Archive for the ‘Ambiente’ Category

Clima. Al via terza fase Terrafirma contro catastrofi naturali

Wednesday, March 17th, 2010

Progetto Esa per monitorare movimenti superficie terrestre

 

Roma, 16 mar. (Apcom) - Contro l’aumento dei disastri naturali causati dai cambiamenti climatici è partita la terza fase del progetto Terrafirma, presentata oggi a Roma presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’obiettivo del progetto è quello di creare un servizio a livello europeo per la disseminazione di informazioni riguardo l’identificazione e la quantificazione dei movimenti superficiali della Terra. Lo scopo finale è la mitigazione della pericolosità e del rischio per le popolazioni, per gli edifici e per le infrastrutture. In questa terza fase, il progetto sarà incentrato su tre tematiche specifiche: idrogeologia, tettonica attiva e inondazioni. Terrafirma fornisce supporto alle varie protezioni civili, all’oganizzazione e alla gestione delle emergenze, alle autorità costiere, come anche agli enti coinvolti nella gestione delle reti stradali e ferroviarie, combinamdo l’informazione estratta dalla tecnologia satellitare radar ed analisi fatte da esperti per la mitigazione del rischio geologico. “Terrafirma sfrutta le tecnologie spaziali per fornire mappe di spostamento del terreno estremamente accurate, per l’identificazione e la mitigazione della pericolosità geologica. Questa terza fase del progetto sarà sviluppata sull’esperienza maturata dagli utenti negli ultimi cinque anni”, ha detto Philippe Bally della European Space Agency (Esa). A causa dei cambiamenti climatici, la frequenza dei disastri naturali vedrà un aumento nei prossimi anni, creando un forte bisogno di conoscere i pericoli naturali per prepararsi a questa nuova realtà. Questo servizio europeo fornisce informazioni collegate ai movimenti del terreno e informazioni aggiornate sui rischi naturali. Terrafirma è supportato dall’iniziativa GMES dell’Esa, coinvolge più di 20 esperti nel campo dell’osservazione della terra, sorveglianza geologica e specialisti in terremoti, inondazioni, frane e in idrogeologia. Il progetto avrà una durata di tre anni per un costo complessivo di 3,2 milioni di euro. Terrafirma coinvolge altri partner italiani oltre all’Ingv, quali Tele-Rilevemento Europa e l’Università degli Studi di Firenze. Copyright APCOM (c) 2008

Greenpeace a Livorno contro il rigassificatore

Wednesday, March 17th, 2010

 

Blitz di Greenpeace al largo di Livorno: tre ambientalisti, partiti dall’ammiraglia Rainbow Warrior, hanno raggiunto la nave Far Samson, che sta lavorando al rigassificatore offshore. Alcuni sono saliti sulla gru con gli striscioni “Fine del Santuario” e “Ministro salva il Santuario”; altri hanno scritto sulla fiancata della nave “Balene finite”. Greenpeace ha chiesto un incontro urgente con il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, senza ottenerlo. «Ci hanno offerto un colloquio con il direttore generale, ma noi vogliamo parlare direttamente con il ministro - spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace -. Con lui abbiamo già parlato a settembre ma nulla è cambiato e anzi sono cominciati i lavori per il rigassificatore». A proseguire la protesta è rimasto un solo attivista, imbragato all’esterno della gru della nave posacavi, gli altri due sono stati portati giù dalla polizia. Il blitz è poi terminato poco dopo le 17: l’ultimo “climber” ha abbandonato la nave dopo oltre dieci ore. I tre attivisti sono stati identificati (Reuters)

UE: ecco il manuale per valutare l’impatto ambientale dei prodotti

Tuesday, March 16th, 2010

Il Commissario europeo all’ambiente ha lanciato una guida autorevole che permetta a governanti e per promuovere un consumo più sostenibile e ridurre impatto ambientale in Europa

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea ha lanciato in questi giorni una guida dedicata alla modalità di valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti e destinata a responsabili politici e imprese. Presentandola il Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: “Se l’Europa vuole avere un futuro sostenibile, deve divenire più efficiente in termine di risorse e meno inquinante. Questo manuale fornirà un riferimento necessario a sostenere il processo decisionale ed a garantire una migliore scelta ambientale nella progettazione di beni e servizi. Un approccio scientificamente robusto e affidabile è essenziale per sostenere le esigenze delle imprese e dei responsabili politici in modo coerente ed efficace”.
I prodotti che acquistiamo e usiamo quotidianamente contribuiscono indubbiamente al comfort e benessere, ma al tempo stesso hanno la capacità di concorrere ai problemi ambientali come cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e idrico o l’esaurimento delle risorse naturali. Per raggiungere una produzione e modelli di consumo più sostenibili, dobbiamo considerare le implicazioni ambientali di tutta la catena di fornitura dei prodotti siano essi, beni o servizi, il loro uso e la gestione dei rifiuti; in altre parole il loro intero ciclo di vita, dalla “culla alla tomba”.
Il Manuale fornisce internazionale di riferimento Life Cycle Data System (ILCD) vuole garantire ai governi e alle imprese una base per assicurare la qualità e la coerenza di dati, metodi e valutazioni del ciclo di vita; in particolare riporta informazioni dettagliate su come condurre un Life Cycle Assessment per quantificare le emissioni, le risorse consumate e le pressioni sull’ambiente e sulla salute umana, che possono essere attribuite ad un prodotto.Sviluppato dal CCR Istituto per l’ambiente e la sostenibilità (IES), in collaborazione con la Direzione della Commissione generale per l’ambiente, la guida è in linea con gli standard internazionali ed è stato realizzato attraverso una serie di consultazioni pubbliche con le parti interessate.

Fonte: La Repubblica

Bertolaso&c, l’affare emergenze

Monday, March 15th, 2010

 Ci sono eventi e eventi, nell’Italia dell’emergenza continua e delle ordinanze a pioggia. Alcuni calamitosi. Altri che non lo sono per niente. Ma che, per la Protezione civile, erano e sono da ritenersi “grandi eventi”. Gare ciclistiche, regate, mondiali di nuoto, beatificazioni, visite pastorali, convegni eucaristici, vertici politici e militari, pellegrinaggi. Per legittimarli, e per assegnare un compenso “aggiuntivo” ai “soggetti attuatori”, ai commissari delegati e a quelli straordinari che li gestiscono - quasi sempre Guido Bertolaso - a palazzo Chigi è sempre pronta una disposizione urgente. Che in molti casi stabilisce un gettone: dal 3,75% al 50% del “trattamento economico complessivo in godimento”.

Sono 628 le ordinanze straordinarie dal 2001 a oggi. Un diluvio di procedure “ad hoc” che hanno permesso al dipartimento di Protezione civile della Presidenza del consiglio di bruciare, in nove anni, oltre 10 miliardi di euro. Più di un miliardo all’anno. Settanta milioni al mese. Quasi 3 milioni al giorno. Un sistema che ha ingrossato i conti delle centinaia di ditte appaltate a trattativa privata. O con gare-lampo sottratte alle regole di assegnazione e controllo della Corte dei Conti. O - vedi Abruzzo - “sulla base di criteri di scelta di carattere fiduciario”.

L’Italia che emerge dalle ordinanze di Protezione civile è un paese a rischio ininterrotto. Pronto a sprecare. Calamità naturali, certo. Terremoti, alluvioni, smottamenti. Mettiamoci pure il traffico di una mezza dozzina di città, i rifiuti sotto il Vesuvio, le gondole e i vaporetti che assediano Venezia e “l’eccezionale afflusso turistico” nelle isole Eolie. Ma in un fritto misto di sacralità, agonismo e alta diplomazia istituzionale, a Bertolaso&co sono state affidate anche: le visite pastorali del Papa (800 mila euro stanziati nel 2008 per gli spostamenti di Benedetto XVI, ogni volta che il pontefice supera le sponde del Tevere il governo concede la dichiarazione di “grande evento”); i mondiali di ciclismo di Varese (71 milioni) e quelli di nuoto di Roma (60 milioni); i congressi eucaristici di Bari (2005, 3 milioni) e Ancona (2011, 200 mila euro per ora); le Olimpiadi di Torino e i vertici internazionali come il Nato-Russia del 2002 a Pratica di Mare (5 milioni solo di telecomunicazioni). E ancora: il semestre italiano di presidenza europea, la firma della Carta di Roma, il doppio G8 Maddalena-L’Aquila - quello della “cricca” costato 500 milioni - , la Louis Vuitton trophy. E, trattata come “un evento calamitoso di natura terroristica”, l’influenza suina: 24 milioni di vaccini acquistati dalla casa farmaceutica Novartis; ne è stato usato uno solo, gli altri 23 sono andati in malora. In tutto una quarantina di eventi. Almeno tre - secondo le procure di Roma, Firenze e Perugia - hanno prodotto la “gelatina” della corruzione, il reato di cui è ac-cusato il capo della Protezione civile.

Il dipartimento al tempo di super Guido è una macchina del potere. La più veloce, ricca e meno controllata dello Stato. Un pozzo di San Patrizio che in meno di un decennio - da quando nel 2001 Berlusconi ne ha fatto un dipartimento della presidenza del consiglio - si è trasformato in un grande ente appaltatore. In spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni. Tutte per chiamata diretta, senza concorso (l’ultima infornata ne ha prodotte 200). Gli stipendi, poi. Dal capo ai funzionari, ce ne sono molti che lievitano grazie alle indennità: non solo per le emergenze e le missioni, anche per i grandi eventi.

È qui il nocciolo del potere della Protezione civile. Decreto varato da Berlusconi il 7 settembre 2001, articolo 5 bis comma 5. La “carta” estende il potere di ordinanza “alla dichiarazione di grandi eventi (…) diversi da quelli per i quali si rende necessaria la delibera dello stato di emergenza”. Tradotto: una frana è come il G8, il terrorismo in Iraq come il ciclismo in Insubria. La canonizzazione di Padre Pio e Josè Maria Escrivà come i tuffi al Foro Italico e la preregata dell’America’s cup. Risultato: centinaia di milioni che fanno felici gli amministratori locali. E non solo.

“È un’anomalia istituzionale - tuona il senatore del Pd Mario Gasbarri - . Le ordinanze le propone Bertolaso, Berlusconi le firma e le emana. In ogni ordinanza si nomina Bertolaso commissario. E in queste ordinanze lui riceve un compenso aggiuntivo. Bertolaso, insomma, decide quanti soldi deve prendere Bertolaso”. Il capo della Protezione civile guadagna 236 mila euro (lordi). Più di ogni altro capo dipartimento. La sua retribuzione va in deroga alle leggi vigenti (pubblico impiego e contratto nazionale di lavoro del personale dirigente). Nel 2008 ha dichiarato un reddito imponibile di 1 milione e 13mila euro (quarto più ricco nel governo), a fronte di uno stipendio di molto inferiore. “Emolumenti episodici relativi ad attività svolte negli anni precedenti”, ha spiegato in una nota la Protezione civile. Già. Ma qual è il compenso “aggiuntivo” di cui - documenti alla mano - Bertolaso pare aver beneficiato in questi anni? Per quanto Repubblica ha potuto sin qui verificare, ci sono una serie di ordinanze, almeno 12, emanate dalla Presidenza del consiglio tra aprile 2002 e giugno 2009, nelle quali è indicato un compenso extra per il commissario degli eventi. Che risponde quasi sempre al nome di Bertolaso. Lo “scalino” standard ammonta al 3,75%. Da calcolarsi sul “trattamento economico complessivo in godimento”.

Esempi. Il G8, il 50° anniversario della firma dei trattati di Roma, il congresso eucaristico di Ancona (in programma l’anno prossimo e già affidato al sottosegretario B.). In altri casi, come per il pellegrinaggio a Loreto del 2007, palazzo Chigi elargisce ai soggetti attuatori un’indennità pari al 50% del “trattamento economico”. “Vorremmo capire se il compenso per Bertolaso è cumulativo o se lo è stato - ragiona Antonio Crispi, funzione pubblica Cgil - , lo chiederemo al segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri”. È un ginepraio il sistema di ordinanze di Protezione civile. Spesso, a un certo punto, la traccia che indirizza ai cachet si perde. Ecco alcune procedure urgenti. Emergenza terrorismo internazionale (2003, ancora in vigore, “retribuzione da determinarsi con successivo provvedimento del ministro dell’Interno); le frane di Cosenza (dal 2005 al 2010, compenso che Repubblica ha potuto stimare in circa 32 mila euro per il solo 2009 a favore del commissario straordinario); anniversario della firma dei trattati di Roma (2006, 3,75%); G8 (2007, 3,75%); congresso eucaristico di Ancona (2008, 3,75%). “Più ordinanze propone e più Bertolaso guadagna?”, attacca Gasbarri.

Che con le ordinanze si sia fatto prendere un po’ la mano, del resto, lo ha ammesso lo stesso sottosegretario. “Forse il ricorso ai poteri di emergenza è stato un po’ eccessivo” ha detto a Panorama il 25 febbraio scorso. “Purtroppo, da servitore dello Stato, ogni volta che mi hanno sottoposto un problema, io sono intervenuto. Mi sembrava il modo migliore per fare andare avanti il paese”. 800 dipendenti, una rete di 1milione e 300mila volontari, ultimo bilancio 2 miliardi e 72 milioni di cui 1,2 miliardi destinati ai mutui accesi per i lavori di ricostruzione e solo 31 milioni all’attività di “previsione e prevenzione” (la ragione sociale della Protezione civile).

Uno “Stato nello Stato”, lo definisce Manuele Bonaccorsi in “Potere assoluto”. Con i piedi ben piantati nei grandi eventi. Meno sulla salvaguardia dell’ambiente. “Se non tuteli il territorio non tuteli la vita umana, di cui sei diretto responsabile - dice ancora Antonio Crispi - . Bisogna togliere alla Protezione civile i grandi eventi, cambiare il sistema”. Quello che munge milioni allo Stato anche per un pellegrinaggio o una gara di ciclismo. “Emergenze” che per molti funzionari valgono il 30% in più dello stipendio. E altri cotillon. Lo dice chiaro l’ordinanza per i campionati di ciclismo di Varese: “Ai componenti della struttura commissariale”, oltre all’indennità di missione, “spettano 100 ore mensili di straordinario forfaittario

Fonte: La Repubblica

Castelli, monasteri e la vigna di don Cauda

Monday, March 15th, 2010

«In un giorno dell’uomo stanno i giorni del tempo (…). Tra l’alba e il tramonto è compresa la storia universale», Jorge Luis Borges. Mi piace il termine gnomonica, ha un suono mangereccio, gustoso, che ben si apparenta a una scorribanda tra cantine (25), luoghi (20) tra cui 9 castelli (Portacomaro, Castell’Alfero, Cortanze, Montiglio, Piea, Verrua Savoia, Razzano di Alfiano Natta, Vignale Monferrato, questi ultimi tre in provincia di Torino e Alessandria) del Monferrato dove s i snoda, in questo weekend, Golosaria 2010, la ghiotta manifestazione ideata dall’enogastronomo Paolo Massobrio. È un Monferrato coperto di neve, forse (speriamo) l’ultima di questo lungo inverno. È una terra che invita al viaggio e alla riflessione sul tempo e sui tempi.

La gnomonica è la scienza che studia le teorie sulla divisione del giorno e la traiettoria del sole. Insomma, è la scienza delle meridiane. Più che orologi un invito ad affrontare il mistero, a porsi domande. Le meridiane sono anche opere d’arte straordinarie che troveranno spazio a Portacomaro in una mostra curata da Fabio Garnero che questi oggetti costruisce, recupera e diffonde. La gnomonica è la scienza dello scorrere del giorno e la cucina è la scienza degli uomini di buona volontà che lungo questo percorso cercano il loro posto, imbandiscono le loro tavole. E qua, lungo queste strade tra colli placidi, esistono tavole, cantine, luoghi di storia e di cultura. Castelli, ma anche luoghi di Fede, come l’abbazia di Grazzano Badoglio dove si parlerà di Aleramo, il fondatore del Monferrato. Qui si raccontano storie, che sembrano favole ma non lo sono. Come quella del parroco Don Cauda (un cognome che mette appetito) che acquistò da un contadino una vigna che produceva un buon barbera per trasformarla in una di ruché. Alla domenica diceva messa, poi si rimboccava la tonaca e andava nei campi. Il suo vino si chiamò «Ruché del parroco».

 

Ma prima di arrivare a Grazzano Badoglio dove si concluderà Golosaria, c’è da salire e scendere colli, lungo il corso del giorno, come un fiume che ha molti approdi dove trovare rifugio. Facile riconoscerli. Basta seguire il profumo dei salumi, dei formaggi, dei dolci, dei mieli, dei cioccolati (c’è una rassegna con 30 diverse creme gianduja), delle paste artigianali, dei vini, delle birre. E, a proposito di profumi, domani al castello di Piea si potranno ammirare, per il primo anno di fioritura, 13.000 piante di narcisi. Il bello, ma anche il buono. E davanti a un bel piatto di cardi gobbi di Nizza gratinati e tartufati, a uno sformato di peperoni, a una montagna di agnolotti, a una finanziera sabauda, a una bagna caöda, a un bunet, a fine giornata si può riconoscere che la gnomonica ha un senso. Discussa a tavola, però.

 

Oranghi contro benzina “verde”: Greenpeace nel porto di Genova

Monday, March 15th, 2010

All’ingresso del porto di Genova, tre gommoni di Greenpeace hanno affiancato la nave Bunga Melati, che traposta un carico di biodiesel fabbricato con l’olio di palma. L’estensione delle piantagioni di palma da olio è uno dei principali fattori della distruzione delle foreste torbiere indonesiane. Il carico di biodiesel appartiene alla multinazionale Wilmar ed è destinato all’azienda italiana produttrice di biodiesel Oxem s.p.a. La Wilmar è il principale produttore di biodiesel. Un ristretto gruppo di imprese – tra cui Wilmar - controlla il mercato globale dell’olio di palma, materia prima per la produzione di beni di consumo - saponi, cioccolata, carta e persino biodiesel - sta distruggendo le ultime foreste torbiere indonesiane, decimando gli ultimi oranghi e intossicando il clima del pianeta.
Travestiti da oranghi, gli attivisti hanno fissato con dei magneti sulla fiancata della nave uno striscione con la scritta:”Taglia la CO2, non le foreste”.

Numerosi rapporti di Greenpeace e Friends of the Earth hanno denunciato gli impatti devastanti delle concessioni irregolari della Wilmar su aree di foresta pluviale e segnalato le sue irresponsabili pratiche incendiarie.

“Bruciare le foreste per produrre la cosiddetta “benzina verde” non può essere la soluzione per combattere i cambiamenti climatici. Ad accelerare questo processo, anche la legge europea che prevede, entro il 2020, la sostituzione del 10% del totale dei consumi di carburante con biodiesel” sostiene il comunicato di Greenpeace.

Le associazioni ambientaliste richiedono un’immediata moratoria sulla conversione delle foreste torbiere in piantagioni industriali di palma da olio. Tutte le aziende che non la sosterranno saranno direttamente responsabili del più grave dei crimini ambientali

Fonte: Salva le foreste

Unesco-Italia, il Patrimonio in 450 clic

Sunday, March 14th, 2010

A Villa d’Este di Tivoli, la mostra di Luca Capuano, che per sei mesi ha esplorato con la sua reflex i 44 siti World Heritage del nostro Paese. Da Alberobello alle Dolomiti, da Siena alle Eolie

 
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Sono alcuni tra i luoghi più belli d’Italia, 44 meraviglie sparse per lo Stivale, e nominate dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Una ricchezza enorme - l’Italia è al primo posto nel mondo per il numero di siti riconosciuti - fatta di centri storici, parchi naturali, mare e montagna, raccontata (o meglio, “scritta e descritta”) da Luca Capuano in una mostra fotografica dal titolo Il paesaggio de/scritto. Luoghi Italiani Patrimonio dell’UNESCO.

L’esibizione, che comprende più di 450 foto, verrà inaugurata sabato 13 marzo a Villa d’Este a Tivoli, dove resterà aperta al pubblico fino 18 aprile.Un viaggio visivo da Nord a Sud del Paese, dalle Eolie alle Dolomiti, promosso e organizzato dal ministero dei Beni Artistici e Culturali, dall’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO, dal Comune di Tivoli e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.

Luca Capuano, incaricato di compiere questa “impresa” iconografica, ha scattato migliaia di immagini andando in giro per l’Italia a bordo di un camper. “Sono partito da Firenze, sono andato a Sud e poi di nuovo su fino alle Dolomiti, alla Ferrovia Retica, la mia ultima tappa”, racconta lui, fotografo specializzato in immagini di architettura e nella ricerca sul paesaggio. “Il viaggio è durato 4-5 mesi, poi stati altri due mesi di editing”. Il frutto di questa opera magna è raccolto in un catalogo edito da Logos, che sarà distribuito, oltre che nel bookshop di Villa d’Este, anche in tutte le librerie sul territorio nazionale.

Una riproposizione in chiave contemporanea dei Grand Tour, i viaggi di formazione romantica dei nobili europei che volevano immergersi nelle bellezze italiane. “L’esposizione nasce da una doppia necessità”, spiegano dall’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO. “Da un lato produrre una documentazione accurata sullo stato dell’arte dei luoghi facenti parte della Lista UNESCO, dall’altro proporre al pubblico una visione complessiva dello straordinario paesaggio che abbiamo la responsabilità di preservare e capire, per poterlo tramandare alle generazioni future come momento di elevata riflessione sull’umanità stessa”.

La mostra parla un linguaggio iconografico particolare e unico, impregnato allo stesso tempo di atteggiamento documentale e rappresentazione della contemporaneità. E’ infatti lo sguardo di un solo autore, fotografo di architettura ma anche attento indagatore dell’attuale, rigoroso nelle prospettive e nella ricerca sugli spazi, a farsi interprete della più grande indagine mai realizzata sul patrimonio italiano. “Il mio obiettivo - spiega Capuano - è stato quello di far emergere l’essenza dei singoli siti, mettendo in luce il legame tra passato e presente. Per far questo ho cercato di mantenere forti due linguaggi distinti. Innanzitutto quello documentale, di traccia della realtà, volto alla descrizione del luogo in questione. In secondo luogo quello autorale, dunque di scrittura vera e propria, che rappresenta il mio sguardo personale su opere e paesaggi”.

 risultato, come si è detto, è duplice: un lavoro di filologia del patrimonio, ma anche una riflessione sul rapporto espressivo che questo ha con il presente. “Quando ho ricevuto questo incarico mi sono subito posto il problema di come rapportarmi al contemporaneo”, racconta Capuano. “Alla fine ho scelto di ridurre al minimo la contaminazione senza negare il rapporto con il presente. Ho eliminato gli elementi che potevano distrarre lo spettatore e creare contrasti disarmonici”. Un esempio? “Nei centri storici più frequentati ho fotografato in orari improbabili, dalle quattro di mattina in poi, così da evitare il turismo di massa. Dove c’era una cartellonistica troppo evidente, ho optato per l’eliminazione, e così vale anche per pannelli e lavori in corso. In questo modo - aggiunge il fotografo - ho rispettato il concetto di tutela come qualcosa che è sempre stato e deve continuare a essere anche nel futuro”.

L’esibizione, aggiungono gli organizzatori, si presenta come “un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cultura nel senso più ampio, del sapore unico e delle meraviglie della natura e dell’arte, ma anche un vero evento per coloro che vogliono affrontare un percorso importante nella fotografia autorale contemporanea: qualunque sia la chiave di lettura, protagonista indiscussa è l’Italia, con le sue crepe e i suoi bagliori, i paesaggi e le visioni puntuali, le sue armonie e le sue contraddizioni”. La mostra è stata realizzata con il patrocinio della Commissione Nazionale UNESCO presso il Ministero degli Esteri, della Regione Lazio e della Provincia di Roma. Si è avvalsa anche della collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e del Comune di Ferrara

Fonte: La Repubblica

Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l’elefante morto

Sunday, March 14th, 2010

Le immagini sono choc, ma la storia che c’è dietro lo è altrettanto, perché parla di miseria e disperazione, di morte e lotta per la sopravvivenza. Per la maggior parte di noi, un elefante morto di vecchiaia nella savana è solo una scena triste, ma per centinaia di disperati che ogni giorno muoiono di fame nello Zimbabwe è stata un’autentica manna. Pochi minuti dopo aver individuato la carcassa in un angolo remoto del “Gonarezhou National Park”, (la seconda riserva del paese, che si estende su una superficie di 5mila chilometri quadrati), un gruppo sempre più crescente di persone ha, infatti, cominciato ad uscire dalla boscaglia circostante, proveniente da ogni dove.

Il pasto degli affamati in Zimbabwe Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe

SPOLPATO IN DUE ORE - Armati di machete, asce e coltelli fatti con barattoli di latta, gli uomini si sono avvicinati al pachiderma morto (un gigante di 6 tonnellate e alto quasi 4 metri) e in meno di due ore (1 ora e 47 minuti, per la precisione) lo hanno letteralmente spolpato, strappandone la carne a pezzi e lasciandone solo lo scheletro. Neanche la proboscide e le orecchie si sono salvate da questo autentico scempio e pure le stesse ossa sono state successivamente portate via, per essere bollite e diventare così una zuppa. Nemmeno 24ore più tardi, tutto quello che è rimasto dell’elefante era una macchia di sangue nella savana. Una scena di una crudeltà terribile quella che è apparsa davanti agli occhi attoniti del fotografo inglese David Chancellor, che era nello Zimbabwe per fotografare gli elefanti nel loro habitat naturale. Grazie a quelle immagini, dal titolo “Elephant Story”, l’uomo ha vinto uno dei prestigiosi “World Press Photo 2010”, ma ha ammesso al londinese “Daily Mail” di non riuscire davvero a dimenticare quanto visto in quell’angolo sperduto di mondo.

LOTTA PER IL CIBO - «Poco dopo l’alba, un abitante della zona ha visto la carcassa dell’elefante mentre passava in bicicletta – ha raccontato Chancellor -. Sembrava in mezzo al nulla, ma in appena un quarto d’ora sono arrivati centinaia di disperati da ogni direzione: le donne hanno formato un cerchio attorno all’animale e gli uomini stavano all’interno e ho visto gente litigare e accoltellarsi a vicenda, pur di accaparrarsi più carne possibile per la famiglia. Carne che è stata poi portata a casa per essere lavata, essiccata e, quindi, messa da parte, ma c’è anche chi l’ha mangiata lì, al momento. E nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata”. Già, perché quell’elefante morto ha significato la sopravvivenza garantita per un bel po’ di tempo, stante la tremenda situazione economica in cui versa il paese sotto il regime di Robert Mugabe

ALLARME DELLA CROCE ROSSA - Non a caso, giusto giovedì la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un grido d’allarme, definendo “assai critica” la situazione dello Zimbabwe, dove oltre 2 milioni di persone – ovvero, un abitante su quattro – muore di fame, e chiedendo agli Stati Uniti un aiuto immediato di almeno 24 milioni di dollari per alleviare la crisi. «In alcune zone del paese la situazione è difficile come mai si è visto prima d’ora – ha spiegato Emma Kundishora, della Croce Rossa dello Zimbabwe, al sito dell’agenzia d’informazione “ZimOnline” – e per esempio a Masvingo le piogge non sono arrivate in tempo e così tutto il raccolto è andato perduto». Nel gennaio dell’anno scorso Jonny Rodrigues, un attivista della “zimbabwe Conservation Task Force”, aveva rivelato alla Bbc che la carne di elefante veniva data nel rancio ai soldati di Mugabe perché era la sola disponibile, visto che i contratti per la fornitura di carne bovina erano stati cancellati, ma nessun uomo del governo aveva confermato l’accusa.

Fonte: Corriere della Sera

Greenpeace blocca il treno dei rifiuti nucleari

Friday, March 12th, 2010

Dodici attivisti si sono incatenati ai vagoni di un treno carico di scorie nucleari destinate alla Russia, chiedendo una moratoria sulle esportazioni di rifiuti nucleari

(Rinnovabili.it) – Si sono incatenati al convoglio contenete rifiuti nucleari diretti in Russia, una dozzina di attivisti di Greenpeace, che alle due di questa mattina alla stazione di Valenton (Val de Marne), a sud-est di Parigi, sono riusciti nel terzo tentativo di intercettare il treno sotto accusa.
I vagoni in questione contengono le scorie dei reattori francesi dirette al porto di Montoir-de-Bretagne, dove la spedizione verrebbe caricata sulla nave da trasporto Kapitan Kuroptev e da lì arrivare a San Pietroburgo.
“Siamo più che mai mobilitati per una moratoria sulle esportazioni dei rifiuti nucleari – ha dichiarato Yannick Rousselet, responsabile della campagna anti-nucleare di Greenpeace. – Nicolas Sarkozy ha appena passato due giorni a cercare di vendere l’energia nucleare francese a tutto mondo”, riferendosi alla conferenza dello scorso 8 marzo in cui il presidente francese ha chiesto alla Banca mondiale e alle banche di sviluppo di finanziare lo sviluppo del nucleare civile.
“Il convoglio di rifiuti che abbiamo isolato, non lontano da Parigi, è un potente simbolo dei tanti problemi posti da questa industria, compresa la sua mancanza di trasparenza e la sua incapacità di gestire i rifiuti inquinanti per migliaia di anni”.
Il revival che l’energia dell’atomo sta vivendo in tutto il mondo sembra, inevitabilmente, continuare a preoccupare molti, in particolare in relazione alle strategie di gestione e sistemazione dei rifiuti radioattivi.

Fonte: La Repubblica

Appia antica, giù l’appartamento cresciuto sull’antica cisterna

Friday, March 12th, 2010

Abbattuto nel parco dell’Appia antica l’ultimo abuso edilizio. Lo scempio priù fresco riguarda una cisterna del Settecento che stava per essere trasformata in un grande appartamento. Stamattina all’alba le ruspe del squadra antiabusivismo della Regione Lazio, guidata da Massimo Miglio, sono intervenute in via dei Lugari 209 per demolire trecento metri quadri di cemento armato.

Chiamati dal presidente dell’XI Municipio, Andrea Catarci, gli operai hanno abbattuto il sopraelevamento di un metro e trenta delle mura del XVIII secolo (lungo il perimetro delle quali erano state aperte dieci finestre e una porta). Frantumati anche quattro pilastri in cemento armato. E giù pure la copertura, sulla quale era stata sovrapposta una guaina ardesiata di colore verde: il colore adatto per mimetizzare l’abuso agli occhi dei rilievi fotoaerei.

GUARDA LE IMMAGINI DELL’ABBATTIMENTO

L’abuso di via dei Lugari è il più recente di una lunghissima serie di scempi sull’Appia Antica, protetta da vincoli archeologici e paesaggistici. La costruzione illegale risale a poche settimane fa. E’ quindi fuori dai termini per la richiesta di sanatoria. Ed è per questo che l’XI municipio e la Regione, dopo il sì della Soprintendenza archeologica e l’intesa con i guardiaparco, sono potuti intervenire e abbattere lo scempio. Un abuso su un’altra delle antiche vasche per la raccolta dell’acqua, che si trova sul medesimo tratto di via dei Lugari, è ancora in piedi. Risale infatti agli anni Novanta e si è ancora in attesa che venga rigettata dall’Ufficio condono edilizio la domanda di sanatoria

Fonte: La Repubblica

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