Archive for the ‘Clima’ Category

Eco Home Plus, ‘Salvare il Pianeta una casa alla volta’

Wednesday, September 1st, 2010

Una famiglia canadese composta da sei persone aderisce al progetto Eco Home Plus: vivere 12 mesi in una casa autosufficiente dal punto di vista energetico sembra ormai una realtà sempre più vicina

(Rinnovabili.it) – Abitare in una casa ultra-efficiente dal punto di vista energetico è ormai una possibilità reale. Lo sta dimostrando una famiglia canadese i cui sei componenti hanno preso parte, senza modificare le proprie abitudini di vita, all’avventura di Eco Home Plus, un modulo sperimentale prefabbricato che produce integralmente l’energia che consuma immettendo il surplus nella rete elettrica nazionale. Con emissioni nocive tendenti allo zero si eviteranno, quindi, le circa 8 tonnellate di anidride carbonica emesse da una abitazione standard in un anno.
Grazie alla tecnologia Bosch e al supporto della società di costruzioni canadese Maple Leaf Homes è stato possibile realizzare il progetto avvalendosi della collaborazione di altre aziende che hanno fornito le proprie conoscenze e il relativo impegno in termini di materiali e componentistica.
Situata nella città canadese di Bathurst, nella provincia orientale del New Brunswick, la villetta eco-efficiente sarà abitata per 12 mesi dalla famiglia Kenny attraversando le condizioni climatiche avverse tipiche della zona, che metteranno a dura prova le tecnologie applicate alla Eco Home Plus: il prefabbricato e le istallazioni dovranno sopportare temperature invernali che raggiungono normalmente i -30 °C per raggiungere i +30 °C nei mesi estivi. Provvedendo al funzionamento dei sistemi di riscaldamento e di raffrescamento grazie ai moduli e pannelli solari, gli impianti lavoreranno al fianco di quello di ventilazione e della pompa di calore geotermica con l’obiettivo di generare energia pulita sensibilizzando la popolazione e avvicinando all’idea che la generazione di energia a impatto zero è possibile.

Fonte: La Repubblica

El Niño sempre più forte

Tuesday, August 31st, 2010

Il fenomeno climatico, responsabile di inondazioni e siccità in varie parti del globo, si sposta e acquista forza. Gli esperti: “Messi in discussione tutti i modelli metereologici elaborati negli ultimi dieci anni” di LUIGI BIGNAMI

ANCHE El Niño, uno dei più imponente fenomeni della natura che interessa il nostro pianeta, sta cambiando aspetto, forse a causa dei mutamenti climatici in atto. Lo ha scoperto la Nasa che tiene sotto controllo le sue apparizioni con i satelliti ambientali, l’ultima delle quali è terminata all’inizio del 2010.

El Niño, ricordiamolo, conosciuto anche con la sigla ENSO, da El Niño-Southern Oscillation, è un fenomeno climatico periodico che si verifica nell’Oceano Pacifico con una media di cinque anni.  Generalmente esso si manifestava con un riscaldamento delle correnti dell’Oceano Pacifico centro-orientale e, contemporaneamente, con cambiamenti di pressione atmosferica nel Pacifico centro-occidentale. Il fenomeno è spesso causa di inondazioni soprattutto lungo le aree occidentali dell’America meridionale a causa delle abbondanti piogge che il fenomeno porta con sé, e siccità in Australia e aree vicine.

L’elemento principale che rende diverso El Niño di questi ultimi anni rispetto a quello di decenni or sono è il fatto che le sue acque più calde si sono spostate nel cuore dell’Oceano Pacifico, anziché ad oriente. Ciò potrebbe avere importanti implicazioni nelle ricadute climatiche di lungo periodo non solo sulle aree che circondano il più grande oceano della Terra, ma sull’intero pianeta.

Spiega Tong Lee, del Jet Propulsion Laboratory della Nasa: “Dal 1982 teniamo sotto controllo la temperatura dell’intero oceano e abbiamo scoperto che durante le ultime manifestazioni l’intensità di El Niño è raddoppiata nel Pacifico centrale e ciò è stato particolarmente significativo durante l’ultimo evento, quello del 2009-2010″. Ciò dovrebbe spiegare perché in questi ultimi anni lungo la fascia tropicale dell’Oceano Pacifico si è verificato un aumento della temperatura delle acque superficiali che è particolarmente evidente subito dopo il passaggio di un evento di El Niño. “Questo ci fa dire che l’aumento delle temperature dell’oceano siano più da attribuire all’intensificarsi del fenomeno piuttosto che al riscaldamento globale in atto. In ogni caso ciò che rende El Niño diverso dal passato potrebbe essere proprio il riscaldamento della temperatura del pianeta”, continua Lee.
In altre parole: l’oceano si riscalda per un El Niño diverso e non per il riscaldamento globale, ma ciò che rende El Niño più vigoroso nel cuore dell’oceano è l’aumento della temperatura terrestre.

Ma perché tutto questo è importante? “Perché  - spiega il ricercatore - è diverso proiettare nel futuro le condizioni atmosferiche, ossia il clima di una regione, se si ha un aumento della temperatura nell’oceano centrale piuttosto che orientale. E la diversità non è di poco conto”. Se questo andamento continuerà nel prossimo futuro, secondo i ricercatori, si dovranno cambiare le proiezioni climatiche dei prossimi anni, in quanto esse vennero realizzate negli Anni Novanta tenendo conto che El Niño sarebbe rimasto quello che era durante i decenni precedenti.

Fonte: La Repubblica

Emigrare nello spazio

Wednesday, August 11th, 2010

L’astrofisico Hawking: “Crescono popolazione e consumo di risorse: possiamo salvarci dalla catastrofe solo esplorando nuovi mondi” dal nostro inviato CRISTINA NADOTTI


LONDRA – Mentre i fondi per le esplorazioni spaziali si riducono, l’astrofisico britannico Stephen Hawking sprona l’umanità a colonizzare lo spazio per evitare un’estinzione data per certa nel prossimo secolo. Complice anche il lancio del suo nuovo libro, atteso per ottobre, l’autore del rinomato “Dal Big Bang ai buchi neri” in un’intervista rilasciata al sito britannico “Big Think” ha lanciato l’allarme su quello che considera il periodo più difficile per la sopravvivenza dell’umanità. Hawking non è ottimista: gli esseri umani sono sempre più abili a sfruttare l’ambiente circostante, ma ancora troppo egoisti per pensare al bene comune del Pianeta, quindi non resta che esportare i nostri vizi e le nostre virtù altrove.
 
“La popolazione e l’uso delle risorse stanno crescendo sulla Terra in modo esponenziale – è l’ammonimento di Hawking – così come cresce in continuazione la nostra capacità di incidere sull’ambiente, sia in termini positivi che negativi. Il problema è che il nostro codice genetico mantiene ancora immutati gli istinti egoisti e aggressivi che erano indispensabili per la sopravvivenza in passato. In queste condizioni non vedo come si potrebbe evitare il disastro nei prossimi cento anni”.
 
“L’unica possibilità di sopravvivenza a lungo termine per la nostra specie è di non restare a guardare quel che stiamo facendo alla Terra, ma di distribuirci nello Spazio, solo lì possiamo avere un futuro”, è la conclusione di Hawkings, che cita poi una serie di momenti cruciali nella Storia in cui siamo stati sull’orlo dell’abisso. Il suo avvertimento dai pericoli che ci verrebbero nel comunicare con gli alieni risale allo scorso aprile, quando l’astrofisico disse che gli extraterrestri ci sono di sicuro, ma possono non essere ben disposti nei nostri confronti. A 63 anni Hawking, costretto all’immobilità dalla distrofia neuromuscolare, sembra sempre più pessimista e pronto a prefigurare per la razza umana tutte le calamità dei più catastrofici film di fantascienza.

Fonte: La Repubblica

Russia: roghi nelle zone contaminate da Chernobyl

Wednesday, August 11th, 2010

 Gli incendi che stanno devastando la Russia hanno colpito anche le zone contaminate dal disastro di Chernobyl, la cui centrale oggi si trova in territorio ucraino. Lo afferma il sito internet della Guardia forestale russa secondo il quale dalla metà luglio gli incendi hanno colpito circa 4 mila ettari contaminati. L’elenco delle zone colpite «nei territori più inquinati» include fra l’altro la regione di Briansk, al confine con Bielorussia e Ucraina. Il 6 agosto in quella zona sono stati registrati almeno 28 incendi su una superficie di 269 ettari. Sul sito di Greenpeace Russia, due giorni fa è stata pubblicata una mappa degli incendi nella Russia occidentale, dalla quale si deduceva che nel territorio di Briansk erano scoppiati almeno tre focolai nei boschi inquinati da Chernobyl. Per Greenpeace sono circa 600 i roghi che in tutto potrebbero interessare i boschi in cui nel 1986 si sono depositate le particelle radioattive fuoriuscite dalla centrale atomica in fiamme. Secondo il ministero russo per le Situazioni di emergenza, i roghi che interessano le zone contaminate sono tenuti costantemente sotto controllo e molti sono già stati spenti.

Russia: incendi vicini a Chernobyl incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl    incendi vicini a Chernobyl

TEMPORALE SU MOSCA - Mosca respira per la prima volta da quasi due mesi di afa che ha attanagliato gli abitanti, facendo salire in modo preoccupante il numero dei decessi negli ospedali. Inoltre si è dimezzata l’area colpita dagli incendi, dopo che i forti venti e i vigili del fuoco hanno domato le fiamme nei boschi e nei villaggi della Russia centrale. Nella notte un temporale ha ripulito l’aria di Mosca a un punto tale da far tornare quasi normale la concentrazione di ossido di carbonio. I termometri sono scesi sotto i 30 gradi, ma durante il giorno, secondo le previsioni, torneranno a 32-34 gradi. Il capo del servizio meteorologico, Roman Vilfand, ha detto di non poter escludere un ritorno dello smog nella capitale. I forti venti hanno comunque spento molti roghi in tutte le zone calde del Paese, e la Protezione civile annuncia che nelle ultime 24 ore il fuoco si è praticamente dimezzato ovunque: solo 92.700 ettari sono colpiti, contro i 174 mila di martedì mattina. Gli esperti però invitano alla cautela. Mobilitati contro i fuochi restano 166 mila fra militari, forze della protezione civile e volontari, mentre circa 150 specialisti stranieri - italiani compresi - lavorano per combattere le fiamme.

Fonte: Corriere della Sera

Clima, il supermonsone che minaccia l’Europa

Wednesday, August 11th, 2010

Laria calda africana incontra quella fredda atlantica. Ormai strutturali episodi che prima erano eccezionali. Così sta cambiando la mappa del meteo di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l’Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale.

E così dall’Ibimet, l’istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l’intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone.

“I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l’Europa non danno più l’idea di quello che succede realmente oggi”, spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell’istituto. “A molti l’uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C’è l’umidità proveniente dall’Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l’onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c’è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente. Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull’Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E’ un fenomeno recente collegato all’anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza”.

Se nella traiettoria verso nord ovest l’alito rovente del mutamento climatico si scontra con il mondo freddo e umido dell’Atlantico provocando valanghe di acqua, sul lato opposto, dove intercetta la corrente in risalita verso nord est, non trova opposizione e così il calore del Sahara può arrivare indisturbato fino alla steppa e incendiarla. Alluvioni e siccità, come aveva previsto l’Ipcc, la task force dei climatologi dell’Onu, convivono e traggono forza dalla stessa radice: la caldaia del pianeta, alimentata dall’anidride carbonica emessa dalle ciminiere e dalle foreste tagliate, fa salire la pressione spostando i confini del caldo, spingendo il deserto verso l’Europa.

“L’energia in gioco cresce sempre più velocemente perché i gas serra sono una coperta termica che trattiene il calore”, continua Maracchi. “Questo calore viene assorbito dal mare e scambiato con l’atmosfera: quest’anno le acque del Mediterraneo hanno viaggiato su valori 6 gradi sopra la media. Un’anomalia che innesca altre anomalie, anche anomalie che ci toccano da vicino. In Italia fino agli anni Novanta avevamo un’intensità di piogge che arrivava a 40 millimetri nell’arco di due o tre ore. Oggi siamo a 80 - 100 millimetri, con punte sempre più frequenti che superano i 250 millimetri: una cascata d’acqua che basta niente a trasformare in alluvione”.

Questo quadro si è andato delineando negli ultimi due decenni, quelli che hanno registrato una crescita della temperatura senza precedenti nella storia delle meteorologia e destinata ad accelerare ulteriormente in assenza di contro misure. Cioè dei piani operativi per il rilancio dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili su cui non è stato trovato un accordo al vertice Onu di Copenaghen dello scorso dicembre. Fino a ieri anche le quotazioni della prossima conferenza sul clima, quella di Cancun, erano basse perché l’intesa politica non si profila. Ma certo il muro di acqua che ha affondato l’Europa centrale, i 15 milioni di sfollati in Pakistan e il fuoco che assedia le centrali nucleari in Russia rendono difficile continuare a ignorare l’urgenza della battaglia contro il caos climatico.
Fonte: La Repubblica

Inondazioni in Asia, è caos

Wednesday, August 11th, 2010

Non accennano a dare tregua le piogge torrenziali che da giorni devastano Cina, India e Pakistan. I soccorritori lavorano senza sosta per mettere in salvo le popolazioni colpite dalle alluvioni.

CINA - Nella provincia cinese di Gansu, nel nord ovest del Paese, dove interi villaggi sono stati sommersi da acqua, fango e massi, risultano disperse oltre 1.100 persone, mentre stando all’ultimo bilancio fornito da fonti locali il numero dei morti è salito a 700. Nella contea di Zhouqu un uomo di 52 anni è stato vivo dalle macerie della sua casa distrutta dal fango provocato dalle piogge e dalle inondazioni, ad oltre 50 ore dal crollo della struttura. L’uomo, Liu Ma Shindan, un tibetano, è stato tratto in salvo dalle rovine di un palazzo residenziale destinato agli impiegati della società telefonica. Secondo i dottori, le condizioni dell’uomo sono discrete, ma era molto stanco e scosso per parlare.

PAKISTAN - Situazione drammatica anche in Pakistan, dove si contano più di mille vittime e oltre 13 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. Secondo le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore addirittura dello tsunami che colpì l’Asia meridionale nel dicembre 2004. Migliaia di persone sono fuggite dalla città di Muzaffargah, una delle principali città della provincia pachistana del Punjab, nel centro del Paese, a causa del rischio inondazioni. La città di Muzaffargah conta circa 250.000 abitanti. I residenti sono fuggiti dalle loro case dopo che le autorità hanno lanciato l’allarme per il rischio di possibili esondazioni dei fiumi della provincia. «C’è il caos», ha detto Mohammed Amir, un poliziotto che si trova in città. Secondo quanto ha detto un responsabile governativo nel distretto di Dera Ghazi Khan, l’allarme è stato lanciato solo dopo che le autorità hanno appurato l’esistenza del rischio di maggiori inondazioni. «Potrebbe anche non accadere nulla, ma la città è in pericolo», ha detto il responsabile all’Associated Press. Le persone colpite dalle inondazioni nelle ultime due settimane in Pakistan sono circa 13,8 milioni. Secondo il premier pachistano Yousuf Raza Gilani si tratta del più grave disastro naturale della storia del suo paese, mentre per le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore dello tsunami del 2004

INDIA - Lotta contro il tempo per salvare le persone colpite dalle alluvioni anche in India e soprattutto nel Kashmir, dove il bilancio dei morti è salito a 165. Tra le vittime anche un italiano. Circa duecento connazionali sono bloccati dalle inondazioni in Ladakh, la regione himalayana famosa per i monasteri tibetani e per il trekking.

Fonte: Corriere della Sera

Caldo e fiamme, Russia in ginocchio

Tuesday, August 10th, 2010
Ancora timori per i siti nucleari,
dichiarato lo stato d’emergenza
per un impianto negli Urali.
Gli esperti: record da 1000 anni
MOSCA
Oltre 300 decessi al giorno, con un bilancio che finora avrebbe superato le 5.000 vittime nella sola Mosca: per la prima volta un’autorità sanitaria, quella della capitale, ammette che in città è raddoppiato il tasso di mortalità, a causa di quella che il capo del servizio meteo federale Aleksandr Frolov ha definito apocalitticamente «la peggior canicola russa in mille anni».

Il caldo tropicale non dà tregua, e neppure la fitta nube di fumo tossico causata dagli incendi di foreste e torbiere nella Russia europea. Ora a Mosca c’è anche il timore di epidemie, in particolare del colera, ma il sindaco Iuri Luzhkov si rifiuta di proclamare lo stato di emergenza. È stato costretto a farlo invece il capo dell’ amministrazione di Ozersk, sugli Urali, per evitare che le fiamme arrivino al centro di trattamento e stoccaggio dei rifiuti nucleari di Maiak: nel 1957 fu teatro di una delle maggiori catastrofi dell’Urss, per la fuoriuscita accidentale di rifiuti nucleari liquidi che aveva interessato 260 mila persone e richiesto l’evacuazione di più località della zona.

Sotto controllo, invece, altre due strutture nucleari minacciate nei giorni scorsi dagli incendi: il centro di ricerca di Sarov, 500 km a est di Mosca, e quello di Snezhinsk, nella regione di Celiabinsk. Ma il dato più allarmante è quello del raddoppio dei decessi nella capitale, nonostante le «perplessità» del ministro della salute Tatiana Golikova sulle «stime non ufficiali», annunciate però con tanto di conferenza stampa dal capo del dipartimento sanitario dell’amministrazione della capitale, Andrei Seltovski. «Il tasso di mortalità a Mosca è raddoppiato recentemente», ha dichiarato, parlando di obitori quasi pieni e confermando le indiscrezioni filtrate dall’ufficio anagrafe, secondo cui in luglio sono stati registrati 14.340 decessi, ossia 4.824 in più rispetto al luglio precedente: la differenza equivarrebbe al bilancio delle vittime del caldo.

«Normalmente, a Mosca muoiono 360-380 persone al giorno, mentre attualmente sono circa 700», ha riferito Seltsovski: oltre 300 decessi in più, da spalmare su oltre un mese di caldo torrido, aggravato nell’ultima settimana dalla nube di fumo nocivo. Si tratterebbe di una silenziosa ecatombe, sulla quale ora incombe anche il rischio epidemie. «Temiamo l’importazione del colera dal sud est dell’Asia, dal Pakistan, dove la situazione non è buona», ha spiegato il capo medico-sanitario Ghennadi Onishenko. I servizi sanitari, ha aggiunto, hanno «rafforzato il controllo delle malattie infettive» a causa di alcuni segnali, come il moltiplicarsi di casi di gastroenterite acuta e il deterioramento della qualità dell’aria in 52 delle 83 regioni russe. Per evitare questa «catastrofe umanitaria e sanitaria», ma anche «tecnologica», i difensori dei diritti dell’uomo hanno scritto una lettera aperta al leader del Cremlino Dmitri Medvedev perchè chieda d’urgenza l’aiuto straniero. «È evidente che il Paese non ha abbastanza mezzi per lottare contro il fuoco», denunciano i firmatari, tra cui la presidente del gruppo di Helsinki Liudmila Alexeieva e dall’ex dissidente Serghiei Kovaliov. E ricordano che «il ministero delle situazioni di emergenza manca radicalmente di equipaggiamento, disponendo solo di quattro bombardieri anti-incendio mentre gli Usa e il Canada ne possiedono circa 200».

La carenza di mezzi, compresi quelli più elementari, è sotto gli occhi di tutti, anche in tv. E pure il sistema ospedaliero mostra le prime crepe, sommerso da migliaia di chiamate e ricoveri (+20% secondo i media): ambulanze senza aria condizionata con medici che svengono o costretti a comprare l’acqua per rinfrescare i pazienti. Gli aeroporti restano in tilt: 63 mila i voli cancellati da venerdì scorso in tutta la Russia europea. Chi può, prende un aereo e va in vacanza, gli altri moscoviti si ingegnano per trovare il conforto dell’aria condizionata: c’è chi dorme in hotel, chi in ufficio e chi addirittura in auto. Le partorienti, invece, arrivano in ospedale con il ventilatore.

Fonte: La Stampa

Alluvioni in centro Europa

Sunday, August 8th, 2010

Le forti piogge nelle ultime 48 ore hanno provocato esondazioni di fiumi. Le vittime in Germania, sud-ovest della Polonia, nord della Repubblica ceca e Lituania. Sospeso il traffico ferroviario. Evacuazioni in molte zone a rischio

PRAGA - Almeno 15 persone hanno perso la vita nelle ultime 48 ore per le inondazioni che hanno colpito la Germania, il sud-ovest della Polonia e il nord della Repubblica Ceca e la Lituania. Le piogge torrenziali provocate dalla burrasca “Viola” hanno infatti causato la rottura degli argini in molti fiumi e obblicato all’evacuazione almeno 1.400 persone in Germania meridionale.

Nella regione tedesca della Sassonia, il fiume Neisse è aumentato rapidamente di livello dopo la rottura di una diga in Polonia, è cresciuto di quattro metri in meno di tre ore, allagando varie zone della località di Gorlitz. La scorsa notte, la protezione civile ha fatto allontanare più di 2mila persone nella località di Zittau tramite imbarcazioni gonfiabili. Un po’ più a nord e di fronte alla crescita del fiume Neisse, nel suo cammino verso l’Oder, sono state evacuate 280 abitanti in un’istituzione per invalidi a Rothenburg. Il livello delle acque stamane era di 7 metri al livello di Gorlitz (record dal 1912), dove di solito la media è di circa 1,7 metri. Nella vicina Polonia, le acque hanno praticamente inondato tutto il villaggio di Botatynia, 18mila abitanti, uccidendo una persona. Minaccia di allagamento anche a Zgorzelec, così come per altre località minori alla frontiera con la Sassonia. Le piogge torrenziali della burrusca “Viola” hanno obbligato a sospendere il traffico ferroviario tra la Germania e la vicina repubblica Ceca, per la crescita del fiume Elba.

Cinque le vittime nella Repubblica ceca, quattro in Lituania, tre in Germania, tre in Polonia. Le tre vittime tedesche sono una coppia di anziani coniugi e un loro vicino annegati in un’abitazione della regione di Harz, in una cantina rimasta allagata per la pioggia a Neukirchen, nel sud-est della Germania, dove avevano cercato riparo. Erano scesi nel sotterraneo dell’abitazione, ma sono rimasti intrappolati dall’acqua che saliva rapidamente di livello. In Repubblica ceca un uomo è annegato in un torrente. Migliaia di persone sono state evacuate nella regione di Liberec, 100 km a nord di Praga.  La caduta di alberi e il crollo di strutture, provocati anche dal forte vento, hanno fatto quattro morti in Lituania, oltre a parecchi feriti, con migliaia di persone rimaste senza corrente elettrica. Una ragazza di 22 anni ha perso la vita nel sud del Paese dopo che un albero si è abbattuto sulla sua tenda.
Fonte: La Repubblica

Mosca in ginocchio per gli incendi

Saturday, August 7th, 2010

La capitale in una cappa dui fumo acre e tossico. Sempre meno le persone nelle strade e tutte con le mascherine. Le ambasciate iniziano a evacuare il personale. Gli incendi continuano a divampare. L’ente spaziale Usa: “Come un vulcano”

MOSCA - Mosca sempre più in ginocchio a causa della fitta cappa di fumo acre e nocivo che la opprime ormai da quasi due settimane, con un forte peggioramento da mercoledì scorso. Anche stamane la visibilità è fortemente ridotta (talvolta sotto i 100 metri). Secondo il servizio meteo, le temperature dovrebbero raggiungere i 37-39 gradi nella capitale. I russi confidano solo nella pioggia per scacciare l’incubo, ma le previsioni non danno speranza a breve.

Le autorità sanitarie rinnovano gli appelli a restare in casa - uscendo in caso di necessità solo con mascherine o respiratori - a non fumare e a fare frequenti docce: la concentrazione di monossido di carbonio supera di 4-5 volte la soglia di sicurezza e il suo cocktail con lo smog e il fumo è pericoloso per la salute, causando anche mal di testa, irritazioni alla gola e agli occhi, conati di nausea. I passanti sono sempre meno e ormai la mascherina è diventata una prassi. Le ambasciate straniere hanno cominciato a far partire il personale, a partire da quelle di Germania, Austria, Polonia e Canada.  La densa cappa di fumo ostacola ancora il traffico aereo: la gran parte dei voli diretti a Mosca è stata deviata su altri scali e molti in partenza sono stati rinviati.

Intanto il numero degli incendi, che si era ridotto da 588 a 558, nelle ultime 24 ore è tornato ad aumentare a 577. Sul totale degli incendi attivi, 101 sono di grande entità, coprono una superficie di oltre 165mila ettari e 26 sono nella zona di Mosca. Il fumo ha raggiunto la stratosfera a 12 km di altitudine, secondo i dati forniti dai satelliti della Nasa, secondo la quale il fenomeno è possibile solo per i vulcani. L’ultimo bilancio delle vittime è fermo a 52 morti.

A causa della coltre di fumo tossico provocato dagli incendi intorno a Mosca, la Lega Calcio russa ha sospeso due partite che si dovevano giocare nel fine settimana nella capitale. Restano sospesi gli incontri Dynamo Mosca- ZSKA Mosca e Spartak Mosca- Zenit San Pietroburgo, perchè non è possibile giocare con queste condizioni meteo e con tanto smog, informa la Lega sul suo sito web. Il rinvio degli incontri a data da destinarsi è stato approvato da tutti i club coinvolti.

Fonte: La Repubblica

Un blocco di ghiaccio di 260 chilometri quadrati si è staccato dalla Groenlandia

Saturday, August 7th, 2010

Ha le dimensioni di Manhattan e potrebbe alimentare i rubinetti di tutta l’America per due anni

EMERGENZE CLIMATICHE

Un blocco di ghiaccio di 260 chilometri quadrati si è staccato dalla Groenlandia

Ha le dimensioni di Manhattan e potrebbe alimentare i rubinetti di tutta l’America per due anni

MILANO - Un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dalla costa nord-occidentale della Groenlandia e si sta spostando verso sud, lungo lo Stretto di Nares. Il blocco di ghiaccio è di circa 260 chilometri quadrati (le dimensioni di Manhattan) ed è il più grande mai staccatosi dalla Groenlandia dal 1962, quando un’isola grande circa il doppio di quella attuale si staccò dalla Groenlandia e tuttora si trova nello stretto di Nares. Il nuovo blocco, invece, si trova ora nel mezzo dello stretto che divide la Groenlandia dal Canada, a circa mille chilometri a sud del Polo Nord tra la Groenlandia e il Canada. Gli scienziati americani e canadesi che hanno osservato il fenomeno grazie alle immagini satellitari - riporta la Bbc online - avevano previsto la “frattura” del Petermann Glacier, (un migliaio di chilometri a sud del Polo Nord). Le immagini trasmesse dal satellite hanno rilevato che in una remota area a 81 gradi di latitudine nord il ghiacciaio Petermann, attaccato alla Groenlandia ma fluttuante nel mare, ha perso la sua parte terminale, la pisottile, per un tratto di una ventina di chilometri. Si è formata così una piatta isola galleggiante (troppo grande per essere definita un iceberg) tra Groenlandia e Canada. Secondo gli scienziati americani, se la nuova isola si sciogliesse potrebbe alimentare i rubinetti degli Stati Uniti lasciati ininterrottamente aperti per circa due anni. Andreas Muenchow, professore di oceanografia alla Delaware University, ha detto che non si può sapere con certezza se la nuova isola sia una conseguenza dei mutamenti climatici. Non è nemmeno chiaro che cosa accadrà all’enorme ghiacciaio galleggiante. Potrebbe sciogliersi progressivamente o spezzarsi in blocchi più piccoli che potrebbero anche finire per creare ostacoli alla navigazione.

Fonte: Corriere della Sera

 

 

 

 

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!