Archive for the ‘Curiosità’ Category

In Giappone avvistato il ”pesce Shrek”

Wednesday, September 1st, 2010

E’ stato avvistato nelle acque dell’isola Sado, in Giappone, un esemplare di circa 30 anni di Semicossyphus reticulatus, un pesce dal curioso aspetto molto comune nelle coste giapponesi. L’esemplare in questione ha però catturato l’attenzione dei sub per la sua particolare somiglianza con l’orco verde protagonista della saga di Shrek tanto da essere subito soprannominato “pesce Shrek”

http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/in-giappone-avvistato-il-pesce-shrek/52443?video

fonte: La Repubblica

Pane e vestiti fatti in casa

Tuesday, August 31st, 2010

Il movimento del risparmio ecologico “Così consumiamo la metà senza troppi sacrifici”. La rete di mille famiglie cattoliche ed “equo-solidali”: bollette tagliate ma identico stile di vita  

dal nostro inviato MICHELE SMARGIASSI

MARGHERA - Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Anzi no, dacci solo la farina (biologica), che il pane ce lo facciamo da soli, in casa. Quello di Marta ed Ezio, insegnanti, una figlia di 5 anni, è caldo e croccante, ma soprattutto è “giusto”. È un pane ecologico e morale, un pane “liberato”. “Sei anni fa, sposandoci, scegliemmo di non essere di peso né all’ambiente né al Sud del mondo”. Acqua di rubinetto, pannelli solari, scambio di vestiti, niente tivù, al lavoro in bici, e alla fine del mese si fanno i conti. Con la calcolatrice. Marta ed Ezio sono cattolici praticanti, ma il loro non è un fioretto, è un impegno, e gli impegni si calcolano. “Quest’anno abbiamo sforato sulle vacanze. Risparmieremo sull’elettricità”.

Marta ed Ezio sono una famiglia “bilancista”, una tra oltre mille organizzate in 42 gruppi locali dal Trentino alla Sicilia. Apostoli del sostenibile, predicatori dell’eco-solidale, difensori del Creato, sono un movimento cattolico se non altro perché lo fondò e lo coordina ancora un sacerdote, don Gianni Fazzini, che però se gli proponi l’etichetta di “ecologismo cristiano” te la corregge: “Siamo un movimento di liberazione”. Da cosa? “Dallo stato di schiavitù del consumatore, in teoria padrone del mercato, in realtà succube di un immaginario del benessere che lo sfrutta per il profitto di pochi”.

Una Greenpeace col segno di Croce? “Cristo ci invita ad essere liberi, noi scegliamo come. Una mano ce la dà anche quel signore lì”. Gandhi: è pieno di poster del Mahatma l’ufficetto alla periferia di Marghera dove don Gianni, classe 1937, ex prete operaio, parroco di San Eliodoro ad Altino, tiene i legami col suo movimento “leggero” (niente statuto né veste giuridica) che senza clamore esiste e resiste da diciassette anni. Una rete di famiglie solidali che però ora ha pensato di alzare un po’ la voce. L’assemblea nazionale dei “Bilanci di giustizia” si concluderà stasera a Massa Marittima calcando sulla parola Politica, con la maiuscola.

“All’ultima assemblea alcuni amici ci misero un po’ in crisi: voi fate belle cose ma siete “poco politici”, non basta il pane in casa, dovete fare i conti col potere”. Hanno ragione? “Me lo sono chiesto. Poi ho pensato, la Giovanna a Messina ha messo su una cooperativa di installazione del solare termico, Giorgio a Bologna distribuisce la pasta madre per il pane, l’Antonella in Trentino promuove le piste ciclabili, Andrea a Torino ha inventato i distretti dell’economia solidale… E allora un po’ di politica forse la facciamo già”.

Del resto tutto cominciò nel ‘93 a Verona con uno slogan quasi sovversivo: L’economia uccide, bisogna cambiare. Era un convegno mondialista di “Beati i costruttori di pace”, e un centinaio di famiglie decisero di cominciare a cambiare in casa propria. Cambiare cosa? “Chiesi aiuto a un economista, mi suggerì: “Se un’azienda vuole cambiare gestione, parte dal bilancio”. Geniale. Infatti partimmo dal bilancio di casa”. Funziona ancora così: ogni famiglia “bilancista” si impegna a compilare ogni mese e inviare alla sede centrale un rendiconto minuzioso della propria economia domestica, una partita doppia “etica”: su una colonna le spese effettive divise per capitoli, su quella a fianco le spese “spostabili secondo giustizia”.

Ogni mese ci si dà un obiettivo. Mollo l’acqua minerale e bevo l’acqua “San Rubinetto”. Abbasso il termostato. Regalo e ricevo i vestiti dei bimbi. Lavo a mano. Compro frutta e verdura solo di stagione. Autoproduco in casa quel che posso. Riparo la bici (e la uso). Ogni famiglia “bilancista” riceve poi una carta sconti, L’Altracard, risposta polemica alla social card di Tremonti. “Non la puoi usare nei negozi ma vale di più”: dà accesso a un sito dove un programmino ti calcola quanto stai risparmiando con i comportamenti “sostenibili”. Anche centinaia di euro al mese.

Con l’aiuto del tedesco Wuppertal Institute, i “Bilanci di giustizia” hanno cominciato a misurare i propri successi. I risultati sono sorprendenti. Rispetto alla famiglia italiana media Istat, le famiglia “bilanciste” consumano il 16% in meno, con significativi trasferimenti di poste: meno 49% nell’abbigliamento, addirittura -56% in cosmetici e detersivi, più 72% in divertimenti e cultura. I consumi energetici sono la metà di quelli medi (107 litri d’acqua al giorno contro 192, e 599 Kwh annui contro 1202). Dal punto di vista etico, la famiglia “bilancista” sposta ogni anno quasi il 20% delle proprie risorse su prodotti meno “ingiusti”. Tutto senza sacrificare il proprio stile di vita: l’indice di soddisfazione si colloca sul 5 in una scala di 7.

Ma la scelta del bilancista non è utilitaria: comprare prodotti biologico o equo-solidali in realtà costa di più, anche se “proprio per questo ne sprechi meno”, non molla Marta, “ma il vero guadagno non è monetario”. Per scambiare vestiti devi avere molti amici e frequentarli: devi costruire relazioni. Dario e Antonella hanno scoperto che invitandosi a cena una volta alla settimana si risparmia e ci si diverte.

Quando Enrico e Serenella hanno dovuto cambiare auto hanno lanciato un appello email a tutta la rete, “Ci aiutate a trovare la più “sostenibile”?”, e s’è riunita un’assemblea (con grigliata finale). La differenza tra i bilancisti e un’associazione di consumatori è tutta qui: “Non lo facciamo per risparmiare, ma per nostalgia di giustizia”, dice don Gianni. E allora, da oggi questa cosa è giusto chiamarla Politica: “Le nostre famiglie vivono in città in preda alla corruzione, alla non-cura del bene comune. Noi in questo sfacelo vogliamo camminare puliti”. Lo vede, don Gianni, che alla fine torniamo al punto: inquinare, sprecare sono peccati. “No! Sono schiavitù. Di questo sistema siamo le vittime, non i colpevoli. Quindi dobbiamo liberarci, non pentirci”.

Fonte: La Repubblica

La Luna aiuta la notte di S. Lorenzo

Wednesday, August 11th, 2010

 L’appuntamento celeste più atteso dell’anno è arrivato. La notte di San Lorenzo con le sue stelle cadenti è pronta a ravvivare la magia del cosmo. Dal buio vedremo zampillare scie luminose che pur vivendo frammenti di secondo ci raccontano una piccola storia astrale. Siamo anche fortunati: la Luna non è ancora al primo quarto e quindi non disturberà con la sua luce lo spettacolo. In questo periodo la Terra correndo sulla sua orbita intorno al Sole attraversa una nube di polvere lasciata dalla cometa Swift-Tuttle. Il punto di incontro coincide con la costellazione del Perseo che ben si vede dopo le 22 scrutando verso nord-est. Dapprima si mostrerà bassa sull’orizzonte ma poi si alzerà e sarà sempre più facile scorgerla. Nel 1992 la cometa è tornata nelle nostre zone rinforzando la nube. Ciò ha contribuito ad aumentare l’intensità delle «lacrime» che gli astronomi chiamano Perseidi e che si disintegrano brillando nell’atmosfera. La pioggia delle stelle prevedibile sarà superiore al centinaio all’ora. Il fenomeno è legato alla notte di San Lorenzo perché nel XIX secolo il massimo si registrava il 10 agosto. Ma per ragioni astronomiche l’appuntamento è scivolato di un paio di giorni e la notte più favorevole sarà il 12 agosto. Non resta che alzare gli occhi al cielo ed esprimere, come sempre, un desiderio.

Fonte: Corriere della Sera

Etruschi, scoperta più antica tomba dipinta di Tarquinia

Friday, August 6th, 2010

Nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia, zona dell’Alto Lazio che con Cerveteri è patrimonio Unesco per le sue tombe etrusche dal 2004, è venuto alla luce un tumulo che rimanda all’Oriente, a Cipro, e ai rituali funebri omerici. E porta la datazione della pittura negli ambienti funebri alla metà del VII secolo a. C. anticipandola di almeno mezzo secolo rispetto a quanto si sapeva. Firmano il ritrovamento l’Università degli Studi di Torino con Alessandro Mandolesi e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale.

Mandolesi, direttore degli scavi e docente di Etruscologia a Torino, racconta al telefono: “è una tomba imponente, del diametro di 40 metri al centro e un ingresso largo 6 metri con una gradinata. Ancora non siamo entrati nella camera funeraria, abbiamo pochi soldi e lavoriamo a tappe”. Qui hanno lavorato architetti di formazione greca provenienti da Cipro, nella Salamina, e “qui veniva usato un rituale funebre del tipo cantato da Omero con preziosi e altri oggetti”. Quei greci scapparono dagli assiri e furono accolti nella società aperta di Tarquinia. Dove impiantarono il loro modello. Ma che “qui si piega a esigenze religiose, diventa uno spazio a cielo aperto per le cerimonie che si officiavano in omaggio del defunto”. Un dettaglio rivelatore è l’uso di gesso alabastrino di tipo greco noto in Egitto, Cipro e nel vicino oriente. L’intonaco ha tracce di pittura rossa e nera (come nella Grecia dell’VIII-VII secolo a.C.), segnala Mandolesi, forse c’è una figura e questa diventa così “la prima esperienza pittorica” di questa necropoli, avvicinandosi a quella di Cerveteri che è della metà del VII secolo e la più antica a noi nota del popolo etrusco.

Maria Cataldi, l’archeologa responsabile della zona di Tarquinia per la soprintendenza, ricorda: questo tumulo, detto della regina (ce n’è un altro chiamato del re) non è mai stato scavato scientificamente, ma all’esterno spogliato da scavi clandestini. Poi ricorda il dramma: la zona è ricchissima di possibili scoperte, ma mancano i fondi. “Le finanze vengono dall’università di Torino, dalla soprintendenza, dalla Regione Lazio, dal Comune, più da volontari locali molto bravi e generosi”. “Per fare una campagna annuale servirebbero 100mila euro l’anno e si va avanti a 10-20mila euro, poi contiamo aprire la camera e costerà di più”, annota Mandolesi. Finché Rita Cosentino, archeologa della soprintendenza, annota che lì non ci si arriva con i mezzi pubblici e che la norma della manovra economica che vieta l’uso di auto private ai dipendenti del ministero dei beni culturali è, per le nostre ricchezze archeologiche e artistiche, niente altro che un danno incomprensibile.

Fonte: L’Unità

L’Antitrust contro il “Power Balance”

Tuesday, August 3rd, 2010

L’Autorità della Concorrenza ha aperto un’istruttoria sul braccialetto che promette di migliorare le prestazioni fisiche. “Dimostrare i reali effetti sul corpo umano”. Il prodotto è diventato uno dei tormentoni dell’estate.

ROMA - La promessa di migliorare forza ed equilibrio lo aveva già reso uno degli oggetti cult dell’estate. Il passaparola e alcuni testimonial d’eccezione avevano fatto il resto. Il successo del “Power Balance”, il “braccialetto dell’equilibrio”, rischia, però, di subire adesso una battuta d’arresto. L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria per possibile pratica commerciale scorretta nei confronti delle due società che distribuiscono e commercializzano il prodotto in Italia. Si tratta di Power Balance Italy, società distributrice per l’Italia dei prodotti a marchio “Power Balance” e di “Sport Town”, società che commercializza i prodotti stessi.

Effetti positivi. Le due società, nelle loro comunicazioni commerciali, attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene, che stanno diventando uno dei tormentoni di questi mesi, effetti positivi sull’equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa. Caratteristiche estese alle collanine con ciondolo che completano la gamma. Tanto è bastato per creare una vera e propria “Power Balance” mania. Anche grazie a testimonial del mondo dello sport come Shaquille O’Neal e Rubens Barrichello. Un successo nato negli Usa che ha contagiato vip e gente comune un po’ dovunque, facendo la fortuna dei due creatori del “portentoso” oggetto: i due surfisti, con il pallino della medicina alternativa, Troy e Josh Rodamel.

Richiesta documentazione medico-scientifica. In base al procedimento avviato dagli uffici dell’Autorità le due società dovranno, entro i prossimi 15 giorni, fornire un’idonea documentazione medico-scientifica sulle proprietà e gli effetti sul corpo umano attribuiti ai prodotti, compresa “l’istantanea efficienza dei sistemi elettronici chimici e biologici dell’individuo”. Entro lo stesso termine dovrà essere provata l’assenza di eventuali controindicazioni per la salute e la sicurezza dei consumatori che possano derivare dall’uso dei prodotti.

L’istruttoria è stata avviata in base al Codice del Consumo, che definisce scorretti i comportamenti delle aziende in grado di indurre in errore il consumatore medio sulle caratteristiche principali dei prodotti venduti quali, ad esempio, i risultati che si possono attendere dal loro uso o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sui prodotti.

Possibili risarcimenti. L’indagine avviata dall’Antitrust sui braccialetti “Power Balance” apre la strada ai risarcimenti in favore di chi ha acquistato il prodotto. Lo afferma in una nota il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, commentando l’istruttoria aperta dall’Autorità.

Nella nostra galassia ci sono 140 pianeti simili alla Terra

Friday, July 30th, 2010

 La Nasa tace e non conferma, ma lo scienziato Dimitar Sasselov lo dichiara a una conferenza mondiale: secondo i suoi studi e quelli del team che lavora dietro al telescopio Keplero, ci sarebbero 140 pianeti che orbitano nella galassia di dimensioni e probabilmente fattezze simili alla Terra. Scoperte di questo genere aiuteranno, in futuro, a capire origini ed esistenza della vita sugli altri pianeti oltre al nostro. Rispondendo a una domanda vecchia quanto il mondo.

I PIANETIL’annuncio è stato dato questo mese a Londra, nel corso di un evento organizzato da TED (Technology, Entertainment, Design), dal professore di Harvard, astronomo e fisico, Dimitar Sasselov: secondo lo studioso e i suoi colleghi, ci sarebbero centinaia di pianeti che orbitano nella galassia a somigliare al nostro. Nessuno tra questi è stato ancora verificato con certezza ma tra gli oltre 700 localizzati, almeno 140 avrebbero le caratteristiche per dimensioni e presenza di elementi geofisici tanto da poter parlare di “similitudine con la Terra” e senz’altro di “stesse dimensioni della Terra”, come precisa Sassalov nel video del suo intervento, indicando su un planetario ricostruito i 140 punti e ammettendo che qualsiasi astronomo con gli strumenti in suo possesso potrebbe già riconoscerne almeno sessanta. Impossibile, almeno per il momento, capire se su questi pianeti scorra acqua, ci siano rocce o addirittura esseri viventi. Per fugare ogni dubbio, lo stesso professore spiega che verranno promossi a pianeti simili alla Terra quelli che presentano queste caratteristiche: «un corpo piccolo, dotato di rocce, in grado di orbitare intorno a un sole».

KEPLERO – Le dichiarazioni di Sassalov partono dal lavoro del telescopio Keplero, strumento della missione omonima orchestrata dalla Nasa, che è alla ricerca di pianeti che orbitino intorno a un sole dove vi sia vita – almeno allo stadio primordiale – vicina alla nostra. Giusto un anno fa, il telescopio ha restituito la prima immagine raccolta nella galassia, e al 15 giugno 2010 il telescopio aveva già registrato la presenza di 706 candidati. Proprio lo stadio ancora poco avanzato degli studi avrebbe portato la Nasa a tacere (e ricevere critiche da più parti, Nature incluso), almeno per ora, sulla divulgazione di questi dati così suggestivi. Le fonti ufficiali dichiarano che i risultati completi di questo studio saranno divulgati non prima di febbraio 2011.

Fonte: Corriere della Sera

Il respiro del Pianeta ci aiuterà a capire il clima

Wednesday, July 7th, 2010

Due importanti ricerche tedesche, pubblicate su Science e cui hanno collaborato anche centri studi italiani, hanno esplorato il rapporto tra il clima della Terra e il ciclo del carbonio. Per la prima volta misurato il livello di anidride carbonica globale assorbito dalle piante: 123 mld di tonnellate di LUIGI BIGNAMI

Uno degli elementi fondamentali delle variazioni climatiche del pianeta riguarda l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera da parte dell’uomo. Essa infatti, aumentando in quantità, incrementa l’effetto serra. Da quando si sono iniziate le ricerche che riguardano questo argomento si è cercato di comprendere quanto gas venisse o meno catturato dalle piante nei loro processi di fotosintesi e respirazione che assorbono e restituiscono l’anidride carbonica all’atmosfera. Ora due importanti ricerche internazionali potranno cambiare il modo con il quale gli scienziati dovranno approcciarsi alla relazione che esiste tra il clima della Terra e il ciclo del carbonio.

Le ricerche, che sono state pubblicate su Science e alle quali l’Italia ha partecipato con il Centro di ricerche europeo di Ispra e le università di Milano Bicocca, Bolzano e la Tuscia di Viterbo, hanno esplorato il rapporto tra la fotosintesi globale e la respirazione del mondo vegetale, in altre parole il modo con il quale il pianeta respira. Questo permetterà di migliorare enormemente i modelli tradizionali che legano le variazioni climatiche planetarie e il carbonio.

Christian Beer del Max Planck Insitute for Biogeochemistry di Jena (Germania) ha studiato quella che viene chiamata la “produzione lorda primaria” della Terra, che rappresenta la quantità totale di anidride carbonica che ogni anno le piante respirano attraverso la fotosintesi. La ricerca ha portato alla conclusione che le piante inalano annualmente circa 123 miliardi di tonnellate di tale gas-serra. L’assorbimento di anidride carbonica è senza dubbio più pronunciato nelle foreste tropicali del pianeta, le quali sono responsabili della sottrazione di ben il 34% del gas presente nell’atmosfera. Le savane sottraggono invece il 26% dell’anidride carbonica, nonostante esse occupino una superficie del pianeta che è circa il doppio rispetto alle foreste tropicali.

Miguel Mahecha, dello stesso Istituto tedesco, ha risolto poi un’altra questione cruciale: come la temperatura agisce sulla quantità di anidride carbonica che viene nuovamente immessa nell’atmosfera dalle piante con la respirazione. Lo studioso ha scoperto che le variazioni della temperatura a breve termine sulla respirazione delle piante sono simili in tutto il pianeta e che il rapporto tra la temperatura dell’aria a livello globale e la presenza di anidride carbonica che trattiene il calore prodotto dalla combustione di combustibili fossili è stato sopravvalutato da molte ricerche e deve essere rivalutato. La sensibilità dei diversi ecosistemi suggerisce infatti una meno pronunciata relazione a breve termine tra clima e carbonio immesso nell’atmosfera. La ricerca sostiene che oltre alla temperatura vi sono altri elementi che influenzano i rapporti con il clima, come le trasformazioni del carbonio nel suolo e la disponibilità di acqua.

“Comprendere gli elementi che controllano il ciclo del carbonio dei vari ecosistemi terrestri è molto importante in quanto l’umanità usufruisce di molti ecosistemi che sfruttano il legno e le fibre delle piante. Inoltre c’è da tener conto delle conseguenze delle emissioni di biossido di carbonio dovute alla combustione dei combustibili fossili”, ha spiegato Beer.  

Nelle loro ricerche gli scienziati hanno fatto un grande uso dei dati provenienti da Fluxnet, un’iniziativa internazionale che da oltre 10 anni monitora gli scambi di anidride carbonica tra gli ecosistemi terrestri e l’atmosfera. In futuro, i due studi dovrebbero permettere di ottenere previsioni più precise su come il riscaldamento del clima terrestre influenzerà lo scambio di carbonio tra i nostri ecosistemi e l’atmosfera e viceversa.

Fonte: La Repubblica

Nuvola bianca, porta pioggia

Friday, July 2nd, 2010

La scoperta manda in fumo un progetto per abbassare la temperatura della Terra

climate change

Nuvola bianca, porta pioggia

La scoperta manda in fumo un progetto per abbassare la temperatura della Terra

MILANO - Se le nuvole sono bianche portano la pioggia. E questo fa crollare un’idea e un programma che gli scienziati americani stavano per mettere in pratica al fine di abbassare il riscaldamento della Terra. Era uno degli esperimenti di geoingegneria che i fisici dell’atmosfera stanno studiando per combattere in qualche modo il climate change. Ma sono stati bocciati dai risultati delle simulazioni condotte alla Carnegie Institution assieme all’Indian Institute of Science. 

OCCASIONE PERSA - Il progetto prevedeva di spruzzare acqua di mare nelle nubi sopra gli oceani così da aumentare il numero delle gocce che si formano intorno ad ogni microscopica particella di sale. Se le nubi sono scure vuol dire che contengono gocce d’acqua grosse. Se, invece, sono piccole la nube si sbianca. E questo era l’obiettivo, perché in tal modo poteva riflettere una maggior quantità di radiazione solare riscaldando meno l’ambiente terrestre. Ma qui è arrivata la sorpresa non gradita. I ricercatori si sono resi conto che l’effetto finale era un aumento non voluto delle piogge sulla terraferma scatenando addirittura dei terribili monsoni. Tali violenti fenomeni nascono appunto quanto l’aria sulla Terra è più calda di quella sugli oceani, la quale appunto si raffreddava proprio seminando le nubi e rendendole più bianche. La geoingegneria ha perso una possibilità. Speriamo ne trovi altre più efficaci per intervenire sul cambiamento climatico.

Giovanni Caprara

 

Ecco la musica del Sole Registrata la voce della stella

Friday, June 25th, 2010

Un gruppo di ricercatori britannici rende per la prima volta percepibili dall’orecchio umano le armonie prodotte dagli archi magnetici. La melodia “è una vera noia”, ma permetterà di capire meglio il nostro astro di MARCO PASQUA

IL SOLE è sempre stato fonte di ispirazione per musicisti e cantanti. Ma ora gli scienziati sono riusciti a registrare, e a rendere udibile all’uomo, la musica che la stella stessa è in grado di produrre. Un’armonia musicale, generata dal campo magnetico nella parte esterna della sua atmosfera, molto simile a quella delle corde di una chitarra. E di cui, sicuramente, ignorava l’esistenza lo stesso Lucio Battisti, quando, nel 1971, incantò gli italiani con la sua “Canzone del Sole”.

La registrazione è stata realizzata dal team di ricercatori che, già tre anni fa, nel corso di un convegno della Royal astronomical society, era riuscito a spiegare, nel dettaglio, il fenomeno di questa particolarissima armonia solare. Robertus von Fáy-Siebenbürgen, a capo del gruppo di astronomi dell’università di Sheffield, ha evidenziato come gli enormi archi magnetici che si generano nella corona solare, possano produrre delle onde sonore che si propagano come quelle di una corda di una chitarra. In altri casi ancora, producono onde simili a generate dagli strumenti a fiato.

Per arrivare a riprodurre i suoni, gli scienziati inglesi si sono serviti delle immagini catturate dal satellite di questi archi magnetici - che possono raggiungere anche lunghezze pari a 96mila chilometri - arrivando poi ad accelerarne la frequenza, in modo che anche l’orecchio umano possa sentirli. Come evidenziato già nel 2007, infatti, la frequenza dei suoni emessi è inferiore alla soglia minima udibile dall’uomo.

Non ci sarebbe nulla di avvincente in questa melodia: per ammissione stessa di chi l’ha sentita, è una “vera noia”. “Sentire per la prima volta questi suoni, emessi da una fonte così grande e potente, è stato bello  -  ha detto il professore parlando con il Daily Telegraph  -  Siamo di fronte ad una musica che ci permetterà di studiare il Sole sotto una nuova prospettiva, e di comprendere meglio cosa avviene negli strati esterni dove le temperature raggiungono milioni di gradi”. Gli archi magnetici, fanno notare gli esperti, vibrano “pizzicati” da potenti esplosioni che avvengono alla loro base. Le onde acustiche generate da ognuna di queste esplosioni viaggiano a una velocità che può variare dalle 45mila alle 90mila miglia l’ora e possono rilasciare un’energia pari a milioni di bombe all’idrogeno.

La ricerca degli scienziati britannici potrebbe aiutare gli astronomi a prevedere le temibili tempeste solari. La scorsa settimana, la Nasa ha ricordato come l’attività solare stia progressivamente aumentando: la conseguenza sarà l’immissione nel sistema solare, entro il 2013, di livelli di energia magnetica molto alti. Per gli esperti, ciò potrebbe mandare in brevissimo tempo in tilt tutte le apparecchiature elettriche, lasciando il pianeta al “buio”. Potrebbero saltare anche i sistemi di comunicazione e tutti i dispositivi GPS. 

“Studiare la musica del Sole  -  ha evidenziato a tal proposito il professor Fáy-Siebenbürgen  -  potrebbe darci la possibilità di capire meglio e prevedere queste tempeste solari”. Per il docente, le prospettive future di conoscere il comportamento del Sole sono incoraggianti: “Questi archi oscillano come la corda di una chitarra o l’aria in uno strumento musicale a fiato. Col passare del tempo, le onde muoiono progressivamente, e questo ci potrà aiutare a comprendere meglio ciò che avviene nell’atmosfera solare”.

Fonte: La Repubblica

Nasce il mattone ecologico composto da materie plastiche riciclate recuperate in discarica.

Wednesday, June 23rd, 2010

Il vecchio mattone si veste di nuovo e utilizza componenti derivati esclusivamente da materie plastiche riciclate recuperate in discarica. Il brevetto mondiale Ecomat Research Ltd si declina in tre prodotti: Ecomat, il mattone disponibile nelle misure di 8 e 16 centimetri, pensato per la ripartizione degli interni, Mat Tek?, un “unicum costruttivo”, ovvero, non un semplice mattone ma un sistema costruttivo che integra all’involucro di chiusura la parte strutturale e ingloba l’impiantistica. Strutturato in singoli moduli è realizzato con PPPE polipropilene additivato proveniente da plastiche riciclabili. I vantaggi? È ecologico ed economico: permette una riduzione dell’80% dei costi di gestione dovuto al risparmio sui costi derivanti dalle caratteristiche uniche di questo sistema, dalla fase di esecuzione a quella di utilizzo. Il terzo prodotto, infine, è Mat Pack, un’eco scatola per tamponamenti esterni.
Approfondimenti
Ecomat Research, www.ecomatresearch.com

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