Archive for the ‘energia’ Category

Groenlandia, trivelle in azione il Polo è un pozzo di greggio

Thursday, September 2nd, 2010

Da una settimana una società inglese ha avviato le perforazioni nelle acque dell’Artico. Un’area che conserva il 13% delle riserve di oro nero rimaste sulla Terra. Ma il clima dell’estremo nord del pianeta rende difficili le operazioni. E sono altissimi i rischi per l’ambiente di LUIGI BIGNAMI

LA ricerca dell’oro nero in tutti gli oceani del pianeta non smette di guardare avanti. Nonostante le paure e le problematiche che si sono aperte dopo quanto avvenuto durante l’esplorazione petrolifera in mare aperto nel Golfo del Messico. Da una settimana, come riferisce il New Scientist, sono le fredde acque artiche in prossimità della Groenlandia ad essere oggetto di trivellazione ad opera della società inglese Cairn Energy.

Il mondo intero guarda alle acque che circondano il Polo Nord come nuova meta per lo sfruttamento petrolifero e minerario. Dalle ricerche fin qui condotte, nell’area risulta esserci circa il 13% delle riserve di petrolio rimaste sulla Terra e circa il 30% di quelle di gas. L’incidente della Deepwater Horizon ha fermato momentaneamente le attività nelle acque americane, canadesi e norvegesi ma non in quelle groenlandesi e russe dove continuano la ricerca e le prime perforazioni. Tuttavia è proprio di poche settimane fa la notizia che americani e canadesi sono partiti con una nave oceanografica per importanti rilievi. “Con questa spedizione vogliamo definire con precisione quali sono i confini geologici dei nostri territori, quelli cioè che il trattato internazionale dei mari permette di considerare propri e quindi di esplorarli e sfruttarli”, ha spiegato Brian Edwards del Servizio Geologico americano. La Russia aveva preceduto tale spedizione con una propria nave e due anni fa aveva mandato fin sul fondo del Polo Nord un sommergibile dove piantò la propria bandiera.

Estrarre petrolio nelle aree artiche è una sfida contro la natura che ha pochi confronti, sia che avvenga in mare che sulla terraferma. Gli uomini addetti ai lavori, qualunque attività eseguano, devono fare fronte ai movimenti del pack, agli iceberg, alle temperature estremamente fredde, alle tempeste e alle condizioni estreme quando scende la notte artica che dura circa 6 mesi.

Per questi motivi le compagnie petrolifere al momento stanno esplorando le aree marine più vicine alle coste e le più accessibili e, quando è possibile, cercano di costruire piccole isole artificiali da collegare alla terraferma così da trasformare un’esplorazione off-shore (in mare aperto) in una su terra. Quando non è possibile si costruiscono gigantesche strutture in acciaio che vengono ancorate sul fondo marino. La piattaforma russa Prirazlomnoye, ad esempio, quasi completamente costruita su un campo petrolifero dove si prevede la presenza di 610 milioni di barili e che si trova al nord della Russia, peserà 100.000 tonnellate e si trova su un mare profondo 20 metri. In questo caso sarà la sua gigantesca massa a proteggerla dal ghiaccio che la assedierà per otto mesi l’anno.

Quando bisognerà andare ancor più al largo le piattaforme saranno costantemente protette da rompighiaccio. La prima di queste sarà anch’essa russa e verrà costruita a 650 km dalle coste con un mare profondo 300 m e costantemente circondata dai ghiacci. Essa inizierà ad operare nel 2016.

Tutte le compagnie petrolifere insistono nel sostenere che le piattaforme saranno a prova di ogni evento estremo. Ma nonostante questo, molti gruppi ambientalisti fanno presente che il pericolo non viene solo dalle piattaforme ma anche dalle navi che dovranno fare la spola con esse per rifornirsi di olio. Il pack, gli iceberg e le tempeste renderanno inevitabili gli incidenti e in acque fredde una fuoriuscita di petrolio potrebbe creare danni realmente irreversibili all’ambiente. In quel mondo infatti, una fuoriuscita di greggio può essere contenuta solo in estate, ma le acque molto fredde rendono l’olio molto più stabile che non in quelle calde. Per la natura è assai più difficile eliminarlo e, come si è visto in Messico, l’uomo riesce a fare ben poco.

Fonte: La Repubblica

I giganti che portano la luce in Islanda

Wednesday, August 18th, 2010

Uomini giganti alti trenta metri porteranno la luce nelle case islandesi: Jin Choi e Thomas Shine, dello studio Choi + Shine del Massachusetts, negli Usa, hanno accettato la sfida della società di trasmissione elettrica islandese Landsnet e rivisto in chiave artistica i tralicci della luce. Una delle condizioni del concorso di architettura: i piloni della nuova rete da 220 chilovolt, non possono differire di molto dal design attuale. Il risultato sono dozzine di spettacolari giganti d’acciaio che camminano sui fiordi islandesi.

Islanda: giganti dell’energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia giganti dell'energia

FIGURE POETICHE - Chi l’ha detto che i piloni della luce devono essere per forza brutti? Il progetto “Land of Giants” è una poesia per gli occhi. Ogni pilone è alto circa trenta metri. Gli umanoidi reggono i fili elettrici con le loro grandi braccia, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. Le diverse posizioni creano poi differenti effetti di movimento. Choi + Shine ha spiegato che i giganti in acciaio, vetro e cemento vogliono essere «potenti, solenni e variabili» e rappresentare una moderna alternativa alle antiche e misteriose statue monolitiche dell’Isola di Pasqua. E nonostante l’aspetto impressionante, i costi di realizzazione sarebbero relativamente bassi, in quanto i piloni standard richiederebbero solo piccole modifiche nel design. «Queste iconiche figure, dall’aspetto quieto ma autorevole, diventeranno dei monumenti nel paesaggio», si legge sul sito dello studio americano

PREMIO - Tuttavia, se per il momento Lansent ha sospeso i piani in attesa di finanziamenti, gli originali piloni dell’elettricità disegnati con forme antropomorfe sono stati premiati in questo mese dalla influente Society of Architects di Boston che nel Unbuilt Architecture Award riconosce ogni anno l’audacia di progetti non realizzati.

Elmar Burchia

Fonte: Corriere della Sera

Ricicliamo sempre di piu’:sette bottiglie su dieci

Saturday, August 7th, 2010

Risparmiati quasi due milioni di barili. Ma il 30 %  dei Comuni non prevede ancora la raccolta differenziata


ROMA - Nel 2009 sette bottiglie su dieci sono state riciclate, risparmiati quasi due milioni di barili di petrolio. Ma solo il 70% dei Comuni italiani prevede questa forma di risparmio ambientale. Ritirate in totale 1,6 milioni di tonnellate, con un aumento rispetto al 2008, del 3,6%.  Il CoReVe, il consorzio per il recupero del vetro operante all’interno del sistema Conai, sventola numeri che fanno ben sperare sulla crescita della coscienza ecologica degli italiani. Anche se rimande molto da fare: basta passare una sera qualuque, in un luogo da “movida”, in una grande o piccola città.

Secondo i dati, nel 2009 il tasso di riciclo è cresciuto dell’1% mentre è ancora migliorabile la situazione sul fronte della qualità della raccolta. “Il 15,9% del vetro, quasi un camion su 5 che abbiamo ritirato nel 2009 - ha detto Enzo Cavalli, presidente del CoReVe - è stato scartato per soddisfare gli standard di qualità necessari al riciclo ed è stato smaltito in discarica, vanificando gli sforzi di cittadini e operatori”.

Cittadini tra i quali si consolida sempre di più l’abitudine a fare la raccolta differenziata del vetro, nei Comuni dove questa è prevista (ad oggi il 70% del totale). Il CoReVe li ha contati, basandosi sul numero di amministrazioni che collaborano con il consorzio ed è emerso che 45 milioni di italiani, pari al 77% del totale, differenzia il vetro dagli altri rifiuti.

Il primato di raccolta va al Nord con 942mila tonnellate e 35,3 kg per abitante, segue il Sud in notevole rimonta. Nel 2009 si è registrato un aumento del 25,6%, con 353mila tonnellate raccolte, superando così le regioni del Centro, che si sono attestate su 300mila tonnellate (+1% sul 2008 e 26,4 kg/ab).

Sono numeri che hanno consentito di risparmiare, in un solo anno, quasi 2 milioni di barili di petrolio, una quantità ingente se si paragona a quella sversata nel golfo del Messico per una falla del giacimento della British Petroleum. In poco più di tre mesi sono fuoriusciti 5 milioni di barili di greggio. Quanto alla riduzione delle emissioni, secondo CoReVe è stato possibile evitare l’immissione in atmosfera di 1,8 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti all’inquinamento prodotto da un milione di utilitarie Euro 4, praticamente tutte le auto circolanti nella città di Milano.

Nel 2009, il consorzio ha lanciato il sistema delle aste on line per rendere più trasparente la procedura di assegnazione dei lotti di vetro da riciclare alle società di recupero o riciclo. Chi si aggiudica la quantità all’asta dovrà riciclare tutto il materiale entro un anno.

Fonte: La Repubblica

In Toscana i “cacciatori” di petrolio

Tuesday, August 3rd, 2010

 I pozzi identificati nel mare dell’Arcipelago toscano dai cacciatori di petrolio e di gas sono due. «Promettono bene – dicono i tecnici – e potrebbero essere un grande business». Si trovano al largo della costa sud dell’Isola d’Elba, sfiorano l’area super-protetta di Montecristo (riserva biogenetica protetta dall’Unione europea) e interessano il mare di Pianosa. «Un’area tre volte più grande dell’Elba – denunciano gli ambientalisti –, un bacino naturale all’interno del santuario dei cetacei, sulla rotta di balenottere e delfini, luogo delicatissimo per l’ecosistema». E non è un caso che in questo tratto di mare da tempo amministratori, politici, ecologisti e cittadini chiedono, inascoltati, l’interdizione della navigazione delle petroliere. Adesso in questo paradiso ecologico è arrivata la minaccia delle trivellazioni per cercare petrolio e gas e con essa la paura di un nuova tragedia ecologica come quella accaduta nel Golfo del Messico con la Bp

RICHIESTE VALUTATE DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE - A presentare le domande la Puma Petroleum, filiale italiana dell’australiana Key Petroleum Ltd, società che opera in Tanzania, Suriname e Namibia. Le richieste sono attualmente in via di valutazione da parte del ministero per l’Ambiente e, secondo quanto sostiene Legambiente, «la Key è in attesa del responso finale e dell’approvazione». Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha vietato le trivellazioni offshore. «Ma solo entro 5 miglia dalle coste e 12 dalle aree marine protette», sostiene Legambiente che giudica dunque insufficiente il divieto e chiede, come hanno fatto quattro comuni dell’Elba, di vietare le trivellazioni in tutto il mare dell’arcipelago. «Un incidente petrolifero come quello della Deepwater Horizon – spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago toscano - significherebbe la fine per l’economia turistica delle isole e piccole multinazionali come la Key non avrebbero né i dollari, né le capacità tecnologiche per intervenire». Gli ambientalisti hanno così deciso una serie di iniziative. La prima si svolgerà il 9 agosto a Pomonte e Chiessi, all’ Isola d’Elba, grazie a Legambiente e Goletta Verde che consegneranno idealmente la “bandiera nera dei pirati del mare” alla Key Petroleum. Ci sarà un corteo in mare con barche ecologiche e nuotatori e super brindisi finale per dire no al rischio di una nuova sciagura ecologica.

Fonte: Corriere della Sera

Energia. Sussidi a fonti fossili 10 volte superiori a fonti verdi

Sunday, August 1st, 2010

Spesi 557 mld dollari nel 2009 contro 46 miliardi

Roma, 30 lug. (Apcom) - Nonostante i proclami da più parti, i governi di tutto il mondo stanno spendendo di più per i sussidi a fonti di energia “sporche” che in rinnovabili. Lo affermano i dati preliminari di un rapporto di Bloomberg New Energy Finance citati dal sito environmentalexperts.com. Secondo i calcoli degli analisti per il 2009 nel mondo i governi hanno speso per rinnovabili e biocarburanti 43-46 miliardi di dollari, suddivisi in crediti fiscali, certificati verdi e altri sussidi diretti. Per carbone, petrolio e altri combustibili fossili invece la spesa è stata di 557 miliardi di dollari, come stimato dall’agenzia Internazionale per l’Energia. Al primo posto per i sussidi alle energie verdi ci sono gli Usa, con 18,2 miliardi di cui il 40 per cento destinato ai biocarburanti.

Fonte: La Stampa

Tariffa bioraria, clienti confusi e disinformati l’Autorità sanziona nove società elettriche

Saturday, July 24th, 2010
Il primo luglio è entrato in vigore per 4,5 milioni di famiglie il nuovo sistema di calcolo dell’energia elettrica. Tra disinformazione e coas negli addebiti sono già sorte le prime difficoltà e l’Autorità sanziona 9 società

Tanti dubbi, ritardi e poca chiarezza. A venti giorni circa dall’entrata in vigore della “tariffa bioraria” sorgono le prime difficoltà nell’applicazione del nuovo sistema. A finire sotto accusa sono nove società fornitrici di energia elettrica per aver violato l’obbligo, stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, di informare chiaramente le famiglie sui nuovi prezzi applicati a partire dal 1 luglio 2010 a chi sceglie di conservare il vecchio contratto di fornitura. E’ previsto infatti che i clienti debbano essere messi al corrente delle variazioni di prezzi con un preavviso minimo di almeno sei mesi attraverso note informative allegate alle tre bollette precedenti la data di avvio delle nuove tariffe. L’Autorità ha intimato pertanto alle imprese di comunicare tempestivamente le novità ai clienti, in caso contrario dovranno restituire i maggiori addebiti dovuti all’applicazione irregolare delle nuove tariffe. Nei confronti dei nove gestori (AceaElectrabel Elettricità S.p.a, Iride Mercato S.p.a, Trenta S.p.a, Hera Comm S.r.l., ASM Energia e Ambiente S.r.l., Azienda energetica S.p.a. Etschwerke ag, Enia Energia S.p.a., AcegasAps Service S.r.l. e A2A Energia S.p.a) sono stati inoltre avviati procedimenti per l’irrogazione di sanzioni.

Il nuovo sistema delle “tariffe biorarie” si applica dal 1 luglio scorso. Gli utenti interessati ai nuovi prezzi dell’elettricità sono coloro che usufruiscono ancora del cosiddetto regime monorario “a maggior tutela” (che garantisce la fornitura di energia dal proprio gestore a prezzi stabiliti ogni tre mesi dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), non avendo cambiato il proprio operatore in seguito alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Il meccanismo prevede tre fasce di prezzi. L’elettricità costa di meno dalle 19 alle 8 dei giorni feriali, di sabato, domenica e nei periodi festivi (fasce orarie “F2” e “F3”), mentre costa di più dalle 8 alle 19 dei giorni feriali (fascia oraria “F1”).

Il passaggio al nuovo sistema è graduale: per ora riguarda solo 4,5 milioni di famiglie, che diventeranno 20 milioni alla fine dell’anno. Per consentire ai clienti di abituarsi alle novità, fino alla fine del 2011 le differenze di prezzo tra i diversi momenti della giornata saranno contenute al 10% circa, sia per quanto riguarda il risparmio che la spesa. A tre anni dall’avvio della liberalizzazione (partita il 1 luglio 2007) solo il 10% degli italiani ha scelto di cambiare gestore. Tra i consumatori che hanno optato per un nuovo operatore, molti si sono rivolti all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e alle associazioni dei consumatori per segnalare confusione negli addebiti e reclamare per bollette troppo care.

Fonte: Kataweb

Nucleare: 8 centrali potenziali per 2019

Thursday, July 22nd, 2010

 L’Italia potrebbe avere otto reattori nucleari di nuova generazione in esercizio per il 2019, e non è escluso che comprendano anche il modello americano AP1000. Lo ha detto a Washington il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, a margine del forum internazionale organizzato dall’amministrazione Obama sull’Energia Pulita. “Stiamo consolidando - ha detto Saglia - il nostro interesse verso tecnologie complementari. L’Italia è orientata ad avere quattro centrali da 1.600 megawatt, e accordi in tal senso sono avviati tra Enel e la francese EDF per centrali Epr. Ma non chiudiamo ad altre opzioni”. Come appunto quella dell’AP1000, tecnologia americana prodotta all Westinghouse Electric Company di Pittsburgh, che la delegazione italiana visiterà domani. Visiteranno il reattore di Pittsburgh sia il sottosegertario Saglia, sia la delegazione del ministero dell’Ambiente guidata dal ministro Stefania Prestigiacomo.
 
“Diciamo che si consolida l’interesse italiano verso tecnologie più piccole e complementari a quelle francesi” ha detto Saglia. Alla luce di questa impostazione, secondo il sottosegretario l’Italia potrebbe “essere nucleare” per il 2019. “Entro il 2013 completeremo le fasi autorizzative - ha precisato - e le nuove otto centrali potrebbero essere in esercizio nel 2019. Le prime difficoltà politiche sono state superate. Le centrali saranno fatte d’intesa con le Regioni. Ovviamente ci sarà da costruire un consenso, ma la via imboccata è chiara. Sicuramente - ha concluso - chi ospiterà le centrali avrà vantaggi economici e forniture di energia gratuite. Diciamo che la prima lampadina è stata accesa”.
 
PRESTIGIACOMO, PRIMA PIETRA NON PRIMA DI DUE ANNI 
L’Italia potrebbe “posare la prima pietra” di un suo sistema nucleare “entro due-tre anni”: lo ha detto a Washington il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a margine della conferenza stampa tenuta con il segretario americano dell’Energia, Steven Chu, nell’ambito del forum sull’Energia Pulita, al quale hanno partecipato 24 ministri dell’Ambiente.

L’energia pulita è “il” tema del futuro - ha spiegato Prestigiacomo - e per affrontarlo bisogna prendere in considerazione anche l’ipotesi nucleare. Da questo punto di vista, l’Italia è negli Stati Uniti “per conoscere e capire”, nell’ottica di definire una via italiana al nucleare. “Stiamo procedendo - ha detto il ministro Prestigiacomo -. Abbiamo impiegato due anni per far partire l’Agenzia per la Sicurezza, ma direi che adesso siamo lì. Entro due, massimo tre anni potremo posare la prima pietra di una nuova centrale”. I problemi non mancano, primo fra tutti la scelta dei siti, ma il ministro ha precisato che “non è competenza del Governo scegliere i siti. Il Governo sceglie i criteri di fondo a cui una centrale deve attenersi, ma saranno poi i privati a fare proposte. Purtroppo in Italia c’é molta confusione sul nucleare”. 

Prevista la visita del ministro Prestigiacomo alla Westinghouse di Pittsburgh, una delle principali società americane per la produzione di tecnologie nucleari. “Vogliamo conoscere e capire - ha sottolineato il ministro -. Per questo chiederemo alla Westinghouse se sia possibile, tra l’altro, avviare stage per giovani ingegneri italiani”

Fonte: Ansa.it

Risparmio energetico, gli edifici intelligenti

Tuesday, July 6th, 2010

DECOLLA LA NUOVA ETICHETTA ENERGETICACon il voto dell’Europarlamento e’ decollato il sistema europeo di etichettatura energetica. Da ora le etichette poste sugli elettrodomestici come frigoriferi, lavatrici e forni dovranno fornire maggiori informazioni sul consumo energetico.

 

Il Parlamento ha approvato un nuovo formato per l’etichetta di efficienza energetica dell’Unione europea che aggiunge alcune classi in piu’ alla comune scala dei colori. In futuro, qualsiasi pubblicita’ sui prezzi o l’efficienza degli elettrodomestici, dovra’ indicare la classe energetica del prodotto.

L’attuale etichetta energetica fornisce gia’ un aiuto ai consumatori nel valutare i costi di funzionamento per frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugabiancheria, lavastoviglie, forni e condizionatori d’aria. I produttori sono, attualmente, obbligati a indicare il consumo annuo di energia, dall’apparecchio a basso (verde scuro classe A) o alto consumo (rosso classe G).

A seconda del tipo di prodotto, l’etichetta adotta anche un approccio integrato indicando anche la quantita’ di acqua utilizzata, il livello di rumorosita’ o di produzione di calore. Con la nuova legislazione, il formato dell’etichetta tiene conto di tre nuove categorie energetiche che riflettono il progresso tecnologico, ma continua a mantenere fermo a 7 il numero delle classi.

In futuro il sistema potra’ declinarsi su tre direttrici: se un nuovo prodotto consuma meno energia di quelli esistenti, la classificazione e’ rivista in A+ per cui la classe di minore efficienza energetica diventera’ F. Se un nuovo prodotto consumera’ ancora meno energia di quelli esistenti, la classificazione sara’ rivista in A++ e la classe di minore efficienza energetica sara’ E.

Infine, se un nuovo prodotto consuma ancora meno energia, sara’ qualificato come A+++ e la classe di minore efficienza energetica sara’ D. La scala cromatica - dal verde scuro per i dispositivi a maggiore efficienza energetica al rosso per quelli con minore funzionalita’ - sara’ adeguata di conseguenza cosi’ da avere la maggior efficienza segnalata con il verde scuro e la piu’ bassa con il rosso.

In futuro l’etichetta sara’ applicata anche a prodotti che consumano energia per uso commerciale e industriale come celle frigorifere, vetrine, dispositivi da cucina, motori industriali e distributori automatici. Inoltre l’obbligo di etichettatura sara’ imposto a quei prodotti, compresi quelli da costruzione che non consumano energia ma hanno un significativo, diretto o indiretto, impatto sul risparmio energetico come l’istallazione di vetri, telai o porte esterne.

ANCHE GLI EDIFICI DEVONO ESSERE INTELLIGENTI

Efficienza energetica: solo edifici con consumo di energia vicino allo zero dopo il 2020.  E’ questo il traguardo cui tende la nuova normativa sull’ efficienza energetica degli edifici che aiutera’ i consumatori a tagliare i costi della bolletta energetica e l’Unione europea, nel suo insieme, a centrare l’obiettivo sul cambiamento climatico usando il 20% in meno di energia.

Gli Stati membri dovranno adeguare i propri codici di fabbricazione in modo che tutti gli edifici costruiti dalla fine del 2020 siano conformi ai piu’ elevati standard di risparmio energetico. La nuova direttiva sull’efficienza energetica stabilisce i requisiti minimi per la prestazione energetica degli immobili di nuova costruzione e la loro applicazione per gli edifici esistenti. Gli Stati membri dovranno adottare misure atte a raggiungere requisiti di rendimento energetico a costi ottimali e secondo la metodologia comparativa. Tutti gli edifici costruiti dalla fine del 2020 dovranno possedere elevati standard di risparmio energetico e dovranno essere alimentati in larga misura con forme di energia rinnovabili e i progetti di costruzione degli edifici delle autorita’ pubbliche dovranno dare l’esempio partendo due anni prima.

Una parte dei finanziamenti per queste innovazioni verra’ dal bilancio dell’Unione europea. Ove possibile la spesa energetica degli immobili esistenti dovra’ essere migliorata nel corso di lavori di ristrutturazione. Durante questi lavori i proprietari saranno incentivati a installare contatori intelligenti e a sostituire gli impianti di riscaldamento, quelli idraulici per l’acqua calda e i sistemi di climatizzazione con soluzioni alternative ad alta efficienza come le pompe di calore. Le normative di recepimento nazionali imporranno inoltre, ispezioni regolari alle caldaie e ai sistemi di climatizzazione.

SERVE EFFICIENZA ANCHE IN EDIFICI ESISTENTI

Non basta focalizzarsi sull’ efficienza energetica dei nuovi immobili per raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico del 20% fissati da Bruxelles per il 2020. L’industria del mattone, rappresentata a livello europeo dalla Fiec, chiarisce infatti che attualmente le ristrutturazioni di vecchi edifici riguardano solo l’1% del mercato immobiliare. Ed e’ su questo ingente capitale che bisogna indirizzare gli sforzi di efficienza energetica se si vuole arrivare al traguardo.

Commentando la decisione dell’Europarlamento, che ha approvato in seconda lettura la nuova direttiva sull’efficienza energetica degli immobili, l’industria sottolinea la necessita’ di agire con piu’ determinazione per promuovere gli interventi di ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente, puntando su incentivi e facilitazioni.

Gli alti investimenti richiesti per effettuare delle ristrutturazioni radicali agiscono come deterrente per i proprietari, specie in questo momento di crisi. Stara’ ai governi garantire che siano disponibili in tempi brevi, prestiti, sgravi fiscali e garanzie per i proprietari di immobili privati e commerciali. Soluzioni specifiche andranno trovate anche per superare ostacoli legali e finanziari quando si vuole promuovere il rendimento energetico degli immobili affittati e di quelli con differenti proprietari. Uno degli strumenti che si suggerisce di utilizzare e’ l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Benche’ nella direttiva europea vi si faccia gia’ riferimento come ad un possibile incentivo, non esiste nel testo un riferimento preciso relativo alla riduzione dell’Iva. I costruttori chiedono che ”per incoraggiare ulteriormente i proprietari a optare per l’aumento dell’efficienza energetica restaurando le loro case e/o installando nuovi sistemi di riscaldamento energicamente efficienti i servizi legati alla ristrutturazione e all’installazione ad opera di personale professionale possano beneficiare di tassi Iva piu’ bassi o azzerati”.

ALLEANZA PER DIAGNOSI ENERGETICA DEGLI EDIFICI

L’Agenzia del Territorio e l’Enea hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa con l’obiettivo di promuovere il risparmio energetico, contenere i consumi e avviare una diagnosi energetica degli edifici. Il traguardo che i due enti si sono prefigurati e’ quello di realizzare un programma di Miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici utilizzati dall’Agenzia del Territorio. Mediante la promozione del risparmio energetico, l’incremento dell’ efficienza energetica dei suoi edifici, ma anche attraverso l’ adozione di una politica di contenimento dei consumi e di sensibilizzazione dei dipendenti per favorire l’applicazione di pratiche e comportamenti ecosostenibili.

L’Agenzia fa rientrare l’iniziativa nel quadro dell’attivita’ di diagnosi sui suoi uffici allo scopo di valutarne l’efficienza energetica attuale, allo scopo di mettere a punto in un prossimo futuro adeguati interventi di riqualificazione. L’Enea dal canto suo incrementera’ la sua sperimentazione aprendo la strada anche a future collaborazioni tra i due enti. L’iniziativa rientra nell’ambito di un Accordo Quadro di collaborazione fra Enea, Consip e Mef, che ha come obiettivo principale quello di favorire l’efficientamento energetico nel settore pubblico. Grazie all’accordo di oggi tra Enea e Agenzia del Territorio questa metodologia di intervento potra’ essere efficacemente trasferita anche sugli edifici altri enti e sul patrimonio edilizio pubblico.

ECCO ‘PROSTO’, PROGETTO RILANCIO ORDINANZE SOLARI

Si chiama Prosto un progetto europeo nato per favorire lo sviluppo dell’ecoedilizia con particolare attenzione per i requisiti di efficienza energetica. E’ stata la Direttiva europea che regole il corretto rapporto tra energia e clima a imporre tra l’altro che nei regolamenti e codici edilizi o qualsiasi altro sistema con effetto equivalente, gli Stati membri richiedano, entro il 2015 al piu’ tardi, l’impiego di livelli minimi di energia da fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni e negli edifici esistenti che sono soggetti a importanti ristrutturazioni.

Un numero sempre crescente di Comuni, Regioni e Stati ha quindi gia’ introdotto le Ordinanze Solari (OS), disposizioni con effetto legale che prescrivono ai proprietari di immobili l’ obbligo d’installare impianti solari. Una volta terminati gli interventi i requisiti della struttura devono essere certificati a carico ed esclusiva responsabilita’ del proprietario dell’ immobile.

Per favorire e sviluppare questo obiettivi di efficienza energetica l’Europa ha quindi deciso di dare vita a ‘Prosto’, nato a sostegno degli Enti Locali europei per l’ideazione, lo sviluppo e la gestione delle Ordinanze e al fine di diffonderne la conoscenza e di perfezionarne il regolamento.

Le OS hanno validita’ nazionale o regionale ma spesso vengono sostenute da regolamenti edilizi locali che ne allargano l’area di applicazione e che hanno reso possibile, ad oggi, il coinvolgimento di 150 milioni di cittadini. Le comunita’ locali che ad oggi partecipano a ‘Prosto’ sono la Regione Lazio, la Citta’ di Lisbona, Murcia, Stuttgart e Giurgiu.

Fonte: Ansa.it

Perchè il nucleare in Italia?”, da Scanzano Jonico tante domande al governo

Saturday, July 3rd, 2010

centrale_nucleareScanzano Jonico, il Comune che nel 2003, amministrato dal centrodestra, promosse ‘la carica dei centomila’ contro il dl che prefigurava un deposito di materiale radioattivo in Basilicata, vede una nuova minaccia per la regione nella decisione del governo di riportare il nucleare in Italia. La mobilitazione popolare di sette anni fa vide la partecipazione di un Nobel per la Pace, l’irlandese Betty Williams, che in quest’area ha voluto costruire ‘La Città della pace per i bambini orfani delle guerre’, e fondare Ntnn, l’agenzia internazionale online d’informazione. Salvatore Iacobellis, alla guida dello stesso Comune, oggi governato dal centrosinistra, rileva il testimone dal suo predecessore e mette sotto la lente d’ingrandimento la politica energetica nel nostro Paese.

“Non sono vittima -come molti miei colleghi di altre Regioni- della cosiddetta sindrome di ‘Nimby’ (not in my backyard): sì al nucleare, ma non nel mio cortile”, ha premesso Iacobellis, “Certo è che il nucleare tocca un nervo scoperto di Scanzano. Ma vorrei che si creasse un clima di confronto e per questo mi permetto di porre al governo alcune domande, nella speranza che abbiano risposte”.

Innanzitutto, chiede il primo cittadino di Scanzano “come si determina il prezzo dell’energia elettrica in Italia? Perché manteniamo in esercizio centrali nucleari obsolete che, di fatto, fanno lievitare il prezzo dell’energia elettrica?”. A proposito di costi, Iacobellis ricorda che “in Svizzera il prezzo è aumentato e in Germania costa 2,5 volte più che in Francia: come mai?”.

E ancora: “Il prezzo dell’energia elettrica prodotta con il nucleare è basso soltanto dove è sostenuto dallo Stato”. Considerato che anche l’uranio inizierà a scarseggiare nei prossimi 35- 40 anni, osserva poi, “perché non dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette a disposizione senza limiti e a costo zero, cioè il sole?”.

E, ancora, “perché l’Italia non punta sul nucleare innovativo che consiste nella possibilità di usare il torio, creando un reattore che non provoca reazioni a catena, non produce plutonio”. Senza contare che una centrale nucleare “costa 4-5 miliardi di euro e per la sua costruzione occorrono dieci anni oltre al problema delle scorie”. Una centrale solare termodinamica, con una soluzione di sali fusi a 600 gradi, che rilascia calore anche di notte costa 200 milioni di euro, si realizza in 18 mesi e produce 64 megawatt, osserva Iacobellis.

“Con 20 impianti di questo tipo si produce un terzo di energia di una centrale nucleare di 1 gigawatt: i costi sono ancora elevati, ma si ripagano in sei anni e l’impianto ne dura trenta. Perché non si va verso questa direzione?”.

Fonte: Ecquo

Come risparmiare sulla bolletta

Friday, July 2nd, 2010

Accendere la lavatrice o la lavastoviglie di sera, di notte e nei fine settimana sarà più conveniente. Un poco più conveniente, va subito detto. Perché in questi orari (e giorni) il costo dell’energia elettrica sarà più vantaggioso. Debutta infatti la cosiddetta «tariffa bioraria per tutti». O almeno: da oggi, per cominciare, per quattro milioni e mezzo di famiglie, che ad agosto saliranno a undici e a fine anno venti. Praticamente quasi tutte quelle che ancora non hanno optato per un’offerta sul libero mercato (nove su dieci), che continuano a consumare in base alle tariffe regolate dall’Autorità per l’energia e che ora automaticamente si vedranno addebitare costi di consumo diversi a seconda del momento in cui il loro contatore inizierà a girare. Due tariffe, appunto. Una più vantaggiosa — indicata in bolletta come F23 — se si consuma dalle 19 alle 8 ma anche il sabato e nei giorni festivi. E una più alta — definita F1 — se si usa energia elettrica dalle 8 alle 19 dei giorni feriali quando la richiesta è più elevata.

Il «debutto»
L’introduzione della «bioraria» sarà graduale. Innanzitutto quanto a differenza tra le due tariffe: per i primi 18 mesi, e cioè fino alla fine del 2011, sarà limitata al 10%, dal 2012 sarà invece più marcata. Ma poi, come s’è detto, anche quanto a numero di famiglie interessate. Da oggi la «bioraria» viene applicata a famiglie che, spiega Marco Bulfon, responsabile Prezzi e Tariffe di Altroconsumo: «Utilizzano la tariffa del cosiddetto servizio di maggior tutela (indicato in bolletta con le sigle D2 e D3 monoraria); che nelle ultime tre bollette si sono ritrovati i consumi ripartiti nelle due fasce di riferimento; che sempre attraverso le ultime tre bollette sono stati informati del cambiamento a partire dal 1° luglio». Si tratta in ogni caso di famiglie già dotate del contatore elettronico già riprogrammato per leggere a distanza i consumi in base a fasce orari.

Cosa fare per risparmiare
L’autorità per l’energia ha fornito le indicazioni per risparmiare grazie alla fascia bioraria transitoria: «Bisognerà concentrare almeno i due terzi dei consumi (il 67%) nelle ore più vantaggiose». Aggiunge Bulfon: «Per chi già effettua più dei due terzi dei propri consumi nella fascia serale, potrebbe essere conveniente sottoscrivere già la cosiddetta bioraria a richiesta in cui la differenza di prezzo tra la fascia diurna e quella serale è più ampia». Per risparmiare bisogna utilizzare innanzitutto gli elettrodomestici che consumano di più negli orari in cui si spende meno. Vale a dire: lavastoviglie, lavatrici, forni elettrici. Ciascuno di questi «mangia» in media 2 kWh. Attenzione però al sovraccarico: il contatore elettronico è più preciso e superati i 3,3 kW (la potenza media) salta. E visto che aumentare la potenza costa, l’Autorità sta valutando la possibilità di garantire i 4 kW senza ulteriori costi per l’utente. La classe energetica di ogni elettrodomestico, va da sè, fa la differenza.

Avvantaggiati e svantaggiati
Ma la differenza maggiore in fatto di risparmi la farà il profilo della famiglia-consumatrice. Il single che lavora tutto il giorno accende lavastoviglie, lavatrice e ferro da stiro solo la sera o nel fine settimana non avrà difficoltà ad allinearsi alla «bioraria». Passaggio naturale anche per le famiglie che seguono lo stesso stile di vita. Dovranno aggiustare un po’ il tiro le famiglie che concentrano più di un terzo dei consumi elettrici tra le 8 e le 19. Svantaggiati invece i pensionati, le casalinghe e tutti quelli che lavorano in casa. Perché se è vero che un kWh nella fascia bassa costa un centesimo in meno, in quella alta ne costa uno in più.

Famiglie a confronto
Ma quanto effettivamente farà risparmiare la «bioraria»? L’associazione dei consumatori Altroconsumo ha preso in considerazione due tipologie di famiglie e ha provato a calcolare l’effettivo risparmio. Prendiamo una famiglia di cinque persone: figli in età scolare, consumo annuo di 4270 kWh. Se ha un comportamento virtuoso (24% dei consumi in fascia di punta, 76 in fascia agevolata) spende con la monoraria 859,87 euro l’anno, con la bioraria transitoria 856,06 e con la bioraria a richiesta 849,62. Il risparmio? Tre euro e 81 centesimi con la transitoria (-0,4%) e 10,25 con la bioraria a richiesta (-1,2%). Una famiglia di tre persone, invece, di cui una sempre a casa, con un consumo annuo di 3012 kWh e un comportamento virtuoso che concentra il 70% dei consumi nella fascia vantaggiosa spende in un anno rispettivamente 510,09 euro (monoraria), 509,12 (bioraria transitoria) e 507,48 (a richiesta). Con un risparmio dato dalle biorarie di 0,97 euro e 2,61 euro. Pochissimo, soprattutto se confrontato con quelli garantiti ad esempio dalla tariffa Luce sconto sicuro di Edison, quella al momento più vantaggiosa sul libero mercato segnalata dai consumatori ma anche dall’Autorità dell’Energia attraverso il suo «Pesa consumi»: oltre 70 euro di risparmio per la famiglia da 5 persone e 40 per quella da 3. Da Altroconsumo avvertono: «I risparmi contenuti sono l’effetto della scelta di procedere per passi graduali e permettere alle famiglie di abituarsi alla doppia tariffa. Col 2012 la differenza tra giorno e notte sarà maggiore». Certo: «Quello che salta all’occhio è che il libero mercato offre sempre meglio. E se non si impone è perché oggi per il consumatore è impossibile calcolare la tariffa che fa per lui». Per provarci: il «Pesa consumi» (www.autorita.energia.it) o il calcolatore interattivo di Altroconsumo (www.altroconsumo.it).

 

Alessandra Mangiarotti
Fonte: Corriere della Sera

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