Archive for the ‘appelli’ Category

Al via oggi iniziativa Legambiente ‘Spiagge e Fondali puliti’

Saturday, May 29th, 2010

Un fine settimana dedicato alla cura delle coste italiane

Roma, 28 mag. (Apcom) - Anche con il tempo incerto, oggi migliaia di volontari sono scesi in spiaggia per dare il via a ‘Spiagge e fondali puliti - Clean Up the Med 2010′, il tradizionale week-end di volontariato dedicato alla cura delle coste organizzato da Legambiente in moltissime località della Penisola, realizzato con il contributo di Unipol Gruppo Finanziario. Come ogni anno, migliaia di volontari ripuliranno le spiagge dalle tonnellate di rifiuti abbandonati ma anche gli argini dei fiumi, i laghi e, insieme ai subacquei, i fondali marini. Per facilitare il compito Legambiente distribuirà durante il week-end 20.000 shopper riutilizzabili in tela messi a disposizione da Coop Italia e circa 100.000 porta cicche messi a disposizione da Bic. Buste di plastica e mozziconi di sigaretta sono infatti sempre in testa alla classifica dei rifiuti che inquinano mari e coste anche secondo l’ultimo rapporto Unep. Ad aprire la tre giorni, questa mattina, sono stati gli alunni delle scuole aderenti al progetto Isola sotto il Mare, insieme ai volontari di Legambiente Lazio, del circolo locale di Ostia e del consorzio dei gestori della spiaggia, che si sono dati appuntamento al chiosco Mediterranea di Capocotta per la straordinaria pulizia delle dune e dei fondali antistanti.

Fonte: La Stampa

Fao. ‘1billionhungry’, al via petizione on line contro la fame

Wednesday, May 12th, 2010

Un miliardo di persone soffre la fame

Roma, 11 mag. (Apcom) - La Fao lancia oggi una grande petizione on line, che esorta la gente in tutto il mondo ad indignarsi per il fatto che circa un miliardo di persone soffre la fame. Il Progetto ‘1billionhungry’ usa immagini forti per mostrare cosa davvero può significare aver fame, mentre un linguaggio diretto ed una grafica innovativa attraggono l’attenzione sul fatto che è giunto il momento di dire basta! Icona della campagna, n fischietto giallo per esortare la gente a “fischiare” contro la fame. Una petizione mondiale fa appello ai governi affinché facciano dell’eliminazione della fame la priorità numero uno. “Dovremmo tutti essere molto arrabbiati per il fatto che altri esseri umani continuino a soffrire la fame”, ha dichiarato il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. “Se anche voi lo siete, vorrei che esprimeste questa rabbia aggiungendo il vostro nome alla petizione ‘billionhungry’che trovate su www.1billionhungry.org che siate ricchi o poveri, giovani o vecchi, nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati”, ha aggiunto. La Fao spera che la petizione trovi un’amplificazione attraverso social network come Facebook, Twitter e YouTube. Assicurando il proprio sostegno all’iniziativa, l’attore inglese Jeremy Irons ha preparato un video promozionale in cui ripete la famosa scena del film del 1976 “Quinto Potere”, di Sydney Lumet, in cui Peter Finch, che ha vinto l’oscar per questo ruolo, grida di essere molto arrabbiato, per l’appunto “mad as hell!”. Alla campagna partecipano anche l’atleta olimpico Carl Lewis, il calciatore Patrick Vieira, i cantanti Anggun, Dee Dee Bridgewater, Dionne Warwick, Fanny Lu, Mory Kanté Noa e Chucho Valdés. Su circa 1 miliardo di persone che soffrono la fame, 642 milioni vivono nella regione Asia e Pacifico, 265 milioni nell’Africa sub-sahariana, 53 milioni in America Latina e Caraibi, 42 milioni in Medio Oriente e Nord Africa e 15 milioni nei paesi sviluppati, sottolinea la Fao, precisando che la produzione agricola mondiale dovrebbe aumentare del 70% per riuscire a produrre cibo sufficiente per i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050.

Fonte: La Stampa

Meglio la borsa del sacchetto. Al via la campagna “Porta la Sporta”

Tuesday, April 20th, 2010

I sacchetti di plastica che usiamo per la spesa sono una vera minaccia per l’ambiente: basti pensare che impiegano 200 anni per decomporsi. Oltre al fatto che nei supermercati ce li fanno pagare. I Comuni Virtuosi assieme a FAI, Italia Nostra, Wwf e Adiconsum lanciano una serie di iniziative per promuovere l’uso di borse di tessuto

Si usano per portare la spesa a casa, al limite per buttarci la spazzatura e nulla più. I semplici sacchetti di plastica, innocui all’apparenza, sono invece una vera minaccia per l’ambiente. Proprio per sensibilizzare il consumatore sul peso per l’ecosistema delle buste di plastica, fino al 24 aprile si celebra la campagna “Porta la sporta” pensata, come dice il nome, per incentivare l’uso di borse di tela e di tessuto.

La settimana nazionale di Porta la sporta viene promossa dall’associazione dei Comuni Virtuosi, dal WWF, da Italia Nostra, dal FAI e da Adiconsum ed è l’evento più importante legato all’omonima campagna lanciata nel marzo 2009 dall’associazione Comuni Virtuosi. Per l’occasione sono previste numerose iniziative in più di cento comuni e in oltre duemilacinquecento punti vendita di varie catene della grande e media distribuzione presenti in Italia (maggiori dettagli sul sito).

Perché modificare le proprie abitudini e abbandonare i sacchetti? I vantaggi nell’abbandono della plastica sono di vario genere. Innanzitutto c’è l’aspetto ambientale: si calcola che per produrre la plastica si usa circa l’8% del petrolio estratto annualmente. Dell’intera produzione della plastica (200 milioni di tonnellate l’anno), circa la metà è usata per imballaggi e articoli monouso. I soli sacchetti, usati nella quantità di 100 miliardi l’anno nella sola Europa (15 miliardi in Italia), ci mettono 200 anni per decomporsi e sono tra le principali cause dell’inquinamento dei mari e della morte di diverse specie di volatili e fauna marina.

Se l’aspetto ambientale non basta, ci si può concentrare su quello economico: in molti supermarket i sacchetti si pagano circa 5 centesimi l’uno, un costo che moltiplicato per tutte le volte in cui si fanno compere può far superare i 20 euro annui a testa. Anche quando i sacchetti sono gratuiti c’è in realtà una spesa del distributore che viene indirettamente riversata sul consumatore attraverso i prezzi dei prodotti. Aggiungendo i costi dello smaltimento dei rifiuti, che gravano su ogni cittadino, si capisce bene come il passaggio alla sporta non porti che fattori positivi.

Sacchetti biodegradabili? Non convincono tutti
Il problema del costo sociale dei sacchetti è stato affrontato anche a livello normativo. Una disposizione decisa dall’Unione europea ha messo fuori legge i sacchetti di plastica di plastica (polietilene), ma in Italia la decisione sulla sua applicazione è slittata al 2011. Al posto del polietilene dovrebbero entrare in circolazione i sacchetti in materiale biodegradabile. Questi prodotti non convinono e tuttavia l’associazione dei Comuni Virtuosi promotrice di Porta la sporta, poiché si tratta sempre di confezioni usa e getta che non modificano la cultura dello spreco e la cui produzione implica comunque un consumo energetico non indifferente.

La spesa verde. Per fare compere ecologicamente attente basta seguire pochi consigli: acquistare prodotti alla spina o sfusi, evitare gli imballaggi inutili, prediligere le confezioni famiglia (che costano anche meno), programmare in anticipo la spesa settimanale per evitare di dover buttare il cibo e preferire l’acqua di rubinetto a quella imbottigliata (le case dell’acqua possono essere d’aiuto. Naturalmente è poi necessario portarsi dietro tante buste di tela quante ne servono. Per esercitarsi è sempre possibile usare il “carrello virtuale” realizzato dal WWF.

La “Sporta fai da te”. Per chi è in grado di usare una macchina da cucire senza causare danni, il sito dell’iniziativa ospita una serie di guide, anche video, per aiutare nella realizzazione manuale di una borsa di tela. I modelli presenti sono sei (sacco, fashion, a soffietto ecc): una gamma di scelta che permette ancora una volta di distinguersi da chi usa gli anonimi e omologati sacchetti.

Fonte: Kataweb

30 anni di radici…adesso respiriamo!!! Dona il 5 x 1000 a Legambiente

Sunday, April 18th, 2010

Per festeggiare i nostri 30 anni abbiamo pensato di regalarci un po’ di ossigeno!
Grazie al tuo sostegno contribuirai alla realizzazione di un bosco all’interno del Parco nazionale del Gargano, area che negli ultimi anni è stata vittima di numerosi e devastanti incendi.

Non costa nulla, proprio come l’aria che respiriamo, allora aiutaci a migliorarla!!! Bastano la tua firma e il codice fiscale di Legambiente.

Il codice fiscale di Legambiente 80458470582

Anche quest’anno è possibile destinare il 5 per mille a beneficio delle Onlus e del volontariato, una formidabile formula di sostegno per la nostra associazione a costo zero! È un meccanismo simile all’8 per mille ma non lo sostituisce, si può decidere di destinare entrambe le quote. Non c’è nessuna imposta in più da pagare. Se non viene espressa alcuna scelta, la quota rimane allo Stato.

Scarica i nuovi banner 5 per mille. Per averli sul tuo sito è semplice: segui le istruzioni

Invia la cartolina del 5×1000 ai tuoi amici

 

Perché scegliere Legambiente

Scegliendo di destinare a Legambiente il 5 per mille 2010 ci aiuterai a sostenere un progetto di riforestazione nel Parco nazionale del Gargano, area che negli ultimi anni è stata vittima di numerosi e devastanti incendi.

30 anni di radici…adesso respiriamo!!!

Un albero è in grado di assorbire 2,8 tonnellate di CO2 uno tra i principali gas responsabili del riscaldamento della terra. Prova a immaginare 10, 100, 1000 alberi in più, significa contribuire concretamente a migliorare la qualità  dell’aria che respiriamo.
E’ una grande occasione che abbiamo il potere di fare!

 

I primi 30 alberi ce li mettiamo noi, voi potete fare il resto grazie al 5×1000 !!

Come si fa?

E’ semplice: nella dichiarazione dei redditi - sul modello 730, sull’Unico 2010 o sul CUD - basta firmare nello spazio riservato alle onlus in alto a sinistra e inserire il codice fiscale di Legambiente 80458470582

 

Per chi presenta il CUD: troverai una scheda apposita per la scelta dell’8 per mille e del 5 per mille. Nel riquadro in alto a sinistra (“Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997 “) firma e inserisci il codice fiscale di Legambiente 80458470582. La scheda così compilata va consegnata in busta chiusa in banca, o alle poste, o al commercialista, o al proprio CAF, o ad altro soggetto abilitato; la busta deve recare l’indicazione “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”, il codice fiscale, il cognome e nome del contribuente;

 

Tutti possono destinare il 5 per mille a Legambiente: con la dichiarazione dei redditi, sul modello 730, sull’Unico 2010 o sul CUD, firma nello spazio riservato alle onlus (in alto a sinistra) e inserisci il codice fiscale di Legambiente 80458470582

 

riquadro_firma_Azzurra

 

Per chi presenta l’Unico o il 730: all’interno del modulo troverai una sezione dedicata al 5 per mille. Nel riquadro in alto a sinistra (“Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997 “) firma e inserisci il codice fiscale di Legambiente (80458470582).

 

firma_azzurra

Altre informazioni utili sul 5 per mille

Per maggiori informazioni visita il sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it), scrivi a sostieni@legambiente.it oppure chiama il numero 06-86268423

 

Il codice fiscale di Legambiente è: 80458470582

 

Guarda i video dei testimonial del 5×1000

Fonte: La Repubblica

Esperta britannica propone “ecocidio” come crimine contro pace

Sunday, April 11th, 2010

Higgins è un’avvocatessa da tempo impegnata su ambiente per l’Onu

 

Roma, 10 apr. (Apcom) - Una campagna per dichiarare la massiccia distruzione degli ecosistemi un crimine internazionale contro la pace - alla stregua del genocidio - è stata lanciata nel Regno Unito da un avvocato da tempo in prima linea sui fronti dell’ecologia. Ne dà notizia l’edizione online del The Guardian. Polly Higgins, questo il nome della legale, ha proposto all’Onu di far diventare il termine “ecocidio” il quinto “crimine contro la pace” che in quanto tale potrebbe essere perseguito dalla Corte penale di giustizia (Icc). “Ecocidio è in essenza l’antitesi della vita”, ha dichiarato Higgins, citata dal Guardian. Ex avvocato del lavoro, Higgins vanta già un successo con l’Onu con la sua Dichiarazione universale dei diritti del Pianeta, ricalcata su quella dei diritti umani. La parola “ecocidio” esiste già sui dizionari ma la Higgins ne ha formulato una nuova definizione: “La distruzione estensiva, il danno o la perdita di ecosistemi di un dato territorio da parte di agenti umani o altre cause ad un livello tale da compromettere seriamente il pacifico godimento degli abitanti di questo territorio”. La sua argomentazione presentata all’Onu è una semplice equazione: l’estrazione conduce all’ecocidio, che porta al depauperamento delle risorse, che porta ai conflitti”. Pertanto l’ecocidio, secondo Higgins, che gode per altro di un largo seguito all’Onu e all’Ue, ha tutto il diritto di diventare a pieno titolo il quinto crimine contro la pace, dopo il genocidio, i crimini di guerra, di aggressione e contro l’umanità.

Fonte: La Stampa

Appello Ban Ki-Moon per salvare lago di Aral

Thursday, April 8th, 2010

La drammatica riduzione del Lago d’Aral, in Asia centrale, una delle catastrofi ecologiche più eclatanti del mondo, è arrivata ai più alti livelli dell’Onu: il segretario generale Ban Ki-Moon, su richiesta delle popolazioni locali, ha invitato i Paesi dell’Asia centrale a lavorare insieme per risolvere il problema. La superficie del lago salato, che fino agli anni Sessanta era il quarto più grande del mondo (68.000 km quadrati, pari a quattro volte il Lazio), si è ridotta da allora di oltre il 70%, a causa dei sconsiderati progetti agricoli sovietici: per irrigare le risaie in Uzbekistan era stato deviato il corso dei fiumi che lo rifornivano. Addirittura, nel 1990, il lago si è diviso in due laghi più piccoli, uno a sud, nell’Uzbekistan, e uno a nord, nel Kazakistan. Oggi gran parte dell’area un tempo occupata dal lago è una distesa desertica, salata, inquinata e battuta da tempeste di sabbia. L’acqua dolce scarseggia, la pesca è in crisi e gli abitanti che vivono nella zona sono fra i più poveri della regione. Ban Ki-Moon ha sorvolato il lago in elicottero, commentando: “Sono rimasto scioccato. È senza dubbio uno dei peggiori disastri ambientali al mondo. Invito i leader di tutti i Paesi dell’Asia centrale a trovare insieme una soluzione. Tutte le agenzie interessate dell’Onu forniranno l’assistenza necessaria”. “Dobbiamo proteggere meglio l’ambiente e salvaguardare il pianeta Terra in modo che le generazioni future possano vivere in modo sostenibile in un ambiente più ospitale”, ha aggiunto Ban, che ha concluso: “È un imperativo morale e politico”. Copyright APCOM

In India, una legge sul riso per sfamare i più poveri

Monday, March 22nd, 2010

La grave siccità e l’aumento dei prezzi aveva ritardato l’avvio del provvedimentodi RAIMONDO BULTRINI

 

In India, una legge sul riso per sfamare i più poveri

BANGKOK - Prima la siccità che ha colpito più del 50 per cento delle campagne indiane. Poi è arrivato l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, schizzati del 16,3 per cento dal marzo del 2009. Sono stati gli ultimi campanelli d’allarme suonati nelle stanze del Congresso di Delhi, che aveva promesso misure a favore dei poveri in tutti i comizi elettorali, ma senza ancora mantenerle. Ieri il ministro dell’Agricoltura Sharad Pawar ha confermato le anticipazioni della stampa indiana sul disegno di legge destinato a offrire 25 chili di riso o di grano al prezzo calmierato di 3 rupie (0,04 euro) per gli indiani al di sotto del livello di povertà. Lo ha preparato e sottoposto al governo un comitato di ministri tecnici che ha dovuto calcolare l’impatto sull’economia di un provvedimento destinato a sfamare oltre 300 milioni di persone. L’esecutivo di Manmohan Singh e Sonia Gandhi deciderà la settimana prossima se spedirlo in Parlamento o applicare delle modifiche. Si parla anche di un ulteriore sconto alla fascia di popolazione che la burocrazia definisce AAY (i poveri tra i poveri), per la quale il prezzo potrebbe scendere fino a due rupie.

Le promesse pre elettorali. Era comunque un provvedimento molto atteso, anche perché la legge faceva parte delle promesse principali dell’agenda elettorale del partito del Congresso. E dopo i ritardi legati alla siccità e all’aumento dei prezzi, la stessa presidente della Repubblica Pratibha Patil aveva richiamato l’attenzione del governo sulla necessità di mantenere fede agli impegni pre elettorali. Le prime reazioni al provvedimento, anche da parte dei critici del Congresso, sono state dunque positive, considerando che per la prima volta la vecchia National Food Security Bill, la legge per la sicurezza alimentare, potrebbe davvero essere uniformata in tutto il Paese. Finora infatti in molte parti dell’India il prezzo era ben più alto di quello stabilito da Delhi, e ogni Stato adottava una politica diversa secondo l’influenza delle varie caste al momento del voto. Inoltre il provvedimento riconosce decisamente che la sicurezza alimentare è una vera emergenza nazionale

Le cifre di una strage. In India i costi delle politiche che finora hanno sottovalutato il fenomeno sono stati altissimi. Dalle statistiche della malnutrizione, risulta che il 37 per cento della popolazione ha una massa muscolare al di sotto dello standard. Secondo gli ultimi rapporti delle Nazioni Unite 2,1 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono per malattie legate alla carenza di proteine e vitamine della crescita, quattro al minuto. Un milione cede prima dei sei giorni di vita, mille al giorno soccombono alla diarrea. Sono cifre che il governo ha soppesato attentamente prima di delegare la Commissione nazionale per la sicurezza alimentare a occuparsi delle tre produzioni chiave per la sussistenza: il grano, il riso e i legumi. Decine di miliardi di rupie sono stati spesi per acquistare i semi di qualità da distribuire a prezzi politici, mentre le agenzie governative acquistavano grandi stock di prodotto e i responsabili del Commercio estero bloccavano l’export per destinarlo al mercato interno.

Le piogge monsoniche disertano. A fare da detonatore della crisi è stata la più bassa percentuale di piogge monsoniche degli ultimi 40 anni, possibile conseguenza del surriscaldamento atmosferico. Fin dall’ottobre scorso, gli acquisti di riso da parte dei contadini erano caduti del due e mezzo per cento, da 24,9 a 24,3 milioni di tonnellate in cinque mesi. Ora la nuova legge accelererà la drammatica corsa contro il tempo per tentare di evitare una crisi alimentare dalle conseguenze disastrose per uno dei paesi più popolosi del mondo, nonché la terza più grande economia dell’Asia.

Fonte: La Repubblica

Acqua privata, è rivolta tra piazza e referendum

Tuesday, March 9th, 2010

La rivolta contro la privatizzazione dell’acqua ha la faccia tranquilla del sindaco di Anghiari Danilo Bianchi. Bianchi ha 51 anni e dal 2002 guida il piccolo comune in provincia di Arezzo. Ha assunto la carica tre anni dopo l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica. «Da noi sono arrivati i francesi della Suez».

Controllano la Nova Acque con il 46%. Il resto è nelle mani degli enti pubblici. «Che non contano nulla». Suez si sceglie gli amministratori, quantifica gli investimenti, strozza i comuni che serve. E soprattutto decide le tariffe idriche. In otto anni di mandato il sindaco le ha viste lievitare del 150%. La faccia tranquilla di Bianchi era una delle tante che ieri affollava la sala Di Liegro al secondo piano del palazzo della Provincia di Roma. Il sindaco fa parte del «Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico».

È nato nel novembre del 2008. E cioè qualche mese dopo l’approvazione della legge 133 o legge Tremonti, primo passo verso la privatizzazione dell’acqua, e un anno prima del decreto legge 135, Fitto-Ronchi, che toglie completamente la gestione delle risorse idriche al pubblico. Al movimento hanno aderito un centinaio di sindaci, di tutti i colori. Ieri si sono ritrovati per dare vita allo loro assemblea nazionale. Con un duplice scopo: promuovere la manifestazione pubblica del prossimo 20 marzo a Roma («Fuori l’acqua dal mercato, fuori il profitto dall’acqua»), ma soprattutto lanciare la campagna referendaria, assieme a un vasto movimento di associazioni, contro la cessione delle risorse idriche ai privati.

Con questi tempi. «Il 24-26 marzo - spiega Corrado Oddi, sindacalista Cgil e membro del Forum dei movimenti italiani per l’acqua pubblica - porteremo i quesiti in Corte di Cassazione, dopo le regionali partirà la raccolta delle firme, e si andrà a votare nel 2011». I quesiti sono tre. E sono stati redatti dai giuristi Alberto Lucarelli, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Stefano Rodotà. Il primo chiede l’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133 del 2008, cioè l’architrave su cui poggia la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporto pubblico). Il secondo propone la cancellazione dell’articolo 150 del decreto 152 del 2006 (o codice ambientale) che individua le forme di gestione e affidamento del servizio idrico. Il terzo, più specifico, vuole invece l’abrogazione dell’articolo 154 del già citato decreto 152, nella parte in cui parla «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» nella determinazione del sistema tariffario.

Un modo per toglie il profitto dall’investimento. E far scappare i privati. Cosa non facile. Vito Ferrantelli ci sta provando da tempo. Ha 50 anni e vive a Burgio, paese di tremila anime in provincia di Agrigento. È sindaco da appena un anno. Un anno intenso. Nel quale ha impedito di mettere le mani sull’acquedotto locale bloccando fisicamente i commissari regionali. E come lui altri venti sindaci della zona. Che hanno anche promosso un progetto di legge di iniziativa popolare in discussione all’Assemblea Regionale. Un progetto sottoscritto da 116 comuni. La faccia tranquilla della rivolta.

Fonte: L’Unità

Earth hour, il 27 marzo il mondo si “spegne” per un’ora

Thursday, March 4th, 2010
Da Cape Town a New York si spengono i grandi monumenti
ROMA
La sera del 27 marzo, alle 20.30, i simboli del pianeta si spegneranno per un’ora e milioni di persone di ogni continente si uniranno nello stesso gesto per chiedere che il mondo si unisca per affrontare il problema del riscaldamento globale.In occasione dell’Ora della Terra, sono pronti a spegnersi, fa sapere il Wwf, la Cn Tower di Toronto, il Table Mountain a Cape Town, il Gran Palace di Bangkok e il secondo edificio più alto del pianeta, il Taipei 101. Negli Stati Uniti, si spegneranno il Golden Gate, l’Empire State Building, il Monte Rushmore e le luci di Las Vegas. Anche alcune delle maggiori metropoli del mondo saranno al buio per un’ora, sottolineando il proprio impegno per lo sviluppo sostenibile e incoraggiando i propri cittadini nell’adottare pratiche a basso impatto di C02.A Londra, si attenueranno le luci del London Eye, la grande ruota panoramica che campeggia lungo il Tamigi, così come il grande pannello luminoso della Coca Cola a Piccadilly Circus. Hiroshima sarà la prima città giapponese che mostrerà il proprio impegno nella lotta ai cambiamenti climatici spegnendo le luci del Peace Memorial. Anche in Italia alcuni dei monumenti più importanti si spegneranno.

«Con un’ora di buio per Earth hour-Ora della Terra - dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia - le città si fanno portavoce dell’aspirazione dei propri cittadini a vedere davvero il mondo finalmente agire nella lotta ai cambiamenti climatici».

L’appello di “Libertà e Giustizia” “Coi soldi del Ponte fermiamo le frane”

Thursday, February 25th, 2010

L’associazione Libertà e Giustizia lancia un appello contro la costruzione del Ponte sullo Stretto. “Le polemiche sulla costruzione del Ponte sullo stretto di Messina sono note. Come le contrarietà espresse dalla comunità scientifica, da amministratori locali e autorità statali. Intanto, frana la Calabria e frana la Sicilia. Proprio le due regioni sulle cui spalle dovrà appoggiarsi il Ponte. Che fare? L’unica decisione, in questa fase storica, sarebbe quella di bloccare quell’informe cantiere che il 23 dicembre è stato aperto in sordina (forse per vergogna) nei pressi di Cannitello, sul versante calabrese, spacciandolo per la “prima pietra” del Ponte. È la proposta che ‘Libertà e Giustizia’ si sente di avanzare al mondo politico, alla comunità scientifica, agli amministratori, agli imprenditori, al mondo accademico e culturale dell?intero Paese.

“Si dia vita, non al Ponte, ma a quel Piano urgente di prevenzione e difesa del suolo di cui il Paese ha bisogno. Quel Ponte, altrimenti, crescerebbe sui “piedi di argilla” ricordati da Bertolaso. Anche ammettendo che possa essere una delle meraviglie del mondo (ipotesi, peraltro, discutibile), il Ponte esalterebbe il disastro del famoso “sfasciume pendolo” di cui scrisse Giustino Fortunato. La prima pietra del Ponte gettiamola in mare prima che ci cada sulla testa”.

Per firmare l’appello, clicca qui

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