Archive for the ‘Acqua’ Category

Capri, il sindaco autorizzava lo scarico delle acque nere a mare: indagato

Tuesday, August 31st, 2010

Il sindaco di Capri, Ciro Lembo, è indagato per abuso di ufficio e gettito di cose pericolose nell’ambito dell’inchiesta sul depuratore dell’isola azzurra, sequestrato oggi dai carabinieri del Noe. Sotto accusa è la delibera dello scorso settembre, reiterata poi a maggio, con la quale Lembo autorizza la Gori, che gestisce il depuratore, a trattare solo il 20 per cento delle acque nere prodotte nell’isola e a sversare in mare, senza alcun trattamento, il rimanente 80 per cento. L’impianto, infatti, è obsoleto e non riesce a ripulire tutti i liquami: di qui la decisione del sindaco, avallata da una conferenza dei servizi che si svolse in Prefettura, di sversare in mare la stragrande maggioranza delle acque nere. L’inchiesta è del pm Federico Bisceglia, della sezione Ambiente della Procura coordinata da Aldo De Chiara.

DOPO LA DENUNCIA DI ROCCO BAROCCO - In concorso con Lembo è indagato per gli stessi reati l’amministratore di Gori, Giovanni Marati. Le indagini sono scattate dopo una denuncia dello stilista Rocco Barocco, che aveva notato una strana schiuma nel tratto di mare davanti alla sua villa. I carabinieri del Noe, coordinati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno compiuto diversi accertamenti, tra cui l’acquisizione di alcuni documenti negli uffici della Provincia. Proprio la Provincia, infatti, che ha delle competenze in materia ambientale, aveva revocato a Gori l’autorizzazione a sversare in mare le acque; tuttavia, secondo la ricostruzione degli investigatori, il sindaco di Capri aveva reiterato l’ordinanza «per motivi di igiene e sanità pubblica». Il paradosso è che esattamente un anno fa, e un mese prima che fosse emessa l’ordinanza, aveva suscitato un clamore mondiale lo scarico in mare, vicino alla grotta azzurra, di liquami fognari da parte di due dipendenti di una ditta di espurgo pozzi neri. Al processo contro gli operai, che si è concluso con due condanne, il Comune di Capri si è costituito parte civile assieme a quello di Anacapri, ottenendo una provvisionale di 100.000 euro. Il sequestro del depuratore di Occhio Marino, disposto d’urgenza dal pm, dovrà essere ora convalidato dal gip. L’impianto è tuttavia funzionante: continua a trattare il 20 per cento delle acque nere, mentre il rimanente 80 per cento viene portato sulla terraferma e trattato a spese di Gori.

Fonte: Corriere della Sera

La democrazia dell’acqua e l’economia dei cowboy

Saturday, August 21st, 2010

La scienziata indiana e la sua lotta per i diritti idrici. “La democrazia si fonda su questo bene comune. La creazione di un mercato non gestito dalla collettività ci riporta al far west. Non possiamo diventare egoisti nell’uso delle risorse della natura” di VANDANA SHIVA

Ci troviamo di fronte a una crisi idrica globale, che minaccia di peggiorare nei prossimi decenni; e man mano che la crisi si aggrava proseguono gli sforzi per ridefinire il concetto di diritti idrici. Un passo storico è avvenuto il 28 luglio, quando le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che recita così: “L’acqua è una risorsa limitata e un bene pubblico fondamentale per la vita e la salute. Il diritto a disporre di acqua è indispensabile per condurre una vita dignitosa. È un prerequisito per la realizzazione di altri diritti dell’uomo”.

Ma l’economia globalizzata trasforma sempre di più la definizione dell’acqua da proprietà comune a bene privato, da estrarre e rintracciare senza limiti. L’ordine economico globale esige la rimozione di tutti i vincoli, la deregolamentazione dell’uso dell’acqua e la creazione di mercati dell’acqua. I fautori del libero scambio delle risorse idriche considerano i diritti di proprietà privata l’unica alternativa alla proprietà pubblica, e il libero mercato l’unico sostituto della regolamentazione burocratica delle risorse idriche.

L’acqua deve rimanere, più di qualsiasi altra risorsa, un bene pubblico e dev’essere gestita dalla collettività. Nella maggior parte delle società l’acqua era ed è un bene che non può essere posseduto da privati. Testi antichi come le Istituzioni di Giustiniano dimostrano che l’acqua e altre risorse naturali sono beni pubblici: “Per legge di natura queste cose sono comuni all’umanità: l’aria, l’acqua corrente, il mare e di conseguenza la riva del mare…”.

L’arrivo delle moderne tecnologie di estrazione dell’acqua ha accresciuto il ruolo dello Stato nella gestione delle risorse idriche. Soppiantando i metodi di autogestione, queste tecnologie hanno inflitto un duro colpo alle strutture democratiche per la gestione delle risorse idriche, che giocano un ruolo sempre meno importante nella conservazione. La globalizzazione e la privatizzazione delle risorse idriche stanno erodendo i diritti della popolazione e la proprietà collettiva si sta trasformando in proprietà delle grandi aziende. Le comunità di persone reali, con bisogni reali, vengono messe da parte nella corsa alla privatizzazione.

La spinta a privatizzare le risorse idriche comuni nasce da quella che io chiamo “l’economia del cowboy”: se arrivi per primo in un posto hai il diritto assoluto di stuprare, saccheggiare, inquinare. Non hai nessun dovere verso i tuoi vicini, verso quelli che sono venuti prima di te, verso gli abitanti del luogo o quelli che sono venuti dopo di te. È interessante osservare che gli attuali tentativi di privatizzazione e queste leggi da far west sulle risorse idriche sono visti come un modello dal Cato Institute, un istituto di ricerca della destra americana: “Dalla frontiera occidentale, in particolare dai giacimenti minerari, sono nate la dottrina dell’appropriazione preventiva e le basi della commercializzazione dell’acqua. Questo sistema ha offerto gli ingredienti fondamentali per un mercato efficiente dell’acqua, dove i diritti di proprietà sono ben definiti, rispettati e trasferibili”. (T. Anderson e P. Snyder).

La tendenza attuale a estendere l’economia del cowboy a livello globale è la ricetta ideale per distruggere le scarse risorse idriche mondiali e per escludere i poveri dal diritto all’acqua. Dal momento che l’acqua cade sulla terra in modo disomogeneo, dal momento che ogni essere vivente ha bisogno dell’acqua, la gestione decentralizzata e la proprietà democratica sono gli unici sistemi efficienti, sostenibili ed equi per il sostentamento di tutti.

Un elemento fondamentale della filosofia indiana, essenziale per la giustizia sociale, è l’uso accorto e morigerato delle risorse. Secondo un antico testo indiano, le Ishopanishad: “Un uomo egoista nell’usare le risorse della natura per soddisfare i propri bisogni crescenti non è nient’altro che un ladro, perché usare le risorse al di là del proprio bisogno vuol dire usare risorse a cui altri hanno diritto”. E come disse con straordinaria concisione il Mahatma Gandhi: “La terra offre abbastanza per i bisogni di ciascuno, ma non per l’avidità di ciascuno”.

Oltre lo Stato e oltre il mercato c’è la forza della partecipazione collettiva. Oltre le burocrazie e oltre il potere delle aziende c’è la promessa della democrazia idrica.
 
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Fonte: La Repubblica

Voto storico all’Onu: «L’acqua è un diritto umano fondamentale»

Friday, July 30th, 2010

L’accesso all’acqua potabile e ad uso igienico è un diritto umano fondamentale. Lo stabilisce una risoluzione delle Nazioni unite, approvata questa notte al Palazzo di Vetro dall’Assemblea generale. La risoluzione, non vincolante, è passata con il voto a favore di 122 nazioni, nessun contrario e 41 astensioni.

L’inserimento nella Dichiarazione dei diritti umani è un passo decisivo per affrontare la questione sempre più urgente della mancanza di risorse idriche sufficienti per centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta. Secondo le stime fonite dall’onu, ogni anno 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muore per malattie legate alla carenza d’acqua o di strutture igieniche. Il testo della risoluzione riporta che 884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi vivono in condizioni igienico sanitarie insufficienti. Fra le nazioni che si sono astenute vanno elencati gli Stati uniti, il Canada, il Regno Unito, l’Australia: a loro parere la risoluzione potrebbe minare l’iter in corso a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti Umani per costruire un consenso sui diritti legati all’acqua.

Fonte: L’Unità

E l’Italia riscopre i fiumi

Thursday, July 29th, 2010

Un revival inatteso, dovuto all’afa di luglio e alla crisi economica. La folla è tornata a invadere gli spiaggioni d’acqua dolce. Dal Po al Ticino, e non solo. Anche ignorando i cartelli di divieto

 
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Meglio alzarsi presto, se si vuol trovare un buon posto nella spiaggia di sassi. “Io apro il mio chiosco alle 8,30 e la spiaggia è già affollata. Arrivano le famiglie con ombrelloni, gazebo, griglie, sedie, lettini. Alle 10, soprattutto il sabato e la domenica, in questo “mare dei poveri” c’è il tutto esaurito”. Daniela Ecobi, titolare del Bar del Ponte, da vent’anni vende panini e birre ai vacanzieri del fiume Ticino, a fianco del ponte di barche.

 ”Prima al chiosco c’era mio padre, e la gente è sempre venuta, magari una volta o due in tutta un’estate. I più anziani raccontavano che questo era il loro mare, quando non avevano i soldi per andare a Riccione o Rapallo. Adesso tanti sono tornati. Intere famiglie, soprattutto di Milano. Ci sono gli extracomunitari ma anche molte signore che vengono qui ad abbronzarsi e poi raccontano di essere state due settimane ad Alassio”. Sono trasparenti, le acque del Ticino. La corrente è forte. I bimbi giocano in acqua ed è tutto un grido. “Non andare più in là”. “Torna su che hai appena mangiato”.

Sembra di essere negli anni ‘60 e il revival è firmato da due autori: l’afa di luglio e la crisi economica.
Se il fiume è inquinato e i cartelli annunciano il “divieto assoluto di balneazione”, basta far finta di nulla. Con il sole che spacca, se non ci sono i soldi per il pieno della macchina e l’autostrada, il “mare” sotto casa è l’unica alternativa al ventilatore nel condominio. Dal Santerno al Reno, dal Po al Ticino, breve viaggio nell’Italia che riscopre quelle che furono le prime vacanze low cost. Unica novità, rispetto ad allora, i cartelli dei divieti. La Provincia di Bologna, dopo avere visto le analisi di Ausl e Arpa, ha lanciato l’allarme. “Tutti i fiumi della provincia sono inquinati. I Comuni vietino subito la balneazione”.

Nel Santerno, ad esempio, i coliformi totali sono sopra ogni limite. Ma anche qui è difficile trovare posto nelle spiaggette, tanta è l’affluenza. Chi non fa il bagno si siede su un sasso e mette i piedi in acqua. Divieto rispettato, invece, nel “mare di Bologna”, un pratone in riva al Reno a Casalecchio. Si capisce subito perché. “Ha visto l’acqua? È marrone. E sull’altra riva si vedono i topi”. Francesco Monduzzi, canottiera rossa, è un bagnino che non entra mai in acqua. “E proibisco anche agli altri di entrare. Troppo inquinamento. Qui si viene a prendere il sole. Chi vuole, affitta il lettino e l’ombrellone, 3,50 euro al giorno. Ma tanti arrivano con la loro sdraio. I nostri 300 lettini il sabato e la domenica non ci bastano: arrivano più di mille persone. Negli altri giorni, questo è il lido dei cassintegrati. Hanno tanto tempo e pochi soldi, e questo è il posto ideale. Se hanno caldo si fanno, gratis, pure la doccia vaporizzata”.

Negli anni del “tutti al mare” gli spiaggioni del Po erano deserti. “E adesso - dice Giuliano Landini, che da Boretto porta i turisti sulla motonave Stradivari - vedo spiagge sempre più affollate. Con pochi euro di benzina, puoi passare una bella giornata. Gli italiani almeno sanno che è pericoloso entrare in acqua. Mulinelli e correnti possano tradire anche chi sa nuotare. Tanti stranieri, però, non conoscono il fiume. Entrano in acqua, trovano quello che viene chiamato il “piede di terra”, il salto in una buca nascosta: da mezzo metro d’acqua cadono giù per tre metri e sono perduti. Anch’io nuotavo in Po, da ragazzo. Ma mio padre mi aveva insegnato tutto, e lui aveva imparato dal nonno”. Oltre ai cartelli in diverse lingue con il “divieto di balneazione” ci sono anche i disegni che mostrano un bagnante che annega in un gorgo. Ma spesso le sirene annunciano l’arrivo di un inutile soccorso

Anche sotto il ponte della Becca, dove il Ticino si unisce al Po, ragazzi e uomini nuotano nelle acque vietate. “In tutta l’asta del fiume - dice Massimo Depaoli, del circolo Legambiente di Pavia - c’è il divieto di balneazione. Nella parte alta del fiume ci sono acque pulite ma le Usl non danno il permesso di fare bagni perché basta un temporale per “bypassare” i depuratori e gettare nel fiume colibatteri e tutto il resto”. “Il Ticino - dice Damiano De Simine, presidente della Legambiente lombarda - è comunque una delle nostre eccellenze. C’è un ritorno ai fiumi, che sono la risposta popolare ai Tropici: dobbiamo fare di più per renderli vivibili. L’11 luglio, come in tutta Europa, abbiamo partecipato al “Big jump”, il grande salto. È il balzo che, secondo la direttiva europea del 2000, dobbiamo compiere per rendere balneabili tutti i fiumi entro il 2015. Io personalmente mi sono lanciato nel Lambro”. Tramonta il sole sul Ticino. C’è chi carica il gazebo ma lascia la griglia. Posto prenotato per domani. Come in pensione
Fonte: La Repubblica

Gli insospettabili effetti dell’acqua

Saturday, July 24th, 2010

 Dovete studiare o lavorare fino a notte fonda rimanendo ben svegli. Volete perdere un po’ di peso. State per donare il sangue e vorreste evitare di svenire come vi è successo la volta scorsa. La soluzione, in tutti i casi, è bere. Ma non indovinereste mai che cosa: un semplice, normalissimo bicchiere d’acqua. Lo dimostra uno studio pubblicato su Hypertension, spiegando che l’acqua fa ben altro che togliere la sete.

 

PRESSIONE - David Robertson, farmacologo e neurologo alla Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, scoprì già dieci anni fa che l’acqua ha un effetto ipertensivo nei pazienti senza baroriflesso, privi cioè del sistema che mantiene la pressione nella norma. Non ha effetti significativi nei sani, dove però fa contrarre i vasi sanguigni e aumenta l’attività del sistema simpatico, quello che ci predispone alla lotta o fuga in caso di allarme, ci mette in allerta e fa aumentare il dispendio energetico. Per capire meglio che cosa succede, Robertson ha deciso di studiare il fenomeno nei topolini, scoprendo, intanto, che non dipende da meccanismi dovuti all’introduzione dell’acqua in bocca o nell’esofago: anche iniettarla nello stomaco porta allo stesso effetto ipertensivo. Nessuna conseguenza, invece, se si inietta una soluzione salina (ovvero acqua contenente sali): significa che l’effetto non è dovuto a una semplice “tensione” dei tessuti, stirati quando si introduce un bel po’ di liquido. Il motivo per cui l’acqua aumenta la pressione, hanno scoperto gli statunitensi, è un altro: diluisce il sangue in partenza dallo stomaco, riducendo quindi la concentrazione dei sali che vi sono presenti; questo allerta l’organismo, attiva il sistema simpatico e fa aumentare la pressione del sangue per riportare la concentrazione dei sali nella norma, attraverso l’azione di una proteina chiamata Trpv4. I topi che non la possiedono, infatti, non rispondono all’acqua.

PESO E SVENIMENTI - Il significato fisiologico dell’effetto pro-ipertensivo dell’acqua, oramai accertato, resta da chiarire. Ma alcune conseguenze dell’attivazione del sistema simpatico possono essere messe a frutto: «Questa attivazione comporta un maggior dispendio energetico - spiega Robertson -. Ho calcolato che semplicemente bevendo ogni giorno un litro e mezzo di acqua, senza cambiare niente altro nella dieta, si possono perdere oltre due chili nel giro di un anno. Non è la risposta ai nostri problemi di peso, ma di certo è interessante pensare che una semplice iperattivazione del sistema simpatico possa comportare un tale effetto». C’è un’implicazione ancora più immediata degli studi di Robertson: la Croce Rossa americana, sulla base delle prime segnalazioni del ricercatore, ha condotto uno studio per verificare se bere acqua prima di donare il sangue può ridurre il rischio di svenimento. È così: mezzo litro d’acqua prima del prelievo abbassa del 20 per cento la probabilità di perdere i sensi. «Non è un effetto da poco: molti donatori non ripetono l’esperienza se svengono dopo aver dato il sangue. Il numero dei donatori può crescere adottando uno stratagemma semplice, semplicissimo: come bere un bicchier d’acqua», conclude Robertson.

 

 

Elena Meli

Inquinamento della falda, sequestrata l’area ex Montedison a Santa Giulia

Wednesday, July 21st, 2010

La Guardia di finanza di Milano martedì mattina ha eseguito il sequestro preventivo dell’area Montecity-Rogoredo di proprietà della Milano Santa Giulia spa facente capo al gruppo Zunino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la falda acquifera sottostante l’area - che attualmente rifornisce di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia - sarebbe inquinata con alcune sostanze pericolose per l’ambiente e la salute, tra cui alcune cancerogene e altre dannose per fertilità e gravidanza. Nelle settimane scorse, la Procura aveva ordinato una perizia per verificare la presenza di materiali pericolosi nei terreni sui quali sta sorgendo il nuovo quartiere. I reati ipotizzati per questo filone d’inchiesta sono di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque.

INDAGATI GROSSI E ZUNINO - Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta su presunte irregolarità per la bonifica dell’area di Montecity Santa Giulia, per la quale sono finiti indagati (e anche arrestati) l’imprenditore nel campo dei rifiuti Giuseppe Grossi, alcuni suoi collaboratori e Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli (che ha patteggiato come Grossi). Nella presente inchiesta tra gli indagati ci sono appunto Giuseppe Grossi e l’immobiliarista Luigi Zunino. Insieme a loro, figurano nel registro degli indagati altri imprenditori attivi nel settore del «movimento terra» ed ex amministratori delle società che si sono occupate degli affari nella zona al centro dell’indagine condotta dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio. Oltre a Grossi e Zunino, sono accusati di discarica abusiva, smaltimento illecito dei rifiuti e avvelenamento delle acque anche Silvio Bernabè, ex ad di Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, ex amministratore gruppo Santa Giulia, Davide Albertini Petrone, direttore generale di Risanamento, Vincenzo Bianchi, imprenditore edile e ex ad Lucchini Artoni, Bruno Marini e Alessandro Viol della Edilbianchi, la società specializzata nelle attività di movimento terra, e Claudio Tedesi, titolare di una società specializzata nelle bonifiche e direttore dell’Asm di Pavia.

 
 

 

VICINO ALLA SCUOLA - A quanto si è appreso, il presunto inquinamento riguarda due falde acquifere, una a 7 e una a 30 metri di profondità, dove sono state trovate sostanze pericolose come cloruro di vinile. Secondo le indagini l’area del parco Trapezio, nei pressi del quale sorge una scuola, è costituita da terreni di cui non si conosce la provenienza e di rifiuti allo stato non identificati. L’Arpa, che ha fatto un lavoro definito «immenso» e dettagliato, ha scoperto nell’area una «falda sospesa» (a soli 6/7 metri di profondità e ritenuta quindi superficiale) che nel corso della bonifica era stata monitorata solo una volta e poi «dimenticata». Tale falda, dalle analisi effettuate, è risultata inquinata in modo grave. In base agli accertamenti anche la falda di secondo livello, che si trova a una profondità di 30 metri e alla quale attinge l’acquedotto, è risultata inquinata, anche se non a livello così alto come quella sospesa. Tra le sostanze nocive rinvenute nelle acque ci sono solventi, cloruro di vinile, tricloro metano e tricloro etilene. Rilevati anche il cromo esavalente e il cadmio, «sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati», come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip Fabrizio D’Arcangelo.

LE PRESE DELL’ACQUA POTABILE - «Per quanto riguarda la prima falda sono presenti le opere di captazione facenti capo a 2 centrali dell’acquedotto di Milano, denominate centrale Ovidio e centrale Linate, che attualmente riforniscono di acqua potabile il nuovo quartiere di Santa Giulia», si legge nel decreto di sequestro preventivo. Si tratta di un’annotazione dell’Arpa. La prima falda, situata fino a una profondità di 35-40 metri, conterrebbe, secondo i monitoraggi dell’Arpa, «un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene (ndr, fino a 20 volte sopra il limite di legge) e di triclorometano (ndr, di poco oltre il limite di legge), tutte sostanze cancerogene».

LE SCORIE SEPOLTE - Dagli accertamenti è emerso inoltre che su alcuni terreni dell’area sarebbero stati eseguiti scavi non autorizzati, nei quali sarebbero state «riportate», senza alcun titolo, scorie di acciaieria che andavano trattate invece come rifiuti. L’area Santa Giulia ha un’estensione di circa un milione di metri quadrati, un valore di mercato stimato di circa un miliardo di euro e occupa gli spazi su cui sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e dell’acciaieria Redaelli. Nel 2000 il gruppo guidato dall’immobiliarista Luigi Zunino propose, con un programma integrato di intervento, il riutilizzo del complesso urbanistico presente in quella zona, dando vita così al «progetto Montecity» firmato anche dall’architetto Norman Foster. Progetto che prevede la realizzazione di un complesso di edilizia sociale e convenzionata con investimenti privati di circa 1,6 miliardi. In questo filone d’inchiesta gli investigatori hanno effettuato anche numerose perquisizioni e sequestrato documenti come certificati di analisi di laboratorio dei campioni delle acque e dei terreni svolte nel tempo e documenti relativi all’esecuzione delle opere di bonifica e smaltimento dei rifiuti.

RISANAMENTO CEDE IN BORSA - Il titolo della società immobiliare Risanamento di Luigi Zunino, ormai controllata dalle banche che la scorsa estate ne hanno ristrutturato il debito e condotto in porto il salvataggio, perde il 7,81% a 0,34 euro dopo la notizia del sequestro. Il sequestro preventivo prevede di norma il blocco dell’area «fermata» e la nomina di un custode giudiziale che dovrà valutare le attività ordinarie da compiersi all’interno della zona sequestrata. Il gruppo Risanamento «si riserva di procedere a ogni necessaria valutazione in merito» al decreto di sequestro preventivo, si legge in una nota della società, che aggiunge che il 22 luglio si terrà un Consiglio di amministrazione.

Redazione online
Fonte: Corriere della Sera

Referendum, per l’acqua pubblica consegnate un milione e 400 firme

Tuesday, July 20th, 2010

Una diga fatta di scatole, un muro simbolico per contenere le conseguenze dell’applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. È stato questo, insieme a dodici striscioni distesi sui sanpietrini di piazza Navona lo sfondo della manifestazione per l’acqua pubblica organizzata lunedì dal Comitato promotore dei referendum. Un momento di riflessione che ha preceduto la consegna ufficiale del milione e 400mila firme raccolte per la richiesta di referendum in Corte di Cassazione.

LA PIU’ GRANDE RACCOLTA FIRME -Le firme depositate alla Corte di Cassazione 1.401.432 di firme, raccolte per ciascuno dei tre quesiti referendari sull’acqua pubblica. La raccolta firme per la ripubblicizzazione dell’acqua, partita tre mesi fa, il fine settimana del 24 e 25 aprile, ha visto impegnati su tutto il territorio italiano migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull’acqua bene comune dell’umanità. «In tre mesi - spiega Guido Barbera, presidente di ‘Solidarietà e Cooperazione Cipsi’ - abbiamo raccolto il maggior numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane. Con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l’avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25.000.000 di votanti nel 2011. Per alcuni sono solo numeri, per noi sono la storia del nostro futuro!». Barbera è tra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua ed è da oltre 20 anni impegnato su questa tematica, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile. «Siamo estremamente soddisfatti dell’enorme risposta arrivata dai cittadini - aggiunge Barbera - e dalla società civile italiana su questo tema, che riguarda il futuro di tutti. Una grande mobilitazione, un grande segnale di civiltà e di cittadinanza responsabile, che siamo convinti verrà suggellato il prossimo anno (forse già a giugno) dalla partecipazione di tante persone al voto referendario».

Un manifestante a piazza Navona (Lapresse)
Un manifestante a piazza Navona (Lapresse)

 

NON SCIPPATECI IL VOTO - Prima di spostarsi davanti alla Corte di Cassazione, per la consegna delle firme, il comitato promotore ha ribadito la richiesta al governo di «emanare un provvedimento per la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum». In piazza Navona, i promotori hanno anche chiesto alla politica di essere messi in condizioni di andare al voto. «Che nessuno inviti gli italiani ad andare al mare. Non scippateci quest’ultimo strumento di espressione - spiega Tommaso Fattori, del Contratto mondiale per l’acqua. «L’attenzione di tutto il mondo è puntata sul nostro Paese - aggiunge - dal quale ci aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell?acqua, cacciare le multinazionali». Un risultato che, attraverso il referendum, arriverà secondo Corrado Oddi, della Cgil. «Quella per i referendum per l’acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro paese».

OBIETTIVI DEL MILLENNIO - Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, questa raccolta firme ha un valore aggiunto perchè dimostra che «c’è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l’uscita dalla crisi». La pensa così anche Paolo Beni, presidente dell’Arci che, al microfono della manifestazione, ha ricordato come «questa nostra richiesta di referendum offre a tutti noi una chance di ricostruire la vita politica del paese portando sul terreno politico e istituzionale le esigenze dei cittadini». Il presidente del Wwf, Stefano Leoni, pone l’accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell’acqua, risorsa pubblica per eccellenza. «Le aziende - dice Leoni - sono orientate al profitto che, quando non c’è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l’acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio. Ricordiamo che l’accessibilità dell’acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio».

Redazione online
Fonte: La Repubblica

Acqua, un milione di firme

Saturday, July 10th, 2010

Militanti di sinistra e leghisti. Cattolici e anarchici. Tutti insieme, hanno raccolto una quantità impressionante di adesioni al referendum contro la privatizzazione. E la battaglia continua

Sindaco per un giorno, quello del suo centesimo compleanno, Vittorio Cloè dà l’esempio: una bella firma per il referendum per l’acqua pubblica a Vico nel Lazio (Frosinone). Non è solo. Nel giro di due mesi di banchetti e iniziative, firmano in più di un milione in tutt’Italia, ben distribuiti per regione. Senza partiti o megafoni tra i media, sito Internet, quello sì, aggiornatissimo (acquabenecomune. org), padre Alex Zanotelli in tour a predicare “no ai profitti sull’acqua”, un pullulare di referenti locali che a livello nazionale non sono nessuno, ma sulla materia la sanno lunga come nonno Vittorio.

La macchina referendaria per difendere l’acqua dai privati si muove così. Silenziosa eppure efficace.

Centro sociale Rialto a Roma, sede nazionale del Forum italiano movimenti per l’acqua: il traguardo è storico. In poco tempo, hanno mietuto firme più del referendum sull’aborto, scala mobile o caccia. Tutto per chiedere una consultazione popolare che cancelli le leggi italiane sulla privatizzazione del servizio idrico: la Ronchi dello scorso autunno, ma anche le norme precedenti in materia. Per l’acqua pubblica nella “civile” Italia, così com’è avvenuto nei paesi più poveri del mondo, è in corso una specie di rivoluzione. E il risultato è una specie di miracolo.

“Dalle parrocchie ai centri sociali”. Marco Bersani, 51 anni, responsabile Acqua e beni comuni di Attac, una delle tante realtà del Forum per l’acqua, sintetizza così la formula vincente da difendere da ogni agguato. E ce ne sono.

“Nel vuoto delle ideologie post ‘900, il tema acqua pubblica ricostruisce un pensiero politico capace di rivolgersi a tutti”, è convinto Emilio Molinari, europarlamentare di Democrazia proletaria negli anni ‘80, uomo di lotte per l’acqua nei ‘90, da Porto Alegre a Mumbai, nei Forum Sociali noglobal, modello che un po’ può descrivere l’attuale battaglia italiana sulle risorse idriche. Solo un po’, però. Perché lo sforzo referendario coinvolge a raggio più largo: cattolici e militanti di sinistra, leghisti, associazioni di destra e gente nuova all’impegno politico. I partiti dovranno farci i conti, ragionano al comitato, sapendo che qualcuno li ha già dovuti fare e a sue spese. E citano Di Pietro

Con lui è stata rottura, quasi subito. “Non ha accettato di stare tra i sostenitori della campagna con la sinistra extraparlamentare”, dice Marco Bersani, “voleva un posto tra i promotori, dove noi non abbiamo voluto i partiti. Perciò si fa la sua raccolta firme sull’acqua, senza chiedere che sia davvero patrimonio di tutti…”.

Ma il Forum ci tiene alla sua autonomia. “Serve a coinvolgere tutti”, continua Bersani, “invece Di Pietro col suo slogan “Fermiamolo”, rivolto a Berlusconi, porta la battaglia al solito scontro tra schieramenti: controproducente”. E se il leader dell’Idv ha deluso, perché, come dice Roberto Gelli, “grillino” di Torino, “si rischia pure la confusione di due referendum”, col Pd la storia non è nemmeno iniziata.

Il segretario Pier Luigi Bersani preferisce la “via dell’iniziativa parlamentare” al referendum. Nessuna adesione ufficiale dunque, con tanti “se”. “Avessero almeno ripreso la nostra proposta di legge del 2007, governo Prodi: giace in Parlamento, pur sostenuta da oltre 400 mila firme”, spiegano al comitato. Niente. Ma la “storia non iniziata” ha trovato da sola una sua strada.

Al Forum snocciolano l’elenco delle federazioni del Pd che, a dispetto delle direttive di partito, hanno aderito all’iniziativa. Vai a controllare e ci trovi: Veneto, Umbria, Pavia, Monza, Brianza, Vercelli e via elencando. E poi i Giovani democratici, oltre a vari esponenti nazionali che alla fine hanno firmato (mentre altri difendono le privatizzazioni). Giovanni Cocciro, assessore ai Beni Comuni di Cologno Monzese, fede Pd, anima per l’acqua pubblica, si arrabbia per “quei sindaci del mio partito che se ne stanno zitti”. Tanto più che, per restare al Nord, la Lega ha già offerto praterie di firme alla campagna referendaria. Lontano da Roma e col peso della legge Ronchi sulla coscienza, i padani sono in prima linea. Non se ne sorprende Giulio Di Capitani, assessore leghista all’Agricoltura in giunta Formigoni, un passato di impegno per l’acqua pubblica: “L’acqua va estromessa dalle risorse utili a trarre profitto. Se la battaglia referendaria non sarà strumentalizzata dalla politica, tutti dovrebbero partecipare, a partire dalla Lega

Se ne vedranno delle belle. Al momento, posto che vai, vertenza che trovi. Perché il Forum per l’acqua è attivo da cinque anni di battaglie locali. Da Arezzo, uno dei primi comuni (di centrosinistra) ad assaggiare il prezzo salato dell’acqua privata. Fino a Palermo, dove il governatore Raffaele Lombardo ha inserito in Finanziaria un pretesto per assicurarsi il sostegno del Pd: una norma per l’acqua pubblica, appunto.

“Inutile orpello”, commenta Giuseppe Sunseri, responsabile raccolta firme in Sicilia.

C’è il caso di Nola, città di Giordano Bruno, monarchica e poi democristiana, schierata contro divorzio e aborto, ma l’acqua no. “Non si tocca”, dice Restituta De Lucia, 70enne, di Azione Cattolica, segretaria della Pastorale sociale del Lavoro in città e anche delegata alla Salvaguardia del creato. Contro la Spa Gori, che gestisce il servizio idrico a Nola con rincari “da 0,40 a 1,29 euro al metro cubo”, la battaglia è radicale. “Sciopero delle bollette dal 2004″, racconta Restituta a nome dei “6 mila utenti che, su 11 mila abitanti, non pagano. Pure il vescovo è con noi”.
A Nola si firma nelle parrocchie e si lavora fianco a fianco “con l’estrema sinistra e l’associazione dei Borboni”.

Da Cosenza, Alfonso Senatore dice che “persino gli autisti dei bus locali hanno fatto le staffette per portare i moduli referendari da Trebisacce a Oriolo”, dal mare alla montagna. Il comitato? Anche qui, fritto misto: “Io vengo dall’Azione cattolica, ma c’è chi viene da Lotta continua, chi dall’anarchia”. Al Nord, Vicenza, la battaglia referendaria è fatta da “No dal Molin” e denuncia l’inquinamento della falda acquifera vicina al cantiere della nuova base Usa. “Riserva potabile da cui si disseta mezzo Veneto”, spiega il referente locale Filippo Canova, “si scrive acqua, si legge democrazia”, ripetono al Forum, certi di aver salvato dalle ceneri della storia lo strumento referendum. “Lo difenderemo, contro ogni tentativo parlamentare di vanificarlo”, promette Molinari.

Fonte: L’Espresso

Moria di pesci nel Lambro

Saturday, July 10th, 2010

Centinaia di pesci morti sono arenati sulle sponde e fra i sassi del fiume Lambro, nel Parco di Monza, vicino al Ponte delle Catene. Il fenomeno è stato osservato da alcuni passanti ed è aumentato con il passar delle ore. Non sono chiare, per ora, le cause di questa improvvisa moria. Il luogo dove sono state scoperte le carcasse dei pesci, che stanno provocando un fastidioso odore dovuto alla putrefazione, è a monte della Lombarda Petroli, la raffineria da dove a fine febbraio vi fu uno sversamento di grandi quantità di petrolio nel Lambro (Fotogramma)

Il mare è in pericolo, lo salvi chi può

Sunday, June 20th, 2010
L’ intensa attività di pesca, in parte illegale, l’inquinamento e il degrado dell’ambiente marino hanno portato ad un drastico impoverimento della vita del mare. E poi le coste sono aggredite dall’abusivismo: la situazione è allarmante

 

Intensa attività di pesca
La pesca è diventata insostenibile. Due terzi degli stock ittici del nostro pianeta vengono sfruttati a una velocità maggiore della loro capacità di rigenerarsi.

Bycatch

Oltre alle specie di elevato valore commerciale, che ritroviamo sui banconi della pescheria, gli attrezzi da pesca catturano anche altre specie, molte delle quali non rappresentano un guadagno per i pescatori e vengono rigettate in mare come scarto. Sfortunatamente questi esemplari di solito muoiono. Si chiama “bycatch”, pesca accidentale. E fa strage di cetacei, tartarughe, squali.

Pesca fantasma
Il mare è sfruttato al limite delle sue possibilità e la pesca fantasma, quella provocata dalle attrezzature abbandonate o disperse, continua a pescare e uccidere senza che ciò sia neanche a beneficio dei pescatori. Reti, nasse, tramagli, diventano una trappola mortale per le numerose creature che vi restano impigliate. La quantità di questi materiali è stimata intorno alle 640 tonnellate, ovvero il 10% del totale dei rifiuti marini, un problema a cui finora non si è riuscito a porre rimedio.
Il mare è sempre stato considerato come la pattumiera più comoda, lontano dagli occhi e dal senso di responsabilità. Gli effetti di queste barbarie sono visibili sotto i nostri occhi.

Plastica

Petrolio
Oggi il Golfo del Messico è il disastro più recente ed oggi quello più tristemente noto. Dal 1955 nel Mediterraneo si sono verificati oltre 1.300 incidenti di navi petroliere. Al largo delle coste italiane vengono trasportate circa 100.000 tonnellate di greggio (come ha denunciato il WWF già nel 2002).

Il mare è in pericolo, lo salvi chi può.
E chi può salvarlo sei tu !

Il WWF agisce su diversi fronti per salvare il pianeta blu e per continuare le nostre azioni abbiamo bisogno proprio di te.

Ecco cosa faremo con il tuo aiuto

CONTRASTIAMO insieme il bycatch attraverso la promozione di una pesca sostenibile.
ASSISTIAMO la fauna in difficoltà come le tartarughe marine accolte nei nostri Centri di Recupero, che per sbaglio ingoiano ami o rimangono impigliate nelle reti da pesca.
VIGILIAMO sull’abusivismo e l’inquinamento, l’educazione al rispetto è il primo passo per un mondo migliore
AUMENTIAMO le aree marine protette

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