Archive for the ‘Curiosità’ Category

San Valentino 2010: biglietti e cartoline di auguri fai-da-te per dire “ti amo” anche all’ambiente

Sunday, February 14th, 2010

Ci risiamo. San Valentino, in assoluto una delle feste più amate (o odiate, dipende dai punti di vista e dalla soddisfazione della propria vita sentimentale) è ormai imminente. Tanto per ricordare un caso emblematico: nel suo famoso Diario, la nostra beniamina Bridget Jones registra sotto la data del 14 febbraio tutte le fasi della sua spasmodica attesa di un biglietto di auguri.

 

Un’attesa fatta di frequentissime uscite sul pianerottolo di casa per accertarsi che non ci sia un postino o una busta a fare capolino da qualche parte. Dovendo constatare il più delle volte che sì, qualche letterina c’è, ma è indirizzata alla vicina di casa giovane e carina, la classica ragazza della porta accanto, praticamente perfetta e, proprio per questo, un po’ odiosa. Insomma, per Bridget ricevere una cartolina di auguri per San Valentino, magari con qualche frasettina sdolcinata dentro, è davvero un affare di vitale importanza. La lunga attesa la rende nervosissima e di cattivo umore. Alla fine, però, quando arriva il tanto agognato biglietto, non lo apre - ironia della sorte… -, pensando che non sia destinato a lei.

Al di là dei sogni romantici di tutte le Bridget Jones del mondo, San Valentino è decisamente una festa caratterizzata dai bigliettini di auguri: ogni anno ne vengono scambiati circa un miliardo, con una particolare concentrazione nei paesi anglosassoni, dove la tradizione è più forte, più comune e più sentita. A conti fatti, si tratta di un vero e proprio business, che ha anche un costo piuttosto ingente in termini di risorse ambientali. Pensate soltanto alla quantità di carta che viene utilizzata e, troppo spesso, sprecata per l’occasione. Proprio per questo, ecco un piccolo suggerimento rivolto a tutti gli innamorati: perché quest’anno, oltre a dedicare cuoricini e paroline dolci al nostro lui o alla nostra lei, non facciamo anche un bel regalo all’ambiente puntando sul riciclo e sul riuso? Non è troppo complicato ed è anche molto più economico.

Come abbiamo visto in occasione del Natale, ci sono numerosissime possibilità per realizzare dei biglietti di auguri fai-da-te: basta mettere in moto la fantasia e, nel caso in cui si vogliano realizzare opere più elaborate, armarsi di una buona dose di pazienza. Come vedremo, per venire incontro ai meno abili o creativi tra noi molti siti e blog propongono anche degli utilissimi e dettagliatissimi tutorial: insomma, chiunque può riuscire nell’impresa.

Un’idea sempre valida consiste nel ricorrere al patchwork, magari recuperando dal fondo dei nostri cassetti o armadi vecchie stoffe, tulle e nastri, da tagliare e abbinare a seconda dei nostri gusti o di quelli del destinatario o della destinataria. In alternativa, si può realizzare un collage personalizzato con dei ritagli di carta. Il tutto prendendo come base un bel cartoncino in carta riciclata o comunque certificata FSC.

 

 

 

 

 

Per decorare il nostro biglietto, potremmo sfruttare la carta da regalo usata che abbiamo in casa o le confezioni delle tavolette di cioccolata, delle caramelle o qualsiasi involucro colorato o decorato che ci capiti sottomano. Basta ritagliarlo nelle forme che preferiamo e che riteniamo più adatte a trasmettere le nostre emozioni e i nostri sentimenti, per poi comporre il nostro personale collage. Essendo San Valentino, sicuramente abbonderanno i cuori, ma nessuno ci vieta di essere più originali!

Se siete bravi con ago e filo e quello che manca è soltanto l’idea giusta, potete dare un’occhiata ai modelli e ai tutorial proposti dai blog The Long Thread e The Purl Bee: cartoline di auguri decorate cucendo su un cartoncino dei ritagli di carta colorata recuperati da confezioni e da ritagli che ciascuno di noi ha in casa, con dei risultati davvero graziosi e originali.

 

 

 

 

 

Se invece volete cimentarvi in qualcosa di un po’ più articolato e complesso, potete prendere ispirazione da Seeds of love (”Semi d’amore”): un piccolo vaso di fiori realizzato con carta, colla e forbici, per regalare al vostro lui o alla vostra lei i semi del suo fiore e della sua pianta preferita. Un regalo perfetto se il destinatario è amante dei fiori o appassionato di giardinaggio.

 

Insomma, è possibile che nelle cartolerie siano in vendita biglietti più elaborati e più rifiniti di quello che riuscirete a realizzare, ma volete mettere la soddisfazione di poter dire al vostro lui o alla vostra lei “L’ho fatto con le mie mani per te“? È molto più romantico.

Se proprio non ce la fare a produrre un bel biglietto fai-da-te, potete sempre correre ai ripari scegliendo di acquistare una cartolina di auguri ecosostenibile, sul modello di quelle tematiche proposte da Earth Greetings e di quelle più semplici e generiche confezionate da Poopoopaper.

Se poi non amate il fai-da-te e volete anche risparmiare sui costi, tenete presente che su siti specializzati come ad esempio Auguri.it o Cartoline.net potete inviare un bigliettino digitale alla vostra dolce metà in modo del tutto gratuito, con un semplice click.

Lisa Vagnozzi

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Questo è il mio biglietto per voi:

Oggetti green in concorso a New York

Wednesday, February 10th, 2010

Neuroni verdi all’opera. Il 25 febbraio prossimo al McGraw-Hill Conference Center di New York, nella ambito della Greener Gadget Competition sarà premiato l’ideatore dell’oggetto più utile per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile. Diciotto le idee in gara, tutte rigorosamente green. E sono gli stessi utenti a votare online il progetto più divertente.

DAL MOUSE AL CAVALLO A DONDOLO - Al momento, in testa con 15.336 voti, c’è il “Go Mechanical Charger”, caricatore per cellulari che sfrutta il calore umano, idea interessante che viene da Elephant designer, società con sede in India, dove il mercato dei telefonini è in continua espansione nonostante la scarsa efficienza della rete elettrica di tutto il Paese. Al secondo posto un timer argentino per bloccare la fornitura di energia delle prese elettriche. Poi molto apprezzato è l’”Aug”, sistema di tracciabilità della filiera agroalimentare che via sms fornisce la carta di identità di ogni prodotto. E a proporlo sono stati quattro studenti americani. Tra i meno votati, invece, “Corky”, mouse wireless in sughero utilizzabile senza batterie. Poi spazio anche ai bambini con Rocco, cavalluccio a dondolo che immagazzina l’energia cinetica del piccolo cavaliere, realizzato in vari colori con plastica al 100% riciclata e studiando attentamente le abitudini di gioco dei consumatori. E spunti anche per l’edilizia civile con i “Turbine Light”, lampioni da strada o autostrada alimentati a vento o con il solo spostamento d’aria provocato dalle macchine che passano.

CERVELLI IN FUGA - Una gara come tante, hanno detto alcuni. Criticando il fatto che nel 2009 il podio fosse tutto a stelle e strisce, nonostante la competizione sia da sempre aperta a designer di tutto il mondo. Ma a rendere particolare la nuova edizione della Green Gadget Competition, c’è la presenza nel collegio composto da undici giurati di un italoamericano, Leonardo Amerigo Bonanni. Questo studente fiorentino di 33 anni, laureato in architettura alla Columbia University e ora dottorando al Mit Media Lab, dove è ricercatore e insegnante di design ecosostenibile, si è fatto notare negli Usa inventando macchine e ridisegnando ambienti e spazi domestici.

Case con i tetti bianchi contro i cambiamenti climatici

Saturday, February 6th, 2010
 
   
ROMA
Uno un studio pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters suggerisce di dipingere i tetti delle case di bianco per contrastare l’aumento delle temperature soprattutto nelle grandi città.Il nuovo studio è partito dall’assunto che le città di oggi sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici: strade asfaltate, tetti di catrame e altre superfici artificiali utilizzate negli spazi urbani, assorbono il calore del sole e, aumentando le temperature in media di 2 gradi, creano l’effetto, che gli scienziati chiamano isola di calore urbana.Per questo motivo l’analisi, simulando al computer la quantità di radiazione solare che viene assorbita o riflessa dalle superfici urbane, ha evidenziato che il tinteggio di bianco di tutti i tetti urbani potrebbe essere un buon modo per contrastare il riscaldamento globale.I dati del modello virtuale lo confermano: se ogni tetto fosse interamente dipinto di bianco, l’effetto dell’isola di calore urbana, potrebbe essere ridotto del 33%, portando ad una diminuzione della temperatura di circa 0,4 gradi.

«Come una camicia bianca in una giornata di sole può essere più fresca rispetto ad una maglietta scura - hanno commentato i ricercatori - così il bianco dei tetti riflettendo il calore verso lo spazio, riuscirebbe a donare temperature più fresche».

Fonte: La Stampa

Tarzo, manifesti del sindaco nei bar “Cittadini, bevete due bicchieri. Fa bene”

Monday, January 18th, 2010
“Basta con l’ipocrisia”. I manifesti Incoraggiano a bere vino. Locandine nei bar, nella bacheca del municipio e sul sito: “Cittadini, due bicchieri al giorno non fanno male”. “E poi sono stufo di sentire accostare i veneti all’alcol”. “Il mio invito è rivolto naturalmente ai maggiorenni”

di Stefania Rotella

TARZO. La decisione è presa. L’appello del sindaco Gianangelo Bof verrà affisso nei bar del paese, nella bacheca del municipio e postato sul sito internet del Comune: «Cittadini di Tarzo, bevete due bicchieri di vino al giorno, che non fa male».

Una proposta insolita, che non mancherà di far discutere, quella del primo cittadino di Tarzo, il leghista Gianangelo Bof, non nuovo a iniziative curiose, come quella di rimuovere, per protesta, la bandiera dell’Unione Europea dal Municipio. «Mi sono documentato sulle proprietà del vino consultando pareri di medici, professori universitari, studi scientifici - spiega Bof -. In quanto responsabile della salute pubblica invito dunque i miei concittadini a bere: con moderazione, ben s’intende.

Uno o due bicchieri di vino al giorno, preferibilmente ai pasti, come dicono da anni i medici. Un’abitudine che non fa male, anzi, può aiutare a digerire cibi grassi e a prevenire alcune malattie. Nei prossimi giorni verranno affissi nei bar del mio paese e in municipio manifesti in cui viene spiegata la mia iniziativa. Proposta che verrà divulgata anche attraverso il nostro sito internet del Comune. L’80 per cento delle persone con le quali parlo la pensa come me. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo.

Il mio invito naturalmente è rivolto ai maggiorenni e non è un’i ncitazione al bere in maniera sconsiderata. Il vino viene prodotto nei nostri territori - dice ancora il sindaco - fa parte della nostra cultura e credo che non ne vada demonizzato l’uso, come si sta facendo da diverso tempo. Non a caso diversi centenari quando gli si chiede la ricetta di lunga vita affermano di bere uno o due bicchieri di buon vino a pasto».

Bof si spinge oltre, e respinge l’accostamento «veneti-ubriaconi». «Certo, ci può essere chi eccede - dice Bof - come con il cibo, ma mi sono stufato di sentir dire che noi veneti alziamo spesso il gomito. Anzi, il mio appello al bere consapevole rivolto ai cittadini, mette nelle condizioni di interrogarsi sul problema della dipendenza da alcol. Si mette sempre sotto accusa chi guida in stato di ebbrezza e chi lo fa va certamente punito; ma ci siamo mai chiesti quanti sono coloro che guidano imbottiti di psicofarmaci, che ormai vengono prescritti per una minima sciocchezza?».

Tra qualche giorno a Tarzo compariranno dunque gli insoliti avvisi del sindaco.

Fonte: La tribuna di Treviso

Ecomusei e aree ricreative, parte il recupero delle vecchie miniere

Sunday, January 17th, 2010
   
ROMA
Ecomusei, aree ricreative, centri culturali. Ma non solo. Anche terme per bellezza e salute e percorsi turistici per rivisitare intere pagine di storia del nostro Paese. Si moltiplicano così i segnali di recupero e valorizzazione delle vecchie miniere italiane dismesse. Siti che raccontano oltre due secoli di fatica e di sudore, di sviluppo economico e di cultura italiana che oggi si incomincia a voler valorizzare. E, soprattutto, anche a voler mettere in sicurezza. Visto che dei 2.990 siti minerari censiti dall’Apat in uno studio pubblicato nel maggio 2008 e che comprende tutte le tipologie di miniere nazionali dal 1870 al 2006, solo 300 sono con concessione mineraria vigente e 194 attivi.«Le iniziative ed i progetti di recupero e valorizzazione delle miniere si stanno moltiplicando anche se sono ancora spot. Diverse Regioni, Amministrazioni comunali, ma anche aziende minerarie, del nostro Paese si stanno dando da fare per rivalutare le vecchie miniere dismesse a fini storici, turistici e culturali» afferma il presidente di Assomineraria, Marco Sertorio, docente Diritto Privato alla Facoltà di Economia dell’Università di Torino. «Nel Pinerolese, in Valchisone, per esempio, -afferma ancora il numero uno dell’associazione di Confindustria che raccoglie le imprese minerarie italiane e straniere che operano in Italia- è già sorto un museo nella vecchia miniera di talco, un museo oggi curato dalla Comunità montana locale».«È una miniera -continua Sertorio- ancora attiva ma, nelle 3-4 gallerie dismesse, si è realizzato un percorso turistico con musei e trenini che, a 300-400 metri di profondità, ripercorrono la storia di un secolo e mezzo di vita mineraria locale». E non è l’unico esempio. In Val Trompia, sopra Brescia, infatti, nelle miniere di ferro ormai abbandonate, è nato un museo Comunale. E ancora.La storica miniera di oro sul Monte Rosa, nel sito minerario nella Valle di Macugnaga, in parte semi attiva, si utilizzano acque arsenicali che si è verificato fanno bene alla pelle. Tanto che il Comune locale ha deciso di sfruttarle, ottenendo la concessione per realizzare un centro termale. Sempre intorno ad una vecchia area mineraria dismessa è sorto anche un agriturismo. «Il museo -sottolinea Sertorio- non è l’unica destinazione delle vecchie miniere. Serve però uno studio attento per progettare utilizzi alternativi di questi siti».«In Italia sono centinaia, tra i 300 ed i 600, i siti dismessi e noi, come Assomineraria, ci stiamo impegnando il più possibile per favorire iniziative di recupero» continua ancora Sertorio, uno tra i maggiori esperti italiani nel campo giuridico minerario. «Il recupero delle vecchie miniere -spiega- ha una valenza culturale ma non solo. I siti minerari dismessi provocano infatti molti problemi di sicurezza, a volte si registrano anche vittime, ma non c’è ancora una legge nazionale che regoli la messa in sicurezza e la valorizzazione di questi territori». «Oggi -spiega ancora- si può contare solo su norme regionali che, sul fronte della sicurezza, possono consentire interventi ma non assicurano i fondi indispensabili per il recupero di queste aree».Molte le Regioni italiane interessate dall’attività estrattiva e su cui sono presenti anche vecchie miniere dismesse. Sempre secondo il censimento dell’Apat, è la Sicilia la regione in cui si contano il maggior numero di miniere con 765 siti, seguita dalla Sardegna con 427, dalla Toscana con 416, dal Piemonte con 375 e dalla Lombardia con 294. «Sempre l’Apat però ha avviato anche il progetto di un nuovo censimento per conoscere il ’destinò dei siti minerari e lo stato dell’arte più dettagliato di quelli dismessi» riferisce il Direttore del settore minerario di assominerariA, Monica Giarda.

«La Sardegna -spiega Sertorio- è una delle regioni che maggiormente si è impegnata in progetti di recupero di vecchie miniere con la realizzazione di un grande Parco Minerari ricco di musei di settore, voluto dalla Regione e dal Ministero dell’Ambiente. E ancora. Anche la Toscana conta molti siti dismessi ed è attiva sul fronte del loro recupero». Un importante progetto, inoltre, sta per partire anche dalla Regione Val d’Aosta. «Il progetto -riferisce il presidente di Assomineraria- riguarda prima un attento censimento dei siti locali, quindi l’analisi geologica per vedere se ci sono ancora miniere attivabili, quindi si passerà alla messa in sicurezza di queste aree. Con l’obiettivo finale di rivalutarle a scopi sociali, culturali e turistici».

Sempre in Val d’Aosta, infine, «si sta pensando ad una rivalutazione turistica del sito minerario della valle di Cogne, dove si estraeva acciaio fino ad un anno fa. Si tratta -conclude Sertorio- di chilometri di galleria che potrebbero riannodare, attraverso un veloce e suggestivo percorso sotterraneo, una delle più belle vallate con le più rinomate località sciistiche della regione

 

Fonte: La Stampa

“Scusi, ad Aosta il mare dov’è?”

Friday, January 15th, 2010

Piccole-grandi gaffe da turismo di massa. hotels.com ne ha raccolto un campionario: da chi cerca i gladiatori al Colosseo, a chi crede che la corona britannica abbia costruito il castello di Windsor proprio sulla rotta di Heathrow…

 
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I cultori dell’arte del viaggiare, contrapposta a quella del turismo, ci vedranno un’ulteriore prova dei modi diversi in cui si può andare in giro per il mondo. Ma anche molti turisti senza pretese di emulare Chatwin ritroveranno il divertimento e lo stupore che hanno provato, di fronte all’ingenuità di un compagno di viaggio partito come un pacchetto, senza alcuna informazione e preparazione. Certo il florilegio di domande bizzarre messo insieme da hotels.com fornisce uno spaccato del modo in cui si è evoluto il turismo e del fatto che per partire purtroppo a volte bastano soltanto i soldi. Con tutto quel che ne consegue.

Il sito leader nel booking online, con un’offerta di più di 110.000 strutture in tutto il mondo, ha chiesto agli uffici turistici e alle strutture affiliate di raccogliere le domande più improbabili rivolte dai turisti alle concierge degli hotel e agli uffici informazioni nei vari Paesi. Ne è risultato un bizzarro elenco di sprovvedutezze, ingenuità, di viaggi messi su magari con eccesso superficialità. Nelle gaffe si cade in ogni parte del mondo, e a commetterle sono cittadini di qualunque nazionalità.

Ufficio turistico italiano.
Il mito dell’antica Roma affascina i turisti, soprattutto dopo un film di cassetta come “Il Gladiatore”. Così gli addetti si sono sentiti chiedere “A che ora sono le corse delle bighe al Colosseo?”, oppure “Quando combattono i gladiatori al Colosseo?”. L’Italia ha puntato molto negli ultimi anni sul turismo termale, così c’è chi pensa di poter mettere insieme storia e relax e chiede: “Si possono fare i fanghi alle Terme di Caracalla?”

All’estero deve anche essere passata l’idea che la Sicilia sia una regione autonoma in tutto e per tutto, così c’è chi ha chiesto (e in tempi di euro!) “Che tipo di moneta si usa in Sicilia?” Si sa che c’è chi viaggia per provare il brivido dell’avventura e allora ecco che chiede “È possibile dormire nelle catacombe?” A Torino un addetto del Museo Egizio si è sentito chiedere :”Ma questa mummia è morta proprio così?” mentre all’interno di Palazzo Madama c’è chi voleva provare l’emozione della reggia e non si sarebbe accontentato di una toilette qualunque, ma ha chiesto “Dov’è il bagno del re?”. Evidentemente, poi, la monarchia esercita ancora un grande fascino perché una signora ha chiesto “Posso dare un bacio a quel quadro?”

In un mondo di finzione è difficile credere a uno spettacolo naturale senza trucco, così in Val d’Aosta c’è chi ha chiesto “Che belle montagne. Ma la neve che si vede è artificiale o è vera?”. Poco in confronto a chi invece ad Aosta ha chiesto: “Buongiorno, vorrei sapere quanto dista dal centro la spiaggia.” - “La spiaggia? Siamo in Valle d’Aosta e non c’è il mare..” - “Ah no? Ma non è una località balneare?”.

All’estero
A quanto pare gli aeroporti per i turisti sono l’unico punto fermo. Tanto è vero che un turista a Windsor ha chiesto: “Ma perché hanno costruito il castello di Windsor sulla rotta di volo di Heathrow?” Due anni fa una ricerca appurò che la maggior parte dei turisti si riteneva delusa dopo aver visto alcune località, perché in fotografia sembravano molto più belle.  La domanda fatta in un ufficio turistico olandese spiega perché: indicando una foto con una mucca, una signora ha chiesto: “Dove posso trovare questo villaggio?”. Ed è vero che il cambiamento climatico sta facendo disastri, ma ciò non rende meno bizzarra la domanda di un signore che in piena estate ha chiesto, sempre in Olanda, “Dove posso vedere una maratona di pattinaggio sul ghiaccio?”.

Si sa che l’Irlanda è meta di pellegrinaggio di molti discendenti di emigrati negli Stati Uniti, così le domande fatte negli uffici turistici dell’Eire dicono molto della visione del mondo degli statunitensi, capaci di chiedere: “Anche qui festeggiate il giorno di St. Patrick?” tradizione doc irlandese esportata appunto in America, e si sono stupiti che il paese europeo non accetti dollari. E per chi pensa di parlare male l’inglese, sappia che per uno statunitense le “Cliffs of Moher” sono diventate la “madre di tutte le scogliere” (”Where are the mother of all cliffs?), per non parlare di quelli che volevano portarsi a casa un “vero leprecano”.

E per finire, in ordine sparso: a Parigi “Le fogne della città sono sottoterra?” e “I battelli sulla Senna si muovono o stanno fermi?”. A Madrid c’è chi cerca la spiaggia (sarà lo stesso della Val d’Aosta, magari un po’ fissato?) e vuole essere sicuro di vedere la Puerta del Sol, per cui chiede a che ora chiude. In Portogallo c’è chi ha chiesto se Lisboa è molto lontana da Lisbona (il primo è il nome in portoghese della capitale) e se “i segnali sono gli stessi che in Inghilterra”. Immagino che al sentire queste domande ci sia stato qualche turista che, come il grande viaggiatore Chatwin, si  sarà chiesto sconsolato “Che ci faccio qui”…

La più lunga eclissi del millennio

Thursday, January 14th, 2010

Venerdì 15 gennaio ci sarà l‘eclissi più lunga di tutto il terzo millennio: 11 minuti e otto secondi nel punto massimo (in pieno oceano Indiano a 1° 37′ 4″ N e 69° 17′ 4″ E). Per trovarne una più lunga occorrerà aspettare fino al 23 dicembre 3043: auguri per chi ci sarà!

ANULARE - Purtroppo però non sarà un’eclissi totale, ma solo anulare: cioè la Luna non oscurerà totalmente il Sole ma, trovandosi quasi all’apogeo - il punto più lontano dalla Terra - appare un po’ più piccola del Sole rispetto al nostro punto vista. La particolarità è che per un lungo tratto il nostro satellite seguirà la stessa apparente traiettoria del Sole - ecco perché l’eclissi sarà così lunga - e inoltre passerà proprio in mezzo: il risultato sarà che il Sole apparirà come un anello di fuoco intorno a un cerchio nero. Uno spettacolo straordinario, peccato però che in Italia sarà praticamente invisibile. Solo nell’Italia centro-meridionale alla mattina (maltempo permettendo) il Sole entrerà nella penombra della Luna per breve tempo.

TRACCIATO - Poca cosa rispetto ai luoghi in cui l’eclisse si potrà vedere in tutta la sua lunghezza e centralità. Il posto sulla terraferma migliore per osservarla saranno le isole Maldive, in particolare la capitale, Malè, dove l’anello di fuoco intorno alla Luna durerà ben 10 minuti e 45 secondi. Non male come punto di osservazione anche la punta sud dell’India e quella nord di Sri Lanka, quest’ultima però difficilmente raggiungibile in quanto appena riconquistata dal governo dopo decenni di guerra con la minoranza tamil. L’oscuramento del Sole inizierà nella Rep. Centraficana alle 6,14 (ora italiana), poi viaggerà verso est attraversando Uganda, Kenia e il sud della Somalia. Quindi, dopo aver viaggiato attraverso l’oceano Indiano, le Maldive, il sud dell’India e il nord di Sri Lanka, passerà lungo tutto il golfo del Bengala fino a toccare di nuovo terra in Myanmar (ex Birmania). Parte dell’eclissi si vedrà anche in Himalaya, finché la parte centrale entrerà in Cina passado su Yunnan e Sichuan fino a terminare nella penisola dello Shandong alle 16,59 ora locale (le 9,59 in Italia).

CICLO DI SAROS - Nelle 3 ore e 45 minuti della durata totale, l’eclisse percorrerà una striscia lunga circa 12.900 chilometri. Questa sarà la 23ma eclissi del 141mo ciclo di Saros, iniziato il 19 maggio 1613 e che finirà il 13 giugno 2857, che regola la periodicità e la ricorrenza delle eclissi, come scoprirono i caldei intorno al 2.500 a. C.

Paolo Virtuani

 

In rosso il percorso della centralità dell'eclisse (da Nasa)
In rosso il percorso della centralità dell’eclisse (da Nasa)

Una stella minaccia la vita sulla Terra

Sunday, January 10th, 2010

C’è una stella della nostra galassia Via Lattea, distante dalla Terra 3.260 anni luce, che potrebbe esplodere e mettere in pericolo la vita sul nostro pianeta. L’infelice prospettiva è stata seriamente illustrata al meeting dell’American Astronomical Society  in corso a Washington precisando, per nostra consolazione, che ciò potrebbe accadere fra 10 milioni di anni ma forse anche prima.

L’astro in questione appartenente alla costellazione della Bussola è stato studiato con il satellite IUE ed anche con il telescopio spaziale Hubble. Così si è capito che si tratta, in verità,  di una coppia di stelle dove una delle due  è una nana bianca, che gli astronomi chiamano una “Nova ricorrente” perché periodicamente presenta delle esplosioni registrate con intervalli di circa vent’anni, nel 1902, 1920, 1944, 1967. Secondo gli astronomi queste esplosioni che non danneggiano grandemente l’astro e nemmeno lanciano radiazioni pericolose per la Terra, avvengono dopo che l’astro ha accumulato materiale (gas ricchi di idrogeno, in particolare) strappato con la sua forza di gravità alla stella vicina. In tal modo aumenta la sua massa e quando raggiunge un certo livello si innescano le esplosioni che, in un certo senso, equilibrano la situazione disperdendo un po’ di energia. Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Può accadere, infatti, che la stella, anche con queste eruzioni dispersive, continui comunque ad ingigantirsi, arrivando a conquistare il famoso “limite di Chandrasekhar” al di là del quale la massa collassa definitivamente scatenando una tremenda esplosione capace di distruggere il corpo celeste: è il fenomeno che porta alla supernova la quale lancia intorno nel cosmo un’energia 10 milioni di volte più elevata di quella rilasciata da una nova.

Proprio le osservazioni compiute con il telescopio spaziale Hubble farebbero pensare che la stella sotto indagine continua ad accrescere la sua taglia raggiungendo il fatidico limite, appunto, fra 10 milioni di anni, oppure anche prima come precisa Edward Sion della Villanova University in Pennsylvania. In quel caso l’astro esplodendo diventerebbe luminoso quanto tutte le stelle della galassia messe insieme. Ma più grave è il fatto che spedirebbe verso il nostro pianeta azzurro un fiume di radiazioni capaci di devastare l’ambiente terrestre cominciando con l’annientare la fascia di ozono che ci protegge.  

Secondo gli astronomi l’esplosione di una supernova diventa pericolosa per noi quando avviene a meno di cento anni luce dalla Terra. Ma si tratta di una valutazione non definitiva perché gli effetti dipendono dalla potenza della supernova. A detta dei ricercatori, però, la stella in questione potrebbe entrare nella categoria delle più catastrofiche pur trovandosi oltre i tremila anni luce. Non tutti condividono interamente le conclusioni discusse nella capitale americana. Il professor Filipenko del Berkeley Astronomy Department è in disaccordo e sostiene che anche se si arriverà alla supernova la Terra dovrebbe però salvarsi. Pensando ai nostri posteri, speriamo che abbia ragione.

Giovanni Caprara

La Terra rischia lo scontro con un asteroide nel 2036, pronta missione russa

Friday, January 1st, 2010

Proprio come in «Armageddon», il celebre film interpretato da Bruce Willis: la terra è minacciata da un gigantesco asteroide, che va distrutto prima del fatale impatto. A sostenerlo, secondo quanto riferisce Fox News, è il capo dell’Agenzia spaziale russa Anatoly Perminov, secondo cui la collisione tra l’asteroide e il pianeta potrebbe avvenire nel 2036.

LA MINACCIA - La minaccia spaziale ha un nome, Apophis, dal dio dell’antico Egito Apofì, soprannominato «il distruttore». E la sua esistenza è già nota agli studiosi: nel 2004 gli astronomi hanno stimato la probabilità dell’impatto con la Terra pari a 1 a 37. E in ottobre la Nasa l’ha persino ridotta a 1 possibilità su 45. Per Anatoly Perminov, però, nessuna ipotesi va scartata: neanche quella secondo cui nel 2029 l’asteroide potrebbe essere così vicino alla Terra da raggiungere una magnitudine pari a 3,3, tanto da poter essere individuato a occhio nudo. Prima di schiantarsi 7 anni dopo.

VERTICE INTERNAZIONALE - Per questo, i russi «presto organizzeranno un vertice internazionale tra le maggiori agenzie spaziali mondiale per valutare se inviare una navetta spaziale e distruggere Apophis», si legge sul sito della Fox. Proprio come nel celebre kolossal di 11 anni fa. «La vita della gente è in gioco. Noi dovremmo investire centinaia di milioni di dollari e costruire un sistema teso a prevenire l’impatto, piuttosto che sederci e attendere che ciò accadrà, uccidendo centinaia di migliaia di persone», in Europa, Africa e Asia occidentale, ha spiegato Perminov. Il mondo è avvisato.

Fonte: Corriere della Sera

Eclissi (parziale) di luna chiude il 2009

Thursday, December 31st, 2009

 Sarà una piccola eclissi parziale della Luna a chiudere il 2009. Giovedì l’ultimo giorno dell’Anno Internazionale dell’Astronomia riserva un’ultimissima sorpresa, che però potrà essere offuscata dal maltempo di questi giorni: il 31 dicembre infatti si verificherà un’eclissi parziale di Luna particolarmente piccola. La copertura dell’ombra sulla Luna sarà appena dell’8%.

LUNA BLU - Quella del 31 dicembre sarà anche una «luna blu». In realtà la luna non cambierà colore: si tratta semplicemente di una espressione popolare diffusa nel mondo anglosassone, «blue moon» appunto, con cui si indica la particolarità che nello stesso mese vedremo due volte la Luna piena. Si tratta di un evento non molto frequente, tanto che la frase «once in a blue moon» (una volta ogni luna blu) è rimasta come modo di dire per indicare un evento raro, spiega il sito dell’Unione Astrofili Italiani. Si verifica in media ogni 2 anni e mezzo. L’ultima «luna blu» è stata nel giugno 2007, per la prossima dovremo attendere il mese di agosto del 2012. Per quello che riguarda l’eclissi alle 18 e 16 ci sarà il primo contatto di penombra, alle 19 e 52 sarà però possibile apprezzare, se il cielo lo permetterà, la prima ombra e solo alle 20 e 22 ci sarà la fase massima dell’eclissi che terminerà completamente alle 22 e 31. L’eclissi sarà visibile in tutta Italia.

Fonte: Corriere della Sera

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