Archive for the ‘Allevamento’ Category

UE: RIFORMA AGRICOLA, RAGGIUNTO ACCORDO QUOTE LATTE ITALIA +600 MILA TONNELLATE

Friday, November 21st, 2008

BRUXELLES - Il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue - per l’Italia il ministro Luca Zaia - ha raggiunto dopo 18 ore ininterrotte di negoziati un accordo sulla revisione della politica agricola comune, che garantisce all’Italia un forte aumento della quota di produzione nazionale di latte, che dovrebbe permettere di regolamentare il settore e mettere fine alle sanzioni europee sui surplus di produzione italiani.

+600 MILA TONN. PER QUOTE LATTE ITALIA - La quota di produzione italiana di latte potrà aumentare di 600 mila tonnellate a partire dal primo aprile 2009, con l’inizio della nuova campagna lattiera. E’ il risultato dell’accordo - secondo quanto appreso dall’ANSA - sulla revisione della politica agricola comune (Pac) che la delegazione guidata dal ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia ha negoziato ininterrottamente da ieri a Bruxelles.

ZAIA, VITTORIA SU TUTTO TRANNE TABACCO - “E’ una vittoria straordinaria, tutte le proposte italiane, tranne il tabacco, sono state accolte. L’apporto della Commissione europea, ed in particolare della commissaria all’Agricoltura Mariann Fischer Boel, e del presidente del Consiglio Ue, il ministro francese Michel Barnier, è stato straordinario”.

 Questa la prima reazione a caldo del ministro per le Politiche agricole e alimentari Luca Zaia, al termine della maratona ministeriale sulla revisione della Politica agricola comune (Pac) che permetterà all’Italia di incrementare, di 600 mila tonnellate, dal primo aprile 2009, la quota di produzione nazionale di latte. Per il settore del tabacco, Fischer Boel ha rifiutato di rivedere le condizioni dell’accordo sulla riforma messo a punto dall’Ue nel 2004.

 La commissaria non ha voluto cioé prorogare dal 2010 al 2013 il sistema di aiuti Ue ai produttori europei attualmente in vigore. Ciò non toglie che l’accordo raggiunto oggi dall’Ue preveda una nuova opportunità, nell’ambito di una maggiore flessibilità sui fondi per lo sviluppo rurale, che potrebbe andare a beneficio delle piccolissime aziende, che decidano di intraprendere una ristrutturazione aziendale. A determinate condizioni infatti, possono ottenere un sostegno per tre anni, dal 2011 al 2013, che può essere considerato un aiuto all’ettaro, ma che non deve eccedere i 4.500 euro il primo anno, 3.000 il secondo e 1.500 il terzo.

Fonte: Ansa.it

Amici della Terra: puntare sulle eccellenze ambientali dell’Italia

Wednesday, October 22nd, 2008

L’associazione mostra una panoramica sulle molte efficienze italiane nel campo ambientale, dalle emissioni di gas serra pro capite all’efficienza della mobilità ed invita a porre l’efficienza come del pacchetto UE

Mentre prosegue lo scontro di questi giorni sul costo delle misure per il pacchetto energia, innescato dal Governo italiano, l’associazione Amici della Terra, senza pretendere di effettuare una valutazione esaustiva di tutti gli indicatori rilevanti per la riduzione dei gas serra, coglie l’occasione per mettere in luce i punti forza dal lato ambientale che il sistema Italia può vantare.

I primati dell’Italia

  1. Rendimenti delle centrali termoelettriche (fonte IEA): l’Italia è al primo posto fra i grandi paesi a livello globale, con il 45% di efficienza e supera del 17% la Germania (38.5%) e del 25% della Polonia (36%).
  1. Efficienza energetica del parco circolante auto (Fonte IEA): se è vero che la nostra mobilità presenta un’eccessiva preferenza per la mobilità privata, è anche vero che l’efficienza del parco circolante auto è a livelli di eccellenza a livello globale: i consumi chilometrici dell’Italia risultano al primo posto, insieme alla Grecia, con 6,4 litri di benzina equivalente per 100 chilometri superando il Regno Unito del 10% (7,1 litri di benzina equivalenti); la Francia dell’11% (7.2 litri); la Germania del 18% (7.8 litri); la Svezia del 26% (8.7 litri).
  1. Indicatore di intensità energetica complessiva (Fonte ADEME): consumi energetici finali per unità di PIL, valutati al valore dell’Euro nel 2004 e a parità di potere d’acquisto, aggiustato per tener conto delle diverse condizioni climatiche in Europa e delle diversità di struttura industriale: Italia al primo posto, sopravanzando Germania e Regno Unito, che si collocano sotto la media comunitaria, e staccando nettamente Francia, Spagna e Olanda.
  1. Emissioni di gas serra pro capite, Tonnellate di CO2 equivalente pro capite, (Fonte Agenzia Europea per l’ambiente): Italia 9,7 tCO2eq., ben al di sotto sia alla media UE15 (10,7 tCO2eq.), sia alla media UE27 (10,4 tCO2 eq.).

“Alla luce di questi dati, – commenta Amici della Terra) si capisce che la ripartizione degli impegni del pacchetto energia è avvenuta in base a criteri non trasparenti, non discussi e diversi da quelli ambientali. Esso non tiene conto dei livelli di efficienza ambientale già raggiunti e, quindi, dei maggiori costi che avranno i paesi più virtuosi per fare ulteriori progressi. In questo senso penalizza l’Italia ma, soprattutto, rivela la debolezza della strategia complessiva in difesa del clima globale”. L’Italia dunque “può e deve chiedere cambiamenti sostanziali ma non con l’atteggiamento difensivo di chi cerca di evitare impegni ambientali. Piuttosto con la consapevolezza di chi può rappresentare risultati ambientali tangibili e indicare soluzioni realistiche ed economicamente valide agli altri partner europei”. “Porre l’efficienza energetica come obiettivo vincolante del pacchetto e come criterio per la ripartizione degli sforzi fra gli Stati Membri – conclude l’Associazione – è indispensabile non solo e non tanto all’Italia per pagare meno, ma a tutta l’Europa per raggiungere migliori risultati per il clima con costi inferiori”.

Il documento completo può essere consultato sul sito dell’associazione.

Fonte : La Repubblica

Mucca pazza, nuovo caso dopo 2 anni

Sunday, September 28th, 2008

Primo caso di mucca pazza nel 2008, dopo i 142 casi totali registrati in Italia dal 2001. Il morbo della Bse è stato riscontrato, in Lombardia, su un bovino di tredici anni, proveniente da un’azienda del lodigiano. Da 21 mesi non si avevano casi analoghi. Secondo l’Istituto zooprofilattico di Torino, che ha eseguito le analisi sulla materia cerebrale del capo macellato, l’animale potrebbe aver contratto la malattia nel suo primo anno di vita, quindi 12 anni fa, dopo essersi nutrito con mangimi contaminati. Si tratta di un caso di Bse di tipo classico, contratto appunto attraverso l’alimentazione con farine miste di carne e ossa.

«È un chiaro segnale che la malattia è sotto controllo - spiega la responsabile del Centro nazionale per la Bse, Maria Caramelli, raggiunta telefonicamente - L’animale andrà distrutto, l’azienda è sotto controllo e non c’è nessun rischio che carni contaminate possano arrivare sulle tavole dei consumatori». Inoltre, il fatto che si tratti del primo caso dell’anno dopo 21 mesi, dimostra «l’evidente declino dell’epidemia», rassicura la Caramelli. Attualmente nei mangimi animali, aggiunge, la farina di carne e ossa è scomparsa. «Dai controlli eseguiti oggi non risulta, mentre nel 2000 - ricorda - circa un terzo dei mangimi risultava contaminato».

Quanto all’epidemia di Bse, l’Italia «registra oggi livelli di incidenza tra i più bassi in Europa». Dall’inizio della sorveglianza nel 2001, quasi cinque milioni di bovini sono stati analizzati. «Di recente - sottolinea Maria Caramelli - l’Italia ha ottenuto la certificazione europea che del fatto che la Bse è sotto controllo». Bovini e ovini che vanno al macello sono controllati. «Il vero rischio è rappresentato dalla macellazione clandestina - osserva infine la responsabile del centro nazionale per la Bse - e per quelle carni che possono arrivare senza controllo dai paesi fuori dall’Europa».

Codacons chiede controlli a tappeto
Il Codacons chiede controlli a tappeto negli allevamenti e di aumentare il numero dei controlli per la Bsedopo la notizia di un caso di mucca pazza in Lombardia, dopo due anni di assenza di segnalazioni. «Il caso desta molta preoccupazione», scrive il Codacons che «teme che si sia abbassata la guardia, come spesso accade in Italia quando ritorna la quiete dopo la tempesta».

«Purtroppo - si legge in una nota dell’associazione - quando l’attenzione di autorità e media si sposta, si riducono i controlli in altri campi. Le ragioni sono molte: scarsità di personale, scarsità di fondi. Ecco perché la riduzione dei casi di Bse registrati sia in Italia che in Europa, e l’innalzamento dell’età dei capi contaminati, dati sicuramente positivi, temiamo abbiano indotto ad una riduzione della sorveglianza e a determinare il caso di oggi».

Fonte : La Stampa