Archive for the ‘alimentazione’ Category

Germania, allarme per l’insalata:veleno topi in verdura da Italia

Friday, March 8th, 2013

veleno topi in verdura da Italia

BERLINO - E’ allarme in Germania per alcune tracce di veleno per topi rinvenute in una partita di insalata romana proveniente dall’Italia. L’insalata, informano le autorità, fa parte di un gruppo di 110 cassette vendute nella regione di Reno-Meno: 105 sono state distrutte mentre delle cinque che mancano all’appello una risulta già venduta.

La cassetta è stata venduta in un mercato della cittadina di Offenbach, mentre altre quattro sono già state smerciate ai consumatori da venditori ambulanti. Per ora non si hanno notizie di avvelenamenti.

L’agenzia Dpa scrive che il commerciante tedesco all’ingrosso Oezdemir di Francoforte ha ritirato tutte le insalate del produttore “Ortofrutticola La Trasparenza”. L’azienda, che ha sede ad Angri, si difende dalle accuse: “Non vendo direttamente la lattuga in Germania, lo faccio invece usando degli intermediari. Certamente non posso sapere dove loro tengano l’insalata”, dice il titolare Antonio La Mura.

Dopo la segnalazione dalla Germania, il Codacons chiede alle autorità sanitarie italiane di attivarsi con urgenza a tutela della salute dei cittadini. Quello tedesco è solo l’ultimo caso, dopo le torte al cioccolato di Ikea con tracce di batteri coliformi e lo

scandalo della carne di cavallo nei surgelati e in altri prodotti alimentari.

L’associazione per la tutela dei consumatori chiede di verificare se l’insalata prodotta dall’azienda italiana coinvolta nella vicenda sia commercializzata anche in Italia, e nel caso svolgere le dovute analisi per accertare eventuali contaminazioni. Non solo. Per il Codacons i controlli devono essere estesi, verificando la provenienza della materia prima e tutti i passaggi di filiera, in modo da determinare le cause della presenza del veleno sull’insalata e soprattutto se vi siano altre partite potenzialmente contaminate.

“Oramai c’è uno scandalo alimentare al giorno - commenta il presidente Carlo Rienzi - segno evidente di come si debba intervenire e con urgenza sul fronte della sicurezza alimentare, con norme in grado di dare più garanzie ai consumatori ma soprattutto di tutelare la salute umana”.

Fonte: La Repubblica

Carne di cavallo, Nestlè ritira ravioli

Tuesday, February 19th, 2013

Ravioli di carne Buitoni Ravioli di carne Buitoni Dopo Italia e Spagna, Nestlè ha deciso di ritirare anche dagli scaffali di Francia e Portagallo ravioli e tortellini di manzo Buitoni, società che fa capo al colosso alimentare. In particolare i «Ravioli di Brasato Buitoni» e «I Tortellini di Carne». Una decisione presa dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%. La notizia è stata anticipata sul sito del Financial Times ed è stata poi confermata dalla multinazionale svizzera

 

LA SICUREZZA ALIMENTARE - Informate le autorità dell’esito degli esami, Nestlè rassicura i consumatori: «non ci sono problemi di sicurezza alimentare». I prodotti ritirati saranno sostituiti con altri «che i test confermeranno essere al 100% di manzo» aggiunge Nestlè in una nota, nella quale precisa che sono state sospese «tutte le consegne di prodotti finiti con manzo della tedesca H. J. Schypke, società che lavora per uno dei nostri fornitori». «Stiamo rafforzando i controlli di qualità con nuovi test. Assicurare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti è stata sempre una priorità per Nestlè. Ci scusiamo con i consumatori e assicuriamo che le azioni prese per far fronte a questo problema si tradurranno in più alti standard e in una rafforzata tracciabilità» aggiunge Nestlè, precisando che saranno ritirate dalla vendita anche le «Lasagnes a la Bolognaise Gourmandes» prodotte in Francia.

LE ISPEZIONI DEI NAS - Nel pomeriggio il ministero della Salute ha fatto sapere che i carabinieri del NAS (Nucleo anti-sofisticazioni) hanno ispezionato la sede di Milano della Nestlè e lo stabilimento di Moretta (CN) per accertare la tracciabilità, le procedure di autocontrollo e il rispetto degli obblighi relativi al ritiro dei prodotti a marchio Buitoni «Ravioli di brasato» e «Tortellini di carne». Il ministero ricorda di aver predisposto un Piano di monitoraggio che comprende il prelievo di 200 campioni di alimenti commercializzati e/o etichettati come contenenti carne bovina ma che, per loro natura, si prestano ad essere oggetto di frode alimentare per aggiunta o sostituzione di carne equina non dichiarata.

I CONTROLLI - Il dilagare dello scandalo della carne di cavallo in hamburger e lasagna ha spinto l’Unione Europa a scendere in campo ed approvare una raffica di test su carne di manzo per verificarne la composizione. Test rispetto ai quali l’Italia, primo consumatore di cavallo in Europa, si è espressa in modo contrario, l’unico Paese europeo a farlo. Opposto l’atteggiamento della Germania che - riporta il Financial Times - seguirà un piano in dieci punti che va al di là di quanto stabilito a Bruxelles per verificare l’eventuale presenza di altri additivi non dichiarati. Nel frattempo l’industria degli hamburger risente della crisi: nella settimana che si è chiusa il 2 febbraio le vendite di hamburger congelati in Inghilterra, dove la crisi è scoppiata, sono crollate del 40% e due terzi degli inglesi - in base a un sondaggio Nielsen - si sono detti contrari ad acquistare carne surgelata in futuro.

UNA FRODE ALIMENTARE - Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum: «La Nestlè ha fatto bene a ritirare i prodotti, così come la Findus non molti giorni fa. Il problema è che a livello europeo c’è l’opposizione di alcuni Paesi, in particolare quelli del Nord, a costruire un serio sistema di tracciabilitá degli alimenti. Per questo motivo non c’è una normativa europea che garantisca la tracciabilitá di tutti i prodotti soprattutto quella degli alimenti composti». «Un’intollerabile frode alimentare - ha precistao Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente -. È necessario che le aziende si impegnino a fare verifiche rigorose sui fornitori e che i controlli proseguano più severi». «Una cosa molto, molto sgradevole - ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania -. Abbiamo un ottimo sistema di controllo ma dobbiamo vigilare di più per venire incontro al consumatore. In questo ci sta anche la battaglia sulla tracciabilità e sull’origine delle materie prime utilizzate, che è uno dei punti di forza della nostra politica».

Fontte: Corriere della Sera

La metà del cibo prodotto nel mondo non viene consumato e finisce in spazzatura

Thursday, January 10th, 2013

La metà del cibo prodotto nel mondo non viene consumato e finisce in spazzatura

(afp)

Circa la metà del cibo prodotto nel mondo - due miliardi di tonnellate circa - non viene consumato e finisce nella spazzatura senza essere riciclato. Questa è l’impressionante conclusione di un rapporto curato dalla britannica Institution of mechanical engineers (Ime) che nelle sue analisi denuncia, tra i fattori di spreco, per il mondo sviluppato le date di scadenza troppo ravvicinate indicate sugli alimenti e per il mondo in via di sviluppo le “pratiche tecniche e agricole arretrate”.

Il rapporto dell’Ime - Global food, waste not , want not - mette per la prima volta in rilievo in tutta la sua portata il fenomeno strutturale dello spreco alimentare servendosi di date e statistiche dettagliate.

Le nude cifre sono impressionanti. Tra il 30% e il 50% degli alimenti preparati per il consumo non arrivano mai sul piatto dei consumatori e questo a fronte di una situazione che, secondo le stime Onu, vede in prospettiva una crescente pressione sulle risorse naturali. L’Onu stima che nei prossimi decenni ci saranno altri 3 miliardi di bocche da sfamare e proprio in considerazione di questo trend l’Ime invita a combattere lo spreco sistematico di cibo.

La cosa non riguarda naturalmente Soltanto i prodotti ‘finiti’. In Gran Bretagna, ad esempio, circa il 30% delle verdure coltivate non vengono mai raccolte e questo significa in concreto lo spreco - oltre che delle stesse verdure - di qualcosa come 550 miliardi di metri cubici d’acqua utilizzati per innaffiare prodotti che non raggiungeranno mai i consumatori. Le diete a base di

carne, aggiunge l’Ime, complicano ulteriormente la situazione considerato che per l’allevamento lo sfruttamento delle risorse idriche è molto più elevato (per un chilo di carne serve acqua in quantità 20, 50 volte più elevata che per l’equivalente in vegetali).

Tim Fox, responsabile energia ambiente per l’Ime, conclude: “Il quantitativo di cibo sprecato e perso in tutto il mondo è vertiginoso. Questo cibo potrebbe essere usato in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale, in costante aumento come per far fronte ai bisogni di chi soffre la fame oggi. E tutto cià implica anche uno spreco non necessario di terra, acqua e energia….I governi e le agenzie internazionale, e l’Onu in particolare, dovrebbero lavorare di concerto per fare in mondi di cambiare la mentalità della gente e scoraggiare le pratiche di spreco di contadini, produttori di cibo, supermercati e consumatori”.

Fonte: La Repubblica

Crisi, in Francia dilagano gli orti collettivi

Thursday, December 27th, 2012

PARIGI - Crisi economica? Pochi soldi? Se hai un pezzo di terra, anche piccolo, puoi aiutare te stesso e il tuo prossimo a mangiare. Come? Coltiva un orto e condividi i prodotti con i vicini. L’idea sta diffondendosi in Francia: il movimento che pianta legumi ed ortaggi, non nel cortile di casa, ma in luoghi pubblici accessibili a tutti si chiama Incroyables comestibles. Complici la comunicazione veloce via «facebook» e le nuove spinte alla solidarietà sociale messe in moto dalla crisi. A dire il vero non si tratta di un’iniziativa nuova. Si ispira piuttosto al movimento nato dall’altra parte della Manica, in Gran Bretagna, nel 2008 e chiamato Food to share (cibo da condividere). La disoccupazione stava colpendo alcune cittadine industriali del nord. Allora gli abitanti in particolare del centro di Todmorden, nell’Inghilterra settentrionale, decisero di mettere a disposizione di tutti i prodotti dei loro orti. Patate, carote, insalata, legumi di ogni tipo e frutta all’improvviso non furono più scarsi. Il movimento si allargò ai luoghi pubblici. Parchi e giardini in pochi mesi non furono più solo località di svago, piuttosto divennero posti di produzione e di incontro.

 

Ora è il turno della Francia. Il quotidiano Le Monde ha inviato un suo giornalista nelle regioni della Loira e lungo la costa atlantica dove gli «orti aperti» stanno avendo grande diffusione. Complici i social network. «Cibo da condividere», ha scritto sul piccolo orto di fronte alla porta di casa Cedric Derouin, un abitante 34enne di Saint-Nazare. Nel villaggio gli abitanti hanno cominciato a zappare nei giardinetti, nella zona cintata della scuola locale, persino attorno al commissariato. Ortaggi al posto dei fiori. «In questo modo si rinsaldano i legami comunitari. Si creano nuovi momenti di socialità», dicono i nuovi agricoltori-cittadini. In Alsazia parlano di «una rivoluzione in atto». Pare che sia tra l’altro anche un ottimo modo per coinvolgere gli anziani. Non più solitudine in casa. Ma nei giardini pubblici con zappe e vanghe.

Fonte: Corriere della Sera

Verso un mondo senza pane e pasta?

Tuesday, December 11th, 2012

L'articolo su Newsweek sul rischio di «estinzione» della pastaL’articolo su Newsweek sul rischio di «estinzione» della pasta Gli americani lanciano l’allarme: il riscaldamento globale mette a rischio la coltivazione del frumento. In pratica, si rischia un mondo senza pasta e senza pane, annuncia l’ultimo numero di Newsweek. Il frumento, infatti, dei principali cereali (con mais e riso è alla base dell’alimentazione mondiale) è quello più suscettibile all’aumento delle temperature, in particolare il grano duro con il quale si fa la pasta. Secondo David Lobell, del Centro per la sicurezza alimentare e l’ambiente dell’Università di Stanford, negli ultimi 50 anni l’aumento delle temperatura media globale di circa mezzo grado centigrado ha comportato una diminuzione del 5,5% della produzione mondiale di frumento.

 

PROSPETTIVE - Da qui al 2050 le aree di coltivazione dei principali Paesi produttori di grano (Usa, Canada, Cina, India, Russia e Australia) dovranno fronteggiare estati più calde e siccitose delle attuali (un problema che nel 2012 è stato particolarmente sentito dagli agricoltori americani del Midwest, colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 50 anni). Secondo un rapporto dell’International Food Policy Research Institute (Ifpri), la produzione subirà un declino stimabile di circa un quarto e si sa per certo che la popolazione aumenterà fino a raggiungere i 9-10 miliardi di persone. Tutti dati che portano a prevedibili aumenti dei prezzi (come ha già paventato la Fao) che possono mettere a repentaglio la possibilità delle popolazioni più povere - la cui dieta è basata principalmente sui cereali - di potersi procurare il cibo. E la penuria di cereali è da sempre il principale innesco di disordini, rivolte e rivoluzioni come è avvenuto anche di recente in Indonesia e tra il 2007 e il 2008 quando i prezzi hanno subito un’improvvisa impennata.

CALO - Ma c’è davvero il pericolo di un forte calo della produzione di frumento a causa dell’aumento delle temperature globali? Sì e no, secondo gli esperti. In certe aree la produzione potrebbe subire una forte contrazione (Usa, Cina, India, Australia), ma con lo spostamento a latitudini più elevate della linea di coltivazione potrebbero rendersi disponibili grandi aree del nord (Canada, Russia-Siberia, Scandinavia) - ora coperte da foreste - e del sud (Argentina) ora steppose.

ITALIA - E in Italia? Sicuramente le coltivazioni saranno interessate, specialmente quella del grano duro (il 75% della produzione mondiale avviene nel bacino del Mediterraneo). Ma la recente decodificazione del genoma del frumento potrebbe aprire la strada a nuove varietà più resistenti al caldo e alla scarsità d’acqua. Forse il pane e la pasta non mancheranno sulle nostre tavole e continueremo a mangiare la pizza. Magari fatta con la farina che arriverà dalla… Finlandia.

Paolo Virtuani

Fonte: corriere.it

Ue: combattere lo spreco di cibo con l’aiuto dello chef

Saturday, December 8th, 2012

L’eccessivo spreco di risorse alimentati registrato in Europa va ridotto. Uno studio olandese evidenzia dati preoccupanti: in media ogni europeo getta ogni anno 180 kg di cibo

(Rinnovabili.it) – Una nuova iniziativa finanziata dall’UE mira a ridurre gli sprechi e a diminuire la quantità di cibo che i consumatori europei e l’industria alimentare gettano via ogni anno. Per far meglio capire quanto cibo venga inutilmente sprecato ogni anno lo chef di un grande catering dei Paesi Bassi ha preparato un ricco menu con cibi giunti alla data di scadenza prelevati da un grande supermercato. L’iniziativa è servita a far sapere ai cittadini che ogni anno vengo sprecate almeno 90 milioni di tonnellate di cibo, il che vuol dire 180 kg procapite l’anno in Europa. Analizzando la propria ricerca, intitolata FUSION, il ricercatore Toine Timmermans della Wageningen University oltre a mettere in relazione gli sprechi di ogni singolo paese ha dichiarato che la Germania, ad esempio, ha migliorato i propri standard nel corso degli ultimi due anni, mentre la Francia al momento non rappresenta un elemento significativo. Sono invece i consumatori britannici ad avere la consapevolezza maggiore grazie anche alla collaborazione del WRAP, che ha fatto ottenere una riduzione degli sprechi del 13% ma la Commissione europea ha chiesto di soddisfare un obiettivo del 50% di riduzione dei rifiuti alimentari entro il 2020.   “E’ abbastanza facile per ogni organizzazione ridurre i rifiuti alimentari del 25% semplicemente apportando modifiche che possono essere introdotte anche da domani”, ha dichiarato il professor Timmermans rifacendosi alla sua esperienza di studio relativa alla produzione di rifiuti lungo tutta la catena di approvvigionamento alimentare ricordando che i consumatori, per ottenere buoni risultati, dovranno radicalmente modificare le proprie abitudini alimentari e le modalità con cui effettuano gli acquisti.  

Fonte: La Repubblica

Vandali in cantina la notte distrutte 5 annate di Brunello

Monday, December 3rd, 2012

Vandali in cantina la notte distrutte 5 annate di Brunello

Cinque anni di Brunello, le intere produzioni dal 2007 fino al 2012, distrutte da vandali entrati nella cantina di una dell’azienda Case Basse, tra i produttori più prestigiosi del vino più pregiato di Montalcino. A denunciare l’atto vandalico, avvenuto la notte scorsa, è il proprietario della tenuta Gianfranco Soldera, che ha raccontato al sito WineNews di aver scoperto, entrato in cantina al mattino, che l’intera produzione di oltre 600 ettolitri di vino, per un valore di decine di migliaia di euro, era andata perduta. Secondo il racconto del proprietario nessuna bottiglia o altro bene che si trovava nella cantina seminterrata è stato rubato. Si è dunque trattato di un atto vandalico, che sta mettendo in agitazione tutta la zona dove si produce uno dei vini più famosi e buoni al mondo. Si teme che chi ha colpito l’altra notte possa ripetere il suo gesto, prendendo di mira altre cantine. Il podere Case Basse conta circa 6 ettari e mezzo coltivati a vigneto a 350 metri di altitudine e produce circa 10mila bottiglie all’anno.

L’azienda colpita non è grande ma è una di quelle rinomate perché preparano un Brunello con metodo tradizionale. Quando nel 2008 scoppiò lo scandalo delle cantine che utlizzavano oltre al Sangiovese (previsto dal disciplinare) anche vitigni francesi per dare al loro vino un gusto più “internazionale”, Case Basse venne presa come esempio da cui ripartire per tornare a un prodotto radicato nel territorio

Fonte: La Repubblica

Il mistero genetico del frumento

Sunday, December 2nd, 2012

Il grano possiede quattro volte più geni di noi uomini e un genoma di 17 miliardi di nucleotidi, oltre cinque volte più grande del nostro. È quindi una pianta eccezionale, cresciuta accidentalmente per la nostra fortuna e poi da noi selezionata e gelosamente tramandata, che sfama un quinto del pianeta, offrendo appunto un quinto dell’apporto calorico necessario per la nostra vita.

 

SEQUENZA - È terminato in questo periodo l’immane sforzo collettivo per determinare la sequenza del suo enorme genoma, che per la sua complessità aveva sfidato finora tutti i nostri sforzi. Nella sua sequenza determinata principalmente, ma non esclusivamente, a Liverpool in Inghilterra, e pubblicata su Nature, si possono vedere tante cose e impararne altrettante.
Perché tanti geni? Perché si tratta della fusione di ben tre piante diverse, due graminacee e una pianta erbacea, ciascuna delle quali aveva già i suoi geni. In verità nelle migliaia di anni che sono passati dalla fusione, il cui ultimo evento è da collocare circa 8 mila anni fa, ma che è cominciato molto prima, alcuni di questi geni sarebbero potuti andare persi. Ma non è così: la maggior parte di essi è stata conservata, e precisamente i geni della crescita e quelli che producono materiale nutritivo.

GENOMA - Si sa che i geni importanti per la sopravvivenza e la crescita, detti non a caso geni regolatori, sono presenti quasi uguali in tantissime specie diverse e sfidano i secoli e i millenni. Nel caso del grano sembra che siano rimasti anche nelle loro posizioni originali, come dire che ciò che funziona bene non si cambia. Questo è certamente uno dei misteri del processo evolutivo, che nella sua essenza cambia e trasforma un po’ tutto, ma alcune cose le lascia addirittura intatte. Che cambi un po’ tutto lo dimostra anche qui il fatto che la parte del genoma del grano che non porta geni utili è piena di «carcasse», cioè di geni morti e di corpi fossili di virus ormai irrimediabilmente, e fortunatamente, inattivi. Ma i geni che portano il materiale nutritivo sono rimasti invece tutti sorprendentemente attivi. Fecero proprio bene quindi i nostri antenati ad adocchiare questa piantina e a coltivarla con amore: nonostante la sua incredibile contorsione biologica, il frumento ha assicurato pane per tante generazioni e almeno dalle nostre parti ha favorito lo sviluppo di un’agricoltura e quindi in definitiva della civiltà che conosciamo meglio.

Fonte: corriere.it

Ci stiamo «mangiando» la Terra

Tuesday, November 27th, 2012

Sono 29 chili di suolo, 2,2 tonnellate di acqua e 4,1 litri di gasolio: ecco il pasto quotidiano del consumatore medio. È l’analisi presentata da Julian Cribb, un veterano della comunicazione scientifica, a una conferenza dell’Accademia australiana di scienze a Canberra. È una quantità di risorse incredibile e inaspettata, dunque, quella che ogni persona mediamente consumerebbe ogni giorno sotto forma di cibo. Risorse che sono sempre meno rimpiazzabili e rinnovabili.

 

7 MILIARDI DI PERSONE - Moltiplicando le cifre per 7 miliardi di persone, la quantità di pianeta divorata globalmente ogni giorno assume proporzioni gigantesche. «Prendiamo il suolo: secondo la Fao, la metà del pianeta è già degradato, e la Terra sta perdendo dai 75 ai 100 miliardi di tonnellate del suo strato superficiale ogni anno, che principalmente finisce in mare», ha dichiarato Cribb. «E il terreno impiega migliaia di anni a formarsi». Similmente critica è la situazione dell’acqua dolce, con più di 4 mila chilometri cubi d’acqua estratta ogni anno dal sottosuolo, con metodi in grande parte non sostenibili. Infine il petrolio: una grave crisi si avvicina, secondo l’autore australiano, dato che la produzione dell’industria automobilistica mondiale cresce 8-10 volte più rapidamente di quella del petrolio: siccome la produzione di cibo richiede il 30 per cento dell’uso globale di energia, l’impatto potrebbe essere enorme.

PUNTO DI NON RITORNO - L’impatto degli shock provocati dal raggiungimento di punti di non ritorno rispetto alla sostenibilità di alcuni sistemi-chiave è oggetto della discussione tra scienziati riuniti nella Seconda conferenza australiana Earth System Outlook, che si tiene questa settimana in concomitanza con il debutto della conferenza delle Nazioni Unite di Doha sui cambiamenti climatici. Gli scienziati analizzano alcune «bombe a orologeria» innescate dall’attività umana nell’attuale era storica, che alcuni hanno battezzato «Antropocene». Un aspetto critico è la perenne disconnessione tra la scienza del clima e la società. Secondo Cribb, per quanto riguarda il sistema-cibo globale, il punto di non ritorno nella crisi sarà raggiunto entro il prossimo mezzo secolo, a meno che cambiamenti radicali non vengano introdotti nell’agricoltura industriale, nelle città e nella dieta dei cittadini del mondo. Ciò dipenderebbe dalla sincronicità della penuria delle risorse che si verrebbe a creare.

VERSO UNA DIETA CREATIVA – C’è ancora tempo per cambiare, ma l’azione deve essere rapida e universale. Cribb lo ha sostenuto anche nel suo ultimo libro, The Coming Famine: the global food crisis and how we can avoid it, pubblicato nel 2010, che, oltre al cambiamento climatico e altri fattori quali la dipendenza da combustibili e l’allevamento industriale, puntava il dito specialmente contro la crescita mondiale della popolazione e il sovraconsumo. Alcuni esempi di opportunità per un cambiamento di rotta nel sistema-cibo mondiale sarebbero per esempio la crescita del 300 per cento dell’acquacoltura, il massiccio sviluppo della coltivazione delle alghe per la produzione di cibo, combustibile e plastiche, la crescita dell’agricoltura urbana e la diversificazione delle colture. «Ci sono 25 mila piante commestibili sul pianeta Terra, e il 99 per cento di esse sono sconosciute alla maggior parte della popolazione», ha concluso Cribb, quindi non abbiamo ancora esplorato il potenziale alimentare del nostro pianeta. Sarà un’epoca di eccitante scoperta di diete nuove, salutari, interessanti e sostenibili».

Carola Traverso Saibante

Fonte: Corriere della Sera

Sabato è il giorno della Colletta alimentare

Saturday, November 24th, 2012

Sabato 24 novembre si svolge la 16esima Giornata nazionale della colletta alimentareSabato 24 novembre si svolge la 16esima Giornata nazionale della colletta alimentare Sono più di 130.000 i volontari della Fondazione Banco Alimentare onlus che nella giornata di sabato, in oltre 9.000 supermercati, inviteranno i cittadini a donare alimenti a lunga conservazione in occasione della 16esima Giornata nazionale per la colletta alimentare, un’iniziativa nata nel 1997, che ha consentito di aiutare mense per i poveri, comunità per i minori, centri di accoglienza e di solidarietà. Sono circa 8.600 le strutture caritative che beneficeranno dei prodotti donati dai clienti dei punti vendita aderenti all’iniziativa, consentendo di andare incontro alle esigenze di circa un milione e 700 mila persone povere.

 

I NUMERI DELLA RACCOLTA - Gli alimenti raccolti nella giornata andranno ad affiancarsi a quanto la rete del Banco Alimentare recupera con la sua attività quotidiana combattendo lo spreco di cibo. Nel 2011 sono stati raccolti quasi 60 milioni di kg di alimenti, tanto quanto un carico di oltre 1.700 tir, per un valore di circa 128 milioni di euro. La giornata della Colletta alimentare lo scorso anno aveva consentito di raccogliere 9.600 tonnellate di cibo, tutte distribuite gratuitamente ai diversi centri di assistenza.

COME E COSA DONARE - All’ingresso dei punti vendita verranno distribuiti dei volantini che spiegheranno cosa è più utile donare. Ognuno potrà, a propria discrezione, scegliere fra diversi prodotti a lunga conservazione come olio, omogeneizzati, alimenti per l’infanzia, pesce e carne in scatola, legumi in scatola, pelati e sughi. I volontari non potranno invece accettare prodotti deperibili o offerte in denaro. Sul sito dedicato all’iniziativa è possibile conoscere l’elenco di tutti i supermercati aderenti.

Fonte: Corriere della Sera

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