Archive for the ‘Clima’ Category

una iniziativa di Postinterface

Wednesday, March 10th, 2010

 Il sito Internet Postinterface vuole stimolare la comunicazione partecipativa per contrastare le emissioni di CO2 sulla Terra. Gli utenti sono invitati a piantare un albero e a registrare la loro azione in questo ecosistema digitale. Una mappa indica i luoghi in cui è stata effettuata la piantagione, segnando una nuova prospettiva nella risoluzione delle problematiche ambientali.

 

I punti da seguire:

 

  1. pianta e fotografa un albero;
  2. registrati sul sito Internet Postinterface;
  3. esegui il login, pubblica la foto del tuo albero e condividila con i tuoi amici su Postinterface;
  4. invita un amico a fare la stessa cosa.
fonte:

 

 

 

L’uomo responsabile al 95% dei cambiamenti climatici

Tuesday, March 9th, 2010
Solo il 5% attribuibile a fattori naturali
Immagini dell'uragano Katrina del 2005ROMA
Le prove dell’origine antropica del riscaldamento globale sono molto più evidenti di quanto affermato in precedenza. Lo sostiene uno studio realizzato dal Met Office Hadley Centre, dalle Università di Edimburgo e di Melbourne e dalla Victoria University del Canada che intende confutare in tal modo le tesi contrarie degli scettici.Le “impronte umane” sui cambiamenti climatici sono rintracciabili, secondo lo studio, non solo nell’aumento delle temperature, ma anche nel crescente tasso di salinità dei mari, nell’aumento dell’umidità, nel cambiamento delle medie delle precipitazioni e nel ridimensionamento della superficie dell’Artico, al ritmo di 600.000 metri quadri ogni dieci anni.«Vi è una possibilità sempre più remota che gli scettici abbiano ragione. Ovvero meno del 5% di chance che i fattori naturali siano responsabili dei cambiamenti climatici contro il 95% che la colpa sia dei fattori umani», sostiene lo studio pubblicato sulla rivista “Wiley Interdisciplinary Reviews: Climate Change”. Del resto, afferma la ricerca, lo stesso Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) ha fatto marcia indietro e sulla base del riesame di un centinaio di studi ha affermato che le emissioni di origine umana stanno avendo un impatto importante fin nelle zone più remote del pianeta.

Una sola parte del nuovo studio ammette un punto a favore degli scettici: al momento non vi sono spiegazioni scientifiche sufficienti per attribuire all’azione dell’uomo le modifiche nell’attività degli uragani. Insomma, chi non crede al global warming può continuare a dire che Katrina e colleghi di disastri in giro per il mondo non hanno niente a che vedere con quanto l’uomo ha fatto negli ultimi decenni.

Italia maglia nera per rischio ozono

Sunday, March 7th, 2010

In Europa generale abbassamento dei livelli

Italia ‘maglia nera’ in Europa per il rischio ozono nell’estate del 2009. Mentre il Vecchio Continente ha visto un generale abbassamento del livello di questo inquinante il ‘BelPaese’ ha fatto registrare il maggior numero di superamenti dei limiti. Emerge dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente, secondo cui per l’Europa l’estate del 2009 e’ stata la migliore dal 1997.
Fonte: Ansa.it

Al Gore e la guerra del clima

Friday, March 5th, 2010

SAREBBE un immenso sollievo se i recenti attacchi alla scienza che studia il riscaldamento globale indicassero davvero che non ci troviamo di fronte a una calamità inimmaginabile la quale esige misure preventive su vasta scala per proteggere la nostra civiltà. Naturalmente, dovremmo comunque affrontare i rischi per la sicurezza nazionale di una sempre maggiore dipendenza da un mercato petrolifero dominato dalle riserve in diminuzione situate nella regione più instabile del mondo. E saremmo comunque all’inseguimento della Cina nella corsa allo sviluppo di reti elettriche intelligenti, treni veloci, energia solare, eolica, geotermica e di altre fonti di energia rinnovabile: le più importanti fonti di nuova occupazione del XXI secolo. Ma che peso ci saremmo tolti! Non dovremmo più preoccuparci che un giorno i nostri nipoti ci considerino una generazione criminale, che ha ignorato egoisticamente e spensieratamente i chiari segnali che il loro destino era nelle nostre mani.

Potremmo festeggiare coloro che hanno ostinatamente continuato a sostenere che i rapporti sul cambiamento climatico delle principali Accademie nazionali delle Scienze avevano semplicemente commesso un errore enorme. Io, per esempio, mi auguro sinceramente che le crisi climatiche siano un inganno. Sfortunatamente, però, la realtà del pericolo che stiamo correndo non è stata modificata dalla scope rta di due errori tra le migliaia di pagine di uno scrupoloso lavoro scientifico svolto nel corso degli ultimi 22 anni dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). In realtà, la crisi si sta aggravando perché ogni 24 ore continuiamo a scaricare nell’atmosfera (come se fosse una fogna a cielo aperto) 90 milioni di tonnellate di inquinanti che contribuiscono al riscaldamento globale del pianeta.

È vero che l’Ipcc ha pubblicato un dato sovrastimato sulla velocità di scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya e che ha utilizzato delle informazioni sui Paesi Bassi fornitegli dal governo e rivelatesi, in un secondo tempo, parzialmente inesatte. Inoltre, le e-mail rubate all’università dell’East-Anglia hanno dimostrato che alcuni scienziati assediati da un’offensiva di richieste ostili da parte degli scettici del clima potrebbero non aver seguito nel modo appropriato i criteri stabiliti dalla legge britannica sulla libertà di informazione. Ma le attività scientifiche non saranno mai esenti da errori. Ciò che importa è che la schiacciante unanimità sul riscaldamento globale resti invariata. È importante anche notare che gli scienziati del comitato - agendo in buona fede, sulla base delle migliori informazioni disponibili - hanno verosimilmente sottovalutato la portata dell’aumento del livello del mare in questo secolo, la velocità con cui la calotta polare artica sta scomparendo e quella con cui alcuni dei grandi flussi glaciali in Antartide e in Groenlandia si stanno sciogliendo e riversando in mare. Poiché questi e altri effetti del riscaldamento del pianeta sono distribuiti a livello globale, è difficile individuarli e interpretarli in ogni singola località.

Ad esempio, il mese di gennaio è stato considerato eccezionalmente freddo in gran parte degli Stati Uniti. Tuttavia, da un punto di vista globale, si è trattato del secondo gennaio più caldo dall’epoca in cui le temperature della superficie sono state misurate per la prima volta, 130 anni fa.
Anche se coloro che negano il cambiamento climatico hanno capziosamente sostenuto per anni che nell’ultimo decennio non si è verificato alcun riscaldamento, gli scienziati hanno confermato che gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi da quando le temperature terrestri vengono registrate. Le forti nevicate di questo mese sono state utilizzate a favore delle loro tesi da quelli che affermano che il riscaldamento del pianeta è una leggenda; tuttavia gli scienziati hanno rimarcato che le più elevate temperature globali hanno accelerato la velocità di evaporazione degli oceani, immettendo molta più umidità nell’atmosfera e provocando così le forti precipitazioni di acqua e neve in determinate aree, tra cui gli Stati Uniti nord-occidentali. Come è importante non perdere di vista l’essenziale per il particolare, così é altrettanto importante non farsi trarre in inganno dalle nevicate.

Ecco cosa sta accadendo al nostro clima secondo gli scienziati: l’inquinamento globale prodotto dall’uomo intrappola il calore del sole e aumenta le temperature atmosferiche. Le sostanze inquinanti - soprattutto l’anidride carbonica - sono aumentate rapidamente con il diffondersi dell’uso del carbone, del petrolio, dei gas naturali e dei roghi dei boschi, e nello stesso lasso di tempo le temperature sono cresciute. Quasi tutti i ghiacci che ricoprono alcune regioni della Terra si stanno sciogliendo, provocando l’innalzamento del livello dei mari. Si prevede che gli uragani diventeranno più forti e più distruttivi, anche se il loro numero dovrebbe diminuire. I periodi di siccità diventeranno più lunghi e più gravi in molte regioni e la violenza delle alluvioni aumenterà. La prevedibilità stagionale delle piogge e delle temperature è stata stravolta, mettendo in grave rischio l’agricoltura. Il numero delle specie estinte sta crescendo a livelli pericolosi.

Tuttavia, malgrado le iniziative del presidente Obama al summit sul clima di Copenhagen, lo scorso dicembre, i leader mondiali non sono riusciti a mettere insieme nulla più che la decisione di “prendere atto” dell’intenzione di agire. Ciò comporta dei costi dolorosi. La Cina, oggi la fonte di inquinamento più grande e a sviluppo più rapido, all’inizio dell’anno scorso aveva riservatamente fatto sapere che, se gli Stati Uniti avessero approvato una legge incisiva, avrebbe partecipato, dal canto suo, a un serio sforzo per arrivare alla elaborazione di un trattato efficace. Quando il Senato non ha seguito le indicazioni della Camera dei Rappresentanti, obbligando il presidente Obama ad andare a Copenhagen senza una nuova legge, i cinesi si sono tirati indietro. Con i due maggiori inquinatori che si rifiutavano di agire, la comunità mondiale è rimasta paralizzata.

È importante sottolineare che l’inazione degli Stati Uniti non un caso unico. La globalizzazione dell’economia, associata alla delocalizzazione dell’occupazione da parte dei Paesi industrializzati, ha contemporaneamente fatto crescere i timori di ulteriori perdite di posti di lavoro nel mondo industriale e ha incoraggiato le aspettative delle economie emergenti. Il risultato? Una maggiore opposizione, sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, a qualunque limitazione all’uso dei combustibili fossili.
La decisiva vittoria del capitalismo sul comunismo, negli anni Novanta, ha portato a un periodo in cui la filosofia delle economie di mercato è sembrata dominante ovunque e all’illusione di un mondo unipolare. Negli Stati Uniti, quella vittoria ha condotto anche a una tracotante “bolla” di fondamentalismo dell’economia di mercato. Leggi e regolamenti che interferivano con le operazioni del mercato, sembravano emanare il vago odore dello screditato avversario statalista che avevamo appena sconfitto.

Questo periodo di trionfalismo del mercato ha coinciso con la conferma, da parte degli scienziati, che i primi timori sul riscaldamento globale erano stati grossolanamente sottovalutati. Ma via via che la scienza è diventata più chiara, alcune industrie e alcune società, i cui piani affaristici dipendono da un inquinamento atmosferico senza regole, si sono arroccate ancora di più sulle loro posizioni. Combattono ferocemente contro le disposizioni più miti - proprio come le aziende del tabacco per quattro decenni hanno bloccato le restrizioni alla vendita di sigarette anche dopo che la scienza aveva confermato il collegamento tra fumo e malattie polmonari e cardiache. Allo stesso tempo, i cambiamenti nel sistema politico americano - tra cui la sostituzione dei giornali e delle riviste da parte della televisione e dei mezzi di comunicazione dominanti - ha dato grandi vantaggi ai ricchi sostenitori del mercato senza restrizioni. Alcune organizzazioni mediatiche oggi presentano uomini di spettacolo mascherati da intellettuali politici che spacciano odio e divisione per intrattenimento.

Il loro tema costante consiste nell’etichettare come “socialista” qualunque proposta di riformare i comportamenti basati sullo sfruttamento. La strada verso il successo è ancora aperta. Essa inizia con la scelta da parte degli Stati Uniti di approvare una legge che stabilisca un costo per l’inquinamento che contribuisce al riscaldamento climatico. Abbiamo già superato delle serie minacce all’esistenza. Spesso viene citato Winston Churchill quando disse: “A volte fare del nostro meglio non è sufficiente. A volte bisogna fare ciò che è necessario”. Quel momento è arrivato. I funzionari pubblici devono raccogliere la sfida facendo ciò che è necessario e l’opinione pubblica deve esigere che lo facciano, oppure sostituirli.
©New York Times / la Repubblica
(Traduzione di Antonella Cesarini)

Domenica senza auto tra le polemiche

Monday, March 1st, 2010

Chiamparino: “Intervenga il governo”

 
   
Città chiuse, è bufera sulle deroghe.
E ora sindaci scrivono a Berlusconi:
“Serve un piano comune anti-smog”
TORINO
Sotto un cielo nuvoloso e in alcuni casi piovoso 168 comuni del Nord Italia più Pescara hanno completato la domenica senza auto voluta dai sindaci di Milano e Torino per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento.

In particolare nel capoluogo lombardo, dove per le strade si sono comunque viste diverse auto, il vicesindaco Riccardo De Corato ha parlato di 400 multe staccate alle ore 16 e di 250 posti di controllo. Proprio da Milano è partita anche una polemica sulle deroghe concesse, oltre che ai veicoli elettrici, a gpl o a metano, a politici e a operatori della moda e dell’informazione impegnati con le sfilate. «La risposta della città al blocco è stata molto positiva - ha detto De Corato quantificando in seimila i permessi speciali concessi oggi - e ringrazio i milanesi per la disciplina dimostrata».

A fare discutere, poi, le deroghe ai politici. La Lega Nord, movimento da sempre non favorevole alle misure di blocco, ha polemizzato: «Incomprensibile come in questa giornata di blocco delle auto a Milano - hanno dichiarato il capodelegazione della Lega in Giunta regionale lombarda Davide Boni e il consigliere regionale Fabrizio Cecchetti - sia stata concessa la possibilità di circolare ai politici impegnati nella campagna elettorale delle regionali. Una deroga non necessaria, anche perché coloro che vogliono fare propaganda politica possono benissimo prendere i mezzi pubblici o andare a piedi, dimostrando di avere davvero la voglia di stare a contatto con il territorio e con tutti gli altri cittadini che non possono usare la propria auto».

Caustico anche il socialista Roberto Biscardini, che ha fatto sapere di avere tentato di farsi multare, senza riuscire a trovare un vigile urbano. L’Associazione dei comuni italiani, promotrice del blocco, ha annunciato per bocca del proprio segretario generale Angelo Rughetti che domani scriverà al premier per chiedere uno sforzo comune contro l’inquinamento. «Domani invieremo una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - ha spiegato - chiedendo la convocazione di una Conferenza Unificata straordinaria sulle misure per combattere l’inquinamento nelle città». «Il problema dell’inquinamento - ha aggiunto Rughetti - è davvero grave e non va sottovalutato. Serve un piano strutturale serio, grazie al quale tutte le istituzioni uniscano forze e competenze per raggiungere questo obiettivo comune».

L’adesione al blocco del traffico nella pianura padana «è stata superiore alle aspettative, ora chiederemo al governo un piano che non sia fatto solo di parole ma di cose applicabili e concrete, senza contrapporci ma lavorando insieme», dice il presidente dell’Anci Chiamparino. «È la prima volta - spiega il sindaco di Torino - che così tanti Comuni, 170, vengono coinvolti in una iniziativa del genere». Il sindaco si è intrattenuto in piazza Castello, a Torino, con cittadini e i volontari dell’Anci che hanno allestito un gazebo informativo. «Sappiamo benissimo - continua Chiamparino - che fermare un giorno le auto non è sufficiente ad arginare l’inquinamento, tuttavia è una boccata d’ossigeno. Chiediamo a governo e parlamento di costruire un piano ad hoc dotato di tempi certi, risorse e strumenti per affrontare il problema inquinamento in maniera strutturale. Non si può più procedere a stop and go a seconda della emotività mediatica del momento». Nei prossimi giorni è previsto un incontro dell’Anci con il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Faremo proposte - dice il presidente dell’Anci - secondo un principio basilare: chi inquina di più deve contribuire a risanare».

Fonte: La Stampa

Falsi i dati sulle emissioni di C02 Le auto in realtà inquinano di più

Tuesday, February 23rd, 2010

Le case automobilistiche non dicono il vero sulle emissioni di C02. Questa la sconcertante realtà dell’inchiesta appena pubblicata da Auto Motor und Sport, la più grande rivista di settore d’Europa. Una denuncia forte, ma in qualche modo scontata considerando il fatto che tutte, o quasi, le dichiarazioni sui consumi medi sono false. Dopo la famosa inchiesta di Autobild e quella di Quattroruote venne infatti dimostrato che in fatto di consumi ci sono differenze abissali fra quelli reali e quelli dichiarati: si va dal 17 al 47% in più. Ma non è solo una questione di inchieste: on line abbiamo ormai migliaia di testimonianze dei nostro lettori che denunciano come le proprie vetture (divise per marca e modello) non rispettino i consumi dichiarati. Un gigantesco blog interattivo dove i messaggi dei nostri lettori valgono più di mille discorsi.

Detto questo, visto che le emissioni sono legate anche ai consumi era facile immaginare che anche in fatto di C02 ci potesse essere qualcosa di “strano”. Ma si trattava solo di supposizioni, appunto. Ora invece abbiamo una prima prova che testimonia come perfino le auto più virtuose in fatto di ambiente poi tanto virtuose non siano…

I dati della tabella che pubblichiamo parlano da soli, ma  -  se possibile  -  il fatto che le case automobilistiche barino sui dati di emissioni è ancora più fastidioso. E già perché mentre con i consumi chiunque si può rendere conto che i dati dichiarai sono pressoché impossibili da replicare su strada, con la C02 queste è impossibile. Insomma, bisogna fidarsi…

Il problema di tutto questo è il solito. Ossia la metodologia seguita per i test: la legge - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi e le emissioni di C02 per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari.

Condizioni inesistenti. Anche perché le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi in realtà non in vendita.

Dite la vostra, come venir fuori da questa farsa?

Emergenza clima, scompare la nebbia

Tuesday, February 23rd, 2010

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI BERKLEY: FENOMENO MONDIALE

Emergenza clima, scompare la nebbia

In Pianura Padana diminuzione del 30-35% in 20 anni. Sulle coste Usa ogni giorno è presente tre ore di meno

La nebbia scompare, vittima dei cambiamenti climatici: la Pianura Padana ne regista una riduzione del 30-35% in 20 anni mentre sulle coste Usa si è calcolato che ogni giorno è presente tre ore di meno. E si parla di allarme ecosistemi. A dirlo negli Stati Uniti sono stati i ricercatori dell’Università di Berkley che hanno evidenziato come questo cambiamento potrebbe incidere negativamente sul benessere delle foreste. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha sottolineato come la drastica riduzione della nebbia, accompagnato da un aumento della temperatura media, possa causare ripercussioni negative sulle foreste di sequoie che popolano la costa orientale degli Stati Uniti: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolgeva un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema costiero, che adesso si trova in “serio” pericolo

 
 

 

FENOMEMO GLOBALE - Dalle analisi effettuate lungo la costa orientale degli Stati Uniti è stato evidenziato che, solo nell’ultimo secolo, in estate è stata riscontrata una perdita giornaliera di nebbia di circa tre ore. Un evento questo che i ricercatori ritengono “pericoloso” per il benessere ambientale: sequoie, animali e piante, non potendo più contare sul particolare clima umido delle zone costiere, non riescono a continuare il naturale processo di rigenerazione. Ma il fenomeno è “ben visibile” anche in Europa: in Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 30-35 per cento negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni ‘90, come una delle zone più nebbiose del mondo. «Da quell’anno in poi non sono stati più registrati i picchi massimi e i giorni di nebbia si sono notevolmente ridotti anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare un ritorno a una situazione simile agli anni ‘60-’90», ha raccontato Giampiero Maracchi ordinario di climatologia all’Università di Firenze. «Il periodo tra gli anni ‘60 e ‘90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati - ha spiegato Maracchi -mentre poi la media ‘80-’99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima».

FORESTE A RISCHIO - I ricercatori Usa grazie alle informazione su visibilità, vento e temperatura concesse dagli aeroporti, hanno attribuito la causa alla «notevole» diminuzione, nel corso degli anni, della differenza di temperatura tra costa e interno del Paese. Processo questo che ha implicato, secondo le analisi, un calo del 33% degli eventi nebbiosi. Un esempio del cambiamento è stato registrato tra l’università di Berkley, nella Baia di san Francisco, e la città di Ukiah a nord della California: all’inizio del 20/o secolo si stimava una differenza diurna di temperatura di 17 gradi fahrenheit, mentre oggi sono solamente 11. «I dati - ha affermato James A. Johnstone, autore dello studio - supportano l’idea che la nebbia costiera della California del Nord è diminuita in connessione al calo del gradiente di temperatura tra costa e interno. Nonostante sia basso il rischio che le sequoie mature muoiano a titolo definitivo, questo processo può intaccare fortemente il reclutamento di nuovi alberi: andando a cercare altrove acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche - ha concluso Dawson - si avranno effetti sull’attuale gamma di sequoie, piante e degli animali che vivono in questi fragili ecosistemi». (Fonte Ansa)

Effetto serra e impatto sul clima

Saturday, February 20th, 2010
Se nella lunga storia geologica del nostro Pianeta il cambiamento climatico è stato dovuto a cause naturali, ciò che sta succedendo attualmente è da imputare alle attività dell’uomo, che immette in atmosfera elevate quantità di emissioni tali da alterarne la composizione e incrementando l’effetto serra

 

L’atmosfera è l’involucro gassoso che circonda la Terra

Possiede uno spessore trascurabile rispetto al diametro terrestre e, in prima approssimazione, è trasparente alla radiazione elettromagnetica  proveniente dal Sole. La non perfetta trasparenza riveste un’importanza fondamentale per la vita sulla Terra, la cui temperatura risulta dall’equilibrio tra il flusso di calore entrante, dovuto all’assorbimento della radiazione solare incidente  (sostanzialmente dominata da lunghezze d’onda corte [luce visibile]) e il flusso di calore uscente, dovuto all’irraggiamento  della Terra (sostanzialmente dominato da lunghezze d’onda più lunghe [radiazione infrarossa]). 

Parte delle radiazioni infrarosse emesse dalla Terra non riescono, però, ad attraversare l’atmosfera che le assorbe  per poi reirradiarle in tutte le direzioni.

Le radiazioni “intrappolate” fanno sì che la Terra si riscaldi, fenomeno noto come “effetto serra”.

I gas atmosferici che intrappolano le radiazioni sono detti per l’appunto “ad effetto serra” e agiscono come i vetri di una serra , facendo passare la luce solare e trattenendo il calore. Questo fa si che la temperatura media sulla Terra sia di circa 15°C, valore notevolmente più alto di quanto non sarebbe in assenza di questi gas (-18°C). La Terra raggiunge, dunque, un equilibrio fra emissione e assorbimento, detto bilancio radiativo terrestre. Una variazione di concentrazione dei gas serra porta ad una variazione dell’equilibrio termico stesso, il cui studio delle alterazioni e conseguenze è oggetto di studio della climatologia.

Tutti noi, quando respiriamo, assorbiamo ossigeno ed emettiamo anidride carbonica nell’aria che ci circonda, cioè nell’atmosfera terrestre.

Anche il nostro computer, la TV, il cellulare, il motorino, l’aereo che abbiamo preso per andare in vacanza, pur non respirando, sono fonti di anidride carbonica! E pure i nostri jeans! E l’hamburger, oltre che di anidride carbonica, è fonte di metano! Infatti la produzione di questi beni, il loro uso e il loro smaltimento provocano emissione di vari gas in atmosfera. In particolare, molti di questi gas sono responsabili dell’effetto serra che regola la temperatura del nostro pianeta e proprio per questo vengono detti gas serra.

L’effetto serra è un processo fondamentale nella regolazione della temperatura dell’atmosfera del nostro pianeta. Esso fa si che l’atmosfera della Terra funzioni come una serra naturale che tiene la temperatura media attorno ai 15°C, pari alla temperatura di una giornata primaverile. L’effetto serra ha permesso la vita sulla Terra. Se non ci fosse, sul nostro pianeta la temperatura media sarebbe di circa -18°C: si congelerebbe! Puoi comprendere come agisce guardando la figura

effetto serra
I principali gas serra

• Vapore acqueo >
• Anidride carbonica >
• Metano >
• Ossido di di azoto >
• Clorofluorocarburi >
• Ozono >

 

Ciascuno dei diversi gas serra atmosferici possiede una diversa capacità di assorbire ed emettere calore e, dunque, un diverso potere riscaldante.

 Nel 1990, l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), organismo istituito dal World Meteorological Organization (WMO) e United Nations Environment Program (UNEP), introdusse il Potenziale di Riscaldamento Globale (Global Warming Potential, GWP) un indice che permette di confrontare le proprietà di riscaldamento relativo dei diversi gas-serra, prendendo come riferimento la CO2. Per esempio, l’emissione di 1 kg di CO2 causa sul clima effetti diversi dall’emissione di 1 kg di metano: sebbene infatti il metano abbia un potere riscaldante oltre 20 volte superiore all’anidride carbonica, questa ha una vita media di 200 anni e oltre, mentre il metano, una volta rilasciato in atmosfera, ha una vita media di 11 anni circa.

Effetto serra e buco nell’ozono: distinguiamo i due fenomeni

Molti confondono il problema dell’effetto serra con quello del buco dell’ozono: sono due fenomeni diversi, anche se hanno in comune l’attività umana come causa. L’ozono è un altro gas che forma uno strato sottile nella parte più alta dell’atmosfera. Questo strato protegge la Terra dalle dannose radiazioni ultraviolette. Viene danneggiato, al punto di scomparire del tutto in alcune aree, da alcuni gas usati come propellenti nelle bombolette spray oppure usati nei sistemi refrigeranti e nei condizionatori (i cosiddetti clorofluorocarburi). Nel 2006 l’estensione areale del buco nello strato di ozono ha raggiunto il suo valore massimo: 10.4 milioni di miglia quadrate (oltre 25 milioni di chilometri quadrati).

Nevicata a Roma, Castelli imbiancati Freddo e maltempo in tutta Italia

Sunday, February 14th, 2010

Allerta della Protezione Civile per le prossime 24-36 ore

 

Nevicata a Roma, Castelli imbiancati Freddo e maltempo in tutta Italia
La neve a piazza S. Pietro

ROMA - L’appuntamento con la neve, annunciato da giorni, c’è stato e i tempi sono stati rispettati  -  si può dire  -  quasi al secondo. Quando poi anche sui tetti e le strade di Roma, compreso il suo litorale, la coltre ha cominciato ad aumentare di spessore, allora s’è capito che il 12 febbraio 2010 andrà annoverata fra le date “storiche”, sebbene non tra quelle con tutte le caratteristiche dell’eccezionalità. Le condizioni generali sono - come è giusto che sia - da pieno inverno: venti forti che soffiano sulla Sardegna con la neve che ha coperto persino Cagliari; e poi il freddo e la neve che ha interessato il litorale tirrenico laziale e che si estende fino alla Campania, con una formazione di un vortice depressionario proprio sul Lazio con venti di Maestrale (Nord Ovest) e piogge che, appunto, stamattina verso le 7 ha cominciato a diventare neve. Che è stata più “asciutta” nella zona do Roma est e sud, compreso Ciampino, mentre è stata accompagnata da piogge temporalesche miste a neve verso Fiumicino, Ostia e il litorale. Per evitare ulteriori complicazioni alla circolazione, il comune ha deciso di rendere percorribili dalle auto anche le zone ZTL.

La situazione a Roma. La sala operativa sociale del Comune di Roma sta potenziando i propri interventi di aiuto e assistenza per le persone che non hanno un’abitazione fissa. Lo ha detto l’assessore alle politiche sociali del Campidoglio, Sveva Belviso. “Oltre alle otto unità mobili che quotidianamente effettuano percorsi nei posti maggiormente frequentati da clochard - ha spiegato l’ assessore - abbiamo previsto la presenza di personale della Sos comunale nella sede della protezione civile per garantire una più rapida comunicazione tra le due strutture e, quindi, un più efficace intervento in casi di emergenza. Il personale resterà nella sede della protezione civile comunale fino a che l’emergenza non sarà finita”.

“La scorsa notte - ha aggiunto - sono state circa 1000 le persone in difficoltà accolte nelle strutture comunali adibite all’accoglienza e sono state un centinaio i ’senza fissa dimora’ che hanno trovato rifugio nelle otto stazioni metropolitane grazie all’apertura straordinaria predisposta da Comune di Roma e Atac, con l’aiuto di Ama, della SOS e di associazioni di volontariato che hanno offerto coperte, cibo e bevande calde”.

Le previsioni. Domani la situazione tenderà a migliorare. Si avranno ancora precipitazioni su l’Abruzzo, il Molise, il Gargano; rovesci sulla Calabria tirrenica, il Trapanese, ma si assisterà ad un nuovo intenso peggioramento in serata sulla Sicilia, e sulla Sardegna, sul Levante ligure e l’alta Toscana. Domenica si avrà una nuova circolazione depressionaria con piogge e neve anche a basse quote al sud e sul versante adriatico, dal Riminese, alle Marche, alla Puglia.  

La situazione meteo attuale. Continua a nevicare un po’ su tutta la rete autostradale italiana, con disagi parzialmente ridotti grazie al lavoro di 800 lame sgombraneve e 400 mezzi spargisale di Autostrade per l’Italia. Attualmente nevica sui tratti: A1 Milano-Napoli: tra Sasso Marconi e Barberino; tra Valdichiana e Chiusi e tra Orte e Frosinone; A24 Roma-L’Aquila: tra Tivoli e L’Aquila Ovest; A25 Torano-Pescara: tra Sulmona e Bussi Popoli. Sull’A1 nel tratto tra l’allacciamento con l’A24 e la stazione di Frosinone e sulla D19 diramazione Roma Sud, nei momenti di massima intensità delle precipitazioni nevose, in accordo con la Polizia Stradale, sono stati attivati i provvedimenti di regolazione del traffico pesante per agevolare l’attività dei mezzi operativi sgombraneve e spargisale. Si consiglia di utilizzare veicoli equipaggiati per la circolazione invernale, di adottare comportamenti di guida adeguati alle condizioni meteorologhe e mantenersi aggiornati sulle condizioni della circolazione chiamando il numero 840 04 21 21 del Centro informativo Viabilità e ascoltando i canali Isoradio RAI - FM 103.3 e RTL 102.5

La circolazione. L’ondata di maltempo ha riguardato così prevalentemente l’Italia centro-meridionale. Attualmente la situazione, secondo i report della Polizia stradale si presenta così, almeno lungo solo alcune arterie: la via Appia è chiusa per neve all’altezza di Albano e di Velletri; la Via dei Laghi è chiusa per neve da Velletri e Genzano; la strada 214 è bloccata chiusa tra Sora e Frosinone; la 148 Pontina è interrotta in direzione Roma, con code tra Pontina Vecchia e Castel Romano, per la caduta di un albero.

E ancora: sull’A/3 Salerno-Reggio Calabria nevica tra Lagonegro e Lauria. Per questo, il traffico pesante diretto a Reggio Calabria viene fermato all’altezza dello svincolo di Padula Buonabitacolo (km104) e successivamente viene deviato a Lagonegro Nord (km124) sulla SS 585 per poi proseguire lungo la SS 18 con rientro in A/3 a Falerna (km304). Notizie aggiornate sulla percorribilità di autostrade e viabilità ordinaria sono disponibili tramite il Cciss (numero gratuito 1518 e sito web www. cciss. it), le trasmissioni di Isoradio ed i notiziari di Onda Verde sulle tre reti Radio-Rai.

Neve anche su Latina e Ponza. Anche Latina si è svegliata stamattina sotto un leggero manto di neve, come Cisterna e Aprilia. Il nevischio è continuato dalle 7 fino alle 9, senza grossi disagi per città. Fiocchi di neve anche nelle zone di mare e perfino sull’isola di Ponza. Sospesi da questa mattina i collegamenti tra Formia e le isole pontine. I disagi maggiori per la circolazione si sono invece verificati sulle zone collinari del Pontino, in particolare a Sezze, Norma e Sermoneta, dove la circolazione è rimasta bloccata per diverse ore e alcune strade sono state chiuse.

In Sardegna. Scuole chiuse oggi e domani a Nuoro. Il sindaco Mario Zidda ha firmato questa mattina l’ordinanza a causa delle abbondanti nevicate di queste ore. Grossi disagi in tutti i centri soprattutto per gli incauti automobilisti che nonostante il ghiaccio hanno deciso di mettersi in viaggio con le auto. Traffico bloccato vicino all’ospedale di Lanusei dove vi sono oltre un centinaio di mezzi di traverso sulla strada. Al momento è inibito il traffico ai mezzi pesanti sulla SS131, all’altezza di Bonorva (Sassari), per chi proviene da Nord e all’altezza di Tramatza (Oristano) per chi proviene da sud.

Aerei in ritardo. Ritardi fino a tre ore e mezza e un volo cancellato, quello diretto a Roma-Ciampino: sono gli effetti del maltempo, stamane, sull’aeroporto di Alghero-Fertilia dove l’insidia maggiore è stato il ghiaccio che ha bloccato le ali degli aerei. Hanno subito ritardi tutti i voli in partenza in mattinata: l’Alghero-Firenze e l’Alghero-Bologna, operati da Alitalia, previsti alle 7 e alle 7.15, sono invece decollati tra le 10 e le 10.30; quello Ryanair per Girona è partito alle 11.25 anzichè alle 8. Cancellato per accumulo di ritardi il volo, sempre di Ryanair, diretto a Roma-Ciampino. Con il passare delle ore e il progressivo innalzamento della temperatura, la situazione si è andata normalizzando.

In Basilicata. A causa del traffico, andato in tilt per un’abbondante nevicata, a Potenza, l’ambulanza del 118 non è riuscita a raggiungere un uomo di 77 anni colpito da infarto mentre era nella sua automobile nei pressi del rione Santa Maria: l’anziano, trasportato al pronto soccorso del vicino ospedale San Carlo da un’ambulanza dei Vigili del Fuoco, è morto poco dopo. Stanotte è stata chiusa al transito la strada statale n. 18 ”Tirrena Inferiore”, in Basilicata, a causa di una frana. Le intense precipitazioni atmosferiche e le condizioni meteo proibitive hanno provocato un movimento franoso con caduta di grossi massi, distaccatisi dal versante montuoso oltre le pertinenze Anas Spa, in corrispondenza del km 230,700 in località Rasi di Maratea (Potenza).

Strade riaperte. E’ stato riaperto da poco il raccordo autostradale Potenza-Sicignano (Salerno), chiuso stamani per un paio d’ore a causa della neve tra gli svincoli di Balvano e Tito (Potenza). Anche nella città di Potenza, dove non nevica più da circa un’ora, la situazione è tornata alla normalità. Secondo quanto si è appreso, non sono stati segnalati particolari problemi per la viabilità nel Potentino e sul tratto lucano dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria: per i mezzi pesanti diretti a Sud, al momento, c’è l’obbligo di uscita allo svincolo di Lagonegro (Potenza), con rientro a Falerna (Catanzaro); in direzione nord, invece, l’uscita obbligatoria è a Falerna, con rientro ad Atena Lucana (Salerno).

Pronto ANAS 841.148 .
L’Anas ricorda che in caso di nevicata in corso è sempre obbligatorio, su tutta la rete, il transito con catene montate o pneumatici da neve, raccomanda agli automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l’informazione sulla viabilità e sul traffico è assicurata attraverso il sito Anas

www. stradeanas. it

Fonte: La Repubblica

Il clima cambierà sempre tocca agli uomini adattarsi

Friday, February 12th, 2010

DUE NOTIZIE cattive e due buone. La prima notizia cattiva è che i cambiamenti climatici sono ormai inevitabili. La prima notizia buona è che se verranno portate avanti rigorose politiche di riduzione delle emissioni di gas serra i danni del riscaldamento globale possono essere contenuti entro una dimensione gestibile. La seconda buona notizia è che in molti paesi in giro per il mondo si sta già lavorando per realizzare le opere necessarie ad adattarsi ai cambiamenti climatici: argini e corsi dei fiumi risistemati per resistere a piene più violente in Gran Bretagna e Olanda; sbarramenti e risistemazioni delle zone costiere contro l’innalzamento del livello del mare in Olanda, Germania e in diverse isole del Pacifico; riconversione dell’agricoltura a culture più resistenti alla siccità in Africa; invasi per raccogliere l’acqua di ghiacciai destinati a sciogliersi più in fretta in Butan e in altri paesi asiatici; barriere forestali contro la desertificazioni in Cina. La mappa globale delle opere di adattamento progettate o già in cantiere è fitta, ma purtroppo - e questa è la seconda cattiva notizia - tra chi brilla per la sua assenza c’è proprio l’Italia.

Proprio come una pentola sotto la quale si spegne il fuoco non si raffredda immediatamente, così l’inerzia del riscaldamento globale già avvenuto, anche tagliando drasticamente le emissioni di gas serra, produrrà comunque una serie di cambiamenti nel clima che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Per questo, assieme a “mitigazione”, l’altra parola d’ordine è “adattamento”: la messa in cantiere di opere che l’Ipcc, l’organismo Onu per lo studio dei cambiamenti climatici, definisce “aggiustamenti nei sistemi ecologici, sociali ed economici in risposta a stimoli climatici attuali o previsti”. Un termine riferito “a cambiamenti in pratiche, processi o strutture per moderare o bilanciare eventuali danni o approfittare di eventuali opportunità derivanti dai cambiamenti climatici”

Eventi estremi, siccità, innalzamento del livello del mare avranno infatti importanti ricadute su industria, agricoltura, turismo e cure sanitarie. “Nonostante la riduzione delle emissioni che siamo impegnati a conseguire - spiega il Commissario uscente all’Ambiente Stavros Dimas - i cambiamenti climatici sono in una certa misura inevitabili. È pertanto essenziale che si inizi subito il lavoro con i governi, le imprese e le comunità al fine di sviluppare una strategia di adattamento complessiva per l’Ue e fare in modo che tale adattamento sia integrato nelle politiche fondamentali dell’Unione”.

La scelta di Bruxelles è stata quindi quella di pubblicare lo scorso anno un Libro Bianco. “L’Unione europea - si legge nel documento - deve prepararsi, risultati recenti indicano che l’impatto dei cambiamenti climatici sarà più rapido e più intenso di quanto previsto”. “Gli effetti avranno implicazioni diverse da una regione all’altra il che significa che la maggioranza delle misure di adeguamento va adottata a livello nazionale e regionale”.

Per questo la Commissione ha invitato i singoli governi a preparare dei piani d’azione nazionali. Sino ad oggi a presentare un documento sono state Danimarca, Finlandia, Germania, Francia, Ungheria, Olanda, Spagna, Svezia e Regno Unito. Per la maggior parte si tratta di resoconti di come e dove colpiranno i cambiamenti, ma diversi paesi hanno iniziato anche a muovere dei primi passi concreti. In alcuni casi è difficile distinguere opere che andavano comunque previste per scongiurare gli effetti catastrofici delle inondazioni o del dissesto idrogeologico da specifici interventi contro i cambiamenti climatici.

Le due cose infatti si intrecciano e non a caso i governi hanno chiesto all’Ipcc di virare il prossimo Rapporto in chiave locale, inserendo previsioni a scadenza più ravvicinata rispetto alla fotografia del Pianeta a fine secolo scattata con il IV Assestment. Si tratta, come spiega Carlo Carraro, unico italiano del Bureau Ippc, “di concentrare l’attenzione su aree geografiche molto più ristrette, grandi circa 30 chilometri quadrati per rispondere anche alle sollecitazioni della politica e delle comunità locali, che chiedono di sapere con maggiore precisione cosa accadrà, dove accadrà e quando accadrà per pianificare gli investimenti necessari all’adattamento”.

Grazie al coordinamento del Gef, il Global Environmental Fund, i primi interventi stanno iniziando a prendere corpo anche nei paesi poveri. La lista dei progetti di adattamento già avviati per un totale di circa 280 milioni di dollari comprende 19 paesi, dalla B di Bangladesh alla Z di Zambia. Piccole opere per il momento rispetto al dettagliato programma di lavori previsto ad esempio in Gran Bretagna, uno dei paesi più intraprendenti, dove è stato messo a punto anche un accuratissimo piano d’intervento sul tratto londinese del Tamigi. Ma molto di più di quanto non sia stato fatto in Italia. Malgrado il nostro paese sia unanimemente riconosciuto come uno dei più vulnerabili, tra coste a rischio di erosione, dissesto idrogeologico, desertificazione galoppante e minacce al turismo montano.

Una stima formulata nel volume curato da Carlo Carraro “Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia” ritiene che con un incremento della temperatura media di 1,2 gradi “nel 2050 si registrerebbe una perdita di benessere equivalente alla riduzione del reddito nazionale di circa 20-30 milioni di euro a prezzi correnti (…) una cifra rilevante pari ad un’importante manovra finanziaria, ma il valore sarebbe addirittura sei volte più grande nel 2100″.

Dopo la Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici convocata nel settembre del 2007, poco o nulla si è fatto per coordinare conoscenze e interventi. L’Italia, spiega Francesco Bosello, ricercatore del Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici, “soffre un grosso gap di preparazione, la nostra mappa del rischio non è stata adeguatamente aggiornata con le proiezioni delle pressioni dovute dal riscaldamento globale, così come manca una corretta organizzazione del managment. Eppure abbiamo delle eccellenze nelle ricerche su alcune minacce, come la desertificazione e gli incendi forestali”. Da noi, si sa, prevenzione non è una parola che gode di grossa considerazione. Molto meglio far vedere a tutti quanto siamo bravi a cavarcela nelle emergenze.

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  • Fonte: La Repubblica

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