Archive for the ‘Inquinamento’ Category

RIFIUTI: DETERSIVO SFUSO, RISPARMIO TRA IL 33% E IL 55%

Monday, December 1st, 2008

VIAREGGIO (LUCCA), 28 NOV - Saranno eliminate minimo 140.400 bottiglie di plastica all’anno grazie al nuovo sistema di vendita sfusa di detersivo attivata in quindici negozi Ipersoap. Il Gruppo General di Querceta (Lucca), cui appartiene l’insegna Ipersoap, specializzata nella vendita di prodotti per l’igiene della casa e della persona, ha voluto offrire questa nuova possibilita’ ai consumatori, installando nel giro di tre mesi, la macchina nei punti vendita di Massa, Chieri, Nizza Monferrato, Alessandria, Ovada, Genova, Nervi, Cairo Montenotte, Loano, Rapallo, Recco, Vado Ligure e due a Torino. Il quindicesimo Ipersoap e’ stato aperto in via Cesare Battisti a Viareggio sulla scia del successo di Massa dove in due mesi e mezzo sono stati erogati 4.357 litri di prodotto. Ed e’ solo l’inizio perche’ per il 2009 si stanno valutando altri inserimenti a Livorno. Il sistema di vendita sfusa porta grandi vantaggi sia in termini di risparmio, fra il 33% e il 55%, che di tutela dell’ambiente, considerando che ogni bottiglia di plastica ha bisogno di 1000 anni per essere smaltita. L’attenzione di General verso le esigenze del consumatore e la tutela dell’ambiente, va di pari passo con quella di Crai, cui e’ collegata, essendo socio del Consorzio Promotre di Livorno. (ANSA).

PER ITALIANI E’ SOS TRAFFICO, RUMORE, INQUINAMENTO

Thursday, November 13th, 2008

Italiani sempre afflitti da traffico, rumore e inquinamento, mentre ancora tanti, un terzo in tutto, non si fidano a bere l’acqua di rubinetto. Questo il quadro dei problemi avvertiti di piu’ sul fronte ambientale dalle famiglie nella zona in cui abitano, secondo la fotografia scattata in un’indagine dell’Annuario statistico italiano 2008.

Nell’ordine, il traffico e’ al primo posto delle preoccupazioni (45,6%), seguito dall’inquinamento dell’aria (41,4%), difficolta’ di parcheggio (39,3%), rischio di criminalita’ (36,8%), rumore (36%), il non fidarsi a bere acqua di rubinetto (32,8%), sporcizia nelle strade (29,4%) e difficolta’ di collegamento con i mezzi pubblici (29,4%), mentre l’irregolarita’ nell’erogazione dell’acqua e’ considerata un problema solo dall’11,7% delle famiglie. Quest’ultimo fenomeno e’ molto piu’ diffuso nel Mezzogiorno (20,7%) e in particolare in Calabria (30,9%) e in Sicilia (27,9%). Sicilia, Sardegna, Calabria e Molise mostrano la maggiore diffidenza nel bere acqua di rubinetto, rispettivamente segnando un 59,7%, 56%, 43,8% e infine 40,2%.

Traffico, sporcizia nelle strade e difficolta’ di parcheggio sono i temi piu’ sentiti nelle regioni del Centro-Sud caratterizzate dalla presenza di grandi centri metropolitani quali Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. Dalla stessa indagine emerge anche che il rischio criminalita’ e’ denunciato dalle famiglie campane in prima fila (53,7%), seguite da quelle laziali (47,1%) e lombarde (42,4%). (ANSA).

La Mini E si fa «ricaricabile»

Monday, October 20th, 2008

Automobili da attaccare direttamente alla presa della corrente? Dopo aver elettrizzato milioni di fan (e clienti) in tutto il mondo la casa automobilistica tedesca BMW punta ora alla versione elettrica della sua popolare Mini. I primi 500 esemplari gireranno sulle strade degli Usa a partire dal 2009.

BATTERIA AGLI IONI DI LITIO - Dapprima saranno gli appassionati americani a potersi godere la vettura a propulsione esclusivamente elettrica: a New York, in California e New Jersey sarà venduta a clienti selezionati la Mini con la sigla «E». La piccola auto dal cuore ecologico sarà azionata da un elettromotore da 150 kW/204 cavalli approvvigionato di energia da una batteria agli ioni di litio con una capacità complessiva di 35 kilowatt ore. Questo trasmette la propria potenza in maniera silenziosa e con emissioni zero alle ruote anteriori attraverso un ingranaggio a ruote dentate cilindriche. I clienti potranno contare su un’autonomia della batteria di circa 250 chilometri (150 miglia) e una velocità massima (limitata elettronicamente) di 152 chilometri orari (95 miglia) con un canonico zero-a-cento (che oltremanica diventa 0-60 miglia) in 8,5 secondi.

DUE ORE E MEZZA PER RICARICARE - Basta quindi con i terminali di scarico, come si evince dalle foto pubblicate in questi giorni sul web. I possessori della vettura di prova targata BMW non dovranno più preoccuparsi dell’andamento dei prezzi della benzina: la batteria agli ioni di litio può essere collegata a qualsiasi presa di corrente. E, secondo il costruttore, il tempo di ricarica è relativamente breve (circa 2 ore e mezza) - reso possibile negli Usa attraverso un cosiddetto Wallbox, parte integrante dell’equipaggiamento, che viene installato direttamente nel garage del cliente. Questo apparecchio, in sostanza, consente il passaggio di una maggiore intensità di corrente e abbrevia così il tempo di ricarica. La potente batteria della macchina, che pesa complessivamente 1,5 tonnellate, va a spese dei due sedili posteriori - e la Mini E diviene così una silenziosa autovettura a due posti. Il volume del portabagagli resta però invariato. La batteria è stata posizionata al centro della macchina e a guadagnarci in questo caso è la tipica agilità dei modelli Mini con la loro elevata maneggevolezza. La Mini elettrica, per il momento ancora un prototipo, farà bella mostra di sé al salone di Los Angeles che aprirà i battenti il prossimo 21 novembre.

Fonte : Corriere della sera

Costi, strumenti e il ruolo della Cina, ecco perché Roma e Ue non si capiscono

Monday, October 20th, 2008

- Dopo il duro scambio di accuse dei giorni scorsi, una scheda per capire punto per punto i temi al centro dello scontro sul clima tra Roma e l’Unione Europea. Un duello che si annuncia ancora lungo e che vivrà una nuova tappa in occasione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente che si terrà lunedì a Lussemburgo.

I COSTI

Per il governo. Secondo il governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20 costerebbe all’Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardi l’anno, pari a circa l’1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi si desumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studi preliminari. Risorse superiori a quelle chieste ad altri stati dell’Unione e che avrebbero l’effetto di frenare la ripresa economica nazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria, grande sponsor dell’indietro tutta nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per l’Unione Europea. Secondo Bruxelles i conti vanno fatti però in maniera diversa. “La stima dei costi aggiuntivi - spiega il commissario all’Ambiente, il conservatore greco Stavros Dimas - secondo la Commissione, è pari infatti al massimo allo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementi del pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche i ‘meccanismi flessibili’ che si possono utilizzare per raggiungerli”.

Per gli ambientalisti. Gli ambientalisti insistono poi affinché parlando dell’agenda 20-20-20 il discorso venga allargato alle ricadute positive che il governo italiano sembra non voler contabilizzare. “Per l’Italia - spiega Edoardo Zanchini di Legambiente - l’Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l’anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l’inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l’anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale”.


Per gli industriali. Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settori dell’industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, che raggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco e Vodafone, ha inviato recentemente a ogni membro dell’Europarlamento una lettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misure proposte. “Siamo dell’idea - si leggeva nella missiva - che i benefici di un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico siano superiori ai costi dell’inazione. Riconosciamo che le questioni legate alla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo alla recessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamo certi che l’adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficace alla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee”.

I MECCANISMI FLESSIBILI

Secondo il governo. Altro tema di scontro tra Roma e l’Europa è il mercato delle emissioni di CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di una speciale “Borsa”, la cui creazione era già prevista dal Protocollo di Kyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridotto le proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle imprese rimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere di incentivare l’innovazione che migliora l’efficienza e il risparmio energetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita di questi titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello dei mutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.

Secondo l’Unione Europea. In questo caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere in maniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (che gode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto uno strumento chiave. “Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordato ancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell’Ue di scambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissioni siano ridotte laddove è meno costoso farlo”. Recentemente il meccanismo Ets è uscito tra l’altro rafforzato (anche se con delle modifiche sgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento.

USA E CINA

Secondo Berlusconi. Altro elemento portato dall’Italia a sostegno dello stop alla direttiva 20-20-20 è l’obiezione che l’Europa da sola non è in grado di ottenere nessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni.

Secondo gli altri leader. Si tratta di un’affermazione vera solo in parte. I leader dell’Unione più impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presente il problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l’Occidente) sia credibile nel dare il buon esempio.

Cosa accade in Cina. Inoltre non è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi. Pechino, che sicuramente non vede positivamente l’idea di sottostare a vincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un’adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento sta mercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall’Occidente. Allo stesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettivi ambiziosi quanto quelli dell’Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista.
Cosa accade negli Usa. Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte da Berlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra i provvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del Tesoro Henry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità, tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentare in maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperture dettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vedersela sicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge in proposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stanno andando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si è svolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati del Nordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l’acquisto dei diritti d emissione. Un’iniziativa che si richiama all’Ets europeo.

Fonte: La Repubblica

Biobottiglia, la prima al mondo si vende in Italia

Friday, October 17th, 2008

Rispondo alle curiosità di una lettrice sulle bottiglie biodegradabili:

Quante tonnellate di anidride carbonica vengono immesse nell’atmosfera ogni giorno per produrre qualcosa di totalmente naturale e innocuo, come l’acqua che beviamo? Parecchie, a cominciare dal fatto che la plastica con cui sono fatte le bottiglie di acqua minerale è derivata dalla lavorazione del petrolio. Oggi Fonti di Vinadio, società che produce l’acqua minerale Sant’Anna, annuncia l’arrivo a breve sul mercato italiano della prima bottiglia in materiale plastico di derivazione totalmente naturale, che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri di alcune piante anziché dal petrolio.

“L’impiego di risorse annualmente rinnovabili, anziché del petrolio, per produrre questa plastica naturale – spiega in un comunicato l’imprenditore Alberto Bertone, Ceo di Fonti di Vinadio, il primo a credere fermamente nella sperimentazione del nuovo materiale prodotto da Ingeo - riduce la dipendenza dai combustibili fossili. E grazie a processi manifatturieri più sostenibili contribuisce all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67 per cento di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali”.

Bertone ci aiuta a farci un’idea più chiara con un esempio illuminante. “Se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna!”. E il Ceo avverte: “A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie”.

Un bel risparmio per l’ambiente. Che però ci dà anche un’idea a dir poco raccapricciante dell’impatto che l’acqua minerale ha avuto finora sull’ambiente. Alleggerito il peso ambientale degli involucri, rimane il fatto che l’acqua in bottiglia viaggia, in massima parte su gomma, in lungo e in largo per l’Italia e per il mondo, (qui il file pdf di una tabella con qualche calcolo chilometrico fatto da Altraeconomia) creando nel suo percorso emissioni nocive tanto quanto quelle causate dalla produzione di bottiglie in PET. L’acqua del rubinetto, al contrario, arriva a casa nostra a zero impatto e la sua qualità non ha niente da invidiare a quella delle minerali.

Fonte : Panorama

ACQUA SANT’ANNA E AMIAT STUDIANO LA BIODEGRADABILITA’ IN COMPOSTAGGIO DELLA NUOVA BIOBOTTIGLIA

Siglato un accordo per osservare il comportamento dopo l’uso della nuova biobottiglia di plastica 100% natura
L’Azienda Fonti di Vinadio Spa ha dato incarico ad AMIAT - Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino - di gestire una prima fase di compostabilità su scala industriale della nuova biobottiglia di Acqua Sant’Anna, la prima bottiglia destinata al mass market prodotta con plastica vegetale al 100%.

La biobottiglia di Acqua Sant’Anna è prodotta con Ingeo™, una rivoluzionaria materia naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio. La bioplastica con cui è prodotta la nuova bottiglia Sant’Anna è conforme alla norma EN13432, che ne certifica la compostabilità, ovvero la biodegradazione in un tempo massimo definito.

Obiettivo dell’accordo è monitorare nell’impianto di compostaggio di Borgaro Torinese il comportamento della biobottiglia. Il progetto, effettuato ai sensi dello standard UNI EN 13432 e che avrà la durata di tre mesi, permetterà di seguire la disintegrazione delle bottiglie prodotte con l’innovativa plastica vegetale in ambiente di compostaggio.

Il compostaggio è il processo mediante il quale gli scarti organici vengono trasformati in utile compost, ovvero un terriccio ricavato dalla decomposizione che avviene naturalmente sulle sostanze vegetali.

Il progetto, condotto con la collaborazione scientifica del CIC (Consorzio Italiano Compostatori), prevede la realizzazione di tre diversi gruppi da tre sacchi in materiale traspirante all’interno dei quali le biobottiglie di Acqua Sant’Anna, opportunamente sminuzzate, saranno miscelate al materiale organico in fase di compostaggio in percentuali crescenti (dall’1% ad un massimo del 3% in peso). Per tre mesi la miscela verrà controllata al fine di verificare i corretti parametri di processo (temperatura, ossigeno e umidità). Prima e dopo la sperimentazione l’organico in decomposizione verrà analizzato chimicamente per verificarne la qualità come compost. Il risultato che ci si aspetta è che, dopo il processo di compostaggio, delle biobottiglie in plastica vegetale resti meno del 10%.

Al termine di questa prova è prevista anche un’ulteriore certificazione della nuova biobottiglia Sant’Anna presso il CIC.

Per informazioni:

Ufficio Stampa Acqua Sant’Anna – STUDIO SUITNER s.r.l.  Via Ferrante Aporti, 25  10131 TORINO
Tel. 011/8196450 (r.a.)   Fax 011/8196306   e-mail: segreteria@studiosuitnersrl.191.it

Settore Comunicazione Esterna Amiat S.p.A.
Tel. 011.2223274/32- Fax 011/2223223
e-mail: comunicazionesterna@amiat.it

Fonte :http://www.amiat.it/pagine.cfm?SEZ_ID=17&PAG_ID=211&PD_ID=186

ECODOC, LA CARTA ‘VERDE’ DI IDENTITA’ DELLE AUTO

Wednesday, October 15th, 2008

E’ nata Ecodoc la carta d’ identita’ dell’impatto ambientale dei veicoli. Frutto di una convenzione tra il Ced, Centro Elaborazione Dati del ministero dei Trasporti e Sermetra, la rete di agenzie di pratiche automobilistiche, Ecodoc costituisce una sorta di carta di circolazione ”verde” che aiutera’ i cittadini a destreggiarsi piu’ speditamente tra i diversi provvedimenti antismog, restrittivi della circolazione e per il calcolo corretto del bollo auto. Ecodoc riporta infatti tutte le informazioni relative alla normativa Euro sulle emissioni inquinanti, alla presenza del Filtro Anti Particolato per i veicoli diesel, alle emissioni CO2, di NOx e di particolato e sugli impianti ecologici istallati (GPL/metano).

Risponde a uno degli interrogativi piu’ frequenti tra gli automobilisti, quello relativo all’ identificazione dell’attuale codice euro del proprio veicolo, codice che molto spesso non corrisponde alla direttiva comunitaria indicata nel libretto di circolazione. La carta, pero’, certifica soprattutto le caratteristiche dell’impatto ambientale dell’auto in modo aggiornato: infatti grazie alle informazioni aggiornate in tempo reale e presenti sulla banca dati del Ced registra tutte le operazioni effettuate sui veicoli, dall’aggiornamento dei parametri imposti dalle direttive europee, all’installazione degli impianti gpl fino ai passaggi di proprieta’ o alle bonifiche fiscali.

Sara’ uno strumento prezioso dunque in caso di blocco o limitazioni del traffico, legati al codice euro del veicolo e alla presenza del filtro, in occasione del pagamento del bollo, dato che le tasse automobilistiche legano l’importo al codice euro e in alcuni casi alle emissioni CO2 cosi’ come in fase di rottamazione per accedere a eventuali incentivi. (ANSA).

L’anidride carbonica prodotta in Usa arriva in Europa

Saturday, October 11th, 2008

Come se non bastasse tutta l’anidride carbonica (CO2) che produciamo nel nostro Paese attraverso centrali energetiche, industrie e trasporti, e che non riusciamo minimamente a ridurre, tanto da avere sfondato ogni limite impostoci nell’ambito del protocollo di Kyoto, ora si scopre che sulle nostre teste si sta accumulando pure una parte di quella prodotta in Nord America.

SCOPERTA - La disarmante scoperta è stata fatta grazie a uno studio condotto da ricercatori del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California) sulla base dei dati raccolti dal satellite Aqua della Nasa nel periodo 2002-2008. «Abbiamo potuto compilare la prima mappa su scala globale della distribuzione della CO2 nella media-alta troposfera, cioè in uno strato della nostra atmosfera che si trova a circa 8 km d’altezza rispetto alla superficie terrestre», riferisce Moustafa Chahine, leader del progetto di ricerca e autore dello studio che è stato appena pubblicato sulla rivista internazionale Geophysical Research Letters. «La mappa ci permette di capire come questo gas, principale responsabile dell’effetto serra causato dall’uomo, si distribuisce nel globo a partire dalle principali sorgenti; e in quali aree tende ad accumularsi, spinto dalle correnti della grande circolazione atmosferica».

MAPPA - Guardando le ricostruzioni grafiche e le animazioni realizzate dai ricercatori americani le sorprese non mancano. Piuttosto che distribuirsi uniformemente su scala globale, come ci si aspetterebbe nel caso di un gas in continuo movimento, la CO2 tende a formare sacche e fasce che si evidenziano, nelle mappe in falsi colori elaborate dai ricercatori americani, con chiazze blu dove la concentrazione è più bassa, rosse dov’è più alta, e gialle nel caso intermedio. Un’evidente chiazza rossa ristagna sul Mediterraneo, e sull’Italia in particolare, alimentata da tutte le altre sorgenti europee e, fatto inaspettato, anche da un consistente flusso che arriva costantemente dal Nord America (Stati Uniti e Canada). Dalle nostre parti la concentrazione supera le 386 parti per milione ed è quindi più alta della media mondiale (383). Altre evidenti sacche di CO2 ristagnano sul Medio Oriente, alimentate dall’Asia Meridionale; e sul Pacifico a causa delle emissioni dell’Asia Orientale. In genere si può vedere che tutta la fascia fra 30 e 40 gradi latitudine dell’emisfero nord rappresenta, dove più dove meno, una cintura ad alta concentrazione di CO2. Una cintura analoga si trova nell’emisfero sud, a causa delle forti emissioni provenienti dalle attività dell’uomo in Sud America, Africa Centrale e Australia. Ai flussi delle attività energetico-industriali bisogna aggiungere anche le emissioni derivanti dai continui incendi di foreste, che liberano quantitativi di CO2 paragonabili alle attività produttive.

EFFETTI - Quali effetti potrebbe avere il ristagno della CO2 su scala locale? Si potrebbe verificare un maggiore riscaldamento nelle aree dove questo gas serra si concentra maggiormente? «Per rispondere a questa domanda bisognerà sviluppare simulazioni ad hoc, includendo i nuovi dati ricavati da queste ricerche», risponde il professor Antonio Navarra, ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e presidente del Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici. «Per ora posso dire soltanto che la ricerca dei colleghi americani è estremamente interessante perché fornisce un quadro dinamico della distribuzione della CO2 nell’atmosfera in tutto il mondo». Altri ricercatori fanno notare che, spinti dalle correnti globali, assieme alla CO2 arrivano altri inquinanti atmosferici che non generano effetto serra, ma effetti tossici sull’ambiente e sui viventi. In passato questo fenomeno era stato già segnalato. Ora la ricerca americana lo conferma indirettamente.

Franco Foresta Martin
Fonte: Corriere della Sera

Francia, accordo sull’auto elettrica

Friday, October 10th, 2008

Renault ed Électricité de France (Edf) hanno concluso oggi un accordo per promuovere l’utilizzazione di auto elettriche su larga scala, in modo da creare in Francia “un sistema di trasporto individuale a zero emissione”.

L’accordo prevede di “dare al consumatore l’accesso alla mobilità elettrica nel 2011″ creando per quella data “un’infrastruttura di ricarica elettrica”.

Per raggiungere l’obiettivo di una auto elettrica ecologica al 100%, i due gruppi francesi hanno annunciato che “studieranno un concetto commerciale innovante, aperto ad altri players, in modo da creare un operatore di mobilità elettrica”.

Questo operatore, precisano nel loro comunicato congiunto, dovrà mettere a disposizione del cliente “una infrastruttura di ricarica elettrica e di gestione dell’autonomia del suo veicolo”. Renault e Edf procederanno da oggi al 2010 a studi di ingegneria sullo stoccaggio di energia.

Fonte: http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=9962&contenuto=Notizia

Miele, produzione ancora in calo per la moria di api

Monday, October 6th, 2008

Quando le api scompariranno agli uomini resteranno solo quattro anni di vita». È una frase di Albert Einstein, piuttosto semplice da capire, se ci si rende conto dell’incredibile apporto delle api nella vita dell’uomo, come osserva Giorgo Celli, docente all’istituto entomologico Guido Grandi presso l’Università di Bologna: «Le api sono il più grande aiuto dell’agricoltore, senza salario fanno un lavoro unico, quello che permette alle piante di crescere e prosperare, se dovessero essere pagate per il lavoro che fanno in Italia come operaie, non basterebbe l’intero fatturato della Fiat!».

Oltre a fornirci da sempre il più delizioso nettare che si conosca, le api sono indispensabili per la crescita delle piante da frutto e delle verdure, certamente l’essere umano non sopravviverebbe senza di loro e senza gli altri insetti pronubi. Oltretutto, rappresentano un indicatore ambientale straordinariamente sensibile: ad esempio, non apprezzano i campi Ogm, li evitano accuratamente e sembra che trasmettano messaggi di allarme anche alle loro compagne che non hanno ancora sorvolato coltivazioni transgeniche. Anche le onde elettromagnetiche dei cellulari le minacciano: ostinate, rifiutano di rientrare negli alveari se nella zona vengono messi ripetitori o altri congegni elettromagnetici.

Il loro sistema di navigazione ne risulterebbe letteralmente sconvolto, al punto che non riuscirebbero più a ritrovare la strada per le arnie. E non sono solo queste le minacce: nel 2007 sono stati distrutti solo in Italia (ma è un fenomeno che si registra un po’ in tutto il mondo) oltre duecentomila alveari, per un danno economico di 250 milioni di euro, a causa dei pesticidi dell’ultima generazione.

Il più potente killer delle api, ha infatti un nome: nicotinoide. È infatti dalla nicotina che si ricava questo micidiale veleno, che penetra nel terreno e nelle radici della pianta.

A Lucio Cavazzoni, presidente dei produttori “Alce Nero e Mielizia” abbiamo chiesto un commento sulla messa al bando (purtroppo tardiva) di questo genere di pesticida: «Finalmente, come avvenuto già in Germania e in Francia, anche da noi i prodotti antiparassitari a base di nicotinoidi sono stati sospesi in forma cautelativa per un anno dal Ministero della Sanità». (cfr decreto) Il problema è che da quando il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, lo scorso settembre, non si sa ancora se la sua durata sia stata confermata e soprattutto se sarà verificata la sua efficacia. Mentre le competenze su questo settore pare siano state dirottate nel “calderone” del ministreo della Salute e del Welfare retto da Maurizio Sacconi.

Il meccanismo con cui i nicotinoidi e i neo-nicotinoidi agiscono è invece abbastanza assodato. È semplice: si trattano le sementi con queste sostanze che entrano nella pianta stessa e le api e tutti gli altri insetti impollinatori, i pronubi, entrano in contatto con la nicotina, uno dei veleni più potenti mai inventati, e finiscono per agire direttamente sul sistema nervoso delle api e degli altri insetti, i pronubi di cui nessuno parla, ma che ormai sono stati quasi completamente sterminati. L’azione, come abbiamo detto, è sul sistema nervoso, e fa sì che gli insetti perdano l’orientamento, non riescano più a trovare la strada di ritorno. Così viene  disperso tutto il loro patrimonio genetico, le api non riescono più a ricostruire il percorso di andata e si lasciano morire. L’ape fa parte di un unico organismo, l’ alveare, dove è parte integrante di 50mila insetti: da sola non ha ragione di essere, al di fuori della sua organizzazione sociale non ha nessuno scopo di vita. L’uomo non può più sottrarsi dal problema della sostenbilità ambientale, le api sono la metafora del nostro genere, che non ha ancora capito né individuato suo ruolo all’interno dell’ambiente, e che continua a depredare finchè può ….

«La più grande soddisfazione per noi - continua Cavazzoni - è stato il sostegno che ci è stato dato non solo dalle organizzazioni apistice, ma anche da due delle tre agricole, Confagricoltori e Coldiretti, che hanno capito il senso ultimo della nostra battaglia. E poi l’apporto di Slow Food, di Legambiente,e soprattutto della Coop: era la prima volta che un’associazione di consumatori si è rivelata tanto sensibile da valutare fino in fondo i termini del problema: facciamo parte anche noi, come le api, di un unico organismo, e se non lottiamo tutti insieme per preservarlo siamo finiti…forse addirittura prima dei quattro anni calcolati da Einstein!».
Per saperne di più:i link

www.osservatoriomiele.org
www.nudoecrudo.blog
www.apitlia.net
www.ilgridodeipoveri.org
www.bollettinobio.it
www.mieliditalia.it
www.intoscana.it
www.infomeopatia.com/api-e-dolori.
www.iltamtam.it/
www.luogocomune.net

Fonte: L’unità

YouthXchange, il kit che insegna il consumo sostenibile

Saturday, October 4th, 2008

Destinato ai giovani perché con le loro scelte si rendano consumatori consapevoli e eco-coscienziosi. E magari riescano ad influenzare anche i “grandi”

I teenager possono combattere il cambiamento climatico globale, dimostrandosi dei consumatori responsabili, pur continuando a essere in linea con gli ultimi trend, secondo Achim Steiner direttore esecutivo del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP). E per aiutarli l’Unep in collaborazione con e l’Unesco ha rilasciato la seconda edizione di YouthXchange Training Kit, una guida sul consumo sostenibile dedicata ai giovani di tutto il mondo che vogliano capire e prendere parte alla battaglia contro il surriscaldamento globale. La nuova versione affronta tutte le tematiche attuali, dal problema dei rifiuti, al consumismo usa e getta, con un’incursione anche nel mondo della moda e lo fa attraverso statistiche, casi di studio, giochi, esempi di imprese che hanno scelto di diventare più “verdi” ed alternative trendy di stili di vita più sostenibili. “Acquistare un prodotto, qualunque essa sia, non è mai un atto neutro per l’ambiente”, spiega il direttore generale dell’Unesco, Koichiro Matsuura – “La sua produzione, l’utilizzo e la gestione dei rifiuti che produce, tutti hanno un impatto (in misura maggiore o minore) sul nostro pianeta”. La speranza espressa da Steiner è che attraverso le loro abitudini d’acquisto, i giovani possano influenzare il resto del mondo e sopratutto l’impegno successivo al protocollo di Kyoto che dovrebbe essere concluso a Copenaghen, nel dicembre del prossimo anno.

Fonte : La Repubblica

Il barbecue inquina più dell’auto Attenti ai veleni insospettabili

Friday, October 3rd, 2008

LE ESALAZIONI della pittura con cui avete appena riverniciato il cancello, i fumi dell’arrosto del barbecue, il profumo fresco emanato dagli alberi: queste tre semplici percezioni hanno qualcosa in comune. Inquinano. E lo fanno sul serio, molto più dei gas di scarico delle automobili. Strano pensare che un albero rappresenti un danno per l’ambiente, eppure è così: a dirlo è uno studio dell’Università di Boulder, in Colorado, condotto dal ricercatore Kenneth Docherty, specializzato in chimica atmosferica. Docherty ha definito queste insospettabili fonti di inquinamento “secondary aerosols”, e per studiarle ha analizzato alcuni campioni dell’aria di Riverside, una cittadina ad est di Los Angeles, famosa per avere un cielo piuttosto grigio.

Il distinguo tra fonti di inquinamento di primo e secondo livello si basa sulla capacità delle particelle di combinarsi con altri elementi e cambiare composizione e pericolosità. Le sostanze che contengono carbonio, come il gas di scarico della macchina, sono considerate di primo livello, ma l’aria pullula di altre microparticelle che, pur inizialmente innocue, a contatto con altre reagiscono in modo dannoso. Gli stessi scienziati non sanno ancora quantificare il loro peso sull’inquinamento progressivo del pianeta. “Sono sicuro, però - spiega Docherty - che le emissioni secondarie inquinino più dei gas di scarico delle macchine. Purtroppo tutte le misure anti-inquinamento utilizzate finora non tengono conto di queste fonti e agiscono solo sulle primarie: ma le auto sono l’ultimo anello della catena di veleni che ammorba l’atmosfera”.


I dati raccolti da Docherty e dai suoi colleghi nella cittadina californiana non lasciano dubbi: circa l’80% delle sostanze inquinanti che soffocano Riverside deriva da reazioni gassose, vale a dire da quei “secondary aerosols” prodotti da solventi, detersivi, dai profumi che usiamo la mattina per farci belli prima di andare a lavorare. Persino un’operazione banale come la pulitura a secco di un vestito produce gas di secondo livello, con gran delusione di tutti quelli che credono, risparmiando una lavatrice, di fare un favore all’ambiente. La loro incidenza è tale che persino nelle ore di punta del traffico, quando cioè il livello di inquinamento automobilistico raggiunge il picco più elevato, oltre la metà dell’aria è comunque contaminata da gas di fonti secondarie.

Alcuni sono prodotti da materiali organici, quindi non immediatamente nocivi, ma capaci di combinarsi nell’atmosfera con altre microparticelle e formare cocktail inquinanti. Basti pensare a una grigliata o al profumo degli alberi, ma l’elenco può espandersi a tutti gli aromi prodotti quotidianamente dalla lavorazione di materiali naturali. Queste sostanze si chiamano propriamente “voc”, composti organici volatili, perfetti per l’ossidazione. Hanno un diametro medio pari a 2,5 micron, meno di un decimo di quello di un capello umano. Una caratteristica che le rende ancora più pericolose, perché in grado di insinuarsi nei polmoni in modo soffocante, provocando asma e altri disturbi respiratori.

Test simili erano già stati condotti nel 2002 a Città del Messico e nel 2006 a Pittsburgh, con risultati analoghi. E’ la prima volta, però, che gli scienziati riscontrano nell’aria una percentuale così alta di queste sostanze. Lo scarico delle automobili non sarà certo una boccata d’aria pulita, ma non è l’unico responsabile del nostro cielo grigio

Fonte: La Repubblica

La torre che aspira l’anidride carbonica

Friday, October 3rd, 2008

L’hanno battezzata «CO2 Tower», la torre dell’anidride carbonica, perché è sormontata da un grande e alto cilindro d’acciaio che svetta in posizione verticale. E’ la prima macchina per aspirare anidride carbonica direttamente dall’aria costruita dall’uomo, il sogno dei governanti e degli industriali di mezzo mondo, alle prese con il difficile esercizio dei tagli alle emissioni di questo onnipresente gas serra responsabile dei cambiamenti climatici. Il professor David Keith e il team di scienziati e tecnologi che l’hanno progettata e realizzata all’università di Calgary, Alberta, in Canada, ne illustrano senza trionfalismi le caratteristiche e le prospettive di sviluppo: «E’ un prototipo sperimentale già funzionante, un impianto relativamente semplice che si basa su tecnologie mature. Ha il pregio di poter svolgere la sua funzione in qualunque posto del pianeta, separatamente da un impianto di produzione energetica. Ne stiamo mettendo alla prova l’efficienza per verificare la nostra ipotesi che possa essere conveniente realizzarlo e distribuirlo in una molteplicità di esemplari». Nessuna promessa spericolata, insomma, ma la presentazione di una soluzione pratica e già operativa, da sottoporre al giudizio della comunità scientifica internazionale per le necessarie verifiche.

COME FUNZIONA - Alla base del funzionamento della macchina, c’è un processo chimico-termodinamico sicuro: l’aria aspirata viene posta a contatto con una pioggia di particelle di idrossido di sodio (NaOH) che provocano la separazione della CO2 presente, la quale può essere raccolta e stoccata nella forma più opportuna per il suo smaltimento (I dettagli tecnici del processo possono essere studiati nella pubblicazione scientifica disponibile online. Keith e collaboratori ci tengono a che non si faccia confusione fra la loro tecnologia e quella detta CCS (cattura e stoccaggio del carbonio), anch’essa in corso di sperimentazione in varie parti del mondo: «La CCS preleva l’anidride carbonica ai camini di centrali elettriche o industrie, dove si trova in alte concentrazioni, la nostra macchina, invece, direttamente dall’aria». E’ spontaneo chiedersi, a questo punto, quale vantaggio c’è ad aspirare CO2 dall’aria, dove è presente con una concentrazione di appena lo 0,04%, invece che dai fumi di un impianto energetico, dove la sua concentrazione balza al 10%. «Il fatto è che una larga fetta di CO2 è prodotta da sorgenti mobili: auto, aeroplani, navi, dove la tecnica CCS è inapplicabile -spiega Keith-. Di qui la necessità di pensare anche a una rimozione direttamente dall’aria».

UNA «TORRE» SU OGNI TETTO? - I primi conteggi, riferiscono Keith e collaboratori, sembrano incoraggianti: il loro prototipo richiede 100 kilowattora per tonnellata di CO2 estratta. «Questo vuol dire che, usando una centrale elettrica a carbone per alimentare la nostra macchina, per ogni unità di elettricità prodotta per farla funzionare, catturiamo CO2 dieci volte di più di quella emessa dalla centrale per il nostro fabbisogno». Insomma, l’efficienza del processo sarebbe fuori discussione. Ora c’è da valutare la convenienza economica di una produzione su larga scala di queste macchine. Galoppando con la fantasia, potremmo immaginare un futuro in cui ognuno di noi, sul tetto, accanto all’antenna della televisione, ha una torretta aspira-CO2 per smaltire i gas serra emessi dalle nostre attività quotidiane!

Fonte : Corriere della Sera

CLIMA: INCUBO PER EUROPEI, ITALIANI NON RINUNCIANO AD AUTO

Wednesday, September 24th, 2008

Gli europei guardano con estrema preoccupazione ai cambiamenti climatici e sono determinati a prendere misure concrete per contrastarli. La maggioranza dei cittadini ritiene che gli obiettivi fissati dall’Unione europea per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la quota di energie rinnovabili entro il 2020 siano adeguati o addirittura troppo limitati. Tuttavia, una percentuale significativa di persone ritiene di essere poco informata sui cambiamenti climatici e su come contribuire a contrastarli. Sono queste le principali conclusioni di un sondaggio speciale Eurobarometro sull’ atteggiamento dei cittadini nei confronti dei cambiamenti climatici commissionato dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea.

Per gli oltre mille intervistati italiani, il cambiamento climatico rappresenta il problema cruciale per l’umanita’ secondo solo alla poverta’, alla fame, alla carenza idrica. Il 74% dei nostri connazionali intervistati in una scala da uno a dieci lo ritiene un problema estremamente serio, collocandolo tra il 7 e il 10. Nella top ten dei piccoli gesti quotidiani compiuti per contribuire a combattere il cambiamento climatico gli intervistati italiani collocano la primo posto la raccolta differenziata destinata al riciclaggio, al secondo la riduzione di consumi energetici, al terzo l’abbattimento dei consumi di acqua e al quarto quello dei prodotti ”usa e getta”. Merita solo un quinto posto il ricorso a trasporti piu’ ”verdi”, scelto come misura ”privata” dal 21%. E ancora piu’ giu’, la rinuncia all’auto privata e il ricorso al car sharing.

Sul fronte europero, tre quarti dei cittadini Ue prendono molto sul serio il problema dei cambiamenti climatici. In totale, il 62% degli intervistati lo considera uno dei due problemi piu’ gravi che il mondo si trova attualmente ad affrontare. Solo la poverta’ ha ottenuto un punteggio superiore: il 68% la colloca in testa alle crisi globali. Ma, pur essendoci un ampio consenso fra gli europei quanto alla gravita’ del problema, la maggioranza (il 60%) ritiene sia possibile frenarlo e risolverlo. Una netta maggioranza (il 56%) e’ addirittura convinta che la lotta contro i cambiamenti climatici possa avere un impatto positivo sull’economia. Una consistente maggioranza degli europei ritiene che gli obiettivi previsti dall’UE con riguardo ai gas serra e alle energie rinnovabili siano adeguati o addirittura troppo limitati.

I tre obiettivi fissati lo scorso anno dai leader europei, da raggiungere entro il 2020, sono i seguenti: una riduzione almeno del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, una riduzione del 30% se altri paesi sviluppati si impegnano a realizzare analoghe riduzioni nonche’ un aumento fino al 20% della quota di energie rinnovabili. Questi obiettivi sono ritenuti adeguati o troppo limitati rispettivamente dal 68%, 61% e 69% degli intervistati. Oltre la meta’ degli europei interpellati si considera informata circa le cause (56%) e le conseguenze (56%) dei cambiamenti climatici, e sui modi per contrastarli (52%). Tuttavia, la percentuale di cittadini che si considera poco informata al riguardo resta significativa (piu’ di quattro intervistati su dieci). La mancanza di informazioni viene indicata come un motivo importante per non agire.

Gli europei ritengono che le imprese e l’industria (76%), i cittadini stessi (67%), i loro governi nazionali (64%) e l’UE (58%) non facciano abbastanza per combattere i cambiamenti climatici. Una netta maggioranza (61%) pero’ afferma di aver adottato qualche tipo di misura per far fronte a questo problema. Tuttavia, le misure adottate (separazione dei rifiuti, riduzione del consumo di energia, di acqua o di prodotti usa e getta) presuppongono uno sforzo personale o finanziario limitato. La ragione principale addotta dagli intervistati per non agire contro i cambiamenti climatici e’ che essi ritengono che i loro governi, le imprese e le industrie dovrebbero modificare il proprio comportamento. Circa il 44% degli intervistati dichiara che sarebbe disposto a pagare un prezzo piu’ alto per un’energia prodotta da fonti con minori emissioni di gas serra, mentre il 30% non lo sarebbe (il 26% non ha risposto). (ANSA).

SMOG: GRANDI CITTA’, SI PARTE CON I PIANI PER L’AUTUNNO

Tuesday, September 23rd, 2008

ROMA - Grandi citta’ ai blocchi di partenza nella battaglia contro lo smog, che si riapre, come di consueto, con l’arrivo dell’autunno. Da Milano a Roma, passando per Bologna e Torino, ognuna ha la sua ricetta per ridurre le famigerate polveri sottili, le Pm10, tasto dolente per le citta’ italiane negli ultimi anni, che si ritrovano regolarmente fuorilegge rispetto ai limiti stabiliti dalle norme europee. Ecco allora Torino, che punta ad unificare le zone a traffico limitato e con telecamere di controllo per l’accesso sta vagliando l’ipotesi di un ‘ecopass’ nel 2009. A Milano l’ecopass ha ridotto gli inquinanti e, anche in vista di Expo 2015, si allarga la rete metropolitana. A Roma la nuova amministrazione presentera’ un piano a fine mese, intanto lavora per dare biodiesel ai mezzi pubblici, nuove piste ciclabili e ha gia’ dato parcheggi gratuiti ai veicoli elettrici. Bologna ha come obiettivo il 10% di mobilita’ in bicicletta e promuove e incentiva carburanti meno inquinanti.

Ecco una breve panoramica di alcune misure messe a punto dalle citta’:
- TORINO: restrizioni alla circolazione a partire dal territorio comunale dove dalle 8.30 alle 19.30 non passano veicoli euro zero diesel e benzina ed euro 1 diesel e nella ztl ambientale, dove non girano euro 1 e 2. In pista c’e’ un progetto di van sharing, cioe’ la condivisione di veicoli commerciali. In primavera il sistema di accesso al centro sara’ controllato da telecamere, per questo c’e’ l’ipotesi di unificare le Ztl esistenti ed eventualmente l’introduzione di una sorta di ‘ecopass’ torinese. Intanto, secondo i dati del sistema 5T, cioe’ tecnologie telematiche trasporti traffico Torino, che via internet e cellulare dice ad esempio a che ora passa un mezzo o se un parcheggio e’ libero, tra 2006 e 2008 a Torino il traffico e’ diminuito del 9%;
- MILANO: nell’area Ecopass (attiva dalle 7,30 alle 19,30 dei giorni feriali) si e’ ridotto il traffico, commerciale e privato, con una riduzione nell’area del valore medio delle emissioni dei principali inquinanti (PM10, NOx, Benzene). In vista dell’Expo nei prossimi 7 anni si punta all’estensione della rete metropolitana dagli attuali 75 km con 88 stazioni a 142 km con 152 stazioni. Nell’attesa, e’ stato potenziato il trasporto di superficie su 40 linee con 1.300 corse in piu’. E poi aumento delle piste ciclabili (dagli attuali 72 km ai 147 previsti entro il 2011) e lo sviluppo di aree a pedonalita’ privilegiata. E’ attivo il car sharing ed e’ previsto anche l’ aumento del numero dei parcheggi di interscambio, dagli attuali 20 a circa 30. In programma anche un accordo con i tassisti per rinnovare il parco auto interamente composto da vetture ecologiche entro il 2014. Per quanto riguarda i trasporti pubblici l’obiettivo del piano dell’azienda dei trasporti milanesi (Atm) e’ la riduzione al 2010 del 50% del monossido di carbonio e del 90% di idrocarburi incombusti e del PM10;
- BOLOGNA: il piano del traffico prevede sviluppo e potenziamento dei sistemi tecnologici (Its), investimenti nel trasporto pubblico, promozioni e incentivi carburanti meno inquinanti. Se si ha un Gpl, ad esempio, la sosta in parcheggio costa la meta’ e per un veicolo elettrico e’ gratis. Esiste poi un ticket di accesso alla Ztl per chi non necessita del permesso annuale e un servizio di car sharing. Si punta all’aumento delle aree a prevalente mobilita’ pedonale e ciclabile e l’obiettivo per il 2011 e’ il 10% della mobilita’ in bici;
- ROMA: a fine mese verra’ presentato il piano antismog. Intanto si progettano alcune misure a breve termine. Si parte dal biodiesel gratuito per 3 mesi per i mezzi pubblici a maggiori controlli delle emissioni delle auto, fino agli incentivi per l’acquisto di auto ‘ecologiche’, gpl e metano. Gia’ introdotta l’eco-sosta, cioe’ il parcheggio gratuito per le auto elettriche o ibride all’interno delle strisce normalmente a pagamento. Si prevede poi l’installazione di 60 postazioni di ricarica elettrica nei distributori di benzina della Capitale e il potenziamento delle piste ciclabili, con 40 km in piu’, su un totale di circa 110 km. Si allarghera’ il servizio di bike sharing e rafforzera’ l’ufficio comunale che si occupa di inquinamento atmosferico. Prevista anche la creazione di un team di studiosi e un rapporto di stretta collaborazione con Universita’, Enea, Cnr e Inspra. A lungo termine il piano e’ ambizioso: punta alla fluidificazione del traffico attraverso una diversa articolazione degli orari di lavoro e l’ incentivazione dell’utilizzo del telelavoro. (ANSA).

Dedicata agli amministratori che si preoccupano dell’ambiente… come quelli di Milano


SMOG: LA LOMBARDIA STANZIA 3,5 MILIONI PER CAMBIO MOTO

Monday, September 22nd, 2008

I cittadini lombardi che abitano nella zona piu’ critica per l’inquinamento (oltre a Milano altri 210 comuni divisi in 10 province) potranno usufruire di incentivi regionali per rottamare o cambiare motorini e moto Euro 0 e Euro 1 e acquistare nuovi mezzi a nullo o basso impatto ambientale. Lo ha deciso la giunta della Lombardia che ha stanziato complessivamente 15 milioni di euro di incentivi a favore dell’ambiente, 3,5 milioni dei quali per ciclomotori e motocicli. L’iniziativa e’ stata presa anche grazie alla collaborazione con l’Ancma (Associazione nazionale ciclo-motociclo-accessorio). Alla presentazione del piano contro l’inquinamento per i mesi invernali oltre al presidente della Regione, Roberto Formigoni, e agli assessori competenti e’ intervenuto anche Guidoalberto Guidi, presidente di Ancma: ”In Italia - ha spiegato - circolano 9 milioni di moto e motocicli, di questi un milione sono a Euro 1. Pensiamo che con gli stanziamenti regionali sia possibile sostituire da 10 mila a 11 mila mezzi. Cio’ vuol dire eliminare 6 mila e 300 tonnellate di monossido di carbonio e 60 tonnellate di polveri sottili”. (ANSA).

Legambiente, basta con l’usa e getta inquinante

Saturday, September 20th, 2008

«Anche l’Italia dichiari guerra all’usa e getta inquinante e premi, invece, i sistemi ecocompatibili e i prodotti biodegradabili o riutilizzabili». Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, si schiera apertamente dalla parte della tassa sul picnic, annunciata dal ministro francese dell’Ecologia e dei Trasporti Jean Louis Borloo.

«Tassare i prodotti usa e getta non è altro che l’applicazione più ovvia del principio comunitario “chi inquina paga”, alla base di tutte le direttive europee relative all’ambiente - spiega Ciafani -. Secondo gli ultimi dati di Apat la produzione dei rifiuti urbani in Italia è aumentata del 12% circa dal 2000 al 2006. La produzione di beni inquinanti va scoraggiata attraverso un meccanismo di penalizzazione economica, i cui proventi devono essere finalizzati al sostegno del riciclaggio e alla promozione di prodotti innovativi ed ecocompatibili e di iniziative per la riduzione dei rifiuti e il riutilizzo degli imballaggi, come il vuoto a rendere».

«Non si partirebbe da zero - sottolinea l’associazione ambientalista -. Basterebbe diffondere su scala nazionale le buone pratiche sulla prevenzione della produzione di rifiuti già avviate da Comuni e società di igiene urbana, come quelle premiate da Legambiente e Federambiente nell’ambito di Comuni Ricicloni 2008».

«Si va dalla gestione sostenibile nelle mense scolastiche comunali (con cibi biologici, acqua in brocca e piatti e posate riutilizzabili) nel Comune di Campolongo Maggiore (VE), per esempio, alle ecofeste (manifestazioni di piazza in cui sono rigorosamente assenti stoviglie e posate usa e getta in plastica) promosse dal Comune di Torre Boldone (BG) - prosegue Legambiente - e dalla Fiemme Servizi in provincia di Trento, che organizzano inoltre campagne di sensibilizzazione per l’uso dei pannolini lavabili, o all’introduzione della vendita del latte fresco in bottiglia di vetro a rendere negli esercizi commerciali come nel Comune di Marcon (VE) ».
Fonte : La Stampa

SETTIMANA MOBILITA’ SOSTENIBILE CON OLTRE 2000 CITTA’

Tuesday, September 16th, 2008

Oltre 2000 citta’ partecipanti da tutta Europa ma anche dal resto del mondo, con migliaia di iniziative volte a favorire una mobilita’ sostenibile, contro l’ inquinamento atmosferico e per la qualita’ dell’aria e della vita. Prende il via anche quest’anno, dal 16 al 22 settembre la European Mobility Week, giunta ormai alla sua settima edizione. L’iniziativa, che gode del patrocinio della Commissione Europea, intende stimolare le amministrazioni locali affinche’ adottino politiche permanenti a favore della mobilita’ sostenibile. Il tema scelto per l’edizione 2008 e’ ”Clean air for all”: un invito chiaro e forte ai governi locali per la sensibilizzazione dei cittadini sui rischi per la salute derivati dall’inquinamento atmosferico, in particolar modo da quello prodotto ogni giorno dalle peggiori abitudini della trafficata mobilita’ urbana ”tradizionale”. Tra i Paesi maggiormente impegnati nella European Mobility Week spicca certamente l’Austria con ben 378 citta’ partecipanti. Bene anche la Spagna, con 310 citta’ e la Francia con 177. Decisamente sottotono quest’anno la partecipazione dell’Italia, che schiera appena 27 amministrazioni locali. Tra le grandi citta’ che chiuderanno parti della propria citta’ al traffico ci sono Napoli, Vicenza (entrambe domenica 21) e Bologna (lunedi’ 22), mentre Padova ha chiuso ieri al traffico il centro storico dalle 10 alle 18. Da segnalare anche l’impegno di Biella che proprio durante la settimana della mobilita’ sostenibile inaugurera’ una nuova linea di bus veloci che collegano la stazione ferroviaria al polo universitario. Inoltre dal 16 al 22 settembre le scuole primarie del Comune proporranno ai bambini di raggiungere la scuola in Pedibus, gli speciali ”autobus” che vanno a piedi o in bicicletta e grazie al supporto di volontari favoriscono i bambini che vogliono andare a scuola senz’auto. A Torino, infine, non ci sono in programma blocchi del traffico ma Palazzo Civico invita, oltre ai dipendenti comunali, tutti i cittadini a spostarsi a piedi lunedi’ 22 settembre, giornata internazionale di ”In citta’ senza la mia auto”. Queste, nel dettaglio, le 27 amministrazioni che hanno dato finora la propria adesione alla European Mobility Week: Alghero (SS), Bari, Biella, Bitonto (BA), Bologna, Brescia, Brunico (BZ), Firenze, Genova, Chiusa (BZ), Napoli, Ortisei (BZ), Padova, Pergine Valsugana (TN), Pordenone, Portogruaro (VE), Provincia di Lecce, Provincia di Roma, Ravenna, Reggio Emilia, Sacile (PN), Savona, Taranto, Torino, Trento, Vicenza. Ulteriori informazioni si trovano sul sito www.mobilityweek.eu. (ANSA).

In cantina una piccola Cernobyl

Friday, September 12th, 2008
Benvenuti in Molise, in provincia di Campobasso, a un passo dal mare Adriatico, dove è conficcata una bomba a orologeria radioattiva. «La situazione di Castelmauro è grave - sottolinea l’ingegner Roberto Mezzanotte dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici - Parliamo di un impianto ben lontano dagli standard di sicurezza. Abbiamo segnalato il caso alle autorità competenti. Occorre un’urgente azione di rimozione dei rifiuti nucleari e bonifica dei luoghi».Le fughe di radioattività dal deposito di scorie nucleari d’origine industriale e sanitaria del Centro applicazioni nucleari controlli e ricerche, minacciano la salubrità dell’intero Molise e delle regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania). I radioisotopi americio 241 e cobalto 60 sprigionano radiazioni alfa e gamma. L’ultima verifica radiometrica parla chiaro: «E’ stato riscontrato il superamento dei limiti previsti dalla legge» scrive ai ministeri dell’Interno e dell’Ambiente il professor Bernardo De Berardinis, direttore dell’ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei rischi presso la Protezione civile.Il Canrc - sede e laboratorio a Termoli - ha gestito dal 19 dicembre 1979, con il nulla osta del medico provinciale Ermanno Sabatini, un magazzino radioattivo. La «Cernobyl fai da te» è ubicata in uno scantinato di un’antica abitazione in via Palazzo al civico 6, nei pressi della cattedrale e del municipio. Il territorio, oltretutto, è soggetto a rischio sismico e idrogeologico. Con l’Ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (3274/2003) il borgo è stato dichiarato a «sismicità medio-alta» e incluso nella zona 2. Per i danni inflitti dal sisma del 31 ottobre 2002 il paese ha registrato danni per 83 milioni di euro. Eppure, nonostante siano già stati spesi ben 550 milioni per una ricostruzione fantasma, il governatore Iorio si è dimenticato di bonificare il deposito illegale di rifiuti nucleari, o, quantomeno, di verificare le condizioni statiche dell’antico edificio che lo ospita.

Spiega il sindaco Giuseppe Mancini (An), ingegnere di professione. «Di case lesionate ce ne sono - risponde laconico il primo cittadino - Ma non so se il palazzo dei De Notariis è stato controllato». Potrebbe aver subito lesioni strutturali, aggravate dall’alluvione del 2003, ma nessuno l’ha ancora verificato. Il proprietario della cantina nucleare, Quintino De Notariis, deceduto recentemente a Cuba per aneurisma, non ha mai sanato la situazione. A distanza di anni, il tecnico non ha mai osservato le numerose ingiunzioni di sgombero e bonifica dei luoghi. Atti imposti dalla magistratura (sentenza n. 1428/2000 del tribunale di Campobasso) dal Tar Molise (sentenza n. 435/2002) e attraverso un decreto ingiuntivo siglato dal presidente della giunta regionale (provvedimento n. 151 del 18 ottobre 2002).

L’avvocato Giovanni De Notariis, fratello del responsabile risponde sprezzante: «E’ lo Stato che deve farsi carico di questa situazione. Noi non siamo responsabili e non dobbiamo fornire spiegazioni a nessuno; tantomeno ai giornalisti». I riscontri sono evidenti: da duemila bidoni tossici e radioattivi da 50 litri cadauno, stipati alla rinfusa nell’abitazione dei fratelli De Notariis, fluisce da un buon ventennio, radioattività al di sopra della norma consentita. L’Arpa Molise ha evidenziato che dagli ultimi accertamenti effettuati «è stato riscontrato un campo di radiazione, tale da risultare superiore al limite previsto dalla normativa vigente in relazione all’esposizione massima ammissibile per la popolazione (1mSV/anno)».

Anche i Vigili del Fuoco hanno rilevato valori di intensità di esposizione superiore di gran lunga a quelli del fondo naturale. In una nota sottoscritta dal dottor Claudio Cristofaro (responsabile del settore fisico dell’Arpa) e dal dottor Luigi Petracca (direttore generale) «i valori registrati rappresentano un ulteriore campanello d’allarme, che dovrebbe indurre ad adottare misure definitive per il totale smantellamento del deposito di Castelmauro, che si appalesa del tutto incompatibile con il contesto urbano e con il tessuto abitativo in cui risulta ubicato già dai primi anni Ottanta».

I contenitori metallici corrosi dall’umidità perdono lentamente il contenuto: lo attestano le quindicinali verifiche dell’Apat. Ora, addirittura, è possibile fotografare i famigerati fusti azzurrognoli da una finestrella munita di una grata rosicchiata dai ratti. Un terrorista potrebbe innescare un’ecatombe. Due malandate porte di legno ed una metallica, custodiscono il magazzino nucleare. Non esiste un piano di sicurezza: un cataclisma, un incendio o addirittura la caduta di un velivolo avrebbero conseguenze disastrose. Neppure un cartello segnala il pericolo. «La quantità di radiazioni assorbita dagli esseri viventi viene misurata in sievert. Nell’essere umano, una dose di 4 sievert distribuita su tutto il corpo, pari a 40 mila radiografie, causa la morte nel 50 per cento dei casi» avverte Maurizio Cumo, ordinario di impianti nucleari all’università La Sapienza di Roma. «Nella considerazione che sia necessaria l’adozione di immediate misure finalizzate alla messa in sicurezza di materiali radioattivi presenti nel sito sopraindicato, appare indispensabile assumere iniziative di carattere straordinario, che assicurino la salvaguardia della zona» annota il 3 aprile 2006, Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero ambientale. Diciotto giorni dopo (protocollo DPC/CG/24300), Guido Bertolaso si rivolge alla Regione: «Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha evidenziato la necessità di adottare misure per la messa in sicurezza del materiale radioattivo presente nel territorio del Comune di Castelmauro: si invita codesta amministrazione regionale a comunicare ogni dettagliato elemento utile per valutare compiutamente la vicenda».

Parole al vento. L’8 ottobre 1987 la Direzione della sicurezza nucleare dell’Enea evidenziava che nel deposito di rifiuti «erano accatastati in maniera incontrollabile circa 4 mila fusti privi delle dovute indicazioni» e denunciava il titolare del deposito, Quintino De Notariis «per aver gestito nell’abitato di Castelmauro un deposito di rifiuti radioattivi provenienti da attività industriali, mediche e di ricerca scientifica (…) illegittimo per mancata precisazione dei limiti quantitativi e per aver effettuato trasporti di rifiuti radioattivi senza essere in possesso dell’autorizzazione interministeriale».

 

Fonte: La Stampa

GREENPEACE PORTA A BRUXELLES AUTO BASSA EMISSIONE CO2

Tuesday, September 9th, 2008

Otto auto a bassa emissione, gia’ in commercio, si sono fermate oggi di fronte al Parlamento Europeo. A portarle e’ stata Greenpeace per dimostrare agli europarlamentari che e’ gia’ possibile costruire auto che non superino i livelli stabiliti dalla nuova legge in discussione al Parlamento che dovrebbe entrare in vigore nel 2012. Il dibattito si e’ aperto in questi giorni dopo che la commissione industria del Parlamento ha proposto di posticipare la data dell’applicazione dei nuovi limiti, 130 grammi di Co2 ogni km, al 2015. La nuova proposta dovra’ essere ora votata nella commissione ambiente dell’Europarlamento gia’ fissata per domani e poi spostata al 25 settembre prossimo. L’appello di Greenpeace e’ rivolto ai parlamentari perche’ mantengano la data di applicazione al 2012. L’ iniziativa - sottolineano gli ambientalisti - vuole dimostrare, al contrario di quello che affermano le case automobilistiche, che produrre macchine a ridotte emissioni e’ possibile ed economicamente sostenibile. Il convoglio delle otto auto rappresenta solo una parte dei modelli a bassa emissione gia’ disponibile in commercio, tra questi, spiega Greenpeace, non ci sono solo piccole citycar, ma anche modelli familiari piu’ grandi. L’elenco completo delle auto a bassa emissione, tra cui figurano anche diversi modelli Fiat (Cinquecento, Punto, Panda), e’ pubblicato sul sito dell’organizzazione ambientalista che invita i consumatori a informarsi sulle emissioni delle auto prima dell’acquisto. La manifestazione di oggi coincide con la pubblicazione del rapporto di Greenpeace ”Fuori strada: le pretese dell’industria automobilistica” che dimostra come i produttori abbiano sovrastimato i costi per l’adeguamento alla normativa europea. (ANSA)