu’ resistenti e soprattutto riutilizzabili. Il Parr, che si pone l’obiettivo di ridurre i rifiuti (perche’ “meno se ne producono meno se ne devono smaltire”), contiene indicazioni alla portata di tutti i cittadini. 

Tra queste la riduzione di carta negli uffici e dei volantini pubblicitari, la vendita diretta dal produttore al consumatore e l’acquisto di alimenti e bevande nella grande distribuzione, con il sistema “alla spina” e il recupero dei materiali ingombranti. 

“In Lombardia - ha aggiunto Buscemi - andiamo sempre piu’ verso la chiusura delle discariche e a favore dei termovalorizzatori che smaltendo i rifiuti producono energia e acqua calda per i cittadini”. Attualmente i termovalorizzatori in Lombardia sono 12. Un altro, da realizzare nell’hinterland milanese, e’ in fase di studio. “L’obiettivo nazionale di raggiungere il 65% della raccolta differenziata entro il 2012 - ha concluso l’assessore Buscemi - e’ quindi alla portata della Lombardia che con questo piano mira proprio a ridurre la produzione e quindi a tutelare l’ambiente”.

Guadagnare riciclando con il vuoto a rendere

Saturday, November 21st, 2009
Grazie al servizio Ecobank i cittadini aiutano le amministrazioni locali a fare la raccolta differenziata e ricevono in cambio un buono o una moneta.  Ecco come funziona

Un nichelino in cambio di una lattina vuota. C’è un modo per fare la raccolta differenziata e guadagnarci qualche euro. È il meccanismo del vuoto a rendere, in cui i cittadini aiutano le amministrazioni locali a dividere i rifiuti per tipologia e ricevono in cambio un buono o una moneta.

L’idea non è nuova: da diversi anni, negli Stati Uniti ma soprattutto nei paesi del nord Europa è facile vedere ragazzi che cercano bottiglie di plastica o lattine di alluminio nei cestini per poi portarle in strane macchinette, che ai forestieri sembrano più distributori di caffè e cappuccini. Una coppia inglese con la spazzatura è riuscita addirittura a pagarsi il viaggio di ritorno dalla luna di miele. Adesso, finalmente, anche in Italia comincia a muoversi qualcosa.

Il pioniere del vuoto a rendere made in Italy si chiama Ecobank e i primi cittadini italiani a sperimentare il servizio sono stati i piemontesi di Valenza e Alessandria. È stata la regione Piemonte, infatti, a finanziare il progetto sperimentale. Il test, partito a inizio 2009, ha avuto un grande successo. Al di là delle più rosee aspettative: in cinque mesi nelle stazioni automatiche Ecobank sono stati conferiti 850.000 pezzi tra bottiglie e lattine.

Come funziona. La raccolta differenziata del futuro manda in pensione i cassonetti colorati per sostituirli con stazioni automatiche computerizzate. I cittadini possono conferirvi diversi rifiuti:
- bottiglie per bevande in PET (un tipo di plastica), sia trasparenti che colorate
- lattine in alluminio e acciaio
E’ molto importante che bottiglie e lattine non siano schiacciate (come invece si dovrebbe fare per la raccolta differenziata classica per risparmiare spazio), che abbiano ancora l’etichetta e che siano completamente vuote.

Una volta gettate tutte le nostre bottiglie, la macchina ci consegna uno scontrino che ha pieno valore economico. Ogni bottiglia o lattina vale 2 centesimi di euro. A Valenza e ad Alessandria il buono può essere speso in due supermercati. A Venaria Reale, dove Ecobank sbarcherà nei prossimi giorni, il sistema verrà integrato con la AmsCard, una scheda per usufruire di tutti i servizi comunali: farmacie, piscine, biblioteche, mezzi pubblici. Più si differenzia, più sconti e agevolazioni si ottengono.

Il cassonetto va in pensione. Visti da fuori potrebbero sembrare dei distributori automatici di bevande, in realtà le stazioni di Ecobank sono macchine molto evolute. Questi cassonetti intelligenti pesano la bottiglia che immettiamo e leggono il codice a barre stampato sull’etichetta. Ecco perché è importante non togliere l’etichetta e non schiacciare la bottiglia. Se è tutto ok, la macchina emette lo scontrino o ricarica la card comunale e noi possiamo andare a fare la spesa. È a questo punto che entra in azione il meccanismo nascosto: le macchine compattano il rifiuto, lo separano a seconda del materiale e del colore e, infine, lo stoccano in un magazzino sotterraneo. I rifiuti sono quindi invisibili e non deturpano neanche il paesaggio urbano. Quando il magazzino è pieno (contiene all’incirca 6000 bottiglie), il sistema manda un sms all’azienda locale che provvede a svuotarlo.

Il vuoto a rendere è un sistema evoluto che fa risparmiare molti soldi agli enti locali. Grazie ai cassonetti intelligenti, infatti, non c’è bisogno di selezionare i rifiuti, di separare il Pet colorato da quello trasparente o l’acciaio dall’alluminio. I rifiuti sono già pronti per essere rielaborati, trasformati e rimessi sul mercato sotto un’altra forma.

Un sistema in espansione. Il successo di Ecobank nei comuni di Valenza e Alessandria ha convinto la regione Piemonte a estendere il modello del vuoto a rendere a tutto il suo territorio. Venaria Reale sarà il prossimo comune a convertirsi ai cassonetti intelligenti, ma l’eco si è diffusa anche al di là dei confini regionali. Diversi comuni di Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna si sono interessate al progetto, cui potrebbero presto aderire. E non è finita: negli uffici di Ecobank è arrivata anche la telefonata del comune di Roma, che nella gestione della raccolta differenziata sta avendo grossi problemi. Che sia l’inizio di una rivoluzione?

I piccoli dilemmi della raccolta: ma questo dove lo butto?

Thursday, November 19th, 2009

Ci siamo. È il momento di smistare. La misura è colma: la scrivania è coperta di dépliant, volantini, lettere (alcune ancora sigillate, altre appena aperte). In cucina, il cartone vuoto del latte è rimasto appoggiato sul tavolo della colazione e, là, nell’angolo del salotto, riviste e giornali giacciono ammonticchiati. Bisogna fare ordine. Come? C’è chi, semplicemente, raccoglie e butta e chi, prima di gettare nella spazzatura i rifiuti, li separa meticolosamente. Così, nel via vai di scatole, imballaggi, confezioni che, a flusso continuo, entrano ed escono ogni giorno dalla porta di casa, quello della raccolta differenziata è diventato una sorta di rito quotidiano. Almeno per i più: da una recente indagine realizzata da Ipsos per Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, emerge che l’83% degli italiani differenzia regolarmente carta e cartone (così come vetro e plastica). La buona volontà, però, non basta; sono ancora in molti, infatti, a commettere errori al momento del conferimento, gettando nel bidone della carta alcune tipologie di rifiuti che dovrebbero andare altrove. Lo smistamento può essere, in effetti, punteggiato da piccoli dilemmi: dove butto il cartone sporco della pizza? Il fazzoletto usato? Lo scontrino?

Il Sole 24 Ore.com ha preparato un decalogo con alcune indicazioni che possono aiutare a separare in maniera corretta i rifiuti di carta e cartone. Piccoli gesti quotidiani il cui impatto economico è a nove zeri: riciclare questi materiali ha infatti portato al nostro Paese un beneficio di 2,6 miliardi di euro nel decennio 1999-2008 (in termini, per esempio, di mancati costi di discarica). E ha consentito di evitare, nello stesso periodo, la realizzazione sul territorio italiano 170 discariche.

Tra gli italiani, questa eco-consapevolezza sembra non mancare: dal sondaggio Ipsos-Comieco emerge che il 78% ritiene molto utile la raccolta differenziata di carta e cartone, con qualche resistenza al Sud, in particolare nelle Isole, nei centri abitati medio-grandi e nelle famiglie particolarmente numerose (con cinque e più componenti).
Sebbene per la maggioranza del campione (il 64%) non ci siano problemi nella raccolta differenziata di carta e cartone, il 36% evidenzia alcuni elementi critici. Tra questi, il 22% denuncia l’assenza di servizi di raccolta a domicilio o di contenitori facilmente accessibili e il 16% ritiene che l’organizzazione sia pessima (con una percentuale più elevata al Sud rispetto al Centro e al Nord). Tra chi lamenta problemi nel sistema di raccolta, una percentuale elevata (il 13%) sostiene addirittura che la differenziata sia inutile, nella convinzione che tutti i tipi di rifiuti finiscano, prima o poi, nella stessa discarica.
Più sensibili alle tematiche ambientali e più inclini ad effettuare la differenziazione della carta e di altri rifiuti le casalinghe e i pensionati, in prevalenza donne, che per primi, si rendono responsabili della raccolta in famiglia.
La maggior parte delle persone abituate a fare la raccolta differenziata in casa, agisce così anche in vacanza (53%); il 48% separa i rifiuti quando si trova in ufficio e il 43% nei centri commerciali e nei parchi. Come si diceva, però, in molti commettono alcuni errori. Uno dei più diffusi riguarda lo scontrino: dall’indagine emerge infatti che il 75% degli interpellati lo getta sempre o qualche volta nel raccoglitore di carta (che non è quello giusto per le carte chimiche/ sintetiche). Inoltre, quasi la metà del campione non si preoccupa dei residui di cibo che rimangono sulla carta e il 40% non si cura del fatto che, insieme alla carta, ci siano altri materiali (quel giornale mai letto che finisce nel bidone ancora incellophanato). C’è chi poi – il 32% -, magari per vendicarsi con l’ingenerosa dea bendata, decide di mandare alla differenziata anche i biglietti del Gratta e Vinci.

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