Insalate pronte in busta, foglie salate e da rilavare
Wednesday, September 1st, 2010
Mistero verde
La salubrità delle insalate pronte è un tema di grande attualità all’estero. Poche settimane fa, il Codex Alimentarius (composto da Oms e Fao per regolare il mercato alimentare) nella sua trentatreesima sessione ha deciso di vietare l’uso di letame come concime e di acque contaminate come irrigazione per tutti i prodotti di quarta gamma. Da un paio d’anni, del resto, l’Agenzia per la sicurezza alimentare tedesca (BfR) continua a monitorare il settore. E a scoprire falle igieniche così gravi da raccomandare sempre ai consumatori un ulteriore lavaggio domestico delle insalate pronte. Una beffa indigeribile, visto il caro prezzo che si paga per portare in tavola un prodotto pronto da condire. E in Italia che succede?
Il settimanale dei consumatori il Salvagente, nel numero in edicola da giovedì 2 settembre, ha sottoposto ad analisi di laboratorio 10 confezioni di insalate miste e verificando le condizioni igieniche generali, misurando la contaminazione microbica totale e la presenza di alcuni indicatori che raccontano qualcosa in più sulla pulizia delle foglie che si propongono come pronte da mangiare. Il risultato delle analisi mostra uno scenario abbastanza allineato a un livello accettabile sotto l’aspetto igienico. Con qualche eccezione.
Rispetto al quadro generale, i due big del settore si distinguono in positivo: Bonduelle e Dimmidisì risultano le insalate in busta meno contaminate. Le due eccellenze sono anche i prodotti più cari in assoluto dell’intero campione. Rispetto a un prezzo medio di 9 euro, Bonduelle svetta con l’astronomica cifra di 15,80 euro al chilo. Dimmidisì va oltre: per il suo lattughino chiede ben 18,28 euro al chilo. Foglie di lusso.
Secondo Giuseppe Battagliola, coordinatore della sezione IV gamma dell’Aiipa, l’associazione confindustriale di settore, il caro-insalate pronte è un tema spinoso: “È l’equivoco della quarta gamma. Anche il prezzo del mais è inferiore alla farina pronta per fare la polenta, ma la differenza è evidente. Nel caso della quarta gamma, invece, l’insalata appare uguale. Non si vede che nella lavorazione viene scartato il 50% della materia prima, che la filiera è controllata, che c’è manodopera, confezionamento, trasporto. Tutti passaggi che fanno lievitare il prezzo di 10 volte”.
Care e contaminate
Pagare tanto, quindi, dovrebbe garantire un elevato profilo igienico? La lussuosa Bonduelle sposa questa tesi, e sulla sua confezione scrive “garantito igienicamente”. Stefania Grazianetti, responsabile della qualità del famoso marchio, rilancia: “Vogliamo dire al consumatore che l’igiene è garantita da una serie di controlli. E vogliamo anche distinguere il nostro prodotto da altri, quelli che in un angolino della confezione riferiscono che bisogna lavare il prodotto prima dell’uso. Noi siamo in grado di assicurare il prodotto fino al punto vendita”.
L’altra eccezione rilevata in laboratorio riguarda una confezione di misticanza proposta come “pronta da condire” e venduta a un prezzo di 13,52 euro al chilo. Alle analisi microbiologiche la misticanza in questione, la Foglia verde, a marchio Eurospin, è risultata positiva, sebbene sotto i limiti di legge, all’Escherichia coli, un germe a che indica l’avvenuto contatto con materiale fecale. Le blande regole esistenti sulla contaminazione microbica delle insalate pronte contemplano, infatti, soltanto i germi patogeni: quelli capaci di procurare disturbi alla salute più o meno gravi. Tra questi figura anche l’Escherichia coli, per il quale è previsto un limite di 100 ufc/g (unità formanti colonia per grammo). Il campione di Eurospin “mostra una contaminazione di 50 ufc, quindi sotto l’aspetto legale è ancora conforme”, spiega Ilaria Zardi, responsabile della qualità di Eurospin.
Spiega meglio di cosa si tratta Raffaello Morgante dell’Istituto zooprofilattico dell’Umbria: “La presenza di questi germi può indicare, per esempio, che l’insalata è stata concimata con letame o irrigata con acqua di fogna. L’eventualità non è per niente remota. Normalmente si irriga prelevando l’acqua da fonti contaminate: canali e falde superficiali o da pozzi. Né si può escludere la collocazione delle vasche di irrigazione in contatto con le fogne o nelle vicinanze di una porcilaia. Il discorso non riguarda solo le insalate pronte, ma vale anche per la pianta. La differenza è che il cespo lo laviamo sempre prima di mangiarlo, e con il lavaggio in acqua si riduce la carica contaminante. I prodotti pronti, invece, siamo portati a mangiarli senza lavaggio”, avverte Morgante. A buon intenditore poche parole. E meno germi.
Fonte: Kataweb



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