Archive for the ‘Inquinamento’ Category

Lambro, l’onda nera è arrivata al Po

Thursday, February 25th, 2010

La marea di olio combustibile che ha invaso all’alba di martedì il fiume Lambro è arrivata al Po. E’ allarme a livello nazionale per i dieci milioni di litri di gasolio fuoriusciti all’alba di martedì dai depositi della ex raffineria «Lombarda Petroli» di Villasanta, vicino a Monza. Sull’atto doloso i dubbi degli inquirenti sono minimi. Nei prossimi 5 giorni, parte del materiale inquinante interesserà l’asta del Po nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara. L’incessante lavoro dei vigili del fuoco non è stato sufficiente per fermare la sostanza inquinante, che ha passato anche la barriera di galleggianti posta nel territorio di Sant’Angelo Lodigiano: gli sbarramenti non hanno raggiunto il fondo del fiume, perché la forza dell’acqua li ha sollevati. Al lavoro una task force formata dai Pontieri, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e l’Arpa. È già attivo un tavolo di coordinamento tra i diversi enti interessati alla salute del Po. Il direttore regionale della Protezione civile dell’Emilia Romagna, Demetrio Egidi, farà un sopralluogo in elicottero per valutare dall’alto la situazione e decidere quali interventi adottare. Sono in corso analisi chimico-fisiche da parte di Arpa e la realizzazione di tre sbarramenti in provincia di Piacenza per il contenimento e il parziale recupero del materiale inquinante. «Il passaggio della massa di olio combustibile - fa sapere la Protezione civile - potrà essere segnalato da odore caratteristico di idrocarburi che perdurerà per alcuni giorni e da una colorazione iridescente delle acque superficiali». Durante la notte, alla diga di San Zenone al Lambro (sbarramento realizzato negli anni ‘30 per utilizzare le acque del Lambro nella centrale idroelettrica di Enel Green Power), i tecnici della società hanno lavorato febbrilmente per contribuire a fermare l’onda inquinante. Lo sbarramento si è rivelato determinante per bloccare in parte il defluire degli idrocarburi.

Petrolio nel Lambro
Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro

STATO DI CALAMITA’ - La Regione Lombardia chiederà lo stato di calamità per «finanziare gli interventi» sul fiume Lambro: l’ha reso noto l’assessore al Territorio Davide Boni al termine della riunione, in Prefettura a Milano, del Comitato per l’ordine e la sicurezza. «Nel contempo - ha continuato Boni - è necessario individuare i colpevoli di quanto sta accadendo, comportandoci in maniera inflessibile e punendo duramente coloro che hanno determinato questo disastro». L’assessore ha anche reso noto che sarà organizzata una riunione tra gli enti locali interessati. Boni ha voluto rassicurare i cittadini che abitano nelle zone percorse dal fiume sul fatto che «l’acqua in zona è potabile, anche se c’è in effetti cattivo odore». L’assessore ha spiegato che «sono in atto i controlli dell’Arpa e degli enti locali, 24 ore su 24, per i pozzetti della falda acquifera». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha sottolineato il lavoro fatto: «E’ stato attenuato fortemente l’impatto negativo della massa oleosa. È in atto un’azione di contenimento molto importante».

«ATTO CRIMINALE» - «Siamo davanti ad un atto criminale contro cui dobbiamo ribellarci», è il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. «C’è stato qualche criminale - ha aggiunto il governatore - che ha deciso di intervenire in maniera dolosa e vigliacca, mettendo a repentaglio un patrimonio che è di tutti. Ci deve essere una ribellione contro questi atti criminali, vanno individuati i responsabili e assicurati alla giustizia, e la giustizia contro costoro deve essere particolarmente rigorosa». «Di fronte a questo atto criminale - ha concluso - le istituzioni e la Regione in primis hanno reagito facendo tutto quello che si doveva fare. I nostri tecnici sono impegnati fin dal primo momento. Siamo davanti ad un atto di boicottaggio e di odio, frutto di una mentalità che va stigmatizzata».

ANIMALI A RISCHIO - Il Wwf, annunciando che si costituirà parte civile nel processo, riferisce che è stata colpita anche l’Oasi di Montorfano, «uno degli unici esempi di riqualificazione su 130 km del Lambro». Le prime specie a essere direttamente colpite dal disastro ambientale sono state quelle acquatiche: pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita. In allerta il centro di recupero animali selvatici Wwf di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio: verranno curati dai veterinari del centro. Purtroppo, spiegano gli esperti, i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale. «Per rimediare a questo disastro ambientale, non basterà bonificare le macchie nere, si dovrà anche ricreare un habitat naturale capace di sostenersi - spiega Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia -. Il Lambro è da più parti dato per morto, ma il rilancio dei 130 km del fiume non solo è possibile ma è soprattutto necessario per il benessere di tutto l’ecosistema del Po e delle attività che da esso dipendono».

LE AUTOBOTTI E LO SMALTIMENTO - La Provincia di Milano, dopo il vertice svoltosi martedì pomeriggio a Palazzo Diotti, ha individuato, di concerto con la Prefettura, una serie società e consorzi in grado di aspirare, attraverso pompe idrauliche, le diverse tonnellate di gasolio e olio combustibile per poi caricarle su apposite autobotti. Il Gli oli saranno smaltiti in centri di smaltimento rifiuti autorizzati della Lombardia, ma anche del Piemonte e della Liguria. Unità della Direzione ambiente, della Polizia provinciale e del Servizio di Protezione civile hanno operato con il massimo impegno per fare fronte al disastro ecologico.

«EMERGENZA NAZIONALE» - Legambiente intanto ha lanciato un appello: «La Regione Lombardia chieda al Governo la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nazionale». Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale, e Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, commentano: «Siamo di fronte a un disastro ambientale vero e proprio, il problema non riguarda solo il fiume Lambro ma tutta l’asta del Po fino al delta. Per arginare i danni che può causare la macchia d’olio, urge un coordinamento nazionale degli interventi delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna». Rosalba Giugni, presidente dell’associazione Marevivo, aggiunge che gli oli inquinanti, passando dal Po all’Adriatico, causeranno gravi danni all’ecosistema marino, mettendo in pericolo circa 10mila specie marine tra fauna e vegetali.

Fonte: Corriere della Sera

L’Italia schiava dell’auto ecco cosa si rischia in città

Wednesday, February 24th, 2010

Pascal Acot, storico dell’ecologia, parla all’indomani dello stop al traffico nel nord Italia per l’aumento delle polveri sottili: gravi carenze nel trasporto pubblicodi ANTONIO CIANCIULLO

 

"L'Italia schiava dell'auto ecco cosa si rischia in città"

ROMA - “Abbiamo problemi anche in Francia. A Parigi, con tanto di metro che arriva ovunque e funziona perfettamente, ogni tanto bloccano almeno in parte la circolazione per frenare lo smog. In tutta Europa la battaglia contro l’inquinamento è dura. Ma certo in Italia la situazione è molto particolare, veramente allarmante”. Pascal Acot, ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique e storico dell’ecologia, segue da anni le polemiche sull’inquinamento dell’atmosfera e si stupisce ancora del ritardo con cui, da questo lato delle Alpi, si risponde al pericolo costituito dalle PM10, le polveri sottili.

Dunque lei ritiene che l’intervento sia urgente.
“Non lo dico io. Lo dice l’Unione europea con le sue direttive. Chi non si adegua rischia sanzioni pesanti, da milioni di euro. E l’Italia è tra i paesi nei confronti dei quali è stata aperta una procedura d’infrazione in sede comunitaria proprio per la mancata definizione dei piani di intervento. In altre parole: può capitare di avere un problema. Può capitare di ereditare una situazione in cui i ritardi infrastrutturali accumulati in molti decenni sono pesanti e le condizioni meteo sfavorevoli moltiplicano le difficoltà. Ma non si può far finta di niente. Non si può andare avanti per anni evitando accuratamente di prendere le misure necessarie a tutelare un bene non negoziabile come la salute dei cittadini”.

È difficile però trovare la firma dei veleni che finiscono nei nostri polmoni. Chi non vuole staccarsi dal volante dà la colpa al riscaldamento, chi non vuole investire in una caldaia più efficiente se la prende con le centrali elettriche. C’è perfino chi dice che le polveri sottili sono un fatto naturale…

“Un fatto naturale? Questa è straordinaria! Del resto si può dire di tutto, anche del caos climatico: c’è sempre una frazione del problema che può essere considerata naturale; il punto è che va pesata. E se si misura il ruolo delle polveri sottili prodotte da cause naturali si scopre che è del tutto marginale. I responsabili sono altri e si conoscono per nome e cognome”.

Facciamoli questi nomi.
“Il primo responsabile è il traffico su gomma. E qui si trova una prima spiegazione delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia: il rapporto tra l’automobile e il trasporto pubblico, dal punto di vista delle risorse investite e degli spazi dedicati, è assolutamente anomalo rispetto alla media del Centro e del Nord Europa. La prima mossa da fare per recuperare una situazione di normalità è riequilibrare il sistema: più spazio al mezzo pubblico, alle bici, alle auto in condivisione e meno spazio alle automobili, molto spesso occupate da una sola persona”.

Gli altri responsabili?
“Il riscaldamento figura al secondo posto. Forse questo è il campo in cui l’Italia ha fatto meglio: la sostituzione dell’olio combustibile con il metano ha abbattuto in maniera significativa questo tipo di inquinamento. E lo dimostra la diminuzione dell’anidride solforosa, un tipico inquinante legato al riscaldamento. Gli altri contributi allo smog vengono da industrie e agricoltura, ma il loro contributo è, in genere, decisamente limitato”.

Cosa rischiano gli abitanti delle città costretti a respirare un’aria che per legge non è respirabile?
“Molto, moltissimo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato in oltre 8 mila i morti causati dalle polveri sottili nelle 13 principali città italiane e in 800 mila a livello globale le vittime dello smog”.

Pensa che i sindaci o i presidenti delle Regioni abbiamo in mano gli strumenti per battere lo smog?
“In parte sì perché quello che possono fare è molto importante. Possono, e in realtà devono per evitare il rischio di indagini giudiziarie, agire per mantenere i livelli di inquinamento entro i limiti di legge”.

I blocchi?
“I blocchi hanno un significato importante in termini di comunicazione: fanno capire a tutti che il problema c’è ed è serio. Ma appena le auto tornano in circolazione lo smog risale. Quello che veramente serve, e che in parte possono fare anche gli amministratori locali, è migliorare il trasporto pubblico”.

Senza fondi?
“Si possono creare spazi riservati ai mezzi pubblici rendendoli più veloci senza pagare un euro. E poi c’è la partita dei fondi che vanno trovati attraverso un coordinamento nazionale che dia alla difesa della salute e della vivibilità delle città un valore prioritario. Bisogna intervenire anche sul trasporto merci e sui pendolari

Blocco del traffico : «no» dei sindaci dell’hinterland milanese

Wednesday, February 24th, 2010

Tutti a piedi domenica prossima. Anzi no. Dopo aver sbandierato l’entusiastica adesione di città «piccole e grandi, di pianura e di montagna» alla proposta di spegnere i motori delle auto, per ripulire un po’ l’aria che respiriamo, i sindaci di Milano e Torino, Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, devono ora incassare l’altolà della stragrande maggioranza dei Comuni dell’hinterland della metropoli lombarda. Dei 134 municipi della provincia di Milano, infatti, solo due sono al momento disposti ad aderire al blocco del traffico di domenica 28 febbraio in tutta la Val Padana, proclamato in sede Anci dai due primi cittadini. Si tratta dei comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, entrambi governati da giunte di centrosinistra.

IL TAVOLO - A renderlo noto è stato l’assessore provinciale Giovanni De Nicola, che ha tenuto un tavolo di coordinamento dell’hinterland dedicato allo smog, al quale hanno preso parte una settantina di amministratori del Milanese. «A quel che ci risulta - ha affermato De Nicola - sono solo due i sindaci che hanno dimostrato la propria disponibilità al blocco di domenica, fermo restando comunque la forte perplessità a misure di questo tipo». Lo stesso De Nicola non ha nascosto i suoi personali dubbi all’idea del blocco del traffico. «Noi non siamo stati coinvolti in questa scelta - ha osservato l’assessore - il blocco sicuramente non crea danni all’ambiente ma resta la mia totale perplessità sulla sua reale efficacia».

INUTILE - Una posizione, questa, condivisa da tutti i sindaci milanesi del Pdl, come Adriano Alessandrini, primo cittadino di Segrate («il blocco è inutile - ha detto - ci sono tanti modi per educare i cittadini al rispetto dell’ambiente, piuttosto che fermare il traffico per poche ore») e Lorenzo Vitali, sindaco di Legnano in quota Pdl, che invece aderì al blocco del 31 gennaio («adottare una misura di emergenza quando l’emergenza non c’è - ha detto - non risponde al buon senso»). A parlare chiaramente di «problema» è stato Graziano Musella, primo cittadino di Assago, che ha rilevato la difficoltà dell’avere «pochi mezzi pubblici» che rende impossibile «dare un’alternativa ai cittadini nel momento in cui il blocco limita la loro libertà». Categorico il sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini, per il quale «il blocco non serve a niente». «Se non si fa nulla - ha proseguito - dal punto di vista strutturale non si può dire al cittadino di lasciare a casa l’auto». Fuori dal coro dei no la voce del sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini: «Non sono un talebano del blocco - ha detto - ma crediamo che su questi temi occorra prendere decisioni comuni e io aderisco all’appello dell’Anci». Il sindaco della cosiddetta «Stalingrado d’Italia» ha fatto notare come sembra ci sia «uno scontro tra Provincia e Comune»: non solo la provincia avrebbe dato vita ad un proprio coordinamento di 7 comuni per «monitorare la qualità dell’aria» ma in qualche modo sarebbe d’accordo con i sindaci nell’opporsi al provvedimento caldeggiato, invece, dal primo cittadino di Milano, Letizia Moratti.

LA MODA - Il blocco del traffico, d’altronde, partirebbe già «monco» a Milano: il Comune aveva già predisposto alcune migliaia di permessi in deroga per tutti gli operatori del mondo della moda impegnati nell’ambito delle sfilate della settimana del fashion femminile. Lo ha confermato lunedì lo stesso sindaco di Milano, a margine della presentazione di una mostra fotografica a Palazzo Marino proprio sulla moda. «Siccome la moda è un settore produttivo, cruciale per l’economia milanese e della regione - ha affermato Letizia Moratti - stiamo lavorando con la Camera della Moda perchè ci siano i permessi necessari a tutti gli operatori, affinchè la giornata riesca al meglio». Lo stesso presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, ha confermato che i permessi saranno «alcune migliaia», riservati agli stilisti, alle modelle, ai lavoratori dei back stage, alla stampa e ai fotografi. «Non abbiamo mai chiesto di revocare la giornata di blocco - ha affermato Boselli - ma di avere tutti i permessi necessari agli operatori». Di contro il mondo della moda ha assicurato un impegno a lanciare un messaggio ecologico durante la giornata del blocco. «Stiamo lavorando - ha spiegato Letizia Moratti - per una partecipazione della Camera della Moda in modo che sia coinvolta nel trasporto pubblico ecologico». Contro la decisione, si è scagliato l’assessore provinciale al Traffico Giovanni De Nicola. «Personalmente ho forti dubbi sull’efficacia di un blocco domenicale del traffico - ha affermato - ma divento del tutto contrario quando sento parlare di migliaia di deroghe. Se blocco deve essere la parola permesso deve scomparire».

Fonte: Corriere della Sera

Un fiume di petrolio versato nel Lambro

Wednesday, February 24th, 2010

 Allarme ambientale nelle prime ore di martedì a Milano. Intorno alle 4 del mattina ignoti inquinatori hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli di via Raffaelo Sanzio a Villasanta (Monza), causando la fuoriuscita di almeno 600mila litri di gasolio per autotrazione e riscaldamento, e olio combustibile, che in parte sono finiti nel vicino fiume Lambro. Gli idrocarburi si sono riversati prima in un vascone, e poi nel condotto fognario, causando il blocco del depuratore dell’alto Lambro di Monza e quindi lo sversamento nel fiume. La fuoriuscita di petrolio e gasolio dai serbatoi della raffineria è stata fermata a fine mattinata.

Petrolio nel Lambro
Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro

Il deposito si trova a fianco di un’area sottoposta a un’operazione di recupero e edificazione, che in seguito dovrebbe interessare anche l’area dell’ex raffineria. Sul grave episodio indagano ora i carabinieri e la polizia provinciale.

GLI INTERVENTI - I tecnici del depuratore di Monza sono riusciti a fine mattinata a contenere la marea nera all’interno dell’impianto che si trova ai confini tra Monza e San Maurizio al Lambro. Ora la Protezione civile sta lavorando per impedire che il petrolio fuoriuscito nel fiume Lambro (e arrivato all’altezza di Peschiera Borromeo) arrivi al Po. E per questo ha allestito uno sbarramento a San Zenone, in provincia di Lodi. Si tratta, spiegano dalla Protezione civile, di una «quantità considerevole» di materiale che si è sversato, soprattutto tenendo conto che si è incanalato in un corso d’acqua. Carabinieri, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato sono accorsi sul luogo del disastro per una valutazione dei danni ambientali. Cittadini allarmati hanno scritto anche al nostro Forum «Casi metropolitani» riportando le testimonianze dei genitori degli alunni di una scuola milanese che si trova nelle vicinanze del fiume. E’ stata istituita una task force tra Provincia di Monza e Brianza, polizia provinciale, Brianzacque ed Alfi.

 
 

 

«MAI COSI’ GRAVE» - «In Brianza non abbiamo mai avuto degli episodi ambientali così gravi», riferisce Brianzacque. «Ci siamo attivati subito per contenere il danno ambientale, facendo entrare la miscela di gasolio e di altre sostanze nel nostro depuratore per contenere il danno ed evitare il più possibile che questi idrocarburi finissero nel Lambro». Il depuratore, di proprietà di Alfi, è gestito da Brianzacque.

Redazione online

Smog, tutti a piedi: blocco completo del traffico il 28 febbraio in 80 comuni del Nord

Tuesday, February 23rd, 2010

Sì al blocco del traffico da parte di 80 Comuni di sette Regioni del Nord Italia, cui si è aggiunta anche Napoli. Le regioni interessate saranno Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino e domenica 28 febbraio, aderiranno a blocco. Variabili gli orari per ciascuna città, anche se approssimativamente riguarderanno la fascia oraria tra le 9 e le 17.I rappresentanti dei Comuni si erano riuniti questa mattina a Palazzo Marini, dove i promotori dell’iniziativa Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, rispettivamente sindaci di Milano e Torino, hanno proposto di muoversi in maniera compatta contro questo problema.

Ma al di là del blocco di domenica 28, i sindaci hanno discusso la possibilità di trovare soluzioni a lungo termine. Si tratta delle cosidette “misure strutturali” di cui grande sostenitrice è Letizia Moratti. Intanto dalla seduta è stato raggiunto un accordo in merito alla costituzione di un coordinamento permanente dei sindaci della pianura padana con l’impegno espresso di “far scattare misure straordinarie in condizioni di eccezionale persistenza di inquinanti in atmosfera, indiirizzare il fabbisogno di mobilità verso una razionalizzazione dell’uso dell’auto privata, estendere le aree pedonali e le zone a traffico limitato”. Il comitato inoltre ha proposto di sottoporre eventuali proposte a Governo, Regioni e Province per reperire le risorse necessarie.

In particolare, al Governo i Comuni di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno fatto richieste esplicite: “provvedimenti normativi volti a semplificare e snellire le procedure per la gestione della mobilità e la realizzazione delle infrastrutture ad essa destinate, un programma triennale che preveda la sostituzione del parco mezzi pubblici inquinanti con quelli a basso impatto ambientale, incentivi per le città che promuovono misure limitative a veicoli inquinanti ma, soprattutto il permesso di investire risorse escludendo dal patto di stabilità gli investimenti per la lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni inquinanti.

Qualcosa sembra si stia muovendo. Una novità sembra riguardare i pedaggi di autostrade e tangenziali, partendo da quelle più trafficate in direzione delle grandi città. I fondi potrebbero essere il punto di partenza per nuove iniziative contro l’inquinamento. In merito a ciò Chiamparino osserva: “Occorre avanzare una richiesta al Governo per mettere insieme un piano di misure sia sul fronte della mobilità, sia sul fronte dell’energia, che incentivino i comportamenti ecologicamente sostenibili, dall’uso di veicoli ecologici ai sistemi di riscaldamento a minor impatto ambientale”.

 

 

Falsi i dati sulle emissioni di C02 Le auto in realtà inquinano di più

Tuesday, February 23rd, 2010

Le case automobilistiche non dicono il vero sulle emissioni di C02. Questa la sconcertante realtà dell’inchiesta appena pubblicata da Auto Motor und Sport, la più grande rivista di settore d’Europa. Una denuncia forte, ma in qualche modo scontata considerando il fatto che tutte, o quasi, le dichiarazioni sui consumi medi sono false. Dopo la famosa inchiesta di Autobild e quella di Quattroruote venne infatti dimostrato che in fatto di consumi ci sono differenze abissali fra quelli reali e quelli dichiarati: si va dal 17 al 47% in più. Ma non è solo una questione di inchieste: on line abbiamo ormai migliaia di testimonianze dei nostro lettori che denunciano come le proprie vetture (divise per marca e modello) non rispettino i consumi dichiarati. Un gigantesco blog interattivo dove i messaggi dei nostri lettori valgono più di mille discorsi.

Detto questo, visto che le emissioni sono legate anche ai consumi era facile immaginare che anche in fatto di C02 ci potesse essere qualcosa di “strano”. Ma si trattava solo di supposizioni, appunto. Ora invece abbiamo una prima prova che testimonia come perfino le auto più virtuose in fatto di ambiente poi tanto virtuose non siano…

I dati della tabella che pubblichiamo parlano da soli, ma  -  se possibile  -  il fatto che le case automobilistiche barino sui dati di emissioni è ancora più fastidioso. E già perché mentre con i consumi chiunque si può rendere conto che i dati dichiarai sono pressoché impossibili da replicare su strada, con la C02 queste è impossibile. Insomma, bisogna fidarsi…

Il problema di tutto questo è il solito. Ossia la metodologia seguita per i test: la legge - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi e le emissioni di C02 per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari.

Condizioni inesistenti. Anche perché le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi in realtà non in vendita.

Dite la vostra, come venir fuori da questa farsa?

Emergenza clima, scompare la nebbia

Tuesday, February 23rd, 2010

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI BERKLEY: FENOMENO MONDIALE

Emergenza clima, scompare la nebbia

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

La nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici: la Pianura Padana ne regista una riduzione del 30-35% in 20 anni mentre sulle coste Usa si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. E si parla di allarme ecosistemi. A dirlo negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell’Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnato da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che popolano la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema costiero, che adesso si trova in “serio” pericolo

 
 

 

FENOMEMO GLOBALE - Dalle analisi effettuate lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell’ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono “pericoloso” per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo più contare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a continuare il naturale processo di rigenerazione. Ma il fenomeno è “ben visibile” anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni ‘90, come una delle zone più nebbiose del mondo. «Da quell’anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi e i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni ‘60-’90», ha raccontato Giampiero Maracchi ordinario di climatologia all’Università di Firenze. «Il periodo tra gli anni ‘60 e ‘90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi -mentre poi la media ‘80-’99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima».

FORESTE A RISCHIO - I ricercatori Usa grazie alle informazione su visibilità, vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa alla «notevole» diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l’università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all’inizio del 20/o secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11. «I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - supportano l’idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano a titolo definitivo, questo processo può intaccare fortemente il reclutamento di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull’attuale gamma di sequoie, piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi». (Fonte Ansa)

DELLA SETA:SMOG FA PIU’ VITTIME DELL’INFLUENZA

Monday, February 22nd, 2010

 ”Lo smog fa molti piu’ morti dell’influenza, e’ una grande emergenza sanitaria per un Paese come il nostro dove ci si sposta quasi soltanto in automobile. Finalmente molti sindaci del nord sembrano accorgersene, e il blocco del 28 se non altro servira’ ad accendere i riflettori sul problema”. A dirlo e’ Roberto della Seta (Pd) della commissione ambiente del Senato. ”Dell’epidemia-smog si accorgono un po’ tutti tranne uno: il sindaco di Roma Alemanno, che da quando governa la capitale ha compiuto scelte che incoraggiano ulteriormente l’uso dell’auto, a cominciare dal via libera a ’sosta selvaggia’, ha ridotto le zone a traffico limitato, e che adesso fa lo struzzo e resta a guardare”, aggiunge il senatore. ”In base ai dati del 2009 - ricorda Della Seta - a Roma come in molte citta’ italiane i giorni in cui le polveri sottili hanno superato i livelli di sicurezza sono stati molto di piu’ di quelli consentiti. Malgrado per la sua posizione la capitale sia meno esposta delle citta’ padane ai rischi di ristagno dell’inquinamento, i livelli romani di smog sono gli stessi di molte citta’ grandi e piccole del nord. Occorrerebbe una strategia coerente per affrontare le cause dell’inquinamento, prima fra tutte il traffico privato, e occorrerebbe almeno non smantellare le scelte positive compiute nel passato, come il sistema della sosta a pagamento e l’estensione delle zone a traffico limitato anche di sera e anche fuori dal centro. Occorrerebbe insomma un sindaco che non fa finta di niente, che non si volta dall’altra parte”.

Fonte: Ansa,it

Il nord chiude per smog

Saturday, February 20th, 2010

Circa 80 Comuni di sette Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino) con l’aggiunta della città di Napoli hanno dato il via libera al blocco del traffico per domenica 28 febbraio, con orari variabili da comune a comune, ma indicativamente nella fascia oraria compresa tra le 9 e le 17.

COORDINAMENTO - La decisione è stata presa nel corso della riunione di venerdì mattina a Palazzo Marino (Milano) fra i sindaci della Pianura padana che hanno deciso di dar vita a un coordinamento di tutti gli amministratori comunali del nord, composto dal presidente dell’Anci nazionale, dai coordinatori dell’Anci delle sette Regioni coinvolte e dai due assessori all’Ambiente di Torino e Milano. Il comitato si propone di portare avanti iniziative condivise contro l’inquinamento e al tempo stesso sottoporre proposte a governo, Regioni e Province per stabilire strutturali e reperire risorse. Fra queste, si legge nel documento di costituzione del comitato di coordinamento, la richiesta al governo di permettere ai Comuni di investire risorse escludendo dal Patto di stabilità gli investimenti per la lotta ai cambiamenti climatici e per riduzione delle emissioni inquinanti.

LA PROPOSTA - Tra le proposte c’è anche quella di ritoccare i pedaggi delle autostrade e delle tangenziali, partendo da quelle più trafficate che convergono nei centri urbani più grandi per reperire risorse a favore dei comuni da investire nella lotta all’inquinamento. A annunciare questa iniziativa, che sarà presentata al Governo, è stato il sindaco di Torino Chiamparino: «Chiederemo un incontro urgente al governo - ha detto Chiamparino - e avanzeremo anche un suggerimento su come trovare le risorse: una piccola sovrattassa sul pedaggio delle autostrade e delle tangenziali da distribuire ai Comuni e vincolata agli investimenti per l’ambiente». Le modalità con cui applicare questo prelievo, sono ancora da definire, anche se lo stesso Chiamparino si è detto d’accordo sia a modalità progressive, con tariffe più alte per i veicoli più inquinanti, sia a forme di esonero per i veicoli ecologici. «Credo che questo sia un principio di sana tassazione», ha osservato Chiamparino. La proposta nasce dalla richiesta che i Comuni rivolgono al governo di «mettere a punto un piano complessivo - ha spiegato Chiamparino - che tenga insieme mobilità ed energia e che incentivi i comportamenti ecologicamente sostenibili».

LEGA: «SCELTA INUTILE» - Fuori dal coro delle adesioni bipartisan al blocco del traffico in Valpadana arriva la voce contraria della Lega Nord. «Le domeniche a piedi - ha affermato Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale a Milano del Carroccio - sono del tutto inutili contro l’inquinamento e penalizzano chi lavora da lunedì al sabato». Salvini non ha nemmeno apprezzato la proposta, avanzata dal presidente di Anci Sergio Chiamparino, di applicare una sovrattassa ai pedaggi di autostrade e tangenziali da redistribuire ai Comuni come fonte di finanziamento alle politiche ambientali e al potenziamento del trasporto pubblico. «Ritengo folle rendere ancor più care le tangenziali - ha attaccato Salvini - comincino invece a pagarle a Roma».

«TROPPI MORTI DA SMOG» - L’iniziativa è stata invece accolta favorevolmente dai Verdi secondo cui lo smog sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria. Citando gli ultimi dati di studi scientifici sull’argomento - Misa 2 e Epair - il presidente del Sole che Ride, Angelo Bonelli, ha esortato a non considerare lo stop alle auto «un alibi per il governo a non far nulla per affrontare il problema dell’inquinamento nelle nostre città». E questo perché i numeri dicono che «l’inquinamento atmosferico ogni giorno uccide 20 persone in Italia». La causa è da ricercarsi nello smog provocato dalle Pm10, No2, Co, Co3. Il numero delle vittime quotidiane porta ad un totale di oltre 7400 decessi l’anno. Vengono poi citati i dati del Censis secondo cui gli abitanti delle città italiane passano ogni giorno nella propria auto o nei mezzi pubblici una parte consistente del loro tempo: i milanesi 105 minuti (che moltiplicati per 74 anni di vita media, dà 5,3 anni), 115 minuti per i bolognesi (5,9 anni per l’arco della vita), 135 a Roma (pari a 6,9 anni) e di 140 per i napoletani (pari 7,2 anni ). Gli ambientalisti chiedono dunque all’esecutivo do varare «una manovra finanziaria straordinaria da almeno 8 miliardi di euro per finanziare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile nelle città italiane. Le risorse ci sono già: basterebbe usare quelle destinate al Ponte sullo Stretto di Messina, che avrà un costo finale di circa 8 miliardi di euro. Con questo finanziamento si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana, o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici».

  • Domenica a piedi, la moda in rivolta (19 febbraio 2010)
  • E anche in Italia nasce un sito per organizzare il car pooling
  • fonte : Corriere della Sera

    Il 28 febbraio l’Italia del Nord

    Friday, February 19th, 2010
    Proposta dei sindaci Chiamparino e Moratti “Un provvedimento ecologico mai visto”
    EMANUELA MINUCCI
    Smog a MilanoTORINO
    Insieme giurano che nessuno dei due «ha avuto, per primo, l’idea». A dimostrazione del fatto che lo smog non è né di destra né di sinistra, per una volta Chiamparino e Moratti, sindaci di Torino e Milano, hanno pensato all’unisono: «Qui l’emergenza picchia duro, bisogna rispondere con un blocco dei motori che sia il più esteso possibile».La risposta, a quel punto, è venuta da sè: stop alle auto di tutta la Pianura Padana. Quarantacinquemila chilometri quadrati di motori con il bavaglio in grado di bloccare le auto di 19 milioni di persone. Il più grande provvedimento ecologico della storia del dopoguerra andrà in scena nel Nord Italia domenica 28 febbraio. Lo annunceranno, insieme, domani, i suoi ideatori, Chiamparino e Moratti, riuniti a Milano, insieme con tutti i colleghi sindaci giunti a Palazzo Marino per cercare soluzioni comuni all’emergenza inquinamento. Secondo un primo sondaggio realizzato dall’assessorato all’Ambiente di Torino già il 60 per cento degli uomini con fascia tricolore si è detto d’accordo sul maxi-blocco.Misura straordinaria per cercare di combattere un Pm 10 tentacolare che già in questi primi giorni dell’anno ha sistemato Milano e Torino addirittura fuori legge. Come si sa infatti la normativa europea stabilisce un tetto di polvere sottile di 50 microgrammi al metro cubo. Se si oltrepassa questa soglia per più di 35 giorni l’anno può intervenire la Procura. «Forse per la prima volta - ha commentato ieri il sindaco di Milano Letizia Moratti - le città si mettono assieme per una collaborazione su questo tema così cruciale». L’iniziativa di domani è nata da un appello lanciato nei giorni scorsi dal presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, giorni nei quali l’inquinamento aveva raggiunto un livello da codice rosso. E proprio con il sindaco di Torino e il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, Letizia Moratti da giorni si sta lavorando alla stesura del protocollo che prevede appunto una domenica di blocco totale delle auto nella pianura Padana. L’appuntamento di domani ha obiettivi simili a quelli che si era posto a suo tempo il Covenant of Mayors, il network di sindaci dell’Unione Europea che negli anni scorsi si prefissò l’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni di Co2, partendo dalle azioni delle amministrazioni locali. Nel Nord Italia il problema più ora è dato dalle polveri sottili: «Il tasso di Pm 10 che si respira nelle nostre città - hanno commentato ieri da Legambiente - dovrebbero far riflettere sul tema della mobilità urbana. Non è una novità che tutti gli investimenti, locali e nazionali abbiano finora privilegiato il trasporto su gomma a danno delle forme di mobilità alternative. Nello specifico, dal 2002 al 2009 i finanziamenti statali della Legge obiettivo hanno riguardato per il 67% circa strade e autostrade. Scegliere come priorità d’investimento il trasporto cittadino vuol dire risolvere, quindi, non solo il problema dello smog nei centri urbani, ma anche migliorare la qualità della vita in città».Il vero Mi-To, dunque, oggi si chiama smog. Altro che megalopoli della cultura, alleanza tra i politecnici, la fusione (flop) tra le aziende di trasporto pubblico e l’alta velocità: la vera integrazione tra le due capitali del Nord Ovest oggi si fonda sulle centraline impazzite e le «mamme anti-smog» che aprono una finestra su Facebook per fare respirare almeno le loro eco-idee. L’idea da cui è nato questo vertice antismog fra Milano e Torino è semplice: rimuovere le divisioni politiche e i campanilismi per cercare di arginare l’emergenza. Secondo Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr, la strada è quella giusta: «Finora la gestione del problema smog è stata delegata ai singoli comuni, o alle province, come se fermare le auto a Milano lasciandole circolare a Bergamo potesse servire. Le politiche meteo-climatiche, invece, vanno affrontate sempre su vasta scala, altrimenti sono inutili». Più vasta scala di così.

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