Archive for the ‘alimentazione’ Category

Verdure surgelate meglio di quelle fresche

Sunday, March 14th, 2010
Lo dice una ricerca inglese. L’esperto: nel passaggio dal campo alla tavola l’ortaggio perde parte dei suoi nutrienti, mentre il surgelamento ne conserva le proprietà
FOTOGALLERIA: Come congelare gli alimenti

Verdure surgelate meglio di quelle fresche? Sembra di si, stando a un recente studio condotto dall’Institute of Food Research di Norwich, nel Regno Unito. L’indagine rivela che i vegetali sottozero sono più sani di quelli freschi, in quanto questi ultimi perdono parte delle proprietà nutritive nel periodo trascorso tra la raccolta e la consumazione.

Pochi sanno infatti che gli ortaggi “freschi” impiegano anche fino a due settimane da quando vengono raccolti per raggiungere le nostre tavole, mentre il congelamento, effettuato poco dopo la raccolta, arresta il processo di deterioramento e conserva intatti i nutrienti, tra cui le preziose vitamine.

Il risultato della ricerca inglese, però, non è una novità. “Anche noi eravamo arrivati alle medesime conclusioni ben quindici anni fa - spiega Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione-. Se è vero che vegetali freschi e surgelati possono contare sullo stesso apporto nutrizionale - continua Ghiselli - c’è tuttavia da considerare che dal momento in cui viene raccolto il vegetale muore e inizia a deteriorarsi, con la conseguente riduzione di una parte delle proprie sostanze nutritive”.

Ma ciò che effettivamente spinge i consumatori a preferire i surgelati è che questi permettono di disporre di una varietà sensibilmente più ampia quando si fa la spesa, e per di più offrono la possibilità di avere svariati prodotti in qualsiasi stagione dell’anno, come ad esempio i piselli, che freschi sarebbero disponibili solo per periodi limitati.

“Il problema semmai - precisa l’esperto - può essere costituito dal progressivo impigrimento nel cucinare e quindi nell’alimentazione. La reperibilità e la facilità di utilizzo dei prodotti in busta sottozero porta spesso ad adagiarsi nella comodità rischiando di sfociare nella monotonia gastronomica”. Inoltre, spesso non si ha il tempo oppure la voglia di preparare soffritti o tagliuzzare ortaggi e si opta quindi per soluzioni già pronte e più veloci ma meno personalizzabili. più omologate”:

In conclusione, le verdure surgelate sono ottime e non hanno nulla in meno di quelle fresche, nonostante molti ancora le considerino poco sicure, ma se si ha tempo bene acquistare anche più varietà di vegetali freschi e lasciare qualche spazio all’inventiva culinaria e alle tradizioni gastronomiche locali.

Fonte: Kataweb

Nello Zimbabwe si muore di fame, e si magia l’elefante morto

Sunday, March 14th, 2010

Le immagini sono choc, ma la storia che c’è dietro lo è altrettanto, perché parla di miseria e disperazione, di morte e lotta per la sopravvivenza. Per la maggior parte di noi, un elefante morto di vecchiaia nella savana è solo una scena triste, ma per centinaia di disperati che ogni giorno muoiono di fame nello Zimbabwe è stata un’autentica manna. Pochi minuti dopo aver individuato la carcassa in un angolo remoto del “Gonarezhou National Park”, (la seconda riserva del paese, che si estende su una superficie di 5mila chilometri quadrati), un gruppo sempre più crescente di persone ha, infatti, cominciato ad uscire dalla boscaglia circostante, proveniente da ogni dove.

Il pasto degli affamati in Zimbabwe Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe    Il pasto degli affamati in Zimbabwe

SPOLPATO IN DUE ORE - Armati di machete, asce e coltelli fatti con barattoli di latta, gli uomini si sono avvicinati al pachiderma morto (un gigante di 6 tonnellate e alto quasi 4 metri) e in meno di due ore (1 ora e 47 minuti, per la precisione) lo hanno letteralmente spolpato, strappandone la carne a pezzi e lasciandone solo lo scheletro. Neanche la proboscide e le orecchie si sono salvate da questo autentico scempio e pure le stesse ossa sono state successivamente portate via, per essere bollite e diventare così una zuppa. Nemmeno 24ore più tardi, tutto quello che è rimasto dell’elefante era una macchia di sangue nella savana. Una scena di una crudeltà terribile quella che è apparsa davanti agli occhi attoniti del fotografo inglese David Chancellor, che era nello Zimbabwe per fotografare gli elefanti nel loro habitat naturale. Grazie a quelle immagini, dal titolo “Elephant Story”, l’uomo ha vinto uno dei prestigiosi “World Press Photo 2010”, ma ha ammesso al londinese “Daily Mail” di non riuscire davvero a dimenticare quanto visto in quell’angolo sperduto di mondo.

LOTTA PER IL CIBO - «Poco dopo l’alba, un abitante della zona ha visto la carcassa dell’elefante mentre passava in bicicletta – ha raccontato Chancellor -. Sembrava in mezzo al nulla, ma in appena un quarto d’ora sono arrivati centinaia di disperati da ogni direzione: le donne hanno formato un cerchio attorno all’animale e gli uomini stavano all’interno e ho visto gente litigare e accoltellarsi a vicenda, pur di accaparrarsi più carne possibile per la famiglia. Carne che è stata poi portata a casa per essere lavata, essiccata e, quindi, messa da parte, ma c’è anche chi l’ha mangiata lì, al momento. E nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata”. Già, perché quell’elefante morto ha significato la sopravvivenza garantita per un bel po’ di tempo, stante la tremenda situazione economica in cui versa il paese sotto il regime di Robert Mugabe

ALLARME DELLA CROCE ROSSA - Non a caso, giusto giovedì la Croce Rossa Internazionale ha lanciato un grido d’allarme, definendo “assai critica” la situazione dello Zimbabwe, dove oltre 2 milioni di persone – ovvero, un abitante su quattro – muore di fame, e chiedendo agli Stati Uniti un aiuto immediato di almeno 24 milioni di dollari per alleviare la crisi. «In alcune zone del paese la situazione è difficile come mai si è visto prima d’ora – ha spiegato Emma Kundishora, della Croce Rossa dello Zimbabwe, al sito dell’agenzia d’informazione “ZimOnline” – e per esempio a Masvingo le piogge non sono arrivate in tempo e così tutto il raccolto è andato perduto». Nel gennaio dell’anno scorso Jonny Rodrigues, un attivista della “zimbabwe Conservation Task Force”, aveva rivelato alla Bbc che la carne di elefante veniva data nel rancio ai soldati di Mugabe perché era la sola disponibile, visto che i contratti per la fornitura di carne bovina erano stati cancellati, ma nessun uomo del governo aveva confermato l’accusa.

Fonte: Corriere della Sera

Alimenti con le « stellette» per guidare le scelte al supermercato

Saturday, March 13th, 2010

 Uno yogurt magro, tre stelle. Una confezione di uva passa, due. Zero stelle per le patatine al formaggio. Basta mettere nel carrello tante due e tre stelle per portare in tavola la salute: un’idea semplice che sta spopolando negli Stati Uniti, dove il programma Guiding Stars che assegna le stelline agli alimenti ha appena dimostrato di essere davvero efficace nel migliorare le abitudini alimentari, grazie a una ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition.

 

AIUTO – Tutto parte da due semplici constatazioni: abbiamo sempre meno tempo da dedicare alla spesa, siamo sommersi da innumerevoli consigli e indicazioni per mangiar sano. Difficile scegliere in mezzo minuto mentre siamo davanti allo scaffale del supermercato, tenendo conto di tutti, ma proprio tutti i parametri che dovrebbero guidarci nel decidere che cosa mangiare. Eppure l’esigenza di un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre più sentita: per ottenerla e scegliere in un batter d’occhio, nulla di meglio di un unico parametro di facile valutazione, che in pratica dia un giudizio complessivo sul prodotto che abbiamo di fronte. Così ecco il programma Guiding Stars, messo a punto da un gruppo di esperti statunitensi e oggi sempre più diffuso in negozi di alimentari, catene di supermercati e perfino in alcuni ristoranti, caffè e mense scolastiche degli Stati Uniti. Il programma assegna da zero a tre stelle a tutti i prodotti alimentari a disposizione per il consumatore, indipendentemente dalla marca, dal prezzo o dal produttore; per farlo tiene conto delle linee guida nutrizionali e delle raccomandazioni emerse dalla letteratura scientifica e dalle organizzazioni internazionali (dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Food and Drug Administration), così di fatto all’aumentare del numero di stelle cresce il valore nutritivo dell’alimento. Aggiunge «punti» per ottenere tre stelle la presenza di vitamine, minerali, fibre; le tolgono i grassi saturi, il colesterolo, il sodio o gli zuccheri aggiunti.

BUONI RISULTATI – Il numero di catene di negozi e di scuole, ospedali e università americane che hanno deciso di affidarsi alle Guiding Stars è in crescita, ma servono davvero? Lo studio appena uscito, condotto dagli esperti del comitato scientifico del programma, pare dimostrare di sì: i ricercatori hanno valutato i dati d’acquisto 2006-2008 di 168 supermercati Hannaford del New England e di New York che hanno adottato il sistema, andando a guardare che cosa compravano i clienti prima dell’arrivo delle Guiding Stars e uno e due anni dopo. I ricercatori si sono concentrati su una specifica categoria merceologica, i cereali pronti, scoprendo che grazie alle Guiding Stars la gente aveva cominciato ad acquistare di più i prodotti a tre stelle, con un rapporto nutrienti-calorie più favorevole. «Non siamo andati a guardare la dieta individuale dei clienti, ma è risultato evidente uno spostamento degli acquisti verso cereali a basso contenuto di zuccheri e ricchi di fibre – dice la coordinatrice dello studio, Lisa Sutherland del Dartmouth College di Hanover, negli USA –. Le scelte che si fanno al supermercato hanno un effetto diretto sulla salute e il benessere dei consumatori: le Guiding Stars possono migliorare i comportamenti alimentari dei singoli, garantendo importanti benefici anche in termini di salute pubblica.

SCARICABILE SU IPHONE- Per scegliere il prodotto più sano basta un’occhiata: questo è di grande aiuto quando si vuol far la spesa e le proposte sugli scaffali sono innumerevoli». In effetti, guardare solo le stellette è più semplice che perdersi a leggere complicate etichette nutrizionali e far conti di calorie e grassi, così c’è anche chi ha provato a sintetizzare le informazioni con un semaforo rosso, giallo o verde altrettanto intuitivo : anche in questo caso però si tratta di esperienze che per ora sono state fatte solo all’estero. Non c’è che da augurarsi che qualcuno provi a esportare metodi simili anche da noi: intanto il sistema delle Guiding Stars è incluso in una guida agli acquisti alimentari che si può scaricare sull‘iPhone, per chi è curioso di vedere come funziona.

Fonte: Corriere della Sera

Ecco la merendina “magica”

Wednesday, March 10th, 2010

“Maestra, ho fame!”. “Ma come, non hai mangiato la merendina poco fa? Hai trovato anche la filastrocca?”. “Sì, ma io ho ancora fame…”. La bambina è in fila, come i suoi compagni. Due a due, mano nella mano. È appena cominciato il giro nel supermercato. Ed è un giro insolito, perché invece delle compere con mamma e papà, si va con i compagni e le maestre a “sentire le filastrocche”. Anche per gli adulti impegnati a fare la spesa è stata una strana sorpresa. Iniziativa singolare infatti quella della Coop, “Versetto e Dolcetto”: abbinare alle merendine poesie e filastrocche per bambini. E organizzare, mercoledì mattina, un reading con i poeti al supermercato del Laurentino, a Roma, per presentare l’esperimento. “Dai Laura, aspetta ancora un po’ che ora vedi stanno cominciando a leggere le poesie”.

La bambina affamata fa una smorfia, giochicchia con il cartellino che porta al collo, dove c’è scritto che si chiama Laura e fa la prima elementare. Intanto una signora, nell’angolo della pescheria, aspetta che i bambini si avvicinino in cerchio. Quando sono lì comincia a leggere. “Quel giorno le gemelle Ciccia e Bomba davanti alla tv spaparanzate si bevvero in un’ora sei chinotti e scartarono dieci cioccolate…”. La signora è Janna Carioli, una delle autrici de La Melivisione, entusiasta dell’iniziativa. Le maestre cercano di ascoltare, ma l’attenzione cede alla responsabilità di contenere le chiacchiere, le voglie, i bisticci di circa 40 bambini di sei anni. “Anche io faccio come Ciccia e Bomba”, dice ridendo Matteo. “Io no, mangio tanta frutta, l’ha detto adesso pure la signora che la dobbiamo mangiare”, gli risponde fiera una bambina.

Dopo la prima filastrocca, prosegue il giro: “Avanti bambini, e non urlate…” richiamano le insegnanti, mentre Kej ha sonno e vorrebbe sdraiarsi, Aissa insegue la telecamera di un cameraman “per vedere cosa si vede dentro”. Ed Esmeralda tira il laccio della scarpa a una compagna che non vuole accanto. Dal banco della pescheria alla forneria, poi in enoteca e infine tra gli internet point: una lettura per ogni passaggio, altri grandi autori tra cui Mela Cecchi, Bruno Tognolini, Ennio Cavalli, Stefano Bordiglioni, Chiara Rapaccini, pronti a conquistare con le loro voci e i loro versi inediti l’attenzione e la curiosità dei piccoli.

L’occasione per parlare di cibo in modo originale e creativo; per raccontare ai bambini dell’importanza della frutta e della verdura di stagione, dei prodotti no ogm, degli alimenti che provengono da altri Paesi, della necessità di mangiare tutto e di non stare ore davanti alla tv. Tra frigoriferi che diventano ”caverne degli orrori” perché ‘’strapieni di malcibo”, ai ”pomodori a forma di stelle multicolori” da contrapporre alle ”mele rosse” e ai “latti bianchi”. Immagini, idee, sollecitazioni che fanno delle 36 minifilastrocche, firmate anche da altri autori famosi come Roberto Piumini, Giusi Quarenghi, Chiara Carminati, e Anna Sarfatti, dei testi da collezione.

I versi si potranno infatti raccogliere in un album e anche scambiare sul web (attraverso il sito www.e-coop.it) per evitare doppioni. E tutto per una merendina. “Per raccontare la diversità di questo prodotto - spiega Domenico Brisigotti, direttore prodotti marchio Coop - la merendina in questione è infatti il simbolo del Club 4-10: una linea di prodotti dalla composizione nutrizionale innovativa, supervisionati da un autorevole Comitato Scientifico (ECOG-European Childhood Obesity Group e SIO -Società Italiana Obesità) con cui abbiamo steso le Linee Guida Coop per una corretta alimentazione per l’infanzia”. L’iniziativa potrebbe essere ospitata anche a Bologna e Milano. Intanto a Roma, al Laurentino, la prossima filastrocca magari la leggerà Laura dopo aver mangiato.

Pesca sostenibile e consumi, Greenpeace dà il voto al tonno

Tuesday, March 9th, 2010
E’ la conserva ittica più venduta sul mercato mondiale, ma l’industria del settore non rispetta l’ecosistema. Lo dimostra un’indagine dell’associazione ambientalista

Il tonno in scatola è un prodotto abituale nel carrello della spesa degli italiani, ma pochi sanno quanto la pesca irresponsabile a questo animale stia causando danni all’ecosistema. Il rapporto “Tonno in trappola” realizzato da GreenPeace fa luce sulle diverse politiche dei produttori della pietanza, realizzando una classifica dei 14 principali marchi presenti sul nostro mercato, valutati in base alle loro sostenibilità e trasparenza.

Promossi e bocciati
Nelle pagelle dell’associazione ambientalista nessun produttore riesce a raggiungere la piena sufficienza e le performance peggiori le registrano proprio i marchi leader del mercato, mentre tra i migliori si possono notare vari prodotti legati a catene di supermercati. Il podio dei marchi più attenti viene occupato da Coop, Asdomar e Mareblu, con votazioni tra il 4,7 e il 4,4 (su un massimo di 10). In fondo alla graduatoria, con zero punti poiché si sono rifiutate di partecipare alla rilevazione di GreenPeace, si trovano Consorcio e Mare Aperto Star. Sonora bocciatura anche per i marchi più famosi come RioMare ( 1,9) e Nostromo (0,8. GUARDA LA TABELLA

La metodologia
Per realizzare lo studio, GreenPeace ha provveduto a reperire i prodotti in vari supermercati italiani e a consultare le informazioni presenti sui siti internet delle aziende in questione. La parte più rilevante dell’analisi si basa però su dei questionari inviati direttamente alle aziende che, come ammesso dalla stessa associazione ambientalista, si sono mostrate in molti casi estremamente reticenti a collaborare. La valutazione di “Tonno in trappola” si basa su alcuni punti specifici tra cui: la tracciabilità del pesce, e la conseguente sicurezza che non provenga da attività illegali; la trasparenza nell’etichettatura, che deve fornire tutti gli elementi per la scelta del consumatore; la presenza di una politica scritta per la pesca sostenibile, che garantisca il rispetto dell’ecosistema marino; la promozione di una pesca sostenibile, che includa la realizzazione di riserve marine.

Pesca insostenibile
Dalle schede dettagliate dei marchi presenti nei supermercati italiani si nota come, tranne in rari casi, non vi sia particolare sensibilità da parte dei produttori nei confronti dei temi segnalati da GreenPeace. La mancanza di una politica scritta per la sostenibilità della pesca è quasi totale, così come la scarsa trasparenza nelle etichette. Elementi ancora più gravi se si considera che molti dei marchi analizzati sono emanazione di grosse multinazionali del settore. Insieme alla classifica per i consumatori, sul sito di GreenPeace è possibile anche consultare il rapporto che spiega nel dettaglio come la pesca sconsiderata stia distruggendo l’ecosistema marino e mettendo a rischio diverse specie marine, tra cui anche tartarughe e squali.

Fonte: Kataweb

Vandana Shiva: “Gli Ogm uccideranno i piccoli coltivatori”

Friday, March 5th, 2010
L’attivista: in India 200 mila suicidi in 10 anni con quei semi modificati ci si indebita per sempre
ANDREA ROSSI
È una brutta notizia. È la vittoria dell’Europa dei burocrati e delle lobbies sull’Europa dei popoli, che restano in larga parte contrari all’utilizzo dei semi geneticamente modificati». Vandana Shiva, 58 anni, attivista indiana (nel 1993 ha vinto il «Right Livelihood Award», una sorta di Nobel assegnato a chi si batte per un’economia più giusta), una vita a combattere contro gli Ogm, è diretta come sempre. E delusa: «L’Europa era la grande speranza di chi difende la biodiversità. Per 12 anni aveva resistito a pressioni di ogni sorta. Il sì alla patata Amflora, invece, è una resa».Se è per questo anche tra i governi serpeggia un certo malumore: il ministro italiano Luca Zaia propone un referendum e Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia potrebbero appellarsi alla clausola di salvaguardia per bloccare l’autorizzazione.
«E fanno bene. Meno di un anno fa prima la Francia e poi la Germania hanno bandito le coltivazioni di mais Ogm. E hanno deciso forti di recenti ricerche secondo cui gli Ogm sono nocivi per l’ambiente».Molti scienziati sostengono il contrario. E dicono che chi si oppone è agitato da fobie o paure legate alle possibili conseguenze economiche. È così?
«Ah sì? Vadano a vedere di quanto è cresciuto l’uso dei fitofarmaci dove si sono impiantati gli Ogm. In India otto Stati hanno adottato una moratoria per vietare la melanzana transgenica. L’Ogm non è sicuro. E comunque le conseguenze economiche esistono e sono pesanti: nel mio Paese gli agricoltori che sono passati alle coltivazioni geneticamente modificate sono andati in rovina. E sa perché?»

Lo spieghi.
«Ogm equivale a brevetto. Vuol dire che un’azienda può diventare monopolista di un certo seme e imporlo a chiunque lo voglia coltivare. In India coltivare a riso un ettaro, prima che arrivassero le multinazionali con le loro sementi, costava circa 16 mila rupie. Quando molti hanno spostato la coltivazione sulla vaniglia, il costo è salito a 300 mila rupie per ettaro».

Come è successo?
«A tanti contadini è stato fatto credere che si sarebbero arricchiti comprando i nuovi semi, che avrebbero incrementato le produzioni. Chi si è lasciato convincere ha scoperto che bisognava acquistare le sementi tutti gli anni - non si riproducono, hanno un gene “suicida”, ed è la dimostrazione che sono contro natura - a un prezzo triplo rispetto ai semi tradizionali. Così si sono indebitati fino al collo. Risultato: 200 mila suicidi in 10 anni».

Crede che possa succedere anche in Europa?
«Forse non in modo così dirompente. Ma gli Ogm saranno la rovina dei piccoli produttori: i costi, per loro, diventeranno insostenibili. Perderanno la terra».

Chi approva la decisione dell’Ue sostiene che le aziende europee potranno entrare nell’agricoltura industriale. Saranno più competitive?
«Se lo saranno, succederà a danno dell’agricoltura organica e biologica. L’introduzione degli Ogm sarà un genocidio per i piccoli coltivatori. La biodiversità, che è lo strumento per battere la fame, sarà spazzata via. Tutto il mondo rischia di essere soggetto a una dittatura dei semi».

Oggi un quarto del mais coltivato è Ogm. Secondo molti scienziati è più sicuro: combatte i parassiti senza i pesticidi e non permette la formazione di funghi, responsabili delle microtossine. Perché vi opponete?
«Perché non così. Una delle cause dell’indebitamento degli agricoltori indiani è stata la spesa in fitofarmaci. Le coltivazioni sono più vulnerabili. Hanno bisogno di più pesticidi e acqua. L’Ogm non cambia l’agricoltura, non ammortizza l’impatto sul clima, né produce più cibo. È solo una resa agli interessi delle lobbies».

Fonte: La Stampa

Per gli italiani “bio è bello”

Friday, March 5th, 2010

Sempre più propensi ad acquistare
prodotti biologici, anche se molti
lo fanno per moda che per convinzione

ROMA
Mentre l’Unione Europea sdogana gli Ogm, gli italiani si scoprono sempre più amanti del biologico: nel 2009 il 56% ha acquistato prodotti «bio» (+ 4% rispetto al 2008). Un successo che, però, non significa sempre una reale conoscenza di cosa è il bio e cosa invece non è, tanto che il 19% è convinto che si tratti di alimenti per vegetariani, prodotti per chi soffre di intolleranze alimentari (16%) o prodotti che garantiscono una maggiore naturalità e tutela dell’ambiente (47%). Sono i risultati di uno studio pubblicato dalla rivista Vie del Gusto, diretta da Domenico Marasco, in edicola oggi, e condotto su 350 persone di cui è stato sondato il livello di conoscenza, il loro rapporto e ciò che li spinge a comperare questa tipologia di prodotti.

Anche se non c’è una totale chiarezza, resta il fatto che sempre più intervistati mostrano una propensione crescente ad acquistare prodotti «bio», tanto che il 37% ha dichiarato che se ne ha la possibilità sceglie sempre questa tipologia convinto di una loro maggiore salubrità (38%) e un sapore che in altri prodotti non si trova più (15%). Al di là di tutto, però per molti si tratta di una moda: il 67% ha ammesso di aver iniziato ad acquistare «bio» per il grande parlare che se ne fa in Tv o sui giornali, cosa che li rende in qualche modo «di moda» (56%). Non solo, in questa corrente di «bio-entusiasti» non manca una frangia di «bio-scettici»: un intervistato su due esprime infatti il dubbio che la provenienza sia veramente biologica e il timore che a volte si possa trattare di una ennesima frode alimentare.

Un intervistato su tre (31%) ritiene i prodotti bio un aspetto imprescindibile per avere uno stile di vita sano, a cui si aggiunge il 23% che considera gli alimenti biologici un vero e proprio strumento per tenersi in forma e in piena salute, tanto che, in un mondo dove la «chimica» la fa ormai da padrona, il bio rappresenta una «necessità» per evitare di introdurre nel proprio organismo nuovi veleni (19%). Al di là degli effetti benefici su se stessi il 25% vede gli alimenti coltivati in modo biologico come un importante aiuto per la salvaguardia dell’ambiente.

Posto che «bio è bello», stupisce non poco che soltanto il 17% di chi è solito acquistare «bio» sa definire con esattezza cosa siano gli alimenti di questa categoria, ovvero alimenti prodotti e trattati in modo «naturale», senza l’utilizzo di additivi chimici. Se il 19% li identifica infatti come alimenti e prodotti prettamente per vegetariani, il 16% crede siano specifici per chi soffre di intolleranze e patologie alimentari, mentre il 13% ritiene che contengano un più alto tasso nutritivo.

Non solo, sembra esserci qualche indecisione anche sulle caratteristiche che distinguono ciò che è bio da ciò che non lo è: se il 38% ha risposto che i prodotti bio sono in generale più salubri e il 15% parla di maggiori qualità organolettiche nei prodotti marchiati come biologici, il dato più significativo sembra essere evidenziato da quel 27% che non saprebbe bene cosa rispondere. Dubbi e insicurezze a parte, resta il fatto che il 37% quando si trova di fronte alla possibilità di scelta propende per un prodotto bio, addirittura il 15% sceglie dove fare la spesa proprio in base alla presenza o meno di prodotti biologici.

Naturalmente non sono tutti così rigidi: il 29% dice che se non trova quel determinato prodotto in «versione bio», non ha grossi problemi a scegliere quello «normale», così come il 14% dice di scegliere a seconda del momento e della tipologia di prodotto: in alcuni casi non importa se il prodotto è bio o meno, in altri casi non deroga. Ma da dove nasce questa passione per il bio, ovvero, come e perchè si sono avvicinati a questa tipologia di prodotti? Ben 7 su 10 (67%) la prima volta che ha deciso di acquistare un prodotto «bio» lo ha fatto perchè in Tv e sui giornali se ne parla molto spesso, a cui si aggiunge il 49% che lo ha fatto seguendo le indicazioni e i consigli di amici e parenti, insomma la motivazione principale sembra essere quella di una vera e propria moda bio che ha contagiato ormai milioni di italiani, più che una vera conoscenza dell’argomento e dei benefici legati all’utilizzo di prodotti derivanti da agricoltura e allevamento biologici.

Sempre più propensi ad acquistare bio, anche se molti lo fanno più per moda che per reale convinzione. E in un clima generale di entusiasmo per il bio, nascono però i «bio-scettici». A conferma che in molti casi si tratta più di una moda che di una convinzione radicata nelle persone e maturata in un’ottica di tutela della salute e del benessere, uno dei «valori» che maggiormente vengono associati ai prodotti bio è proprio il fatto di essere «di tendenza» (56%), quasi che sia «in» acquistare prodotti marchiati come «biologici».

Risposta data da molti più intervistati rispetto a quelli che hanno detto che il valore maggiore è rappresentato dalla tutela dell’ambiente associata a questa tipologia di prodotti (47%) o da chi ha fatto espresso riferimento alla naturalità e all’aspetto salutistico (43%). Esistono naturalmente alcune «barriere» all’acquisto di prodotti bio, anche per chi li acquista abbastanza spesso: da un lato la loro reperibilità, ovvero il fatto che non sempre li si trova nei normali supermercati (69%), oltre naturalmente al loro prezzo, maggiore rispetto a prodotti equivalenti ma non provenienti da agricoltura biologica (28%).

Malgrado ciò sei intervistati su dieci dicono di essere sempre più propensi ad acquistare prodotti bio: solo per il 27% rispetto al recente passato non sono cambiate le abitudini e la percentuale di prodotti bio acquistati mentre il 7% dichiara che rispetto al passato è meno propenso ad acquistare prodotti biologici. In questo clima generalizzato di entusiasti del biologico non mancano però quelli che potrebbero essere definiti «bio-scettici»: in generale solamente un intervistato su tre viene convinto dalla professata sicurezza alimentare di questa categoria di prodotti (29%), così come sono in molti a chiedersi se le coltivazioni e i processi di produzione siano effettivamente «bio» come professano le confezioni (il 69% dichiara di aver avuto almeno una volta questo dubbio).

Se poi si aggiungono i continui allarmi sulle frodi alimentari (33%) che spesso colpiscono proprio i prodotti giudicati più sicuri e genuini (si pensi alla recente inchiesta sulle «bufale annacquate»), non ci si deve stupire che gli italiani ci vorrebbero vedere più chiaro. Un dato confermato anche dal timore di acquistare alimenti in realtà scadenti e con pochi controlli (62%) o dalla totale incertezza che il luogo di provenienza sia davvero incontaminato da sostanze tossiche (49%).

La fiducia che gli italiani ripongono negli alimenti biologici, dunque, sembra dettata in maniera poco determinante da un’informazione voluta, cercata e approfondita (solo il 20% degli italiani dichiara di verificare su Internet prima di recarsi al supermercato). Sono media come la televisione e i giornali, infatti, a infondere valori positivi sul mondo «bio», ma anche a essere l’unica fonte di informazione utilizzata su questo tipo di prodotti (36%).

Ma cosa può aumentare la possibilità che gli italiani acquistino prodotti biologici in futuro? Ben oltre 6 consumatori su 10 si dichiarano più propensi del passato a comperarli ma dichiarano, comunque, di aver bisogno di una maggiore chiarezza nelle informazioni sulla vera provenienza biologica degli alimenti (75%) più che di prezzi più accessibili (31%) o di una migliore reperibilità tra gli scaffali (44%). Trasparenza, approfondimenti e maggiore sicurezza sui controlli risultano dunque le chiavi per traghettare il biologico da semplice fenomeno di tendenza a vera e propria abitudine alimentare degli italiani.Fonte: La Stampa

Ogm: Ue decreta fine dell’embargo

Wednesday, March 3rd, 2010

 È la fine di un embargo durato anni. La Commissione europea ha deciso l’autorizzazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf. La decisione mette fine all’embargo sulle nuove colture geneticamente modificate, che resisteva nell’Ue dall’ottobre 1998. La Commissione europea ha annunciato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora «per uso industriale», nonché l’utilizzo dei prodotti dell’amido della stessa Amflora come mangime.

CONTROVERSIA - La patata Amflora, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l’Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera tecnico, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l’Emea (agenzia Ue del farmaco) e l’Oms. La controversia riguardava la presenza nell’organismo geneticamente modificato (ogm) di un gene «marker» che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana. L’Efsa ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di ogm nell’ambiente, proibisca espressamente l’autorizzazione agli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. A più riprese, negli anni scorsi, la Commissione aveva cercato di ottenere il sostegno degli Stati membri nel comitato di regolamentazione degli ogm e in Consiglio Ue, senza mai ottenere la maggioranza richiesta per l’autorizzazione alla coltura. Le norme Ue, tuttavia, danno all’esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione, se non si esprime contro almeno la maggioranza qualificata degli Stati membri. Dopo che il precedente commissario all’Ambiente, Staros Dimas, aveva bloccato la proposta, il suo successore, il maltese John Dalli, ha creduto bene di marcare con questa decisione il suo primo atto pubblico. Oltre alla patata Amflora, sono state approvate anche altri tre nuove varietà di mais ogm, tutte destinate all’importazione e la commercializzazione per l’alimentazione degli animali.

CLAUSOLA SALVAGUARDIA - I Paesi membri contrari alla coltivazione della patata transgenica o di un altro qualsiasi ogm possono fare appello alla «clausola di salvaguardia» per impedire la coltivazione all’interno del territorio nazionale. Lo si apprende da fonti comunitarie, che hanno ricordato che tale strumento è già stato utilizzato da Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia per impedire la coltivazione del mais ogm Monsanto 810, la cui coltura è stata approvata dall’Ue nel 1998.

ZAIA - Critico contro l’introduzione della nuova coltura il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia: «La decisione della Commissione europea ci vede contrari. Il fatto di rompere una consuetudine prudenziale che veniva rispettata dal 1998 è un atto che rischia di modificare profondamente il settore primario europeo. Non solo non ci riconosciamo in questa decisione - commenta ancora il ministro - ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura. Valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee».

REALACCI - Negativa anche l’opinione di Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd: «Quella dell’Unione Europea sugli ogm è una decisione molto grave. Lo è in assoluto, ma per l’Italia, oltre alle ragioni legate alla sicurezza alimentare, se ne aggiungono molte altre. Il futuro dell’agricoltura del nostro Paese non è certo nelle coltivazioni ogm, ma nell’agricoltura di qualità, legata al territorio e alle produzioni tipiche».

VERDI: DECISIONE GRAVISSIMA - Molto critici anche i Verdi. «La decisione della Commissione europea è gravissima e inaccettabile - sottolineano in una nota -. Siamo pronti a presentare un referendum già dalla prossima settimana per evitare che gli ogm vengano coltivati in Italia. Non solo è stato violato il principio di precauzione nei confronti delle colture geneticamente modificate, ma anche la direttiva Ue 2001/18 che proibisce l’autorizzazione agli ogm che contengono geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. I Verdi si mobiliteranno per difendere la tradizione agroalimentare del nostro Paese e la salute dei cittadini».

AGRONOMI: PRUDENZA - Andrea Sisti, presidente del Conaf (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali), invita alla prudenza: «Come ogni cambiamento epocale è necessaria la massima prudenza, anche se bisogna prendere in considerazione che la scienza non può essere fermata. Auspico che la ricerca scientifica in Europa non si appiattisca sulle logiche di solo mercato, della produttività esasperata, e che in Italia la diversità biologica delle nostre produzioni possa ancora rappresentare il presupposto per uno sviluppo economico delle aree rurali dei nostri territori».

VATICANO: OK A OGM CONTRO LA FAME NEL MONDO - Il Vaticano, invece, ribadisce la sua approvazione agli ogm, se servono per combattere la fame nel mondo. Il cancelliere della Pontificia accademia per le scienze, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, a Cuba per un vertice sui problemi dell’economia nella globalizzazione, nel suo intervento ha difeso la trasformazione transgenica in agricoltura purché contribuisca ad alleviare la fame nel mondo e non si trasformi in attività speculativa che colpisce la giustizia. Sanchez Sorondo ha affermato che lo sviluppo di sementi transgeniche per combattere la fame è un «fatto positivo», e può aiutare a far affermare «la giustizia tra i beni e le persone».

Fonte: Corriere della Sera

Agricoltura: 355 vitigni autoctoni, per l’Italia è il record mondiale nella biodiversità

Monday, March 1st, 2010
L’Universita’ di Verona ha annunciato di aver sequenziato il Dna per il primo vitigno autoctono nel mondo, la Corvina, qualità tipica della Valpolicella
(Adnkronos) - “L’Italia detiene il record mondiale nella biodiversita’ con 355 vitigni autoctoni ricchi di proprieta’ irripetibili e la mappatura del genoma rappresenta una grande opportunita’ se sara’ utilizzata per valorizzare le identita’ territoriali dei vitigni e per proteggerle dai tentativi clonazione e modificazione genetica che favoriscono l’omologazione e la delocalizzazione”. E’ quanto afferma la Coldiretti dopo che l’Universita’ di Verona ha annunciato di aver sequenziato il Dna per il primo vitigno autoctono nel mondo, la Corvina, qualita’ tipica della Valpolicella
I risultati della ricerca dovranno dare, secondo la Coldiretti, “un importante contributo alla salvaguardia del legame con il territorio e delle specificita’ locali per difenderle dai rischi di contaminazioni da Ogm, ma anche per sostenere -aggiunge- una lotta piu’ incisiva nei confronti delle frodi, sofisticazioni e tentativi di clonazione in atto in diversi paesi a partire dalla Cina”. 

La Coldiretti sottolinea inoltre che, grazie ad un “percorso di successo”, l’Italia e’ diventata il primo esportatore mondiale di vino con un valore di 3,2 miliardi di euro ed un fatturato complessivo del settore di oltre 9 miliardi di euro. “Il vino -sostiene la confederazione- oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che si e’ posto l’obiettivo di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Un obiettivo -conclude- al quale devono concorrere anche gli importanti sforzi fatti nell’attivita’ di ricerca”.

Additivi, se li (ri)conosci impari a farne a meno

Monday, February 22nd, 2010

 Un nuovo campanello d’allarme sta suonando nei confronti dell’uso di additivi chimici nei cibi che siamo abituati a portare in tavola. Di recente, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dopo un’attenta valutazione scientifica, ha riconosciuto che tre coloranti abbondantemente usati in molti alimenti di origine industriale, possono essere pericolosi per chi li mangia, soprattutto se si tratta di bambini, e ha quindi ridotto per questi additivi le dosi giornalmente ammissibili. I nomi: giallo di chinolina (E104), giallo tramonto (E110), rosso cocciniglia A (E124). Ad aprire il caso, uno studio dell’Università di Southampton, in Gran Bretagna, che aveva accusato ben sei coloranti (compresi tartrazina o E102, azorubina/carnoisina o E122 e rosso allura AC o E129) di provocare iperattività nei bambini. Ora la revisione scientifica di tali studi ha ridimensionato le cose. Ma vediamo in che termini.

PROVE DI TOSSICITÀ - È importante sapere che sulla base delle prove di tossicità, a ogni additivo è assegnata una DGA o Dose giornaliera ammissibile, cioè la quantità che, in relazione al peso corporeo, può essere assunta nella dieta tutti i giorni senza che si possano prevedere rischi per la salute, in base allo stato attuale delle conoscenze. Ebbene, il panel dell’EFSA, ha ora smentito il sospetto che i sei additivi in questione possano essere coinvolti con disturbi del comportamento infantile. Ha confermato le DGA per l’E102, E122, E129, perché non ha evidenziato ulteriori rischi, pur con l’avvertimento che molti bambini che consumano grandi quantità di alimenti con questi additivi possono superare le DGA previste. Invece, come ha dichiarato John Larsen, presidente del panel di esperti per Additivi alimentari dell’EFSA: «E’ stata ridotta la DGA per tre coloranti allo studio per differenti ragioni specifiche di ciascuno dei composti, benché abbiamo escluso possibili effetti sull’iperattività». Ora, il percorso perché questo super parere scientifico venga accolto a livello di istituzioni europee e tradotto in una riduzione a livello nazionale non sarà breve: proprio per questo, è di particolare importanza che i consumatori leggano bene le etichette dei prodotti che mettono nel carrello della spesa, per riconoscere sulle confezioni i coloranti incriminati. «L’uso di queste sostanze è particolarmente frequente — spiega Catherine Leclercq, ricercatore dell’INRAN e membro del gruppo di studio dell’EFSA per la sicurezza di uso degli aromi — perché il colore dei cibi influenza direttamente la percezione del gusto. Per esempio, una caramella al gusto di fragola piace di più se è rossa, piuttosto che bianca».

NELLE BIBITE - È per questo, sottolinea Leclercq, che «l’uso di coloranti è sempre più diffuso in moltissimi alimenti, per esempio in bibite che richiamano i succhi di frutta, ma che in realtà sono per lo più acque colorate. E coloranti si trovano spesso anche in simil-yogurt, prodotti che sembrano yogurt ma che non possono chiamarsi così e che contengono anche addensanti e aromi. Vale la pena di ricordare che certi aromi sono usati anche in latti di proseguimento e in prodotti a base di frutta per bambini sotto l’anno di vita». In realtà l’intera gamma degli additivi (dagli edulcoranti ai conservanti, agli esaltatori di sapidità ecc, secondo lo scopo per cui sono utilizzati) e degli aromatizzanti è in fase di revisione critica. L’EFSA ha il programma di rivalutare la sicurezza di ciascuno delle migliaia di additivi consentiti a livello europeo, per capire meglio che influenza possono avere su tutti gli aspetti della salute».

ALLERGIE - Incluse, per esempio, le allergie. Già, perché a questo proposito oggi non si sa quasi nulla. «Ma è certo che il 7% delle allergie nei bambini sotto i 3 anni e il 3% negli adulti è di origine alimentare, mentre per le allergie e intolleranze agli additivi non disponiamo di dati sicuri. In pratica, ciascuno di noi mangia una sessantina di additivi al giorno e in quantità ignote — afferma Matteo Giannattasio, consulente del servizio di allergologia dell’Ospedale dermatologico San Gallicano di Roma e coautore, con Carmen Rucabado Romero, della nuova guida “Gli additivi alimentari” (Edizioni L’Aratro): una vera mappa per districarsi nella giungla di questi composti chimici privi di valore nutritivo, ma utili per aprire il mercato a gran parte dei prodotti che mettiamo nel carrello della spesa. «Ma ci vorranno anni per rivedere tutti gli additivi — ammette Andrew Cutting —. E’ la prima volta che uno studio sistematico di questo tipo viene affrontato a livello europeo. Abbiamo cominciato con i coloranti e l’ordine della revisione sarà deciso dalla Commissione europea e dall’EFSA». Intanto, per evitarli, un paio di consigli utili: scegliere le confezioni che in etichetta non riportano E varie e nomi strani in coda agli ingredienti. E bere acqua.

Roberta Salvadori
Fonte : Corriere della Sera

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