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Ue, nuove etichette alimentari

Saturday, November 19th, 2011

Al via il regolamento della Commissione europea che stabilisce tutte le caratteristiche dei fogli che accompagnano i cibi, dalle calorie alle indicazioni del paese di provenienza del prodotto. E arriva anche un e-book che spiega ai consumatori tutte le novità nel dettaglio
di MONICA RUBINO

DOPO 32 anni di onorato servizio va in pensione la vecchia direttiva sulle etichette alimentari (la 79/112/CEE), sostituita da un regolamento nuovo di zecca appena varato dalla Commissione europea, che martedì 22 novembre sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue. Dopo quasi quattro anni di dibattiti arriva finalmente una legge univoca, tradotta nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione, da applicare contestualmente in tutti gli stati membri.

La riforma europea dell’etichetta ha lo scopo di armonizzare tutte le norme nazionali su tre fronti: la presentazione e la pubblicità degli alimenti, l’indicazione corretta dei principi nutritivi e del relativo apporto calorico e l’informazione sulla presenza di ingredienti che possono provocare allegie. In breve, l’intento è rafforzare la salvaguardia della salute dei consumatori senza intaccare la libera circolazione delle merci - preoccupazione costante di Bruxelles. I paesi Ue hanno tre anni di tempo per adeguarsi alle nuove norme.
 
Ecco allora le principali novità sulle etichette dei prodotti che metteremo nel carrello nei prossimi mesi.

Tabella nutrizionale.
Gli alimenti confezionati devono avere una tabella nutrizionale con sette elementi (valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale) riferiti a 100 g o 100 ml di prodotto, che potrà essere affiancata da dati riferiti ad una porzione. Si possono utilizzare altri schemi come i semafori attualmente in auge nel Regno

Unito, solo se di facile comprensione.

Caratteristiche delle scritte. Le diciture devono avere un carattere tipografico di 1,2 mm (0,9 mm per le confezioni più piccole). Le informazioni obbligatorie, le indicazioni nutrizionali e quelle relative all’origine devono essere nello stesso campo visivo della denominazione di vendita.  Quando la superficie della confezione è inferiore a 10 cm quadrati è sufficiente riportare le notizie essenziali: denominazione di vendita, allergeni eventualmente presenti, peso netto, termine minimo di conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro …”) o data di scadenza (“da consumarsi entro …”). L’elenco degli ingredienti può essere indicato anche con altre modalità (ad esempio negli stand di vendita) e deve essere disponibile su richiesta del consumatore.

Indicazione d’origine. E’ obbligatorio indicare il Paese d’origine o il luogo di provenienza per la carne suina, ovina, caprina e il pollame (l’obbligo scatta entro due anni). La Commissione europea valuterà entro cinque anni se estendere l’origine a latte e prodotti non trasformati o mono-ingrediente e ad alcuni ingredienti come il latte nei prodotti lattiero-caseari, la carne nella preparazione di altri cibi o altri quando rappresentano più del 50% dell’alimento. Tuttavia i legislatori nazionali potranno introdurre ulteriori prescrizioni sulla provenienza quando esista “un nesso tra qualità dell’alimento e la sua origine”, come nel caso delle indicazioni geografiche italiane DOP e IGP. Inoltre l’informazione sull’origine del prodotto è obbligatoria quando la sua omissione possa indurre in errore il consumatore, ad esempio nel caso di  una mozzarella fabbricata in Germania e venduta in Italia. Una precisazione utile a ostacolare il fenomeno dell’Italian sounding, ossia alimenti presentati come made in Italy ma fabbricati altrove.

Surgelati. Un alimento congelato o surgelato venduto scongelato deve riportare sull’etichetta la parola “scongelato”.
 
Preparati a base di carne e pesce. La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti della pesca venduti come filetti, fette, o porzioni che sono stati arricchiti con una quantità di acqua superiore al 5% devono indicarne la presenza sull’etichetta. Le porzioni, i filetti o le preparazioni composti da diversi pezzetti uniti con additivi o enzimi, devono specificare che il prodotto è ottenuto dalla combinazione di più pezzi (per esempio:carne separata meccanicamente).

Insaccati. I salumi insaccati devono indicare quando l’involucro non è commestibile.

Sostanze allergizzanti. Gli allergeni devono essere evidenziati nella lista degli ingredienti con accorgimenti grafici (grassetto o colore).

Oli e grassi. La scritta “oli e grassi” deve essere abbinata all’indicazione del tipo di olio o grasso utilizzato (es. soia, palma, arachide). Nelle miscele è ammessa la dicitura “in proporzione variabile”. Entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento, inoltre, verrà redatto un rapporto per valutare l’opportunità di riportare la presenza di acidi grassi trans (una tipologia di grassi insaturi, i cosiddetti TFA’s) nella tabella nutrizionale.

Caffeina. Le bevande diverse da tè, caffè e dai drink a base di tè e caffè con un tenore di caffeina maggiore di 150 mg/l devono riportare sull’etichetta, oltre alla scritta “Tenore elevato di caffeina” (introdotta nel 2003), anche l’avvertenza “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”.

Scadenza. La data di scadenza deve essere riportata, oltre che sulla scatole, anche sull’incarto interno del cibo. La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti ittici surgelati o congelati non lavorati, devono indicare il giorno, il mese e l’anno della surgelazione o del congelamento.
 
Rimangono esclusi dalle nuove norme le bevande alcoliche, gli alimenti sfusi (come l’ortofrutta) e quelli pre-incartati dai supermercati, come carni, formaggi e salumi che la grande distribuzione “porziona”, avvolge nel cellophane e colloca sui banchi di vendita.

Per saperne di più, sul sito ilfattoalimentare.it 1 da lunedì 21 novembre si può scaricare gratuitamente “L’etichetta”, un libro di 50 pagine che spiega nel dettaglio tutte novità del regolamento europeo. L’ebook ha uno scopo benefico: l’autore, Dario Dongo 2, e l’editore Roberto La Pira, hanno sensibilizzato una sessantina tra imprese, professionisti, società di consulenza del settore alimentare e hanno raccolto finora 90mila euro per la Somalia, da devolvere a Medici senza frontiere, Agire e Oxfam. Anche i lettori, se vogliono, possono fare una donazione

Fonte: La Repubblica

I Verdi perdono il loro quotidiano, Terra chiude i battenti

Saturday, November 19th, 2011

Il foglio ecologista, nonostante i tre milioni di finanziamento pubblico, cessa le pubblicazioni. Sullo sfondo una dura battaglia fra i redattori, da mesi senza stipendio, e il direttore. Il partito solidarizza coi cronisti e promette iniziative legali per recidere il contratto di gestione

Nella corsa per la costituente ecologista, i Verdi raccolgono un simbolo nuovo ma perdono per strada il loro organo di stampa. Un giornale senza più direttore, senza redazione e soprattutto senza soldi nonostante i tre milioni di euro di provvidenze a disposizione.

Terra, il primo quotidiano ecologista d’Italia, ha chiuso i battenti dopo tre anni di pubblicazioni e una guerra senza esclusione di colpi tra comitato di redazione, direzione e azienda. Con tanto di accuse di comportamento antisindacale da parte dei lavoratori e querela per diffamazione da parte del direttore.

Il giornale non è nelle edicole da tempo indefinito. Il direttore-amministratore Luca Bonaccorsi, socio di maggioranza della società che edita il quotidiano (Undicidue Srl) ha rassegnato le dimissioni giusto una settimana fa. Grande imbarazzo nel partito il cui segretario, Angelo Bonelli, titolare del finanziamento pubblico, ha espresso solidarietà ai redattori e promette di andare fino in fondo per capire che fine hanno fatto i fondi e perché si sia arrivati alla serrata.

Dalla sua il direttore dimissionario, proprio sull’ultimo numero, spiega le dimissioni come una risposta obbligata alle ingerenze sempre più pressanti del partito per fare di Terra un mezzo di propaganda. “Lo scontro si è fatto insostenibile – spiega Bonaccorsi – le mie resistenze a trasformare Terra in una Pravda verde hanno scatenato attacchi ripetuti che hanno ormai il fine di far chiudere il giornale”.

Sullo sfondo, le tensioni in vista della costituente che si terrà il 26 e 27 novembre. Tensioni che si scaricano con la massima durezza sui lavoratori, gli unici per ora a pagare il prezzo della ragion politica. Sono banditi dalla redazione, anche se per oltre cinque mesi hanno lavorato senza ricevere stipendio pur di stare in edicola e garantire continuità alla pubblicazione. Mercoledì scorso hanno fatto un picchetto davanti alla redazione blindata con striscioni di questo tenore: “Dove sono i milioni del finanziamento pubblico?” e ancora “Bonaccorsi, gli accordi sindacali si rispettano”, e poi “6 mesi senza stipendio”.

I problemi sono iniziati quasi subito, quando Terra è andato in edicola nell’aprile 2009, ma appena sei mesi dopo i lavoratori si sono ritrovati dentro un’azienda in crisi e sono scattati i contratti di solidarietà. Stipendi in ritardo, lavoro extra rispetto agli accordi sindacali in fatto di orari e giorni di riposo. Le cose peggiorano a giugno con la fine degli ammortizzatori che ha fatto partire una estenuante trattativa terminata ad agosto con un accordo che prevedeva le proroghe assistite di tutti i contratti fino a dicembre. Un patto che non sarà onorato e dopo inutili tentativi la Undicidue Srl fa balenare l’interesse di un terzo socio a entrare in società in virtù del quale chiede due settimane di tempo. Si tira avanti e si arriva al 12 ottobre, quando viene firmato un accordo che prevede la stabilizzazione delle otto persone chieste dal sindacato e di altre quattro proposte dall’azienda. I contratti dovevano essere firmati il 31 ottobre. Ma ad oggi sono state assunte solo due persone. Gli altri, niente. All’ultimo incontro l’azienda non si presenta e i sindacati la denunciano insieme al direttore per comportamento antisindacale, esposto alla presidenza del Consiglio per ottenere il sequestro cautelativo del finanziamento pubblico, ed esposto all’Ordine dei giornalisti della Toscana per violazione della clausola di solidarietà. Bonaccorsi, per parte sua, ritiene che “sia stato responsabile da parte dell’azienda non assumere dodici persone vista la crisi”.

Quanto al finanziamento per l’editoria che spetta alla società editrice di Terra – circa 6 milioni di euro in due anni - risponde: “Che significa che fine hanno fatto? Ci sono i bilanci a certificare. Sostenere un giornale costa meno di due milioni di euro all’anno?”. Ora però i conti bisognerà farli per davvero. Terra vendeva mediamente 2-3mila copie ma assorbiva due milioni. Anche perché la redazione contava 15 persone e il grosso degli investimenti, a detta dei sindacati, andava nelle cariche dei direttori, vicedirettori e condirettori, collaboratori e promozione.

I Verdi – ha annunciato Bonelli nel corso del picchettaggio – hanno incaricato i loro legali di adottare tutte le iniziative possibili per la rescissione del contratto di gestione, a suo tempo firmato da altro gruppo dirigente del partito. Il Comitato di redazione, che aveva già indetto e realizzato sette giorni di sciopero impedendo l’uscita del giornale, è intenzionato a proseguire l’agitazione, e ha dato atto a Bonelli delle iniziative avviate contro Undicidue e della concreta solidarietà espressa ai giornalisti. Per tutta risposta, il direttore uscente lascia la scrivania querelandone uno per aver messo in dubbio il suo operato e aver indicato anche nell’atteggiamento della direzione una delle ragioni del fallimento.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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