Archive for December 8th, 2010

Dissesto idrogeologico

Wednesday, December 8th, 2010

Rapporto di Legambiente e Protezione civile. “In grave pericolo oltre 5mila municipi, ma a svolgere azioni di mitigazione e prevenzione è solo il 22%”. Nel 2010 per alluvioni e frane spesi 650 milioni di euro di VALERIO GUALERZI

ROMA - Uno su oltre cinquemila. E’ il triste record dei comuni italiani in materia di sicurezza idorogeologica stando al rapporto “Ecosistema rischio 2010″ realizzato in collaborazione tra Legambiente e il Dipartimento per la Protezione civile presentato oggi a Roma nella sede dell’associazione ambientalista. La ricerca, svolta incrociando i dati sui 5.581 municipi “a rischio idrogeologico a potenziale più alto” (definizione del ministero dell’Ambiente e dell’Unione delle Province) con le risposte fornite dalle amministrazioni a uno speciale questionario sulle misure antirischio intraprese, certifica che c’è un solo comune in Italia ad aver fatto quasi tutto il necessario per ridurre questo pericolo al minimo. A meritarsi un 9,5 in pagella è Senigallia, in provincia di Ancona, dove grazie a interventi di delocalizzazione, non sono presenti abitazioni e industrie in aree a rischio idrogeologico e viene svolta un’ordinaria attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica.

Il comune marchigiano si è dotato inoltre di un piano di emergenza aggiornato, ha organizzato iniziative di informazione rivolte alla popolazione ed esercitazioni per verificare la reale efficacia del piano d’emergenza. A queste iniziative virtuose va aggiunto che nel territorio comunale sono presenti sistemi di monitoraggio e di allerta in caso di pericolo e il fatto che nei piani urbanistici sono state recepite le perimetrazioni delle aree a rischio del “Piano di Assetto Idrogeologico”. Una politica che varrà al Comune di Senigallia il riconoscimento della bandiera “Fiume Sicuro” da parte di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile. Per conquistare quell’ultimo mezzo voto in grado di trasformare il 9,5 in un 10 pieno rimarrebbe però da compiere un’impresa che pare francamente titanica: spostare la sede di un centro commerciale che sorge attualmente in un’area a rischio idrogeologico.

Ma a preoccupare Legambiente e Protezione civile, più che il mezzo voto mancante alla municipalità marchigiana per raggiungere il massimo, è il fortissimo ritardo in cui versano gli altri enti locali. “Sono ancora troppe le amministrazioni comunali italiane che tardano a svolgere un’efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d’emergenza - si legge nel rapporto - Appena il 22% dei comuni intervistati svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico e il 43% non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane”. “Complessivamente - prosegue il documento - soltanto il 6% dei Comuni italiani intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Nel 69% dei Comuni viene svolta regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e/o sono state realizzate opere per la messa in sicurezza del territorio e dei versanti. Interventi che spesso rischiano però di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione e di trasformarsi in alibi per continuare ad edificare lungo i fiumi e in zone a rischio frana”.

Ben sette Comuni nella speciale graduatoria allegata al dossier non vanno addirittura oltre lo zero in pagella: sono Bolognetta (Pa), Ravanusa (Ag), Coriano (Rn), San Roberto e Fiumara (Rc), Paupisi (Bn) e Raviscanina (Ce). Centri dove “è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’attivazione di un corretto sistema comunale di protezione civile”.

Se gli ultimi drammatici avvenimenti che hanno scosso il Paese dal Veneto alla Toscana, dalla Sicilia all Calabria, non fossero bastati, “Ecosistema rischio” per far capire la gravità della situazione e l’importanza della posta in palio fornisce al lettore anche il quadro generale dell’allarme. “Oltre 3 milioni e 500 mila cittadini sono presenti ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni”, pari a “circa il 6% della popolazione dell’intera penisola”. Inoltre, sempre secondo il dossier, “sono ben 6.633 i Comuni in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, l’82% del totale delle amministrazioni comunali italiane”. “Solo per fronteggiare queste principali emergenze idrogeologiche, nell’ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro”. “Risorse - afferma ancora il rapporto - fondamentali per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza, che però non contribuiscono alla grande opera di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua di cui avrebbe sempre più bisogno l’Italia”.

Per questi motivi, concludono Legambiente e Protezione civile, occorre “un’opera di prevenzione urgente e necessaria attravero la quale affermare una nuova cultura del suolo e del suo utilizzo, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività e mettendo fine a quegli usi speculativi e abusivi del territorio che troppo spesso caratterizzano ampie aree del Paese”.

Fonte: La Repubblica

Dieci proposte per “L’Ecologia al Governo”

Wednesday, December 8th, 2010

Appuntamento a Montecitorio con la giornata di confronto organizzta dalla Green European Foundation e Sbilanciamoci!, per promuovere una politica sociale ed economica che tenga conto delle tematiche ambientali

(Rinnovabili.it) – La Green European Foundation, con il contributo di Sbilanciamoci!, è il responsabile dell’organizzazione della giornata di confronto L’Ecologia al Governo, che si terrà venerdì 10 dicembre nella sala Conferenze di Montecitorio. Sull’impronta di altri Paesi europei la giornata si propone di indirizzare il governo italiano ad una politica maggiormente incentrata sulle tematiche ambientali, e sulle opportunità che l’ambiente potrebbe offrire al sistema economico per affrontare le sfide del futuro. La giornata sarà suddivisa in tre blocchi di discussione inerenti la Crisi economica e un nuovo modello di sviluppo, le Priorità ambientali e il ruolo delle politiche pubbliche, e in ultimo, ma non di importanza, su Ambiente, legalità, democrazia, diritti civili e sociali. Ogni tema sarà argomentato sulla base di dieci proposte elaborate da Sbilaniamoci!, sulle quali avviare un confronto costruttivo.
Nello specifico il decalogo riguarda: la lotta ai cambiamenti climatici, la promozione della mobilità sostenibile, le energie pulite, opere verdi invece di grandi opere, fiscalità ambientale e spesa pubblica, politica industriale e finanziaria, legalità ambientale e democratica, un mondo in pace, popoli e natura, diritti e politiche agricole. Scopo dell’incontro promuovere “un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità sociale ed ambientale, sulla pace e la solidarietà internazionale, sul cambiamento di produzioni e consumi, sui diritti e sull’uguaglianza è ormai una necessità che offre vantaggi ed opportunità per i cittadini, l’economia, l’ambiente”.
A presiedere la giornata Pierre Jonckheer, Presidente della Green European Foundation, accompagnato da Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde Europeo, e Giulio Marcon, Portavoce di Sbilanciamoci!, i quali faranno una presentazione delle dieci proposte.

Fonte: La Repubblica

La mela di Apple sempre più “verde”

Wednesday, December 8th, 2010

Dopo il grande Cetriolo a Londra (la torre “The Gherkin” sede della Swiss Re), la città del futuro Masdar City ad Abu Dhabi, l’aeroporto di Pechino e mastodontiche e avveniristiche opere in tutti i continenti, è Steve Jobs in persona ad accaparrarsi uno degli architetti più famosi e richiesti al mondo, Norman Foster. E lo fa non per una faraonica opera d’interesse mondiale, bensì per curare il suo nuovo e sempre più esteso campus in quel di Cupertino, contea di Santa Clara, California, dove Apple ha da sempre la sua sede principale (era il 1977 quando i due Steve, Jobs e Wozniak, abbandonarono il garage del primo per spostarsi nel cuore della Bay Area).

LE DIMENSIONI – Ecco il progetto svelato da una testata economica spagnola e ripresa dai giornali californiani e di tutto il mondo: un campus basato sul concetto di emissioni zero, ecologico e attento ai materiali usati, ai consumi, al verde, anche se – ovviamente – ultratecnologico. In tutto 150 acri, pari a circa 60 ettari, mettendo insieme i 98 acri acquisiti da poco tempo dalla vicina di casa HP, con i confinanti 50 acri rilevati nel 2006 e pronti a diventare il nuovo cuore pulsante della vita aziendale. Poco più in là, come si vede dalla piantina di MacRumors, rimane il quartier generale storico di Apple, 14 ettari per 57 edifici al numero 1 di Infinite Loop, la via ellittica che circonda gli edifici della Grande Mela.

IL PROGETTO – Per ora sono solo le prime chiacchiere e ancora nessuno ha avuto modo di vedere i disegni, ma qualcosa è comunque trapelato: sarà una cittadella votata al rispetto dell’ambiente, che userà energie rinnovabili, avrà edifici costruiti con materiali naturali a basso impatto ecologico, mentre il sistema di trasporti sarà principalmente sotterraneo, affinché in superficie resti molta vegetazione e poco asfalto alla vista. Non è ancora chiaro se un ulteriore tunnel collegherà anche la nuova area ai vecchi uffici e se Foster metterà mano anche a quelli. Il modello a emissioni zero di questo campus per ricercatori e ingegneri sarà quello di Masdar City, il villaggio per 50mila abitanti costruito dallo stesso Foster nei dintorni di Abu Dhabi, in pieno deserto, perla di tecnologia e di energie alternative tra centri di ricerca e aziende hi-tech.

Eva Perasso

Da albero a regali: Natale sostenibile col decalogo Wwf

Wednesday, December 8th, 2010

 ”Per non rovinare i nostri migliori propositi di bontà natalizia con un’impronta ecologica devastante abbiamo pensato a qualche accorgimento mirato per celebrare, anche in periodo di crisi, un Natale sostenibile senza rinunciare all’atmosfera gioiosa”. Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf, racconta il decalogo dell’associazione per un Natale amico dell’ambiente. Si parte dall’albero, rigorosamente ‘locale’ o artificiale ‘di riciclo’. Luminarie, ovviamente, a basso consumo. A tavola, bando a piatti, bicchieri e posate usa e getta. Nel menù: niente foi gras, caviale o aragoste, largo, invece, ai prodotti locali e di stagione, poca carne. Per chi si mette in viaggio, il Wwf consiglia di preferire l’Italia a mete lontane e il treno all’aereo. Sotto l’albero, niente “specie esotiche o prodotti derivati, alimentano il commercio illegale”. Lo shopping si fa in bici o con mezzi pubblici, muniti di sporte riutilizzabili. Se avete il pallino delle tecnologie, scegliere “apparecchi tecnologici, ed elettrodomestici, solo se ‘efficienti’”. Infine, “regalate prodotti biologici, del commercio equo e solidale, a basso impatto ambientale e sociale”, oppure “adottate una specie a rischio su www.wwf.it/adozioni”. Copyright APCOM

Accordo Enel-Coldiretti per energia verde dai campi italiani

Wednesday, December 8th, 2010

 Un protocollo di intesa per collaborare nella realizzazione di progetti agro energetici finalizzati alla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e, in particolare, da biogas e biomasse solide di origine agricola. Lo hanno firmato Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale di Enel, e Sergio Marini, presidente di Coldiretti. Questa collaborazione sarà in grado di valorizzare modelli di produzione sostenibili - alimentati da accordi di filiera - e di promuovere tecnologie innovative, con importanti ricadute sui sistemi economici locali, anche attraverso specifici progetti di ricerca. In particolare, Enel Green Power, per Enel, e Consorzi Agrari d’Italia, indicato da Coldiretti, svilupperanno insieme progetti mirati a favorire lo sviluppo di filiere agro energetiche locali, secondo un modello di generazione di energia distribuita da biomasse, in modo da sostenere lo sviluppo di veri e propri distretti agroenergetici. Verrà creata una nuova joint venture - partecipata al 51% da Enel Green Power e al 49% da CAI - che sarà dedicata prevalentemente alla promozione e all’implementazione di progetti di generazione di energia elettrica da biomassa solida da filiera nazionale, e che potrà sviluppare anche progetti fotovoltaici su tetti e terreni dei Consorzi Agrari.

Fonte: La Stampa

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