Archive for the ‘Curiosità’ Category

Scoperto l’Elisir di lunga vita un bicchier d’acqua con idrogeno

Sunday, November 30th, 2008

È il sogno di scienziati, alchimisti e maghi da millenni. Oggi forse qualcosa di simile all’«Elisir di lunga vita» è stato scoperto, ed è una sorpresa. Non pozioni o pillole magiche, ma un bicchier d’acqua.

Per l’esattezza, acqua arricchita con una rara forma di idrogeno, che potrebbe allungare la vita di chi la beve addirittura di dieci anni. Non è la scoperta di un mitomane, ma la teoria di uno scienziato stimato come Mickhail Schepinov, ex professore all’Oxford University, il cui studio è stato pubblicato dalla rivista New Scientists. Una cosa seria, insomma: secondo lo scienziato, l’idrogeno dovrebbe essere usato anche per «arricchire» gli alimenti, come la bistecca e uova, con l’idrogeno, per allungarsi la vita.

La teoria è semplice: il deuterio, un’isotopo dell’idrogeno, impiegato massicciamente è in grado di difendere i tessuti e le cellule del corpo dai radicali liberi, sostanze chimiche pericolose prodotte quando il cibo è trasformato in energia, e corresponsabili del cancro, l’Alzheimer, il Parkinson e l’invecchiamento in sè. Il deuterio, secondo Shchepinov, «appesantisce» la materia, rafforza i legami tra e intorno alle cellule del corpo, rendendole meno vulnerabili agli attacchi.

In particolare l’acqua arricchita con deuterio, che è due volte più pesante del normale idrogeno, ha già dimostrato di essere un efficace elisir nei vermi, che hanno visto allungarsi la vita di dieci anni, e dei moscerini, vissuti addirittura fino al 30% in più.

La comunità scientifica accoglie incuriosita questa teoria: «Ho sentito molte idee folli su come allungare la vita - spiega il Dr Judith Campisi, del Buck Institute for Age Research in California - ma da questa sono incuriosito». Mentre per Tom Kirkwood, dell’Università di Newcastle, «L’idea di Shchepinov è interessante ma la storia di questo settore è ingombra di ipotesi che sono solo parzialmente supportate da dati».

Fonte :La Stampa

Mazda Kaan, sguardo al futuro

Saturday, November 29th, 2008

Il costruttore giapponese Mazda lascia il segno all’Auto Show di Los Angeles, aggiudicandosi un premio di design tra i più significativi a livello mondiale: il Motor Sports 2025. A nove centri stile automobilistici attivi in California è stato chiesto di presentare la loro visione dell’auto sportiva come sarà fra diciassette anni, nel 2025 appunto. In uno scenario come quello californiano, all’avanguardia nella protezione dell’ambiente, il tema del design non è fine a se stessa, ma strettamente intrecciato a un altro filone di ricerca d’importanza globale: le emissioni zero.

TECNOLOGIA E STILE - Tra le concept car presentate è stata la Mazda Kaan, progettata dalla squadra di designer Mazda North American Operation (MNAO), a vincere la competizione. I giudici hanno inteso premiare “l’integrazione tra tecnologia innovativa e design, e il suo inimitabile stile”.

- La Kaan è un veicolo elettrico da corsa, che utilizza un sistema (brevettato) di pneumatici a controllo elettronico e viaggia su una pista nel cui asfalto è “annegato” un polimero elettroconduttivo: per la Mazda, l’auto può raggiunge la velocità massima di 400 km/h. Ma l’aspetto più interessante è che ciò avviene senza produrre emissioni nocive.

 
 

SPORTIVA ED ELETTRICA

ISPIRATI DAL FULMINE - “Per disegnare gli esterni”, spiegano alla Mazda, “il team si è ispirato ai campi elettrici e alle trame visibili in natura, in particolare quelle di un fulmine. L’auto è disegnata attorno alle sue possenti ruote elettriche, mentre l’abitacolo funge da capsula che ospita in tutta sicurezza il guidatore”.

- Fondata nel 1921 a Hiroshima, quotata alla Borsa di Tokyo e controllata dalla Ford, che ne detiene il 33%, la Mazda possiede oggi unità produttive e di assemblaggio in 16 Paesi del mondo (oltre al Giappone, negli Stati Uniti e Thailandia) ed esporta i suoi prodotti in 148 Paesi. Per la Casa, i premi di design non sono una novità. Il “bottino” degli ultimi due anni comprende tutti i riconoscimenti più prestigiosi, dal Grand Prix du Design, ottenuto all’ultima edizione del Salone dell’Auto di Parigi, al Most Beautiful Design Concept (2006), assegnato alla Mazda Senku, al Louis Vuitton Classic Concept Award 2007, vinto dalla Mazda Ryuga.

 
 

ABITUATI AI PREMI

Roberto Iasoni

Test del Dna, auto elettriche e Lhc

Monday, November 3rd, 2008

DOPO aver premiato YouTube nel 2006 e l’iPhone nel 2007, per il settimanale Time l’invenzione del 2008 è il test del Dna venduto al dettaglio dall’azienda 23andMe. Nell’annuale classifica delle migliori creazioni in campo tecnologico e scientifico, il prestigioso primo posto lo ottiene infatti il kit da 399 dollari che permette di rivelare la predisposizione genetica a circa 90 malattie, tra cui Parkinson, celiachia, cancro alla prostrata e diabete.

Il kit. L’oggetto che ha permesso alla società californiana di ottenere il riconoscimento è composto da una semplice fiala che il soggetto dovrà usare per raccogliere un po’ della propria saliva. Compiuto questo semplice gesto, basterà inviare la provetta ai laboratori ed aspettare 6 settimane per controllare i risultati su una pagina personale del sito. Scoprendo in anticipo a quali malattie si è predisposti è più facile agire per tempo ed adottare le giuste precauzioni. Un caso su tutti è quello di Sergey Brin, cofondatore di Google, salito alla ribalta nei mesi scorsi per aver dichiarato sul suo blog la propria predisposizione al morbo di Parkinson.

Ma il filo che collega il motore di Mountain View alla 23andMe, anch’essa con sede nella cittadina californiana, non è certo sottile. Una delle fondatrici della società premiata da Time è sposata proprio con Sergey Brin, che attraverso Google ha anche investito circa 4 milioni di dollari nell’iniziativa della moglie. L’interesse del motore di ricerca nel campo della mappatura del Dna ha scatenato molte critiche nel mondo dei blog, tra cui GigaOm che ha accusato Google di voler acquisire anche le informazioni sul Dna delle persone.

Il podio. Dopo 23andMe, la piazza d’onore la occupa la Tesla Roadster, una macchina elettrica dal design sportivo, capace di raggiungere i 200 chilometri orari, prodotta dalla Tesla Motors (finanzata anch’essa da Google). Il veicolo, venduto da quest’anno a circa 100 mila dollari, è già un oggetto di culto, tanto che molte star hollywoodiane attente all’ambiente come George Clooney si sono iscritte alla lunga lista di attesa per poterne guidare una. Il gradino più basso del podio spetta invece alla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, che verrà lanciata nel febbraio del 2009 per esaminare le risorse del satellite terrestre e cercare possibili nuovi punti per l’atterraggio di una nuova missione umana.

Gli altri
. Nel lungo elenco stilato dal settimanale c’è però posto per tante altre innovazioni che negli ultimi 12 mesi sono salite alla ribalta mediatica per la loro utilità e importanza. Un esempio è il 26esimo posto dello Speedo LZR Racer, meglio conosciuto come il “supercostume” disegnato da esperti della Nasa e responsabile dei tanti record polverizzati alle ultime Olimpiadi di Pechino. Quinta posizione per un altro protagonista dell’estate, ovvero il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, accusato prima di poter causare la fine del mondo e poi bloccatosi a causa di un guasto dopo qualche settimana dall’avvio.

Nel campo delle invenzioni e delle scoperte più curiose rientrano invece A-Space (32esimo), il social network per le spie realizzato in collaborazione tra i vari uffici di intelligence americani tra cui Cia ed Fbi, il videogioco “creazionista” Spore (ventesimo) di Will Wright e il quarantaseiesimo numero primo di Mersenne: tredici milioni di cifre che valgono ai suoi scopritori il ventinovesimo posto nella graduatoria del Time.

Fonte: La Repubblica

Autostrade, sconto alle auto con 3-4 passeggeri a bordo

Thursday, October 30th, 2008

Dal casello di Lainate, a nord di Milano, transitano ogni giorno 112.000 veicoli; su tutta l’Autolaghi la cifra sale a 263.000 e tanto basta a fare di questa arteria l’autostrada più trafficata d’Italia. Spazio per costruire nuove corsie non ce n’è più e per giunta le centraline hanno già cominciato da quelle parti a segnalare l’overdose di smog. Non resta che una soluzione: diminuire il numero delle auto in transito da quell’imbuto. Il primo vero, concreto esperimento di car pooling in Italia potrebbe partire entro la fine dell’anno lungo le autostrade che collegano Milano con Varese (A8) e Como (A9): chi passerà dai caselli delle due autostrade (oltre a Lainate anche Gallarate e Grandate) con tre passeggeri a bordo beneficerà di uno sconto sul pedaggio. E ciò dovrebbe servire da un lato a snellire il traffico attorno a Milano, dall’altro a mitigare i gas in una delle zone più inquinate d’Europa.

Al dossier «car pooling» si sta ormai lavorando da mesi. «E’ un progetto che stiamo sviluppando» dicono prudenti da Autostrade per l’Italia, la società che ha in gestione sia la A8 che la A9. «Esiste un accordo già preso con il presidente di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci perché la situazione su quella strada è insostenibile» si sbilancia Marco Reguzzoni, oggi deputato della Lega ma che da presidente della Provincia di Varese fu protagonista di una lunga battaglia per liberare i «prigionieri» dell’Autolaghi, vale a dire i pendolari che ogni giorno si recano a Milano per lavoro ma che per un qualsiasi imprevisto (incidente, cantiere, maltempo) passano lunghe ore in coda. Un documento di Autostrade datato giugno 2008 traccia le linee guida del progetto car pooling: viene prevista una riduzione del pedaggio a 50 centesimi (contro l’1,2 o 1,7 euro attuali) per le vetture con 4 persone a bordo. Chi percorre la Milano - Varese o la Milano - Como a «pieno carico» avrebbe inoltre a disposizione delle corsie riservate ai caselli, mentre i tecnici di Autostrade stanno pensando di allestire anche un sito internet apposito: lì potrebbero essere lasciati messaggi da parte di chi cerca o offre passaggi verso Milano.

Le agevolazioni per il car pooling funzionerebbero solo in alcune ore della giornata, quelle del flusso dei pendolari (al mattino verso Milano, la sera in direzione opposta) e avrebbero un periodo di rodaggio di circa sei mesi dopo di che si farà una prima valutazione dell’esperimento. Si tratterebbe di una svolta storica anche se i tempi di entrata in vigore degli sconti sono ancora da definire: i più ottimisti pronosticano la fine di novembre, i più prudenti un mese più avanti, perché ancora devono essere chiariti dei dettagli con Anas, che della rete autostradale è la proprietaria. La primogenitura dell’idea spetta a Dario Balotta, sindacalista della Cisl trasporti che chiese l’introduzione del car pooling sull’Autolaghi già nel 2002: «La situazione era già drammatica allora, adesso è peggiorata. Soluzioni alternative per alleggerire l’intasamento e lo smog non ne esistono. Spero anzi che il tentativo venga esteso ad altri nodi del traffico italiano».

Claudio Del Frate

Le migliori bufale scientifiche

Wednesday, October 29th, 2008

Era il 1957 quando sull’emittente britannica Bbc andava in onda una puntata del programma televisivo Panorama dedicata all’albero degli spaghetti, in Svizzera. Le immagini in bianco e nero che scorrevano sul piccolo schermo mostravano una famiglia intenta a raccogliere la pasta fresca dai rami delle piante e a distenderla poi ad asciugare, prima di poterla cuocere e mangiare. Prima che si venisse a sapere che si trattava solo di un pesce d’aprile architettato dalla stessa BBC, i centralini dell’emittente sono stati tempestati di telefonate di gente che voleva sapere come fare a coltivare le piante degli spaghetti. Un fake in piena regola e ben riuscito, quindi, che il New Scientist classifica come una delle burle scientifiche più belle di tutti i tempi, assieme ad altri casi più o meno noti.

IL GIGANTE - Come quello del Gigante di Cardiff, un uomo pietrificato di oltre tre metri di altezza ritrovato in una fattoria dello stato di New York alla fine del 1869. La notizia della scoperta si diffuse velocemente e in tanti si recarono in pellegrinaggio a Cardiff per vedere con i propri occhi. All’inizio dell’anno seguente, tale George Hull ammise la paternità della burla raccontando di aver commissionato l’enorme scultura di pietra.

L’UOMO SCIMMIA - È durata decisamente più a lungo la leggenda dell’uomo di Piltdown, una delle più colossali beffe archeologiche della storia, nata nel 1912 quando Charles Dawson – paleontologo per passione – annunciò che all’interno di una miniera a Piltdown, nel Sussex, aveva ritrovato i resti del teschio e della mandibola di un ominide sconosciuto. Battezzato Eoanthropus dawsoni, il misterioso uomo-scimmia è stato considerato per ben 50 anni come l’anello mancante nella catena dell’evoluzione. Solo nel 1953, infatti, l’uomo di Piltdown è stato riconosciuto dalla scienza come un falso: la mandibola era di un orang utan e il frammento di teschio risaliva invece al medioevo.

IL VERDE CHE UCCIDE – Tornando poi a parlare di piante, vale la pena di ricordare la leggenda del cosiddetto Upas tree, nata sulle pagine del London Magazine nel 1783. Si raccontava di un albero assassino, presente sull’isola di Java, talmente velenoso da uccidere chiunque si trovasse nel raggio di 24 chilometri, animali compresi. L’albero di Upas esiste realmente in Indonesia: è effettivamente velenoso, ovviamente non come vuole la leggenda, e nel suo veleno gli indigeni erano soliti intingere le punte delle loro armi.

LA VITA ETERNA – Porta infine la firma del medico e fisico tedesco del diciottesimo secolo Johann Heinrich Cohausen il trattato sul segreto dell’immortalità. Intitolato Hermippus redivivus, il manuale suggeriva – tra le altre cose – di imbottigliare il fiato delle vergini per poterlo poi respirare: una pozione miracolosa in grado di prolungare la vita e donare eterno vigore. Una burla fin troppo palese, questa dell’Ermippo redivivo - lo stesso Cohausen alla fine del libro accenna alla satira -, che però, chissà, avrà sicuramente spinto qualche credulone a tentare l’esperimento.

Alessandra Carboni
Fonte : Corriere della Sera

Celentano lancia «Sognando Chernobyl» Canzone e videoclip da fine del mondo

Sunday, October 26th, 2008

Il titolo, «Sognando Chernobyl», non è una semplice provocazione. E il lancio in Rete del videoclip non è soltanto un «promo» per il best in uscita il 28 novembre. Adriano Celentano, anche questa volta ha un messaggio. Sempre più cupo e pessimista, quasi un grido di dolore senza più speranze. Si spiega forse così la scelta di un’anteprima che fosse il più possibile diffusa e fruibile. La scelta, anche per questo, è caduta su Internet e su YouTube, la più popolare bacheca globale. Qui, oltre che sulla pagina di MySpace realizzata per l’occasione, tutti possono vedere e ascoltare il clip di «Sognando Chernobyl» uno dei due inediti della raccolta in uscita.
DISTRUZIONE GLOBALE - Sullo sfondo di panorami desolati marciano, inquadrati, file di uomini che si muovono verso un futuro senza via d’uscite. Adriano Celentano lancia un disperato monito: «Salteremo tutti in aria», il mondo collasserà dopo a causa dell’energia atomica e per «l’inevitabile scioglimento dei ghiacci». Luoghi come Venezia, una città fantasma nel video, spariranno. E il cancro sarà «portato nelle case dei cittadini». Un brano duro e volutamente difficile, anche nella sua forma musicale. Nel clip Adriano cita Al Gore impegnato nella sua campagna per salvare l’ambiente e il mondo. L’ennesimo messaggio di Celentano è forte ed esplicito. Difficile sapere se servirà: forse dovrebbe essere mostrato ai partecipanti dei prossimi vertici politici, europei e mondiali, nei quali si stabiliranno le tappe effettive della riduzioni delle emissioni nocive. Magari qualcuno ripenserà alle decisioni migliori da prendere prima che sia troppo tardi.
Fonte Corriere della Sera

L’auto? Va a spinta Incredibile Human Car

Friday, October 24th, 2008

Viaggiare fino a 100 km/h senza consumare una goccia di carburante, con il solo aiuto delle braccia o delle gambe, sfruttando l’energia elettrica accumulata da maniglie simili a quelle di un vogatore. Un sogno? Macché. Da oggi si può. Anche senza avere bicipiti da wrestler. A garantirlo è la Human Car, azienda statunitense che ha appena sfornato un originale prototipo a inquinamento zero di cui potrebbero innamorarsi follemente i fan di cartoni animati come i Jestsons e i Flinstones.

L’auto “a spinta” (per una volta intesa come metodo intelligente e pulito di trazione e non come nefasta emergenza) è interamente costruita in plastica riciclata. Può essere assemblata e personalizzata a piacere, completamente scoperta o con una specie di tettuccio, ed è già in vendita al prezzo base di 15.500 dollari sul sito del costruttore (www.humancar.com).

Si tratta di una barchetta dalle linee semplici (nel sito sono riportati anche una scheda tecnica e alcuni filmati sul suo uso pratico, in strada) che può ospitare fino a quattro persone non necessariamente costrette ad azionare all’unisono le maniglie per garantire spinta al veicolo. “Basta che a ’sacrificarsì sia anche solo uno degli occupanti - spiega Chuck Greenwood - amministratore delegato della Human Car Inc - lo sforzo è paragonabile a quello di una bicicletta. Per sterzare è sufficiente inclinare il manubrio/maniglia con movimenti del corpo e dell’anca che ricordano quelli dello sci. La velocità è direttamente collegata all’impegno che si mette. Se poi in alcuni tratti non si ha voglia di fare fatica è possibile azionare il piccolo motore elettrico alimentato da batterie ricaricabili da una comune presa domestica”.


Il prototipo, che ha fatto una prima apparizione al recente NextFest di Chicago (la rassegna sulle nuove tecnologie organizzata dalla rivista americana Wired) farà il suo debutto ufficiale nell’ambito delle manifestazioni del prossimo Earth Day, in programma a maggio 2009. Benvenuti a bordo del futuro

Fonte: La Repubblica

Caro case: l’opzione «container»

Sunday, October 19th, 2008

In tempi di stipendi carenti e mutui-casa asfissianti conviene prendere in considerazione l’ipotesi di andare ad abitare in un container riadattato a misura d’uomo, anzi di famiglia. Su TreeHugger, blog di news ambientali ed ecosostenibili, si può trovare una photogallery di dodici soluzioni abitative ricavate da un semplice container. Le idee originali e creative sono improntate alla sostenibilità ambientale, ma non mancano le curiosità e gli spunti davvero bizzarri. Nella gallerie di foto gli esempi più interessanti

I sette grandi misteri del pianeta Le domande irrisolte sulla Terra

Wednesday, October 15th, 2008

L’uomo la abita da centinaia di migliaia di anni, eppure non ha ancora risolto tutti i misteri che avvolgono il pianeta che chiama casa. Tra i tanti dubbi e interrogativi che devono ancora essere risolti, la prestigiosa rivista New Scientist ne seleziona sette, a suo dire i più importanti per la comprensione del nostro “bellissimo ed enigmatico mondo”.

IL SONDAGGIO DI REPUBBLICA.IT

Come mai sulla terra si sono create le condizioni migliori? Il nostro pianeta, l’unico conosciuto dove c’è vita, è nato dalla stessa nuvola di gas e polvere di cui sono composti gli altri corpi del sistema solare. Mancano però tanti dettagli su come possano essersi manifestate le giuste condizioni per la comparsa della vita e la giusta distanza dal Sole non basta come risposta.

Cosa è successo durante l’Età Oscura della Terra? I primi 500 milioni di anni del pianeta, il cosiddetto “eone adeano“, sono ad oggi avvolti dal mistero. Quando la giovane Terra fu investita da un corpo celeste delle dimensioni di Marte, i detriti sollevati dalla collisione hanno oscurato la luce e generato la Luna, ma “di questo periodo - dichiara la rivista scientifica - non sappiamo pressoché nient’altro”.

Da dove viene la vita sulla Terra? E’ uno degli interrogativi più affascinanti. Accantonata la remota possibilità che la vita sia arrivata sul pianeta attraverso un meteorite partito da chissà dove, esistono ad oggi numerose idee contrastanti che affrontano la difficoltà di trovare ed analizzare materiali risalenti ad oltre 4 miliardi di anni fa, periodo al quale si fa risalire la comparsa delle prime forme di vita.

Perché la Terra ha la tettonica a zolle? Tra tutti i pianeti conosciuti, il nostro è l’unico che presenta una divisione in placche, in continuo movimento e alla base della continua rigenerazione della crosta terrestre. Alle zolle si ricollegano fenomeni come la formazione dei pozzi petroliferi e la varietà dei minerali.

Cosa c’è al centro della terra? La risposta in realtà esiste ed è ferro. Ma New Scientist invita a non fermarsi a questo perché in realtà rimangono molti interrogativi. Il nucleo terrestre, dal diametro simile alla Luna, è composto da un involucro liquido di ferro e nichel e da un cuore solido quasi esclusivamente ferroso, ma alla nascita del pianeta la situazione era molto diversa, e proprio sul quando e perché di questa modifica, il dibattito scientifico è ancora fermo.

Perché il clima della Terra è così stabile? Un tempo la Terra non era l’unico corpo celeste ricoperto per gran parte della sua superfice da acqua (indispensabile per il mantenimento della vita) ed anche su Venere e Marte esistevano distese liquide, che sono però scomparse a causa di un clima estremamente variabile. Sul nostro pianeta invece la temperatura è rimasta pressoché stabile per almeno 4 miliardi di anni, una “fortuna” che non ha ancora trovato motivazioni certe.
Possiamo prevenire i terremoti e l’eruzione dei vulcani? La facilità di stabilire dove si verificheranno i fenomeni dovuti al movimento delle placche si scontra con la quasi impossibilità di dire esattamente quando questi accadranno. Le attuali “previsioni” si basano sul calcolo delle probabilità che parte dai terremoti registrati nei passati anni. Un sistema tutt’altro che solido e che presenta numerose lacune

Fonte : La Repubblica

Ecosistema urbano, Roma crolla

Tuesday, October 14th, 2008

ROMA - Questa volta la notizia non è tanto chi ha vinto, ma chi ha perso. In testa alla classifica di Ecosistema urbano 2009, l’annuale ricerca di Legambiente e Sole 24 Ore sulla sostenibilità delle nostre città, c’è infatti una conferma: Belluno. Molto più rumoroso è invece il tonfo di Roma, passata dal 55esimo al 70esimo posto. Caduta che appare ancora più pesante se osservata in parallelo al balzo in avanti di Milano, che dal 59esimo sale al 49esimo piazzamento.

La scelta dei parametri. La graduatoria finale della qualità ecologica dei 103 capoluoghi di provincia italiani stilata in collaborazione con il centro studi Ambiente Italia emerge dall’incrocio di oltre 125 mila dati ricavati da informazioni e statistiche riferite a 125 parametri che vanno dall’affidabilità del trasporto urbano alla superficie verde per abitante, dall’efficienza del sistema idrico alla qualità dell’aria, dai chilometri di piste ciclabili alla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili alla gestione dei rifiuti e alla loro raccolta differenziata.

Il declino della capitale. Tutti aspetti della buona amministrazione sui quali la giunta di Letizia Moratti nel 2007, l’anno fotografato dalla ricerca, ha evidentemente ottenuto spesso risultati migliori di quella guidata da Walter Veltroni. Milano batte ad esempio Roma in raccolta differenziata (31% contro 17%), isole pedonali, e piste ciclabili. “La capitale - spiega il portavoce di Legambiente Alberto Fiorillo - paga un indebolimento nelle strategie a sostegno della mobilità avvenuto a fine legislatura e un sostanziale immobilismo che ha permesso a Milano, malgrado non abbia fatto che progressi limitati, un clamoroso sorpasso”.


La top five. Un successo, insomma, quello del capoluogo lombardo, tale solo se ci si limita a osservare il derby tra le due metropoli. Le performance della capolista Belluno e delle altre città che la seguono in classifica (Siena è seconda, Trento terza, Verbania quarta e Parma quinta) sono infatti ben altre.

Il successo di Belluno. Il capoluogo dolomitico, segnalano i curatori di Ecosistema Urbano 2009, “pur senza primeggiare in quasi nessuno dei parametri selezionati ha comunque buone performance in tutti i settori, senz’altro superiori alla media”. A Belluno, ad esempio, il dato annuale delle polveri sottili presenti nell’aria dal 2006 al 2007 scende da 26 a 23 microgrammi per metro cubo, ampiamente entro i limiti di legge. La raccolta differenziata è al 57,4%, una percentuale ottima. Comportamento virtuoso che si somma a una bassissima produzione di rifiuti. Il trasporto pubblico è giudicato positivamente, le bici hanno piste a sufficienza (4,6 metri per abitante) e anche la superficie riservata alle zone pedonali è in costante crescita.

Questione di volontà. A spiegare la ricetta del successo è ancora Fiorillo. “Dietro le città che migliorano o che peggiorano nella loro qualità ambientale - chiarisce - ci sono poche condizioni oggettive. C’è la qualità del governo locale e anche (non ultimo) la qualità della cultura civica locale. Questo e non altro spiega perché qualcuno migliora, molti vivacchiano, altri addirittura peggiorano”.

Il Sud resta indietro. Certo, come ogni anno, la classifica complessiva mostra una netta frattura tra Nord e Sud del Paese, con la presenza di due città del Mezzogiorno, Cagliari e Caserta, solo dopo la 35esima posizione, mentre tutta la parte bassa della graduatoria è monopolizzata dai centri di Sicilia, Calabria, Lazio e Campania. “Ma - avverte ancora Fiorillo - sgombriamo il campo dall’idea che queste città siano in ritardo perché (o solo perché) a più basso reddito: Frosinone, ultima in classifica, ha lo stesso Pil procapite di Verbania, che figura invece tra le prime cinque”.

Morale agrodolce. Il dolce è rappresentato dal fatto che non ci sono ostacoli insormontabili o mancanza di soluzioni quando c’è la volontà di affrontare il tema della qualità ambientale. L’agro, il molto agro, è rappresentato dal fatto che questa volontà in Italia è ancora molto poco diffusa e si limita a poche città virtuose. “I numeri - si legge nella sintesi della ricerca - mettono in risalto un’Italia delle città davvero strana, piena di contraddizioni. Con alcune esperienze avanzate in diverse aree del Paese (il teleriscaldamento, una raccolta differenziata spinta) che si perdono in una generale mediocrità delle politiche ambientali”.

Occasioni perdute. E non è tutto. Questa mediocrità, sottolinea ancora Ecosistema urbano - ha mandato sprecate due grandi occasioni per voltare pagina. La prima è che malgrado la folle corsa dei prezzi sia partita proprio nel 2007, i consumi energetici e petroliferi delle città sono rimasti praticamente identici a quelli dell’anno prima. La seconda è legata al fatto che la crisi dei rifiuti in Campania, esplosa clamorosamente nel 2008, ma ampiamente documentata e conosciuta già nel 2007, ha “influenzato poco le scelte generali delle amministrazioni locali e di quella nazionale”, così come non ha portato le imprese a impegnarsi “nell’abbattimento delle quantità di imballaggi e plastica”. Con il risultato che la produzione media di rifiuti dal 2006 al 2007 è cresciuta di un chilogrammo a persona.
Sindaci e Stato. A conferma, come conclude la ricerca, che “le colpe della staticità delle città sono varie e non sempre ricadono sui sindaci: non è colpa degli amministratori locali se da molti anni lo Stato investe poco nelle infrastrutture per il trasporto urbano”, anche se questo dato “viene spesso usato come alibi dai primi cittadini che molte cose utili potrebbero farle a costo zero”, dall’introduzione del road pricing all’aumento delle corsie preferenzialità

Fonte: La Repubblica

Si pagano la luna di miele con i rifiuti riciclati

Tuesday, October 7th, 2008

La luna di miele è il coronamento di tutte le storie d’amore, ma per John e Ann Tilll, 31 anni lui e 24 lei, è stata una vera fatica. La giovane coppia ha lavorato molto per potersi permettere un viaggio indimenticabile. I due, infatti, hanno raccolto oltre 60.000 rifiuti tra lattine, bottiglie di plastica, carta e qualsiasi altro oggetto riciclabile. Per tre mesi hanno ripulito tutte le strade vicino casa per vincere le 36.000 miglia di British Airways regalate da un supermercato, impegnato nella raccolta differenziata.

«Abbiamo scoperto la macchina per il riciclaggio quando stavamo facendo benzina», ha detto il signor Till . «Volevamo una luna di miele speciale e stavamo pensando a come fare per raccogliere i fondi. Poi abbiamo notato la particolare “iniziativa”. Inserendo ogni volta nella macchina quattro pezzi guadagnavamo un punto da convertire poi in miglia». «Ci siamo impegnati tantissimo, finchè non siamo riusciti - ha continuato John- a convertire i rifiuti in due posti su un aereo». «Uscivano tutte le sere, soprattutto in primavera. Presto abbiamo scoperto i posti migliori per trovare rifiuti. Raccoglievamo enormi quantità di lattine e bottiglie di Coca Cola. Sono rimasto davvero sorpreso nel vedere quanta immondizia viene gettata per strada».

Anche la signora Till ricorda il duro lavoro di quei giorni: «A volte inserivamo fino a 600 pezzi in una sola volta. Stavamo davanti alla macchina per ore, fin quando non avevamo finito di far passare tutte le bottigliette e le lattine». La coppia, alla fine, è riuscita a partire. Si sono sposati ad Agosto, hanno navigato fino a New York sulla Queen Mary 2, hanno visitato Denver, Colorado e Nashville, e poi sono tornati in volo a casa. «Quando ero sull’aereo- ha raccontato la signora Till- mi sono divertita a pensare che quelli che hanno lasciato rifiuti in strada hanno pagato per la mia felicità».

Fonte: La Stampa

Le patatine che scrocchiano sono più saporite:italiano vince l’Ig Nobel

Sunday, October 5th, 2008

Una pubblicità diceva: o fanno cric o fanno croc. Ora è stato dimostrato che a seconda del suono prodotto, quando le si mastica, cambia la percezione delle loro caratteristiche: sono le patatine.Tra i loro meriti ora vanteranno anche quello di aver portato un italiano ad aggiudicarsi l’Ig Nobel, il riconoscimento che gli scienziati danno agli studi più strani o divertenti. Massimiliano Zampini, 38 anni, ora in forze al Centro Interdipartimentale Mente-Cervello di Trento ha dimostrato che se le patatine scricchiolano in bocca hanno anche un sapore migliore. Il premio è andato alla ricerca condotta quando si trovava a Oxford con Charles Spence. La cerimonia si è tenuta questa notte al teatro dell’università di Harvard, i cui studenti sono fra gli organizzatori insieme alla rivista “Annals of improbable research”.

In tutto sono dieci i premi che vengono assegnati stasera, consegnati dal premio Nobel per la chimica William Lipscomb. Nella sua ricerca, pubblicata sul Journal of Sensory Studies, Zampini ha scoperto il ruolo dei diversi sensi nella percezione e si è meritato il premio per il suo risvolto “divertente”.

Quanto agli altri riconoscimenti per la Pace è stato premiato il Comitato etico della Federazione svizzera per la biotecnologia non umana, per il principio legale della morale e dignità dei vegetali.

Per l’Archeologia il premio è andato a Astolfo Gomes de Mello Araujo e Josè Carlos Marcelino dell’Università di San Paolo, per aver dimostrato che gli armadilli sono in grado di mandare all’aria uno scavo archeologico.

L’Ig Nobel per la Biologia è stato conquistato da Marie-Christine Cadiergues, Christel Joubert e Michel Franc, dell’Università di Tolosa (Francia), per aver scoperto che le pulci che vivono su un cane possono saltare più in alto rispetto a quelle che vivono su un gatto.

Per la Medicina, il riconoscimento è stato assegnato a Dan Ariely, della Duke University, per aver dimostrato che i farmaci contraffatti di costo elevato sono più efficaci di quelli economici.

Per l’Economia sono stati premiati Geoffrey Miller, Joshua Tyber e Brent Jordan, dell’Università del New Mexico, per aver scoperto che le danzatrici di lap dance ballano meglio e quindi guadagnano di più quando sono al massimo della fertilità.

L’Ig Nobel della Fisica è andato a Dorian Raymer e Douglas Smith, della Scripps Institution di San Diego, per aver provato che i capelli o un insieme di spaghi si aggrovigliano inevitabilmente formando nodi.

Per la Chimica il premio è stato assegnato a Debora Anderson della Boston University, per aver scoperto che la Coca Cola fa “esplodere” lo sperma e uccide anche il virus dell’Hiv; e a C.Y. Hong, C.C. Shieh, P. Wu e B.N. Chiang per aver dimostrato che non è vero.

Il riconoscimento per la Letteratura è andato a David Sims, della Class Business School di Londra, per l’opera “Voi bastardi: una esplorazione narrativa della pratica dell’ indignazione nelle organizzazioni”

Per la Scienza cognitiva sono stati premiati Toshiyuki Nakagaki, Hiroyasu Yamada, Rio Kobayashi, Atsushi Tero, Akio Ishiguro e Agotha Toth, per aver scoperto che le muffe che vivono nel fango riescono a trovare il percorso più breve tra due punti all’interno di un labirinto.

Fonte : Il Messaggero

VULCANO ISOLA ‘STRABICA’, SI DISACCOPPIA

Monday, September 29th, 2008

L’isola di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, si sta ‘disaccoppiando’ diventando un’isola ’strabica’: l’estrema punta settentrionale di Vulcano si sta infatti muovendo verso Sud-Sud-Est, assieme alla vicina e maggiore Isola di Lipari; tutto il resto della stessa isola scivola invece verso Nord-Nord-Ovest. A scoprire il fenomeno - grazie alle antenne dei satelliti artificiali della costellazione GPS, in grado di fornire i lenti spostamenti del terreno - due ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Ingv, Alessandro Bonforte e Francesco Guglielmino.

”Il movimento di disaccoppiamento avviene proprio nell’istmo che collega il promontorio di Vulcanello a Vulcano, e il cratere della Fossa si trova proprio a cavallo della linea di discontinuita’ fra questi due opposti movimenti”, precisa Bonforte aggiungendo che i movimenti rilevati sono dell’ordine di alcuni centimetri in poco piu’ di un anno: una dinamica, rileva, ”di tutto rispetto anche a confronto della lentezza dei movimenti geologici”. I rilievi che hanno portato a questa scoperta, appena pubblicata sulla rivista internazionale Tectonophysics, sono stati possibili grazie alla fitta rete GPS che copre tutte le Isole Eolie e in particolare Lipari Vulcano e Stromboli. Ma quale significato ha il disaccoppiamento osservato? Le cause di questo complesso quadro deformativo, aggiunge Bonforte, ‘’sono da imputarsi alla particolare collocazione di questo ramo dell’arcipelago eoliano. L’asse congiungente le tre isole marca una zona di confine tra due aree interessate da una dinamica opposta: a Ovest, sul versante Alicudi-Filicudi c’e’ una compressione della crosta terrestre; a Est dalla parte di Panarea-Stromboli movimenti di distensione e vulcanismo attivo.

E’ proprio lungo questa importante discontinuita’ della crosta che risale il magma che in passato ha alimentato il complesso Lipari Vulcano”. Lo studio approfondito della dinamica della zona eoliana, commenta il presidente Ingv Enzo Boschi, ”aiuta a comprendere i meccanismi di alimentazione dei centri eruttivi e, in ultima analisi, e’ di grande utilita’ per la mitigazione del rischio vulcanico e della dinamica del Mediterraneo”. (ANSA).

Ma cosa si guadagna qunado compriamo italiano

Thursday, September 18th, 2008

Metà settembre, spesa in un supermercato di Milano, bancone della frutta e della verdura. I mirtilli arrivano dal Cile, i porri dalla Germania, lo scalogno dalla Turchia, i ravanelli dai Paesi Bassi, di pere ce ne sono quattro tipi ma soltanto uno è Made in Italy, gli altri arrivano da Spagna e Sudafrica. Oggi importiamo anche i prodotti di stagione, non soltanto le primizie. Facciamo viaggiare merce da un continente all’altro, ma è sempre necessario? E conviene ancora con il prezzo del petrolio alle stelle? I nostri agricoltori sostengono di no: anche i consumatori ci perdono, in qualità e sicurezza e oltretutto spendono di più, «pagano anche il gasolio quando comprano frutta e verdura d’importazione». A proposito: i mirtilli cileni li abbiamo pagati 18 euro al chilo, quelli italiani, in un altro supermercato, meno di 16; per le pere Forelle del Sudafrica abbiamo speso 4 euro al chilo e le William spagnole erano più care delle William italiane, 2, 49 euro al chilo contro 2,19. E non è soltanto questione di soldi. “Comprando prodotti locali si possono risparmiare cento euro al mese (su 467 di spesa media) ma anche mille chili di CO2 l’anno”, è lo slogan strillato quest’anno da Coldiretti. E lo slogan è stato convincente. Ai consumatori piace l’idea di fare una spesa risparmiosa, di qualità e anche sostenibile. Piacciono i prodotti “chilometro zero”, quelli che arrivano dai campi vicini, che sono meno “energivori” perché viaggiano meno e inquinano meno.

Quest’estate sono già state approvate due leggi ad iniziativa popolare (25mila firme raccolte), in Veneto e in Calabria, per promuovere le produzioni locali. E Legambiente e Coldiretti hanno elaborato una proposta di legge già depositata alla Camera che sarà presentata entro la fine di settembre (“norme per la valorizzazione dei prodotti provenienti da filiera corta a chilometro zero e di qualità”). Spiega Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente nel governo ombra del Pd: «Una legge quadro nazionale è necessaria per potenziare i prodotti del territorio e per andare incontro alle esigenze dei consumatori che cercano prezzi contenuti ma vogliono prodotti di qualità, sicuri e anche ecosostenibili. Sarà una battaglia comune, mi sono già confrontato con parlamentari del centrodestra». La normativa veneta – ribattezzata “legge dei bisi” (per il piatto tipico locale risi e bisi, riso e piselli) – prevede un 50% di prodotti locali nelle mense di scuole, ospedali, caserme, case di riposo; spazi per la vendita diretta dei produttori agricoli nei mercati; controlli sull’etichettatura.

LE INFORMAZIONI SULL’ETICHETTA
Oggi sulle confezioni deve essere indicata l’origine, in futuro potremmo trovarci anche la distanza percorsa, i chili di petrolio consumati e le emissioni di CO2 e magari il logo di un aereo sulle confezioni che hanno volato da un Paese all’altro. Le pesche del Sudafrica in vendita quest’estate nei supermercati hanno viaggiato per 8mila chilometri e per ogni pacco da un chilo sono state emessi 13,2 chili di CO2: se questo dato fosse comparso sulla confezione forse molti clienti, a parità di prezzo, avrebbero rinunciato alle pesche del Sudafrica. E la grande distribuzione come si regolerà? Piermario Mocchi è il direttore marketing di Carrefour Italia, il che significa che parla per i loro 67 ipermercati, per i 495 supermercati GS, i 1013 Dìperdì e i 20 Cash and Carry. «Oggi i nostri fornitori sono all’80% italiani e siamo molto attenti ai microlocalismi. Ma ci teniamo anche a garantire una copertura completa della gamma dodici mesi l’anno perché è vero che ci sono clienti sensibili ai prodotti “Km0” ma ci sono anche quelli che vogliono trovare le ciliegie a dicembre e il nostro obiettivo è soddisfare le esigenze del maggior numero di persone».

Che cosa incide sulla scelta dei fornitori? «Abbiamo una centrale d’acquisto unica, devono garantire oltre alla qualità le quantità necessarie alla grande distribuzione. E sono pochi i produttori italiani che riescono a farlo. L’uva pugliese, per esempio, riusciamo a proporla anche nei punti di vendita del gruppo all’estero, in Francia, Spagna, Belgio, Polonia, Romania. Ma è un’eccezione». Secondo Mocchi le aziende di questo settore non sono sempre competitive: «La filiera agroalimentare della Spagna è più efficace. I loro prodotti, nonostante il costo del trasporto ci garantiscono un prezzo d’acquisto inferiore: se possiamo comprare la stessa pesca a un euro e mezzo anziché due euro e mezzo noi scegliamo di comprarle entrambe, naturalmente in volumi diversi, perché la maggior parte dei consumatori non sono disposti a pagare un euro in più per il frutto italiano».

Diverso il punto di vista dei nostri agricoltori. Sergio Marini, presidente di Coldiretti: «Nelle catene distributive a capitale straniero le centrali d’acquisto prescindono dal territorio in cui i supermercati si insediano e penalizzano i prodotti locali. E in questo modo penalizzano anche i consumatori che rischiano di pagare più per il gasolio necessario al trasporto che per il prodotto. Il costo del petrolio ha messo in discussione il principio della globalizzazione per cui si consumano i prodotti realizzati dove costa meno. Oggi dobbiamo sostenere la produzione vicino ai luoghi di consumo». «Far viaggiare le merci da un continente all’altro è un lusso che non possiamo più permetterci», è quello che ripetono anche gli ambientalisti, a partire del premio Nobel Al Gore che nel suo libro Una scomoda verità scrive: “Oggi un pasto medio prima di arrivare sulla nostre tavola percorre più di 1900 chilometri in aereo, nave o camion”.

I NUOVI FARMERS MARKET
Anche queste ragioni spingono i consumatori a puntare sui prodotti nazionali , meglio ancora, regionali. Ma spendono di più? No, quando la filiera è corta. Ed ecco spiegato il successo dei nuovi “farmers market”, i mercati degli agricoltori dove la vendita è diretta, senza intermediari. Adesso si trovano anche nelle grandi città, non saremo più costretti a prendere l’auto nel fine settimana per andare a fare la spesa ecologica e genuina in fattoria. E si stanno moltiplicando i mercati stabili, come quello di Taranto, duecento metri quadrati al piano terra di un palazzo di corso Umberto, nel cuore della città. O quello di Monselice, avviato già da quattro anni, dove l’altro sabato hanno rischiato di fare a botte per riuscire ad entrare e alle 10 del mattino i banconi erano già vuoti, saccheggiati.

Da ieri anche Milano ha il suo punto vendita, si trova nel piazzale del Consorzio agrario di via Ripamonti e sarà aperto tutti i mercoledì mattina. Idem per Roma, anche nella capitale sta per aprire un farmers market. Promette Marini: «Il nostro obiettivo è averne uno in ogni città. Nel comparto dell’ortofrutta il prodotto locale in filiera corta è vincente per qualità e prezzo, è più sicuro perché la nostra legislazione sanitaria è più rigida, è meno manipolato ed è meno inquinante. Coldiretti si impegna a monitorare sui prezzi e ad aumentare la convenienza: oggi il risparmio è almeno del 30% ma si potrebbe arrivare al 50% già entro la fine dell’anno». I farmers market sono una formula ormai collaudata anche in Francia e Gran Bretagna, negli Stati Uniti sono aumentati del 53% in dieci anni, sono più di quattromila, da New York a Los Angeles, ce ne sono cinquecento soltanto in California. In Italia procediamo più lentamente, ma la direzione è la stessa.

Ricordate l’esperimento del latte fresco alla spina lanciato pochi anni fa? A grande richiesta i distributori adesso sono centinaia, il latte viene venduto a un euro al litro, contro l’euro e sessanta che si paga in negozio. È un classico esempio di “Chilometro Zero” e in più c’è il vantaggio “ambientale” della confezione, perché la bottiglia (volendo di vetro) te la porti da casa, quindi non ci sono cartoni da smaltire. La filiera corta inizia a rendere: secondo un’indagine di Coldiretti sette italiani su dieci l’anno scorso hanno comprato direttamente nelle aziende agricole e il fatturato è stato di 2,5 miliardi di euro, i prodotti più acquistati sono stati vino, ortofrutta, olio, formaggi, carne e miele. Ormai sono più di 50mila (20mila perà sono stagionali) le aziende che fanno vendita diretta. Qualcuno dagli Stati Uniti ha copiato anche la formula “pick your own”: i clienti di alcune aziende agricole - hanno iniziato nel Lazio e in Sicilia - possono andare nei campi a raccogliere frutta e verdura, con la formula del self service risparmiano ancora di più. E passano qualche ora all’aria aperta. I clienti metropolitani ne vanno matti.

INVITO A CENA SOSTENIBILE
E ormai chi crede al vantaggio dei prodotti locali li cerca anche al ristorante. Uno dei primi a proporre un menu “Km0” è stato l’Osteria Vitanova, nel centro storico di Padova: dall’olio alla grappa, tutto arriva dalle aziende agricole della zona. In Veneto ormai sono una ventina i locali che in vetrina hanno l’adesivo “Menu a Km0”, questo significa che quando ci portano la carta scopriamo che l’olio del Garda ha viaggiato (per raggiungere Padova) 123 chilometri, che la gallina di Polverara utilizzata per preparare le polpette ne ha percorsi 16 e il risotto di zucca di Sottomarina con i funghi di Crocetta del Montello ne ha totalizzati meno di 130. Se avremo mangiato e speso bene saremo fieri di aver preferito un pasto poco inquinante. Alla trattoria Antica Ballotta di Torreglia, sempre in zona, hanno fatto un primo bilancio: «Risparmiamo il 18% sulla spesa e in più abbiamo aumentato del 18% i coperti».

Anche la capitale sta assaggiando il “migliozero”, sono già una quindicina i ristoranti che propongono piatti preparati con materie prime prodotte nel Lazio. E puntano sulle produzioni locali di stagione anche i grandi chef. È stata la scelta vincente di Davide Oldani, che al suo ristorante “D’0” di San Pietro all’Olmo, appena fuori Milano, riesce a proporre un menu low cost a 32euro perché sceglie soltanto prodotti locali di stagione: “Il D’0 è la dimostrazione che si può dare altissima qualità semplicemente rispettando la stagionalità. La melanzana adesso esce dalla mia cucina e rientra a giugno, adesso entrano zucca, broccoli, cavolfiori, melograno. Il mio consiglio? Quando andate a fare la spesa non lasciatevi tentare. Il pomodoro a dicembre, anche se è bello, tondo e rosso non dovete comprarlo: lasciatelo lì, lasciate quella merce a marcire nei negozi e vedrete che anche i supermercati faranno acquisti diversi”. Certo, le scelte dei consumatori saranno determinanti.

Federica Cavadini

Fonte : Corriere della Sera

Cern, esperimento riuscito. Ecco il racconto

Friday, September 12th, 2008

Ore 10,20, Via Celoria, Dipartimento di Fisica dell’università di Milano – due fasci di protoni cominciano a percorrere l’intero anello di 27 chilometri del Cern. I 1700 grandi magneti superconduttori, che spingono le particelle e curvano la loro traiettoria non sono carichi al massimo (0,7 Tesla), ma possono arrivare a 8,3 Tesla. Niente collisioni previste oggi ma solo giri completi dei due fasci di protoni in opposte direzioni. Il motore Lhc, in pratica, comincia oggi il suo rodaggio.

Infatti, le uniche collisioni registrate oggi al Cern di Ginevra sono state quelle tra bicchieri di cristallo moderatamente pieni di spumante. Tanto per salutare il buon funzionamento di una delle più complesse macchine mai create, finora, dal genere umano: 27 chilometri di tunnel criogenico, allo zero assoluto, sottovuoto, dotato di 1700 grandi magneti per curvare e accelerare i fasci di particelle che vi girano 1200 volte ogni secondo. E quattro grandi rivelatori di collisioni, di cui l’Atlas, più grande di una cattedrale come Notre Dame.

Nel cuore di Atlas sta il rivelatore a pixel, un apparato sensoriale ultrapreciso creato dai fisici dell’Università di Milano. E il loro gioiellino, frutto anche di collaborazioni con Ibm (chip in silicio) e con altri atenei europei, ha funzionato a dovere. Alle 10,40, sull’email di Laura Perini, docente del Dipartimento di Fisica di via Celoria, piove la prima immagine, in assoluto, di Atlas in funzione, con i suoi segnali verdi di protoni piovuti sul rivelatore dal tubo sottovuoto, precisi al millesimo di millimetro.

Un successo tecnologico, quello di oggi nel grande laboratorio dei fisici, nemmeno più definibile come europeo (20 nazioni partecipanti, 6 miliardi di euro e vent’anni di lavoro per costruire l’Lhc). Ma non ancora un evento scientifico. «L’anello, oggi, ha dimostrato che funziona, e senza intoppi – spiega Stefano Forte, docente di fisica teorica – ma sta ancora lavorando a bassa energia, a soli 0,7 Tesla. Quando arriverà a regime, dai 4 Tesla fino a 8, e avverranno le vere collisioni tra fasci protonici controrotanti, si comincerà a lavorare sul serio».

La previsione è per metà ottobre, forse in occasione dell’apertura ufficiale dell’Lhc, presenti capi di stato di tutta Europa. E Nicholas Sakozy ha già assicurato la sua presenza, evidentemente non ha alcun timore del mitico mini-buco nero paventato da alcuni, e mangiatore del Cern, e poi del pianeta e forse dell’Universo.

Di sicuro, da ottobre in avanti, i fisici di tutto il mondo si sentiranno un po’ meno ignoranti. Negli ultimi vent’anni, infatti, questa disciplina ha accumulato più domande che risposte. Ha scoperto che, via materia oscura e energia oscura, non conosciamo la natura di oltre il 90% di ciò che forma l’universo. Ha scoperto che il suo modello standard di descrizione di ciò che sta dentro il mondo subatomico tiene, ma è ancora fragile, forse persino fuorviante.

Il modello standard della fisica subatomica, con i suoi quark, leptoni, gluoni e bosoni, è infatti come una buona fotografia di un classe scolastica. Le facce ci sono tutte, salvo una, il misterioso bosone di Higgs, quello che dovrebbe spiegare la “massa” della materia, e quindi la forza di gravitazione.

Le altre facce della classe sono tutte dai lineamenti ben nitidi, ben misurati, confermati da migliaia di esperimenti. E se a ciascun “alunno” chiedi informazioni indirette sul misterioso “compagno Higgs lui te le dà, esattamente nei canoni previsti dal modello teorico.

Eppure questa faccia non si trova, e finora l’energia delle collisioni, ovvero le martellate che riusciamo a tirare sui nuclei atomici per spaccarli, sono state troppo deboli per farlo saltare fuori (e quindi misurarlo, e capire come si incastona questa piccola perla dentro le ostriche atomiche ). Ecco quindi l’Lhc, con la sua potenza vicina a quella del big bang primordiale. O la perlina salta fuori, oppure saltano fuori (anche prima) tante perline ancora più piccole (le particelle minuscole della teoria supersimmetrica) e poi lui (o cinque versioni di lui). Oppure non salta fuori niente. E anche questa è una grande informazione scientifica.

«Nessuno sa se dietro quel buco nel modello standard ci sia solo una faccia oppure sia magari l’imboccatura di un cunicolo, un pozzo che ci potrebbe portare a una visione completamente nuova, e inattesa della fisica e della realtà in cui viviamo», ammette Forte.

La prima strada, che Higgs salti fuori subito, senza tirare il collo all’Lhc, è la più facile ma in fondo la più noiosa. Confermerebbe il modello standard ma senza aprire nuovi spazi di ricerca. Forse darebbe qualche indizio sulla materia oscura, finora intravista solo da anomalie intergalattiche. Ma poco di più.

Se invece saltano fuori, prima o insieme, le conferme della teoria supersimmetrica (che corregge la fragilità del modello standard se lo si analizza a energie più elevate di quelle della nostra vita normale) allora cambia tutto: «si spalancherà un campo di ricerca entusiasmante – spiega Forte – in cui potremo forse capire se esistono altre dimensioni rispetto alla nostra, e farci un’idea dell’universo, e della sua energia, molto più profonda».

Se invece non succederà niente saranno anni e anni di notti in bianco a studiare collisioni e parametri, e infine la constatazione che la ricerca in fisica delle particelle e teorica moderna forse deve ripartire da zero, o quasi.

Nessuno lo sa cosa avverrà nei prossimi mesi e anni all’Lhc. La porta è aperta, però, e migliaia di centri scientifici di tutto il pianeta avranno accesso, tramite la superpotente rete a larga banda Grid, ai dati degli esperimenti in tempo reale. Decine di migliaia di menti studieranno i dati, calcoleranno parametri, cercheranno la firma di Higgs o di un gluino o leptino supersimmetrico. Si faranno altre domande, fino a che non cominceranno, in un modo o in un altro, ad arrivare le risposte.

Fonte : Il sole 24 ore

alberi folli

Friday, September 12th, 2008

A volte anche la natura si diverte, cliccate sul link:

http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/alberi-strani/1.html

:)

Onu: “Mangiare meno carne” per salvare l’ambiente

Tuesday, September 9th, 2008

 Rinunciare a fettina o bistecca una volta alla settimana per salvare l’ambiente. Perché facendo sparire da tavola la carne almeno un giorno ogni sette si combatte il surriscaldamento globale. L’appello è rilanciato dall’Onu per bocca di Rajendra Pachauri, economista indiano, vegetariano, e una delle voci più autorevoli in materia di clima: presidente dell’Ipcc, il panel intergovernativo sui mutamenti climati delle Nazioni Unite, lo scorso anno ha ricevuto insieme ad Al Gore il premio Nobel per la pace.

L’impatto di quella che appare come una modesta rinuncia sarebbe notevole, più di quello che i non addetti ai lavori possono pensare: l’allevamento di bestiame, infatti, è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra, molto più del settore trasporti cui è attribuito il 13%. E, se per molte persone rinunciare all’auto può diventare molto problematico, scegliere insalata, frutta e verdura almeno una volta ogni sette giorni è decisamente più fattibile.

E anche più conveniente per l’ambiente. I numeri parlano chiaro: la produzione di un chilogrammo di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica. L’allevamento e il trasporto di animali inoltre richiede, per ogni chilo di carne, la stessa energia necessaria per mantenere accesa una lampadina da 100 watt per quasi tre settimane. E il bestiame è una fonte diretta di metano, 23 volte piu dannoso dell’anidride carbonica, prodotto naturalmente dai processi digestivi degli animali da allevamento.

Pachauri, che aveva già lanciato l’allarme all’inizio dell’anno a Parigi, ne parlerà domani a Londra nel corsodella annual lecture della ‘Compassion in World Farming‘, un’associazione animalista britannica che ha chiesto al governo di impegnarsi per ridurre il consumo di carne del 60 per cento entro il 2020. Se l’industria della carne denuncia di essere ingiustamente nel mirino, la causa promossa dall’Onu ha già testimonial famosi, come sir Paul McCartney e il Italia l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi. E acquista una urgenza particolare, alla luce delle stime della Fao: secondo l’agenzia Onu per il cibo e l’agricoltura, il consumo di carne è destinato a raddoppiare nel 2050.

Fonte: La Repubblica