Archive for the ‘EcoEnergie’ Category

A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato dal giacimento geotermico

Sunday, March 14th, 2010

Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello

A 600 metri di profondità

A Pisa l’eco-ospedale: sarà riscaldato
dal giacimento geotermico

Acqua alla temperatura di 50 °C. Sarà impiegata per il grande nosocomio di Cisanello

PISA – A una profondità di seicento metri a est della città, c’è un grande giacimento geotermico di acqua a cinquanta gradi di temperatura. È stato individuato dopo una ricerca di Cnr ed Enel e adesso è al centro di un progetto unico nel suo genere in Italia. Sarà impiegato per riscaldare il grande ospedale di Cisanello, una delle strutture sanitarie più prestigiose d’Italia che entro l’anno raddoppierà la sua volumetria, e per dare energia ad alcune strutture universitarie che sorgeranno vicino all’ospedale. E per la prima volta saranno utilizzate nuove tecnologie che consentiranno di sfruttare il bacino senza alterarne la struttura e dunque provocare danni alla falda e allo stesso modo produrre energia pulita a emissioni zero

 
 

DUE POZZI - «Il progetto prevede la perforazione di due pozzi», conferma Alessandro Sbrana, ordinario di geotermia all’Università di Pisa. «Il primo per l’estrazione, il secondo per l’immissione di nuova acqua. Un metodo che non crea squilibri ambientali e allo stesso tempo consente di utilizzare una grande risorsa energetica». Il giacimento geotermico dovrebbe estendersi per diversi chilometri quadrati (sono in corso studi e valutazioni) e il progetto prevede la realizzazione anche di un sistema di piscine di riabilitazione. «Si tratta, infatti, di acqua termale», continua il professor Sbrana, «che dunque può avere un doppio impiego: energetico e curativo». Il primo pozzo perforato è in grado di produrre 200 tonnellate di acqua termale ogni ora, una quantità ragguardevole secondo gli esperti. Secondo Fabio Roggiolani, presidente della commissione Sanità della Regione Toscana, il progetto di Pisa è al centro di un piano regionale per rendere energicamente ecologica l’intera sanità toscana. «Il progetto Cisanello si basa su un sistema completamente chiuso e dunque senza emissioni di anidride carbonica, inquinanti e vapore acqueo», spiega Roggiolani, «Può essere una rivoluzione per la conversione della geotermia tradizionale, che purtroppo inquina come sull’Amiata, nelle province di Grosseto e di Siena». Il sistema a ciclo chiuso è in funzione in più di trenta nazioni, ma non in Italia. La Regione sta lanciando un secondo progetto per costruire una centrale geotermica a ciclo completamente chiuso a Monterotondo, in provincia di Grosseto: produrrà energia elettrica senza inquinare.

Marco Gasperetti
Fonte: Corriere della Sera

Un “Tavolo Sapiente” per far luce sul mondo dell’energia pulita

Saturday, March 13th, 2010

Legambiente e Chimica Verde hanno organizzato, all’interno dell’area “Best Practices” della Fiera, un percorso didattico interattivo studiato per offrire informazioni sulla produzione di energia pulita

(Rinnovabili.it) – Pensato per i ragazzi, adatto a chiunque, il Tavolo Sapiente, che aspetta a Cremona dal 19 al 21 marzo i visitatori di Vegetalia AgroEnergie, non è solo un gioco didattico, ma un diverso modo per avvicinare il pubblico della fiera al mondo delle energie pulite e dei cambiamenti climatici. Progetto realizzato da Legambiente e dall’associazione Chimica Verde, impiega l’interattività per approfondire temi caldi quali: il surriscaldamento globale, il risparmio domestico e le fonti energetiche tradizionali e non.
Il tavolo è composto da otto monitor touch screen, suddivisi in quattro ‘spicchi’ ognuno contenente dieci domande per le quali però non esistono delle semplici risposte ‘giusto o sbagliato’, ma una spiegazione ragionata e dettagliata dei diversi argomenti. Agli esperti di Legambiente e Chimica Verde il compito di illustrarne il funzionamento e spiegare le esperienze in tema di energia pulita condotte in seno alle associazioni stesse.
Allestito non a caso nell’area Best Practices il Tavolo Sapiente sarà accanto alle migliori applicazioni tecnologiche del settore realizzate da diversi Comuni italiani ed esposte per l’occasione.

Le pale eoliche minacciano Virgo

Friday, March 5th, 2010

Il parco eolico di Pontedera provoca vibrazioni che possono disturbare una delle tre grandi antenne al mondo a caccia di onde gravitazionali

il grande interferometro costruito nelle campagne di Pisa

Le pale eoliche minacciano Virgo

Il parco eolico di Pontedera provoca vibrazioni che possono disturbare una delle tre grandi antenne al mondo a caccia di onde gravitazionali

PISA – È una delle tre grandi antenne al mondo a caccia di onde gravitazionali (due sono negli Stati Uniti) ed è stata realizzata grazie a un progetto italo-francese da 200 milioni di euro. Virgo, il grande interferometro costruito nelle campagne di Pisa, da anni scruta il cielo per ascoltare i «sussurri» di stelle, buchi neri, pulsar e, dicono gli scienziati, potrebbe un giorno scoprire quell’energia nascosta intuita da Einstein ma fino a oggi prevista solo a livello teorico. Sarebbe una rivoluzione di proporzioni epocali. 

MINACCIA - Adesso una minaccia incombe su Virgo, un mix di laser, specchi e due braccia di tre chilometri disposti ad angolo retto sul terreno. Il pericolo non viene dalle profondità dell’universo, né da supernove e buchi neri, ma da banalissimi aerogeneratori, ovvero pale eoliche che producono energia pulita. Gli scienziati, infatti, si sono accorti che il vicino parco eolico di Pontedera (quattro aerogeneratori) provoca vibrazioni di tipo sismico, un rumore di fondo impercettibile per i comuni mortali, ma non per Virgo. Le cose potrebbero precipitare se il parco eolico fosse ampliato come da programmi.

PERTURBAZIONI - «Le pale eoliche perturbano Virgo», conferma Francesco Fidecaro, docente di fisica all’Università di Pisa e responsabile scientifico del progetto. «Abbiamo chiesto alle autorità di trovare una soluzione per non vanificare la nostra ricerca». Quale soluzione? «Intanto non installare nuovi aerogeneratori», spiega Fidecaro, «e poi, eventualmente, adottare accorgimenti costruttivi per evitare vibrazioni. Siamo in una fase di valutazione di questi effetti, ma è certo che ci sono e provocano problemi. E per Virgo potrebbe significare risultati falsi». Il problema non riguarda solo il parco eolico di Pontedera, ma tutti i Comuni distanti meno di venti chilometri dall’interferometro che vogliono installare le pale. Tanto è vero che una discussione tra scienziati è amministratori si è aperta nelle vicine Cascina, Crespina, e Collesalvetti dove esistono progetti per realizzare aerogeneratori. Primi accertamenti avrebbero dimostrato che basterebbero sei-sette chilometri di distanza per eliminare il rumore di fondo delle pale, ma ci sono aerogeneratori di potenza maggiore e dunque la distanza raddoppia e a volte triplica.

COMMISSIONE - Del problema si è parlato anche in Regione e una commissione sta valutando come risolvere il problema. Virgo, entrata in funzione nel 2007 dopo una decina di anni di progettazione, proseguirà la ricerca delle onde gravitazionali almeno sino al 2020 e proprio pochi giorni fa è stato approvato un progetto da 22 milioni di euro per migliorare l’antenna. Il funzionamento del grande interferometro è geniale: all’estremità dei tunnel una sorgente laser emette un fascio di luce. Un sistema di specchi fa rimbalzare il raggio avanti e indietro e gli fa percorrere centinaia di chilometri. Quando arriva un’onda gravitazionale si produce uno sfasamento tra i fasci laser tale che la luce raggiunge il rivelatore e segnala la sua presenza.

Marco Gasperetti
Fonte: Corriere della Sera

 

   

 

   

L’era verde è già iniziata

Wednesday, March 3rd, 2010
Il Nobel Clark: con il solare e l’eolico si stanno trasformando milioni di case
GABRIELE BECCARIA
pannelli solariTORINO
L’era dell’energia verde è tra noi, anche se tanti non se ne sono accorti e l’Europa e la Cina stanno facendo meglio del «verde» Barack Obama. Interrogate un guru delle tecnologie pulite, il Nobel Woodrow Clark, e molti luoghi comuni sul pianeta che annaspa si incrinano.Woodrow Clark, oggi sarà a Torino per un’attesa lezione sul «Futuro dell’economia». Dopo troppe promesse cresce lo scetticismo sulla «green economy». Che cosa risponde?
«La prossima economia sarà segnata dalla fuga dai combustibili fossili, petrolio, gas e carbone. Qualcuno invoca il “carbone pulito”, ma è un ossimoro: i termini sono in contraddizione. E poi c’è chi discute di “nucleare pulito” e tuttavia nessuno ha risolto il problema delle scorie radioattive. Ecco perché ci vogliono le nuove fonti energetiche e l’unica possibilità sono le risorse naturali: sole, vento, geotermia, fiumi, oceani. E ci sono già tutte».

In realtà non è facile sfruttarle, altrimenti sarebbero più diffuse: non è così?
«Dato che già esistono, la domanda è un’altra: quando e come inizierà la “green economy”? Il mio amico economista Jeremy Rifkin risponde che è iniziata da almeno un decennio, in Europa, Italia compresa, e all’avanguardia ci sono Germania e Paesi scandinavi. Sono esempi di quelli che Rifkin definisce la “terza rivoluzione industriale”, anche se io preferisco chiamarla “rivoluzione sostenibile” ed è significativo che sia in corso anche in Giappone e Corea del Sud, mentre si sta affacciando la Cina».

Lei dimentica che Pechino è nella lista nera dei mega-inquinatori.
«La Cina sta diventando molto attenta a questa rivoluzione e un motivo è contenuto nel rapporto del dipartimento dell’Energia Usa: restano 60 anni di petrolio e 62 di gas, mentre per il carbone si sale a 216, ma, come ho detto, non potrà mai essere pulito. E sorprendente è che anche per l’uranio non si vada oltre 60 anni: se molte nazioni vogliono spendere miliardi per nuovi impianti nucleari, si indebiteranno senza speranza. Questi sono i conti e questa è l’economia!».

Eppure la maggior parte dell’opinione pubblica non è consapevole di questa metamorfosi: perché?
«Anche se molti non l’hanno notata, sta avvenendo. Un esempio è il Piemonte, regione che conosco bene: ho insegnato al Politecnico di Torino e lì ho contribuito alla nascita di una società per la produzione di celle a idrogeno».

Tanti europei, però, invidiano l’America: Barack Obama è il leader che più di ogni altro si impegna nelle energie rinnovabili: perché non l’ha citato?
«Il Presidente va nella giusta direzione, ma, sfortunatamente, molti suoi consiglieri provengono dall’era Clinton e si concentrano sui temi della conservazione e dell’efficienza. Il problema è che così perdono di vista il punto».

E qual è il punto?
«Possiamo spegnere luce e tv, ma l’high tech richiede sempre più energia, a cominciare dai computer di nuova generazione e dal wireless. E quindi è necessario produrre più elettricità e dobbiamo farlo con le rinnovabili: non ci possono essere dubbi! Peccato che questa necessità non sia in cima all’agenda di Obama. Si tratta di un terribile errore».

Spieghi allora la sua strategia.
«Al Gore l’ha indicata nell’ultimo libro, “Our choice”, con il concetto di “utility scale”. Le rinnovabili devono entrare ovunque, a qualunque livello: case, shopping center, edifici pubblici, comunità intere».

Si fa presto a dire rinnovabili: qual è la più promettente?
«Non dobbiamo concentrarci solo su una e non hanno senso le dispute tipo “solare contro eolico”. Ci dev’essere un mix, un’integrazione tra risorse diverse e differenti tecnologie, capaci anche di immagazzinare l’energia e distribuirla nei momenti di picco».

I critici sostengono che non abbiamo le tecnologie adeguate.
«Forse ci vorrà un anno o ce ne vorranno venticinque, ma succederà come con i cellulari: oggi sono dappertutto e in più sono gratuiti. Ciò che si paga è solo il servizio. Vedremo lo stesso con il solare e l’eolico e con i sistemi che si stanno integrando sempre di più in case e uffici. Non possiamo più considerarli delle “aggiunte”, ma sono parti integranti come i muri o le finestre. Ed è grazie a questo intreccio di energia “locale” ed energia delle grandi reti che gli individui diventeranno più indipendenti, spenderanno meno e rispetteranno l’ambiente».

Che cosa può fare ciascuno di noi per contribuire all’affermazione della «green economy»?
«Inquinare meno, riciclando il più possibile, e chiedere che le fonti rinnovabili siano installate dappertutto, a cominciare dalla nostra casa e dal nostro parcheggio. E poi dobbiamo pretendere dai politici programmi adeguati e decisioni rapide».

L’APPUNTAMENTO A TORINO
La lezione
«Il futuro dell’economia: per una rivoluzione industriale sostenibile»: è il titolo della «Lectio magistralis» che il Premio Nobel per la pace, l’americano Woodrow Clark, terrà oggi al Teatro Regio di Torino alle 18.30. L’evento fa parte di un ciclo di «lezioni aperte» tenute da grandi personaggi internazionali in occasione di Biennale Democrazia.
Con Al Gore
Sostenitore delle energie rinnovabili, Clark è un consulente specializzato sui problemi delle comunità sostenibili. Nel 2007 ha ricevuto il Nobel insieme con Al Gore e i colleghi dell’Ipcc, il Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici, per il lavoro svolto nel «Capitolo 2» su finanza ed economia e nel «Capitolo 3» sugli aspetti legali.

Fonte: La Stampa

Conto alla rovescia per le Giornate della Microgenerazione

Wednesday, March 3rd, 2010

Se il mancato sostegno economico da parte dei Governi per le energie rinnovabili, come nel caso del fotovoltaico, ha portato il settore ad un momento di profondo disorientamento, la potrebbe essere la soluzione. Questo l’argomento chiave de Le Giornate della Microgenerazione, l’evento che, anche quest’anno, si impegna a porre l’attenzione sulle nuove tecnologie e l’applicazione pratica delle diverse forme di cogenerazione,come ad esempio per la produzione associata di biogas e biofuel dagli scarti di lavorazione. Due le arre interessate: durante la prima giornata del convegno si parlerà di novità tecnologiche e integrazione riguardanti il solare fotovoltaico, micro-eolico e biomasse, per mostrarne le effettive chance in ambito economico ed energetico sia come investimento che come risparmio. Ci sarà inoltre una parte dedicata agli incentivi e ai possibili finanziamenti per chi fosse interessato ad investire nel settore. La seconda giornata del forum sarà dedicata alla cogenerazione diffusa, sottotitolo dell’argomento: verso l’integrazione del sistema energetico; si affronterà quindi il tema della trigenerazione, della riduzione della dimensione egli impianti di produzione, di incentivi, sinergia con alcune fonti rinnovabili quali biomasse e solare termodinamico. Nonostante i limiti burocratici e normativi imposti a tali tecnologie, la microgenerazione potrebbe apportare un notevole aumento dell’efficienza energetica, per non parlare del risparmio economico, se applicata ad esempio sui condomini. Il convegno si rivolge soprattutto a piccoli e medi imprenditori di diversi settori: artigiani, distributori d’energia, imprenditori edili, enti pubblici locali e altri. Il forum oltre all’aspetto divulgativo, è caratterizzato anche da momenti dedicati al pubblico che potrà esporre le proprie domande ed avere chiarificazioni da parte degli esperti, con una piccola area espositiva per la presentazione dei prodotti da parte delle aziende.

Fonte: La Repubblica

“Specchio lineare”: il pannello solare per il fotovoltaico che è anche solare termico

Tuesday, March 2nd, 2010

Dalla ricerca dell’ Università di Udine arriva un’importante novità nel settore delle energie rinnovabili e, in particolare, nel settore del fotovoltaico: si tratta del cosiddetto Specchio Lineareun innovativo pannello solare, già in procinto di essere messo in produzione e commercializzato, in grado di produrre più energia, quasi tre volte di più, rispetto ai moduli fotovoltaici tradizionali di pari peso e dimensione.

Ma c’è di più: avere un pannello del tipo “Specchio Lineare” sarà come avere due pannelli, uno fotovoltaico ed uno di tipo solare per la produzione di acqua calda sanitaria. Specchio Lineare, infatti, è in grado, contemporaneamento di produrre elettricità e fornire calore. Il primo impianto di specchi lineari è stato presentato venerdì scorso, il 26 febbraio, alle officine meccaniche Ocsam di Basaldella di Campoformido, che hanno contribuito a realizzarlo. E un prototipo di Specchio Lineare è già stato commissionato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Grazie alle sue caratteristiche, il prodotto è destinato a privati (utenze familiari e condominiali), utenze pubbliche (enti, scuole, ospedali, piscine, ecc.), industriali, imprese agricole per il riscaldamento delle serre, società di produzione di energia elettrica. «Lo specchio lineare - spiega Hans Grassmann, ricercatore dell’ateneo di Udine - rende disponibile, a un costo accessibile, una fonte di energia pulita, efficiente, adatta a diverse applicazioni, di facile integrazione con gli impianti preesistenti (riscaldamento e impianti elettrici), e con un rapido ritorno dell’investimento. L’obiettivo degli “Specchi Lineari” è offrire a famiglie e imprese la possibilità di utilizzare fonti rinnovabili senza affrontare un pesante investimento come quello richiesto per le tecnologie solari attuali».

L’impianto a specchi lineari è un insieme di specchi piani in alluminio, da 20 a 50, montati su un sistema di assi e leve che inclinano gli specchi tramite due piccoli servomotori in modo da catturare i raggi solari durante tutto l’arco della giornata su un’unica superficie ricevente, simile, appunto, a un unico grande specchio. Lo specchio lineare, convogliando i raggi solari su un collettore, è in grado di riscaldare l’acqua fino a circa 100 gradi anche in inverno e di utilizzare fluidi termovettori, come olii sintetici, per raggiungere temperature superiori ai 200 gradi.


Può essere collegato con impianti di riscaldamento o condizionamento e con tutti i cicli produttivi in cui siano richieste fonti di calore. L’impianto, grazie alla sua modularità di costruzione, può essere adattato a varie richieste energetiche e produrre da 4 a 8 KW di energia elettrica. La macchina può essere installata su terreno o su qualsiasi superficie architettonica piana (tetti di abitazioni, attività commerciali, capannoni).

Il progetto Specchi Lineari è nato dalle ricerche svolte da Hans Grassmann al dipartimento di Fisica dell’ateneo friulano. Brevettato, è stato sviluppato da Isomorph srl (Hans Grassmann, Alessandro Prest), azienda spin off dell’università di Udine. Della produzione, industrializzazione e commercializzazione si occupano, in collaborazione con le officine Ocsam di Campoformido, Hans Grassmann, Michele Sambo e Fabio Zilli, che presto daranno vita a un altro spin off dell’ateneo, Solamente srl. Nel 2009 Specchi Lineari si è classificato al secondo posto a Start Cup Friuli Venezia Giulia, la competizione regionale riservata ai migliori progetti innovativi.

Nel corso della presentazione il Presidente del Consiglio Regionale della Regione Friuli Venezia Giulia, Edouard Ballaman , ha dichiarato: «Si tratta di un’importante invenzione nata in uno dei nostri Atenei, quello di Udine, che renderà le fonti rinnovabili più accessibili per le imprese e le famiglie. Specchi lineari è un prodotto di cui andare fieri e presto - ha annunciato - un impianto verrà installato sul tetto del Consiglio Regionale a Trieste per rendere ancora più efficaci le nostre iniziative di risparmio energetico. Il Consiglio - ha concluso Ballaman - sarà così promotore di politiche di risparmio e trampolino di lancio di questa innovazione, nata e prodotta in Friuli Venezia Giulia».

Bloom Box, mini-centrale verde grande come una fetta di pane

Saturday, February 27th, 2010
La stanno sperimentando eBay, Google, Coca-Cola
Bloom Box, un generatore di fuel cell da 100KW, è stata presentata mercoledì scorso alla Silicon ValleyNEW YORK
La scatola grande come una fetta di pane ma capace di fornire energia pulita a un’intera abitazione partendo dalla combinazione di ossigeno e gas naturale sta guadagnado sempre più attenzione. La mini-centrale Bloom Box, un generatore di fuel cell da 100KW, è stata presentata mercoledì scorso alla Silicon Valley alla presenza dell’ex Segretario di Stato Colin Powell e del governatore della California Arnold Schwarzenegger. Ha già attratto l’attenzione di grandi aziende come eBay, Google, Coca-Cola, FedEx e Staples che la stanno già utilizzando, ma per alcuni analisti la sua validità è ancora tutta da dimostrare.«Le fuel cells sono sempre state presentate come rivoluzionarie, ma finora nessuna delle promesse si è mai materializzata», dice Shu Sun, esperto di nuove tecnologie energetiche della Bloomberg New Energy Finance. Uno studio del 2008 della sua società dimostra che il mercato di queste fuel cells potrà raggiungere i 1,5 miliardi di dollari entro il 2015. Soprattutto nel campo delle telecomunicazioni wireless. Inoltre, sottolinea, le fuel cells non sono una novità assoluta in quanto gli scienziati ci lavorano fin dall’Ottocento e vengono già utilizzate nei programmi spaziali, telecomunicazione e programmi militari.Dallas Kachan, direttore del Cleantech Group, società di ricerca e consulenza, afferma che le fuel cell sono comuni in Giappone ma vengono usate solo per alimentare piccoli dispositivi elettronici dal momento che non riescono a generare molta energia come proclamato dai guru di questa scoperta che dovrebbe rivoluzionare il mondo energetico. Tuttavia, continua Kachan, la Box presentata dalla società Bloom Energy sembra poter veramente produrre energia in grandi quantità.

Google ha detto di aver utilizzato la Bloom Box negli ultimi 18 mesi per alcune sue strutture a Mountain View ricavando, in questo anno e mezzo, 3,8 milioni di chilowattora di elettricità. Ben oltre la media dei 16.500 chilowattora consumati dagli americani nello stesso periodo.società, che si trova a Sunnyvale, in California, ha attratto finora capitali per 400 milioni di dollari, ha detto il suo amministratore delegato e co-fondatore K.R. Sridhar alla trasmissione «60 Minutes» della CBS. La Bloom Box funziona con l’idrogeno ma anche con l’energia solare, eolica e qualsiasi tipo di carburante. Al momento costa oltre 700mila dollari ma la Bloom Energy spera di arrivare a contenere il prezzo al più presto.

 

Fonte: La Stampa

Le rinnovabili sugli edifici slittano di un altro anno

Thursday, February 25th, 2010

L’obbligo doveva scattare da gennaio 2009. Poi è slittato a gennaio 2010 e si appresta a essere ulteriormente rimandato a inizio 2011. Il milleproroghe licenziato stamattina dalla Camera conferma quanto introdotto dal Senato. Venerdì, sempre al Senato, il voto definitivo. Il testo prevede il rinvio della norma introdotta dalla legge 244 del 2007, ovvero la Finanziaria per il 2008.

Nel dettaglio, l’articolo 1 comma 289 prevedeva che dal primo gennaio del 2009 gli edifici di nuova costruzione integrassero «impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili» per una produzione energetica di almeno 1 kW per ciascuna unità abitativa, «compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento». Per i fabbricati industriali, «di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati», la produzione energetica minima richiesta arriva invece a 5 kW.

Nuovi incentivi per il fotovoltaico verso il rinvio

Una mini-centrale in cantina Il futuro dell’energia sostenibile

Wednesday, February 24th, 2010

Si chiamano “Bloom Box”: generatori fuel cell che alimentano un palazzo a emissioni zero. Le esperienze passate con le celle a combustibile inducono alla prudenza, ma gli investitori ci credonodi ALESSIO BALBI

 

Una mini-centrale in cantina Il futuro dell'energia sostenibile
K.R. Sridhar, amministratore delegato di Bloom Energy

UNA MINI CENTRALE elettrica, a zero emissioni e zero impatto ambientale, da installare in ogni cantina giardino entro dieci anni. E’ il progetto di una piccola società californiana che sta attirando l’attenzione di media, industria e grandi investitori. Una scommessa che, se non finirà nell’ennesima bolla, potrebbe cambiare per sempre il modo in cui consumiamo l’energia.

Si chiama “Bloom Box”, ed è l’idea dell’ingegnere di origine indiana K.R. Sridhar. Il principio è molto semplice: in un’unità delle dimensioni di un frigorifero sono impilate una grande quantità di celle a combustibile. Da un lato delle celle entra ossigeno, dall’altro il combustibile. Una reazione chimica produce l’elettricità senza emissioni nocive. Niente di nuovo, in teoria. In pratica, l’idea di produrre energia attraverso le celle a combustibile non si è mai tradotta in realtà su grande scala, principalmente a causa degli elevati costi di gestione e della difficoltà di reperire il combustibile adatto.

L’ingegner Sridhar, un passato alla Nasa prima di fondare la Bloom Energy, sostiene di aver risolto questi problemi: le Bloom Box possono essere alimentate con gas naturale, biomasse o solare e il loro ideatore sostiene che, entro dieci anni, chiunque potrà acquistarne una spendendo al massimo 3 mila dollari.

Il problema è che finora nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia, ha mai visto una Bloom Box all’opera. Ma un servizio della prestigiosa trasmissione Cbs “60 Minutes” ha acceso i riflettori su Sridhar e la sua creatura. E molti ora si chiedono se la centrale elettrica da cantina non possa essere la “next big thing”, la grande svolta nel settore dell’energia.

GUARDA IL SERVIZIO DI 60 MINUTES

Un nutrito gruppo di venture capitalist ha investito fino a oggi 400 milioni di dollari sulla Bloom Energy. Tra di loro c’è John Doerr, della Kleiner Perkins Caufield & Byers, noto in tutta la Silicon Valley per aver sostenuto la nascita di colossi come Google e Amazon, ma anche per clamorose sviste come quella del monopattino hi-tech Segway. Doerr ha già speso circa 100 milioni di dollari nella Bloom Energy, ed è convinto di averci visto lungo: “L’energia pulita può essere la più grande opportunità del ventunesimo secolo”, ha detto davanti alle telecamere di 60 Minutes.

Le Bloom Box non sono ancora presenti in nessuna cantina domestica, ma alcune grandi aziende californiane, tra cui Google ed eBay, le stanno già sperimentando. Secondo l’amministratore delegato di eBay, John Donahoe, le cinque unità installate nove mesi fa nel campus della società a San Josè gli hanno già fatto risparmiare 100 mila dollari in bolletta. Un mucchio di soldi, ma non così tanti considerando che attualmente una sola Bloom Box costa più di 700 mila dollari. In California, tra incentivi e detrazioni, lo stato si fa carico di metà dei costi. Ma Sridhar sostiene che, in un arco di tempo variabile tra 5 e 10 anni, un’unità costerà meno di 3 mila dollari e potrà essere presente in ogni casa, rimpiazzando la rete elettrica in città, nei distretti industriali o nei più remoti villaggi rurali.

La presentazione ufficiale della Bloom Energy è prevista per domani. Il progetto ha guadagnato sponsor prestigiosi, come l’ex segretario di stato Colin Powell. Ma Sridhar sogna di arrivare ancora più in alto: “Mi piacerebbe vedere una Bloom Box alla Casa Bianca, magari accanto all’orto biologico di Michelle Obama”, ha detto alla Cbs. “Ne sarei davvero felice”

Fonte: La Repubblica

L’ulivo del Salento per il primo impianto a biomasse d’Europa

Friday, February 19th, 2010

Da pianta sacra della mitologia greca a fonte di energia della Grecìa salentina. L’ulivo, l’albero principe del bacino mediterraneo, è il protagonista del ciclo di produzione energetica che sta per avviarsi a Calimera (”buongiorno”, in greco). La cittadina a pochi chilometri da Lecce potrà pregiarsi di essere la prima a sfruttare il legno vergine di ulivo derivato dagli scarti della potatura, raccolti e triturati (cippato). Una risorsa che abbonda nella provincia salentina, dove sono stati censiti circa 11 milioni di alberi. L’impianto di microgenerazione da 1 Mwe è stato realizzato dalla Fiusis ed entrerà in funzione entro l’estate, grazie alla caldaia a griglia mobile fornita da Uniconfort e alla turbina progettata da Turboden, due aziende leader nel recupero energetico dal legno. La filiera corta – «anzi, cortissima», assicura l’amministratore di Fiusis, Marcello Piccinni – è garantita da un accordo già siglato con la Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Lecce.

L’impianto, il cui plastico è stato esposto anche alla scorsa Fiera internazionale del legno di Hannover, si servirà di 8mila tonnellate all’anno di cippato. Gli studi commissionati dalla Provincia di Lecce dicono che ogni ulivo produce circa 3 quintali di legna da potatura ogni cinque anni, ma che soltanto al 60% degli 11 milioni di alberi presenti sul territorio viene effettuata con regolarità la rimonda. Sono perciò disponibili circa 400mila tonnellate all’anno: legna che per metà va ad ardere nei camini delle abitazioni o nei forni delle panetterie, e per metà viene bruciata dai contadini direttamente nei campi o lasciata marcire. Da qui l’idea di sfruttare queste biomasse legnose per la produzione energetica a bilancio neutro di anidride carbonica (la quantità rilasciata durante la decomposizione, che avvenga naturalmente o per conversione energetica, è infatti equivalente a quella assorbita durante il periodo di crescita), risparmiare l’emissione in atmosfera di circa 4.500 tonnellate all’anno di Co2, garantire il riutilizzo delle ceneri come fertilizzante.

L’uso dei combustibili solidi di origine vegetale si sta diffondendo in Italia sull’esempio virtuoso di diversi comuni dell’area settentrionale, che coprono in questo modo gran parte del loro fabbisogno energetico. L’impianto di Calimera sarà il primo in Europa e nel Mediterraneo a farlo con il legno d’ulivo. «Potremo soddisfare l’80% del fabbisogno energetico di Calimera» affermano i soci di Fiusis, che contano di «reperire le risorse sufficienti in un raggio di 10 Km», negli stessi paesi della Grecìa salentina. La Puglia compie un passo avanti e prosegue nell’investimento “verde” delle proprie risorse naturali, che la vede già tra le prime regioni nei settori del fotovoltaico e dell’eolico.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!