Malagrotta, la discarica dei veleni e da Capodanno scatta l’allarme Napoli

A mezzanotte del 31 dicembre 2011 chiuderà i battenti il cancello dell’invaso che per trent’anni ha ricevuto milioni di tonnellate di rifiuti di Roma. Per quella data, però, nessun terreno sarà pronto ad accogliere la spazzatura della Capitale. E mentre si accende la guerra degli altri siti, il “re della mondezza”, Manlio Cerroni, propone alternative. Intanto un dossier dell’Ispra rivela che in quel terreno sono stati trovati mercurio e metalli inquinanti fuorilegge

Trentuno dicembre del 2011. A mezzanotte, insieme con i botti di Capodanno, il cancello di Malagrotta, la storica discarica che per trent’anni ha ricevuto milioni di tonnellate di rifiuti di Roma, tra le colline su cui volano stormi di gabbiani, ha chiuso definitivamente i battenti. Intanto nei pratoni della valle di Pizzo del Prete, vicino Fiumicino, ancora sono in partenza i lavori per la costruzione del nuovo invaso e di un quinto impianto di lavorazione meccanica, dove ogni giorno dovrebbero arrivare ed essere triturate almeno mille tonnellate di mondezza.
E così all’alba del 2012 Roma potrebbe diventare come Napoli, con migliaia e migliaia di sacchi di spazzatura che seppellirebbero i cassonetti nelle strade, dal cuore del centro alle periferie.

Rifiuti, per la Capitale è cominciato il conto alla rovescia dell’emergenza. Dopo molte procedure di infrazione dell’Unione europea, che per legge vieta che quelli indifferenziati dei cassonetti verdi vengano gettati così come sono, “tal quale”, la discarica di Malagrotta, la salvezza e l’orrore ambientale della città, è diventata fuorilegge. L’ultima incredibile proroga la governatrice Renata Polverini l’ha concessa, sfidando la Ue, fino al 31 dicembre di quest’anno.

Mentre è già scoppiata la guerra tra le stanze dei partiti, dei comitati di quartiere della periferia a Ovest, di Valle Galeria e delle zone dove potrebbe sorgere il nuovo invaso, e poi del commissario straordinario ai rifiuti, il prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato in fretta e furia dal governo con poteri speciali il 7 settembre, a poco più di tre mesi dalla chiusura del cancello di Malagrotta, ma anche dell’ufficio di Manlio Cerroni, l’avvocato, il “re della mondezza”, l’imprenditore dell’unica discarica romana, che da più di trent’anni detta legge in regime di monopolio sullo smaltimento dell’oro nero dei cassonetti.

Una battaglia resa ancora più drammatica dalle ultime notizie: un’inchiesta della Procura per “omicidio colposo” su quattro morti di tumore tra gli abitanti della zona, tra cui, un uomo Enrico Frustalupi, deceduto nel maggio del 2010 per un tumore al cervello. Aveva lavorato due anni, a partire dal 2007, come capocantiere nel gassificatore di Malagrotta.

Ma non è tutto: secondo un dossier dell’Ispra nel terreno della discarica si sarebbero trovati inquinanti pericolosi come il mercurio e nelle falde sotterranee piombo, alluminio e arsenico, in quantità superiori a quanto stabilito dalla legge, una situazione che dovrebbe far scattare un’immediata bonifica.

Torniamo ai numeri dello smaltimento. Roma produce ogni giorno 4 mila tonnellate di rifiuti, quattro volte di più dei milleduecento del 1964. La raccolta differenziata oscilla tra il 22 e il 24 per cento. E cioè nei contenitori della carta, quelli bianchi, e del multimateriale, (vetro, plastica e metalli), quelli blu, ne arrivano circa 450 tonnellate, che vengono riciclate.

E il resto? Per Roma gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico dei rifiuti, i Tmb, che selezionano plastica e metalli e per il rimanente producono il Cdr, combustibile da rifiuti, che viene fatto bruciare nei termovalorizzatori per produrre energia, sono quattro: due di Cerroni nell’area di Malagrotta, e due dell’Ama, uno a Rocca Cencia e un altro al Salario. Sono capaci di smaltire 3000 tonnellate al giorno, mandando in discarica solo pochi “inerti”. Ma alcuni lavorano a scartamento ridotto e in media ogni giorno rimangono da “lavorare”, come ormai detta la legge, almeno mille tonnellate, per le quali è necessario costruire un nuovo impianto.

Non solo. I gassificatori o termovalorizzatori che bruciano il Cdr per produrre energia nel Lazio sono tre, uno sempre a Malagrotta, uno a Colleferro e l’altro a San Vittore. Ne servirebbe un altro che la Regione ha deciso di costruire ad Albano. Ma i lavori sono bloccati da un anno per una serie di ricorsi. E infine a Maccarese c’è uno stabilimento dove arrivano quotidianamente i camion che portano il cosiddetto “umido”, gli scarti del mangiare, che ora vengono raccolti con molti problemi come la differenziata in alcuni quartieri di Roma. Servono per il compostaggio, cioè per produrre fertilizzanti. Maccarese però non riesce a lavorarli tutti, per cui a volte entrano ed escono dallo stabilimento per prendere la via di altre aziende al nord, che bisogna pagare, oppure una malinconica strada per Malagrotta.

Per completare il quadro, ecco i siti che i tecnici della Regione hanno selezionato per la nuova, più piccola, discarica, una quarantina di ettari rispetto ai 160 di Malagrotta. Al primo posto c’è Pizzo del Prete, a Fiumicino. Poi vengono Monti dell’Ortaccio, vicino Malagrotta, dello stesso Cerroni, Pian dell’Olmo, sempre dell’avvocato, alle cave di Riano, e poi Corcolle, Castel Romano-Quartaccio, Quadro Alto, ancora a Riano, e Osteriaccia nella zona di Fiumicino.

Intanto dal suo regno, il “re della mondezza”, Cerroni, affila le armi. E non ci sta. Non solo alla chiusura, ma anche ad essere chiamato monopolista, ad essere accusato di aver imposto i prezzi al Campidoglio.

Ottantacinque anni, un cappelletto azzurro alla Woody Allen calcato in testa, l’imperatore del cassonetto, quasi urla: “Monopolista io? Sì, ma alla rovescia, nell’interesse della città”. E snocciola le cifre scritte in una lettera al sindaco Alemanno: “In trent’anni Roma ha pagato per ogni tonnellata di rifiuti portata in discarica almeno un terzo di quello che si pagava in Italia”. E c’è anche la tabella dei raffronti. Ancora. “In tutto questo tempo abbiamo smaltito 33 milioni e 663 mila tonnellate di rifiuti alla tariffa più bassa d’Italia facendo risparmiare ai cittadini un miliardo e 683 milioni di euro, ovvero 3 mila miliardi di vecchie lire”. Lo sfogo è un turbine: “Alemanno mi dovrebbe far venire a prendere in carrozza e portarmi in Campidoglio per ringraziarmi”.

Diavolo di un avvocato. “Farò scolpire sul travertino questa lettera che gli ho mandato e la esporrò nel futuro parco di Malagrotta dove, quando chiuderà la discarica, pianteremo 347 mila alberi che vogliono dire 800 tonnellate l’anno di CO2″. In realtà è un obbligo di legge, dovrà curare per 30 anni la depurazione degli ettari della discarica e l’avvocato ha già presentato il conto di 100 milioni alla regione.

Ma dove rilancia è sulla nuova discarica. Ci porta in una vallata a pochi chilometri da Malagrotta. Si chiama Monti dell’Ortaccio il suo asso nella manica per rimanere il “re della mondezza” di Roma. Già le pale delle benne hanno preparato l’invaso. “In tre mesi si può allestire. Pizzo del Prete a Fiumicino è una follia. Chi ha proposto un luogo così lontano che ci vorrebbero 15 milioni in più all’anno solo per gli spostamenti? Qui vicino è già progettato perfino un braccio della ferrovia da Ostiense che potrebbe portare i rifiuti, che sarebbero lavorati e dunque inerti, niente odori, niente problemi per i quartieri intorno”.

Eccola la “mossa del cavallo” di Cerroni: sfruttare l’emergenza per imporre Monti dell’Ortaccio o Pian dell’Olmo a Riano, sempre, dice, “nella sua disponibilità”.

Come alla fine del film “Novecento” di Bertolucci il padrone e l’operaio si combattono ancora, o come ne “I duellanti”, anche il “re della mondezza” ha il suo nemico giurato da trent’anni. E’ il “re dell’ambiente” di Valle Galeria, quella di Malagrotta. Sergio Apollonio, lo storico presidente del Comitato contro la discarica, di anni ne ha 81. E’ abbronzato, energico, combattivo. Che ne pensa dell’offerta di Monti dell’Ortaccio? “Ne penso il peggio. E ancora peggio penso del nuovo invaso che hanno già costruito proprio dentro l’area di Malagrotta, a Testa di Cane. E’ già allestito e hanno detto che può contenere 3 milioni di metri cubi di rifiuti, triturati o indifferenziati. E Testa di Cane sta proprio a ridosso di Massimina. Sarebbe un impatto clamoroso, scandaloso. Ma devono stare attenti alle multe dell’Unione europea che ha già riscontrato l’infrazione”. E poi: “Monti dell’Ortaccio? La gente qui è stata bastonata per decenni dalla discarica. Ci sarebbe pericolo per l’ordine pubblico”.

Infine il parco che verrà. “E’ la solita mitologia di Cerroni, che lo chiama Central Park con la c e dice che si farà pagare il biglietto. Lui che per far posto ad altri rifiuti ha fatto espiantare e ripiantare altrove almeno tremila palme che aveva messo a dimora con un gran battage”.

Attacca anche il presidente della Federazione dei Verdi Angelo Bonelli. “Altro che parco, l’area di Malagrotta è ad alta criticità ambientale. Ci sono studi dell’Ispra che dimostrano che le falde sono inquinate in maniera preoccupante. C’è anche la Raffineria lì vicino. Bisognerebbe applicare la direttiva Seveso 2. Impossibile mettere uno spillo. Niente discarica a Monti dell’Ortaccio. E poi a chi vuole un altro gassificatore ad Albano diciamo che quelli che ci sono devono importare Cdr da bruciare da fuori perché il Lazio non ne produce abbastanza. La soluzione? Una nuova discarica piccola la cui localizzazione deve essere decisa di concerto con i cittadini e non a Pizzo del Prete, un’area agricola pregiata e di grande valore ambientale. Ma il vero obiettivo è un altro: aumentare la raccolta differenziata con un porta a porta spinto. Però l’Ama, dopo le dimissioni dell’amministratore Panzironi, quello dello scandalo di Parentopoli, ancora non ci sente”.

Anche il Pd punta sulla differenziata. “Mentre Alemanno e la Polverini fanno i Ponzio Pilato e lasciano la patata bollente nelle mani del prefetto Pecoraro, l’emergenza sta arrivando e potrebbe portare Roma nell’incubo Napoli” accusa il capogruppo dei Democratici in Consiglio regionale Esterino Montino “Intanto Pizzo del Prete è una scelta assurda e la raccolta differenziata è ancora appena sopra il 20 per cento. Faccio un esempio concreto: nel comune di Ciampino si arriva al 60%, mentre se si attraversa la strada, nel quartiere romano di Morena, si scende al 24.

Possibile che gli abitanti a distanza di poche centinaia di metri diventino incapaci e incolti?”.
Insomma il ragionamento è questo: più raccolta differenziata si fa a Roma, separando materiali riciclabili come carta, vetro, plastiche, metalli e umido, e più diminuisce il carico di rifiuti che ogni giorno dovrebbe essere lavorato dagli impianti di trasformazione. Paradossalmente se si arrivasse al 40 per cento non servirebbe più nemmeno la nuova linea di lavorazione industriale.

E così l’Ama, la municipalizzata già finita nella bufera per le assunzioni di mogli, fidanzate e segretarie di politici del Pdl, è al centro della polemica.

“In alcuni quartieri” spiega Carlo Podda, segretario del Lazio della Cgil Funzione Pubblica “abbiamo sperimentato il cosiddetto porta a porta spinto, cioè con la raccolta diretta negli androni dei palazzi dei rifiuti già divisi e la sparizione dei cassonetti dalle strade. E’ successo a Trastevere e a Colli Aniene e il risultato è stato quello di una differenziata che in alcuni casi superava il 60%. Invece poi l’azienda ha scelto il metodo cosiddetto “duale”, facendo rimanere nelle vie i cassonetti bianchi della carta e quelli blu di vetro, metalli e plastiche e poi affidando la raccolta dell’umido a delle postazioni mobili o fisse nei quartieri. Il risultato? Spesso per gli abitanti è disagevole raggiungerli e allora si sbarazzano dei sacchetti magari sotto o, peggio, dentro i cassonetti della differenziata, rendendoli inservibili. Un disastro”.

L’Ama è accerchiata dalle polemiche, ma il Campidoglio non ride. “Diciamo tutta la verità” mette le mani avanti Marco Visconti, l’assessore all’Ambiente della giunta Alemanno “se siamo arrivati a questo punto di emergenza la colpa è anche delle precedenti giunte di sinistra di Rutelli e Veltroni e di quella Marrazzo alla Regione, Ora la questione è nelle mani del prefetto e c’è un tavolo di consultazione permanente con Comune, Regione e Provincia. La Regione ha indicato una serie di siti che saranno vagliati. Certo, Monti dell’Ortaccio la vedo come un’ipotesi remota, il centrosinistra ci accuserebbe di aver fatto rimanere tutto come era nella zona di Malagrotta. I tempi sono stretti, ma è anche vero che in zona Cesarini noi italiani siamo capaci di dare il meglio. Per quanto riguarda l’Ama la sinistra ce l’ha consegnata con 700 milioni di debiti, che abbiamo dovuto spalmare nel tempo. Sulla differenziata l’azienda è guidata da un tecnico che sicuramente riuscirà ad aggiustare il tiro del metodo di raccolta fino ad arrivare al miglior risultato. Però servono anche finanziamenti della Regione. E di questi tempi…”.

Ma, mentre infuria la battaglia dei rifiuti e protestano in piazza gli abitanti di Riano e Fiumicino, già aleggia il Grande Sospetto. E se, nell’emergenza dell’ultima ora, alla fine come discarica provvisoria si scegliesse Monti dell’Ortaccio o Pian dell’Olmo? Per non parlare di una proroga, però giudicata impossibile, di Malagrotta. Per il “re della mondezza” Cerroni sarebbe l’ennesima vittoria. D’altronde lo dice anche lui, parlando di un documentario sui rifiuti a cui aveva collaborato, girato dal regista Castellani e premiato negli anni Sessanta: “Io non dovevo fare il mondezzaio, dovevo fare il regista”.

Fonte: L’Espresso

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