Archive for the ‘Inquinamento’ Category

Italia maglia nera per rischio ozono

Sunday, March 7th, 2010

In Europa generale abbassamento dei livelli

Italia ‘maglia nera’ in Europa per il rischio ozono nell’estate del 2009. Mentre il Vecchio Continente ha visto un generale abbassamento del livello di questo inquinante il ‘BelPaese’ ha fatto registrare il maggior numero di superamenti dei limiti. Emerge dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente, secondo cui per l’Europa l’estate del 2009 e’ stata la migliore dal 1997.
Fonte: Ansa.it

Marea nera nel Lambro, strage di uccelli

Saturday, March 6th, 2010

I germani reali e i cormorani del bacino del Lambro muoiono. La Protezione civile rassicura: «I livelli di idrocarburi nel fiume lombardo e poi nel Po non hanno mai superato la soglia consentita», ma a 10 giorni dallo sversamento di migliaia di metri cubi di liquido inquinante è tempo di primi bilanci sull’impatto ecologico del disastro. «Gli animali che abbiamo ritrovato negli ultimi giorni – dice Manuela Simonini, Commissario polizia provinciale Milano – erano tutti morti». A essere coinvolti solo uccelli: «E’ stata una fortuna - raccontano i volontari al Centro recupero animali selvatici dell’Oasi Wwf di Vanzago - che lo sversamento sia avvenuto in inverno. Fosse successo fra un mese sarebbero morti ancora più animali, in primavera c’è infatti il risveglio, dopo il letargo. E’ al Centro del Wwf che sono stati portati i germani reali colpiti dalla marea nera, in una settimana ne sono arrivati una decina ancora vivi, la metà non cel’hanno fatta.

E se l’emergenza sembra superata, l’impatto a lungo termine sull’ecosistema fluviale di Lambro e Po è tutto da valutare, secondo i ricercatori dell’Irsa, Istituto sulle acque del CNR. Ciò che succederà dipende dalla composizione del liquido finito nei fiumi, che deve ancora essere determinata con esattezza, e dalla quantità della stesso, 5000-7000 metri cubi ma in un primo momento si era parlato di 15mila metri cubi. Poi la valutazione di quanti sversamenti sono stati operati approfittando della marea nera già in atto. Al depuratore di San Rocco a Monza, la prima barriera che il liquido inquinante ha incontrato, una delle vasche di sedimentazione è ancora ricolma di acqua melmosa e il processo di smaltimento è tuttora in corso.

B. Righini e A. Misceo, Rcd

Le metropoli alla sfida verde contro l’assedio delle auto

Wednesday, March 3rd, 2010

Londra ha aperto la strada con il pedaggio d’ingresso in città per tutte le auto. Parigi ha innovato con “Vélib”, il parco-biciclette da affittare, sistema copiato nel mondo intero. Pechino ha costruito sei linee di metrò nuove per le Olimpiadi. Ora New York è decisa a fare ancora meglio. Adottando progressivamente le soluzioni “verdi” delle sue rivali, la Grande Mela punta al primato in questa gara. La posta in gioco: diventare il modello della metropoli del terzo millennio, nell’èra post-automobile. È una competizione che può diventare un business, trasformerà i mega-agglomerati urbani nei laboratori della Green Economy. Per questo New York prepara una vera rivoluzione del traffico, che deve portare all’emarginazione dell’auto privata dalle sue strade.

Ci crede Michael Bloomberg. Questo conservatore illuminato, insieme al californiano Arnold Schwarzenegger, è l’esponente dell’altra destra americana: quella che non ha difficoltà a trovare convergenze con Barack Obama. Sull’ambiente di sicuro. Al suo terzo mandato come sindaco di New York, il miliardario Bloomberg vuole passare alla storia proprio come un leader della lotta all’inquinamento. La sua formidabile reputazione di uomo d’affari lo aiuta a vincere battaglie che per altri sarebbero ostiche. “Quando ho fatto l’isola pedonale a Times Square - dice Bloomberg - i commercianti della zona erano contro. Adesso, visto il successo dell’esperimento, con l’aumento del turismo e dello shopping, sono i commercianti di altri quartieri a chiedermi: perché non si fa anche da noi?”.

Non a caso, le nuove isole pedonali sono uno dei tasselli della rivoluzione verde che cambierà lo stile di vita a Manhattan. Dopo il successo a Times Square, ecco le nuove candidate-isole: nella City finanziaria di Wall Street potranno essere chiuse al traffico Fulton Street e Nassau Street; è possibile che diventino oasi senza auto anche Finn Square nel quartiere di Tribeca (celebre per le gallerie d’arte), e Astor Place vicino ai campus della New York University. Idem per un tratto di Broadway nella zona del Columbus Circle, in modo da facilitare l’accesso alle numerose istituzioni culturali del Lincoln Center (Metropolitan Opera).

Nel frattempo sono già al nastro di partenza i taxi collettivi. Le prime autorizzazioni riguardano i posteggi di taxi più frequentati come le stazioni ferroviarie Grand Central e Penn Station, il terminale degli autobus di lunga percorrenza Port Authority Bus Terminal. I taxi sono abilitati a raccogliere più passeggeri per destinazioni diverse. Così si abbassano sia i costi per i clienti, sia le vetture in circolazione. Parigi fa scuola per i “Vélib”: Bloomberg punta a offrire 10.000 biciclette in affitto con appositi posteggi. E in parallelo bisogna garantire ai ciclisti la sicurezza.

Dopo le prime piste ciclabili inaugurate (Broadway, Ottava e Nona Avenue tra la 14esima e la 23esima strada), delle nuove corsie protette per soli ciclisti saranno aperte sulla Prima e la Seconda Avenue entro la fine dell’anno, e in futuro potrebbero essercene anche nelle vie di scorrimento trasversali da fiume a fiume (cioè dalla sponda dell’East River a quella sullo Hudson).

Imitando San Francisco si studia il ritorno dei tram per le vie di New York: il primo progetto riguarda una linea di superficie sulla 42esima strada, che potrebbe allungarsi fino a diventare una circolare di 61 miglia attorno a tutta Manhattan. Inseguendo Pechino, finalmente l’arcaica rete metropolitana di New York ricomincia a espandersi. Sono già avviati i lavori delle nuova linea di metrò: una direttrice Nord-Sud lungo la Seconda Avenue. Anche i fiumi diventano una risorsa alternativa per decongestionare il traffico. Per trasportare i pendolari fra Manhattan, Brooklyn, Long Island e Coney Island sarà potenziato il servizio di traghetti di linea sullo East River, con un aumento di capienza di 1.700 passeggeri al giorno. Nuovi attracchi a Williamsburg, Greenpoint, Long Island City.

Una strada per soli autobus? Potrebbe essere la 34esima, seguita poi dalla 42esima, da trasformare secondo questo progetto in due corridoi veloci per il solo transito dei mezzi pubblici. Bloomberg non ha rinunciato a importare qui anche il modello Londra della tassa anti-congestione. Il sindaco ci provò una volta nel 2008 e fu bocciato in consiglio comunale. Ora torna alla carica. “Il pedaggio non è morto, tutt’altro”, annuncia. Le finanze comunali sono in crisi, lui è convinto che riuscirà far pagare l’accesso a tutte le auto private che vogliono entrare a Manhattan. Una formula che a Londra ha contribuito a ridurre l’uso del mezzo individuale. Bloomberg potrebbe unirvi un altro deterrente: l’abbassamento del limite di velocità nell’area urbana, da 30 a 20 miglia orarie. “Con dieci miglia in meno - assicurano gli esperti - la frequenza degli incidenti mortali crolla dal 45% al 5%”. Manhattan, quella che fu la giungla d’asfalto per eccellenza, si sta scoprendo una vocazione tutta diversa.
Fonte: La Repubblica

Po: bloccato l’inquinamento da petrolio, ma scatta l’allarme per gli «sciacalli»

Tuesday, March 2nd, 2010

L’inquinamento del Po causato dallo sversamento di centinaia di tonnellate di idrocarburi scaricate nel Lambro a causa del sabotaggio della Lombarda Petroli, uno dei suoi affluenti, è stato quasi totalmente fermato. Al momento nel Po «non ci sono tracce preoccupanti di idrocarburi». Ad assicurarlo è la Guardia costiera a conclusione dell’attività di monitoraggio sul fiume compiuta dal velivolo della Guardia costiera ATR 42 «Manta». «Ciò nonostante - spiega una nota - permane lo stato d’allerta dei mezzi navali della Guardia costiera dislocati alla foce del fiume, un pattugliatore e due motovedette, attrezzati con mezzi antinquinamento, pronti ad intervenire».
Una notizia confermata anche dalle analisi della Protezione civile. I riscontri incrociati delle analisi di sei Arpa provinciali appartenenti a tre regioni diverse «non hanno evidenziato lungo il Po valori da inquinamento di idrocarburi a valle dell’Isola Serafini a Piacenza e della barriera di Polesella». Lo ha reso noto il direttore della sezione Rischi Nazionali della Protezione civile, Nicola Dell’Acqua, al termine della riunione dell’Unità di Crisi, di cui è coordinatore. Pressoché la totalità della parte solida dell’ondata di idrocarburi transitata dal Lambro al Po è stata quindi effettivamente fermata dallo sbarramento di isola Serafini nel Piacentino.

IN AZIONE GLI SCIACALLI - Ma se l’allarme idrocarburi sembra rientrato vi sono ancora problemi per alcuni comuni vicini al fiume come Porto Tolle e Adria dove i sindaci hanno vietato l’utilizzo dell’acqua del rubinetto per scopi potabili e alimentari a causa di un inquinamento da 1.2 dicloroetano. Approfittando del velo oleoso provocato dagli idrocarburi che non permetteva di far vedere immediatamente l’ingresso in acqua delle sostanze inquinanti infatti alcuni criminali hanno provveduto a versare nel Po l’1,2 dicloroetano. Quest’ultimo conosciuto anche come cloruro di etilene è un composto cancerogeno, molto infiammabile, nocivo ed irritante per le vie respiratorie. Il suo principale utilizzo è come intermedio nella sintesi del cloruro di vinile , a sua volta precursore del Pvc (il polivinilcloruro, che è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo), ma è anche usato come agente sgrassante e diluente per vernici. «Il danno alle popolazioni deltizie, alle attività produttive e alla natura rischia così di essere veramente grave e inaccettabile – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Chiediamo che tutte le istituzioni preposte sul territorio e in particolare Regioni e Province, avviino controlli urgenti su tutte le possibili situazioni a ‘rischio scarico’ lungo il Lambro, il Po e i suoi principali rami».

GALAN - Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan: «Stiano tranquilli che saranno scoperti coloro che hanno approfittato dell’emergenza idrocarburi nel Po per liberarsi di altre sostanze inquinanti» Il governatore del Veneto non ha dubbi sulle cause del nuovo allarme inquinamento affiorato sul Po polesano: «i dicloroetani non c’entrano con gli idrocarburi - sottolinea Galan - è evidente che qualche sciacallo ne ha approfittato. Ma fin dal primo momento di questa emergenza la Protezione Civile ha attivato voli per acquisire foto aeree e consentire analisi agli infrarossi. Sarà quindi possibile risalire ai punti di immissione in Po dei dicloroetani e ricercare i responsabili, che saranno senz’atro trovati».

Domenica senza auto tra le polemiche

Monday, March 1st, 2010

Chiamparino: “Intervenga il governo”

 
   
Città chiuse, è bufera sulle deroghe.
E ora sindaci scrivono a Berlusconi:
“Serve un piano comune anti-smog”
TORINO
Sotto un cielo nuvoloso e in alcuni casi piovoso 168 comuni del Nord Italia più Pescara hanno completato la domenica senza auto voluta dai sindaci di Milano e Torino per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento.

In particolare nel capoluogo lombardo, dove per le strade si sono comunque viste diverse auto, il vicesindaco Riccardo De Corato ha parlato di 400 multe staccate alle ore 16 e di 250 posti di controllo. Proprio da Milano è partita anche una polemica sulle deroghe concesse, oltre che ai veicoli elettrici, a gpl o a metano, a politici e a operatori della moda e dell’informazione impegnati con le sfilate. «La risposta della città al blocco è stata molto positiva - ha detto De Corato quantificando in seimila i permessi speciali concessi oggi - e ringrazio i milanesi per la disciplina dimostrata».

A fare discutere, poi, le deroghe ai politici. La Lega Nord, movimento da sempre non favorevole alle misure di blocco, ha polemizzato: «Incomprensibile come in questa giornata di blocco delle auto a Milano - hanno dichiarato il capodelegazione della Lega in Giunta regionale lombarda Davide Boni e il consigliere regionale Fabrizio Cecchetti - sia stata concessa la possibilità di circolare ai politici impegnati nella campagna elettorale delle regionali. Una deroga non necessaria, anche perché coloro che vogliono fare propaganda politica possono benissimo prendere i mezzi pubblici o andare a piedi, dimostrando di avere davvero la voglia di stare a contatto con il territorio e con tutti gli altri cittadini che non possono usare la propria auto».

Caustico anche il socialista Roberto Biscardini, che ha fatto sapere di avere tentato di farsi multare, senza riuscire a trovare un vigile urbano. L’Associazione dei comuni italiani, promotrice del blocco, ha annunciato per bocca del proprio segretario generale Angelo Rughetti che domani scriverà al premier per chiedere uno sforzo comune contro l’inquinamento. «Domani invieremo una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - ha spiegato - chiedendo la convocazione di una Conferenza Unificata straordinaria sulle misure per combattere l’inquinamento nelle città». «Il problema dell’inquinamento - ha aggiunto Rughetti - è davvero grave e non va sottovalutato. Serve un piano strutturale serio, grazie al quale tutte le istituzioni uniscano forze e competenze per raggiungere questo obiettivo comune».

L’adesione al blocco del traffico nella pianura padana «è stata superiore alle aspettative, ora chiederemo al governo un piano che non sia fatto solo di parole ma di cose applicabili e concrete, senza contrapporci ma lavorando insieme», dice il presidente dell’Anci Chiamparino. «È la prima volta - spiega il sindaco di Torino - che così tanti Comuni, 170, vengono coinvolti in una iniziativa del genere». Il sindaco si è intrattenuto in piazza Castello, a Torino, con cittadini e i volontari dell’Anci che hanno allestito un gazebo informativo. «Sappiamo benissimo - continua Chiamparino - che fermare un giorno le auto non è sufficiente ad arginare l’inquinamento, tuttavia è una boccata d’ossigeno. Chiediamo a governo e parlamento di costruire un piano ad hoc dotato di tempi certi, risorse e strumenti per affrontare il problema inquinamento in maniera strutturale. Non si può più procedere a stop and go a seconda della emotività mediatica del momento». Nei prossimi giorni è previsto un incontro dell’Anci con il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Faremo proposte - dice il presidente dell’Anci - secondo un principio basilare: chi inquina di più deve contribuire a risanare».

Fonte: La Stampa

Scaricati altri veleni nel Lambro

Monday, March 1st, 2010

 Sul corpo ferito del Lambro si avventano gli sciacalli. Dopo lo sfregio del gasolio uscito lunedì notte dalla Lombarda Petroli, un’ex raffineria nei pressi di Monza, ieri nuove sostanze inquinanti sono state versate nel fiume. Nel tardo pomeriggio è stata avvistata una grande macchia all’altezza di Carate Brianza. Subito sono intervenuti i tecnici della Protezione civile. L’allarme è partito dalle guardie ecologiche del Parco. «Abbiamo immediatamente avvertito la polizia provinciale», racconta il presidente del Parco Valle Lambro, Emiliano Ronzoni. Ipotesi? «Il sospetto è che si tratti di materiale di scarico da tintoria versato da un’azienda tessile della zona», allarga le braccia Ronzoni. Le guardie ecologiche del Parco hanno prelevato subito campioni per analizzare la sostanza. I tecnici della Protezione civile e i Vigili del fuoco stanno lavorando per bloccare il flusso trasportato dalla corrente.

A questo punto si teme che il disastro di lunedì scorso porti con sé gesti di emulazione. O incoraggi i siti produttivi a scaricare a fiume nella convinzione di poter confondere i propri rifiuti in acque già sporche. Intanto sul fronte delle indagini tutte le piste restano aperte. La soluzione del rebus è dentro la Lombarda Petroli, l’ex raffineria trasformata in centro di stoccaggio da cui nella notte tra lunedì e martedì sono uscite oltre 3.000 tonnellate di materiale, di cui 1.662 di gasolio e il resto di olio combustibile. Dipendenti ed ex dipendenti sono stati sentiti in procura, a Monza.

Protesta estrema e scellerata di lavoratori disperati per la perdita del posto? «Lo escluderei — valuta Maurizio Paltan, segretario generale della Filtcem Cgil della Brianza, sindacalista che dal 2007 ha seguito le vicende della Lombarda Petroli —. Nel 2007 lo stabilimento aveva sedici dipendenti. Firmammo un accordo che prevedeva la cessazione dell’attività: a fine 2008 l’azienda avrebbe chiuso. Poi venne chiesta una proroga fino alla fine del 2009. Pochi mesi fa c’è stato l’ennesimo rinvio— questa volta davvero l’ultimo visto che la legge non ne permette altri — fino a metà del 2010».

Oggi sono rimasti sei dipendenti. «Dei dieci che se ne sono andati quattro sono ormai in pensione e sei hanno lasciato dopo aver trovato un altro lavoro — racconta Paltan —. Tre di quelli ancora in servizio a giugno avrebbero potuto contare sulla mobilità e poi sulla pensione. Per gli altri l’intenzione era di chiedere la cassa in deroga. Insomma, non ho percepito tensione o rabbia nei confronti del datore di lavoro. Tanto più che Tagliabue aveva più volte chiesto di restare sull’area con un’altra attività nel campo dell’energia. Se avesse avuto il via libera qualcuno avrebbe potuto essere ricollocato». Resta il fatto che solo tre o quattro persone esperte— secondo l’Arpa della Lombardia — possono aver avviato il quadro elettrico, attivato le pompe e aperto le saracinesche delle cisterne. «Non toccano a me le indagini— conclude Paltan —. Certo è che negli ultimi mesi in quell’azienda era un gran viavai di gente. Addetti alla bonifica, clienti, fornitori. Difficile dare qualcosa per scontato».

Rita Querzé

L’onda nera del petrolio minaccia la fauna del Po

Saturday, February 27th, 2010
 
   
Il petrolio riversato nel fiume Lambro tra non molto invaderà il Delta del Po: una delle zone umide più importanti d’Italia e d’Europa, un ecosistema che «in questo momento è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume, che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico».A lanciare l’allarme è il Wwf, preoccupato per il destino delle migliaia e migliaia di uccelli che svernano nel Delta. In questa stagione, continua il Wwf, «nelle zone umide deltizie vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni, mestoloni, alzavole), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, garzette, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro). Inoltre quest’area è fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l’anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca. Non vanno poi dimenticati anfibi e rettili come ad esempio la testuggine palustre».«Il Wwf si augura quindi che vengano adottate tutte le misure necessarie ed utili a scongiurare che l’ondata di petrolio arrivi al Delta del Po - dichiara Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia - se ciò non avvenisse gli effetti su golene, canneti di foce, lagune e tratti costieri, potrebbero essere devastanti. A pagarne un prezzo altissimo non sarebbe solo uno degli ecosistemi più ricchi del nostro Paese, ma anche le attività che sostengono economicamente questo territorio come la pesca e il turismo».Il Wwf chiede, inoltre, che nel caso la macchia arrivi a Mantova e la superi, «si coinvolgano urgentemente anche i Parchi regionali del Delta del Po veneto ed emiliano, per precludere l’accesso alle golene e ai rami deltizi caratterizzati da una più elevata biodiversità.In questo modo si potrebbero ridurre i danni e cercare di concentrare le azioni di recupero e successiva bonifica solo in alcuni punti, garantendo aree incontaminate che potrebbero essere utilizzate come rifugio per gli uccelli attualmente presenti nelle aree direttamente interessate dall’onda nera».

Infine, prosegue Leoni, «sono pronti e disponibili da subito i Centri di recupero per la fauna selvatica Wwf (con relativi volontari e istituzioni che vi collaborano) in particolare quelli situati nelle province di Rovigo e Ferrara, che hanno tutti i mezzi necessari per soccorrere uccelli acquatici investiti dagli idrocarburi».

«Affrontata con decisione e sperabilmente risolta al più presto questa emergenza - conclude Leoni - gli amministratori pubblici e tutti gli organi di controllo e prevenzione dovranno compiere un’impietosa analisi di quanto successo: della mancata prevenzione, di un sistema di controlli che, nonostante la delicatezza dell’area interessata, non ha funzionato a dovere; di un sistema di allerta e pronto intervento trovatosi non equipaggiato a dovere per affrontare una simile urgenza».

E intanto si iniziano a prendere i primi provvedimenti per gli animali contaminati. La Lipu di Reggio Emilia ha messo a punto un kit di pulizia e pronto soccorso per volatili, composti da una pastiglia di carbone attivo da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. I kit sono in distribuzione agli operatori che lavorando sul fiume.

La Lega Italiana Protezione Uccelli lancia anche un appello a chiunque si dovesse imbattere in un volatile contaminato, queste le operazioni da effettuare subito «tenere l’animale al caldo, almeno a 40 gradi, generando calore anche con il riscaldamento della auto, pulire subito occhi, orecchie, zampe e becco e contattare uno dei centri delle associazioni animaliste» e, ovviamente, soccorrerlo tempestivamente dato che «i rischi per la salute sono ancora più gravi se non si interviene velocemente, l’imbrattamento può provocare oltre alla ipotermia ed alla incapacità a galleggiare, anche l’avvelenamento».

 

Fonte: La Zampa.it

IL DISASTRO DEL LAMBRO Da Venezia le imbarcazioni speciali mangia-petrolio

Friday, February 26th, 2010
Sono le uniche del genere che operano nel bacino dell’alto Adriatico. Grazie alle loro attrezzature riescono ad assorbire grosse quantità di sostanze inquinanti separandole dall’acqua

di Carlo Mion

VENEZIA. Hanno lasciato gli ormeggi ieri sera alle 22 con destinazione Piacenza. Sono due imbarcazioni speciali capaci di assorbire l’onda inquinante che scende verso il mare lungo il Po. Imbarcazioni utilizzate dalla società Guardie ai Fuochi che opera in porto a Marghera. Per gli specialisti veneziani l’allerta è scattata alle 17 di ieri.

Hanno lunghezze rispettivamente di 40 e 18 metri. Munite di attrezzature speciali riescono ad assorbire grosse quantità di sostanze inquinanti separandole dall’acqua che aspirano assieme. Una terza barca con le stesse funzioni, ma di dimensioni molto inferiori, è partita alla volta di Piacenza via terra. Viene trasportata da un camion dei vigili del fuoco. Sono le uniche imbarcazioni del genere che operano nel bacino dell’alto Adriatico

Lambro, dietro quel sabotaggio appalti e un progetto milionario

Friday, February 26th, 2010
Quasi 200mila metri quadri di superfici, piste ciclabili ed edifici ecosostenibili: così dovrebbe cambiare il volto dell’antico complesso industriale di Monza da cui qualcuno ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro e il Po. La Procura indaga sul sottobosco degli appalti

di Gabriele Cereda

La raffineria della Lombarda Petroli
La raffineria della Lombarda Petroli

È un affare da mezzo miliardo di euro, un progetto faraonico da 187mila metri quadrati su un terreno di 309mila. Ed è previsto proprio sui terreni della Lombarda Petroli, l´ex raffineria di Villasanta a Monza da cui qualcuno, nella notte tra lunedì e martedì, ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro per poi riversarsi nel Po.

GUARDA Il rendering del progetto

Su quell´impianto, e sui terreni che lo circondano, dovrebbero sorgere appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale. In una parola, Ecocity: così lo ha battezzato la Addamiano Engineering di Nova Milanese, che vuole realizzare tutto ciò. Un progetto che da qualche tempo sembra segnare il passo, frenato da una serie di difficoltà economiche, e sul quale ora la catastrofe del Lambro si abbatte con la forza di un ciclone. E le indagini dei carabinieri, della polizia provinciale e del Noe, il nucleo ecologico dell´Arma, sembrano avere già imboccato una direzione precisa: quella del sottobosco dei subappalti.

FOTO L’onda di petrolio nel Po | Il petrolio nel Lambro

La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque a carico di ignoti. Nessun dubbio che si sia trattato di un sabotaggio a cui hanno preso parte almeno tre persone. Per svuotare le cisterne è necessario sbloccare le valvole, attivare nella giusta sequenza tre comandi e attendere che gli idrocarburi vengano aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature. Solo a questo punto si possono aprire le ultime paratie che dovrebbero essere collegate ad autobotti. L´amministratore delegato della Lombarda Petroli, Giuseppe Tagliabue, è stato interrogato a lungo. Sarebbero emerse gravi carenze nella sicurezza dell´impianto.

Nei prossimi giorni verrà sentita anche la famiglia Addamiano: i fratelli Giosuè, Rosario e Matteo, alla guida del holding Addamiano Engineering di Nova Milanese, fondata negli anni Sessanta. I costruttori si sono presentati ai cancelli della Lombarda Petroli per verificare di persona quanto accaduto sui terreni dove a breve prenderà il via il loro progetto di riqualificazione urbana. L´idea di Ecocity è trasformare l´ex raffineria in una cittadella ecosostenibile. Il masterplan è stato realizzato dall´architetto Massimo Roj in collaborazione con progettisti del Politecnico. La prima parte, 80mila metri quadri dedicati all´industria, è già stata realizzati

Fonte: La Repubblica

Lambro, l’onda nera è arrivata al Po

Thursday, February 25th, 2010

La marea di olio combustibile che ha invaso all’alba di martedì il fiume Lambro è arrivata al Po. E’ allarme a livello nazionale per i dieci milioni di litri di gasolio fuoriusciti all’alba di martedì dai depositi della ex raffineria «Lombarda Petroli» di Villasanta, vicino a Monza. Sull’atto doloso i dubbi degli inquirenti sono minimi. Nei prossimi 5 giorni, parte del materiale inquinante interesserà l’asta del Po nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara. L’incessante lavoro dei vigili del fuoco non è stato sufficiente per fermare la sostanza inquinante, che ha passato anche la barriera di galleggianti posta nel territorio di Sant’Angelo Lodigiano: gli sbarramenti non hanno raggiunto il fondo del fiume, perché la forza dell’acqua li ha sollevati. Al lavoro una task force formata dai Pontieri, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e l’Arpa. È già attivo un tavolo di coordinamento tra i diversi enti interessati alla salute del Po. Il direttore regionale della Protezione civile dell’Emilia Romagna, Demetrio Egidi, farà un sopralluogo in elicottero per valutare dall’alto la situazione e decidere quali interventi adottare. Sono in corso analisi chimico-fisiche da parte di Arpa e la realizzazione di tre sbarramenti in provincia di Piacenza per il contenimento e il parziale recupero del materiale inquinante. «Il passaggio della massa di olio combustibile - fa sapere la Protezione civile - potrà essere segnalato da odore caratteristico di idrocarburi che perdurerà per alcuni giorni e da una colorazione iridescente delle acque superficiali». Durante la notte, alla diga di San Zenone al Lambro (sbarramento realizzato negli anni ‘30 per utilizzare le acque del Lambro nella centrale idroelettrica di Enel Green Power), i tecnici della società hanno lavorato febbrilmente per contribuire a fermare l’onda inquinante. Lo sbarramento si è rivelato determinante per bloccare in parte il defluire degli idrocarburi.

Petrolio nel Lambro
Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro

STATO DI CALAMITA’ - La Regione Lombardia chiederà lo stato di calamità per «finanziare gli interventi» sul fiume Lambro: l’ha reso noto l’assessore al Territorio Davide Boni al termine della riunione, in Prefettura a Milano, del Comitato per l’ordine e la sicurezza. «Nel contempo - ha continuato Boni - è necessario individuare i colpevoli di quanto sta accadendo, comportandoci in maniera inflessibile e punendo duramente coloro che hanno determinato questo disastro». L’assessore ha anche reso noto che sarà organizzata una riunione tra gli enti locali interessati. Boni ha voluto rassicurare i cittadini che abitano nelle zone percorse dal fiume sul fatto che «l’acqua in zona è potabile, anche se c’è in effetti cattivo odore». L’assessore ha spiegato che «sono in atto i controlli dell’Arpa e degli enti locali, 24 ore su 24, per i pozzetti della falda acquifera». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha sottolineato il lavoro fatto: «E’ stato attenuato fortemente l’impatto negativo della massa oleosa. È in atto un’azione di contenimento molto importante».

«ATTO CRIMINALE» - «Siamo davanti ad un atto criminale contro cui dobbiamo ribellarci», è il commento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. «C’è stato qualche criminale - ha aggiunto il governatore - che ha deciso di intervenire in maniera dolosa e vigliacca, mettendo a repentaglio un patrimonio che è di tutti. Ci deve essere una ribellione contro questi atti criminali, vanno individuati i responsabili e assicurati alla giustizia, e la giustizia contro costoro deve essere particolarmente rigorosa». «Di fronte a questo atto criminale - ha concluso - le istituzioni e la Regione in primis hanno reagito facendo tutto quello che si doveva fare. I nostri tecnici sono impegnati fin dal primo momento. Siamo davanti ad un atto di boicottaggio e di odio, frutto di una mentalità che va stigmatizzata».

ANIMALI A RISCHIO - Il Wwf, annunciando che si costituirà parte civile nel processo, riferisce che è stata colpita anche l’Oasi di Montorfano, «uno degli unici esempi di riqualificazione su 130 km del Lambro». Le prime specie a essere direttamente colpite dal disastro ambientale sono state quelle acquatiche: pesci, anatre selvatiche, le colonie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po. Sono decine gli animali ripescati senza vita. In allerta il centro di recupero animali selvatici Wwf di Vanzago, dove già ieri sono stati portati i primi germani reali interamente coperti di gasolio: verranno curati dai veterinari del centro. Purtroppo, spiegano gli esperti, i danni di questo sversamento si ripercuoteranno su tutta la catena alimentare, con conseguenze che dureranno nel tempo, e si registrano già gravissime conseguenze sul settore agricolo che gravita intorno al sistema fluviale. «Per rimediare a questo disastro ambientale, non basterà bonificare le macchie nere, si dovrà anche ricreare un habitat naturale capace di sostenersi - spiega Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia -. Il Lambro è da più parti dato per morto, ma il rilancio dei 130 km del fiume non solo è possibile ma è soprattutto necessario per il benessere di tutto l’ecosistema del Po e delle attività che da esso dipendono».

LE AUTOBOTTI E LO SMALTIMENTO - La Provincia di Milano, dopo il vertice svoltosi martedì pomeriggio a Palazzo Diotti, ha individuato, di concerto con la Prefettura, una serie società e consorzi in grado di aspirare, attraverso pompe idrauliche, le diverse tonnellate di gasolio e olio combustibile per poi caricarle su apposite autobotti. Il Gli oli saranno smaltiti in centri di smaltimento rifiuti autorizzati della Lombardia, ma anche del Piemonte e della Liguria. Unità della Direzione ambiente, della Polizia provinciale e del Servizio di Protezione civile hanno operato con il massimo impegno per fare fronte al disastro ecologico.

«EMERGENZA NAZIONALE» - Legambiente intanto ha lanciato un appello: «La Regione Lombardia chieda al Governo la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nazionale». Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale, e Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, commentano: «Siamo di fronte a un disastro ambientale vero e proprio, il problema non riguarda solo il fiume Lambro ma tutta l’asta del Po fino al delta. Per arginare i danni che può causare la macchia d’olio, urge un coordinamento nazionale degli interventi delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna». Rosalba Giugni, presidente dell’associazione Marevivo, aggiunge che gli oli inquinanti, passando dal Po all’Adriatico, causeranno gravi danni all’ecosistema marino, mettendo in pericolo circa 10mila specie marine tra fauna e vegetali.

Fonte: Corriere della Sera

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