Archive for the ‘Animali’ Category

2009 ANNO GORILLA, TUTELA HABITAT ANCHE PER IL CLIMA

Tuesday, December 2nd, 2008

 Dopo l’anno della tartaruga e quello del delfino, nel 2009 arriva l’anno del gorilla. L’iniziativa, lanciata dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e Convenzione sulle specie migratrici (Cms) oggi alla Fao, ha come obiettivo quello di mobilitare governi, imprese, società civile, per la difesa delle ultime popolazioni di gorilla in Africa.

Una campagna che in termini economici, secondo Robert Hepworth, segretario esecutivo del Cms, dovrebbe portare a raccogliere “almeno mezzo milione di euro entro la fine dell’anno”. Tutelare le aree dove vivono questi animali potrebbe anche diventare uno strumento utile nella lotta ai cambiamenti climatici.

Stando ad un’anticipazione dell’Atlante su carbonio e biodiversità che l’Unep lancerà a Poznan, dove si tiene la Conferenza Onu sul clima, venerdì prossimo, aree come le montagne dell’Africa orientale, come Ruanda e Uganda, e le foreste della Guinea, racchiudono 18 miliardi di tonnellate di carbonio, cioé il 6% del totale di quello stoccato nell’Africa tropicale. E aree come Ruanda e Uganda sono zone chiave per la tutela dei gorilla.

Centocinquanta balene pilota spiaggiate sulle coste della Tasmania

Monday, December 1st, 2008

I volontari ne hanno contate 150, molte più - anzi il doppio - del numero fornito dalle autorità: sono le  balene pilota che sono morte arenate sulle spiagge della Tasmania. Difficile arginare il massacro di cetacei, che passano di fronte alle coste della Tasmania durante i loro spostamenti verso e dall’Antartico, iniziato già la scorsa settimana sono riusciti a salvare una trentina di balene guidandole con le barche di nuovo a largo.
Le balene pilota sono tra gli esemplari più piccoli di cetacei, arrivando ad una lunghezza massima di sette metri ed 1,8 tonnellate di peso..Gli scienziati non sono riusciti ancora a compredere precisamente le cause degli spiaggiamenti di massa di balene che si verificano periodicamente sulle coste dell’Australia. “Ci sono dei periodi in cui abbiamo spiaggiamenti ogni dieci giorni” ha dichiarato uno dei ‘ranger’ dello stato insulare che fa parte dell’Australia.

Pappagalli “born in Uk”

Sunday, November 30th, 2008

SONO passati dai 1500 esemplari del 1996 agli attuali quasi 20mila. La colonizzazione della Gran Bretagna da parte dei pappagalli sta procedendo a ritmi sbalorditivi. Una velocità che ha indotto la Bto, una delle più prestigiose società ornitologiche inglesi, a richiamare l’attenzione delle autorità. “Ormai sono di gran lunga più numerosi di molte specie autoctone come il barbagianni, il picchio e il martin pescatore, provocando in alcuni casi seri danni all’agricoltura”, spiega John Tayleur al quotidiano Telegraph. L’invito dell’associazione è a monitorare con attenzione la situazione, ma al momento non sarebbe ancora necessario intervenire in maniera drastica. “Per ora - aggiunge Tayleur - sono concentrati in alcune zone specifiche del paese come la periferia occidentale di Londra e il Kent”.

A dare vita a queste prolifiche colonie sono stati esemplari riusciti a fuggire dalle loro gabbie una volta arrivati dall’India e dal Sudamerica come animali da compagnia. “Ma poi si sono adattati meglio degli altri al riscaldamento climatico in atto e sembrano anche essere più veloci della concorrenza nel predare le bacche e i semi che ne compongono l’alimentazione”, precisa ancora l’esperto della Bto.

Secondo un’altra associazione ornitologica britannica, la Rspb, le specie autoctone messe in minoranza dai pappagalli sono ormai una cinquantina. Per ora questo boom demografico non si è ancora tradotto in un danno, ma il rischio è in agguato. “I motivi del loro declino non sono legati all’ascesa dei pappagalli”, chiarisce la Rspd, precisando però che se l’area della colonizzazione dovesse ampliarsi ulteriormente la situazione allora potrebbe diventare decisamente più grave. Altri studi sono più pessimisti e ritengono che le specie esotche stiano già causando grosse difficoltà in particolare ai picchi, con i quali sono in competizione per la scelta degli alberi dove nidificare.

La diffusione dei pappagalli nelle aree metropolitane è un fenomeno documentato anche in Italia, seppure con numeri minori. “Stime precise - dice Marco Gustin della Lipu - non ne esistono, ma possiamo immaginare una popolazione di qualche migliaio di esemplari. Si tratta soprattutto di parrocchetti monaci e del collare. Per ora convivono tranquillamente con i nostri passeriformi. Non rappresentano un minaccia perché si sono diffusi a macchia di leopardo e non sono ancora abbastanza per fare danni seri. Se dovessero dilagare si tratterebbe però di una situazione difficile da gestire”.

CODE TAGLIATE AI CANI, “NOI VIGILIAMO”!

Friday, November 28th, 2008

 L’Ordinanza del Ministero della Salute del 12 dicembre 2006 vieta il taglio delle orecchie dei cani , per le code la ammette, su pressione dell’ENCI solo per i cani classificati Fci e solo se effettuata da un veterinario nei primi giorni di vita.
Gli amanti degli animali, coloro che li rispettano, condannano una morfologia del cane basata sui bisturi e gli artifici del parrucchiere, si augurano che queste barbarie, indegne di un Paese civile, vengano definitivamente escluse dalla futura ordinanza ministeriale.
E’ vergognosa che l’Italia debba ancora recepire una Convenzione del Consiglio d’Europa di divieto che risale addirittura al 1987.
Per far partecipare i cani alle esposizioni e vincere si fa’ di tutto oltre che tagliare code e orecchie: si rinchiudono i cani di piccola taglia a pelo lungo in piccolissime gabbie o trasportino, veri e propri luoghi di tortura, impacchettando il pelo a ciocche, liberati ( dopo trattamenti al pelo di ogni sorta)vengono fatti correre velocemente per 3 minuti per poi essere rinchiusi nuovamente; ad interventi estetici per tatuare la rima palpebrale di nero, operazioni per modificare le code o per inserire silicone nel labbro. Tutto per farli diventare “campioni” e poter vendere ” figli di campioni”.
Da anni molti allevatori, tra cui quelli facenti parte della “Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani”, dai cui interventi ci siamo documentati, si battono contro queste caricature tristi ed avvilite di cani di razza. Ricordiamoci che nelle esposizioni che si svolgono in Inghilterra, patria della cinofilia mondiale, si possono usare solo pettine o spazzola non soffiatori di aria, piastre riscaldate, polveri sbiancanti o liquidi per annerire il tartufo come da noi.

Nella nostra Regione, purtroppo, i casi di amputazioni sono ancora numerosi, il 23 febbraio us ha addirittura vinto, in Ancona, ad un raduno del cane corso, uno juniores amputato. Una nota clinica veterinaria di Fabriano alla richiesta di spiegazione sull’amputazione delle orecchie di un dobermann ha risposto che l’intervento era stato fatto perché era stato morso da un altro cane (in ambedue le orecchie) , non risulta traccia di denunce al padrone di tale “feroce” ed “esperto”cane, si ha notizia di cuccioli di dobermann amputati in Ancona su richiesta dei loro padroni . Amputare le orecchie ad un cane causa gravi danni ad un apparato sensibile come quello auditivo, tagliare la coda inibisce la sua capacità di interazione con gli altri cani.
Si parla tanto di cani pericolosi, morsicatori e c’è chi modifica il proprio cane persino fisicamente per farlo “apparire” più feroce, sono spesso gli stessi padroni che costringono i loro animali a diventare “cattivi” attraverso addestramenti e coercizioni fisiche e mentali per poi farli abbattere quando “inspiegabilmente” mordono.
Il CAARM fa’ un appello agli Ordini Veterinari regionali affinché vigilino sui loro associati, al Servizio Veterinario regionale perché si attivi per un maggiore rispetto della legge, alla Sottosegretario alla Salute Francesca Martini e alla Senatrice Silvana Amati così attente a queste tematiche affinché siano prese adeguate iniziative legislative in campo nazionale.
Le Associazioni animaliste, da canto loro, sono pronte ad intraprendere opportune azioni legali che, è bene non dimenticare, sono di natura penale.

La Presidente del Caarm
Anna Maiorani
caarm.marche@gmail.com - www.caarm.it
Fonte Animali & Animali

Il Furby esiste davvero: vive in Indonesia

Thursday, November 27th, 2008

Un minuscolo primate che si credeva estinto, lungo poco più di 10 centimetri, dal peso di 60 grammi circa e con due occhi enormi, nell’aspetto molto simile a un Furby (il peluche intelligente, molto popolare negli anni ‘90, che a sua volta ricorda un po’ i teneri Mogwai, protagonisti del celebre film Gremilns) è stato ritrovato nelle montagne dell’isola Sulawesi, in Indonesia.

LA SCOPERTA - Un team di antropologi della Texas A&M University ha infatti catturato e successivamente rimesso in libertà ben tre esemplari di Tarsio pigmeo (due maschi e una femmina, oltre a un quarto solamente avvistato) nel corso di una spedizione nel Lore Lindu National Park. Erano più di 80 anni che l’animaletto notturno, talmente piccolo da stare in una mano, era dato per estinto.

IL PRECEDENTE - In passato altri gruppi di scienziati lo hanno cercato, e a quanto pare solamente una coppia di ricercatori ne aveva trovato uno, casualmente, otto anni fa durante una ricerca che nulla aveva a che vedere con il Tarsio pigmeo. Per questo motivo gli esperti dell’Università texana erano partiti alla volta dell’Indonesia con pochissime aspettative, come ha raccontato su Scientific American Sharon Gursky-Doyen, responsabile della scoperta.

 
 

 

I TRACCIATI – Prima di essere nuovamente affidati al loro ambiente naturale, i tre esemplari catturati sono stati dotati di un collarino a radiofrequenze che consentirà agli scienziati di monitorarli e seguirli a distanza. E proprio mentre cercava di applicare il collare a uno di loro la ricercatrice s’è guadagnata un bel morso a un dito: «Mi ha fatto davvero male, ma è stata colpa mia», ha detto la Gursky-Doyen, spiegando che non è facile mettere un collarino a un animaletto dai dentini aguzzi in grado di ruotare la testa di 180 gradi…

Alessandra Carboni

Basta soldi ai circhi che usano animali

Tuesday, November 25th, 2008

Cresce nel Paese l’avversione all’utilizzo degli animali all’interno di circhi e spettacoli viaggianti. E mentre alcuni sindaci hanno già provveduto ad emanare in proprio normative specifiche che vietano l’insediamento dei tendoni dei circensi nei propri territori qualora sia previsto l’utilizzo di animali in scena, è ora il Parlamento che sceglie di mettere mano alla materia con l’obiettivo di arrivare ad una progressiva, ma anche piuttosto rapida, scomparsa dei circhi equestri. Mai più imprese di domatori o parate di elefanti ballerini, dunque: il futuro del circo dovrà essere tutto nelle mani di clown, acrobati e trapezzisti.

NORME BIPARTISAN - E’ la deputata del Pdl Gabriella Giammanco la capofila di questa mobilitazione di parlamentari che, provenienti da tutti gli schieramenti, stanno lavorando ad un progetto di legge che metta la parola fine alla presenza di bestie più o meno feroci nelle piste e nelle gabbie dei circhi italiani. A sostegno dell’iniziativa ci sono anche la Lega Antivivisezione e l’Ente nazionale per la protezione animali, che da tempo si battono per una evoluzione dell’arte circense che come già avviene in molti casi, l’esempio più eclatante è quello del Cirque du Soleil, riesce a ottenere un grande successo anche facendo a meno degli animali. Non a caso i presidenti delle due associazioni erano presenti alla Camera alla presentazione ufficiale delle nuove norme. E con loro anche due personaggi conosciuti al grande pubblico e da tempo impegnati sul fronte della tutela degli animali: Licia Colò e Giorgio Panariello.

CIRCHI SENZA ANIMALI - «Questa proposta non è contro gli spettacoli circensi - ha detto l’on. Giammanco -, ma oggi il circo sopravvive grazie allo Stato che lo finanzia e penso che proprio quest questa ragione etica debba rispettare gli animali e la loro natura». «Il circo senza animali - secondo la parlamentare - non solo è possibile ma è necessario per recuperare un rapporto tra uomo e natura, tra bambini e animali».. In base alla nuova normativa, il cui iter è al momento alle fasi iniziali (il testo è all’esame della commissione Cultura che sta provvedendo a recepire le norme analoghe contenute in altre proposte di legge già giacenti in Parlamento), le risorse del Fondo unico per lo spettacolo andranno solo ai circhi e agli spettacoli viaggianti che non utilizzano animali. Non solo: si prevede di vietare l’ingresso in Italia ai circhi stranieri che contemplano l’utilizzo di animali e si annuncia l’istituzione di una commissione presso il ministero dell’Ambiente, che si occupi di gestire la dismissione graduale degli animali già attualmente «in servizio» nei circhi, occupandosi di individuare le migliori sistemazioni alternative.

 
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PANARIELLO E COLO’ - «Finalmente si fa qualcosa - ha detto Panariello - e questo non sighificherà perdere lo spettacolo, basta appunto guardare al successo del Cirque du Soleil, che dimostra come si possa vivere di circo anche senza animali». «Ho avuto la fortuna di vedere gli animali in natura - ha detto invece Licia Colò - e anche se alcuni grandi circhi dicono che gli animali sono un bene prezioso, il fatto stesso di averli privati della libertà è sufficiente a farmi sostenere che non debbano essere impiegati».

LA POSIZIONE DEI CIRCENSI - E l’idea non sarebeb poi così lontana dal tradursi in realtà: «Il mondo del circo ha già compiuto il 90% del cammino in questa direzione» ha detto Antonio Buccioni, vicepresidente Agis. Tuttavia l’ente circhi continua a sostenere la bontà della presenza degli animali negli spettacoli e nel proprio sito Internet dedica un’apposita sezione alla questione, spiegando come le moderne tecniche di addestramento e le condizioni di vita degli animali utilizzati negli show siano orientate al loro benessere psico-fisico. Una tesi opposta a quella che ha ispirato la legge, richiamata anche nella premessa del provvedimento, dove si legge tra l’altro che l’uso di animali ha confinato i circhi «nel vicolo dell’anacronismo»: «Per la loro intera esistenza - è scritto nella pdl 1564 presentata alla Camera lo scorso 30 luglio - gli animali sono obbligati in angusti spazi, in molti casi con l’ausilio di mezzi coercitivi, quali le catene, tipici dei peggiori orrori della tortura. Da tale deplorevole situazione gli animali sono svincolati solo per eseguire a comando, spesso sotto il giogo della frusta, esercizi contrari alla loro natura. La violenza perpetrata nei confronti degli animali è continua, dalle condizioni di detenzione al trasporto in container per finire con l’addestramento finalizzato a soggiogare l’animale alla volontà dell’uomo». E ancora: «Per imparare gli esercizi dello spettacolo gli animali subiscono addestramenti basati su violenze fisiche e psichiche che mortificano la loro natura». Di qui la decisione di mettere in atto un forte deterrente, forse l’unico realmente efficace, alla continuazione di tali pratiche: il taglio dei contributi statali.

A. Sa.
Fonte: Corriere della Sera

La strage danese dei delfini Calderones

Friday, November 21st, 2008
Nelle Isole Feroe, appartenenti alla Danimarca, ogni anno si verifica una spaventosa mattanza di delfini Calderones, una specie considerata molto intelligente e che ha perciò la tendenza ad avvicinare l’uomo spinto dalla curiosità e, forse, dalla voglia di stabilire un contatto.
Ma le creature che si trovano di fronte sono centinaia giovani uomini che vogliono dimostrare, con arpioni, lance e asce, di aver raggiunto l’età adulta con una mattanza chocante.

Tratta dei cuccioli dall’Est, un business da 300 milioni di euro

Friday, November 21st, 2008

 Si chiamano Gino, Nanà e Heidi e sono tre cagnolini fortunati. Perchè? Semplicemente perché sono vivi. E da qualche tempo sono affidati alle cure dei volontari della Lega anti-vivisezione (Lav) che presto troveranno loro anche delle famiglie che li possano accogliere in casa. La stessa fortuna non tocca però a decine di migliaia di cani e gatti nati in «cucciolifici» più o meno legali collocati da qualche parte in Paesi dell’Est europeo, strappati alla madre in tenerissima età e costretti a 30/40 giorni di vita a subire lo stress di un lungo viaggio attraverso varie nazioni, rinchiusi in scatole di cartone e gabbiette stipate nei bagagliai delle auto o nel cassone di un furgone, per essere poi messi in vendita in negozi o sulle bancarelle di fiere e mercati in Italia, Francia, Spagna e Belgio. Una sorte già di per sè triste che però non riguarda tutti: si calcola infatti che circa il 50 per cento dei piccoli clandestini muoia durante il tragitto o subito dopo l’arrivo a destinazione.

BUSINESS MILIONARIO - La denuncia di questa vera e propria «tratta» arriva dalla stessa Lav, che alla vigilia di una grande mobilitazione a sostegno di nuovi interventi legislativi contro questi viaggi della vergogna, ha deciso di utilizzare Gino, Nanà e Heidi - rispettivamente un Carlino, un Jack Russel e un West Highland, tre bellissimi quattrozampe provenienti dall’Ungheria e recuperati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato - come testimonial di questa nuova battaglia contro lo sfruttamento degli animali. Uno sfruttamento alquanto redditizio stando alle stime sul business delle importazioni che parlano di un giro d’affari di circa 300 milioni di euro. Come si arriva a queste cifre è presto detto: un cucciolo straniero sui mercati occidentali varrebbe assai poco, non essendoci molte garanzie sulla qualità dei processi di allevamento, sulla purezza della razza, sul rispetto delle procedure igieniche e sanitarie. E’ tuttavia sufficiente qualche piccola contraffazione ai documenti per dare immediatamente al cane o al gatto una «cittadinanza» italiana, moltiplicandone così il valore anche di venti volte.

 
 

 

CONTROLLI INSUFFICIENTI - L’importazione dei cuccioli, secondo quanto accertato in diverse occasioni dalle forze dell’ordine (significativa l’operazione «Black dog» condotta dal Nucleo di Polizia tributaria di Bologna, che ha portato alla luce il coinvolgimento di circa 70 mila animali introdotti illegalmente in Italia in un arco di cinque anni) avviene sostanzialmente sfruttando alcune falle nei sistemi di controllo e contando su un’organizzazione capillare dei trafficanti che coinvolge allevatori, trasportatori, veterinari e negozianti. Proprio tra i commercianti regolari è stato infatti accertato esservi molti dei committenti di questi traffici.

I «CUCCIOLIFICI» - La filiera ha inizio solitamente in qualche abitazione di campagna, dove alcuni esemplari di cane o di gatto vengono costretti a riprodursi a ciclo praticamente continuo in allevamenti cosiddetti amatoriali o a conduzione famigliare. Le madri di queste cucciolate sono custodite generalmente in spazi angusti, impossibilitate a muoversi, alimentate a sufficienza giusto per consentire loro di portare avanti le gravidanze. Tutti i cuccioli vengono poi trasferiti a centri di raccolta dove veterinari locali li visitano, applicano loro il microchip e li dotano dei documenti per il trasporto. Poi inizia il viaggio vero e proprio, spesso a bordo di veicoli non autorizzati, come appunto le auto o i piccoli furgoni non attrezzati per gli spostamenti di animali. E una volta in Italia sono pronti per essere commercializzati.

DA «CLANDESTINO» A «ITALIANO» - Qualcuno viene venduto come cane o gatto «straniero», a prezzi molto concorrenziali rispetto agli animali provenienti dagli allevamenti italiani che rispettano i protocolli dell’Enci e che sono soggetti a maggiori controlli; altri vengono invece «naturalizzati» mediante la contraffazione dei documenti e trasformati come d’incanto in cuccioli di provenienza nostrana. Un passaggio in più che comporta maggiori rischi dal punto di vista penale, in virtù dei certificati taroccati, ma anche maggiori possibilità di guadagno. Basti pensare che, come riporta un dossier della Lav, «un cane di razza di origine ungherese può essere venduto a 200 euro; un cane della stessa razza di origine italiana ha un valore sul mercato compreso tra i 500 e i 1.500 euro». I negozianti, invece, li acquistano ad un prezzo medio di circa 60 euro: tutto il resto è dunque guadagno.

RISCHIO MALATTIE - Non è però soltanto una questione di nazionalità. Indipendentemente dalla provenienza e dalla purezza della razza, che a volte viene certificata anche da pedigree che come tutto il resto sono a loro volta contraffattii, lo stress fisico e psicologico a cui sono sottoposti questi animali tolti alle madri prima dell’avvenuto svezzamento, e l’impossibilità di somministrare loro le adeguate vaccinazioni, fa sì che questi acqusiti si rivelino in fin dei conti anche dei pessimi affari: non è raro, infatti, che essendo animali deboli sviluppino malattie quali cimurro, endoparassitosi, micosi, parvovirosi e rogna, come emerge anche dai resoconti della Fnovi, la Federazione nazionale dell’ordine dei medici veterinari italiani. Numerosi veterinari - fanno notare i curatori del dossier - hanno espresso il loro allarme per la ricomparsa di malattie che si pensavano ormai sconfitte nel nostro Paese, come appunto il cimurro o la rabbia, quest’ultima pericolosa anche per l’uomo.

LE RAZZE PIE’ GETTONATE - Quanto alle razze, la più soggette all’importazione clandestina sono il Carlino, lo Shi-tsu, il West Higlands Terrier, il Beagle. Ma solo perché sono tra le più richieste: in realtà le cosiddette «Puppy Mills» sono in grado all’occorrenza di sfornare cuccioli di ogni tipo, per assecondare le mode e le richieste del mercato. «Per fermare questo scempio - dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav - occorre rafforzare le forze di polizia addette ai controlli e fare in modo che vengano emessi ordinanze e regolamenti comunali contro le mostre di animali e il loro commercio ambulante, dove possono facilmente celarsi i cuccioli importati illegalmente». La petizione della Lav, che sabato 29 e domenica 30 novembre sarà possibile firmare in centinaia di piazze italiane, va proprio in questa direzione. «Coloro che sono disposti a spendere del denaro per acquistare un cane o un gatto - fa notare Ilaria Innocenti, del settore cane e gatti dell’associazione animalista - potrebbero invece riflettere sull’utilità di adottare, peraltro gratuitamente, un animale in un canile».

 

Alessandro Sala

Fonte: Corriere della Sera

La città del “Pifferaio magico” è di nuovo invasa dai topi

Thursday, November 20th, 2008

HAMELIN (Germania)
La storia si ripete, qualche volta anche la leggenda, oppure l’una si trasforma nell’altra e viceversa: è quanto sta accadendo ad Hamelin, la località tedesca teatro della celebre fiaba del Pifferaio Magico, ricostruita tra gli altri dai Fratelli Grimm sulla base di fatti realmente avvenuti nella notte dei tempi in Bassa Sassonia.

La cittadina è tornata a essere invasa dai ratti: proprio come nel giugno 1284 quando, si narra, il borgomastro dell’epoca ingaggiò il fantomatico suonatore affinchè, con la melodia del suo piffero, attirasse i pericolosi animali lontano e liberasse la collettività. Ad Hamelin è ora in atto un vero e proprio ’boom’ di topi e pantegane; ma, a differenza degli eventi originari, la causa non ha nulla di fantastico, come hanno ammesso fonti dell’amministrazione municipale. Succede che una discarica in periferia trabocchi letteralmente di rifiuti: l’abbondanza di cibo ha attirato orde di ratti i quali, per di più, hanno trovato un comodo habitat in un parco adiacente, abbandonato da tempo e ridotto a un ginepraio incolto.

Quando manca meno di un anno al 725mo anniversario della mitica vicenda, insomma, i roditori di fogna hanno deciso di celebrare a modo loro la ricorrenza: tornando là da dove il misterioso suono del flauto li aveva costretti ad andarsene.

Peccato che, a differenza di allora, del Pifferaio addobbato in maniera arlecchinesca non ci sia traccia. Forse lui si è ricordato di come, nel XIII secolo, fu gabbato dalla comunità di Hamelin che, spariti i topi, rifiutò di pagargli il compenso pattuito. O forse sono proprio gli abitanti che temono il ripetersi della maledizione. Il Pifferaio, furibondo, si vendicò dell’inganno subito rivolgendo la musica contro i centotrenta bambini della città: lo seguirono in una grotta, e scomparvero per sempre.

Fonte: La Zampa.it

Dieta e sport, e i pet si rimettono in forma

Wednesday, November 19th, 2008

 Non c’è solo la normale dose di crocchette o di riso bollito e pollo. Perché spesso, per dimostrare l’affetto nei confronti dei propri amici a quattro zampe, i proprietari di cani e gatti tendono a rimpinzarli a dismisura. Offrendo loro succulenti fuori pasto, sottoforma di biscottini o minispuntini, magari come premio per qualche festa o qualche fusa che il cuccioletto ha saputo regalare. E condividendo con gli animali di casa anche parte dei propri pasti. Ma se la dieta che segue oggi una famiglia media occidentale risulta fin troppo ricca di grassi e di cibi tutt’altro che salutari anche per l’uomo, con la conseguenza che l’obesità è una delle malattie più diffuse della società moderna, figuriamoci come gli stessi cibi burrosi e stra-conditi possano influenzare lo stato di salute dei pet. Che, non a caso, risultano sempre più spesso in consistente sovrappeso.

«COSI’ LI SI UCCIDE» - E’ anche per questo che la Psda, un’antica istituzione medico-veterinaria britannica che si occupa dell’assistenza degli animali, ha deciso di lanciare un programma di dimagrimento che vedrà coinvolti sette cani e un gatto che, nel complesso, arrivano a pesare 191 kg e che sono tutti quanti caratterizzati da un peso almeno il 30% superiore a quello forma. L’obiettivo è dimostrare che con una dieta equilibrata e una sana attività motoria - che spesso ai cani e gatti di città viene negata - sia possibile migliorare non solo la silhouette ma anche e soprattutto la salute dei quattrozampe. «Quando i proprietari di animali offrono ai propri cani e gatti formaggio, toast imburrati, biscotti e altre cibi del genere - ha sottolineato Sean Wensley, un chirurgo veterinario della Pdsa, interpellato dalla Reuters - non capiscono che stanno in realtà uccidendo in maniera dolce e gentile i loro amici animali. Molti cani e gatti obesi sviluppano malattie che li accompagneranno per tutta la loro vita».

LE STATISTICHE - Non è forse un caso che un’iniziativa del genere arrivi dalla Gran Bretagna, un Paese dove secondo alcune recenti statistiche diffuse dalla stessa Psda almeno il 30 % dei cani presenti sul territorio risultano sovrappeso o decisamente obesi. Ancora più impressionante il dato espresso in numeri reali: i cani grassi nel Regno Unito sarebbero quasi due milioni. E a preoccupare è anche il trend che il fenomeno assume: tra il 2006 e il 2007 l’incremento di animali obesi è stato del 9%. Di qui l’idea di un’operazione dimagrimento condotta sotto i riflettori, affinché il risalto mediatico possa fare da sprone a tutti i proprietari affinché trattino meglio, a partire da quello che servono loro in ciotola, i loro pet casalinghi.

UNA VACANZA IN PREMIO - L’iniziativa, ribattezzata Pet Fit CLub, consiste in una dieta abbinata ad una scaletta di esercizi fisici, da portare avanti per un periodo di 100 giorni. Complessivamente gli animali saranno chiamati a perdere 74 chilogrammi. Ma il cane o il gatto che avrà perso in percentuale la quantità maggiore di peso e che dimostrerà di essersi adattato meglio al nuovo regime alimentare sarà incoronato campione e vincerà una vacanza-premio assieme ai suoi proprietari in una struttura pet-friendly.

I cani possono viaggiare in treno Fanno eccezione le razze pericolose

Wednesday, November 19th, 2008

I cani possono salire in carrozza. Solo le razze cosiddette pericolose saranno off limits: per tutti gli altri, grandi o piccoli, treni aperti dal primo dicembre. La delibera di Trenitalia che vietava l’ingresso ai cani di media e grossa taglia, è stata definitivamente archiviata. I cani di piccola taglia viaggeranno gratis, per tutti gli altri si dovrà pagare un biglietto scontato del 50%. Alcuni potranno stare in braccio ai padroni, altri sulle piattaforme dei vagoni o in appositi compartimenti, ma tutti dovranno viaggiare con il certificato di iscrizione all’anagrafe canina. I treni rimarranno invece vietati alle razze particolarmente aggressive trascritte in uno specifico elenco redatto dal ministero della Salute.

Trenitalia aveva imposto il divieto il 22 settembre con efficacia dal 10 ottobre ma la delibera era stata quasi subito sospesa. Dopo mille contestazioni, decisioni prese e ritrattate, governo e Ferrovie hanno raggiunto un accordo che risponde alle feroci proteste sollevate dai passeggeri vittime di zecche forse lasciate sui sedili da cani infetti. “La normativa - ha detto il sottosegretario al Turismo Michela Brambilla, paladina da sempre degli animali a quattro zampe - è un passo in avanti per una nuova coscienza animalista”.

Dal primo dicembre, i cani di piccola taglia, i gatti e gli altri piccoli animali da compagnia saranno ammessi gratis su tutti i treni - escluso Etr 450 - nelle apposite gabbiette. Per tutte le altre taglie, i padroni dovranno pagare per loro metà biglietto. I cani viaggeranno con museruola e guinzaglio in appositi spazi ricavati nell’ultima carrozza di seconda classe con la sola esclusione delle ore di punta del mattino - tra le 7 e le 9 - dei giorni feriali.

Nessun limite ai cani guida per ciechi che saranno ammessi gratuitamente su tutti i treni, senza alcun vincolo.

“L’animale non è un bagaglio, ha dei diritti e, con il nuovo ordinamento, salvaguardiamo i suoi diritti e quelli dei passeggeri”, ha detto l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti. La nuova normativa non accontenta le associazioni dei consumatori che giudicano l’accordo, parole di Vincenzo Donvito, presidente Aduc, “una cortina fumogena per coprire le inadempienze igieniche delle ferrovie, capace solo di violare il diritto alla mobilità dei cittadini”.

Fonte: La Repubblica

Salvate gli alpaca

Tuesday, November 18th, 2008

C’è un’altra vittima del clima: l’alpaca, simbolo delle Ande. Grazie all’allevamento di questo animale -più simile ad una pecora con il collo molto lungo che ad un lama - sopravvivono migliaia di famiglie indigene negli altipiani andini del Perù, della Bolivia e del Cile. E’ la gente dei “ponchos” variopinti e delle coperte realizzate con la sua pregiatissima lana (soprattutto quella degli animali più giovani, la “baby alpaca”), che viene esportata in tutto il mondo.

Con i cambiamenti climatici, la vita degli alpaca nelle valli andine è diventata più difficile e negli ultimi tempi né è aumentata la mortalità. Il problema nasce dal riduzione della superficie dei ghiacciai e dalla conseguente scarsezza d’acqua. La siccità ha una influenza diretta sull’allevamento degli alpaca perché diminuisce l’estensione dei prati naturali grazie ai quali questo ruminante si alimenta. Se c’è meno erba da mangiare, gliene serve un chilo al giorno, si ammalano e muoiono.

Gli alpaca vivono in greggi e resistono bene anche ad altitudini molto elevate come sono quelle, tra i 3.500 e i 5.000 metri, degli altopiani andini. Ma il restringimento dei ghiacciai ed i sussulti del clima hanno costretto le comunità indigene a lanciare l’allarme sul futuro di questi animali che da secoli costituiscono quasi esclusivamente la fonte di tutta la loro economia. Soltanto in Perù ci sono quasi tre milioni di alpaca, un milione e mezzo dei quali nella zona, il sud della regione di Puno, che viene considerata la capitale mondiale di questo tipo di lana.
Gli allevatori di questa zone erano già in crisi per la concorrenza sul mercato globale della lana prodotta in Nuova Zelanda e in Australia (ma ci sono allevamenti anche in Italia) però adesso hanno un nemico più insidioso e pericoloso. E non è solo la scarsità di acqua che scende dai ghiacciai a complicare la vita e la riproduzione dei greggi: tutto il microclima della regione sta cambiando e da moderatamente temperato diventa sempre più estremo.

La lana alpaca è molto pregiata rispetto a quella comune perché non contiene lanolina, ha una ventina di tonalità di colore naturali, non infeltrisce e non provoca allergie. Ma non tutti gli alpaca sono buoni e la qualità della lana può variare molto: negli ultimi anni e grazie ad una serie di programmi genetici quella prodotta da australiani e neozelandesi sta diventando migliore di quella prodotta in Perù.

ANIMALI: LAV, IN 3 ANNI 2,7 MILIONI VITTIME VIVISEZIONE

Monday, November 17th, 2008

Sono due milioni e settecentomila gli animali che fra 2004 e 2006 hanno finito la loro vita nei laboratori di vivisezione in Italia per fini scientifici o sperimentali. E fra loro, rispetto al triennio 2001-2003, spicca il dato dell’ incremento di cavalli, asini, bovini, suini, uccelli e pesci. La denuncia arriva dalla Lega antivivisezione (Lav), che commenta i dati relativi agli animali utilizzati in Italia per fini scientifici e sperimentali nel triennio 2004-2006, pubblicati dal Ministero del Welfare. ”Il dato numerico gia’ di per se’ allarmante e’ fortemente sottostimato - afferma Michela Kuan, biologa e responsabile Lav settore Vivisezione - visto che non rientrano nelle statistiche invertebrati, embrioni, feti e animali utilizzati gia’ soppressi”. Ma, si chiede Kuan ”quali informazioni predittive per l’uomo possono avere esperimenti condotti su cavalli, uccelli o pesci, geneticamente differenti dagli umani?”.

Secondo i dati, riferisce la Lav, e’ aumentato l’utilizzo a fini sperimentali di cavalli e asini (221 nel triennio 2004-2006 contro i 90 nel 2001-2003), suini (8.097 nel 2004-2006 contro i 6.840 nel 2001-2003) e bovini (2.795 nel 2004-2006 contro i 1.584 nel 2001-2003); si aggiunge un forte incremento del ricorso ad uccelli (90.493 nel 2004-2006 contro gli 85.651 nel 2001-2003) e pesci (45.418 nel 2004-2006 contro i 7.979 nel 2001-2003). Le specie piu’ comunemente impiegate continuano ad essere topi (1.664.294 nel triennio 2004-006) e ratti (820.143), seguono altri roditori (7.100) e conigli (32.314), tutti animali a basso costo e facilmente maneggiabili, piuttosto che per ragioni strettamente scientifiche. Insomma, denunciano gli animalisti, non c’e’ nessuna tendenza progressiva nella riduzione del numero complessivo di animali utilizzati, come ci si aspetterebbe considerando che il quadro scientifico e legislativo europeo prevede la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale, anche se esiste un lieve calo nel 2006, la ”media” riguardante l’ultimo triennio e’ piu’ alta di 282 animali rispetto alla media del precedente triennio, passando da 911.680,6 (2001-2003) a 911.962,3 (2004-2006), con un totale di ben 2.735.887 animali utilizzati nell’ultimo triennio, rinchiusi in gabbie, sfruttati per esperimenti di ogni tipo e soppressi.

Tutto questo, ribadisce la Lav, nonostante esista un sempre maggior numero di metodi di ricerca validati a livello scientifico che non si avvalgono di animali. E il paradosso e’ che i numeri legati alla sperimentazione, riferiscono gli animalisti, risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera). Poche per l’associazione le note positive sul fronte vivisezione. Tra queste la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, in vista dell’imminente entrata in vigore del bando dell’Unione europea per i test animali sui cosmetici, oltre alla riduzione del numero di animali per l’istruzione e la formazione, anche per via di una legge molto restrittiva. (ANSA).

Cavalli, asini, bovini, suini, uccelli e pesci vittime della vivisezione

Friday, November 14th, 2008

La Lav lancia una nuova denuncia contro la vivisezione: sempre più cavalli, asini, bovini, suini, uccelli e pesci finiscono la loro vita in un laboratorio.
La denuncia nasce sulla base dei dati relativi al numero di animali utilizzati in Italia per fini scientifici e sperimentali nel triennio 2004-2006, pubblicati (GU n. 243 del 16-10-2008) con un cronico ritardo di nove mesi dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, ai sensi del decreto legislativo 116/92 (Protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici).

Rispetto al triennio 2001-2003, in Italia è sensibilmente aumentato l’utilizzo a fini sperimentali di cavalli e asini (221 nel triennio 2004-2006 contro i 90 nel 2001-2003), suini (8.097 nel 2004-2006 contro i 6.840 nel 2001-2003) e bovini (2.795 nel 2004-2006 contro i 1.584 nel 2001-2003); si aggiunge un forte incremento del ricorso ad uccelli (90.493 nel 2004-2006 contro gli 85.651 nel 2001-2003) e pesci (45.418 nel 2004-2006 contro i 7.979 nel 2001-2003).
Le specie più rappresentate continuano ad essere topi (1.664.294 nel triennio 2004-006) e ratti (820.143), seguono altri roditori (7.100) e conigli (32.314): animali largamente impiegati a causa del loro basso costo e perché facilmente maneggiabili, piuttosto che per ragioni strettamente scientifiche.

Sono disponibili, perché validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali: ciò nonostante i numeri legati alla sperimentazione risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera).

La maggior parte dell’impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73% degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati e controlli di qualità per prodotti e apparecchi.

I dati deludenti e allarmanti, diventano ulteriormente critici tenendo conto che anche le autorizzazioni relative alle sperimentazioni in deroga – ovvero che prevedono l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici o il non ricorso ad anestesia (art.8 e 9 del D.lgs. 116/92) - sono aumentate da una media di 128 per il biennio 2004-2005 a 141 per il 2006-2007, riflettendo un trend negativo che vincola la ricerca biomedica italiana in un sistema antiquato e superato.

Poche le note positive tra cui la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, dato intuibile vista l’imminente entrata in vigore del bando dell’Unione Europea per i test animali sui cosmetici (D.lgs 2003/15) e la riduzione del numero di animali per l’istruzione e la formazione, dovuto anche alla legge che in questo caso è particolarmente restrittiva, autorizzando il ricorso ad animali vivi solo in caso di inderogabile necessità; in questa particolare area di applicazione della sperimentazione animale esistono moltissimi supporti didattici che si avvalgono di metodi alternativi, dimostratisi più formativi, economici ed etici; evidenziando come non esista, nei fatti, alcuna necessità al ricorso di animali.

Da pochi giorni la Commissione UE ha presentato l’attesa proposta di revisione della direttiva europea 86/609 che regolamenta la sperimentazione animale: questo è un momento cruciale che potrebbe segnare, in pochi anni, un profondo cambiamento nello scenario nazionale e internazionale nella ricerca scientifica grazie al riconoscimento del valore della vita animale, umana compresa. La comunità scientifica guarda con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale, la Federazione Europea delle industrie farmaceutiche è impegnata nella messa a punto di ricerche senza animali, la Commissione UE ha annunciato il “risparmio” di ben 200.000 conigli per i test sui pirogeni; i cittadini europei sono sensibili al tema, inoltre la ricerca nell’ambito di metodi di indagine avanzati e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l’uso degli animali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile. Ma buoni propositi e nuove ricerche si devono tradurre in atti concreti.

La strage delle balene nelle Fær Øer

Thursday, November 13th, 2008

La caccia alle “balene pilota”, nelle isole Fær Øer , arcipelago danese a sud dell’Islanda, ha modalità tutte sue. Non si inseguono i cetacei in mare aperto: li si aspettano a terra, quando si avvicinano alle coste in cerca di cibo, li si circondano, e inizia così una vera e propria mattanza a colpi di ascia e uncini. E’ una tradizione che va avanti, ogni anno, sicuramente dal 1709 anche se le prime testimonianze documentate risalgono alla fine del ‘500. L’uccisione di questi cetacei avviene in un territorio che si trova sotto la giurisdizione della Danimarca, ma queste isole di fatto godono di ampia autonomia, soprattutto se tratta di questioni legate all’ambiente e alla pesca.

LE BALENE PILOTA - Le balene-pilota, note anche come globicefali o deflini-balena, raggiungono la lunghezza di 5-7 metri e possono raggiungere un peso di oltre due tonnellate. Si muovono in branchi numerosi, composti per lo più da femmine adulte con i propri piccoli, e vivono mediamente 50 anni e sono animali molto socievoli. Questi pacifici delfini abitano tutti i mari del mondo, eccetto che nelle acque troppo fredde dei poli.

LA DENUNCIA - «L’orribile macellazione annuale di migliaia di balene pilota indifese ogni anno nelle isole Fær Øer - ha denunciato la Sea Shepherd Conservation Society - è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Si vedono le baie tinte di rosso del sangue e si sentono le urla delle balene pilota ferite mortalmente. E’ uno spettacolo mostruoso ed è una oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese». Secondo Alessandro Giannì, responsabile della campagna mare di Greenpeace, «questo tipo di caccia non rientra certo nelle dimensioni di attività finalizzata al sostentamento della popolazione locale. Spesso si usa questa motivazione, come è già accaduto nell’arcipelago Norvegese delle isole Lofoten, ma quando poi si va a controllare si verifica che i numeri e il giro d’affari smentiscono totalmente questa versione».

Stefano Rodi

Fonte: Corriere della Sera


Il giallo dei delfini che si lasciano morire

Tuesday, November 11th, 2008
Tango, Beta e due piccoli. Quattro delfini morti tra acquari e parchi in poco meno di un mese: a Gardaland, nell’acquario di Genova e nel delfinario Oltremare di Riccione. Flipper invece dovette morire cinque volte: tanti delfini ci sono voluti per girare il serial tv degli Anni Sessanta: «morivano per lo stress», dissero i veterinari. L’ultimo si è suicidato, come ha raccontato il suo addestratore Ric O’Barry: «Mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare. Per i delfini il respiro non è automatico. Lui ha smesso e basta». Da allora O’Barry si è unito alla schiera di animalisti che lottano, protestano, come in questi giorni in Italia contro la cattività dei delfini. «Continuano a dirci che stanno benissimo negli acquari e nei parchi ma non è vero».Nadia Masutti è responsabile Lav per circhi e zoo: «Sono una specie protetta. Non è vero che nelle vasche ci sono solo animali nati in cattività e nemmeno che vivono fino a 35 anni. Ne muoiono tanti “ufficialmente” e chissà di quanti di cui non si nulla. Chiediamo che il sottosegretario Marini apra un’inchiesta su queste morti». Dall’Enpa accuse ancora più dure: «Ormai nei delfinari può succedere di tutto - dice Giovanni Guadagna - quanto alle supposte cause di morte, sembra che un cucciolo a Riccione sia stato ucciso da un altro delfino vittima di un’aggressione, madre e cucciolo non dovevano stare in quella vasca».
Acquari e parchi non ci stanno a fare la parte dei «cattivi». Da un lato Gardaland rilascia uno scarno comunicato per Tango «in attesa dei risultati della necropsia, per conoscere le cause della morte»: il Palablu di Gardaland, è stata la prima struttura realizzata nel rispetto delle convenzioni internazionali con un’avanzatissima tecnologia per la depurazione delle acque, dove lavorano esperti di biologia, ecologia e conservazione dei cetacei.I veterinari dell’Acquario di Genova parlano attraverso Claudia Gili: «Abbiamo pianto tutti per la morte di Beta. E’ cresciuto con me, sono animali che si relazionano molto con l’uomo, e qui abbiamo per loro tutte le cure possibili. Mangiano cibo ottimo e selezionato, eseguiamo analisi del sangue periodiche per la loro salute». I delfini vengono addestrati anche per questo: il veterinario siede sul bordo della vasca e l’animale appoggia la coda sulle gambe del «dottore» per farsi prelevare il sangue, docile «come un cane con il padrone». E forse proprio questo attaccamento all’uomo rende difficile la vita del delfino, cacciato come cibo dai giapponesi, «recluso» nelle vasche degli zoo. Recluso? «In cattività un tursiope (questo il nome scientifico dei delfini più usati per gli spettacoli, n.d.r.), è come un uomo in prigione: non basta una baia o un acquario per lui. Certo, in prigione un uomo può vivere curato e nutrito. Anche un delfino può vivere fino a 40 anni, ma è una vita alienante». Parola di Sabina Airoldi, biologa di Tethys, l’istituto di ricerca ligure tra i più affermati nel settore dei cetacei. «E’ una questione etica - sottolinea - la cattività è contraria alle esigenze degli animali. I delfinari sostengono di fare didattica, ma un tursiope in cattività non ci comporterà mai come fosse in mare aperto. Allora quanto è didattico vederlo così?»

Fonte: La Zampa.it

Incidente stradale, strage di cuccioli: almeno 28 cani morti

Tuesday, November 11th, 2008
Un morto, un ferito e una strage di cuccioli di cani, con ogni probabilità importati clandestinamente in Italia. E’ il bilancio dell’incidente avvenuto questa mattina sull’autostrada dei Fiori. È accaduto intorno alle 4, a circa un chilometro dal casello di Imperia Est, direzione Ventimiglia. Nello scontro ha perso la vita Gabriel Borza, slovacco di 47 anni che era alla guida del furgone, pieno di cuccioli,  che ha tamponato un Tir italiano condotto da un rumeno che procedeva regolarmente sulla corsia di marcia. Almeno 28 sono morti. L’autoarticolato, con targa italiana, trasportava macchinari di assemblaggio. Nel violento impatto, avvenuto in galleria San Luca, anche lo slovacco Miroslav Kobach, che sedeva a fianco della vittima, ha riportato la frattura del bacino.  Immediato l’arrivo sul posto degli agenti della sottosezione della polizia stradale di Imperia Ovest e il veterinario dell’Asl 1 Imperiese, Roberto Moschi.«La maggior parte dei cuccioli - riferisce il veterinario - ha al massimo due mesi. Erano tutti stipati dentro un furgone anonimo di colore rosso e riteniamo che siano clandestini, visto che sono così piccoli. Abbiamo contato un centinaio di esemplari. Tra quelli morti, ci sono quattro san bernardo, dei bulldog, dei carlini e un alano; ma appartenevano al carico anche dei terrier, dei Labrador e altri ancora».I cuccioli che si sono salvati sono attualmente ospiti del rifugio la Cuccia di Pontedassio, in quanto molti degli esemplari provenienti dall’est potrebbero essere affetti da rabbia e cimurro. Altri due esemplari feriti saranno portati alla clinica veterinaria di Imperia. La Poliza stradale di Imperia che ha chiesto l’intervento del Corpo Forestale dello Stato e dell’Asl, sta indagando sulla provenienza degli animali ma soprattutto sulla regolarità del trasporto. Il sospetto degli agenti è che i passaporti di cui tutti i cagnolini erano dotati, siano contraffatti e che quindi si tratti di importazione clandestina. L’ora del trasporto, la direzione e la stessa nazionalità dei due uomini alimenta fortemente i sospetti.

OBAMA ANCHE PER GLI ANIMALI

Monday, November 10th, 2008

“Credo che il modo in cui trattiamo i nostri animali sia il riflesso di come ci trattiamo a vicenda. E’ molto importante avere un Presidente che si interessi alle crudeltà che vengono perpetrate sugli animali”.
Sono parole, certo, ma già messe in pratica quando ha promosso la legge che ha abolito la macellazione dei cavalli nel suo Stato, l’Illinois.
Questa e’ l’audacia della speranza di Barack Obama che arriva alla Casa Bianca con la promessa fatta piu’ volte alle figlie Sasha e Maila di prendere un cucciolo, confermata in mondovisione nel suo primo discorso da eletto. Speriamo che sia un cucciolo adottato da un canile, magari uno di quei canili in cui ogni anno negli Usa si uccidono ancora legalmente centinaia di migliaia di quattrozampe, e non acquistato in un negozio o in un allevamento. Obama applicherebbe cosi’ subito due pilastri della sua campagna elettorale, solidarieta’ e non spreco del denaro.

Certo, gli americani hanno votato uno o l’altro dei candidati per tanti motivi. A noi oggi, anche solo per pochi minuti, piace pensare che sia stata sconfitta la cacciatrice Sarah Palin proprio per le sue scelte anti-animali da Governatrice dell’Alaska.
E non per pochi minuti ma per sempre. Con il voto di ieri la California per referendum ha anche approvato l’abolizione di tre sistemi intensivi di allevamento come le gabbie per galline ovaiole e scrofe, i box per i vitelli, allineandosi alle analoghe scelte fatte dall’Unione Europea e da altri quattro Stati americani come Colorado, Oregon, Arizona e Florida.
In Massachusetts invece con il 56% dei voti è stato approvato il quesito che chiedeva di abolire entro due anni le corse dei cani.

L’audacia della speranza travalica i colori della pelle umana, le scelte religiose e gli orientamenti sessuali, siamo certi che Obama lo farà, come noi lo facciamo ogni giorno, anche per i confini di specie.
Gianluca Felicetti
Fonte : Animali e Animali

Campobasso, nessuna multa per chi nutre i cani randagi

Saturday, November 8th, 2008
Niente più multe per chi darà da mangiare ai randagi, ma il sindaco di Campobasso, Giuseppe Di Fabio, non ritira del tutto l’ordinanza che lo vieta, emessa, spiega, sulla base di una normativa nazionale e regionale in materia di igiene e sicurezza. Dopo le proteste di alcune associazioni di animalisti, il primo cittadino ha incontrato ieri i giornalisti per fare il punto della situazione.Il provvedimento, quindi, deciso anche dopo segnalazioni pervenute alle forze dell’ordine e alla Asl su aggressioni subite da cani randagi, non sarà revocato, ma il sindaco è pronto a individuare un’area destinata alla somministrazione del cibo. L’ordinanza stabilisce, peraltro, che coloro che vogliano prendersi cura dei cani e sfamarli «possono farlo a condizione che si intestino l’animale, diventandone titolari presentando istanza al Comune che provvederà alle operazioni di registrazione e dotazione di chip».

Nel corso dell’incontro con la stampa, l’assessore comunale alle Politiche sociali, Michele De Santis, ha annunciato la revoca della sanzione per chi, comunque, fosse sorpreso a dar da mangiare ai randagi. Tra le proposte del Comune c’è anche quella di dotare di un tesserino di riconoscimento i volontari che si occupano di sfamare i cani.

 

Fonte: La Zampa.it

Accattonaggio con animali:è emergenza nelle città d’arte

Friday, November 7th, 2008

Sono le città d’arte in particolare Venezia, Roma e Firenze e Napoli le città dove negli ultimi due anni si sono registrate le maggiori presenze di accattoni con animali. La città da cui sono arrivate maggiori segnalazioni della presenza nelle zone del centro, e davanti ai supermercati di zingari accattoni con animali è Roma da dove sono giunte al centralino AIDAA (Osservatorio nazionale accattonaggio con animali) nel corso dei primi 10 mesi del 2008 ben 1.336 segnalazioni, 1200 delle quali riferiti ad accattoni con cani, seguiti da accattoni con gatti, cavie, furetti. Inoltre sono state oltre 300 le segnalazioni riguardanti accattoni minorenni e 230 le segnalazioni di accattoni con i cuccioli che poi offrivano in vendita ai passanti.

Segue Venezia con 654 segnalazioni, di queste la quasi totalità riguarda accattoni con cani che sostano prevalentemente davanti ai supermercati e nelle zone periferiche, 116 sono le segnalazioni di bambini-accattoni con cani e una trentina le segnalazioni di accattoni accompagnati dai cuccioli di cane. La particolarità su Venezia sta nel fatto che le segnalazioni sono arrivate quasi esclusivamente nel periodo compreso tra maggio e settembre.

Da Firenze sono 580 le segnalazioni giunte in dieci mesi e anche in questo caso si tratta quasi esclusivamente di zingari accompagnati da cani, 167 sono le segnalazioni che riguardano bambini accattoni, e sessanta quelle relative al fenomeno della proposta di vendita di cuccioli di cani. Fenomeno allarmante anche quello di Napoli, da dove sono giunte in dieci mesi un migliaio di segnalazioni ma in questo caso non è semplice distinguere tra accattonaggio con cani e presenza di cani da strada nelle zone dove sostano gli accattoni, comunque anche nel capoluogo partenopeo ci sono state 332 segnalazioni di bambini-accattoni con animali e un centinaio di segnalazioni relative a vendite abusive di cuccioli prevalentemente da parte di zingari.

«Il fenomeno coinvolge ogni anno almeno 25.000 cani ed è gestito da un vero e proprio racket della malavita organizzata italiana ma anche di origine slava e rom rumeni - dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA - per questo vogliamo sensibilizzare i sindaci delle maggiori città italiane al fine di produrre ordinanze con le quali non si tolleri l’accattonaggio con animali specialmente se si tratta di accattonaggio molesto, ordinanze che prevedano l’ immediato sequestro dell’animale usato per accattonare, in particolare cani e animali di piccola taglia nonchè la confisca di quanto raccolto».

«Ogni anno - aggiunge - sono almeno 45 milioni gli euro che vengono raccolti con questo sistema, soldi puliti che finiscono nei traffici delle organizzazioni malavitose dopo che gli stessi vengono inviati all’estero e fatti rientrare con un sistema ben sperimentato di giro di denaro».

Fonte : La Zampa.it

Se il cane provoca un’incidente, il padrone è sempre responsabile

Wednesday, November 5th, 2008

Il vincolo cane-padrone è tra i più forti anche per la giustizia, e non solo per l’affetto che li lega. La Cassazione ha ritenuto il proprietario di un cane responsabile dell’incidente causato dall’animale anche se in quel momento era affidato ad un’altra persona. E non ha importanza che si trattasse di un cagnolino di piccola taglia: le cautele devono essere le stesse di quelle prescritte per i cani pericolosi.

I giudici della terza sezione penale hanno precisato che «il proprietario ha l’obbligo di affidare il cane soltanto a chi è in grado di prendersene cura», evitando che scappi e adoperano quella «diligenza» che mette al riparo dalle responsabilità.

Con queste motivazioni la Suprema Corte (sentenza 41021) ha perciò riaperto il processo per lesioni colpose nei confronti di Lisa M., una ragazza che aveva affidato il cane alla nonna. Il piccolo quattrozampe, «adottato» in un canile municipale, era scappato dal giardino dell’anziana signora finendo sotto un’auto che, nel tentativo di evitarlo, ha sbandato e il guidatore ha riportato lesioni.

Il giudice di pace di Scandiano aveva assolto Lisa perché il cane era, in quel momento, affidato alla nonna. Una sentenza che non è piaciuta alla procura generale della Corte d’appello di Bologna che ha presentato ricorso. La Suprema Corte ha annullato con rinvio l’assoluzione. Il nuovo giudice dovrà ora verificare «se la ragazza abbia agito con la dovuta diligenza assicurandosi dell’idoneità della persona affidataria a custodire adeguatamente l’animale». Soprattutto, evidenziano i giudici, in considerazione del fatto che si trattava di una signora anziana.

Fonte: La Zampa.it

orsa blocca traffico per recuperare il suo piccolo

Tuesday, November 4th, 2008
Nel tentativo di recuperare il corpo del proprio cucciolo investito da un’automobile, una mamma orsa ha tenuto a lungo bloccato il traffico di una autostrada del North Carolina, negli Usa.Colpito e ucciso da una automobile mentre tentava di attraversare la strada, l’orsetto era rimasto sulla strada da martedì scorso. La madre, che secondo quanto riferito dalla guardia forestale lo stava cercando da giorni, oggi lo ha ritrovato e voleva riprenderlo con sè.

Per aiutare l’orsa a riappropriarsi del corpo del suo cucciolo, la polizia ha bloccato il traffico per oltre 20 minuti. Dawn Roberts, una testimone, ha raccontato che i poliziotti, dopo aver obbligato gli automobilisti a fermarsi, hanno portato il corpo dell’orsetto su un lato della strada. Mamma orsa allora si è avvicinata al cadavere, lo ha afferrato tra i denti ed è scomparsa tra i boschi.

 

Fonte : La Zampa.it

Roma, in piazza contro le pellicce

Monday, November 3rd, 2008
L’Oipa ha organizzato un momento di riflessione e di protesta per l’8 novembre
ROMA
Appuntamento a Roma per l’8 novembre per gli animalisti di tutta Italia, riuniti in corteo nella manifestazione nazionale contro le pellicce organizzata per chiedere la chiusura degli allevamenti degli animali da pelliccia. Testimonial dell’evento la giornalista e scrittrice Christiana Ruggeri e Marina Ripa di MeanaLa manifestazione è indetta dall’Oipa, l’organizzazione internazionale protezione animali, e vede l’adesione e la partecipazione di tutte le associazioni animaliste. Il corteo partirà da piazza Repubblica alle 14.30 e arriverà alle 16 circa in piazza Venezia, dove da un palco prenderanno la parola i presidenti delle associazioni.Testimonial la giornalista Rai e scrittrice Christiana Ruggeri e Marina Ripa di Meana che con altri personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo esprimeranno il proprio disaccordo sul massacro di 15 milioni di animali selvatici uccisi ogni anno per le pellicce e di 29 milioni di animali allevati e uccisi per abbigliamento.

Per Massimo Comparotto, presidente di Oipa, «questo evento nazionale sarà l’occasione per chiudere la petizione che consegneremo a breve in Parlamento per chiedere che anche in Italia, come già in altri Paesi europei, venga approvata una legge che vieti l’allevamento di qualsiasi specie di animali considerati da pelliccia. Dimostreremo così quanti cittadini si impegnano per difendere i diritti di animali crudelmente abusati».

Fonte: La Zampa.it

«Vietato dare cibo ai cani randagi» Campobasso, bufera sul sindaco

Monday, November 3rd, 2008

Vietato dar da mangiare ai randagi. Lo ordina il sindaco di Campobasso, Giuseppe Di Fabio, giunta di centrosinistra, con un’ordinanza del 28 ottobre che ha già sollevato durissime reazioni. Quella del sottosegretario al Welfare, innanzitutto. Francesca Martini, Lega Nord, critica l’iniziativa: «È una barbarie. Significa che l’amministrazione comunale ha fallito perché non conosce e non sa applicare le leggi. Non ne faccio una questione politica. Il sindaco evidentemente è incapace di utilizzare gli strumenti di cui dispone per affrontare il problema del randagismo e si esibisce in prove muscolari. Voglio sapere che fine hanno fatto i fondi per la lotta al randagismo». Il sottosegretario chiede inoltre perché il Comune non abbia provveduto alla campagna di sterilizzazione dei cani e non abbia dato seguito alle regole dello scorso luglio, che impongono la cippatura a spese dell’amministrazione.

PREOCCUPAZIONE - Nell’ordinanza viene rilevato che «nonostante il notevole impegno, il fenomeno del randagismo canino continua a suscitare serie preoccupazioni». Dunque «i cittadini che vogliono prendersi cura dei cani e somministrare lori il cibo, possono farlo a condizione che si intestino l’animale, diventandone titolari presentando istanza al Comune che provvederà alle operazioni di registrazione e cippatura». Secondo la Martini in questo modo l’amministrazione scarica sui cittadini la spesa della cippatura, contravvenendo alle leggi: «Ho ricevuto centinaia di e-mail di denuncia per questa scellerata ordinanza che oltretutto riguarda una città ben nota per il maltrattamento di animali». I rifugi comunali di Santo Stefano e dell’ex Mattatoio sono sotto sequestro e i circa 800 cani ospitati vengono mantenuti alla meno peggio dai volontari. «Impugneremo l’ordinanza - dichiara guerra Anna Mazziotti, presidente dell’Associazione Lega Molisana per la difesa del cane- - Da noi la situazione è critica. Periodicamente la popolazione randagia viene sterminata con avvelenamenti di massa. I cani spariscono perché in questo modo è più facile liberarsene».

Margherita De Bac

Fonte: Corriere della Sera

Stop agli animali nei circhi, arriva una proposta di legge

Friday, October 31st, 2008

È stata assegnata alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati la proposta di legge recanti norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense. Prima firmataria la parlamentare siciliana del PdL Gabriella Giammanco, che ieri mattina ha illustrato al ministro ai Beni e alle Attività Culturali, Sandro Bondi, le linee generali della proposta.

«Da oltre un quarto di secolo - spiega Giammanco - lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali. Sensibilità divenuta ormai acquisizione culturale che sta conducendo il circo italiano verso un inesorabile declino. Per la loro intera esistenza - continua - gli animali sono obbligati in angusti spazi in molti casi con l’ausilio di catene e liberati solo per eseguire a comando, spesso sotto il giogo della frusta, esercizi contrari alla loro natura».

«La vita del circo - aggiunge la parlamentare del PdL - dipende ormai indissolubilmente dai contributi statali, fissati dalla legge 337 del 1968, mentre la disaffezione del pubblico cresce in modo costante. Occorrono, pertanto, degli interventi decisi a sostegno dell’arte circense, che non devono - continua - prescindere però dall’approvazione di un provvedimento urgente che ponga fine al dannoso, superfluo e anacronistico utilizzo degli animali, costretti in prigionia e sottoposti a trattamenti brutali. D’altra parte esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi senza animali, in primis il Cirque du soleil».

«I bambini - conclude Giammanco - possono anche trovare divertente un animale costretto a esercizi innaturali per la sua specie, ma sicuramente non ne trarranno alcun beneficio, nè sotto l’aspetto pedagogico nè per quanto riguarda lo sviluppo della propria sensibilità. Al circo s’insegna ai bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non hanno dignità e non meritano rispetto«.
La proposta di legge della Giammanco sarà abbinata alle proposte di legge quadro sullo spettacolo dal vivo.

Fonte:La Zampa.it