Archive for the ‘Inquinamento’ Category

Esplode un’altra piattaforma petrolifera

Friday, September 3rd, 2010

L’incidente 80 miglia a sud di Vermilion Bay. Dopo il disastro della Bp, è il secondo incidente nell’area. Fiamme e fumo sulla zona, preoccupazione per i danni ambientali. La Guardia Costiera: “Il pozzo non era attivo”. 13 lavoratori proiettati in acqua. Sul posto gli elicotteri di soccorso dal nostro inviato ANGELO AQUARO

WASHINGTON - Paura nel Golfo del Messico: un’altra piattaforma petrolifera è esplosa e adesso brucia al largo di Vermilion Bay. Tredici persone sono finite in acqua: nessuno può ancora dire in che condizioni si trovino. C’è almeno un ferito, secondo il sito della rete locale Wafb è stato trasportato al Terrebonne General Medical Center a Houma, in Louisiana. I dispersi sarebbero stati localizzati e tratti in salvo, ma il condizionale è d’obbligo: i reporter della Cnn riportano allibiti le notizie in arrivo.

Quattro mesi dopo il disastro della DeepWater Horizon, 20 aprile, 11 morti, la più grande tragedia ambientale d’America, l’incubo della macchia nera che soltanto poche settimane fa è scomparsa si riaffaccia drammaticamente. Al momento dell’esplosione, intorno alle 9 americane, la piattaforma Vermilion Oil 380 non stava lavorando petrolio. “Dai primi rilevamenti non risultano perdite”, comunica la Mariner Energy, proprietaria del pozzo. Ma il precedente di Bp consiglia prudenza. Bill Colclough della Guardia Costiera cerca di mantenere la calma: assicurare che i soccorsi sono già in azione. Ma non si riesce a capire neppure che cosa sia successo davvero.

Un altro disastro nelle acque della Louisiana dove il presidente Barack Obama era sbarcato domenica scorsa per celebrare i cinque anni dalla tragedia di Katrina e assicurare la popolazione che un’altra vergogna come l’esplosione nel Golfo, che ha piegato ancora una volta questa terra, non si sarebbe ripetuta più. Spiega Gene Beck della Texas A&M University che probabilmente la piattaforma sarebbe esplosa per una fuga di gas: si tratterebbe di una struttura che era al lavoro su un pozzo già funzionante. Le nuove trivellazioni sono state sospese dalla moratoria contestatissima - alcuni stati come la Lousiana spingono per la cancellazione per far ripartire l’occupazione - che Barack Obama ha imposto nell’attesa che le cause del disastro della DeepWater Horizon vengano definitivamente accertate. Ma i lavori naturalmente continuano sulle piattaforme già in funzione.

“Non si tratta di una piattaforma che trivellava in profondità”, dice il portavoce Robert Gibbs nella prima dichiarazione della Casa Bianca, quasi a sfatare il fantasma della Deepwater Horizon che riaffiora. Ma l’imbarazzo e la preoccupazione per il nuovo, clamoroso incidente è palpabile.

Gli elicotteri sono stati spediti sul posto dell’esplosione. L’equipaggio sulla piattaforma sarebbe ok ma la struttura è ancora in fiamme. L’incubo del Golfo sembra davvero senza fine. La Bp nei giorni scorsi ha dovuto rimandare la chiusura definitiva di quel pozzo maledetto per le condizioni meteo: gli uragani che stanno sferzando gli Usa non si erano mai visti così forti come in questa stagione. L’allarme continuerà fino a metà ottobre. Ma adesso è questa esplosione misteriosa a fare ancora paura. 

Fonte: La Repubblica

Le 10 peggiori forme di inquinamento al Mondo

Wednesday, September 1st, 2010

Viviamo nell’era dello Squilibrio Naturale, siamo in troppi, consumiamo risorse in quantità sempre crescente e i rifiuti invadono il Pianeta. L’energia impiegata per alimentare l’attuale sistema produttivo mondiale, ha sempre un sottoprodotto di scarto. E’ il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge ma, tutto si trasforma”. In cosa? Ecco una lista delle 10 peggiori forme di inquinamento nel Mondo e i loro effetti sull’uomo.

1) Riversamenti di petrolio

Tra i peggiori disastri ambientali del globo, la Marea Nera nel Golfo del Messico occupa le prime posizioni. Uccelli e mammiferi marini invischiati nelle masse oleose che stratificano sulla superficie del mare, fondali devastati, litorali contaminati e una prospettiva di rientro del danno che supera il decennio.

Sono le dirette conseguenze di un incidente eccezionale ma non troppo, basti ricordare quello del 2002 che proclamò lo stato d’emergenza per le isole Galapagos, le 123.000 tonnellate di greggio riversate in mare nel 1967 sulle coste della Cornovaglia, il disastro nel golfo di Oman nel ’72 e così via fino ai giorni nostri.

Piattaforme che esplodono, incidenti nel trasporto marittimo, operazioni sulle navi, scarichi urbani e industriali minacciano interi ecosistemi. Pensate che la fonte principale di inquinamento marino da idrocarburi consiste nello scarico in mare di acque contaminate utilizzate per il lavaggio delle cisterne. Il 20% dell’inquinamento totale arriva da lì.

I volatili subiscono seri danni al piumaggio che garantisce loro isolamento termico e impermeabilità. Intere aree marine si trasformano in “zone morte”, prive di ossigeno, cancellando qualsiasi forma di vita.

Tra i fenomeni meno evidenti e più dannosi, il bio-accumulo ovvero l’arricchimento di una sostanza cancerogena, come ad esempio gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA), nei tessuti animali per respirazione, ingestione di cibo o contatto. Il fenomeno causa alterazioni nella riproduzione, formazione di carcinomi e patologie ormonali capaci di mettere in pericolo l’intera specie.

Non solo, entrando nei tessuti animali, gli idrocarburi contenuti nel petrolio vengono immessi nella catena alimentare minacciando pescherie, industrie e centinaia di consumatori.

2) Radioattività

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, il disastro di Chernobyl dell’86 e gli oltre 100 incidenti in 50 anni di storia non hanno impedito a governi e grandi multinazionali di percorrere la strada atomica. Il colosso del nucleare Areva, ad esempio, è riuscito a contaminare il Niger superando di 500 unità il limite di radioattività consentito per legge. Qui,  le strade trasudano uranio.

Scorie e scarti radioattivi sono la normale conseguenza di centrali nucleari, armi atomiche, lavorazioni mediche e industriali, laboratori di ricerca e impianti di fabbricazione del combustibile a ossidi misti (MOX).  Che siano ad alta, media o bassa attività tutti i rifiuti radioattivi sono potenziali contaminatori di acqua, aria e terra. L’avvelenamento da radiazione può portare a gravissimi danni genetici facilitando l’insorgenza di carcinomi e forme di leucemia infantile.

Il rischio di contaminazione, molto elevato nell’uomo, causa danni fisici irreversibili. Il problema maggiore resta il tempo di decadimento delle scorie. Alcuni rifiuti radioattivi necessitano di migliaia di anni per diventare inerti, continuando a minacciare flora e fauna locale per secoli.

Tra gli episodi più recenti e ancora irrisolti che coinvolgono l’atomo c’è il caso dello stadio olimpico di Londra, progettato per i giochi del 2012. Sembrerebbe che l’area scelta per il futuro parco olimpico sia un sito radioattivo. E mentre le autorità smentiscono, è stata avviata un’inchiesta parallela e indipendente per dissipare ogni dubbio e garantire sicurezza e tranquillità a operai e cittadini della zona.

3) Inquinamento urbano

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità i morti per inquinamento atmosferico raggiungono la cifra annua dei 2.4 milioni. Metropoli densamente popolate come Los Angeles, Mumbai, Cairo, Beijing e Hong Kong hanno la peggiore qualità dell’aria, inquinamento che ha come diretta conseguenza l’allarmante aumento di casi di asma e decessi dovuti a malattie polmonari.

Bastano sette giorni di esposizione alle polveri sottili per sconvolgere il DNA umano. L’aumento del rischio di ictus e infarti è legato al fenomeno dell’inquinamento urbano, le polveri sottili, infatti, hanno conseguenze devastanti sulla genetica e respirare PM10 può avere effetti che vanno dalle più banali allergie al rischio di trombosi.

Il caso più allarmante di inquinamento atmosferico risale al 1952 quando, a Londra morirono 8.000 persone in pochi mesi per la catastrofe ambientale che fu battezzata Grande Smog. Quattro giorni di nebbia densa e maleodorante causata dagli elevatissimi consumi di carbone da parte dei londinesi, che avvolse la città provocando quasi 20.000 vittime tra decessi e malattie.

A 58 anni di distanza, l’inquinamento urbano si manifesta in tutta la sua gravità in Cina. Sono molte le città nel Pese del Dragone che hanno riscontrato un aumento dei livelli di smog. A Hong Kong i livelli registrati sono da record, costringendo le autorità a proibire qualsiasi attività all’aria aperta.

4) Avvelenamento da mercurio

Il mercurio è un metallo pesante altamente tossico che viene spesso impiegato in diverse attività antropiche come centrali a carbone, miniere, lavorazioni industriali e agricole, produzione di cemento, ferro e acciaio.

Una volta immesso nell’ambiente, il mercurio si accumula nel suolo, nell’acqua e in atmosfera contaminando habitat e specie animali. I casi più diffusi di avvelenamento da mercurio si riscontrano nella catena alimentare marina, non ultimo quello delle sogliole tossiche nel Tirreno denunciato da Greenpeace.

Il consumo di pesce rappresenta la più significativa fonte di contaminazione da mercurio negli  esseri umani. Alcuni effetti dell’avvelenamento includono handicap neurologici, malattie ai reni, perdita di capelli, denti e unghie, e un’estrema debolezza muscolare. (Foto: Greenpeace)

5) Gas serra

Vapore acqueo, anidride carbonica, ozono e metano sono i gas serra più comuni in atmosfera. Tra questi, la CO2 è sicuramente la più dibattuta, madre del surriscaldamento globale denunciato con forza da Al Gore, l’anidride carbonica ha raggiunto livelli elevatissimi con l’incremento delle attività antropiche.

Gli effetti prodotti dall’aumento di CO2 vanno dall’acidificazione, monitorata recentemente nell’Artico con la missione Arctic Under Pressure di Greenpeace, alla perdita di biodiversità per arrivare alla minaccia dell’innalzamento del livello del mare, conseguenza diretta dello scioglimento dei ghiacciai.

Gli effetti sull’uomo? la prospettiva di veder ridotte all’osso le riserve idriche a disposizione a causa del cambiamento climatico che sta aumentando l’estensione delle aree desertiche del pianeta costringendo intere popolazioni a migrare in cerca di luoghi più accoglienti.

6) Inquinamento farmacologico

Sono milioni le dosi di medicinali che ogni anno vengono prescritte nel mondo, senza contare gli antibiotici somministrati ai capi di bestiame dall’industria zootecnica. L’inquinamento da farmaci è diventato un problema internazionale, colpisce le riserve idriche del Pianeta favorendo lo sviluppo di batteri immuni agli antibiotici e mette seriamente a rischio la salute umana.

Fiumi e laghi, in particolare d’Europa, si arricchiscono di principi farmacologicamente attivi, dalle penicilline ai farmaci cardiovascolari, dagli anticolesterolici agli antidepressivi e così via. Bovini, ovini e altre specie d’allevamento intensivo vengono letteralmente imbottiti di sostanze farmacologiche per accelerarne la crescita e la resistenza a virus e batteri, finendo poi sulle nostre tavole.

Particolarmente rischiosa per l’uomo la presenza di sostanze farmacologiche mescolate tra loro nelle acque. Concentrazioni elevate di questi ‘farma-cocktail’ possono avere effetti tossici sulla proliferazione cellulare.

La soluzione? sembra arrivare dalla Svezia dove è stato predisposto un modello di classificazione ecotossicologica dei farmaci. Azione terapeutica e valutazione dei rischi ambientali legati all’utilizzo vengono presentati parallelamente, dando la possibilità al medico di prescrivere la medicina più green. Sicuramente la soluzione più ovvia resta quella di ridurre il consumo.

7) Plastica

La Great Pacific Garbage Patch, l’enorme isola di plastica nell’Oceano Pacifico, 3.5 milioni di tonnellate, ha una copia gemella nell’Oceano Atlantico. Pensate che le due “sorelline”  sommate raggiungo le dimensioni dell’Europa.

Un continente galleggiante di PVC, bisfenolo A e altre sostanze tossiche e cancerogene che non sparirà prima di centinaia di migliaia di anni. E questo è solo l’aspetto più evidente dell’intera questione.

Le componenti tossiche della plastica possono interferire con importanti processi biologici umani che sono alla base dello sviluppo e della riproduzione, alterano le funzionalità endocrine, favoriscono patologie come il diabete e sono legate all’insorgenza di numerose malattie cardiovascolari.

Il fenomeno delle Great Garbage Patch è solo la punta dell’iceberg, problema denunciato recentemente dall’incredibile traversata oceanica di David de Rothschild a bordo del catamarano Plastiki, imbarcazione realizzata dal recupero di 12.500 bottiglie di plastica.

8) Acque reflue contaminate

Il fenomeno colpisce principalmente le popolazioni dei paesi in via di sviluppo dove gli impianti di depurazione delle acque sono inefficaci o totalmente assenti. In America Latina, per esempio, solo il 15% delle acque reflue viene trattato, mentre nell’Africa sub sahariana la percentuale è pari allo zero.

Le acque di scolo non depurate sono una delle principali cause di malattie per intere comunità locali. Tifo, colera, dissenteria, gastroenteriti e malaria causano ogni anno 5 milioni di morti. Quasi metà della popolazione africana non ha accesso all’acqua potabile mentre in SudAmerica  il 60% dei soggetti più indigenti si concentra proprio in quelle zone dove l’acqua è inquinata.

L’acqua contaminata raggiunge le falde acquifere aumentando il rischio per la salute. Bromodiclorometano, tetracloroetilene e poi ancora metalli pesanti come piombo, mercurio e cadmio si accumulano nell’organismo con un’azione tossica anche a basse concentrazioni. (Foto: Daniel Berehulak)

9) Avvelenamento da piombo

Detto anche saturnismo, l’avvelenamento da piombo può avvenire per via cutanea, inalazione o ingestione. Altamente tossico, il piombo è nocivo per la maggior parte degli organi, inclusi cuore, reni, sistema nervoso, apparato riproduttivo, ossa e intestino.

Uno studio dell’Harvard School of Public Health in collaborazione con la University of Michigan School of Public Health, ha dimostrato che gli individui esposti all’inquinamento da piombo hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari. Il piombo, infatti, tende ad accumularsi nelle ossa per poi colpire il cuore dopo anni dalla prima esposizione all’agente tossico.

Piombo metallico e ossido di piombo vengono impiegati nella costruzione di accumulatori elettrici, mentre altri importanti usi si hanno nell’industria chimica, elettrica, nell’edilizia ed è anche un componente di molte leghe a basso punto di fusione usate nei sistemi antincendio.  Per le sue proprietà stabilizzanti, garanzia di asciugatura rapida e tenuta, il piombo è stato mescolato nelle comuni vernici fino alla fine degli anni ’70.

Oggi la situazione è cambiata ma il rischio, in particolare per chi lavora a diretto contatto con questo metallo pesante quasi ogni giorno, rimane. Pensate, ad esempio, agli impianti industriali dove vengono prodotte batterie piombo-acido. (Foto: National Institute for Occupational Safety and Health)

10) Inquinamento agricolo

, composti chimici e concimi non trattati rientrano fra le peggiori calamità per l’ambiente. Essendo idrosolubili, queste sostanze penetrano in profondità nel terreno raggiungendo falde e acque sotterranee per poi contaminare il rifornimento idrico di paesi e città.

Non solo, lo scarico di fertilizzanti chimici in fiumi, laghi e mari causa il fenomeno dell’eutrofizzazione ovvero, un abnorme proliferazione di biomassa vegetale, alghe soprattutto, che vanno a eliminare tutto l’ossigeno a disposizione creando “zone morte”.

Numerose ricerche olandesi sulla contaminazione da agricoltura non sostenibile, attestano che più della metà delle terre agricole in Europa supera il limite di contaminazione stabilito dall’Unione europea.

L’Italia è uno dei paesi che impiega più pesticidi, arrivando a 175.000 tonnellate ovvero 3 Kg per abitante.  Ironia della sorte, solo una piccolissima parte di queste sostanze raggiunge il bersaglio, tutto il resto va a colpire l’ambiente e gli individui, primi fra tutti gli operatori di settore.

L’uso dei pesticidi in agricoltura danneggia solo lo 0.1% della popolazione di piante infestanti e parassiti che, per rispondere alla minaccia stanno sviluppando sistemi sempre più resistenti agli agenti tossici. Aumenta, invece, la percentuale di individui che si ammalano a causa delle sostanze velenose ingerite con frutta e verdura coltivata a suon di fertilizzanti chimici e pesticidi.

Serena Bianchi

Fonte: Green me

Goletta dei Laghi 2010

Wednesday, August 11th, 2010

Legambiente presenta il bilancio finale dei prelievi in 11 bacini italiani. La maglia nera va a quelli lombardi di Como e Iseo, brutte sorprese anche per quello di Garda e il Maggiore. Meglio i laziali. Il più pulito è il Trasimeno di MONICA RUBINO

Non se la passano bene i laghi italiani: depuratori insufficienti, reti fognarie non ancora completate e scarichi abusivi causano lungo molti tratti di costa alti livelli di inquinamento che allontanano potenziali turisti e bagnanti. La fotografia è della Goletta dei laghi di Legambiente 2010, la campagna di monitoraggio scientifico sullo stato di salute dei laghi italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).

Dal 3 luglio al 4 agosto gli ambientalisti hanno effettuato 33 prelievi in 11 laghi di sei regioni e li hanno sottoposti ad analisi di tipo microbiologico e chimico-fisico. Ben 46 su 58 i campioni risultati fortemente inquinati, cioè con concentrazione di batteri fecali pari almeno al doppio del limite di legge, mentre sono 38 le foci di fiumi e torrenti risultate fuori legge, a conferma che i problemi dei laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra.

LA TABELLA 1

I più compromessi risultano i laghi lombardi, in particolare quello di Como e quello di Iseo, che si aggiudicano la maglia nera. Ma anche i prelievi nel più grande bacino italiano, il Garda, hanno evidenziato concentrazioni inaspettate di coliformi fecali e streptococchi superiori al limite di legge, con ben 17 punti risultati inquinati. Dei dieci tratti critici sulla sponda lombarda, sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Tignale, Toscolano Maderno, Salò, Moniga del Garda, due punti a Desenzano del Garda e due a Sirmione, preoccupanti anche i risultati di Tremosine e Limone del Garda. In Veneto sono sei le aree critiche: inavvicinabili i campioni di Bardolino, Peschiera del Garda, Lazise e due punti prelevati a Castelnuovo del Garda; inquinato il campione del comune di Garda. In Trentino, invece, meglio non fare il bagno a Torbole.

Meno disperata la situazione nel Lazio, dove sono state rilevate minori criticità. L’unico specchio d’acqua a superare l’esame a pieni voti è il Trasimeno, in Umbria.

L’inquinamento dei laghi italiani, secondo Legambiente, è anche una conseguenza dell’entrata in vigore della nuova legge sulla balneazione, con criteri molto più permissivi rispetto alla precedente normativa del 1982, che ha fatto perdere all’Italia il primato europeo sul sistema di monitoraggio delle acque detenuto fino ad ora. “L’inquinamento da scarichi fognari non depurati nei laghi italiani rappresenta ormai una cronica emergenza nazionale - commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - non c’è più tempo da perdere: il nostro Paese è in procedura d’infrazione europea per il mancato trattamento delle acque reflue che interessa il 30% dei cittadini, pari a ben 18 milioni di italiani. Il governo attivi una task force con le amministrazioni locali per sanare in tempi brevi questa ferita, anche per evitare le multe salate che pagherebbero gli italiani senza alcuna speranza di condono”.

Marea Nera. Granchi blu colpiti, a rischio catena alimentare

Tuesday, August 10th, 2010

I crostacei indicatori principali dei danni all’ambiente

New York, 9 ago. (Apcom) - Per capire l’impatto sull’ambiente dell’enorme perdita di petrolio nel Golfo del Messico, cominciata quattro mesi fa, i ricercatori stanno analizzando anche i granchi blu, una specie che vive nelle acque del golfo. Secondo gli scienziati, questi crostacei, particolarmente sensibili a sostanze inquinanti disperse nell’oceano, sarebbero gli indicatori principali della salute del mondo sottomarino. Alcune settimane fa, i ricercatori hanno trovato macchie d’olio nelle larve di granchio sulla costa del Golfo. La scorsa settimana il governo ha dichiarato che i tre quarti del petrolio fuoriuscito sono stati rimossi si sono dispersi naturalmente nell’acqua. Ma la scoperta di macchie di petrolio nelle larve di granchio è segno che il greggio si è già infiltrato nella vasta rete alimentare del Golfo, e potrebbe danneggiare l’ecosistema negli anni a venire. “Questa situazione fa pensare che l’olio abbia già raggiunto una posizione tale da poter iniziare a muoversi lungo la catena alimentare, e non solo quella marina”, ha dichiarato Bob Thomas, biologo alla Loyola University di New Orleans. “Qualche animale probabilmente mangerà quelle larve piene d’olio che si trovano sulle coste … poi quell’animale sarà mangiato da qualcosa di più grande e così via”. I granchi potrebbero riuscire a sopravvivere, ma secondo i biologi, animali come delfini e tonni potrebbero ingerire delle dosi di petrolio per loro fatali. Gli scienziati si concentrano particolarmente sui granchi perchè sono una specie che svolge un ruolo cruciale nella catena alimentare, sia come predatore che come preda. Nelle regioni del Golfo e della costa atlantica sono molte le grandi imprese di pesca di granchi, solo in Louisiana ne vengono raccolti oltre 33 milioni generando un mercato da circa 300 milioni di dollari. Ovvie le preoccupazioni dei pescatori, che non sanno quanto questo problema possa incidere sul lavoro dei prossimi anni.

Fonte: La Stampa

106 giorni per tappare la falla Cronostoria del disastro nero

Friday, August 6th, 2010

Finita l’emergenza nel Golfo del Messico. Ecco, giorno per giorno, le tappe di un disastro i cui effetti si sentiranno per anni

WASHINGTON - L’operazione Static Kill mette fine all’emergenza nel Golfo del Messico, almeno per quanto riguarda i rischi di una nuova fuga di petrolio. Queste le date principali della vicenda.

- 20 APRILE 2010: Esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon, della società svizzera Transocean ma gestita dalla britannica BP. Undici i morti. La piattaforma è collocata a una settantina di chilometri dalle coste della Louisiana ed estrae petrolio dal pozzo Macondo, che si trova a 1.500 metri di profondità. Il pozzo raggiunge una profondità di 4 mila metri.

- 22 APRILE: Affonda la piattaforma, il petrolio esce a fiotti.

- 29 APRILE: Il presidente Usa, Barack Obama, impegna “ogni singola risorsa disponibilè;’, comprese le forze armate, per contenere la marea e dice che Bp è responsabile del disastro.

- 30 APRILE: L’ad di Bp, Tony Hauward, riconosce la “piena responsabilita” della società. Bp comunica che le perdite sono contenute tra i 1.000 e i 5.000 barili al giorno.

- 2 MAGGIO: Obama visita le zone colpite. Gli Usa vietano la pesca e la navigazione turistica in buona parte del Golfo.

- 7 MAGGIO: Fallisce primo tentativo di mettere il ‘tappo’.

- 19 MAGGIO: Marea nera arriva sulle coste della Louisiana.

- 29 MAGGIO: Fallisce secondo tentativo di mettere il tappo.

- 1 GIUGNO: Il Dipartimento di Giustizia Usa apre un’ inchiesta criminale sull’incidente.

- 10 GIUGNO: Il primo ministro britannico, David Cameron, per la prima volta dichiara che il governo è pronto ad aiutare Bp.

- 16 GIUGNO: Accordo tra Bp e Casa Bianca per l’istituzione di un fondo da 20 miliardi di dollari per pagare i danni.

- 17 GIUGNO: Hayward attaccato e criticato al Congresso Usa.

- 20 GIUGNO: Compaiono i primi documenti interni di Bp in cui si parla di perdite potenziali di 100 mila barili al giorno.

- 15 LUGLIO: Fermata per la prima volta la perdita. Sul pozzo viene messo un “tappo” di alcune tonnellate.

- 19 LUGLIO: Bp comunica perdite di 3,95 miliardi di dollari.

- 27 LUGLIO: Bp nomina l’americano Bob Dudley nuovo amministratore delegato, precisando che Hayward resta in carica fino all’1 ottobre.

- 2 AGOSTO: Bp e Usa comunicano ufficialmente che i barili di petrolio persi in mare sono stati quasi 5 milioni.

- 3 AGOSTO: Comincia operazione ’static kill’ per la chiusura definitiva del pozzo con iniezioni di fango.

- 4 AGOSTO: La Bp annuncia: l’operazione “Static Kill”, finalizzata a ‘tappare’ il pozzo di petrolio che ha originato la marea nera nel golfo del messico, ha raggiunto “l’obiettivo perseguito”.

Sardegna al cianuro

Tuesday, August 3rd, 2010

Prima di lanciarsi in politica il governatore sardo Cappellacci è stato presidente di una società mineraria. Che ha cercato l’oro a Furtei triturando le rocce con aggressivi chimici. Poi è fallita senza bonificare i terreni. E ora si rischia il disastro ecologico

L’oro di Cappellacci e il grano di Cappelli: l’industria che uccide e l’agricoltura che rinasce.
A Furtei, 45 chilometri a nord di Cagliari, c’è una gigantesca bomba ecologica che dovrebbe preoccupare Ugo Cappellacci più degli scandali giudiziari.

Poco prima di lanciarsi in politica l’attuale governatore è stato presidente, dal novembre 2001 al luglio 2003, della Sardinia Gold Mining. Finanziata dalla Regione con il 10 per cento del capitale, la società controllata da azionisti australiani aveva ottenuto negli anni ‘90 il permesso di estrarre l’oro bucando queste colline. La miniera di Santu Miali era in piena attività mentre Cappellacci guidava il cda: l’oro si ricavava triturando le rocce e scomponendole con bagni di aggressivi chimici. La corsa all’oro però è finita malissimo. Il 5 marzo 2009, dopo anni di crisi, la società è fallita. E la bonifica dei terreni è rimasta inattuata.

Nel bacino si è creato un lago di scorie velenose: cianuro, arsenico, mercurio, piombo. A sorvegliarle è un gruppo di ex operai che ogni giorno mettono in moto le pompe per sollevare l’acqua inquinata fino alla vasca di raccolta. In caso di alluvione o incidente (allarmi già scattati più volte), i veleni si rovescerebbero dai torrenti per centinaia di ettari di campagne. L’agenzia regionale per l’ambiente ha confermato il disastro, ma non pubblica i dati. E a pagare la bonifica sarà proprio la Regione di Cappellacci, che ha già anticipato 250 mila euro solo per tamponare l’emergenza.

Ora sulle stesse colline è in corso un miracolo agricolo: il grano duro intitolato a un politico d’altri tempi, il senatore Cappelli, sta arricchendo (40 euro al quintale) centinaia di contadini. Abbandonato dall’agro-industria perché cresceva fino a due metri, è saporitissimo, non ha bisogni di pesticidi, non provoca allergie ed è ricco di vitamine. Un tesoro naturale più prezioso dell’oro

Fonte: L’Espresso .

Il giorno di Static Kill In mare 5 milioni di barili

Tuesday, August 3rd, 2010

Nel suo ultimo tentativo di tappare il pozzo Macondo, la multinazionale inietterà fango e cemento nella falla per dirottare il greggio in un bacino a 4mila metri di profondità. Intanto si aggiornano le cifre del disastro: nelle acque del Golfo del Messico 780 milioni di litri di petrolio, ne sono stati recuperati circa 800mila barili, corrispondenti a 127 milioni di litri

WASHINGTON - Nel Golfo del Messico è il giorno di Static Kill, operazione di ingegneria messa a punto da Bp per chiudere finalmente la falla apertasi nel pozzo Macondo a più di tre mesi dal disastro della piattaforma Deepwater Horizon. Sarà l’ultimo tentativo della multinazionale inglese degli idrocarburi di porre rimedio al grande disastro ambientale, su cui iniziano a farsi seriamente i conti.

Secondo stime diffuse dalle autorità americane in accordo con Bp, dal 20 aprile, giorno dell’incidente, il pozzo ha riversato in mare 4,9 milioni i barili di petrolio, che corrispondono grosso modo a 780 milioni di litri. Di questi, ne sono stati recuperati circa 800mila barili, corrispondenti a 127 milioni di litri, il resto è andato disperso nelle acque del Golfo o è stato “sciolto” dagli oltre 7 milioni di litri di solventi rovesciati sulla gigantesca macchia nera nei primi giorni dell’emergenza.

Anche sui solventi è polemica. Secondo gli ambientalisti hanno causato più danni che benefici, convinzione contestata dall’Epa, l’agenzia per l’ambiente degli Stati Uniti, secondo cui i solventi non sono più tossici dello stesso greggio. Dibattito in cui si inserisce una sottocommissione Ambiente della Camera dei rappresentanti, per dire che la quantità di agenti chimici usata per sciogliere il petrolio nel Golfo del Messico è di molto superiore ai 7 milioni di litri dichiarati. “Tutte le cifre devono essere rimesse in questione”, ha detto il suo presidente, Edward Markey.

All’operazione Static Kill il compito di tracciare una riga sotto il saldo dei barili e spostare l’attenzione sul futuro, in termini di ambiente ma anche di economia, del Golfo del Messico. L’idea elaborata dagli ingegneri di Bp è di iniettare nel pozzo una mistura di fango e cemento, in modo da dirottare il petrolio in un bacino sotterraneo situato a 4mila metri di profondità, dove la pressione degli idrocarburi potrebbe trovare finalmente uno sfogo. 

L’implementazione di Static Kill dovrebbe partire nella giornata di oggi, iniziata con l’annuncio di un ritardo per cause tecniche di un test cruciale per il via all’operazione. In un breve comunicato, Bp ha spiegato che “durante gli ultimi preparativi per iniziare le prove di iniezione (di fango nel pozzo) è stata scoperta una piccola perdita idraulica” in uno dei sistemi di controllo. La multinazionale britannica prevede comunque di riuscire a realizzare i test oggi, quando la perdita sarà riparata.

Thad Allen, l’ammiraglio in pensione che guida la squadra predisposta dell’amministrazione Usa per far fronte all’emergenza nel Golfo del Messico, ha spiegato che i test dureranno circa quattro ore e, a seconda dei risultati, si darà il via poi Static Kill. Una volta iniziata, l’operazione dovrebbe durare dalle 33 alle 61 ore.

Fonte: La Repubblica

Inquinamento della falda, sequestrata l’area ex Montedison a Santa Giulia

Wednesday, July 21st, 2010

La Guardia di finanza di Milano martedì mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell’area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l’area - che attualmente rifornisce di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia - sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l’ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d’inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

INDAGATI GROSSI E ZUNINO - Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell’area di Montecity Santa Giulia, per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l’imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi). Nella presente inchiesta tra gli indagati ci sono appunto Giuseppe Grossi e l’immobiliarista Luigi Zunino. Insieme a loro, figurano nel registro degli indagati altri imprenditori attivi nel settore del «movimento terra» ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell’indagine condotta dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, ex amministratore gruppo Santa Giulia, Davide Albertini Petrone, direttore generale di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile e ex ad Lucchini Artoni, Bruno Marini e Alessandro Viol della Edilbianchi, la società specializzata nelle attività di movimento terra, e Claudio Tedesi, titolare di una società specializzata nelle bonifiche e direttore dell’Asm di Pavia.

 
 

 

VICINO ALLA SCUOLA - A quanto si è appreso, il presunto inquinamento riguarda due falde acquifere, una a 7 e una a 30 metri di profondità, dove sono state trovate sostanze pericolose come cloruro di vinile. Secondo le indagini l’area del parco Trapezio, nei pressi del quale sorge una scuola, è costituita da terreni di cui non si conosce la provenienza e di rifiuti allo stato non identificati. L’Arpa, che ha fatto un lavoro definito «immenso» e dettagliato, ha scoperto nell’area una «falda sospesa» (a soli 6/7 metri di profondità e ritenuta quindi superficiale) che nel corso della bonifica era stata monitorata solo una volta e poi «dimenticata». Tale falda, dalle analisi effettuate, è risultata inquinata in modo grave. In base agli accertamenti anche la falda di secondo livello, che si trova a una profondità di 30 metri e alla quale attinge l’acquedotto, è risultata inquinata, anche se non a livello così alto come quella sospesa. Tra le sostanze nocive rinvenute nelle acque ci sono solventi, cloruro di vinile, tricloro metano e tricloro etilene. Rilevati anche il cromo esavalente e il cadmio, «sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati», come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip Fabrizio D’Arcangelo.

LE PRESE DELL’ACQUA POTABILE - «Per quanto riguarda la prima falda sono presenti le opere di captazione facenti capo a 2 centrali dell’acquedotto di Milano, denominate centrale Ovidio e centrale Linate, che attualmente riforniscono di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia», si legge nel decreto di sequestro preventivo. Si tratta di un’annotazione dell’Arpa. La prima falda, situata fino a una profondità di 35-40 metri, conterrebbe, secondo i monitoraggi dell’Arpa, «un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene (ndr, fino a 20 volte sopra il limite di legge) e di triclorometano (ndr, di poco oltre il limite di legge), tutte sostanze cancerogene».

LE SCORIE SEPOLTE - Dagli accertamenti è emerso inoltre che su alcuni terreni dell’area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state «riportate», senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti. L’area Santa Giulia ha un’estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell’acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall’immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al «progetto Montecity» firmato anche dall’architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d’inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all’esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti.

RISANAMENTO CEDE IN BORSA - Il titolo della società immobiliare Risanamento di Luigi Zunino, ormai controllata dalle banche che la scorsa estate ne hanno ristrutturato il debito e condotto in porto il salvataggio, perde il 7,81% a 0,34 euro dopo la notizia del sequestro. Il sequestro preventivo prevede di norma il blocco dell’area «fermata» e la nomina di un custode giudiziale che dovrà valutare le attività ordinarie da compiersi all’interno della zona sequestrata. Il gruppo Risanamento «si riserva di procedere a ogni necessaria valutazione in merito» al decreto di sequestro preventivo, si legge in una nota della società, che aggiunge che il 22 luglio si terrà un Consiglio di amministrazione.

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Marea nera, l’acqua del Golfo ‘esplode’

Tuesday, July 20th, 2010

 Un’altra fuoriuscita di petrolio sarebbe iniziata nell’area del pozzo sul fondo dell’oceano nel golfo del messico che era stato appena tappato: il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata la scorsa settimana dai tecnici della Bp. Lo hanno detto, con grande allarme, le stesse autorità statunitensi che ora chiedono all’azienda britannica di tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato. In serata il governo ha diffuso una lettera del responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre “anomalie” di natura sconosciuta.

La Bp ha installato la scorsa settimana un’enorme campana sull’orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo. Da giovedì l’azienda sta realizzando anche i test di pressione per verificare se il pozzo sia in buono stato. Allen ha fatto notare che i livelli di pressione sono inferiori al previsto e ha esortato a capire i motivi. Le cause, ha spiegato, potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura. Il timore del governo Usa è che il tappo possa spingere il petrolio a defluire da altri punti se la struttura del pozzo è fragile.

Fonte: La Repubblica

Marea nera, il tappo regge

Monday, July 19th, 2010

La Bp decide di continuare il test. La pressione è minore del previsto: forse solo una perdita di forza

Possibile una fuoriuscita di petrolio sul fondo del mare ai lati del pozzo

Marea nera, il tappo regge
Ma rimane «in prova»

La Bp decide di continuare il test. La pressione è minore del previsto: forse solo una perdita di forza

 

NEW ORLEANS - Sono scadute le 48 ore del test che i tecnici della Bp avevano annunciato per osservare la tenuta del tappo che finalmente giovedì sera erano riusciti a mettere sul pozzo a 1.500 metri di profondità nel Golfo del Messico e interrompere la fuoriscita di petrolio iniziata lo scorso 20 aprile. L’unica notizia che è trapelata è che il test proseguirà oltre il tempo previsto. «Procederemo per altre 24 ore con testi ogni sei ore e quando ci saranno novità le comunicheremo», ha spiegato il portavoce del colosso petrolifero Mark Salt. 

 
 

 

PRESSIONE - Il vice presidente della Bp, Kent Wells, in precedenza av eva detto che la pressione all’interno del pozzo era inferiore alle aspettative. Una notizia che non è rassicurante in quanto fa temere che la pressione all’interno del giacimento abbia trovato nuovi sfoghi facendo uscire greggio direttamente da fessure sul fondo del mare. «Più il test sarà lungo, più sarà affidabile», aveva dichiarato Wells. La decisione finale, ha fatto sapere il vice direttore della Bp, sarà presa da Thad Allen, plenipotenziario nominato da Obama per l’emergenza marea nera. Wells aveva però detto che i sensori non hanno dato evidenze di uscite di petrolio sul fondo del mare ai lati del pozzo

DATI - Dopo 41 ore dalla chiusura del pozzo, la pressione all’interno delle valvole di tenuta aveva raggiunto le 6.745 libbre per pollice quadro (ossia 474 kg al centimetro quadro) e continuava ad aumentare di 0,14 kg/cmq all’ora (2 libbre per pollice quadro), contro un aumento di 0,14-0,70 kg/cmq registrato venerdì. Si è comunque ben lontani dal limite di 7.500 libbre al pollice quadro (527 kg/cmq) che i tecnici considerano di sicurezza per essere certi che non ci siano fughe dal fondo marino. Secondo Allen c’è un’altra possibile spiegazione per la pressione inferiore alla aspettative: il giacimento potrebbe aver perso pressione dopo tre mesi di fuoriuscita incontrollato di petrolio

Fonte: Corriere della Sera

 

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