Archive for the ‘EcoFinanza’ Category

Creati in Toscana cinquemila posti di lavoro nel settore ambientale

Sunday, November 29th, 2009
Quasi 680 milioni di investimenti regionali, che ne hanno prodotti altri 280
Per il periodo 2007-2010 la Regione ha stanziato 679 milioni di euro destinati alle politiche ambientali, e fino ad oggi ne ha gia’ impegnati 226. Questi finanziamenti hanno creato 5.000 nuovi posti di lavoro nel settore ambientale e ulteriori investimenti per un totale di 279 milioni di euro». Le cifre sono state fornite dall’assessore regionale all’energia e all’ambiente, Anna Rita Bramerini, nel corso del suo intervento alla XIV Conferenza regionale sull’ambiente, in corso di svolgimento nella terza ed ultima giornata dei Green days della sostenibilita’, organizzati dalla Regione Toscana alla Fortezza da Basso di Firenze.
Tra le nuove opportunita’ di lavoro l’assessore Bramerini ha richiamato quelle dei giovani ricercatori occupati dal Lamma (il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per l o sviluppo sostenibile) in seguito alla creazione del consorzio tra Regione e Cnr, in un Paese dove alla ricerca si destinano risorse irrisorie. L’assessore ha ripercorso poi le numerose riforme attuate dalla Regione in questa legislatura: quella del settore rifiuti, con l’accorpamento degli Ato; quella dell’Arpat diventata un’agenzia al servizio del territorio a cui sono stati affidati i compiti di monitoraggio, prevenzione e repressione in materia di ambiente; quella di Arrr (Agenzia regionale recupero risorse) che presto diventera’ una societa’ ”in house” della Regione; quella di semplificazione della normativa energetica che ha introdotto facilitazioni per chi vuol installare impianti ad energie rinnovabili; il Piano per la qualita’ dell’aria; il Piano energetico regionale; le linee guida per i termovalorizzatori; gli accordi con Enel per disciplinare lo sfruttamento geotermmico. Tra i provvedimenti attualmente all’esame del Consiglio reg ionale, figurano invece la legge sulla qualita’ dell’aria e quella sulle Valutazioni strategica e di impatto ambientale. 

«Occorre considerare - ha concluso l’assessore Bramerini - l’ambiente non come un settore separato, ma il filo conduttore delle politiche regionali. Dobbiamo poi essere capaci di far compiere alla concertazione un salto di qualita’, facendo si’ che ciascuno non rimanga prigioniero del ruolo che ci siamo assegnati». 

L’assessore regionale alla difesa del suolo e servizio idrico integrato, Marco Betti, ha sottolineato l’impegno della Regione nei settori ambientali di sua competenza. «Negli ultimi sei anni - ha detto Betti - la Regione ha stanziato 110 milioni di euro per interventi di difesa delle nostre coste e in questo momento sono in corso importanti lavori nelle province di Grosseto e Massa Carrara. Per tutelare l’ambiente servono pero’ investimenti sempre crescenti, ma il Governo ha chiuso i finanziamenti. Nel settore della depurazione abbiamo richiesto una sua compartecipazione per un terzo dei 300 milioni di progetti che abbiamo, senza ricevere risposta alcuna, tanto che saremo costretti ad intervenire con fondi esclusivamente regionali». 

L’assessore Betti e’ tornato infine sul decreto Ronchi per la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, osservando che non puo’ essere ne’ privatizzata ne’ venduta, ma al massimo ceduta a prezzo di costo di produzione e che deve essere considerata come un diritto per tutti e non alla stregua di una merce.

Fonte : adnkronos

La via italiana alla green economy

Sunday, November 15th, 2009

Green economy, il made in Italy c’è. E non è fatto solo di Fiat, con i suoi motori a basso impatto ambientale, che ha permesso al gruppo torinese di prendersi in carico la Chrysler, ricca di modelli senza limiti ai consumi. O della Landi Renzo, l’azienda di Reggio Emilia, leader mondiale degli impianti per i motori a metano e Gpl. La green economy in salsa italiana non è solo la produzione di energia da fonti rinnovabili o il recupero e riciclaggio di carta o plastica.

La green economy modello italiano è un filo conduttore che lega tutto il made in Italy, attraversa i territori, come i prodotti agroalimentari a “km zero”, tocca i settori industriali di punta. È strettamente legata al concetto di qualità. Di alta qualità.

Green economy, in sintesi, uguale stile italiano. E con risultati importanti: produzione ed export di green economy hanno senz’altro retto meglio alla grande crisi, visto che generalmente i consumatori di queste nicchie di mercato hanno disponibilità economiche maggiori e una propensione alla spesa meno legata alla congiuntura.

L’industria italiana della green economy c’è, e mondo della politica e mondo delle imprese s’interrogano (martedì prossimo a Roma, nel corso del convegno «Green Italia» organizzato da Symbola e Fondazione Farefuturo, con conclusioni di Ermete Realacci e Gianfranco Fini, presidente della Camera e di Farefuturo) su come tutelare e implementare un modello ricco di esempi virtuosi che fanno scuola, ma che stentano a fare sistema. Un mercato verde che secondo le stime di Symbola-Farefuturo realizza un fatturato di 10 miliardi l’anno, con 300mila addetti.

Le due fondazioni pensano a regole condivise dai produttori, standard di qualità, tecnologie pulite, difesa dei consumatori, con l’obiettivo di non far degenerare (e banalizzare) il tutto in appesantimenti formali e burocratici che potrebbero fermare la green economy.

Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico e segretario generale della Fondazione Farefuturo, spiega: «L’Italia ha le risorse imprenditoriali e qualitative per vincere le sfide ambientali. Dobbiamo fare in modo che la difesa ambientale diventi un’opportunità per le imprese e non una penalizzazione».

Ermete Realacci, presidente di Symbola, aggiunge: «Dobbiamo porre le basi per far entrare la politica in sintonia con quelle imprese che sono legate al territorio, puntano sulla qualità e sullo sviluppo ecosostenibile. C’è difficoltà a leggere bene queste qualità e poi, spesso, non si spinge nella giusta direzione. Dobbiamo far capire che lo sviluppo di alcuni settori innovativi e la riconversione in chiave ecosostenibile di comparti tradizionali rappresentano la frontiera avanzata del made in Italy».

Ma come si fa a sostenere l’italian green economy? «Dobbiamo proporre misure concrete - risponde Urso - in sede internazionale, in sede europea e in Italia per fare emergere queste qualità e, al tempo stesso, contrastare le importazioni di prodotti che sono realizzati in palese mancanza di regole ambientali simili alle nostre. Si tratta di una concorrenza sleale che non possiamo più tollerare». Il segretario di Farefuturo ha in mente proposte precise: dazi ambientali per chi non rispetta le regole Ue.

Con tre obiettivi precisi:
bloccare sul nascere questa forma di concorrenza sleale;
scoraggiare le tentazioni di chi vuole delocalizzare per sfuggire ai vincoli ambientali;
utilizzare i fondi recuperati con i dazi ambientali per favorire le esportazioni di tecnologie ambientalmente pulite nei paesi in via di sviluppo, contribuendo in modo concreto alla salvaguardia dell’ambiente globale. «In sintesi: vogliamo creare le condizioni per trasformare l’economia dell’ambiente in una grande opportunità per tutti».

Secondo Realacci è indispensabile alzare l’asticella su tutti i fronti: «Dobbiamo stabilire elevati standard di qualità, di sicurezza dei consumatori e di vincoli ambientali. È così che si batte la concorrenza di basso livello. La qualità sarà sempre più vincente rispetto a chi gioca la carta del prezzo, senza valori. Ecco perché penso a barriere virtuali e virtuose, che non potranno essere contrastate dalla Wto o da Bruxelles».
I NUMERI

Nella classica dell’eolico

È la posizione dell’Italia in Europa per potenza e generazione di energia derivata dal vento. Nella classifica mondiale il nostro paese occupa la sesta posizione.

6
Terawattora

È l’energia eolica prodotta nel 2008. Corrisponde ai consumi domestici di oltre 7 milioni di italiani.

38%
Produzione delle tecnologie per il solare

È la percentuale delle imprese italiane che coprono il mercato dell’hi-tech del settore dell’energia solare. Mentre per quanto riguarda il mercato della distribuzione e installazione, le nostre aziende coprono il 74 per cento.

55mila
Gli occupati nella meccanica

Si tratta delle stime dei lavoratori della filiera della green economy: dalla progettazione degli impianti alla produzione di energie rinnovabili, dai sistemi per il risparmio energetico alla produzione di tecnologie a basso impatto ambientale.

40%
Piccole e medie imprese

È la percentuale delle Pmi che, secondo Unioncamere, vuole puntare sulla green economy per superare la crisi con prodotti o tecnologie in grado di garantire un risparmio energetico e di minimizzare l’impatto ambientale.

335
Le aziende con marchio Fsc

È il numero delle imprese del legno che producono con materiale proveniente da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La superficie forestale italiana nel 2008 è salita a 668.764 ettari, 55.908 ettari in più rispetto al 2007.

300
Le aziende di tessuti biologici

Sono le imprese che hanno chiesto di ottenere la certificazione internazionale.

La ceramica si fa con i vetri dei neon
 
In Calabria nasce la plastica con l’olio
 
Conce al vegetale per le pelli griffate
 
La canapa ritorna per i jeans e la carta

Fonte: Il Sole 24 ORE

Bio, viaggi, welfare e finanza dall’altra economia il 3,82% del Pil

Friday, September 18th, 2009

 Rapporto: dal settore arriva un valore aggiunto pari a 27 milioni di euro
Appuntamenti, convegni, spettacoli e stand fino a domenica 20

di ROSARIA AMATO


ROMA - Non si tratta solo di comprare frutta biologica o di investire in aziende che non commerciano in armi: l”altra economia’ è un insieme di pratiche che si ispirano a principi solidali e di razionale utilizzo delle risorse, adottati ormai da una miriade di reti di produttori e consumatori che stanno assumendo un ruolo sempre più importante nell’economia globale. Solo in Italia il terzo settore è composto da oltre 235.000 istituzioni senza scopo di lucro, l’80% delle quali è stato costituito dopo il 1980. Dati che emergono dal Primo rapporto nazionale sull’altra economia in Italia, presentato oggi a Roma, all’ex Mattataio di Testaccio.

L’appuntamento inagura la Festa Nazionale dell’Altra Economia 2009 che si terrà nella stessa sede fino al 20 settembre e prevede una serie di incontri e spettacoli dedicati alla finanza etica, agricoltura biologica, energie alternative, welfare, viaggi, commercio equo e solidale. In calendario anche laboratori per bambini, presentazioni di libri e spettacoli. Tra gli artisti anche Marco Paolini, che il 18 alle 21.30 presenterà Miserabili. Io e Margareth Tatcher. Domenica 20 settembre alle 16 verrà proeittato il film Terra reloaded prodotto da Beppe Grillo, in collaborazione con Greenpeace Italia.

Che cos’è l’Altra Economia. Il Festival aspira ad andare oltre la presentazione di una serie di prodotti e di aziende e di una serie di pratiche. Vuole essere piuttosto una riflessione sul ruolo che l’altra economia, intesa come via alternativa alle forme attuali di economia di mercato e di economia socialista, ha assunto e può assumere nei prossimi anni in Italia e nel mondo. E’ per questo che il Rapporto include anche un compendio delle teorie alla base del cosiddetto terzo settore.


Si citano Jean Louis Laville e la sua teoria secondo la quale “l’economia solidale può nascere da un nuovo equilibrio tra intervento pubblico, reti informali e domestiche e imprese cooperative e no-profit”. E si arriva al brasiliano Euclides Mance, che si augura che “la rivoluzione delle reti” possa superare i modelli economici attuali, “ampliando le libertà pubbliche e private in maniera inedita per la storia dell’umanità”.

Non più un fenomeno di nicchia. Quel che è certo è che l’altra economia non è più un fenomeno di nicchia e i principi solidaristici, di cooperazione, di non sfruttamento selvaggio delle risorse vanno facendosi strada in qualche caso già nella legislazione. Secondo gli analisti che hanno redatto il Rapporto, dall’altra economia viene un valore aggiunto pari 27 miliardi di euro, corrispondente al 3,82% del Pil italiano; le aziende del settore impiegano il 6% del totale degli occupati.

L’agricoltura biologica. Le attività di coltivazione e allevamento “che pongono in risalto la tutela dell’ambiente, la salute dei consumatori e il benessere animale” sono molto apprezzate in Italia. Il nostro Paese è primo in Europa per numero di operatori (49.654, nonostante il calo dell’1,2% del 2008) e secondo dopo la Spagna per superficie coltivata (oltre un milione di ettari). Il mercato biologico italiano vale complessivamente tra i 2,8 e i tre miliardi di euro, l’1,4% del mercato alimentare nazionale.

I canali di distribuzione. Sempre più diversificati i canali di distribuzione, che vanno dai supermercati (ormai i grandi marchi della grande distribuzione sono protagonisti) fino alla ‘filiera corta’ e ai Gas (gruppi solidali d’acquisto). Una considerazione che vale anche per l’utenza: per esempio nel giro degli ultimi dieci anni le mense scolastiche che servono pasti bio sono diventate quasi 800 dalle iniziali 70.

Commercio equo e solidale. Lo slogan “Trade not Aid” (”Commercio, non elemosina”) fu lanciato per la prima volta nel 1964 alla conferenza Unctad di Ginevra: il commercio equo e solidale intende “riequilibrare i rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l’accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati”. In Italia la maggior parte dei prodotti equi e solidali vengono acquistati nelle ‘botteghe del mondo’, passate dalle 47 del 1990 a circa 575 nel 2007. Ma di recente si è molto rafforzato anche il canale della grande distribuzione.

Finanza etica. La validità degli investimenti etici, microcredito e microfinanza è emersa in particolare nel pieno della crisi globale che ha fatto emergere i problemi dell’economia di mercato e del sistema capitalistico. E istituzioni finanziarie come Banca Etica hanno visto moltiplicare i correntisti. La finanza etica, si legge nel Rapporto, “è un tentativo di riagganciare l’uso del denaro alla realtà, aggirare l’alienazione dell’economia immateriale e riportare le relazioni sociali al centro dello scambio”. Secondo l’Abi (Associazione bancaria italiana) circa il 70% delle banche promuove ogni anno almeno un’azione di microfinanza. Mentre il numero degli operatori specializzati è limitato: i primi sono stati le MAG (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie autogestite che raccolgono il risparmio tra i propri soci per finanziare progetti di elevata utilità sociale. Poi sono nate la Banca Popolare Etica, che offre veri e propri prodotti finanziari, e PerMicro, società specializzata nel microcredito.

Risparmio ed energie rinnovabili. Negli ultimi anni si è registrato un incremento delle nuove fonti rinnovabili. Al momento, si legge nel Rapporto, il contributo dell’eolico è pari all’8%, quello delle biomasse e dei rifiuti al 10% e quello del solare allo 0,33%. Tuttavia nel 2008 è aumentato l’interesse per la fonte solare, la produzione di energia è salita in un anno di circa il 395%. Nello stesso annoil giro d’affari è stato di 400 milioni di euro; il settore dà lavoro a circa 10.000 persone.

Software libero. Requisito indispensabile del software libero è il codice sorgente aperto. “Solo in questo modo - spiegano gli autori del Rapporto - ogni utente ha la libertà di modificare il software a seconda delle proprie esigenze e di condividere le proprie modifiche con altri utenti”. Dall’ultimo rapporto Istat emerge che in Italia il 12,9% delle imprese ha adottato sistemi operativi liberi: “la maggiore penetrazione si registra tra le aziende più grandi, raggiungendo il 42,52% tra le imprese con oltre 250 dipendenti”.

Turismo responsabile. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO) “lo sviluppo del turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”. Si tratta di un movimento nato negli anni Ottanta che promuove “il pieno rispetto dell’ambiente e delle culture”. In Italia esiste dal 1998 l’AITR, associazione italiana per il turismo responsabile, che conta 70 soci, tra i quali 7 tour operator, 11 Ong, 9 associazioni nazionali, 40 cooperative di viaggio e una decina di piccole associazioni. In base a un sondaggio condotto nel maggio di quest’anno il 15,3% degli italiani ha già fatto un’esperienza di turismo responsabile, il 23,1% si dichiara “molto interessato” e il 61,8% “abbastanza interessato”. In base a un’altra indagine, i turisti ‘responsabili’ in Italia sono 50 mila. Destinazioni preferite: Senegal, Perù e Marocco. In Italia si prediligono i parchi e le riserve naturali.

Un’italiana tra le magnifiche 100 della green economy

Thursday, September 10th, 2009

Autobus a trazione elettrica, kit completi per il risparmio energetico tra le mura di casa, pompe di calore capaci di immagazzinare corrente e convertire l’acqua calda in fredda e viceversa senza bisogno di allacciarsi alla rete. Cento idee rivoluzionarie, e cento imprese (di cui una italiana) pronte a realizzarle, alla faccia di chi ancora storce il naso di fronte alla green economy: sono le cento aziende della Global Cleantech 100 pubblicate oggi dal quotidiano inglese «The Guardian» (link  www.guardian.co.uk/globalcleantech100/list <http://www.guardian.co.uk/globalcleantech100/list>), primo tentativo di raccogliere le migliori imprese al mondo nel settore delle clean technologies. Migliori perché portatrici di un know how rivoluzionario, ma anche dei requisiti economico-finanziari in grado di farle entrare e crescere sul mercato. Nell’olimpo del clean tech sono gli Stati Uniti a far da padroni: delle 100 aziende selezionate, 55 hanno sede negli States. Segue l’Europa, con 36 imprese: 13 sono inglesi, 10 tedesche, quattro svedesi, tre francesi, due danesi. E l’Italia? A salvare il tricolore solo la Electro Power Systems di Torino (link: www.electrops.it), con i suoi innovativi sistemi a fuel cell per il backup energetico.
Le magnifiche cento sono state individuate da una commissione coordinata dal Cleantech Group (dal 2002 uno dei principali advisor finanziari nel settore delle green technologies), che ha visto un panel di centinaia di accademici e venture capitalist passare al vaglio 3.500 aziende dei cinque continenti. Dopo mesi di lavoro hanno scelto di premiarne 74 attive nel settore dell’energie, 11 nel risparmio o nel riciclo dell’acqua, 6 nei trasporti, 2 nell’agricoltura. «La lista rappresenta uno spaccato degli ambiti in cui c’è il maggior fermento dal punto di vista commerciale», spiega Richard Youngman, curatore del rapporto per Cleantech; la maggior parte delle aziende sono piccole o medie, ma «al di là delle dimensioni, il carico innovativo e la predisposizione al business dei loro leader o investitori fanno prevedere un grosso impatto sul nostro futuro».
Pochi nomi illustri (oggi) e molte scommesse, tra le quali gli italiani di Eps non si sentono inseriti a caso: «Solo le aziende che sanno combinare alta innovazione e vero potenziale commerciale sono state incluse nella Global Cleantech 100 - commenta Adriano Marconetto, co-fondatore e amministratore delegato di ElectroPS -. È un onore essere inclusi nella lista e una motivazione ancora più grande a proseguire nel nostro percorso di sviluppo tecnologico e commerciale a livello mondiale». Fondata nel 2005, Eps (40 addetti e in pancia un investimento di 5 milioni del fondo italo-francese 360° capital partner) lo scorso giugno è stata nominata Global Finalist del 2010 GSMA Mobile Innovation Grand Prix che si terrà nel febbraio 2010 al GSMA Mobile World Congress, il più importante evento mondiale nell’industria delle telecomunicazioni mobili

La green economy? Non è la valle dell’Eden

Monday, August 31st, 2009

R endere più verde il pianeta sicuramente eliminerà alcuni dei rischi più gravi che ci troviamo a fronteggiare, ma ne creerà anche di nuovi. Il passaggio alle automobili elettriche, ad esempio, potrebbe scatenare una competizione per il litio, un’altra risorsa naturale disponibile in quantità limitata e concentrata in alcune zone. Le quantità d’acqua necessarie per produrre certi tipi di energia alternativa potrebbero prosciugare alcune regioni, facendo crescere le possibilità di conflitti per il controllo delle risorse naturali. E con il crescere nel mondo del numero di centrali nucleari a emissioni zero, cresce anche il rischio che i terroristi possano mettere le mani su materiali atomici pericolosi, o che gli stati scelgano di lanciare programmi nucleari militari.

Le pluridecennali guerre per il petrolio potrebbero giungere a termine quando l’oro nero pronuncerà il suo lungo, lungo addio, ma ci aspettano conflitti, controversie e sorprese sgradite di diverso genere (compresa, forse, un’ultima ondata di guerre per il petrolio, mano a mano che alcune delle petrocrazie più fragili imboccheranno la via del declino). Se mai, provando a guardare in prospettiva, la sensazione è che l’instabilità prodotta da questa indispensabile transizione energetica su larga scala ci costringerà a fare i conti con forme di conflitto nuove.
Abbandonare i vecchi e inquinanti combustibili fossili è la sola strada per contenere alcune delle minacce più importanti per la sicurezza a livello planetario, ma dobbiamo muoverci con cautela e non lasciarci trascinare dall’ottimismo. Riconoscendo il fatto che un mondo più verde non vorrà dire la fine dei problemi geopolitici, e preparandoci di conseguenza, possiamo trovare una strada per disinnescare le minacce odierne e contemporaneamente evitare, in gran parte, gli inconvenienti non voluti di un’innovazione di cui c’è una disperata necessità.
È possibile tracciare una guida ad alcune delle potenziali tensioni geopolitiche “verdi” che ci attendono. Vediamola.

1 - Guerre commerciali “verdi”
Molte delle nuove tecnologie sbandierate come la prossima grande novità forse non figureranno nel nostro futuro energetico, ma quasi sicuramente un elemento che non mancherà saranno gli attriti internazionali. Pensiamo al nuovo approccio americano, incarnato dalla legge sull’energia e sul clima recentemente approvata dalla Camera dei rappresentanti, che prevede fra le altre cose di erigere barriere commerciali contro quei paesi che non adottano misure per limitare le emissioni. I fautori della legge dicono che queste misure sono necessarie per limitare il rischio che le aziende delocalizzino la produzione in Paesi con parametri più permissivi, ottenendo in questo modo un vantaggio competitivo scorretto. Regimi tariffari di questo genere sono visti anche come un modo per impedire alle grandi aziende di delocalizzare in posti dove le leggi sulla protezione del clima sono meno rigide, come la Cina.

Il protezionismo verde è già un business in crescita. Quando l’Unione europea ha preso in considerazione di limitare l’ingresso dei biocombustibili sulla base di una serie di parametri ambientali, otto paesi in via di sviluppo di tre continenti diversi hanno minacciato un’azione legale, nell’autunno del 2008. Queste dispute in realtà hanno una lunga tradizione (ricordate le polemiche sui delfini uccisi per pescare il tonno?), ma la comunità imprenditoriale teme che il protezionismo verde diventi un aspetto caratterizzante dei mercati internazionali nei decenni a venire. E naturalmente la prospettiva di guerre commerciali “verdi”, o anche semplicemente di manipolazioni opportunistiche delle leggi che regolano gli scambi per “proteggere” i posti di lavoro locali, lascia pensare a un periodo di tensioni internazionali in questo senso, specialmente fra paesi sviluppati e paesi emergenti.

2 - Ascesa e caduta delle potenze petrolifere
Un altro fenomeno a cui assisteremo, dalle complesse conseguenze, sarà la simultanea ascesa e declino dei “petro-stati”. In un primo momento l’impennata del prezzo del petrolio - che potrebbe schizzare fino a 250 dollari al barile, secondo alcune stime recenti di Wall Street - riempirà i loro forzieri. I fondi sovrani torneranno a ingrassare e con il dollaro che probabilmente resterà debole ancora per anni i magnati del petrolio compreranno a buon mercato attività Usa, facendo fremere di sdegno i nazionalisti americani.

Questi nababbi hanno ancora pochi decenni davanti a sé. Fra vent’anni, almeno tre quarti dell’energia mondiale verranno ancora dal petrolio, dal carbone e dal gas naturale. L’infrastruttura energetica odierna ha impiegato anni a svilupparsi, e anche in presenza a cambiamenti tecnologici rivoluzionari il mix energetico sul breve termine potrà mutare solo marginalmente. E dunque, anche se l’Occidente smania per ridurre la sua dipendenza da strutture come l’Opec - perché non è bene dipendere da nessuno, perché il petrolio è sporco e uccide l’ambiente, perché la provvidenza ha pensato bene di segnalare le regioni più pericolose del mondo mettendoci le riserve di petrolio e perché il petrolio è una droga che corrompe lo spirito di molte delle nazioni che lo producono - questi Paesi avranno un potere considerevole nel prossimo futuro.
Ma anche nel momento in cui questi Stati raggiungono l’apoteosi del loro potere grazie al prezzo e alla scarsità di petrolio, il loro destino è segnato. Quando alla fine il picco dell’offerta sarà raggiunto il petrolio avrà imboccato una via senza ritorno, ed è probabile che il picco della domanda arrivi ancora prima. Bruciare petrolio ai ritmi attuali semplicemente non è una strada sostenibile, a meno di non vivere ben lontani dal mare o nell’estremo nord, o a meno di non avere una società che produce stivali da pesca a tuttacoscia.

E dunque gli stati petroliferi saranno ricchi e influenti e, paradossalmente, in declino. I più lungimiranti fra loro forse useranno il tempo che hanno a disposizione per pianificare, coprirsi le spalle. Ma la morte lenta dell’economia petrolifera condurrà indubbiamente a esplosioni di tensione, quando le pressioni sociali si tradurranno in fratture politiche e politici opportunisti cercheranno di preservare la ricchezza nazionale ricorrendo al vecchio e collaudato metodo di rubarla ai Paesi vicini.

Prevedere dove si verificheranno queste fratture è difficile. Ma non serve molta immaginazione per giungere alla conclusione che una Russia dipendente dalle esportazioni petrolifere ma alle prese con un calo della domanda, con l’assottigliamento delle riserve e con un disastro demografico senza precedenti si sentirebbe sminuita, e probabilmente diventerebbe un pericolo per i suoi vicini. Oppure pensiamo all’impatto che produrrebbe l’inevitabile declino del petrolio sulla lotta per la successione in Arabia Saudita, sempre che la struttura attuale non sia già crollata sotto il peso del malgoverno e del disinteresse verso la popolazione della famiglia regnante. Le potenze economiche con una condanna a morte geologica che incombe su di loro probabilmente diventeranno imprevedibili. In un modo o nell’altro, le loro sofferenze ricadranno anche su di noi.

3 - Effetti collaterali dell’imminente boom del nucleare
È semplicemente impossibile invertire gli effetti dei cambiamenti climatici senza incrementare in modo consistente il ricorso all’energia nucleare. Non solo è una fonte energetica praticamente a emissioni zero, scalabile e comparativamente efficiente, ma con appena una tonnellata di uranio si produce la stessa quantità di energia che si produce con circa 3.600 tonnellate di petrolio (più o meno 80mila barili). È una tecnologia molto più sofisticata e sperimentata di quasi tutte le altre alternative emergenti. Fatti che hanno già portato a una rinascita molto concreta dell’energia nucleare, concentrata nei paesi emergenti affamati di energia (quasi due terzi dei progetti annunciati sono relativi a paesi in via di sviluppo).

Sfortunatamente, l’energia nucleare si porta dietro anche rischi reali e percepiti. Se si guarda alla storia, i rischi di incidenti nelle centrali sono veramente minimi, ma incombono due problemi molto concreti: uno è come smaltire il combustibile esausto, un dilemma ancora oggetto di acceso dibattito fra gli ambientalisti. E un altro è come garantire la sicurezza del combustibile in ogni fase del suo ciclo vitale, specialmente in paesi emergenti a corto di liquidità, che spesso sorgono in aree flagellate dall’instabilità, dove operano organizzazioni terroristiche con ambizioni nucleari.

A ogni nuovo progetto le possibilità di una falla nella sicurezza aumentano. E il rischio che qualcuno usi il combustibile per produrre una bomba atomica non è l’unico incubo nucleare che dobbiamo fronteggiare. Le scorie radioattive potrebbero essere usate per realizzare una bomba “sporca”, con impatti devastanti. E forse il rischio maggiore per la sicurezza è quello di chi si gingilla con programmi nucleari a porte chiuse.

Robert Gallucci, l’esperto di armi nucleari, una volta mi ha detto che un catastrofico evento terroristico nucleare, considerando il costante incremento dei rischi, è “quasi certo”. Un evento del genere avrebbe vaste ripercussioni globali, negli ambiti più vari, dalle libertà civili al commercio. Immaginate, il giorno dopo il disastro, un’azienda che voglia provare a spedire via nave una merce in una qualunque parte del mondo. Per fare solo un esempio, oggi negli Stati Uniti solo il 5% dei container viene sottoposto a ispezione visiva. Le pressioni per estendere le ispezioni al 100% delle merci dopo l’incidente nucleare bloccherebbe probabilmente milioni di prodotti nei porti americani, facendo schizzare in alto i prezzi dei beni di consumo e facendo assottigliare le scorte.

Un nuovo trattato di non proliferazione nucleare è già in progettazione, ma anche se il presidente americano Barack Obama sta lavorando per realizzare il suo sogno di un mondo libero dalle armi nucleari, è già evidente che i rischi rappresentati dai vecchi arsenali nucleari nazionali impallidiscono di fronte a quelli legati a piccoli gruppi che sfruttano i punti deboli di un’infrastruttura nucleare mondiale sempre più complessa.
4 - Tensioni per l’acqua e anche peggio
Oggi sono un miliardo e cento milioni gli esseri umani che hanno difficoltà ad accedere all’acqua pulita, e le stime suggeriscono che nel giro di vent’anni i due terzi della popolazione terrestre vivranno in regioni sottoposte a stress idrico. È una banalità ormai dire che l’acqua diventerà “il nuovo petrolio”, come ha detto l’amministratore delegato della Dow Chemical Andrew Liveris, sia per il valore che acquisirà sia per i conflitti che provocherà.

Per ironia della sorte, la caccia alle energie alternative per sostituire il petrolio potrebbe aggravare enormemente il problema dell’acqua. Alcuni biocombustibili richiedono grandi quantità d’acqua, anche i più efficienti, quelli ricavati dalla canna da zucchero (a differenza del colosso dell’etanolo, il Brasile, con le sue abbondantissime precipitazioni, la maggior parte dei produttori di canna da zucchero deve irrigare i campi). Anche le varie tecnologie considerate essenziali per un impiego “pulito” del carbone sono avide di acqua, e le macchine elettriche ibride aumentano il consumo idrico perché sono alimentate ad elettricità e la maggior parte delle centrali elettriche usa l’acqua come liquido di raffreddamento.

Molti Paesi potrebbero cominciare ad affrontare il problema elaborando schemi per far pagare per l’uso dell’acqua, il modo migliore per gestire il problema. In alternativa, potrebbero costruire impianti nucleari di desalinizzazione, che rendano potabile l’acqua di mare. Come hanno scoperto i Paesi che hanno applicato queste tecnologie, come l’India, il Giappone e il Kazakistan, gli impianti di desalinizzazione sono terribilmente costosi, nell’ordine di centinaia di milioni di dollari a botta.

5 - Il grande gioco del litio
In Asia, in Europa e negli Stati Uniti, tutti si entusiasmano per l’auto elettrica, e giustamente: le macchine elettriche consentiranno una maggiore indipendenza dal petrolio e potrebbero contribuire enormemente a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma l’inconveniente più serio dell’auto elettrica è la batteria.

Si stanno prendendo in considerazione molte soluzioni, tra cui le batterie “ad aria”, che producono elettricità tramite una reazione diretta del litio con l’ossigeno. Per il momento, però, l’opzione più probabile è la batteria agli ioni di litio, il metodo usato per le macchine fotografiche, i computer e i cellulari. Le batterie agli ioni di litio garantiscono un maggiore stoccaggio e una vita più lunga rispetto ai vecchi modelli a idruro di nichel-metallo, e queste caratteristiche ne fanno la soluzione ideale per un veicolo di lunga percorrenza, con uno spazio limitato.

Tutto questo significa che probabilmente il litio, negli anni immediatamente a venire, diventerà una delle materie prime più importanti. Si dà il caso che circa i tre quarti delle riserve di litio conosciute siano concentrate nel cono meridionale dell’America Latina, per essere precisi nel deserto di Atacama, diviso fra due paesi, il Cile e la Bolivia. Oltre alle riserve di litio e alla lingua spagnola, l’unica altra cosa che queste due nazioni hanno in comune è un’animosità storica, cementata dalla guerra del Pacifico, alla fine del XIX secolo, quando il Cile riuscì a tagliare l’accesso al mare della Bolivia, un raggiro che dalle parti di La Paz ancora brucia.

La Cina e la Russia, che detengono anche loro riserve importanti, inevitabilmente finirebbero per approfittare di un conflitto in America Latina, che avrebbe anche l’effetto di dare una spinta alle batterie ricavate da materie prime meno efficienti, come quelle usate nelle batterie a idruro di nichel-metallo, oppure di incoraggiare altre tecnologie che usano sostanze diverse, con i loro lati negativi. E in ogni caso la possibilità di una corsa al litio nella regione ci ricorda che, a prescindere dalle tecnologie che si affermeranno, emergerà una domanda di quelle materie prime su cui tali tecnologie sono basate… e sappiamo bene dove porta tutto ciò.

Quelli illustrati sono solo pochi, piccoli squarci effimeri sui possibili scenari futuri, ma molte ramificazioni geopolitiche del passaggio all’energia verde sono già ora più che presenti. In India, parte del mondo delle imprese è sempre più in ansia vedendo cinesi e americani che si riuniscono in segreto e nemmeno tanto per cercare faticosamente di arrivare a un accordo sui cambiamenti climatici. Il Brasile ha idee molto diverse sulla direzione che dovrebbero prendere questi colloqui, perché vuole vedersi riconosciuto il ruolo di maggiore assorbitore di emissioni.

Anche la Russia ha una sua posizione specifica, quella di un fornitore di energia, e da quelle parti, come negli altri Paesi dal clima freddo, il riscaldamento globale potrebbe far crescere i proventi del turismo, potenziare la produzione agricola e produrre altri benefici economici.
Se aggiungiamo le tensioni legate alla diversità di idee riguardo al protezionismo verde, alla forma delle istituzioni internazionali rilevanti e alla concorrenza per le risorse, è abbastanza evidente che questo conflittuale dialogo sul clima trasformerà sempre di più il pianeta. E nessuno sa quali tecnologie nuove emergeranno dal dibattito teorico attualmente in corso.

David J. Rothkopf, blogger di Foreign Policy, è presidente e ad della Garten Rothkopf,
società di consulenza di Washington specializzata in rischi globali. Ha scritto il saggio «Superclass» (Mondadori 2008)
(Traduzione di Gaia Seller)

L’alfabeto della crisi. Cosa fare per sopravvivere

Thursday, March 19th, 2009

Il traguardo non è più la fine del mese, ma la terza settimana. E’ la crisi, bellezza. Altro che ottimismo per negare l’evidenza. Così, per restare a galla bisogna inventarsi un altro stile di vita. Cambiare i consumi vuol dire modificare la filosofia che ne è la base, recuperare l’etica del consumo stesso. Una vita più sobria passa anche attraverso l’ecologia, forme autarchiche di sopravvivenza, recupero della cultura della morigeratezza, del risparmio. Riapplicare i modelli dell’Italia del dopoguerra: abolire gli sprechi, ricominciare a fare da sé, risparmiare l’energia, l’acqua, le materie prime. Anche queste sono forme di resistenza.

A - ACQUISTI SOLIDALI
Si chiamano Gas, Gruppi di Acquisto solidale. Sono gruppi di persone che acquistano insieme all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune da ridistribuire tra loro. Si compra direttamente dal produttore locale, scegliendo prodotti biologici ed ecologici che siano stati prodotto nel rispetto delle condizioni di lavoro. Si riducono così l’inquinamento per il trasporto delle merci, i costi della distribuzione e insieme si verificano le singole scelte al consumo. I Gas stanno crescendo a dismisura, al punto che per riuscire a farne parte in più posti si è arrivati ormai a stilare liste d’attesa per i consumatori. Ci si coalizza tra amici, parenti, interi condomini o in ufficio. E per giunta si socializza.

B - BICICLETTA
Non inquina e mantiene in forma. È lo stile dei bikers, quelli che all’auto preferiscono la bicicletta. Lo stile diventa un must quando il costo della benzina non scende e lo smog annebbia la città. Si può andare con la propria bici o affittarla con il Bikesharing. In questo caso se si ha la fortuna di abitare in una città in cui è attivo il servizio, girare su due ruote è ancora più semplice. Si può prendere la bici in un punto di bikesharing e lasciarla in un altro, risparmiandosi così di doversela portare dietro necessariamente. Basta una tessera magnetica e la giusta elasticità mentale e motoria e la vita nel traffico è può essere meno spiacevole. Del resto che sia con la propria o con una affittata, pedalare non inquina e non crea problemi di parcheggio. In più «è più conveniente in termini di velocità di spostamento, impatto ambientale, energia globalmente spesa».

C - CUCINA

In voga la cucina semplice ma buona. Dalla pasta con le patate alle ricette gustose e sane per i bambini. Per imparare a cucinare tornano utili le ricette della nonna, ad esempio di nonna Clara, l’anziana italo-americana che su YouTube offre dimostrazioni della cucina della Grande Depressione. Soprattutto pasta, in tutte le salse, per esempio con patate, piselli e uova. È inglese, invece, il ricettario semplice per mamme senza soldi e senza tempo diventato un best seller. Insomma, anche la cucina è low cost, non solo negli Usa e nel Regno Unito. Si mangia sano, si eliminano spese superflue, e il piatto non piange.

D - DETERSIVI
Abracadabra. È solo un esempio, ma anche il più riuscito. Risponde all’indirizzo biodetersivi.altervista.org ed è una vera scuola di pozioni dove imparare a fare i detersivi in casa. Non soltanto quelli per piatti e stoviglie, ma anche quello da mettere nello spruzzino per i vetri, lo sturalavandini, i deodoranti per ambienti, l’anticalcare e addirittura gli stessi dosatori di detersivi. Basta una regola base: non mescolare mai prodotti acidi con prodotti basici e si possono inventare anche nuove ricette. È la strada della bio-allegria.

E - ENERGIA
Un manuale per risparmiare la Terra. A volte basta poco per non sprecare energia. In Rete si trovano manuali di ogni genere a riguardo. Scaricabile quello degli «Amici della Terra Onlus», (www.amicidellaterra.org) che consiglia: lampadine a fluorescenza compatta, spegnere sempre gli apparecchi elettrici, non tenere aperti i rubinetti o montare i frangiflusso per avere la sensazione di toccare più acqua di quella che si lascia scorrere. Anche sulla carta si può risparmiare scrivendo su entrambi i lati di uno stesso foglio. Ogni altro accorgimento è utile se lo spreco non è necessario.

F - FAI DA TE
Il risparmio è più casalingo che mai con il «Fai da te», un vero e proprio ritorno ai preparati in casa. Si riscopre in tutto il mondo, occidente in particolare, che se i contenitori hanno un prezzo, anche per l’ambiente, e gli alimentari costano troppo, meglio provare a fare da sé. In casa si possono fare yogurt, pane, burro, birra, cioccolato, biscotti, gelato, vino e anche i liquori. Come? La blogosfera si mobilita, su www.risparmiare-risparmiando, ad esempio, si trovano consigli, istruzioni e procedimenti per ogni tipo di bricolage, anche quello culinario.

G - GRATIS
Vivere del tutto gratis è difficile, ma qualcosa si può fare anche non pagando. E il web aiuta anche in questo. In Rete si trova un po’ di tutto. C’è la comunità che regala oggetti che non servono: www.freecycle.it. La directory mondiale dei punti wi-fi dove è possibile navigare in Internet gratuitamente http://anchorefree.com. Siti di scambi di ospitalità gratuita come www.servas.it o www.hospitalityclub.org. o il blog del baratto per antonomasia http://oneredpaperclip.blogspot.com. Fuori dalla Rete torna utile l’ultima pagina dei giornali di annunci, quella in cui si offrono oggetti gratuitamente. E per viversi la città a volta basta dare un’occhiata alla voce “gratis” delle guide alla programmazione del week end. Al museo ci si può andare la domenica al mese in cui è gratis e un buon libro si può leggere anche nelle biblioteche comunali. Esistono ancora.

H - HOUSE
L’isolamento è in controtendenza. Per risparmiare sui servizi casalinghi e condividere l’abitazione arriva anche in Italia il Cohousing. È la filosofia del «vicinato elettivo», un piccolo villaggio, per lo più in centri metropolitani, in cui l’idea della casa singola si unisce a quella della «comune». Gli inquilini condividono beni, come giardino o orto, e si dividono spese per servizi, come lavanderia e asili nido. A Milano come negli Usa i coinquilini si incontrano su Internet e si scelgono tra loro. E anche se ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e caratteristiche proprie – esistono comunità per anziani, quelle per single, quelle formate da giovani coppie con figli piccoli, quelle in via di formazione per persone con problematiche specifiche – la filosofia che sta alla base dei progetti di coresidenza fa sì che tra loro abbiano dei tratti comuni. La filosofia della condivisione, infatti, viene applicata fin dalle fondamenta del progetto di cohousing. Ogni futuro cohouser partecipa alla progettazione del “villaggio” in cui vivrà. Elegge attraverso una community virtuale il vicinato e via via che il progetto prende forma consolida la conoscenza. Per diventare cohouser e farsi promotori del progetto nella propria città iniziate a visitare il sito www.cohousing.it.

I - INTERNET

L’era del risparmio e del nuovo stile di vita più morigerato parla soprattutto attraverso Internet. Dai blog come l’italiano www.ecoblog.ilcannocchiale.it, che offre uno sguardo su ecologia, ambiente, energie rinnovabili e cucina vegetariana, alle radio online come www.lifegate.it, che sostengono l’ambiente attraverso musica e informazione ecosostenibile. Ma la Rete è verde e partecipativa ormai quasi per definizione con il Web 2.0. Online si può consultare e compilare un’enciclopedia con www.wikipedia.org, scaricare programmi gratis con www.gratisdownload.it, seguire lo sport su http://livetv.ru/it/, o pubblicarsi da sé anche un libro, un cd o un video senza costi iniziali mantenendo il diritto d’autore. Ancora di musica si parla con la piattaforma www.jamendo.com, che offre la possibilità di scaricare e ascoltare legalmente più di 15000 album completi e singoli brani, oppure pubblicare musica sotto licenza libera, cosiddetta «Copyleft», e lasciarla circolare liberamente in Rete.

L - LOOK
Ricerca nei mercatini dell’usato, acquisti alle aste via Internet, affitto di accessori firmati e non solo su Web. Il look primavera estate e anche autunno inverno del 2009 unisce risparmio e fantasia. Da Londra arriva un suggerimento: il guardaroba in comune tra amiche. Basta mettere insieme un fondo mensile comune per gli acquisti, un armadio unico e l’affiatamento giusto per non litigarsi i capi. In Italia il look è salvo con Ego, il guardaroba ecologico organizzato. Sul sito www.suiteatwork.it si scelgono i vestiti ogni settimana, si prendono in prestito e poi si riconsegnano. Lavaggio e stiratura sono compresi nel prezzo. Con il look gratis poi ci si diverte anche. Buttandosi nelle feste dedicate al baratto. Anglofonizzato il fenomeno si chiama «Swap Party», o più comprensibilmente «Festa del Baratto», o meglio ancora «scambio di stagione». È questo il caso in cui si rinnova il guardaroba senza spendere un euro e si rinsalda l’amicizia. Ci si limita a tirare fuori dall’armadio ciò che non si utilizza più, a patto che sia in buone condizioni, si organizza una festa in casa, o in un locale tra amiche, colleghe e conoscenti e ci si scambia abiti e accessori. Nell’era di Internet è chiaro che il baratto è anche online su appositi siti dedicati allo «swap». E se dovete sposarvi date un occhio ai siti indiani: ci sono degli abiti per le nozze decisamente vintage ma molto economici e dalla fattura unica.

M - MAQUILLAGE
Un sito per realizzare il sapone in casa (ilmiosapone.it) e un intero forum per le appassionate di maquillage eco ed economico, due aggettivi che ormai viaggiano assieme. Si chiama “Sai cosa ti spalmi?”, sottotitolo “Come farsi belli senza distruggere il pianeta” (www.saicosatispalmi.org) e rappresenta una fonte inesauribile di dritte per fare da soli il rossetto o la cipria. Le basi sono quelle dell’erboristeria. Il resto è frutto di sperimentazioni biologiche con sorelle che fanno da cavie e amiche disposte a provare un gloss “che si appiccica sulle labbra almeno sei ore”. Se leggere non vi basta, cercate su YouTube i video di Makeup Tutorial dove la giovane Clio si arma di spatole e ombretti per realizzare il rossetto del colore adatto alla giornata. Profumi autarchici, creme fatte in casa, deodoranti e sali da bagno. Una miniera di informazioni, trattate in modo divertente ma senza leggerezza.

N - NO LOGO

Partendo dal saggio di Naomi Klein, si è sviluppato un intero movimento che rifiuta le marche e applica il nocopyright e il copyleft come filosofia ed etica politica. Il no logo si applica anche all’abbigliamento che cancella il brand ed è quindi più economico, più ecologico, dalla parte del lavoratore e del consumatore. Per esempio AdBusters è un’associazione no profit che da anni combatte contro lo strapotere della pubblicità e delle multinazionali. Così sono nate le BlackSpot Sneaker, scarpe simili alle Converse, prodotte in Portogallo da una famiglia di imprenditori senza sfruttare gli operai, senza delocalizzazioni selvagge e senza utilizzare materiali provenienti dall’uccisione di animali. Sono vendute in tutto il mondo tramite www.adbusters.org/campaigns/blackspot. La scarpa, prodotta totalmente in materiale naturale, è biodegradabile al 70%, la suola è rinforzata perché duri nel tempo e la produzione non richiede l’uso di agenti chimici.

O - ORTO
Il massimo sarebbe usare la terrazza condominiale e trasformarla in un giardino pensile. I vantaggi che si possono ottenere, oltre che estetici, sono anche funzionali: viene infatti ridotta l’escursione termica, aumenta il risparmio energetico, migliora l’isolamento termo-acustico e si riduce l’inquinamento ambientale, grazie alla cattura delle polveri sottili. In alcune regioni il “tetto verde” è incentivato anche a livello economico. In assenza di un grande terrazzo, basta un balcone. Oltre alle piante aromatiche, si possono coltivare ortaggi (pomodori, zucchine e melanzane, ad esempio), fragole e insalata. Sul web ci sono decine di blog dedicati all’argomento (da erbaviola.com a florablog.it) fino ai libri: da “Il balcone dell’indipendenza” di Stampa Alternativa alla bibbia verde (”Il nuovo libro delle erbe”) di Jekka McVicar. Basta dotarsi degli strumenti necessari e di moltissima pazienza.

P - PANE
Considerati i costi di rosette e pagnotte, niente affatto comparabili con gli aumenti delle materie prime, tanto vale fare da sé, a casa propria. Sul sito panefattoincasa.net, vengono spiegati tutti i passaggi necessari per impastare e cuocere, e raccontati nel dettaglio i lieviti da usare e i tipi di farina. Per i pigri che detestano sperimentare e per i neofiti si può cominciare acquistando la macchina del pane, piccolo robot che impasta. Per tutti gli altri vale la pena di provare e riprovare. Serve circa mezz’ora di tempo da dedicare al “prodotto” ma tra spese di materie prime e uso del forno a gas si spendono al massimo 60 centesimi per un chilo di pane, contro i tre euro che si lasciano dal fornaio.

Q - «Q» IL LIBRO
È l’ultimo libro del collettivo situazionista Luther Blissett che darà poi vita a Wu Ming Foundation. Il primo in cui viene affrontata la forma romanzo. Come gli altri realizzati dalla “fondazione” è scaricabile gratuitamente dal sito wumingfoundation.com. Ogni loro testo, saggio o racconto reca la dicitura “si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali”. Citando Dickens gli autori spiegano che “Comunicare col pubblico in tutti i modi è una fatica d’amore”. Un download legale, da abbinare col bookcrossing, la pratica di lasciare nei luoghi pubblici un libro perché venga letto e scambiato dal più alto numero di persone.

R - ROADSHARING
È l’autostop del Terzo Millennio. Dove? Sul sito Roadsharing.com, in quattro lingue, dove tutti possono inserire il proprio percorso e la propria meta per fare almeno un pezzo di strada insieme, che si parta per una vacanza “on the road” come Sal Paradise, protagonista narrante del celeberrimo libro di Jack Kerouac o si vada a lavoro come migliaia di pendolari. Grazie a GoogleMaps e Google Transit si inserisce facilmente il percorso. Poi basta attendere, comodamente seduti davanti al pc, che qualcuno passi di lì e clicchi lo stesso percorso. Un modo ecologico, economico e comodo di viaggiare, insomma, che usa la tecnologia di condivisione più attuale: il Web 2.0.

S - SPINA
Detersivi, latte, acqua e perfino grappa alla spina. Si risparmia e non si inquina. Una buona abitudine inaugurata circa due anni fa in Italia ma che sta dando risultati apprezzabilissimi. Solo in Piemonte nel 2008 si è evitata la produzione di 6 tonnellate di plastica e di 3 tonnellate di cartone e si è ridotto il consumo di acqua di 26 milioni di litri. Dati forniti da Ecoalfabeta.blogosfere.it che riporta l’elenco dei supermarket e degli esercizi commerciali che hanno aderito. Nei 12 punti Eco della Crai si vendono alla spina anche caffé, cereali, pasta, riso, caramelle, legumi, spezie, frutta secca. E poiché le confezioni incidono sul costo finale del 30 per cento, il conto è presto fatto. Per quel che riguarda il latte alla spina, l’elenco dei rivenditori è sul sito della Coldiretti. Per chi abita a Roma, vale la pena di visitare biola.it: si trovano gli spostamenti del distributore itinerante di latte crudo e formaggi della Cooperativa Testa di Lepre.

T - TERMOSIFONI
Per chi possiede una propria caldaia vale sempre la regola della prevenzione: una buona manutenzione annuale permette di evitare incidenti rischiosissimi e risparmiare. Ecoage.com, il portale, ecologista indipendente, offre una serie di suggerimenti che messi in pratica riducono per davvero la bolletta. Intanto isolare il cassetto degli avvolgibili sopra la finestra o evitare gli spifferi semplicemente chiudendo le porte e abbassando le tapparelle, è un buon metodo per non disperdere calore. In assenza di doppi vetri e pareti coibentate, basta spurgare regolarmente l’aria in accesso dai radiatori. Vietato coprirli con mobili o tende. Se il termosifone è sotto una finestra, lavorerà di più. Per aumentarne l’efficienza è sufficiente porre una tavola di materiale isolante tra parete e termosifone. Preferire sempre le caldaie a condensazione: si risparmia fino al 20% di metano.

U - UBUNTU
Ubuntu è un sistema operativo libero e completamente gratuito basato su Linux e rientra nella categoria degli “open source”. È un approccio collaborativo allo sviluppo dei programmi: il codice sorgente, il cuore di ogni applicazione è infatti aperto e modificabile da parte di tutti. Questo comporta un continuo miglioramento del programma, una maggiore sicurezza e stabilità (il programma non si blocca o chiude improvvisamente facendo perdere tutto il lavoro) e una documentazione praticamente infinita. Nel caso si Ubuntu si aggiunge anche la facilità di utilizzo. È perfetto per computer portatili, desktop e server e fornisce applicazioni adatte ad ogni esigenza, per l’uso in casa, a scuola o a lavoro. Non si deve mai pagare alcun costo di licenza, né perdere tanto tempo per l’istallazione. Si contrappone al mondo “chiuso” e caro della Microsoft di Bill Gates e delle case che producono applicazioni. Ubuntu prende il nome da un’antica parola africana che significa “umanità agli altri”, oppure “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”. La comunità è molto attiva, fornisce sopporto e consigli a tutti, e ha sviluppato oltre duemila pacchetti di programmi disponibili gratuitamente via internet. C’è anche un servizio destinato a chi, non avendo una connessione veloce a internet, impiegherebbe troppo tempo per scaricare l’ultima versione di Ubuntu: il cd con Ubuntu si può ordinare gratuitamente e la versione desiderata che verrà recapitata a casa in brevissimo tempo.

V - VACANZE

Voli low cost, naturalmente, da programmare mesi prima su Internet. In tal senso il sito zingarate.com offre un validissimo supporto. In primo piano non solo i viaggi in aereo a prezzi stracciati, ma anche dritte, consigli e suggerimenti su dove alloggiare, come trovarsi un amico per dividere le spese e un forum per evitare le ingenuità del turista fai da te. Per i fortunati che possiedono una casa, lo scambio dell’abitazione è una delle opportunità più gettonate. Basta fare una visitina al vari siti specializzati. Annalisa Pujatti di Homelink.it, uno dei circuiti internazionali più gettonati, assicura che le iscrizioni sono cresciute negli ultimi mesi del 20%. “E si ha la certezza - aggiunge - di confrontarsi con una clientela selezionata che terrà casa vostra esattamente come l’avete lasciata”. E per chi non ha un appartamento tutto suo, basta il divano. Sono oltre 957mila gli iscritti al sito Couchsurfing.com. presentare il proprio «profilo», indicare la propria disponibilità - che sia un divano o una camera da letto - specificando per quante notti il nostro ospite potrà usufruirne, e aspettare che qualcuno si metta in contatto con noi. Stiano tranquilli quelli che non hanno a disposizione neanche un divano, per essere un vero couchsurfer non è necessario averne uno libero. È sufficiente scrivere quello che si ha da condividere, il nostro ospite si accontenterà anche di una valida guida turistica sul posto, o anche di un paio d’ore libere per un caffè con un abitante del luogo. La regola è quella, oramai, un po’ desueta dell’ospitalità. Nulla di nuovo, ma funziona.

Z - ZERO CHILOMETRI
Comprare prodotti locali permette non solo di ridurre l’inquinamento (le merci vengono trasportate per brevissimi tratti invece che subire trasbordi lunghi migliaia di chilometri) ma offre al consumatore la garanzia di prodotti rintracciabili, dunque molto più freschi, di maggiore qualità e a un prezzo assai più conveniente. Risparmio economico ed energetico in un colpo solo. Secondo la Coldiretti scegliendo prodotti locali e di stagione si possono risparmiare più di cento euro al mese sui 467 euro che ogni famiglia versa in media mensilmente per alimenti e bevande. Acquistando direttamente nelle quasi 50mila imprese agricole nazionali è possibile ridurre di un terzo il costo della spesa mentre il latte fresco è disponibile ad un prezzo ridotto di oltre il 30 per cento in uno dei tanti distributori automatici sparsi su tutto il territorio la cui lista è consultabile sul sito www. coldiretti it. A chilometri zero esistono anche una serie di ristoranti, soprattutto in Veneto: tre nel padovano, uno a Rovigo, uno nel Trevigiano. La territorialità diventa la cifra culturale. Come nella gelateria Zeno, in pieno centro di Verona, che usa uva spina, ribes, fragoline e marasche della zona mescolate al latte e alle uova che provengono dagli allevamenti del Monte Baldo.ù

Fonte : L’Unità

«Una rivoluzione verde che può creare un milione di posti di lavoro

Monday, February 2nd, 2009

Un piano ecologico da un milione di posti di lavoro per sfidare la crisi. Il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, ha tracciato le linee della «rivoluzione verde» per l’Italia del Pd a conclusione del primo appuntamento in vista della Conferenza programmatica di aprile.
«Sarà un piano decennale serio e moderno» che già in cinque anni «può portare un milione di posti di lavoro, o prodotti o salvati, con scarsi costi e molti benefici», ha aggiunto Veltroni sottolineando «come l’unica leva, l’unico traino, l’unica forma di crescita virtuosa del Pil è la rivoluzione ambientale».

Veltroni critica il Governo sulla crisi: «La crisi che stiamo vivendo cambierà tutto e quello che fa impazzire è l’assenza totale, perfino fisica, del presidente del Consiglio da questa crisi». «Piange il cuore a vedere il governo del paese in questo stato», ha aggiunto.

Per Veltroni, comunque, è il momento delle riforme, come accaduto per il “new deal” di Roosevelt: «È nel tempo della crisi che arrivano le riforme». Tornando alla sua rivoluzione ecologica, non solo è necessaria una svolta verde «per trasferire il mondo alle generazioni future, ma bisogna fare di più» nel settore automobilistico, dell’edilizia fino ad arrivare «alla rottamazione del petrolio che è una scelta economica e politica».

Nel piano decennale, ha osservato Veltroni, ci sarà «la rottamazione dei vecchi meccanismi» perché «abbiamo il know-how per fare questa scelta e oltre che liberarsi del petrolio rispettare i parametri di Kyoto». Il segretario del Pd ha poi parlato di ecoincentivi alle auto ma vincolati a un piano di «ricerca e innovazione per basso consumo e basse emissioni oltre a incentivare il trasporto pubblico».

E, sempre sugli incentivi alle auto Veltroni ha posto l’accento sull’attualità. «Li annunciano da mesi, ma non arrivano» ha detto, sottolineando che questo tipo di misura è nata «quando anche io ero al governo con Edo Ronchi» non nascondendo ora qualche perplessità. «Non so se questa volta avranno lo stesso risultato perché la situazione è molto cupa».

Per quanto riguarda le infrastrutture Veltroni ha indicato «la soluzione di un fondo a rotazione per finanziare i migliori progetti cantierabili subito e non al 2011». Si guarda poi «a raddoppiare le fonti di energia rinnovabili nei prossimi dieci anni e a un progetto di strategia nazionale in questo settore «finanziato con soldi pubblici».

Per favorire la mobilità sostenibile, ridurre l’inquinamento e aiutare le politiche ambientali nella lotta alla riduzione di gas serra, inoltre, ha detto ancora il segretario del Pd, occorre avviare un piano che preveda mille treni per i pendolari con 300 milioni di euro all’anno per cinque anni. Secondo il piano del Pd «scegliendo per l’Italia la via della green economy si sostiene e si rilancia l’economia; si rispettano gli impegni presi a livello europeo». «Il Governo - chiede quindi il Pd - entro tre mesi faccia finalmente conoscere quali sono i piani di azione per il rispetto degli obiettivi 20-20-20 (20% di gas serra in meno, 20% di energie rinnovabili e 20% di risparmio energetico. Tutto entro il 2020) come hanno fatto Francia, Gran Bretagna e Germania».

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Fonte: L’Unità

Sostenibilità fa rima con profitto

Saturday, January 31st, 2009

C’è chi crea programmi di microcredito e chi sviluppa piattaforme di videotelefonia dedicate alla medicina a distanza, chi si dedica alla produzione di energia da biomasse e chi stampa una free press italo-araba per gli immigrati di Milano. Idee imprenditoriali diverse, ma tutte con un filo conduttore: l’utilità sociale realizzata attraverso l’innovazione, ma senza perdere di vista l’anima dell’attività dell’impresa, cioè il profitto.

SOSTENIBILI E PROFITTEVOLI - Sette aziende «sostenibili» e rigorosamente made in Italy, si sono messe in gioco nella tappa italiana della «Global Social Venture Competition», gara nata nel 1999 per iniziativa di alcune business school internazionali (Haas School of Business, Columbia Business School, London Business School, Indian School of Business e Yale School of Management) con lo scopo di favorire la nascita e lo sviluppo di nuove imprese a forte rilevanza sociale. A organizzare l’evento italiano è stata l’Alta Scuola Impresa e Società (Altis) dell’Università Cattolica di Milano.

IL PODIO - A salire sul podio sono stati nell’ordine la comasca Contrada degli artigiani, che crea pezzi d’arredo recuperando vecchie tecniche artigianali e dando un mestiere a giovani con difficoltà di inserimento (che ha vinto la selezione con il progetto «Sedie d’autore», recuperate da cantine e soffitte e trasformate in raffinate opere design), la Idrogen di Desio (Milano), che progetta generatori di idrogeno per aiutare le famiglie a tagliare i costi della bolletta («Una casa che funziona a idrogeno», un progetto per estrarre idrogeno dall’acqua e usarlo come fonte energetica a basso costo per le nostre abitazioni), e la Telemedicina per la cooperazione che punta a fornire sistemi innovativi per la diagnosi a distanza a favore di Paesi in via di sviluppo («Medici a distanza per il Terzo Mondo»).

PALESTRA PER UNIVERSITARI - «I finalisti - ha spiegato il direttore di Altis, Mario Molteni - sono stati selezionati tra 18 progetti. Requisito imprescindibile era che almeno uno dei membri fosse iscritto all’università o avesse terminato da poco gli studi». I primi due premiati riceveranno anche un premio in denaro, mentre tutte le imprese sul podio avranno la possibilità di far frequentare a uno dei membri dell’azienda un master alla Cattolica. Ma anche per gli altri i riconoscimenti non mancano: i sette progetti potranno infatti partecipare a febbraio alle semifinali europee a Londra e, in caso riuscissero a superarle, alla finalissima di aprile all’università californiana di Berkeley.

DA PROGETTO A REALTA’ - L’operazione si è già dimostrata vincente: nelle precedenti edizioni è capitato, infatti, che progetti particolarmente interessanti abbiano trovato un coraggioso imprenditore che li ha trasformati da sogno in realtà. Ai due migliori progetti della finale è andato inoltre un premio in denaro messo a disposizione da A2A, la multiutility milanese, sponsor dell’iniziativa. E già si sta preparando la seconda edizione della manifestazione: a partire dal 2 febbraio e sino alla metà di ottobre sarà possibile presentare ad Altis i progetti di impresa all’indirizzo mail: globalcompetition.altis@unicatt.it .

Fonte: Corriere della Sera

AMBIENTE:MINISTERO STUDIA TICKET INGRESSO A PARCHI E RISERVE

Wednesday, September 17th, 2008

 Per visitare le aree marine protette e i parchi si dovra’ pagare un ticket d’ingresso. E’ l’idea alla quale sta lavorando il ministro per Ambiente, Stefania Prestigiacomo. ”Lo dico a costo di essere impopolare - dice Prestigiacomo - anche pagare un biglietto per entrare nelle riserve e nei parchi e’ un segno preciso del fatto che l’ambiente ha pure un valore economico. Ovviamente si dovrebbe trattare di un ticket agevolmente accessibile a tutti. Sono convinta che anche questo servirebbe a dare meglio il senso del valore dell’ambiente e del fatto che tutti abbiamo il dovere di rispettarlo”.(ANSA).

ECO-ENERGIA: MAGGIORI INCENTIVI AL MINI-IDROELETTRICO

Friday, September 12th, 2008

Sono stati aggiornati dall’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas i prezzi minimi garantiti per l’energia elettrica prodotta nel 2008 da impianti mini-idroelettrici in base alla delibera n.280/07. Oltre alle tariffe incentivanti destinate ai produttori da fonti idroelettriche di piccola taglia, le novita’ importanti riguardano l’introduzione di un nuovo scaglione fino a 250.000 kWh annui. Il nuovo provvedimento, infatti, assicura la remunerazione anche degli impianti di produzione mini-idro, con potenze fino ad 1 MW, che non avessero i requisiti e le capacita’ di accedere direttamente al mercato. Le tariffe previste sono, nel caso di impianti idroelettrici di potenza nominale media annua fino a 1 MW, pari a 136 euro/MWh fino a 250.000 kWh annui; 104 euro/MWh (anziche’ 96,4 euro/MWh fino a 500.000 kWh annui) da oltre 250.000 fino a 500.000 kWh annui. Per lo scaglione da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui le tariffe sono state variate da 81,2 a 84 euro/MWh; mentre da 1.000.000 a 2.000.000 kWh annui saranno riconosciuti 78 euro/MWh anziche’ 71. Per quanto riguarda gli impianti di potenza nominale fino a 1 MW da fonti rinnovabili diverse da quella idrica, per l’anno 2008, restano confermati i prezzi minimi garantiti. L’attuale schema di ”ritiro dedicato”, con procedure uniformi per tutti i produttori, e’ operativo dal 1 gennaio 2008 e sostituisce il sistema precedentemente in vigore, in base al quale il ritiro veniva gestito dalle varie imprese di distribuzione. L’unico soggetto deputato al ruolo di intermediario commerciale sotto il controllo dell’Autorita’ e al ritiro dell’energia prodotta e’ un’ulteriore azione volta a incentivare la produzione decentrata di energia rimane quindi il Gestore del Sistema Elettrico (Gse). (ANSA).

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