Il decreto è incostituzionale

La mobilitazione contro la norma approvata ieri dal governo chiama in causa il Quirinale: “Napolitano non firmi, viola l’articolo 76″. Sostegno anche da una parte della maggioranza, banche in allarme di VALERIO GUALERZI

ROMA - Da internet alla Consulta, passando per la Presidenza della Repubblica. I risultati portati a casa dalla mobilitazione senza precedenti 1avvenuta sul web per salvare il futuro delle energie rinnovabili alla fine sono stati modesti, ma ora la battaglia per fermare il decreto legislativo 2 voluto dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani potrebbe spostarsi al Quirinale. Il giudizio delle organizzazioni ambientaliste, dell’opposizione e soprattutto delle associazioni di categoria nei confronti del provvedimento che tra le altre cose ordina a iniziare dal prossimo giugno una ricontrattazione degli incentivi previsti per il fotovoltaico, legandoli a un massimale da stabilire di anno in anno, rimane fortemente negativo. Vista però l’insensibilità del governo a modificare una norma che rischia di mettere in ginocchio l’unico settore economico cresciuto negli ultimi anni malgrado la crisi, creando migliaia di nuovi posti di lavoro, l’obiettivo si è spostato dal merito al metodo. 

Tutte le principali associazioni di produttori di energia verde, Aper, Gifi Asso Energie Future, Assosolare, si sono riunite quindi oggi a Roma per denunciare l’incostituzionalità dell’articolo 25 del testo uscito ieri da Palazzo Chigi. “Il decreto legislativo sulle rinnovabili approvato dal Consiglio dei ministri - denuncia il presidente

di Asso Energie Future, Massimo Sapienza - non tiene in alcun conto i pareri espressi dalle Commissioni Parlamentari; è in contrasto con la direttiva europea che fissa per l’Italia un obiettivo del 17 per cento di energia da fonti rinnovabili entro il 2020; non rispetta i criteri indicati dalla legge delega. Per questi motivi chiediamo al Presidente della Repubblica Napolitano di non firmare il decreto perché viola l’articolo 76 della Costituzione”. Nel corso della conferenza stampa convocata per lanciare la nuova battaglia, le associazioni hanno distribuito anche la lettera che verrà recapitata nelle prossime ore al Capo dello Stato. Un articolato documento che cita una lunga serie di precedenti giuridici a sostegno di questa interpretazione.  

L’iniziativa partita dai produttori trova una sponda parlamentare niente meno che all’interno della maggioranza, anche se su diversi presupposti giuridici. “Al di là delle lamentele - afferma una nota di Forza del Sud, la formazione che fa capo a Gianfranco Miccichè - è arrivato il momento di prendere una forte posizione contro questo decreto ‘ammazza green economy’. Per quel che riguarda Forza del Sud, insieme ad altri colleghi parlamentari, ci faremo promotori di forti iniziative per far emergere la incostituzionalità del decreto in oggetto, con particolare riferimento all’art. 41 della costituzione, poiché l’introduzione del limite temporale del 31 maggio 2011 avrà l’effetto di stroncare tutte le iniziative economiche della green economy che non potranno adeguarsi al decreto, palesando la violazione della libertà dell’iniziativa economica privata”.

In allarme per i contraccolpi devastanti del decreto Romani sul tessuto economico legato alla produzione di energia rinnovabile è anche il settore bancario. “C’è forte preoccupazione delle banche”, e “la prossima settimana gli alti vertici di unicredit decideranno in un senso o nell’altro” per quanto riguarda il finanziamenti al settore, spiega Pio Forte, del centro competenze sulle rinnovabili di Unicredit leasing. Gli “effetti si sono già fatti sentire”, aggiunge, e non è escluso “un blocco dei finanziamenti” per il settore delle rinnovabili. Forte ricorda anche che “entro il 16 marzo dovrebbe riunirsi l’Associazione bancaria italiana per capire l’impatto che avrà sulle banche” il decreto Romani

Fonte: La Repubblica

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