L’olio fritto dove lo metto? Ecco come smaltirlo in modo eco
Monday, July 19th, 2010
Patatine e verdure, carne e pesce. E l’olio utilizzato per le fritture dove va a finire? Quella di buttarlo nel wc o nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all’ambiente.
Quando si frigge, infatti, l’olio vegetale raggiunge temperatute elevate che possono arrivare fino a 200° C. A queste condizioni l’olio (definito “esausto”) subisce una trasformazione chimica diventando un fluido denso, appiccicoso, di colore rosso-bruno o giallo e con un odore sgradevole. Si stima che ogni anno oltre 200.00 tonnellate di olio fritto finiscano nell’ambiente. E pensare che con un litro di olio di frittura una famiglia potrebbe contribuire a far camminare uno scuolabus per circa 15 chilometri.
Dalla padella al lavandino. Le conseguenze
L’acqua di scarto di gabinetti, lavandini o pozzetti attraverso le tubature finisce nella rete fognaria e poi nel depuratore. In presenza di scarti non degradabili come l’olio, però, il depuratore non funziona correttamente.
Si aggrava il carico da depurare quindi si ha una depurazione meno efficiente e più costosa (serve più energia elettrica per garantire una migliore depurazione). Le acque che arrivano ai fiumi e al mare, a questo punto, non sono pulite come dovrebbero.
Danni
In acqua. L’olio, più leggero, galleggia sull’acqua formando una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.
Nel suolo. L’olio che finisce direttamente nel suolo impedisce alle radici di assorbire le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante, uccidendole.
Falde. L’olio potrebbe raggiungere direttamente le falde acquifere, inquinandole irrimediabilmente. Un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta ad alterarla e a renderla non potabile.
La raccolta dell’olio esausto
Valutate le conseguenze, cosa fare dell’olio esausto dopo la frittura? L’articolo 233 del decreto legislativo 152/06 parla di obbligatorietà del conferimento dell’olio. “L’obbligatorietà attualmente si riferisce alle sole utenze commerciali - spiega Onofrio Nacci del Conoe, il consorzio obbligatorio per la raccolta e il trattamento degli oli”.
Questo significa che l’iniziativa del cittadino è affidata al buon senso oppure alle ordinanze comunali. “Lo smaltimento delle utenze domestiche è di competenza del comune, delle isole ecologiche - spiega Roberto Restani, consulente operativo del Conoe - ma in Italia è tutto a macchia di leopardo”.
I comuni si stanno organizzando, si moltiplicano le iniziative per la raccolta dell’olio nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie ma non c’è una sistematicità d’intervento e, soprattutto, manca una campagna d’informazione.
Nei cosiddetti “comuni virtuosi” solitamente è il cittadino a raccogliere l’olio esausto e a portarlo presso le isole ecologiche. Non tutti i centri sono però attrezzati allo smaltimento, per cui è bene consultare il sito internet delle rispettive aziende municipalizzate.
A Roma sono nove i centri di raccolta Ama attrezzati: Vigne Nuove, Tiburtina, Villa Gordiani, Piramide, Corviale, Cinecittà, Laurentina, Acilia, Lido di Ostia.
A Milano l’Amsa ha predisposto sei riciclerie: Olgettina, Barzaghi, Corelli, Milizie, Pedroni, Muggiano. I cittadini possono portare fino a 5 litri di olio non più di una volta al mese.
Anche Torino ha predisposto sei ecocentri dove i cittadini possono consegnare gratuitamente rifiutipericolosi, tra cui l’olio vegetale esausto. Gli ecocentri si trovano in corso Moncalieri, in via Salgari, in corso Brescia, via Arbe, via Germegnano, via Zini.
A Bari, l’operatrice dell’Amiu ci spiega che è possibile raccogliere l’olio e poi portarlo presso l’azienda municipalizzata (nella zona industriale della città).
In alcune città come Grosseto, Vicenza e in provincia di Verona e Ascoli Piceno già da qualche anno la popolazione riceve contenitori per la raccolta di olio fritto. A Rovigo l’ASM distribuisce gratuitamente, a chi ne fa richiesta, una tanica da 5,5 litri, munita di tappo di sicurezza e di imbuto con filtro. Da qualche mese, inoltre, sono stati creati alcuni punti olio posizionati nei parcheggi di supermercati e centri commerciali. Qui ognuno può depositare l’olio raccolto nella propria tanica.
Ad Arezzo, da poco più di un mese, è partito un servizio sperimentale di raccolta dell’olio in alcune zone centrali della città in attesa della predisposizione di due aree attrezzate che dovrebbero essere operative entro i prossimi mesi.
Consigli per la raccolta
Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l’olio si raffreddi prima di metterlo nei contenitori appositi oppure in semplici bottiglie di plastica.
Se pentole e padelle sono unte o sporche di grasso prima di metterle a lavare, è buona norma strofinarle con un tovagliolo di carta che poi andrà buttato nell’umido o nella comune spazzatura.
Recupero dell’olio esausto
Tramite processi di trattamento e riciclo, dall’olio si possono ottenere svariati prodotti con notevoli vantaggi economici. Primo fra tutti il biodiesel, oppure le miscele per oli da motore, poi l’asfalto, alcune colle, oppure l’olio può essere impiegato dalle industrie cosmetiche per la produzione della glicerina utilizzata per ottenere i saponi.
Fonte: Kataweb





