Archive for the ‘energia’ Category

M’illumino di meno, luci spente per aiutare il pianeta

Friday, February 13th, 2015

Dalla facciata del Campidoglio a quelle del Quirinale, di Montecitorio e Palazzo Madama a Roma, a piazza San Marco a Venezia; dalla Mole Antonelliana di Torino al Castello Sforzesco di Milano. Da Palazzo Vecchio a Firenze al lungomare di Bari; dall’Arena di Verona al Maschio Angioino di Napoli, dalla Fontana di piazza De Ferrari a Genova, alle Torri di Bologna, fino al Mit di Boston, all’Università di Cambridge e al Bauhaus di Weimar. C’è anche quella dell’astronauta Samantha Cristoforetti tra le numerose e prestigiose adesioni a “M’illumino di meno 2015″, la campagna di sensibilizzazione del programma di Rai Radio2 “Caterpillar” a favore del consumo razionale di energia e della produzione da fonti rinnovabili.

Oggi è il punto di arrivo dell’edizione di quest’anno, l’undicesima, aperta ufficialmente il 16 gennaio. E si chiede simbolicamente a tutti gli ascoltatori un’ora e mezza di “silenzio energetico” dalle 18 alle 19.30, durante la diretta del programma, per simboleggiare la resistenza contro lo spreco e l’uso dei combustibili fossili che ci stanno privando della sicurezza climatica. Saranno migliaia le piazze, scuole (anche il ministero dell’Istruzione ha aderito all’evento), aziende, ristoranti, negozi e case di privati cittadini che si fermeranno  riflettere su come diminuire il proprio impatto ambientale.

on poteva non dare la sua adesione all’iniziativa anche l‘Enea - l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile - che per  per tutta la mattinata si è trasformata in una “green school”, una scuola di efficienza e risparmio energetico per oltre 120 ragazzi dalle elementari all’Università. Nella storica sede di Roma che ha ospitato personaggi come Umberto Colombo e il Nobel Carlo Rubbia, gli studenti della scuola Guido Alessi, del liceo Lucrezio Caro e dell’Università La Sapienza, guidati da esperti e ricercatori dell’agenzia, hanno potuto toccare con mano tecnologie e strumenti di diagnosi energetica, visitare virtualmente i laboratori del centro ricerche Enea di Ispra e partecipare al test energetico-psicologico “E tu che lampadina sei?”, realizzato per spiegare la differenza fra le lampadine tradizionali e i nuovi led.

Proprio a proposito di led il centro Enea di Ispra sta lavorando a due progetti innovativi per l’illuminazione di interni, in particolare di ambienti di lavoro come uffici, scuole o capannoni industriali: “In collaborazione con il Politecnico di Milano stiamo sviluppando sistemi modulari di illuminazione a led - ci hanno spiegato le due ricercatrici Simonetta Fumagalli e Milena Presutto - che sfruttano la possibilità di assemblare in maniera diversa gli elementi luminosi, adattandoli alle diverse esigenze di illuminazione. Inoltre, stiamo realizzando un innovativo sistema di illuminazione industriale dotato di controllo intelligente smart wireless in grado di regolare l’illuminazione a seconda della quantità di luce naturale esterna. Speciali sensori di presenza, poi, permettono di rilevare se nell’ambiente da illuminare ci siano effettivamente delle persone, in modo da favorire il risparmio energetico. Il tutto nell’ottica che migliorare il comfort luminoso nei luoghi di lavoro sia un valido aiuto per aumentare la produttività”.

Ricerche che, in futuro, potrebbero avere ricadute importanti anche in ambito domestico, dove i led fanno ancora fatica ad affermarsi perché, come ha spiegato l’Enea,  “vi sono problematiche tecniche, normative, di sicurezza e di benessere dei consumatori tali da non consentire la piena sostituzione delle lampade alogene con i led in tutte le applicazioni domestiche entro agosto 2016, se venisse seguita la tempistica originale della legislazione europea (regolamento 244/2009, ndr)”.

Tra i problemi ancora non risolti i ricercatori Enea segnalano: ingombro e peso delle lampadine led, in particolare quelle che forniscono le emissoni luminose più elevate, dovuto alle dimensioni e alla pesantezza dei necessari dispositivi anti-surriscaldamento, che le rende non sempre compatibili con le dimensioni degli apparecchi domestici; mancanza di compatibilità con i trasformatori installati negli apparecchi o nei sistemi; emissione luminosa equivalente a quella delle lampada di vecchia generazione da 75W, che non è paragonabile con quella delle lampadine alogene che dovrebbero sostituire.

Argomenti, questi, condivisi anche dai produttori di illuminazione dell’Assil, l’associazione nazionale delle aziende del settore aderente a Anie-Confindustria, che sottolineano il loro impegno a superare le difficoltà tecnologiche che ancora impediscono la diffusione massiva dei led: “Considerando l’attuale scadenza al 2016 - spiegano i produttori Assil -  si stima che oltre 200.000 apparecchi di illuminazione ad oggi installati nelle case dei cittadini europei risulterebbero inutilizzabili con le lampadine led retrofit attualmente disponibili sul mercato. Queste soluzioni - continua l’associazione - non sempre sono compatibili con gli apparecchi già installati, sia dal punto di vista della sicurezza (conformità alle Direttive comunitarie) sia dal punto di vista delle prestazioni e delle funzionalità. Sulla base di queste riflessioni nasce la richiesta da parte di Germania e Italia di posticipare la messa al bando delle alogene al 2020″.

Fonte: La Repubblica

Norma ‘ammazza-rinnovabili’: Realacci propone 2 emendamenti

Saturday, December 7th, 2013

Per modificare alcune parti della legge di Stabilita’, definita dalle associazioni industriali di settore e dalle organizzazioni ambientaliste “ammazza-rinnovabili”, il Pd ha depositato in commissione Bilancio due emendamenti il cui primo firmatario e’ Ermete Realacci. Il primo chiede la soppressione del capacity payment - i costi del mantenimento in sicurezza del sistema - che si vorrebbe far pesare sulle fonti rinnovabili. Il secondo ne propone una modifica, che cancella la parte in cui si parla di “un’adeguata partecipazione delle diverse fonti ai costi per il mantenimento della sicurezza del sistema elettrico”. Il nuovo testo darebbe comunque all’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas il compito di definire il “corrispettivo” da destinare “alla disponibilita’ di capacita’ produttiva in grado di fornire adeguata flessibilita’, al fine di assicurare il mantenimento della sicurezza del sistema elettrico”.

Fonte: corriere.it

A Forlì nasce “l’X-Factor”delle rinnovabili

Thursday, September 26th, 2013

Il centro di ricerca di ForlìIl centro di ricerca di Forlì È una sorta di X-Factor delle energie rinnovabili HEnergia, il nuovo Centro di sviluppo aperto da Hera (la multiutility dell’Emilia Romagna) a Forlì. Non ci sono eliminazioni drammatiche, ma lo studio delle migliori soluzioni industriali disponibili sul mercato (escluse quindi quelle allo studio in università e laboratori di ricerca) per quanto riguarda energia solare, micro-eolico, idrogeno e (prossimamente) biomasse. L’investimento di Hera nel Centro di sviluppo delle energie rinnovabili è stato di poco superiore al milione di euro.

 

Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili        Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili        Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili        Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili        Il centro di ricerca Hera sulle rinnovabili

IL CENTRO - In pratica a Forlì verranno «provate sul campo» per un periodo di tre anni tutti i tipi disponibili per la produzione «domestica» di energia rinnovabile, controllando i parametri meteo come temperatura, pressione, vento, umidità, irraggiamento solare per trovare la soluzione migliore alle diverse condizioni ambientali. Con «migliore» si intende il rapporto tra l’efficienza effettiva degli apparati (non quella dichiarata dai costruttori) e la sua evoluzione nel tempo e i costi di acquisto e gestionali. Quindi sul tetto della struttura sono stati installati quattro tipi di pannelli fotovoltaici fissi: a silicio monocristallino+amorfo della Panasonic, a silicio policristallino Cnpv, a tellururo di cadmio della First Solar, a silicio amorfo della Sharp. A terra invece sono stati posti: un sistema fotovoltaico a inseguimento azimutale monoassiale Heliantus, due sistemi a concentrazione a lenti di Fresnel con inseguitore a doppio asse e celle a tripla giunzione della Arima Eco Energy e della Sunflower Cpv; un sistema a concentrazione a doppia riflessione Cassegrain con inseguitore a doppio asse della Gp III Solar; un pannello ibrido fotovoltaico e termico della Anaf Solar; e infine una parabola per solare termico di 4,5 metri di diametro con inseguitore della Solar Beam. Per quanto riguarda l’eolico c’è un minigeneratore Airdolphin ad asse orizzontale con rotore di 2 m di diametro della Zephir posto su un palo alto 9 metri e potenza di 1 kW con vento di 12,5 m/secondo.

IDROGENO - Hera ha pensato però di studiare anche i metodi di stoccaggio dell’energia, essendo le rinnovabili discontinue per definizione. Quindi c’è un impianto per la produzione e la compressione dell’idrogeno, che viene prodotto con l’eccesso di energia derivata dai vari sistemi, e tre fuel cell da 1 kW l’una per la sua eventuale riconversione in energia elettrica. Non dimentichiamo che l’idrogeno, come già avviene in Germania dove viene prodotto con l’eccesso di produzione eolica off-shore, può essere immesso nella rete di distribuzione del gas di città. Infine c’è un impianto di trigenerazione dove nei mesi estivi l’energia termica generata dai concentratori solari viene trasformata da un impianto frigorifero ad assorbimento in potenza frigorifera per i condizionatori d’aria. In una fase successiva verrà testato anche un impianto a biomasse.

INIZIATIVA UNICA - «Questa di Hera a Forlì è un’iniziativa unica in Italia per quanto riguarda una multiutility», ha spiegato Salvatore Molè, direttore tecnologie e sviluppo di Hera. «Un’iniziativa che è stata possibile sviluppare anche grazie al rapporto con i centri di ricerca, in particolare con il dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Bologna, un rapporto di scambio reciproco di conoscenze e tecnologie». «Grazie ai dati che otterremo da questo centro di ricerca sui rendimenti energetici, la società potrà orientare con maggiore efficacia gli investimenti in energie rinnovabili», ha concluso Claudio Anzalone, responsabile ricerca e sviluppo di Hera.

Fonte: corriere.it

I paesi emergenti puntano sulle rinnovabili:triplicato il numero degli stati ’sostenibili’

Sunday, September 8th, 2013

triplicato il numero degli stati 'sostenibili' ROMA - Le energie rinnovabili prova a prendersi il mondo. Stando a una ricerca del Worldwatch Institute, dal 2005 a oggi il numero dei paesi che investono sulle rinnovabili è quasi triplicato passando da 48 a 127. Ma il dato più sorprendente è che a puntare sulle sostenibili sono soprattutto i paesi in via di sviluppo, paesi che spesso devono fare i conti con la carenza di risorse energetiche a fronte degli imperativi di crescita. Se nel 2005 il 58% degli Stati che finanziavano le energie sostenibili erano in Europa e Asia centrale, nel 2013 i paesi di questa area pesano solo per poco più di un terzo del totale.

È l’Africa Sub- sahariana a dare l’esempio. Negli ultimi otto anni sono 25 gli Stati dell’area ad aver investito sulle energie sostenibili e a promuovere il passaggio all’energia pulita; 17 invece sono dell’area Caraibica e 12 quelli tra Medio Oriente e Nord Africa. L’adozione delle rinnovabili comporterebbe per questi paesi non solo una maggior indipendenza energetica, ma anche un’importante riduzione dell’inquinamento ambientale.

A differenza del sud del mondo, molti paesi europei, americani e asiatici hanno subito una forte battuta d’arresto nella  promozione dell’energia pulita a causa della crisi economica che riducendo i budget destinati alle energie rinnovabili ha portato in alcuni casi come Spagna, Grecia e Bulgaria alla loro tassazione.

A rallentare la crescita degli incentivi in alcuni paesi ha contribuito anche lo sviluppo tecnologico, come nel caso del fotovoltaico che ha visto crollare negli ultimi 4-5 anni  il costo dei moduli dell’80% (riducendo quindi la necessità di finanziamenti).

Al momento, per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, novantanove Stati hanno adottato lo schema di sostegno chiamato feed-in tariff (fit), meccanismi simili al nostro vecchio conto energia per il fotovoltaico. Altri modi sono il renewable portfolio standard, cioè l’ obbligo per i produttori di ottenere determinate percentuali di elettricità dalle rinnovabili (adottato da 76 nazioni) e le politiche di net-metering, un sistema molto simile allo ’scambio sul posto’.

Per promuovere l’energia pulita molti paesi, circa 66, ricorrono anche a delle agevolazioni fiscali che variano in base allo stato.

Ci sono poi i tax credit, degli sgravi fiscali sulla produzione energetica come quelli usati dagli Stati Uniti per l’eolico e ancora deduzioni o specifiche esenzioni.

Ma la sfida per gli Stati non è solo quella di incrementare il passaggio alle rinnovabili, ma anche integrare questo tipo di energia nel sistema elettrico nazionale, soprattutto in vista della grande diffusione che stanno avendo settori come il fotovoltaico e l’eolico.

Fonte: La Repubblica

Svizzera, radioattività nel lago di Biel.

Sunday, July 14th, 2013

Svizzera, radioattività nel lago di Biel. "Acqua contaminata dalla centrale nucleare" Il lago di Biel 
BERNA - Allarme in Svizzera per la scoperta di una sostanza radioattiva, il cesio 137, sul fondo del lago Biel, nel cantone di Berna. Nelle vicinanze del bacino lacustre, che con la sua acqua fornisce il 68% dell’omonima cittadina, sorge la centrale nucleare di Muehleberg. La denuncia è stata pubblicata in prima pagina sull’edizione odierna del quotidiano Le Matin Dimanche.

PICCO DI CESIO 137 -
Nonostante  gli scienziati sostengano che non c’è alcun rischio per la vita umana, la scoperta alimenta i timori sulle misure di sicurezza dell’impianto nella Svizzera nordoccidentale. Si ritiene che la centrale abbia causato un picco di cesio 137 (isotopo radioattivo sottoprodotto della fissione nucleare delle centrali), quando nel 2000 venne sversata acqua contaminata nel fiume Aar che alimenta il lago Biel.

CONTROLLI POCO TRASPARENTI - Secondo Le Matin, la centrale di Muehleberg è autorizzata a sversare acqua con livelli molto bassi di radioattività sotto stretto controllo diverse volte l’anno. Il problema però è che tutto ciò avviene

nel più totale segreto. Politici e ambientalisti hanno denunciato che gli ispettori non hanno mai fornito alcuna informazione sulla presenza di cesio 137 nelle acque. Mentre Greenpeace ha chiesto alla magistratura di Berna di aprire un’indagine.

La centrale di Muehleberg, attiva da 1972, è a 17 km dalla stessa capitale Berna. Dopo il disastro di Fukushima la confederazione elvetica ha deciso di procedere al progressivo spegnimento dei suoi 5 impianti entro il 2034.

fonte: La Repubblica

Energia dalle onde, una centrale nel Tirreno

Friday, June 7th, 2013

CASTIGLIONCELLO (Livorno) – Sommersa a 50 metri di profondità nel mare di Punta Righini, quel tratto della costa di Castiglioncello amatissimo da Alberto Sordi e Marcello Mastroianni che qui passavano l’estate, la macchina cattura energia dalle onde marine è pronta a stupire il mondo. L’ha appena acquistata l’Enel (costa 375 mila euro) da 40Southenergy, una società fondata da Michele Grassi, 40 anni, laurea alla Normale, dottorato alla Ucla di Los Angeles, ricercatore in aspettativa del dipartimento di matematica dell’Università di Pisa, un «cervello italiano» che è riuscito a trasformare in elettricità le onde del mare.

 

PUNTA RIGHINI - Sarà inaugurata il 19 giugno a Punta Righini e per ora sarà capace di produrre energia per soddisfare il fabbisogno di una cinquantina di famiglie. «Poi la potenza arriverà a 150 kilowatt e la macchina verrà trasportata all’isola d’Elba, nel mare di Pomonte», spiega Grassi, «e allora saranno 240 le famiglie a poter avere energia elettrica con le onde marine. Tutto questo senza inquinare l’ambiente, neppure a livello paesaggistico perché a 50 metri di profondità tutto è invisibile».

COSTI - La macchina delle onde riesce a produrre energia a costi tre volte inferiori al fotovoltaico e simili a quelli dell’eolico. Con un vantaggio strategico: «Non ha impatto visivo come le pale», spiega Grassi, «perché sta sotto il mare. Si possono costruire meccanismi simili di più dimensioni e potenza. Grandi e costosi (milioni di euro) e piccoli ed economici». La tecnologia si basa su semplici principi di ingegneria meccanica applicata al moto ondoso. Nel Mediterraneo ha un ottimo rendimento e una macchina come quella che sarà installata all’Elba in un anno può arrivare a produrre 720 chilowattora, appunto il fabbisogno di 240 famiglie, ma in Inghilterra dove maree e onde sono superiori anche il doppio. Oltre a Enel, che potrebbe acquistare altre macchina dopo la sperimentazione toscana, ci sono altre offerte di acquisto di importanti gruppi energetici mondiali. E chissà, la macchina a onde made in Italy potrebbe diventare uno tsunami energetico.

VIDEO

Fonte: corriere.it

Marco Gasperetti

Chernobyl, dopo 27 anni ancora gli effetti dell’incidente

Monday, April 29th, 2013

Chernobyl, dopo 27 anni ancora  gli effetti dell'incidente

Una marcia per ricordare le vittime di Chernobyl (afp)

Anche se ormai è passato più di un quarto di secolo, l’incidente di Chernobyl di 27 anni fa continua a far parlare, e non solo come monito durante le discussioni sul tema del nucleare civile. L’attenzione delle agenzie Onu è ancora alta nella zona dell’incidente, mentre in Europa ogni tanto tornano i segni della nube radioattiva dell’epoca, come successo di recente nei cinghiali della Valsesia o nei funghi e il latte in Piemonte.

FOTO In milioni ancora nella zona radioattiva
AUDIO Cesio nei cinghiali in Italia

Nelle regioni di Ucraina, Russia e Bielorussia investite dall’incidente è ancora attivo l”Action Plan’ dell’Onu, che prevede che il decennio dal 2007 al 2016 sia dedicato al ‘recupero e allo sviluppo sostenibile’. Le analisi sempre in corso indicano che la zona con radiazioni troppo alte è in continuo restringimento, mentre continuano a registrarsi casi di tumore riconducibili al disastro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato 5mila casi di tumore della tiroide nelle aree colpite riconducibili all’incidente, mentre per altri tipi di tumore non ci sono state evidenze di aumenti particolari: “Questo però non vuol dire che il maggior rischio non ci sia - scrive l’agenzia - un piccolo aumento del rischio di tumore è atteso, anche se sarà molto difficile da identificare”.

Per quanto riguarda la quantità di radiazioni ricadute al di fuori dei territori dell’ex Urss, un rapporto dell’allora Cee ha escluso dosi preoccupanti, mettendo comunque il nostro paese al terzo posto dietro Grecia e Germania. Dal documento risultò che le dosi effettive medie assorbite nel primo anno dopo Chernobyl e da un neonato erano di 420 sieverts in Grecia, 230 in Germania e 160 in Italia, di poco superiori a quelle dovute alla radiazione di fondo già presente nel nostro paese.

In Europa sono stati condotti diversi studi soprattutto sul rischio di leucemia, che si verifica in tempi più brevi dall’esposizione rispetto agli altri tumori, e tutti hanno escluso che ci siano stati aumenti. Nonostante le rassicurazioni però il rischio di accumulo delle radiazioni permane, come dimostra l’episodio in Valsesia dello scorso marzo, quando in alcuni cinghiali sono state trovate quantità molto elevate di cesio 137 che diversi esperti hanno ricondotto proprio all’incidente di Chernobyl. Segnalazioni analoghe erano state fatte anche in Germania, sempre sugli stessi animali, sia nel 2007 che nel 2010, e anche in quel caso la spiegazione considerata più plausibile riguardava il disastro della centrale

Fonte: La Repubblica

Rinnovabili: disponibili 250 mila posti di lavoro

Tuesday, March 26th, 2013

Un impianto eolico accoppiato a una turbina a biogas in Germania (Reuters)Un impianto eolico accoppiato a una turbina a biogas in Germania (Reuters) In un momento di crisi occupazionale come l’attuale, c’è un settore che nel 2020 potrebbe arrivare a creare 250 mila posti di lavoro, più altri 600 mila nei settori collegati e nell’indotto. Si tratta del settore delle energie rinnovabili che, in base al rapporto Comuni rinnovabili 2013 di Legambiente, realizzato con il contributo di Gse (Gestore servizi energetici) e Sorgenia, potrebbe occupare 250 mila persone, più altre 600 mila nel comparto dell’efficienza e della riqualificazione edilizia.

 

PREMI - Il primo premio di Comuni rinnovabili 2013 di Legambiente è stato assegnato alla Cooperativa E-Werk Prad e a Prato allo Stelvio (Bz), per i risultati raggiunti in termini di sviluppo delle fonti rinnovabili e di vantaggi per le utenze. Piacenza è stata premiata per il progetto di solarizzazione degli edifici pubblici

RINNOVABILI - In Italia ci sono 600 mila impianti da fonti rinnovabili distribuiti in 7.970 Comuni (il 98% del totale). Sono 27 i Comuni al 100% «rinnovabili», che salgono a 2.400 se si considera solo l’energia elettrica. Nel 2012 le fonti pulite hanno coperto il 28,2% dei consumi elettrici e il 13% di quelli energetici complessivi. Dal 2000 a oggi 47,4 TWh (terawattora) da fonti rinnovabili si sono aggiunti ai precedenti impianti idroelettrici e geotermici. «Le fonti rinnovabili», dichiara Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, «stanno ridisegnando lo scenario energetico dell’Italia».

SOLARE - Nel rapporto, che è stato presentato a Roma martedì 26 marzo, si pone l’attenzione sui 7.937 Comuni italiani (il 97% del totale) che hanno nel proprio territorio impianti fotovoltaici. Casaletto di Sopra (Cremona) e Don (Trento) hanno il primato di impianti per abitante, rispettivamente per il fotovoltaico e per il solare termico.

EOLICO - I Comuni con impianti eolici sono invece 571, di questi 296 si possono considerare autonomi poiché producono più energia di quanta ne consumano. La potenza eolica installata (8.703 MW) è in crescita, con 1.791 MW in più rispetto al 2011. Questi impianti hanno consentito di produrre 13,1 TWh nel 2012, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.

MINI-IDRO - I Comuni del mini-idroelettrico sono 1.053, con una potenza installata di 1.179 MW per 4,7 TWh prodotte, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,8 milioni di famiglie.

GEOTERMICO - I Comuni della geotermia sono 369, con una potenza installata di 915 MW elettrici, 160 termici e 1,4 frigoriferi, per una produzione di 5,5 TWh di energia elettrica che soddisfa il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.

BIOMASSE - I Comuni delle bioenergie sono 1.494, per una potenza installata complessiva di 2.824 MW elettrici e 1.195 MW termici. In particolare quelli a biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 1.133 MWe installati e 135 MWt e 50 kw frigoriferi termici. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2012 di produrre 13,3 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.

TELERISCALDAMENTO - Sono 343 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano fonti rinnovabili, come biomasse «vere» (di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali) o fonti geotermiche, attraverso cui riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e di acqua calda sanitaria.

fonte: corriere.it

Ora della Terra: per 60 minuti il mondo spegne le luci

Friday, March 22nd, 2013

L’Ora della Terra scatta sabato 23 marzo alle 20,30. Ideata dal Wwf, l’iniziativa, giunta alla settima edizione, vuole per un’ora far riflettere sul destino ambientale del nostro pianeta. In che modo? Spegnendo per un’ora le luci, un’azione simbolica per incidere sui cambiamenti climatici in atto e - perché no – recuperare la capacità di osservare le stelle, praticamente invisibili da anni nelle grandi città perennemente illuminate di notte. L’iniziativa vede un coinvolgimento a più livelli: è rivolta infatti sia alle istituzioni (Comuni, enti, aziende), ma anche ai semplici cittadini che possono partecipare con una semplice azione: spegnere le luci per un’ora: sempre alle 20,30 ma, grazie ai fusi orari, sarà una staffetta che girerà intorno al mondo. Lo scorso anno l’iniziativa ha coinvolto oltre 2 miliardi di persone in 7 mila città e 152 Paesi. Nelle ultime ore sono arrivate nuove prestigiose adesioni da parte del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha detto: «Partecipiamo con determinazione per agire sui cambiamenti climatici», e dal calciatore Lionel Messi che ha comunicato la sua adesione sulla sua pagina Facebook.

 

La Terra di notte La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte    La Terra di notte

DAL PACIFICO AL PACIFICO - Si inizierà quindi quando scatteranno le 20,30 nelle isole del Pacifico. In Italia – dall’altra parte del mondo – saranno le 8,30 di sabato mattina. La maratona avrà termine 24 ore dopo dove è iniziata nel Pacifico, alle Isole Cook, quando da noi saranno le 8,30 ma di domenica. Sarà coinvolto tutto il mondo. Spegneranno le luci i più importanti edifici e monumenti del pianeta. Solo per nominarne alcuni: dall’Opera House di Sydney che si colorerà di verde all’edificio più alto del mondo, il Burj Kalifah di Dubai, dalle torri Petronas di Kuala Lumpur alla Torre Eiffel a Parigi, dalle cascate del Niagara all’Empire State Building di New York, dal Parlamento di Londra alla Porta di Brandeburgo a Berlino, tutti spegneranno le luci per un’ora. Quest’anno la sede centrale delle manifestazioni sarà Vancouver. Alla città canadese è stato infatti assegnato il titolo di «capitale Earth Hour City Challenge 2013», un riconoscimento per i piani e i programmi per il clima e l’energia messi in atto da Vancouver che, con le sue azioni innovative in materia di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile, oltre a ridurre l’impatto ambientale della città, hanno reso più piacevole l’ambiente urbano migliorando la qualità di vita dei residenti attuali e futuri.

IN ITALIA - All’evento hanno aderito oltre 280 Comuni italiani – per la prima volta anche Assisi – e monumenti simbolo come la Mole Antonelliana di Torino, il teatro alla Scala di Milano, piazza san Marco a Venezia, piazza del Plebiscito a Napoli, l’Acquario di Genova, piazza Maggiore a Bologna, a Firenze il David di Michelangelo, Palazzo Vecchio, ponte Vecchio e Palazzo Sacrati Strozzi, la cupola di San Pietro in Vaticano, le mura di Lucca, la fontana Maggiore di Perugia, la torre dell’Elefante di Cagliari, la statua di Garibaldi a Trapani, i ponti di Calatrava a Reggio Emilia. In Italia l’evento centrale sarà a Roma in piazza di Spagna. Sarà il velista Giovanni Soldini a dare il via allo spegnimento della scalinata di Trinità dei Monti insieme all’attrice Nicoletta Romanoff e al presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi. L’evento dalle 19 sarà in diretta radiofonica nazionale in streaming su Rai Radio2.

EVENTI COLLATERALI - Numerosi gli eventi collaterali organizzati per celebrare l’evento, come il nordic walking a Venezia, l’osservazione del cielo in piazza della Signoria a Firenze, l’ascensione in notturna sull’Etna (vulcano permettendo), la biciclettata Fiab a Torino, al Castello Sforzesco a Milano si accendono di candele a ritmo di capoeira, la squadra di rugby di Santa Maria Capua Vetere giocherà una partita al buio con casacche fluorescenti. Tante le attività anche nelle oasi Wwf, come l’osservazione delle stelle a Orbetello, l’ascolto dei suoni del bosco a Vanzago, la notte della civetta a Orti-Bottagone. Unicredit spegne il suo quartiere generale a Milano, il grattacielo più alto d’Italia; Sofidel spegne le insegne luminose degli stabilimenti italiani; Dodo spegne le vetrine dei suoi negozi; Auchan spegne l’insegna esterna dei suoi ipermercati; I Provenzali realizzeranno la saponetta più lunga del mondo se almeno 500 persone installeranno il riduttore di flusso sul rubinetto di casa; NH Hoteles, oltre a spegnere le luci di tutti i 52 hotel della catena, organizza all’Nh Milano Touring una cena a lume di candela con menù dedicato a base di portate fredde.

Paolo Virtuani

Fonte: corriere.it

Usa, perdita in un impianto nucleare

Saturday, February 23rd, 2013

Una perdita si è registrata dalle sei cisterne sotterranee dell’impianto nucleare militare Hanford Site, negli Usa. Lo rende noto il governatore dello Stato di Washington, dove sorge la struttura. Costruita nel 1943 per la produzione di plutonio, ospitò il primo reattore della storia ed è rimasta attiva fino alla fine degli anni’80, finché le autorità federali non hanno cominciato le operazioni di bonifica.

 

IL GOVERNATORE: «INQUIETANTE»- L’annuncio del governatore Jay Inslee arriva dopo un incontro con le autorità federali nella capitale. La scorsa settimana era stato reso noto che una delle 177 cisterne dell’Hanford Nuclear Reservation stavano perdendo liquidi. Inslee ha definito le ultime notizie «inquietanti».

LE OPERAZIONI DI PULIZIA - La perdita non porrebbe rischi immediati per la pubblica sicurezza, la salute e l’ambiente. Lo sostiene il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, e la portavoce del dipartimento americano dell’Energia, Lindsey Geisler, spiegando che forse ci vorranno anni perché i liquidi filtrati raggiungano l’acqua nel sottosuolo. Il governatore Insee ha poi garantito che l’amministrazione imporrà una politica della «tolleranza zero» per evitare che scorie radioattive filtrino nel sottosuolo. La perdita solleva tuttavia nuove preoccupazioni e polemiche sui ritardi nello svuotamento delle cisterne dell’impianto in via di smantellamento. Le cisterne, tra l’altro, hanno superato i 20 anni di utilizzo previsti, il che alimenta i timori che anche altri contenitori possano avere delle falle, anche se si ritiene che siano stati stabilizzati nel 2005. Le operazioni di pulizia potrebbero durare decenni e dovrebbero costare miliardi di dollari.

IL SITO PIU’ CONTAMINATO DEGLI USA - L’impianto è il sito nucleare più contaminato degli Usa. I serbatoi, che contengono milioni di litri di un composto altamente radioattivo derivante da decenni di produzione di armi nucleari al plutonio, hanno già da tempo superato i loro pianificati vent’anni di vita. Il dipartimento dell’Energia degli Usa aveva fatto sapere in precedenza che i livelli dei liquidi stavano diminuendo in uno dei serbatoi, ma i pozzi di monitoraggio in prossimità delle cisterne non hanno individuato livelli di radiazioni più elevati.

Fonte: Corriere.it

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