Archive for the ‘Inquinamento’ Category

Lo stop ai sacchetti di plastica slitta di un anno

Friday, June 26th, 2009

er l’atteso addio alle buste di plastica, fissato per il primo gennaio 2010, ci vorrà un po’ di pazienza, visto che è stato prorogato al primo gennaio 2011. Dodici mesi in più per far scattare il divieto di commercializzazione «di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci», cioè i sacchetti di plastica. È quanto prevede la bozza del decreto milleproroghe che arriverà venerdì in consiglio dei ministri.

NORMA NELLA FINANZIARIA 2007 - La norma era inserita nella Finanziaria 2007 e mirava a «giungere al definitivo divieto, a decorrere dal primo gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci che non rispondano entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario».

Fonte : Corriere della Sera

Polveri sottili, più dannose d’estate che d’inverno

Monday, June 22nd, 2009

Uno studio dimostra che l’inquinamento è più pericoloso col caldo. Per Legambiente occorrono politiche che non cambiano ogni momento

 

di Ovidio Diamanti
sabato 20 giugno 2009 20:42

 

In inverno le polveri sottili sono più elevate rispetto alla stagione estiva, ma col caldo diventano più dannose. E’ quanto emerso da uno studio del progetto Tosca realizzato dall’Università Milano Bicocca e dalla Fondazione Cariplo. Nonostante i riscaldamenti spenti e la riduzione delle auto, durante l’estate aumentano la particelle tossiche come i mineral dust, legati alle polveri del suolo, e quelle di spore e batteri che prolificano con temperature elevate. In inverno normalmente c’è a Milano una media invernale di 73,4 microgrammi su metro cubo, mentre in estate la concentrazione di Pm10 diminuisce al 31,3%. LO studio della Bicocca ha misurato le polveri alla Torre Sarca, tra Milano e Sesto San Giovanni, e quelle individuali grazie a una centralina mobile di rilevamento. “Le esposizioni più nocive sono state rilevate alla guida dell´auto, soprattutto se si viaggia con finestrini aperti, e in casa, quando ci sono fornelli a gas accesi” spiega Paolo Carrer del dipartimento di Medicina del Lavoro della Statale. Inoltre, secondo Giancarlo Cesana, del dipartimento di Medicina clinica della Bicocca precisa: Non c´è differenza fra centro e periferia, quando il Pm10 supera i limiti prescritti, il numero dei ricoveri per patologie cardiovascolari e delle prescrizioni di farmaci aumenta.
Per Legambiente Lombardia non è che una conferma di quanto gli studiosi dicono da anni. Per Andrea Poggio di Legambiente: “l´inquinamento estivo è meno frequente ma più dannoso di quello invernale: però, se Comune e Regione non fanno una seria programmazione in inverno, cosa possiamo aspettarci d´estate? L´ultima domenica ecologica non la ricordo più, in tutta Europa a settembre c´è la settimana della mobilità sostenibile: noi ci limitiamo all’ottimo Salone della bicicletta”. D’altronde, continua Poggio, “in tutta Europa le zone sul modello Ecopass - quindi con divieti di ingresso o pedaggi - sono un centinaio, si estendono continuamente e prevedono regole rigide: a Londra un camion senza filtri antiparticolato paga, per entrare, 200 sterline al giorno. È normale che tutti corrano a comprarsi i filtri. Qui da noi le politiche cambiano ogni momento: diamo le multe, però poi ci ripensiamo, annunciamo che estenderemo i divieti, poi tutto si ferma per mesi, pensiamo alle nuove linee del metrò e poi non le costruiamo, si continua a investire nelle autostrade e non nelle ferrovie”.

L’intervista a Poggio da La Repubblica del 20.06.09

Il comunicato di Adnkronos

Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=11636

Po inquinato, i pesci cambiano sesso

Saturday, May 30th, 2009

Le acque del Po presentano livelli molto elevati di interferenti endocrini che attraverso la catena alimentare, vengono assimilati dai pesci. Questa esposizione si ripercuote sull’apparato riproduttivo e provoca l’intersessualità: un’alterazione che mette a rischio la sopravvivenza della specie”. Lo studio, pubblicato qualche mese fa, è stato presentato da Luigi Viganò dell’Istituto Ricerca sulle Acque del Cnr a ‘Sicura’, Convention sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizione che si tiene a Modena. 

“L’alterazione riscontrata più frequentemente - chiarisce Viganò - è la femminilizzazione: ossia esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario”. Gli interferenti endocrini (IE), sostanze esogene di origine naturale e sintetica, comprendono oltre ai farmaci, fitoestrogeni ed estrogeni. Vengono utilizzati nella detergenza industriale e nel diserbo in agricoltura, oltre che nella produzione di vernici, plastiche e cosmetici. Gli interferenti sono inoltre presenti nei composti antiaderenti di molti contenitori alimentari, nei ritardanti di fiamma, nei tessuti sintetici e nelle plastiche di computer, televisori e autoveicoli.

 

Il problema non è solo italiano, poichè la presenza di IE si riscontra nelle acque del Po come in quelle del Mississippi; nei fiumi spagnoli come in quelli danesi, tedeschi e olandesi. Recenti studi sull’alterazione del sistema endocrino umano da parte degli IE, hanno dimostrato che l’esposizione è correlata all’insorgere di determinate patologie. “Nel lungo periodo - spiega Alberto Mantovani, direttore del reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità - la contaminazione tramite la dieta e il bioaccumulo ha aumentato il rischio di disfunzioni organiche, ghiandolari e addirittura di interi sistemi, quali quello riproduttivo, nervoso ed immunitario”. I principali effetti nocivi di tali sostanze negli esseri umani sono i disturbi neurocomportamentali nei bambini e l’aumento del rischio di infertilità da adulti.

Fonte Agi

Legambiente, la classifica delle città più inquinate dallo smog

Thursday, April 23rd, 2009

Allerta Pm10 nelle città italiane: sono 27, sulle 79 monitorate da Legambiente, le città capoluogo che alla metà di aprile hanno già oltrepassato il limite di legge annuale di 35 giorni di superamento giornaliero dei livelli di polveri sottili.

È un bilancio di nuovo amaro quello dell’edizione 2009 di “PM10 ti tengo d’occhio”, la campagna di Legambiente che ogni anno raccoglie i dati sull’inquinamento atmosferico resi noti da Comuni, Province, Regioni e Arpa: una classifica delle città più inquinate dallo smog che Legambiente ha stilato in occasione dell’Earth Day per sollecitare le istituzioni italiane ad intervenire presto per migliorare la salubrità dell’aria in città e così tutelare la salute dei cittadini e migliorarne la qualità della vita.

Scorrendo la classifica di Legambiente, Torino e Frosinone hanno superato la soglia di legge rispettivamente ben 70 e 64 volte dall’inizio del 2009. Male anche Napoli (60 giorni), Milano e Alessandria (53), Lodi e Brescia (51) e Pavia (49): non offrono una qualità dell’aria migliore. Critica la situazione dell’area padana, che vede ben 7 città nei primi 10 posti della classifica dello smog cittadino e 16 tra le prime venti.

«Dopo l’avvio della procedura d’infrazione di gennaio scorso, verso la fine di marzo la Commissione europea ha di nuovo chiesto informazioni all’Italia in merito all’inquinamento atmosferico da polveri sottili, ma anche questo richiamo è andato a vuoto», ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: «Le amministrazioni locali e il governo continuano ad ignorare la necessità di attuare misure e politiche di contrasto serie, eppure il problema dello smog è ormai da molto tempo cronico per tante delle nostre città e i dati che raccogliamo lo confermano purtroppo in modo eclatante ogni anno».

Secondo Legambiente il 34% dei centri urbani monitorati ha già esaurito i 35 giorni di superamento del limite medio giornaliero previsto dalla legge in un anno: tra le grandi città Firenze è a quota 48, Venezia a 44, Bologna a 30, Roma a 29. In fondo alla classifica, tra i capoluoghi con l’aria più pulita, ci sono Ascoli Piceno (3 giorni di sforamento), Grosseto (3), Potenza (2), Reggio Calabria (2), Viterbo (2) e Salerno (0).

Per il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani «le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini sono gravissime e non possono continuare ad essere sottovalutate specialmente in alcune aree del Paese come quella padana dove la situazione risulta davvero preoccupante. Per questo cogliamo l’occasione dell’Earth Day per ribadire l’urgenza di azioni concrete e strutturali sulla mobilità urbana, penalizzando anche economicamente il traffico privato e promuovendo modalità sostenibili di trasporto di persone e merci. Nelle principali città proprio il trasporto stradale contribuisce al 70% delle emissioni di Pm10 ed è la fonte principale di inquinamento atmosferico. Non vorremmo infatti - conclude - che con l’arrivo della bella stagione, come ogni anno, i sindaci archivino il problema sino al prossimo autunno».

Fonte: La Stampa

Nelle città inquinate si vive meno

Tuesday, April 14th, 2009

Una riduzione dello «smog» allungherebbe la vita media di quattro anni nelle maggiori megalopoli

Un’aria più pulita nelle città può allungare la vita da alcuni mesi fino a sette anni, a seconda del centro urbano in cui si vive. Lo indica uno studio eseguito in 51 città americane, iniziato nel 1980 da esperti della Harvard Public School di Boston (Massachusetts). Durante il lasso di tempo considerato la vita media si è allungata di due anni e mezzo negli Stati Uniti, grazie soprattutto al miglioramento di dieta, stile di vita, cure mediche e aria più pulita. In particolare l’ultima voce, secondo gli autori dello studio, sarebbe responsabile di un incremento del 15 per cento di questa maggior durata, equivalente ad alcuni mesi. Ma il dato è riferito alle città americane, la cui aria è sì migliorata, ma non è paragonabile a quella di megalopoli come Città del Messico o Pechino. Se i calcoli fossero fatti su questi giganteschi agglomerati urbani l’allungamento dell vita media, a parità di miglioramento potrebbe raggiungere anche i 3-4 anni.

DIFFERENZE DA ZONA A ZONA - I danni arrecati alla salute dall’inquinamento delle città sono generati da diversi agenti, fra cui riscaldamento e scarichi dei veicoli mossi da motore a scoppio. A questo proposito, rilevazioni fatte proprio a Boston, hanno permesso di rilevare che l’inquinamento dell’aria era maggior fino a cinque volte in tratti di strada percorsi liberamente da camion spinti da diesel e automobili, rispetto a tratti vietati ai camion. E, sempre a Boston, l’inquinamento nelle zone in cui si concentrano gli arrivi e le partenze dei pendolari, può essere cento volte più alto rispetto ad altre zone della città.

FUMATORI NON FUMATORI - Va da sè che chi abita in prossimità di queste zone soffre un maggior rischio legato all’inalazione di microparticolati e altri agenti inquinanti, che possono scendere in profondità nei polmoni ed entrare nei vasi, mettendo la salute di queste persone in una condizione di rischio non dissimile da quella dei fumatori.

 

Fonte: Corriere della Sera

Ecco Puma, la Segway sbarca in città

Saturday, April 11th, 2009

La divisione Ricerca&Sviluppo della General Motors non si lascia intimorire dalla crisi e, mentre le sorti dell’azienda sono in bilico e prossime al fallimento, unendo le forze con la Segway, ha realizzato un nuovo veicolo elettrico dalle caratteristiche decisamente innovative.

Se fino a ieri, infatti, il Segway era noto per essere il mezzo di trasporto più snello e pratico per circolare su pontili, campi da golf , villaggi turistici o piccoli paesi, gli ingegneri di entrambe la case hanno pensato che l’oggi avrebbe dovuto assistere ad una sua evoluzione in senso metropolitano. Ecco dunque fare la sua comparsa per i vicoli di New York PUMA, acronimo di Personal Urban Mobility and Accessibility.

Cugino prossimo del Segway tradizionale, la nuova versione mantiene l’asse orizzontale su due ruote ma, al posto del solo conducente, ospita due passeggeri protetti dalle intemperie da un tettuccio e un parabrezza apribile, che funge da portiera.

Leggero (solo 136 kg di peso) e con zero emissioni, il veicolo è alimentato da una batteria agli ioni di litio e dotato di accelerazione, sterzo e sistema di frenatura elettrici, come pure di un sistema per la gestione energetica e un’interfaccia per la connettività.

Quanto alla velocità, Puma può ‘sfrecciare’ ad un’andatura massima di 56 km/h. Del prezzo non si sa ancora nulla ma dalle aziende fanno sapere che costerà un terzo di un’automobile. Speriamo che non prendano come punto di riferimento una Ferrari e attendiamo il 2012 per vedere i primi esemplari in vendita.
Fonte: I Tech

Un clic e sai cosa respiri

Friday, April 10th, 2009

Informazione diretta ed efficace in un linguaggio chiaro ed immediato per capire se la qualità dell’aria che stiamo respirando è sana. Con questo obiettivo nasce, su iniziativa della società Take Air srl, il nuovo sito www.lamiaaria.it, uno strumento gratuito unico in Europa per quanto riguarda la ricchezza e l’accessibilità ai dati sull’inquinamento atmosferico.

Punto di forza del nuovo servizio la previsione quotidiana sulla qualità dell’aria per cinque giorni per ognuno degli 8.100 Comuni d’Italia. Lo strumento vuole essere il trait d’union tra le organizzazioni istituzionali che si occupano del controllo atmosferico sul territorio e i cittadini, «traducendo» in termini di salubrità dell’aria la molteplicità di dati che riguardano le diverse sostanze inquinanti.

Il sito sarà presentato ufficialmente a Roma nel corso di una conferenza stampa in programma per il 16 aprile 2009 alle ore 11 presso l’Hotel Nazionale (Sala Cinema) in piazza Montecitorio 131 alla quale interverranno Anna Donati, direttore generale dell’Agenzia Campana per la Mobilità Sostenibile, Ennio La Malfa, presidente dell’associazione Accademia Kronos, Guido Moltedo, caporedattore Esteri del quotidiano Europa, Attilio Poli, presidente di Take Air srl, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Fabio Rosati, responsabile Tecnico di FareAmbiente - Movimento Ecologista Europeo. Modererà l’incontro Renato Nunziata della redazione di RAI GR Parlamento. «La nostra ambizione - spiega Attilio Poli presidente di Take Air srl - è di riuscire a soddisfare il diritto di tutti di conoscere cosa respiriamo, giorno per giorno. La sfida è abbattere le barriere tra i cittadini e l’informazione su un tema che influisce direttamente sulla vita di tutti noi: la qualità dell’aria che respiriamo».

Fonte : La Stampa

Riempirò il mondo di vetture elettriche

Thursday, April 9th, 2009

Better Place, l’idea di un giovane informatico israeliano
«Una rete planetaria di punti per la ricarica»

 «È una società di venture capital che vuol ridurre la dipendenza dal petrolio. L’obiettivo è creare un’infrastruttura per i veicoli elettrici in grado di offrire un sistema di mobilità individuale più pulito e sostenibile. Better Place abbatte le barriere che dividono la mobilità a benzina e diesel da quella elettrica, utilizzando una rete di punti di ricarica e di stazioni per il cambio delle batterie che diano all’automobilista un’autonomia molto ampia ad un costo inferiore».

 
 

Signor Agassi ci può spiegare che cos’è Better Place?

Un sistema di mobilità che aiuta anche l’ambiente
«L’obiettivo di Better Place, come ho detto, è eliminare la dipendenza dal petrolio, che significa abbattere circa tre miliardi di tonnellate di CO2 l’anno prodotte dai veicoli. In pratica vogliamo realizzare una rete di punti di ricarica e trasformare le stazioni di servizio in stazioni di sostituzione delle batterie per alimentare i veicoli elettrici con energia rinnovabile».

Quali sono i requisiti richiesti ad un’area geografica per poter creare una rete Better Place?
«Ci rivolgiamo ad aree geografiche con alta densità di popolazione e intenso traffico pendolare. Aree che idealmente possiamo considerare delle “isole”, relativamente al trasporto, come nel caso di Israele e delle Hawaii. Se l’area è piccola siamo in grado di completare la rete per l’auto elettrica sull’intero territorio. Se la superficie è più vasta, come in Australia e in California, cominciamo dalle aree urbane per poi espanderci».

Signor Agassi, pensa che la rete Better Place sia adatta anche all’ Italia?
«Va bene in qualsiasi Paese, con zone ad alto traffico pendolare, che voglia liberarsi dalla schiavitù del petrolio ed abbia un governo disposto a varare politiche e incentivi favorevoli allo sviluppo dell’auto elettrica».


«È l’infrastruttura che Better Place realizza in un Paese. La rete di ricarica per l’auto elettrica consiste in una serie di punti per la fornitura dell’energia e di stazioni di servizio in cui sostituire le batterie esaurite. Con una forma di abbonamento, simile a quella dei telefoni cellulari, il proprietario dell’auto elettrica può avere accesso ai punti di ricarica e alle stazioni di sostituzione. Si parcheggia l’auto accanto alla colonnina, si collega il cavo e la rete sincronizza automaticamente la vettura al sistema e ricarica la batteria. Se si ha bisogno di maggiore autonomia si entra in una stazione di ricambio dove un braccio automatico provvede ad estrarre le batterie esaurite e a sostituirle con altre fresche«.

 
 

Che cos’è, in sintesi, una rete di punti di ricarica e di stazioni per il cambio delle batterie?

Esiste già una rete Better Place?
«La prima stazione di carica è già operativa a Tel Aviv, in Israele».

Ci sono contatti con altri Paesi?
«A dicembre abbiamo iniziato a lavorare con il Ministero dell’Ambiente giapponese. La prima stazione di ricarica a Yokohama sarà operativa a fine aprile. Inoltre siamo in trattativa con altri 25 Paesi per lo sviluppo delle infrastrutture per il trasporto sostenibile».

Chi costruirà le auto elettriche?
«Per ora abbiamo siglato un accordo con il gruppo Renault-Nissan che costruirà le auto elettriche per Israele e Danimarca. Le infrastrutture per alimentare i veicoli elettrici nei due Paesi saranno pronte entro 2011».

Sono interessati anche altri costruttori?
«Per ora collaboriamo con il gruppo Renault-Nissan, ma il rapporto non è esclusivo. Siamo in contatto con tutti i maggiori costruttori».

Può descrivere com’è la vostra auto elettrica?
«Abbiamo già due prototipi in grado di soddisfare le esigenze di massima degli automobilisti. Il primo è una Renault Megane elettrica. L’altro, la Better Place Nissan Rogue, derivata da una sport utility venduta California. I progressi tecnologici, in particolare quelli delle batterie, sono rapidi e dimostrano che le auto elettriche sono ogni giorno più avanzate e meno costose».

Che ruolo hanno i governi nella diffusione di massa della mobilità elettrica?
«Anche se ora il prezzo dei carburanti è più ragionevole per la recessione, la dipendenza dal petrolio non è più sostenibile. Benzina e gasolio costeranno sempre di più. Per questo è necessario che i governi varino nuove politiche di incentivi che contribuiscano a ridurre il costo delle auto elettriche a vantaggio dei primi consumatori».

Chi sono gli investitori hanno creduto nel progetto Better Place?
«Per ora Better Place ha ricevuto più di 200 milioni di dollari da investitori come la Israele Corp, e le americane Morgan Stanley e Vantage- Point Venture Partners.

Valerio Monaco

‘Car sharing’ in attivo in Italia

Wednesday, April 8th, 2009

Car sharing in Italia, voto: 7,7. Decisamente non male il giudizio che gli italiani hanno del servizio caratterizzato dalla condivisione dell’auto. Importanti ripercussioni sia in campo economico che ambientale.

(Rinnovabili.it) – Car sharing in attivo e tagli sulla CO2 e smog. Non si tratta di un bilancio economico, ma per così dire ‘ambientale’. Cresce infatti la domanda di car sharing nel nostro Paese, tanto che già 11 città e 8 province, per un totale di 16.000 utenti stimati mettono a disposizione dei loro cittadini il servizio del car sharing. I benefici derivanti dall’adozione del servizio non sono piccoli; sono infatti stati quantizzati risparmi per 2.000 euro ogni 10.000 km percorsi ed una riduzione di 16 auto, per un totale di 7.400 in meno nel solo 2008. Sono i dati presentati al ‘IV Forum Nazionale del Car Sharing’ organizzato a Roma da Ics, Iniziativa Car Sharing, e che delinea Parma e Torino come le città più soddisfatte del servizio premiandolo con un voto pari a 8,1, contro la media nazionale di 7,7. Firenze e Milano invece al di sotto della media, anche se di poco, con un voto di 7,5. Fra le motivazioni della grande soddisfazione degli utenti vi è la concretezza del servizio nel riuscire a soddisfare reali esigenze di mobilità. Il successo del car saring in Italia si può constatare anche dai numeri: nel 2007 gli abbonamenti erano 9.488 contro i 12.544 del 2008, e le auto a disposizione attualmente sono 474 contro le 359 del 2007. Un buon riscontro del car sharing si è avuto anche in ambito aziendale, in quanto il 92% delle aziende abbonate sono private e di piccole dimensioni, l’80% infatti ha meno di 15 dipendenti, e per il 40% non ha auto di proprietà. Tali dati assumono importanza strategica sia dal punto di vista economico che ambientale se si considera che le auto azienzali percorrono in media 11.496 km all’anno e che i costi sostenuti per le auto sono in media di 1.697,8 euro.

Fonte: La Repubblica

CLIMA: PIU’ POLLINE, AUMENTANO ALLERGICI

Friday, April 3rd, 2009

Inquinamento dell’aria e cambiamenti climatici sono responsabili di una crescita della popolazione allergica e di un aumento delle stagioni di pollini. Esposizione al rumore e nuove tecnologie (come il wireless, che andrebbe studiato) se sommate all’uso dei cellulari potrebbero essere responsabili di un aumento di rischi cardiocircolatori, minore capacita’ di apprendimento e di intossicazione (come i Vocs, Composti organici volatili tossici, rilasciate da mobili, arredi e detergenti). Proprio del legame e delle possibili integrazioni tra politiche ambientali e sanitarie (per l’86% degli italiani la qualita’ della vita dipende da fattori ambientali), nonche’ di bilanci ambientali, si e’ parlato oggi nella seconda e ultima giornata dell’undicesima Conferenza nazionale delle agenzie ambientali insieme con l’Ispra (istituto superiore protezione ambientale), alla Fiera di Roma all’interno di Ecopolis, l’iniziativa in collaborazione con la Camera di commercio di Roma sulle citta’ eco-sostenibili del futuro. Per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria (in 59 citta’): oltre il 30% dei cittadini, compresi i bambini e i ragazzi sotto i 20 anni di eta’ (27%), e’ esposto a livelli di Pm10 superiori ai limiti (40 g/m3, nanogrammi per metrocubo). Con i cambiamenti climatici e’ ”piu’ alto il rischio di malattie infettive e di allergie” a causa delle ”anomalie di temperatura e variabilita”’ che incidono sulla distribuzione di insetti vettori di malattie infettive e sulla contaminazione di alimenti. E’ prevista una crescita della popolazione allergica (attualmente al 26%) che incidera’ sulla produttivita’. Sara’ piu’ lunga la durata delle stagioni di pollini, piu’ frequenti le ”tempeste polliniche” nei giorni di vento e nuove specie saranno trasportate dalla variabilita’ delle correnti transfrontaliere. I bambini sono i piu’ vulnerabili, esposti a disturbi respiratori e malattie allergiche.
Fonte: ANSA

Dal Treno Verde allarme smog per sette grandi città italiane

Thursday, April 2nd, 2009

E’ Firenze la città che quest’anno chiude la ventesima edizione del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato. In oltre un mese di viaggio, smog e decibel osservati speciali in sette grandi città italiane: Napoli, Taranto, Pescara, Verona, Alessandria, La Spezia e Firenze.

Per ogni tappa, oltre ai monitoraggi sulla qualità dell’aria e sui livelli di rumore attraverso le rilevazioni condotte dal Laboratorio mobile dell’Istituto sperimentale di Rete Ferroviaria Italiana, sono stati affrontati a livello territoriale i problemi legati al traffico e all’emergenza smog incentivando gli amministratori a trovare soluzioni concrete, efficaci e continuative in tema di mobilità sostenibile, di risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento.

Resta ancora alto l’allarme smog: preoccupante la concentrazione di polveri sottili. Nelle sette città monitorate dal laboratorio mobile e dall’equipaggio del Treno Verde è stato registrato almeno un giorno di sforamento da polveri sottili. Primato negativo per Alessandria dove le analisi di Legambiente hanno rilevato addirittura 173 mg/m3 e 121 mg/m3 su un limite massimo consentito di 50mg/m3. Seguono Napoli, Taranto e Verona dove su due rilevamenti in ciascuna città uno supera di oltre il doppio il limite di legge.

Alessandria, Napoli e Verona risultano fuorilegge per le polveri sottili anche dalle analisi del laboratorio di RFI e risultano aver già oltrepassato la soglia dei 35 giorni di superamenti consentiti in un anno, come anche Firenze. Situazione meno grave per Pescara e La Spezia anche se restano critiche le condizioni dell’aria in alcune zone di queste città. Per quanto riguarda gli altri inquinanti, i valori rilevati risultano sempre entro la norma, fatta eccezione per Napoli, unica città a far registrare elevatissimi superamenti di benzene, la cui concentrazione è strettamente collegata al traffico veicolare.

Molto negativo anche il monitoraggio sull’inquinamento acustico. Le sette città raggiunte dal Treno Verde fanno registrare una rumorosità sia diurna che notturna, sempre oltre la norma. In alcuni casi, come a Pescara e Napoli, si registrano superamenti dei limiti che vanno oltre i 10 decibel.

«Il problema dell’inquinamento atmosferico in molte città rimane costante ormai da anni - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - tutti concordano sul fatto che l’imputato numero uno dello smog in città sia il traffico veicolare privato e per questo è necessario ridurlo attraverso l’ampliamento delle ztl, la protezione delle corsie preferenziali, piste ciclabili protette, car sharing, car pooling, intermodalità, parcheggi di scambi e potenziamento dei mezzi pubblici a basso impatto ambientale. Per risolvere il problema nel lungo periodo occorre un impegno più deciso del governo e delle amministrazioni locali nell’invertire i termini dell’attuale sistema di mobilità, investendo nel trasporto pubblico nelle città e nel potenziamento del trasporto su ferro lungo il Paese».
Fonte: La Stampa

conferenza delle agenzie ambientali. E dal rapporto sulle città emerge che solo 4 su 33 sono in regola sulle polveri sottili.

Tuesday, March 31st, 2009

Domani e dopodomani si terrà a Roma, in occasione di Ecopolis, la 11° conferenza nazionale delle agenzie ambientali.  E non sarà solo una vetrina, ma l’occasione per fare un punto sullo stato ambientale del nostro paese. Il Prefetto Vincenzo Grimaldi, Commissario dell’ISPRA, ha reso noti i primi dati del V rapporto sulla qualità ambientale nelle aree metropolitane che sarà presnetato domani.  Su 33 città monitorate, soltanto 4 (Bolzano, Pescara, Campobasso e Potenza) sono riuscite a contenere il numero di superamenti giornalieri dei livelli di pm10 nei 35 giorni previsti dalla legge. Una conferma che le città italiane sono sempre troppo inquinate e che a livello decisionale andrebbero prese misure più drastiche perché lo stato di salute dell’ambiente urbano condiziona pesantemente la qualità di vita dei cittadini. Ma questa non sembra essere una priorità.

Si partira ‘domani primo aprile con la presentazione del V Rapporto annuale sull’ambiente urbano, promosso dal Sistema delle agenzie per l’ambiente Ispra/Arpa/Appa. Nel pomeriggio il convegno ”Citta’ del futuro”. Con alcune tra le voci piu’ autorevoli e ‘visionarie’ del nostro tempo, tra cui Alejandro Gutierrez, progettista della prima citta’ sostenibile al mondo, si affrontera’ la sfida della costruzione di comunita’ a zero emissioni.
 Nella seconda giornata, che prendera’ il via con il convegno ”L’energia delle citta”’, promosso con il contributo della Regione Lazio, per fare il punto sul risparmio energico e l’ utilizzo di energie rinnovabili (solare diretta, energia idrica, eolica ed energia derivante dalle biomasse), che oggi coprono solo il 10% del fabbisogno energetico mondiale. Nel pomeriggio il ricercatore  Richard Pluntz, presentera’ lo studio condotto per la Columbia university sul tema dei cambiamenti climatici e avviera’ il dibattito sulle nuove emergenze, dal punto di vista sociale, architettonico, sanitario, che devono guidare la pianificazione urbana.
 Il 3 aprile l’attenzione si spostera’ verso tematiche piu’ strettamente economiche per analizzare le opportunita’ e le sfide che si presentano alle imprese in una fase di transizione verso un’economia piu’ sostenibile e come proprio la green economy possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale.
 A questi appuntamenti si affiancheranno incontri e conferenze su argomenti piu’ tecnici come la bioedilizia, la mobilita’ sostenibile, il green rating, la gestione dei rifiuti, e altro, che faranno il punto su settori e tematiche  specialistiche.

Inquinamento: città più virtuose delle campagne

Friday, March 27th, 2009

Rapporto IIED premia le città per il loro comportamento nei confronti dell’ambiente. Ribaltata l’antica credenza che le campagne inquinano meno delle città stesse.

Quasi in contrasto con gli ultimi dati pubblicati nel rapporto dell’ISPRA sulla qualità dell’ambiente nelle città italiane arriva il nuovo studio dell’ International Institute for Environment and Development che invece dimostra come i cittadini delle grandi metropoli emettono una quantità di emissioni di CO2 pro-capite inferiore rispetto a coloro che vivono nelle piccole città di provincia o nelle campagne. Il rapporto ha dunque considerato lo stato delle principali città europee, dell’Asia e del Nord e Sud America, evidenziando come sebbene questi restino i maggiori centri di inquinamento, il meno inquinare pro-capite dei cittadini è dovuto ad un massiccio uso del trasporto pubblico e dall’avere a disposizione mezzi di sussistenza più efficienti rispetto agli abitanti dei piccoli centri e delle campagne per antonomasia rispettosi dell’ambiente. Evidenzia l’autore del rapporto David Dodman come ad influire sui risultati sia di fatto l’efficienza di un buon governo delle città rispetto alla problematica delle emissioni di gas serra. È il caso di Tokyo e Pechino che registrano un valore di emissioni di CO2 emesse rispettivamente una inferiore all’altra. Quanto ad un caso europeo, se ad esempio si considera Londra, questa da sola nel 2006 ha emesso un quantitativo di CO2 pari all’8% del totale del Regno Unito, ovvero 44,3 milioni di tonnellate di CO2. Se però si considera la popolazione di sette milioni di londinesi, si ottiene che le emissioni pro-capite sono state solo il 55% della media nazionale del 2004. Situazione piuttosto simile negli States, nello specifico a New York, in quanto l’alta densità abitativa e la notevole diffusione di abitazioni di piccole dimensioni favoriscono un volume medio di emissioni per abitante di circa 7,1 tonnellate, in netto contrasto con la media nazionale che invece ammonta a 23,92 tonnellate.

nuove tecnologie per inquinare meno

Friday, March 13th, 2009

Cosa c‘è di meglio quando la tecnologia aiuta la tecnologia? In questo caso la Ue, spinge per un utilizzo dell’hi-tech integrandolo alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico per migliorane l’efficienza

Viene dalla Commissione Ue, l’appello lanciato oggi sia al comparto industriale che ai cittadini dei 27 Paesi membri, affinché sfruttino di più e meglio l’hi-tech, contribuendo quindi ad una limitazione delle emissioni e diventando così più ecologici.
“E’ proprio la tecnologia – spiegano a Bruxelles – che può infatti aiutare a ridurre i consumi e gli sprechi di energia”.
In effetti secondo la Ue, un impiego maggiore e più consapevole delle nuove tecnologie potrebbe arrivare a ridurre del 15% nella sola Europa le emissioni di gas nocivi entro il 2020.
Con informazioni più precise sul fabbisogno, i produttori e i distributori di elettricità possono calibrare la loro produzione riducendo al minimo gli sprechi. “Le nuove tecnologie hanno un potenziale enorme – dice il commissario ai Media, Viviane Reding – ancora non sfruttato, che può far risparmiare energia a tutta l’economia”.
E le iniziative, da questo punto di vista, possono essere molteplici. Ad esempio, possono essere utilizzati dei termometri sempre più precisi e affidabili, che consentano di monitorare meglio temperature e dispersioni, fino a ridurre del 17% il consumo energetico dei palazzi. Anche i sistemi di ultima generazione per le misurazioni nel settore dei trasporti, possono consentire una diminuzione del 27% delle emissioni di gas nocivi. Quindi, basandosi sui dati forniti dalla Commissione Ue, risultati da numerose prove, in molti Stati membri i sistemi intelligenti di misurazione possono aiutare a ridurre il consumo di energia del 10%.

Rifiuti, truffa all’impianto di Colleferro tredici persone agli arresti domiciliari

Tuesday, March 10th, 2009

 Due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro sono stati sequestrati e 13 persone sono state poste agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale. L’operazione è stata condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla procura di Velletri, sono state eseguite nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Le persone indagate sono in tutto 25.

Ai domiciliari sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l’impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell’Ama per il ciclo dei rifiuti.

Le indagini, durate circa un anno, si sono sviluppate con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, consulenze tecniche. Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando “tutte le norme previste”. Parte del materiale arrivava “di nascosto” dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come cdr.

Significativo è l’episodio che riguarda la combustione di pneumatici all’interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell’impianto. Il materiale non idoneo veniva annotato dagli operai sulla documentazione e sui registri di accettazione con diverse diciture quali “Munezza”, “Pezzatura grossa” o “scadente”. Le autorità debbono ora verificare se si siano prodotte pericolose immissioni di fumi nell’ambiente circostante, densamente popolato.


Nel mirino della magistratura anche “il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l’autorità giudiziaria”.

Il Gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività di termovalorizzazione, che tuttavia dopo il sequestro dovranno avvenire sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.

Fonte : La Repubblica

INQUINAMENTO: ITALIA NEL MIRINO UE PER QUALITA’ ARIA

Sunday, February 1st, 2009

Lotta senza quartiere per migliorare la qualita’ dell’aria in Europa. Bruxelles non ha esitato a lanciare una raffica di procedure di infrazione in campo ambientale a 16 partner europei: solo all’Italia, ha inviato una lettera di diffida per non aver ancora rispettato i limiti in vigore dal 2005 sulla presenza di particelle sottili nell’aria responsabili dello smog; ed un secondo ammonimento, dopo il quale c’e’ solo il deferimento alla Corte Ue, sulle autorizzazioni per controllare le emissioni degli impianti industriali. La guerra all’inquinamento e’ ormai, per le ripercussioni sulla salute e per il suo impatto socio-economico, un obiettivo trasversale nelle politiche europee. Le particelle inquinanti trasportate dall’aria - le cosiddette PM10 - sono emesse dagli impianti industriali, dal traffico, dal riscaldamento domestico, e possono provocare asma, problemi cardiovascolari, cancro al polmone e morte prematura. Attualmente il superamento dei valori limite in vigore nell’Ue dal primo gennaio 2005, riguardano 83 milioni di persone e 132 zone istituite al fine di controllare la qualita’ dell’aria. Su questo fronte, nel mirino di Bruxelles sono finite oltre all’Italia, Germania, Regno Unito, Svezia, Polonia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Estonia e Cipro.

Per la Commissione europea quindi nessun ritardo e’ piu’ accettabile in quanto - ha ricordato il commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas - una nuova direttiva per un piu’ forte impegno a migliorare la qualita’ dell’aria e’ gia’ stata approvata dagli Stati membri nell’aprile scorso. L’accordo - che pone obiettivi fino al 2020 - fissa livelli di concentrazione vincolanti per le micro-particelle (PM2,5) considerate tra gli inquinanti piu’ pericolosi per la salute insieme alle particelle piu’ grosse (PM10), gia’ regolamentate. Dimas ha deciso di intervenire anche su 10 stati membri - tra cui l’Italia - che ”non hanno rilasciato o rinnovato le autorizzazioni agli impianti industriali”: complessivamente 4.000 siti nell’Ue. Per questo, una prima lettera di diffida e’ stata inviata a Danimarca e Irlanda (non a Malta come inizialmente indicato dalla Commissione europea), mentre Italia, Belgio, Bulgaria, Grecia, Olanda, Portogallo, Slovenia e Spagna hanno ricevuto un secondo e ultimo richiamo ufficiale. Se non si adeguano in tempi relativamente brevi, rischiano di finire sul banco degli imputati alla Corte di giustizia europea. (ANSA).

A Washington nasce l’edificio a zero emissioni

Wednesday, January 28th, 2009

Un nuovo edificio completamente a impatto zero sorgerà nell’Università di Washington entro il primo maggio e sarà il risultato e nello stesso tempo l’oggetto di studio del Tyson research center del campus. La struttura che utilizzerà celle fotovoltaiche, tecniche di cattura delle acque piovane e servizi igienici con un sistema per il compostaggio, si candida ad ottenere il più alto riconoscimento per l’efficienza energetica, il certificato Leed Platinum.

Il «Living learning center», questo il nome dell’edificio, ospiterà un programma di ricerca e un’aula di studio per gli studenti dell’università. Se otterrà la certificazione sarà l’unico edificio di questo tipo in tutto il Midwest. «Vogliamo farlo diventare uno degli edifici più verdi del campus se non addirittura il più verde», spiega Kevin Smith, direttore associato del Tyson. «Il Leed è un buon punto di partenza, ma possiamo fare anche meglio», aggiunge.

L’energia che alimenterà la struttura sarà generata dalle celle fotovoltaiche. Il surplus di elettricità generato potrebbe essere venduto alla compagnia elettrica, sottolinea Smith. Le acque piovane saranno raccolte dal tetto, immagazzinate in un deposito sotterraneo, filtrate e sterilizzate. Anche le acque reflue saranno riutilizzate per innaffiare l’area verde circostante o i giardini del campus.

Le toilette inoltre saranno realizzate con un sistema che elimina l’uso di acqua e che permette di riciclare i rifiuti attraverso il meccanismo di compostaggio. Il compost, realizzato attraverso l’eliminazione dell’azoto e delle tossine, può essere sfruttato come fertilizzante.

L’edificio sarà poi ancora più ecocompatibile grazie all’utilizzo di materie prime presenti sul posto, come il legname che sarà scelto tra gli alberi caduti e una particolare specie di cedri, che sono invasivi e devono essere potati spesso. Il truciolato e gli scarti della lavorazione del legno verranno convogliati nel sistema di riscaldamento.

Niente è lasciato al caso in questa struttura a zero emissioni: anche le finestre sono poste in maniera strategica in modo da trasformare la luce solare passiva in energia solare termica per riscaldamento invernale. In estate delle tettoie poste sopra le principali finestre impediranno, invece, il surriscaldamento degli ambienti. Il controllo del micro-clima all’interno delle stanze e gli impianti d’illuminazione permettono un ulteriore riduzione dei consumi di energia.

Fonte: La Stampa

La longevità legata all’aria pulita

Friday, January 23rd, 2009

L’aria pulita è buona da respirare e questo si è sempre saputo, ma ora sappiamo anche che, come un po’ di buonsenso avrebbe suggerito, allunga la vita. La ricerca, portata avanti dalla Brigham Young University in collaborazione con la Harvard School of Public Health, ha preso in esame 51 metropoli e ha confrontato i dati inerenti l’aspettativa di vita degli abitanti con quelli riguardanti l’inquinamento atmosferico in un periodo compreso tra il 1980 e il 2000. I ricercatori hanno rilevato che la vita media si è accresciuta di 2,72 anni a partire dal 2000 e assegnano il 15 per cento del merito alla diminuzione delle emissioni inquinanti. Altri studi affermano che una cattiva qualità dell’aria peggiora le condizioni di chi soffre di malattie cardiache o polmonari. Un esempio europeo è quello della Gran Bretagna dove stime ufficiali quantificano in otto mesi il danno dell’inquinamento dell’aria sull’aspettativa di vita.

LO STUDIO - I ricercatori hanno usato modelli statistici avanzati che hanno permesso loro di sgomberare il campo dalle altre variabili in grado di condizionare la durata della vita delle persone (come il fumo o la condizione sociale). La ricerca ha preso in esame soprattutto l’inquinamento dovuto al PM 2.5, le famigerate polveri sottili dovute prevalentemente al traffico automobilistico (e in grado di depositarsi nei nostri polmoni) e sospettate di peggiorare fenomeni asmatici e malattie cardiache. Il risultato cui sono approdati gli studiosi è che 10 microgrammi per metro cubo di particolato inquinante in meno rappresentano sette mesi di vita in più. Tra le città in esame, quelle che con maggiore decisione hanno perseguito l’obiettivo di migliorare l’aria per i propri abitanti hanno regalato loro ben dieci mesi di aspettativa di vita in più. Pittsburgh e Buffalo, che partivano dall’infelice condizione di essere tra le metropoli con l’aria peggiore, hanno visto decrescere le polveri sottili di 14 microgrammi per metro cubo.

LE CONCLUSIONI - «Abbiamo la prova che stiamo ottenendo un consistente ritorno dal nostro investimento speso per migliorare la qualità dell’aria. Questo non porta solo miglioramenti all’ambiente ma anche alla nostra salute», sostiene uno dei ricercatori coinvolti nello studio, il dottor C. Arden Pope. In Europa una ricerca di questo tipo non è ancora possibile poiché i dati necessari hanno iniziato a essere raccolti in tempi troppo recenti per fornire un dato statistico attendibile. Tuttavia, ufficiosamente, traspare dal mondo scientifico un piccolo vantaggio europeo rispetto all’aspettativa di vita americana. Resta quindi invariato il valore del consiglio della nonna di stare all’aria aperta. Se non è troppo inquinata.

Emanuela Di Pasqua
Fonte: Corriere della Sera

RIFIUTI: DETERSIVO SFUSO, RISPARMIO TRA IL 33% E IL 55%

Monday, December 1st, 2008

VIAREGGIO (LUCCA), 28 NOV - Saranno eliminate minimo 140.400 bottiglie di plastica all’anno grazie al nuovo sistema di vendita sfusa di detersivo attivata in quindici negozi Ipersoap. Il Gruppo General di Querceta (Lucca), cui appartiene l’insegna Ipersoap, specializzata nella vendita di prodotti per l’igiene della casa e della persona, ha voluto offrire questa nuova possibilita’ ai consumatori, installando nel giro di tre mesi, la macchina nei punti vendita di Massa, Chieri, Nizza Monferrato, Alessandria, Ovada, Genova, Nervi, Cairo Montenotte, Loano, Rapallo, Recco, Vado Ligure e due a Torino. Il quindicesimo Ipersoap e’ stato aperto in via Cesare Battisti a Viareggio sulla scia del successo di Massa dove in due mesi e mezzo sono stati erogati 4.357 litri di prodotto. Ed e’ solo l’inizio perche’ per il 2009 si stanno valutando altri inserimenti a Livorno. Il sistema di vendita sfusa porta grandi vantaggi sia in termini di risparmio, fra il 33% e il 55%, che di tutela dell’ambiente, considerando che ogni bottiglia di plastica ha bisogno di 1000 anni per essere smaltita. L’attenzione di General verso le esigenze del consumatore e la tutela dell’ambiente, va di pari passo con quella di Crai, cui e’ collegata, essendo socio del Consorzio Promotre di Livorno. (ANSA).

PER ITALIANI E’ SOS TRAFFICO, RUMORE, INQUINAMENTO

Thursday, November 13th, 2008

Italiani sempre afflitti da traffico, rumore e inquinamento, mentre ancora tanti, un terzo in tutto, non si fidano a bere l’acqua di rubinetto. Questo il quadro dei problemi avvertiti di piu’ sul fronte ambientale dalle famiglie nella zona in cui abitano, secondo la fotografia scattata in un’indagine dell’Annuario statistico italiano 2008.

Nell’ordine, il traffico e’ al primo posto delle preoccupazioni (45,6%), seguito dall’inquinamento dell’aria (41,4%), difficolta’ di parcheggio (39,3%), rischio di criminalita’ (36,8%), rumore (36%), il non fidarsi a bere acqua di rubinetto (32,8%), sporcizia nelle strade (29,4%) e difficolta’ di collegamento con i mezzi pubblici (29,4%), mentre l’irregolarita’ nell’erogazione dell’acqua e’ considerata un problema solo dall’11,7% delle famiglie. Quest’ultimo fenomeno e’ molto piu’ diffuso nel Mezzogiorno (20,7%) e in particolare in Calabria (30,9%) e in Sicilia (27,9%). Sicilia, Sardegna, Calabria e Molise mostrano la maggiore diffidenza nel bere acqua di rubinetto, rispettivamente segnando un 59,7%, 56%, 43,8% e infine 40,2%.

Traffico, sporcizia nelle strade e difficolta’ di parcheggio sono i temi piu’ sentiti nelle regioni del Centro-Sud caratterizzate dalla presenza di grandi centri metropolitani quali Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. Dalla stessa indagine emerge anche che il rischio criminalita’ e’ denunciato dalle famiglie campane in prima fila (53,7%), seguite da quelle laziali (47,1%) e lombarde (42,4%). (ANSA).

La Mini E si fa «ricaricabile»

Monday, October 20th, 2008

Automobili da attaccare direttamente alla presa della corrente? Dopo aver elettrizzato milioni di fan (e clienti) in tutto il mondo la casa automobilistica tedesca BMW punta ora alla versione elettrica della sua popolare Mini. I primi 500 esemplari gireranno sulle strade degli Usa a partire dal 2009.

BATTERIA AGLI IONI DI LITIO - Dapprima saranno gli appassionati americani a potersi godere la vettura a propulsione esclusivamente elettrica: a New York, in California e New Jersey sarà venduta a clienti selezionati la Mini con la sigla «E». La piccola auto dal cuore ecologico sarà azionata da un elettromotore da 150 kW/204 cavalli approvvigionato di energia da una batteria agli ioni di litio con una capacità complessiva di 35 kilowatt ore. Questo trasmette la propria potenza in maniera silenziosa e con emissioni zero alle ruote anteriori attraverso un ingranaggio a ruote dentate cilindriche. I clienti potranno contare su un’autonomia della batteria di circa 250 chilometri (150 miglia) e una velocità massima (limitata elettronicamente) di 152 chilometri orari (95 miglia) con un canonico zero-a-cento (che oltremanica diventa 0-60 miglia) in 8,5 secondi.

DUE ORE E MEZZA PER RICARICARE - Basta quindi con i terminali di scarico, come si evince dalle foto pubblicate in questi giorni sul web. I possessori della vettura di prova targata BMW non dovranno più preoccuparsi dell’andamento dei prezzi della benzina: la batteria agli ioni di litio può essere collegata a qualsiasi presa di corrente. E, secondo il costruttore, il tempo di ricarica è relativamente breve (circa 2 ore e mezza) - reso possibile negli Usa attraverso un cosiddetto Wallbox, parte integrante dell’equipaggiamento, che viene installato direttamente nel garage del cliente. Questo apparecchio, in sostanza, consente il passaggio di una maggiore intensità di corrente e abbrevia così il tempo di ricarica. La potente batteria della macchina, che pesa complessivamente 1,5 tonnellate, va a spese dei due sedili posteriori - e la Mini E diviene così una silenziosa autovettura a due posti. Il volume del portabagagli resta però invariato. La batteria è stata posizionata al centro della macchina e a guadagnarci in questo caso è la tipica agilità dei modelli Mini con la loro elevata maneggevolezza. La Mini elettrica, per il momento ancora un prototipo, farà bella mostra di sé al salone di Los Angeles che aprirà i battenti il prossimo 21 novembre.

Fonte : Corriere della sera

Costi, strumenti e il ruolo della Cina, ecco perché Roma e Ue non si capiscono

Monday, October 20th, 2008

- Dopo il duro scambio di accuse dei giorni scorsi, una scheda per capire punto per punto i temi al centro dello scontro sul clima tra Roma e l’Unione Europea. Un duello che si annuncia ancora lungo e che vivrà una nuova tappa in occasione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente che si terrà lunedì a Lussemburgo.

I COSTI

Per il governo. Secondo il governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20 costerebbe all’Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardi l’anno, pari a circa l’1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi si desumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studi preliminari. Risorse superiori a quelle chieste ad altri stati dell’Unione e che avrebbero l’effetto di frenare la ripresa economica nazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria, grande sponsor dell’indietro tutta nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per l’Unione Europea. Secondo Bruxelles i conti vanno fatti però in maniera diversa. “La stima dei costi aggiuntivi - spiega il commissario all’Ambiente, il conservatore greco Stavros Dimas - secondo la Commissione, è pari infatti al massimo allo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementi del pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche i ‘meccanismi flessibili’ che si possono utilizzare per raggiungerli”.

Per gli ambientalisti. Gli ambientalisti insistono poi affinché parlando dell’agenda 20-20-20 il discorso venga allargato alle ricadute positive che il governo italiano sembra non voler contabilizzare. “Per l’Italia - spiega Edoardo Zanchini di Legambiente - l’Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l’anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l’inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l’anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale”.


Per gli industriali. Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settori dell’industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, che raggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco e Vodafone, ha inviato recentemente a ogni membro dell’Europarlamento una lettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misure proposte. “Siamo dell’idea - si leggeva nella missiva - che i benefici di un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico siano superiori ai costi dell’inazione. Riconosciamo che le questioni legate alla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo alla recessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamo certi che l’adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficace alla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee”.

I MECCANISMI FLESSIBILI

Secondo il governo. Altro tema di scontro tra Roma e l’Europa è il mercato delle emissioni di CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di una speciale “Borsa”, la cui creazione era già prevista dal Protocollo di Kyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridotto le proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle imprese rimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere di incentivare l’innovazione che migliora l’efficienza e il risparmio energetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita di questi titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello dei mutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.

Secondo l’Unione Europea. In questo caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere in maniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (che gode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto uno strumento chiave. “Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordato ancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell’Ue di scambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissioni siano ridotte laddove è meno costoso farlo”. Recentemente il meccanismo Ets è uscito tra l’altro rafforzato (anche se con delle modifiche sgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento.

USA E CINA

Secondo Berlusconi. Altro elemento portato dall’Italia a sostegno dello stop alla direttiva 20-20-20 è l’obiezione che l’Europa da sola non è in grado di ottenere nessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni.

Secondo gli altri leader. Si tratta di un’affermazione vera solo in parte. I leader dell’Unione più impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presente il problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l’Occidente) sia credibile nel dare il buon esempio.

Cosa accade in Cina. Inoltre non è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi. Pechino, che sicuramente non vede positivamente l’idea di sottostare a vincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un’adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento sta mercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall’Occidente. Allo stesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettivi ambiziosi quanto quelli dell’Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista.
Cosa accade negli Usa. Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte da Berlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra i provvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del Tesoro Henry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità, tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentare in maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperture dettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vedersela sicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge in proposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stanno andando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si è svolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati del Nordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l’acquisto dei diritti d emissione. Un’iniziativa che si richiama all’Ets europeo.

Fonte: La Repubblica

Biobottiglia, la prima al mondo si vende in Italia

Friday, October 17th, 2008

Rispondo alle curiosità di una lettrice sulle bottiglie biodegradabili:

Quante tonnellate di anidride carbonica vengono immesse nell’atmosfera ogni giorno per produrre qualcosa di totalmente naturale e innocuo, come l’acqua che beviamo? Parecchie, a cominciare dal fatto che la plastica con cui sono fatte le bottiglie di acqua minerale è derivata dalla lavorazione del petrolio. Oggi Fonti di Vinadio, società che produce l’acqua minerale Sant’Anna, annuncia l’arrivo a breve sul mercato italiano della prima bottiglia in materiale plastico di derivazione totalmente naturale, che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri di alcune piante anziché dal petrolio.

“L’impiego di risorse annualmente rinnovabili, anziché del petrolio, per produrre questa plastica naturale – spiega in un comunicato l’imprenditore Alberto Bertone, Ceo di Fonti di Vinadio, il primo a credere fermamente nella sperimentazione del nuovo materiale prodotto da Ingeo - riduce la dipendenza dai combustibili fossili. E grazie a processi manifatturieri più sostenibili contribuisce all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67 per cento di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali”.

Bertone ci aiuta a farci un’idea più chiara con un esempio illuminante. “Se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna!”. E il Ceo avverte: “A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie”.

Un bel risparmio per l’ambiente. Che però ci dà anche un’idea a dir poco raccapricciante dell’impatto che l’acqua minerale ha avuto finora sull’ambiente. Alleggerito il peso ambientale degli involucri, rimane il fatto che l’acqua in bottiglia viaggia, in massima parte su gomma, in lungo e in largo per l’Italia e per il mondo, (qui il file pdf di una tabella con qualche calcolo chilometrico fatto da Altraeconomia) creando nel suo percorso emissioni nocive tanto quanto quelle causate dalla produzione di bottiglie in PET. L’acqua del rubinetto, al contrario, arriva a casa nostra a zero impatto e la sua qualità non ha niente da invidiare a quella delle minerali.

Fonte : Panorama

ACQUA SANT’ANNA E AMIAT STUDIANO LA BIODEGRADABILITA’ IN COMPOSTAGGIO DELLA NUOVA BIOBOTTIGLIA

Siglato un accordo per osservare il comportamento dopo l’uso della nuova biobottiglia di plastica 100% natura
L’Azienda Fonti di Vinadio Spa ha dato incarico ad AMIAT - Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino - di gestire una prima fase di compostabilità su scala industriale della nuova biobottiglia di Acqua Sant’Anna, la prima bottiglia destinata al mass market prodotta con plastica vegetale al 100%.

La biobottiglia di Acqua Sant’Anna è prodotta con Ingeo™, una rivoluzionaria materia naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio. La bioplastica con cui è prodotta la nuova bottiglia Sant’Anna è conforme alla norma EN13432, che ne certifica la compostabilità, ovvero la biodegradazione in un tempo massimo definito.

Obiettivo dell’accordo è monitorare nell’impianto di compostaggio di Borgaro Torinese il comportamento della biobottiglia. Il progetto, effettuato ai sensi dello standard UNI EN 13432 e che avrà la durata di tre mesi, permetterà di seguire la disintegrazione delle bottiglie prodotte con l’innovativa plastica vegetale in ambiente di compostaggio.

Il compostaggio è il processo mediante il quale gli scarti organici vengono trasformati in utile compost, ovvero un terriccio ricavato dalla decomposizione che avviene naturalmente sulle sostanze vegetali.

Il progetto, condotto con la collaborazione scientifica del CIC (Consorzio Italiano Compostatori), prevede la realizzazione di tre diversi gruppi da tre sacchi in materiale traspirante all’interno dei quali le biobottiglie di Acqua Sant’Anna, opportunamente sminuzzate, saranno miscelate al materiale organico in fase di compostaggio in percentuali crescenti (dall’1% ad un massimo del 3% in peso). Per tre mesi la miscela verrà controllata al fine di verificare i corretti parametri di processo (temperatura, ossigeno e umidità). Prima e dopo la sperimentazione l’organico in decomposizione verrà analizzato chimicamente per verificarne la qualità come compost. Il risultato che ci si aspetta è che, dopo il processo di compostaggio, delle biobottiglie in plastica vegetale resti meno del 10%.

Al termine di questa prova è prevista anche un’ulteriore certificazione della nuova biobottiglia Sant’Anna presso il CIC.

Per informazioni:

Ufficio Stampa Acqua Sant’Anna – STUDIO SUITNER s.r.l.  Via Ferrante Aporti, 25  10131 TORINO
Tel. 011/8196450 (r.a.)   Fax 011/8196306   e-mail: segreteria@studiosuitnersrl.191.it

Settore Comunicazione Esterna Amiat S.p.A.
Tel. 011.2223274/32- Fax 011/2223223
e-mail: comunicazionesterna@amiat.it

Fonte :http://www.amiat.it/pagine.cfm?SEZ_ID=17&PAG_ID=211&PD_ID=186

ECODOC, LA CARTA ‘VERDE’ DI IDENTITA’ DELLE AUTO

Wednesday, October 15th, 2008

E’ nata Ecodoc la carta d’ identita’ dell’impatto ambientale dei veicoli. Frutto di una convenzione tra il Ced, Centro Elaborazione Dati del ministero dei Trasporti e Sermetra, la rete di agenzie di pratiche automobilistiche, Ecodoc costituisce una sorta di carta di circolazione ”verde” che aiutera’ i cittadini a destreggiarsi piu’ speditamente tra i diversi provvedimenti antismog, restrittivi della circolazione e per il calcolo corretto del bollo auto. Ecodoc riporta infatti tutte le informazioni relative alla normativa Euro sulle emissioni inquinanti, alla presenza del Filtro Anti Particolato per i veicoli diesel, alle emissioni CO2, di NOx e di particolato e sugli impianti ecologici istallati (GPL/metano).

Risponde a uno degli interrogativi piu’ frequenti tra gli automobilisti, quello relativo all’ identificazione dell’attuale codice euro del proprio veicolo, codice che molto spesso non corrisponde alla direttiva comunitaria indicata nel libretto di circolazione. La carta, pero’, certifica soprattutto le caratteristiche dell’impatto ambientale dell’auto in modo aggiornato: infatti grazie alle informazioni aggiornate in tempo reale e presenti sulla banca dati del Ced registra tutte le operazioni effettuate sui veicoli, dall’aggiornamento dei parametri imposti dalle direttive europee, all’installazione degli impianti gpl fino ai passaggi di proprieta’ o alle bonifiche fiscali.

Sara’ uno strumento prezioso dunque in caso di blocco o limitazioni del traffico, legati al codice euro del veicolo e alla presenza del filtro, in occasione del pagamento del bollo, dato che le tasse automobilistiche legano l’importo al codice euro e in alcuni casi alle emissioni CO2 cosi’ come in fase di rottamazione per accedere a eventuali incentivi. (ANSA).

L’anidride carbonica prodotta in Usa arriva in Europa

Saturday, October 11th, 2008

Come se non bastasse tutta l’anidride carbonica (CO2) che produciamo nel nostro Paese attraverso centrali energetiche, industrie e trasporti, e che non riusciamo minimamente a ridurre, tanto da avere sfondato ogni limite impostoci nell’ambito del protocollo di Kyoto, ora si scopre che sulle nostre teste si sta accumulando pure una parte di quella prodotta in Nord America.

SCOPERTA - La disarmante scoperta è stata fatta grazie a uno studio condotto da ricercatori del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California) sulla base dei dati raccolti dal satellite Aqua della Nasa nel periodo 2002-2008. «Abbiamo potuto compilare la prima mappa su scala globale della distribuzione della CO2 nella media-alta troposfera, cioè in uno strato della nostra atmosfera che si trova a circa 8 km d’altezza rispetto alla superficie terrestre», riferisce Moustafa Chahine, leader del progetto di ricerca e autore dello studio che è stato appena pubblicato sulla rivista internazionale Geophysical Research Letters. «La mappa ci permette di capire come questo gas, principale responsabile dell’effetto serra causato dall’uomo, si distribuisce nel globo a partire dalle principali sorgenti; e in quali aree tende ad accumularsi, spinto dalle correnti della grande circolazione atmosferica».

MAPPA - Guardando le ricostruzioni grafiche e le animazioni realizzate dai ricercatori americani le sorprese non mancano. Piuttosto che distribuirsi uniformemente su scala globale, come ci si aspetterebbe nel caso di un gas in continuo movimento, la CO2 tende a formare sacche e fasce che si evidenziano, nelle mappe in falsi colori elaborate dai ricercatori americani, con chiazze blu dove la concentrazione è più bassa, rosse dov’è più alta, e gialle nel caso intermedio. Un’evidente chiazza rossa ristagna sul Mediterraneo, e sull’Italia in particolare, alimentata da tutte le altre sorgenti europee e, fatto inaspettato, anche da un consistente flusso che arriva costantemente dal Nord America (Stati Uniti e Canada). Dalle nostre parti la concentrazione supera le 386 parti per milione ed è quindi più alta della media mondiale (383). Altre evidenti sacche di CO2 ristagnano sul Medio Oriente, alimentate dall’Asia Meridionale; e sul Pacifico a causa delle emissioni dell’Asia Orientale. In genere si può vedere che tutta la fascia fra 30 e 40 gradi latitudine dell’emisfero nord rappresenta, dove più dove meno, una cintura ad alta concentrazione di CO2. Una cintura analoga si trova nell’emisfero sud, a causa delle forti emissioni provenienti dalle attività dell’uomo in Sud America, Africa Centrale e Australia. Ai flussi delle attività energetico-industriali bisogna aggiungere anche le emissioni derivanti dai continui incendi di foreste, che liberano quantitativi di CO2 paragonabili alle attività produttive.

EFFETTI - Quali effetti potrebbe avere il ristagno della CO2 su scala locale? Si potrebbe verificare un maggiore riscaldamento nelle aree dove questo gas serra si concentra maggiormente? «Per rispondere a questa domanda bisognerà sviluppare simulazioni ad hoc, includendo i nuovi dati ricavati da queste ricerche», risponde il professor Antonio Navarra, ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e presidente del Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici. «Per ora posso dire soltanto che la ricerca dei colleghi americani è estremamente interessante perché fornisce un quadro dinamico della distribuzione della CO2 nell’atmosfera in tutto il mondo». Altri ricercatori fanno notare che, spinti dalle correnti globali, assieme alla CO2 arrivano altri inquinanti atmosferici che non generano effetto serra, ma effetti tossici sull’ambiente e sui viventi. In passato questo fenomeno era stato già segnalato. Ora la ricerca americana lo conferma indirettamente.

Franco Foresta Martin
Fonte: Corriere della Sera