Archive for the ‘Agricoltura’ Category

Legambiente, troppi pesticidi nell’ortofrutta

Wednesday, November 26th, 2008

Solo un campione di ortofrutta, su 124 prelevati, privo di residui chimici da pesticidi. È l’allarmante quadro rivelato dall’indagine presentata in contemporanea oggi in 5 paesi europei sulla presenza dei pesticidi nell’uva da tavola realizzata dalle organizzazioni afferenti al Pesticide Action Network e Greenpeace Germania, in Italia promossa e curata da Legambiente.

L’analisi, che ha coinvolto i supermercati delle catene Coop, Esselunga, Metro, Lidl e Carrefour in sette regioni (Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania), nei quali luva è stata prelevata nella settimana compresa tra il 9 e il 16 ottobre, permette di confrontare i dati raccolti in Italia, Francia, Olanda, Germania, Ungheria, per un totale di 124 campioni di uva, dei quali 24 prelevati nel nostro paese.

I risultati complessivi mostrano un solo campione sui 124 analizzati, privo di residui chimici; due campioni contaminati da un pesticida e 121 campioni con residui di due o più principi chimici tra i quali un’uva francese con ben 16 principi attivi. Tra questi, 3 campioni sono risultati fuorilegge secondo la normativa attuale. Sarebbero stati invece ben 37 se questa indagine fosse avvenuta nel 2005: effetto della famosa «armonizzazione» dei limiti imposti nei diversi paesi che, nei fatti, ha determinato un generale innalzamento dei limiti consentiti.

Tra le catene dei supermercati coinvolti, quelle olandesi ottengono i risultati migliori, i tedeschi quelli peggiori e l’Italia si attesta più o meno a metà classifica con luci ed ombre. Particolare il caso della catena Lidl, unico supermercato presente, e quindi preso in considerazione dall’indagine in tutti e 5 i paesi, che mostra una politica di tipo schizofrenico: attenta in alcuni paesi (Germania e Olanda), lassista in altri, tra cui l’Italia, dove l’attenzione ai pesticidi risulta evidentemente minore.

Le analisi effettuate sui campioni prelevati in Italia tornano a confermare i risultati denunciati da Legambiente ogni anno con l’indagine «Pesticidi nel Piatto»: nonostante i passi avanti realizzati dalla nostra agricoltura negli ultimi anni sono ancora troppi i prodotti chimici utilizzati e quindi numerosi i campioni contaminati che, seppur quasi sempre al di sotto dei limiti di legge, destano preoccupazione perché con presenza contemporanea di diversi pesticidi sullo stesso campione.

Delle 24 uva analizzate, tutte risultano contaminate da pesticidi. In totale 31 sono i principi attivi diversi trovati, in misura di 6,6 su ogni campione. Nello specifico, sette campioni sono stati etichettati come «non raccomandabili» e 17 hanno ricevuto l’etichetta di «attenzione». Nessuno ha ricevuto l’etichetta di «raccomandabile». I campioni prelevati alla Metro in Italia sono risultati mediamente contaminati (etichetta «attenzione»). Alla Esselunga invece sono stati acquistati sia il campione col maggior numero di pesticidi (11 in un campione preso a Milano) che quello segnalato dal laboratorio tedesco incaricato delle analisi dal Pan Europe, per l’altissima concentrazione della sostanza Acrinathrin (4 volte oltre il LMR).

Lidl e Carrefour hanno avuto dei risultati piuttosto mediocri, con 2 campioni “non raccomandabili” e 3 “attenzione”. Da segnalare però che se in Germania e Paesi Bassi la Lidl ha una politica molto specifica sui residui da pesticidi, secondo la quale tutta la frutta e la verdura possono essere contaminati da pesticidi per un valore pari, al massimo, a un terzo dei limiti previsti per legge, questo principio non è mai stato evidentemente applicato in Italia dove infatti tre dei campioni acquistati mostravano la presenza di pesticidi in percentuale pari al 75% del limite consentito.

Il fatto che solo in un campione di uva prelevato in Italia sia stato rilevato un pesticida (il carbendazim) compreso tra quelli in via di eliminazione secondo il nuovo regolamento europeo in discussione in queste settimane a Bruxelles, dimostra l’ipocrisia della tesi sostenuta da Agropharma e Copa/Cogeca (che raggruppa le associazioni di agricoltori) secondo la quale la messa al bando dei pesticidi più pericolosi influirebbe significativamente sull’aumento del caro-vita con crescita praticamente insostenibile dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli.

Fonte: La Stampa

I pomodori ogm anticancro

Tuesday, October 28th, 2008

Pomodori viola per combattere i tumori. La frontiera dei cibi-farmaco anticancro segna un nuovo risultato, grazie a uno studio europeo (il progetto Flora) a cui partecipa l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi. Creati da Cathie Martin, presente anche a Venezia al «Futuro della scienza», che da anni studia le proprietà dei pomodori, contengono i geni di un fiore e producono una quantità importante di antocianine, antiossidanti del gruppo dei flavonoidi, di cui i pomodori normali (pur ricchi di anticancro come i licopeni) sono privi. La combinazione triplica lo scudo. Così almeno si è visto sui topi di laboratorio. Lo studio viene pubblicato oggi su Nature Biotechnology. Cathie Martin e la sua équipe lavorano nei laboratori britannici del John Innes Centre di Norwich. Lì sono stati creati i pomodori viola. Inseriti nella dieta di topi mutanti (senza il gene p53) particolarmente suscettibili ai tumori sono riusciti ad allungare la sopravvivenza dei topi. O meglio a posticipare la comparsa scontata del tumore. E lo Ieo ora punta molto sullo studio di questi cibi «arricchiti» per prevenire i tumori, se non per bloccare lo sviluppo di cellule neoplastiche. La strada è aperta. Verdura e frutta migliorata geneticamente per farci arrivare sani ai 120 anni di vita media programmata dai nostri geni. In un futuro non molto lontano potrebbe essere l’ortolano sotto casa il neofarmacista, consigliando un’insalata al pomodoro viola, banane al vaccino, riso alla vitamina A, aglio viola, patate lilla, broccoli o cime di rapa modificate con i geni dell’uva rossa, arance blu dagli effetti anti-ossidanti moltiplicati. Tutto è salutarmente modificabile. Insomma, la nocciolina che trasforma in supereroe il Pippo disneyano non è proprio fantascienza.

«Senza esagerare con la fantasia, si tratta di un importante passo avanti — dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca dello Ieo — nello studio degli antiossidanti, dei flavonoidi (le antocianine) in particolare, ormai largamente considerati una valida arma di prevenzione nei confronti di una vasta gamma di patologie, dalle malattie cardiovascolari ad alcuni tipi di cancro. La dieta seguita dalla maggioranza della popolazione nel mondo occidentale non sembra essere sufficiente a garantire un apporto adeguato di queste sostanze, presenti nelle verdure e nella frutta (soprattutto frutti di bosco, uva, arance rosse). Per questo il progetto Flora punta a capire meglio i loro meccanismi di azione e a trovare nuove strade per aumentarne il consumo».

Per ottenere una particolare ricchezza in antocianine nei pomodori che non ne hanno, i ricercatori inglesi hanno fatto ricorso a due geni presenti nella comune pianta bocca di leone (un fiore): conferendo così un colore viola (blu-rosso) ai nuovi pomodori. «I due geni che abbiamo isolato dalla bocca di leone — spiega Eugenio Butelli che lavora nel centro di Cathie Martin ed è primo autore della ricerca — sono responsabili dei colori dei fiori e, se introdotti in altre piante, sono la combinazione vincente per produrre antocianine». Una polvere ottenuta dai pomodori viola è stata somministrata a topi di laboratorio mutanti privi del gene della proteina p53 (comunemente conosciuta come «guardiana del genoma»). È una proteina fondamentale nel processo di sviluppo dei tumori. I topi che ne sono privi sviluppano, e precocemente, diversi tipi di tumore, soprattutto linfomi.

Gli animali usati per i test sono stati divisi in tre gruppi, a dieta diversa: al primo gruppo è toccato cibo comune, al secondo è stato aggiunto un 10% di estratto di pomodoro rosso normale, al terzo mangime con estratto di pomodoro viola. «Tra i primi due gruppi non sono state riscontrate differenze — spiega Marco Giorgio, dello Ieo, che ha condotto la sperimentazione sui topi —. Mentre l’ultimo gruppo, che ha mangiato pomodori viola, ha mostrato un allungamento della vita significativo: è sopravvissuto in media 182 giorni rispetto ai 142 dei topi a dieta comune». Anche se i risultati sono molto promettenti, i ricercatori però invitano alla cautela. I pomodori scuri, comunque, non sono una novità. Esistono già il Kumato, un ogm, e il Nero di Crimea, anch’esso con una colorazione scura. Queste varietà non hanno antociani. Infine, c’è il pomodoro Sun Black (progetto italiano Tom-Anto finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca): non è un Ogm, ma gli antociani sono accumulati nella sola buccia.

Mario Pappagallo

Fonte: Corriere della Sera

Mille piccole agricolture in rete contro la dittatura dell’industria

Saturday, October 25th, 2008

Che il lavoro materiale sia fatto della carne dei suoi esecutori (mani, corpi, facce, sguardi) parrebbe un’ovvietà. Evidentemente non lo è più, se è vero che i cinquemila contadini di tutto il mondo riuniti a Torino per la terza edizione di Terra Madre fanno l’effetto di una rivelazione. Pur rappresentando oltre il cinquanta per cento della popolazione terrestre, è come se emergessero da profondità sconosciute. Sopra di loro si estende lo smisurato bagliore dell’economia virtuale, i cui recenti squarci hanno un effetto doppio e contrastante: da un lato angosciano, dall’altro rivelano - e non è certo un male - la fitta trama dell’economia reale.

L’effetto è quello di un derma improvvisamente visibile, e palpitante, perché si è dissolto il trucco che lo copriva e lo trasfigurava. Sempre a Torino, per una coincidenza di quelle che fanno pensare, l’orrendo rogo della Thyssenkrupp ci aveva appena costretto a riscoprire l’esistenza degli operai, a riconsiderarne la consistenza sociale e il valore misconosciuto del loro lavoro. Martedì sera lo Stabile ha aperto la sua stagione teatrale con il durissimo spettacolo di Pippo Delbono su quel rogo atroce, un altro dito nella piaga dopo il bel film di Calopresti. Ieri, in un contesto felice, vitale e combattivo, sono stati i lavoratori della terra (e della Terra) a prendersi la scena, in una festa di volti, lingue, costumi nazionali, musica, progetti per il futuro.

Al Palasport ci sono i produttori in carne e ossa, al Lingotto - per il Salone del Gusto - i loro prodotti, e in entrambi i casi è l’evidenza materiale a toccare i sensi e a costringere a pensare, come raramente accade, ai fondamenti, all’abicì, ai meccanismi profondi della vita umana: quelli biologici, naturalmente, ma anche quelli sociali e identitari, perché ogni singolo pellegrino arrivato a Terra Madre ha da raccontare una comunità, un paesaggio, una maniera di sopravvivere e di vivere, uno sguardo sulle cose che rifiuta di essere oscurato dalla paurosa uniformità produttiva e sociale imposta dall’agroindustria, che per ogni ettaro conquistato e uniformato ne cancella uno con le sue qualità, la sua storia, la sua biodiversità.


“L’economia finanziaria - ha detto la scienziata indiana Vandana Shiva, leader mondiale della nuova cultura contadina - è quantificabile in numeri diciassette volte più grandi dell’economia reale (agricoltura, industria e commercio messi assieme, ndr). Il suo tracollo ci fa capire che la sola ‘real bank’ sia la banca della terra”. Il suo discorso, semplice, potente, caldo, pronunciato in sari turchese davanti a una delle platee più variopinte e multietniche mai viste, è stato ascoltato da un cospicuo parterre di politici, e forse qualcuno di loro ha avuto modo di domandarsi come mai quella semplicità e quella potenza siano quasi spariti dal dibattito politico ordinario, nel quale è sempre più raro imbattersi in parole e pensieri che tocchino davvero la struttura profonda della società, le ragioni della vita, il sentimento del futuro.

Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ideatore di questa internazionale contadina che non ha eguali al mondo, ha fatto notare con ragionevole indignazione che l’intero consesso dei Paesi ricchi, quest’anno, non è riuscito a mettere insieme i trenta miliardi di euro stanziati per la lotta alla fame, ma in pochi giorni ha destinato duemila miliardi di euro (quasi cento volte tanto) per rattoppare i buchi della “finanza canaglia”. E se questa colossale sperequazione può apparire, in un paese come il nostro che per nutrirsi spende solo il 15 per cento del suo reddito pro-capite, appena una delle tante incongruenze di un’economia (e di una politica) rattrappita e vassalla degli interessi forti, in molte parti del mondo, dove per nutrirsi si spende oltre il cinquanta per cento del denaro disponibile, tagliare i fondi per la lotta alla fame è una scelta omicida: solo lo scorso anno, mandando a carte quarantotto le previsioni della Fao, altri cento milioni di persone sono entrate nell’enorme girone degli affamati. Quasi un miliardo di umani non ha cibo, o più sovente non ha il denaro per comperarlo. E migliaia di colture ed economie considerate “di nicchia” sono minacciare di estinzione, strozzate dalla distribuzione, assediate dall’agroindustria con le sue sementi brevettate. La capacità di rappresentare la varietà e la molteplicità di queste “nicchie”, di metterle in rete, di farle parlare tra loro, è la ragione di Terra Madre. Il successo mondiale di questa idea dimostra, molto semplicemente, che è stato utile e giusto averla.

di MICHELE SERRA

Fonte : La Repubblica

 

 

“Senza pesticidi niente tulipani”

Thursday, October 23rd, 2008

La prima volta che i tulipani fecero crollare il mondo fu nel 1637. Successe in Batavia, negli odierni Paesi Bassi, quando l’ingordigia degli uomini e la peste bubbonica che li decimava provocarono la madre di tutte le crisi finanziarie, antesignana - per citare i due casi più recenti - della bolla dot.com del 2000 e dell’ancor più tragico tracollo dei mutui subprime americani di oggi. Il crac avvenne perchè si vendevano a prezzi spropositati bulbi mai arrivati nelle serre. L’affermarsi del buon senso e il ritorno a listini più ragionevoli mise in croce un sistema di guadagni virtuali e scatenò un terremoto globale, di cui i poveri olandesi, insieme con gli altri speculatori continentali, pagarono le conseguenze per anni.

Adesso potrebbe succedere di nuovo, su scala ridotta ma con effetti non meno dolorosi. I coltivatori che ogni anno curano tre miliardi di tulipani nelle terre su cui governa Beatrice affermano che la maledizione del fiore simbolo della loro nazione sarebbe sul punto di ripetersi, per colpa di un regolamento Ue che mira ad eliminare i pesticidi ritenuti più dannosi per la salute e l’ambiente. «Le nuove norme impediranno ai bulbi di crescere abbastanza per germogliare», accusa Jaap van Wenum, portavoce della Dutch Agricolture&Horticulture Organization. Senza protezione chimica - è la tesi - si resterà in balia di acari, maggiolini, millepiedi e funghi, e si metterà a rischio un comparto che da una stagione all’altra fattura oltre 600 milioni.

Una catastrofe, nel suo piccolo. Soprattutto perché la fabbrica dei tulipani olandesi soffre una severa crisi, provocata - tanto per cambiare - dalla concorrenza asiatica. Il mercato si restringe, con punte del 30% (è successo nel 2006). Negli ultimi cinque anni il numero delle braccia impegnate a piantare bulbi e seguirne la crescita è quasi dimezzato. Per non soccombere, i coltivatori Orange le hanno escogitate tutte. Hanno provato con l’innovazione, elaborando un bulbo in grado di dare il fiore in 3 settimane, e la delocalizzazione. Tutto inutile, le serre boccheggiano.

«Lasciateci usare i pesticidi», invoca van Wenum. Lo chiede «perché non possiamo farne a meno, sino a che non troveremo delle alternative» e promette che sarà una questione transitoria: «Con il tempo dalla nostra parte terremo questa industria nei Paesi Bassi». Dateci libertà di insetticidi e anticrittogamici, in sostanza, ed eviteremo che l’offensiva cinese e colombiana ci strappi il primato nell’arte di riempire vasi e giardini con le Liliaceae che la leggenda vuole siano state introdotte in Europa dalla Turchia nel XVI secolo.

Tutto questo non è per nulla minacciato, interviene la Commissione Ue. La pietra della disputa è un regolamento proposto da Bruxelles nel 2006 per introdurre un impianto di nuove regole mirate a consolidare la protezione della salute e l’ambiente dai pericoli legati ai pesticidi. A sollecitare la mossa, che riscrive una direttiva del ‘91, gli studi che hanno collegato l’uso degli insetticidi a malattie gravi, sopratutto per la loro funzione di «endocrine disruptors», agenti che agiscono sul sistema endocrino, alterandone le funzioni. Bisognava farlo, garantiscono a Palazzo Berlaymont.

Magari la questione non è così netta come la butta giù Kathalijne Buitenweg, giurista che assiste il partito Verde olandese, la quale è convinta che «la tutela degli interessi dei cittadini è più importante degli interessi economici». Magari ha ragione Nina Papadoulaki, portavoce della commissaria Ue per la Salute, Androulla Vassiliou, quando sostiene che i tulipani non avranno la febbre. «Scomparirà solo il 4% delle sostanze disponibili sul mercato - spiega -. Rispetto a un numero di pesticidi che supera le 500 unità è poco».

Non solo. Bruxelles si prepara ad autorizzare 83 nuove sostanze e altre 50 sono in fase di studio. Se non bastasse, insiste la Papadoulaki, il regolamento non sarà in vigore sino al 2016. «Hanno tempo per adeguarsi». Ma i coltivatori già vedono il fallimento della fiera di Aalsmeer, che ospita l’asta di tulipani più famosa. Anche il governo Balkenende è preoccupato. «L’industria dei bulbi non è in pericolo - dicono al ministro dell’Agricoltura -. Ma il nostro grido d’aiuto dev’essere ascoltato».

Fonte: La Stampa

Via i camion dei rifiuti, gli spazzini ora li fanno gli asini!

Monday, August 25th, 2008

Ne’ spazzini ne’ autocompattatori. A Castelbuono, paese di 10 mila abitanti delle Madonie, la raccolta differenziata dei rifiuti sara’ affidata a un ”nuovo” sistema di smaltimento: il servizio sara’ svolto da asini assunti dal Comune con la qualifica di ”operatori ecologici”.

Piu’ ecologici di loro il sindaco Mario Cicero (Ds) giura di non averne trovati. L’idea dei netturbini a quattro zampe e’ proprio sua. E la spiega cosi’: ”Non abbiamo il dovere di difendere l’ambiente? Bene, allora eliminiamo dalle strade del centro storico del nostro paese i camion e i furgoni che sono inquinanti e rumorosi”. Al loro posto gireranno gli asini che porteranno sul dorso due grandi contenitori: uno per i rifiuti biologici, l’altro per quelli solidi. E lo st