Piante in casa e in ufficio per combattere l’inquinamento

Un angolo verde per depurare l’aria di uffici e abitazioni in pochi giorni. È un’idea tanto semplice quanto efficace, che piace non solo agli amanti delle piante da interno ma anche ai professionisti dell’abitare, confortata da ricerche scientifiche presentate a Padova, il 31 marzo, nel corso di un convegno organizzato nell’ambito della Fiera Verde Casa.
 

Come dimostrato da diverse ricerche e analisi - prima tra tutte uno studio di alcuni anni fa della Nasa, l’ente spaziale americano - gli interni delle nostre case e degli ambienti di lavoro, molto più che l’esterno, sono ricchi di agenti inquinanti. Come la formaldeide, un buon biocida ma irritante per le mucose, contenuto in molti prodotti per la pulizia e nel legno agglomerato; l’ammoniaca; le sostanze chimiche dei detergenti per la cura della persona e dei cosmetici tradizionali; antiparassitari e profumi per l’ambiente; il benzene nei mobili incerati; i solventi; il monossido di carbonio dei fornelli; il tricloetilene usato in lavanderia; e ancora, prodotti chimici per l’edilizia, dagli intonaci agli antimuffa, dalle colle alle vernici.
 

Sono sostanze che provocano principalmente fastidi alle vie respiratorie ma che, a seconda delle dimensioni delle particelle disperse nell’aria e della sensibilità del singolo, possono entrare nel sangue e depositarsi in organi-bersaglio, in particolare encefalo e fegato. Dalle irritazioni e allergie periodiche, si può passare, dopo un’esposizione continuata e a seconda della predisposizione del soggetto, anche a patologie croniche, in taluni casi, gravi e acute.
 

Un modo naturale di bonificare l’aria interna è quello di creare un angolo verde nelle stanze dove più di frequente si trovano gli agenti inquinanti, evitando la camera da letto. Bastano tre o quattro piante per postazione, in ufficio o nello studio di casa dove abbiamo scrivania e pc, altrettante in bagno o in cucina, oppure in lavanderia dove teniamo l’armadietto con i detersivi.
 

«Si è osservato che alcune specie di piante da appartamento hanno la capacità di assorbire in modo specifico alcuni inquinanti – ha illustrato il tossicologo ambientale ed editore padovano Giuliano Bressa - Il Ficus è un ottimo mangiafumo, mentre altre piante come il Filodendro, la Dracena e il Photos purificano l’aria, assorbendo buona parte delle sostanze tossiche che si accumulano negli ambienti durante le ventiquatt’ore ed emettendo ossigeno, che migliora notevolmente la qualità dell’aria interna». Le piante disinquinanti sono circa una quarantina. Attraverso le foglie captano i prodotti chimici volatili circostanti e tramite processi biologici le immagazzinano nei propri tessuti e nelle radici, dove vengono assorbiti dai microrganismi. Un meccanismo di simbiosi naturale di cui può beneficare anche l’uomo. In vetta alle classifiche del potere disinquinante se ne trovano cinque. Ottima l’Edera, praticamente in tutte le sue varietà da interno, che abbatte il 90% di benzene e il 10% di tricloetilene, il verde Spatifillo può assorbire fino all’80% di benzene e al 20% di tricloetilene, la piccola Camadorea fino al 70% di benzene, la Dracena marginata depura benzene per il 79%, formaldeide per il 50% e tricloetilene per il 13%, buona la performance di abbattimento della formaldeide anche per il delicato Ficus (47%) che ha effetto anche sul benzene (30%).
 

Una recente ricerca del Centro Studi Ambientali di Rimini ha evidenziato come disporre piante in ambienti chiusi dimezzi, nell’arco di sei ore, la concentrazione di formaldeide e dopo dodici ore questa si riduca a un quarto. Piante disinquinanti anche per l’elettrosmog, da porre vicino a elettrodomestici e strumenti informatici. Gli ioni positivi che emettono nell’aria riequilibrano infatti quelli negativi delle apparecchiature elettriche.
 

«I sintomi che si lamentano più spesso sono mal di testa, malessere, irritabilità, bruciore a occhi e bocca – prosegue il biologo che ha sperimentato questo metodo naturale in alcune aziende italiane - Le persone pensano a stress da lavoro e mali di stagione e si rivolgono al medico per una terapia farmacologica, senza pensare all’ambiente in cui vivono o lavorano». Dai test effettuati attraverso un’apposita cartuccia di carbone per il monitoraggio ambientale indoor si è infatti visto che sono proprio gli ambienti chiusi, considerati più innocui, come quelli domestici e gli uffici, a contenere invece numerose fonti inquinanti.
 

Secondo Bressa, che collabora con alcune associazioni di bioarchitettura, queste fonti sarebbero, per altro, in aumento. Vuoi per le nuove tecniche costruttive, che utilizzano molte sostanze chimiche negli intonaci e nei trattamenti murari, vuoi perchè cartongessi e pannelli isolanti per il risparmio energetico, se non correttamente installati, bloccano la traspirazione dei muri. La riflessione si dovrà dunque estendere dai tossicologi ad architetti e progettisti d’interni. Le piante, da sole, infatti non bastano. Oltre ad arieggiare quotidianamente le stanze, come è buona pratica da sempre, e scegliere prodotti per la pulizia e mobilio possibilmente naturali, bisogna imparare nuovamente a progettare in modo sostenibile e salubre.

Fonte: La Stampa

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