Archive for February 9th, 2011

La sorella di Tremonti: «Uccidiamo i cani randagi»

Wednesday, February 9th, 2011

Animalisti contro Angiola Tremonti, sorella del ministro delle Finanze: in una richiesta di informazioni al Comune di Cantù (Como), dove è consigliere comunale di minoranza, si è lamentata dei costi sostenuti per la gestione del canile consortile, proponendo una soluzione drastica: «si dovrebbe arrivare a prendere la decisione per cui gli animali che non vengono adottati entro un determinato periodo di tempo vadano soppressi, visto che oggi ci troviamo in una situazione in cui ci sono famiglie canturine che non hanno da mangiare».

La consigliera e sorella del ministro si riferisce al canile di Mariano Comense: per gestirlo Cantù contribuisce con 50 centesimi all’anno per residente, pari a 18 mila euro. Angiola Tremonti così si è pronunciata e così ha riportato il quotidiano La Provincia. Scatenando la reazione dei gestori del canile, che hanno parlato di «idea paranazista». E oggi a Cantù le hanno replicato con veemenza animalisti e associazioni di protezione animali, oltre che un fioccare di commenti poco lusinghieri sui siti internet, mentre al canile di Mariano Comense sulle gabbie dei cani potenzialmente ‘abbattibili’ è comparso un cartello con scritto: «Tremonti: io voglio vivere».

La diretta interessata non ha fatto retromarcia: «Non possiamo uccidere tranquillamente i polli da mangiare e scandalizzarci per i randagi da sopprimere, che portano malattie».
Fonte: L’Unità

Rifiuti, la rivolta di Chiaia

Wednesday, February 9th, 2011

A Napoli 2mila tonnellate di arretrato. Cumuli in centro e in provincia, ma il peggio deve ancora arrivare. La protesta degli abitanti. Blocco di auto alla Riviera: “Siamo stufi di questo schifo”

di CONCHITA SANNINO

Un vicoletto di Chiaia trasformato in discarica, ridotto a letamaio da paese sottosviluppato, può diventare il simbolo della nuova ineluttabile emergenza che sta precipitando su città e provincia, al ritmo di 10 mila tonnellate già a terra.

A sera, in vico Ischitella, sulle centinaia di sacchetti abbandonati, schiacciati dal traffico di giornata fino a diventare poltiglia, si leva infatti la rabbia di cittadini e negozianti. Bloccano la viabilità, parcheggiano le auto di traverso, gridano: “Basta con questo schifo”. Avviene mentre tre impianti Stir sono al collasso, la discarica di Chiaiano rischia la saturazione e la coda di camion in coda agli impianti dura una notte intera. Ci risiamo, “ma stavolta sarà peggio”, si passano la voce gli autisti dei camion fantasma, i Caronte di quell’immondizia che da tre giorni è tornata a vagare per la regione - da Caivano a Tufino, da Napoli a Santa Maria Capua Vetere - in attesa di pietosa sepoltura.

La città di Napoli già mostra i segni di 2mila tonnellate di arretrato: dalla Riviera di Chiaia, dove la rabbia manda in tilt il traffico serale, al corso Vittorio Emanuele; da via Chiatamone a via Foria. Nel sistema incompleto, a rischio costante di corto circuito com’è noto, Napoli continua a patire la mancanza dei siti in cui sversare. Così il rosario dei 60 autocompattatori della città, in coda agli stabilimenti ormai al collasso di Giugliano o Tufino, per i soliti 1500 euro di spesa al giorno, è destinato ad allungarsi. Con l’aggravante che mancano le prospettive.

Anche l’impianto di Caivano non è utilizzabile, chiuso a tempo indeterminato, salvo la limitata accoglienza dei rifiuti del paese. Palazzo San Giacomo tenta di correre ai ripari individuando due siti di stoccaggio provvisorio, uno nella zona orientale e l’altro ad ovest. “Dobbiamo completare l’iter e quindi chiedere l’autorizzazione alla Regione, ma siamo quasi pronti, il problema è che si naviga al buio e non sappiamo davvero quale potrà essere una soluzione a medio termine”, riflette l’assessore Paolo Giacomelli. Nessuna polemica, stavolta, ma una preoccupazione originata dalla assoluta mancanza di prospettive, in carico alla Provincia di Napoli e alla Regione.

Non a caso tornano le cosiddette “stazioni di trasferenza” dei comuni: il limbo dell’immondizia che si accatasta in attesa di giorni migliori, la montagna di sacchetti che non si sa dove né quando sarà sistemata. Un’idea tampone dei tempi bui, che riporta indietro le lancette di quasi tre anni, e tuttavia inevitabile se non si ha altro. Anche la discarica di Chiaiano è ridotta al lumicino, con capacità di accoglienza sensibilmente decurtata (dalle tradizionali 600-700 tonnellate al giorno si è passati alle 250 degli ultimi giorni). Né è ipotizzabile immaginare che, in assenza di un ciclo integrato, in mancanza di impianti di compostaggio e di stabilimenti di trattamento adeguati, basterebbe un innalzamento della raccolta differenziata a Napoli - su cui il Comune promette di intervenire, allargando a marzo a tutta l’area di Scampia - per ribaltare il corso delle cose.
Anche la provincia torna a sprofondare nell’immondizia. Prove tecniche dell’annunciato disastro, quello di primavera. Nei territori dell’hinterland, l’arretrato ha già raggiunto quota 8mila tonnellate. A Melito, i banchi della vergogna misurano chilometri. Anche a Quarto e nell’area flegrea alcuni rioni sono già ostaggio della viabilità “obbligata”, quella tracciata dalla mappa dei cumuli da evitare. Analoga sofferenza nel nolano o nella zona vesuviana. Difficile nascondere, alla luce dei fatti, che l’accordo di Capodanno si è rivelato un bluff. O solo il legittimo tentativo di ripulire Napoli alla vigilia dell’ultimo ponte turistico dell’Epifania (compresa la visita in città del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano).
Fatto sta che, trentacinque giorni dopo, la dichiarazione di impegni firmata il 4 gennaio a Palazzo Chigi alla presenza del sottosegretario Gianni Letta, del governatore Caldoro, del presidente Cesaro, degli altri vertici delle Province campane, e del sindaco Iervolino, è carta straccia. Zero discariche mentre siamo alle porte della saturazione di Chiaiano, zero progressi per i termovalorizzatori, zero idee sui commissari da nominare per la definizione delle discariche, così come prevede la legge. Anche perché non è previsto compenso per questi ultimi, e non si intravedono commissari-missionari sulla via lastricata di resistenze e guerriglie.

Eppure, al primo punto, quell’accordo romano recitava: “Individuazione e realizzazione di una discarica nella provincia di Napoli per almeno un milione di tonnellate e problemi connessi”. Risultato? Non una proposta concreta, neanche una fondata opzione. Anzi: il trionfo del paradosso sta proprio nella sequenza cronologica. Basta seguire due date. Il 25 gennaio il governo trasforma in legge dello Stato quel decreto rifiuti che, cancellando le tre discariche precedentemente scelte (Cava Vitiello, Terzigno; Andretta, in Irpinia; Serre, a Salerno) sancisce il principio che in Campania non c’è emergenza. Eppure, tre settimane prima, è proprio Palazzo Chigi a vergare una disposizione di immediata individuazione di uno sversatoio a sei zeri di metri cubi. A Roma, il governo appare assorbito da altro.

“L’ennesima emergenza rifiuti, che potrebbe essere la più drammatica, sembra non toccare più di tanto i vertici del Pdl in Campania”, denunciano i Verdi, con Francesco Borrelli e Carlo Ceparano. E aggiungono: “La Sapna, l’ennesima società sui rifiuti voluta dall’attuale presidente Cesaro, ha prodotto per ora solo 800mila euro di consulenti e altre spese accessorie e l’aumento del 10 per cento della tassa sui rifiuti, la Tarsu. Mentre Napoli e la sua provincia, in particolare Pozzuoli, Quarto, Melito, Giugliano, Casandrino, Marano e Mugnano sono travolti, Cesaro è a Roma a svolgere il suo triplo incarico di parlamentare, presidente della Provincia e coordinatore del Pdl

Fonte: La Repubblica

Energia, Confindustria detta la linea Più efficienza e meno rinnovabili”

Wednesday, February 9th, 2011

La presidente Marcegaglia chiede al governo cambiare la Costituzione per favorire il nucleare, di rivedere gli incentivi alle rinnovabili e di aiutare l’occupazione con il ripristino della detrazione del 55%. Replica degli ambientalisti: “Attacchi strumentali” 

ROMA - Più efficienza, meno rinnovabili e ponti d’oro al nucleare. E’ questo in sintesi il messaggio che Confindustria manda al governo sulla scia delle polemiche rilanciate nei giorni scorsi prima dal Gestore dei servizi energetici e poi dall’Authority per l’energia 1 sui presunti costi eccessivi degli incentivi all’elettricità pulita e in particolare al fotovoltaico. “Siamo dell’idea che il Paese debba investire in fonti rinnovabili ma su questo tema ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi che sono tra i più alti d’Europa”, precisa la presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Nessuna controindicazione invece per le politiche a sostegno dell’efficienza, che l’ultima Finanziaria ha deciso invece di penalizzare riducendo i vantaggi della detrazione del 55% per gli investimenti nella riconversione energetica in edilizia.

“Siamo molto a favore dell’efficienza energetica che è un elemento fondamentale - ha sottolineato Marcegaglia - ma abbiamo fatto uno studio che dice che se noi avessimo mantenuto gli incentivi all’efficienza energetica che erano in piedi fino alla fine del 2010 e che sono stati cancellati oggi in parte noi avremmo potuto aggiungere lo 0,4% di Pil all’anno fino al 2020, creando 800mila nuovi posti di lavoro” senza contare che avrebbero consentito di “risparmiare 3 miliardi di bolletta energetica a fronte di un costo di 1,5 miliari di di euro all’anno”.

Un

recente studio di Confindustria 2 ha stimato che già oggi “nel nostro paese l’industria della green economy legata all’efficienza energetica rappresenta una quota rilevante del comparto industriale con quasi 400 mila aziende e quasi 3 milioni di occupati”.

Oltre alle rinnovabili e all’efficienza energetica, la presidente di Confindustria ha ribadito anche la necessità di “andare avanti sul nucleare”. Perché ciò sia possibile, soprattutto all’indomani della recente pronuncia della Consulta 3 a proposito del coinvolgimento delle Regioni, secondo gli industriali occorre però che il governo sia adoperi per modificare il Titolo V della Costituzione in senso “antifederalista”, cioè rimettendo la competenza in materia energetica nelle mani dello Stato. Riferendosi all’annuncio di Berlusconi sulla volontà di rivedere i precetti costituzionali sulla libertà d’impresa, Marcegaglia ha chiarito che “la modifica dell’articolo 41 ovviamente è un fatto positivo”, ma “aggiungerei che forse è da affiancare anche la modifica del Titolo V per far sì che le grandi opere infrastrutturali energetiche tornino a una decisione nazionale”.

Da registrare che sul recente attacco partito da più parti alle rinnovabili sono intervenute oggi le prinicipali associazioni ambientaliste. “Si attaccano gli incentivi alle rinnovabili - scrivono Greenpeace, Legambiente e Wwf in un comunicato congiunto - per favorire il nucleare, quando per anni i soldi sono andati per la maggior parte alle cosiddette “assimilate”, cioè ai combustibili fossili e inceneritori”. Per questo le tre organizzazioni “esprimono grave preoccupazione per le prese di posizione e strumentalizzazioni di questi giorni promossi dall’Autorità per l’Energia: si tratta di un attacco che mette in discussione il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che sono vincolanti”.
Fonte: la Repubblica

La scimmia che venne dal freddo

Wednesday, February 9th, 2011

Al mondo restano circa 20.000 rinopitechi dorati, primati in grado di vivere in climi particolarmente rigidi. Di questi, circa 4.000 vivono sulle montagne della Cina centrale, dove per proteggere la specie è stata creata la Riserva naturale nazionale Zhouzhi

fotografie di Cyril Ruoso

 

La scimmia che venne dal freddo

Sulle vette gelide e impervie dei Monti Qin Ling nella Cina centrale vive un piccolo e agile primate dalla folta pelliccia e dal muso curioso. Il rinopiteco dorato è una della cinque specie del genere Rhinopithecus, il cui areale, un tempo molto esteso, si è ridotto a causa del cambiamento climatico seguito all’ultima Era Glaciale. L’habitat delle popolazioni rimaste, raccolte in gruppi composti anche da 400 individui, continua tutt’ora a restringersi a causa del disboscamento, degli insediamenti umani, e dalla caccia per mangiarne la carne e usarne le ossa, che si dice abbiano proprietà medicinali, e per la folta pelliccia. 

Molti individui vivono nell’isolamento delle vette, dove saltano fra i rami, attraversano fiumi gelidi resistendo ai lunghi inverni a 3.000 metri di quota grazie a quella pelliccia tanto ambita. Nella foto, un rinopiteco dorato (Rhinopithecus roxellana) di meno di due anni ritratto in una foresta di montagna della Riserva naturale nazionale Zhouzhi, in Cina.

Fonte: La Repubblica

Onda nera Lambro, indagati i «petrolieri»

Wednesday, February 9th, 2011

 Non l’avvertimento della ‘ndrangheta, il sabotaggio della concorrenza, la vendetta di un dipendente. Ci sono due indagati nell’inchiesta sui veleni nel Lambro e nel Po, 2.600 tonnellate stimate di idrocarburi finite nella notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso prima nell’affluente poi nel Grande Fiume. Un disastro ambientale, per giorni in mondovisione, causato da uno sversamento nella Lombarda Petroli, a Villasanta. Gli indagati sono Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, gli stessi proprietari della società. I petrolieri. L’accusa: sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sugli oli minerali. Ma attenzione: non è solo cosa di evasione. Partendo da qui si potrebbe chiudere il caso, con il reato di disastro ambientale. Senza dover andar lontano. Nel senso di luoghi e anche di persone.

AMMANCHI E INTERROGATORI - Da raffineria con 300 operai, la Lombarda Petroli si era trasformata in centro di stoccaggio con una decina di dipendenti. Eppure non c’era stato totale ridimensionamento. Continuavano a entrare enormi quantità tenute in deposito per conto terzi. Carburante, oli industriali. Le quantità, a detta degli accertamenti, non trovavano corrispondenza nei registri contabili e soprattutto nelle tasse versate. Si ipotizza che in quel febbraio controlli dell’Agenzia delle dogane avrebbero potuto comportare milioni di euro di multe e conseguenze penali. Le pm di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, condurranno altri interrogatori. I carabinieri di Monza e del Nucleo operativo ecologico hanno depositato i risultati di un intenso anno di indagini. Sarà la Procura a valutare ulteriori provvedimenti nei confronti dei Tagliabue. Secondo la ricostruzione, avrebbero favorito lo sversamento. Forse servendosi di qualche operaio. La fuoriuscita, se non provocata da un guasto, necessita di numerose manovre in sequenza. Difficile improvvisare.

 

Petrolio nel Lambro
Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro   Petrolio nel Lambro

GLI ONASSIS BRIANZOLI - Dopo un ricco passato (i Tagliabue sono chiamati «gli Onassis della Brianza»), l’azienda era in dismissione. Su buona parte dei terreni dovrebbe sorgere una zona residenziale costruita dal gruppo Addamiano. Scherzo dei nomi: la - costosa bonifica permettendo - nuova area si chiamerà Ecocity. Giuseppe Tagliabue era stato già indagato per aver violato la normativa Seveso che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante.
La marea nera era arrivata all’Adriatico. C’erano stati errori ed eccessive, a detta degli ambientalisti, rassicurazioni dalle istituzioni. Gli errori: ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Le rassicurazioni: il grosso delle tonnellate era stato recuperato, dunque i danni per l’ambiente erano stati contenuti. Vero o falso?

GOMORRA E PARLAMENTO - Renato Vismara, docente di Ingegneria sanitaria ambientale al Politecnico, aveva subito detto: «Dei veleni alcuni viaggiano in superficie e possono essere fermati; altri viaggiano sott’acqua e non c’è niente da fare». Quale quantità di idrocarburi è rimasta ancorata? Quale si è depositata sugli argini? In questi mesi i Tagliabue, difesi dall’avvocato Giuseppe Bana, si sono professati innocenti. Semmai, in questa storia, hanno detto di essere soltanto vittime. Qualcuno ha evocato una Gomorra nostrana, in un territorio, tra Milano e Monza, infestato di discariche abusive. Di questo chiederanno conto, stamane, i membri della Commissione parlamentare (presidente Gaetano Pecorella) sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti. In programma audizioni. A cominciare dalla Procura brianzola.

Federico Berni e Andrea Galli
Fonte: Corriere della Sera

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