Archive for August 6th, 2010

Atroci torture ad un gatto

Friday, August 6th, 2010
Per divertimento l’animale è stato appeso a un albero ed è stato costretto a bere un amaro
ALBA (CN)
La denuncia dei carabinieri parla di due maltrattamenti ad animali. Ma in realtà il crimine di cui si sono macchiati due studenti 17 enni - uno di Cortemilia e l’ altro di un paese in provincia di Asti - andrebbe rubricato diversamente, al fine di rendere la pena più pesante in modo che serva da esempio.I due ragazzi, per semplice divertimento, hanno puntato un gatto di proprietà di una signora del luogo prendendolo prima a calci e legandolo a testa in giù con una corda ad un albero, quindi dopo alcune ore di questo tipo di sevizie ne hanno pensata un’ altra: in un bar hanno acquistato una bottiglia di amaro ed hanno costretto il gatto ormai esanime ad ingerire il liquore, causandone la morte fra atroci sofferenze.

A denunciare il fatto ai carabinieri è stata la proprietaria del gatto che dopo averlo cercato inutilmente lo ha rinvenuto privo di vita. Da qui gli accertamenti dei militari per risalire all’identità degli autori del reato. Come testimoni sono stati sentiti altri ragazzi del posto che la sera precedente avevano assistito ai maltrattamenti dell’animale e sono riusciti a ricostruire la dinamica dell’evento identificando i due minori quali responsabili delle sevizie. Si tratta peraltro di due ragazzi affatto nuovi ad episodi simili visto che erano stati già denunciati in passato dagli stessi Carabinieri, per danneggiamenti Convocati in caserma coi genitori, è stato contestato loro il reato e quindi sono stati denunciati al Tribunale dei minori di Torino e segnalati ai servizi sociali.

 

Fonte: La Zampa.it

Trastevere. Che puzza! I rifiuti invadono le strade

Friday, August 6th, 2010

Basta avere un buon olfatto per seguire la pista maleodorante della raccolta selvaggia dei rifiuti a Trastevere. È praticamente impossibile passeggiare la sera dopo cena tra le vie del rione senza imbattersi nei sacchetti dell’immondizia abbandonati davanti ai palazzi. È il segno dell’inciviltà di chi non rispetta gli orari della raccolta differenziata e trasforma il quartiere in una grande discarica all’aperto. A Trastevere la raccolta si deve fa porta a porta. Gli scarti organici (l’umido) vanno raccolti nei contenitori negli androni dei palazzi e bisogna aspettare gli operatori Ama che tre giorni alla settimana passano a raccoglierli. Mentre indifferenziata, plastica, vetro e carta vanno lasciati in strada, ma solo due giorni alla settimana, dalle 7 alle 8,30. È vietato, pena multe salate, gettare i sacchetti fuori dai palazzi in altri orari. Una regola che spesso viene disattesa. Per dimostrarlo, abbiamo scelto un semplice itinerario da piazza Trilussa a piazza San Cosimato. Iniziamo il nostro viaggio alle 23 da vicolo del Cinque, partenza naturale di centinaia di ragazzi che ogni sera animano le notti del quartiere.
Ed ecco che troviamo subito i sacchi dei rifiuti abbandonati davanti ai portoni con le birre di vetro sistemate «accuratamente» in un angolo. Basta fare altri venti metri per imbattersi nella stessa scena all’angolo con via della Pelliccia. Un cestino in ghisa è circondato da una piccola montagna di sacchetti con dentro cibo e plastica. Fortunatamente piazza di Sant’Egidio e di Santa Maria in Trastevere sono pulite, ma basta andare poco oltre che la selva di rifiuti rinizia. Siamo in via della Lungaretta, nell’arco di trenta metri ecco altri tre portoni con i sacchetti vicino. I turisti scattano le fotografie e intanto la puzza sale. E poi ancora in via delle Fratte di Trastevere, via San Francesco a Ripa, via Manara e piazza San Cosimato la moda è sempre la stessa. Va anche detto che le persone educate sono molte di più degli incivili. Il comitato dei residenti «Vivere Trastevere» si è già incontrato con il sindaco per chiedere pugno duro e multe contro chi sgarra. «A non rispettare le regole molto spesso sono i Bed&breakfast e gli affittacamere - racconta Dina Nascetti - Certo, poi c’è anche qualche cittadino maleducato». È per questo motivo che i residenti hanno ideato uno stratagemma per invogliare tutti a rispettare il proprio quartiere: una targhetta «premio» da affiggere sui condomìni più virtuosi.

Fonte: Il Tempo

Etruschi, scoperta più antica tomba dipinta di Tarquinia

Friday, August 6th, 2010

Nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia, zona dell’Alto Lazio che con Cerveteri è patrimonio Unesco per le sue tombe etrusche dal 2004, è venuto alla luce un tumulo che rimanda all’Oriente, a Cipro, e ai rituali funebri omerici. E porta la datazione della pittura negli ambienti funebri alla metà del VII secolo a. C. anticipandola di almeno mezzo secolo rispetto a quanto si sapeva. Firmano il ritrovamento l’Università degli Studi di Torino con Alessandro Mandolesi e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale.

Mandolesi, direttore degli scavi e docente di Etruscologia a Torino, racconta al telefono: “è una tomba imponente, del diametro di 40 metri al centro e un ingresso largo 6 metri con una gradinata. Ancora non siamo entrati nella camera funeraria, abbiamo pochi soldi e lavoriamo a tappe”. Qui hanno lavorato architetti di formazione greca provenienti da Cipro, nella Salamina, e “qui veniva usato un rituale funebre del tipo cantato da Omero con preziosi e altri oggetti”. Quei greci scapparono dagli assiri e furono accolti nella società aperta di Tarquinia. Dove impiantarono il loro modello. Ma che “qui si piega a esigenze religiose, diventa uno spazio a cielo aperto per le cerimonie che si officiavano in omaggio del defunto”. Un dettaglio rivelatore è l’uso di gesso alabastrino di tipo greco noto in Egitto, Cipro e nel vicino oriente. L’intonaco ha tracce di pittura rossa e nera (come nella Grecia dell’VIII-VII secolo a.C.), segnala Mandolesi, forse c’è una figura e questa diventa così “la prima esperienza pittorica” di questa necropoli, avvicinandosi a quella di Cerveteri che è della metà del VII secolo e la più antica a noi nota del popolo etrusco.

Maria Cataldi, l’archeologa responsabile della zona di Tarquinia per la soprintendenza, ricorda: questo tumulo, detto della regina (ce n’è un altro chiamato del re) non è mai stato scavato scientificamente, ma all’esterno spogliato da scavi clandestini. Poi ricorda il dramma: la zona è ricchissima di possibili scoperte, ma mancano i fondi. “Le finanze vengono dall’università di Torino, dalla soprintendenza, dalla Regione Lazio, dal Comune, più da volontari locali molto bravi e generosi”. “Per fare una campagna annuale servirebbero 100mila euro l’anno e si va avanti a 10-20mila euro, poi contiamo aprire la camera e costerà di più”, annota Mandolesi. Finché Rita Cosentino, archeologa della soprintendenza, annota che lì non ci si arriva con i mezzi pubblici e che la norma della manovra economica che vieta l’uso di auto private ai dipendenti del ministero dei beni culturali è, per le nostre ricchezze archeologiche e artistiche, niente altro che un danno incomprensibile.

Fonte: L’Unità

In arrivo prestiti agevolati per chi sceglie l’energia verde

Friday, August 6th, 2010
Legambiente e Federcasse hanno rinnovato una convenzione per la diffusione delle rinnovabili. Dal fotovoltaico all’eolico, finanziamenti a tasso scontato per chi decide di installare impianti ‘alternativi’

Squadra che vince non si cambia, specie quando aiuta la diffusione dell’energia pulita. Legambiente e Federcasse, associazione delle banche di credito cooperativo e delle casse rurali, hanno deciso di rinnovare la loro convenzione per la diffusione delle rinnovabili per altri tre anni. Una notizia positiva per chi ha intenzione di installare nella propria casa degli impianti “verdi” e potrà così usufruire di finanziamenti a tasso agevolato.
Nella sua prima versione, durante il triennio 2007-2009, la convenzione tra Legambiente e Federcasse ha garantito un finanziamento di circa 100 milioni di euro a 1.880 progetti diversi. A farla da padrone, come era prevedibile, gli impianti solari fotovoltaici (1.684 per una potenza di 13,6 megawatt) e quelli termici (174), ma un loro discreto spazio se lo sono ritagliato anche i meno comuni impianti a biomasse, quelli geotermici e quelli minieolici.

A poter accedere ai finanziamenti a tasso agevolato sono i privati cittadini, ma anche le imprese e gli enti pubblici. Rispetto al precedente accordo, la nuova convenzione allarga i possibili interventi a nuovi settori e provvede anche a una riorganizzazione delle finalità per cui si accede al finanziamento. L’avvenuta stipula dell’accordo quadro sarà seguita da una seconda fase in cui le varie federazioni regionali delle Banche di credito cooperativo (che dispongono di oltre quattromila sportelli sul territorio), sottoscriveranno degli accordi con Legambiente, che si occuperà della consulenza e dell’istruttoria tecnica del finanziamento.

La convenzione tra Legambiente e Federcasse è solo uno degli esempi del sempre maggiore interesse del mondo del credito per l’energia verde. Negli ultimi tempi diverse banche hanno presentato mutui casa pensati proprio per la riqualificazione energetica della propria abitazione o della piccola azienda, e l’approvazione del nuovo Conto energia non farà che consolidare questo fenomeno. Uno degli strumenti bancari più adatti per chi sta pensando ad installare un impianto solare nella propria abitazione, ma non dispone della liquidità necessaria per permetterselo, è il mutuo ristrutturazione. Questo prodotto funziona come un mutuo tradizionale e prevede l’erogazione di un finanziamento della banca per lavori di ristrutturazione in cambio del pagamento di una rata mensile, ma permette anche di avere una liquidità aggiuntiva.

Attraverso Supermoney, il portale del confronto mutui e delle tariffe, abbiamo cercato i mutui ristrutturazione più convenienti, scoprendo oscillazioni tra i 419 e i 528 euro di rata mensile (per un importo di 50 mila in 15 anni e 15 mila euro di liquidità aggiuntiva) in base al tipo di tasso scelto e all’istituto a cui ci si affida. La scelta più corretta permette risparmi sensibili: per passare al verde non bisogna necessariamente restare al verde.

Fonte: Kataweb

106 giorni per tappare la falla Cronostoria del disastro nero

Friday, August 6th, 2010

Finita l’emergenza nel Golfo del Messico. Ecco, giorno per giorno, le tappe di un disastro i cui effetti si sentiranno per anni

WASHINGTON - L’operazione Static Kill mette fine all’emergenza nel Golfo del Messico, almeno per quanto riguarda i rischi di una nuova fuga di petrolio. Queste le date principali della vicenda.

- 20 APRILE 2010: Esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon, della società svizzera Transocean ma gestita dalla britannica BP. Undici i morti. La piattaforma è collocata a una settantina di chilometri dalle coste della Louisiana ed estrae petrolio dal pozzo Macondo, che si trova a 1.500 metri di profondità. Il pozzo raggiunge una profondità di 4 mila metri.

- 22 APRILE: Affonda la piattaforma, il petrolio esce a fiotti.

- 29 APRILE: Il presidente Usa, Barack Obama, impegna “ogni singola risorsa disponibilè;’, comprese le forze armate, per contenere la marea e dice che Bp è responsabile del disastro.

- 30 APRILE: L’ad di Bp, Tony Hauward, riconosce la “piena responsabilita” della società. Bp comunica che le perdite sono contenute tra i 1.000 e i 5.000 barili al giorno.

- 2 MAGGIO: Obama visita le zone colpite. Gli Usa vietano la pesca e la navigazione turistica in buona parte del Golfo.

- 7 MAGGIO: Fallisce primo tentativo di mettere il ‘tappo’.

- 19 MAGGIO: Marea nera arriva sulle coste della Louisiana.

- 29 MAGGIO: Fallisce secondo tentativo di mettere il tappo.

- 1 GIUGNO: Il Dipartimento di Giustizia Usa apre un’ inchiesta criminale sull’incidente.

- 10 GIUGNO: Il primo ministro britannico, David Cameron, per la prima volta dichiara che il governo è pronto ad aiutare Bp.

- 16 GIUGNO: Accordo tra Bp e Casa Bianca per l’istituzione di un fondo da 20 miliardi di dollari per pagare i danni.

- 17 GIUGNO: Hayward attaccato e criticato al Congresso Usa.

- 20 GIUGNO: Compaiono i primi documenti interni di Bp in cui si parla di perdite potenziali di 100 mila barili al giorno.

- 15 LUGLIO: Fermata per la prima volta la perdita. Sul pozzo viene messo un “tappo” di alcune tonnellate.

- 19 LUGLIO: Bp comunica perdite di 3,95 miliardi di dollari.

- 27 LUGLIO: Bp nomina l’americano Bob Dudley nuovo amministratore delegato, precisando che Hayward resta in carica fino all’1 ottobre.

- 2 AGOSTO: Bp e Usa comunicano ufficialmente che i barili di petrolio persi in mare sono stati quasi 5 milioni.

- 3 AGOSTO: Comincia operazione ’static kill’ per la chiusura definitiva del pozzo con iniezioni di fango.

- 4 AGOSTO: La Bp annuncia: l’operazione “Static Kill”, finalizzata a ‘tappare’ il pozzo di petrolio che ha originato la marea nera nel golfo del messico, ha raggiunto “l’obiettivo perseguito”.

Mozzarelle blu, indagato il presidente della Granarolo

Friday, August 6th, 2010

Indagato dalla procura di Torino il presidente dell’azienda di Cadriano. Avviata verso l’archiviazione una inchiesta bis aperta dalla procura di Bologna, sempre sui latticini alterati

Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo spa, è indagato alla Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta sulle frodi in commercio aperta dal procuratore Raffaele Guariniello e che riguarda anche importazioni di prodotti tedeschi. Calzolari è l’unico indagato dell’azienda di Cadriano e dovrà dare spiegazioni in particolare su una confezione di mozzarelle consegnata ai tecnici dell’Usl di Torino che è risultata essere contaminata dal batterio che colora di azzurro i latticini. L’avvocato Luca Sirotti, che lo difende, ha specificato che l’esame sulla mozzarella alterata non ha visto la presenza di un consulente di parte. Sullo sfondo di questa vicenda risalta una differenza radicale di vedute tra la procura di Torino e quella di Bologna. Quest’ultima ha fatto eseguire alcuni controlli presso la Granarolo che sono risultati negativi ed è quindi probabile che l’inchiesta bolognese del pubblico ministero Luca Tampieri si avvii verso l’archiviazione. Tra le due procure c’è freddezza anche per il fatto che il dottor Guariniello ha voluto ascoltare i carabinieri dei Nas che avevano fatto gli esami per conto della procura bolognese.

Solo pochi giorni fa Calzolari aveva lamentato l’ingente danno d’immagine per la Granarolo, parlando di alluvione mediatica e di danni per due milioni e mezzo di euro, fra confezioni ritirate dagli scaffali e calo della richiesta nei 60mila punti di consegna. Senza contare la valanga di mail dei consumatori delusi, i problemi d´immagine, le relazioni tese coi clienti. Aveva poi, a beneficio dei fotografi, consumato le sue mozzarelle per dimostrarne con l’esempio la genuinità.

FOTO Calzolari mangia la mozzarella

Aveva inoltre ricordato come il caso si sia sollevato su due mozzarelle quando l’azienda ne produce 300mila al giorno “solo ed esclusivamente con latte italiano”. Solo un cortocircuito mediatico? Calzolari aveva risposto: “Abbiamo subìto un attacco intenso alla nostra reputazione su basi del tutto pretestuose”. Un complotto? “Potrebbe essere un brillante filone d´inchiesta, quello sulla lealtà della competizione commerciale”.
 

Fonte: La Repubblica

Il buco dimenticato nella roccia sulla Costiera Amalfitana

Friday, August 6th, 2010

Dietro quella cava che si vede nella foto, quello sbancamento che dà il senso di un’amputazione sul meraviglioso corpo della Costiera Amalfitana, c’è una piccola rivolta. Piccola perché tutto è piccolo, qui. La spiaggetta lunga poche decine di metri e larga solo qualche passo che è ai piedi della roccia, le stradine del centro, strette e arrampicate come quelle di Positano, le case, basse e bianche come si addice a un borgo di pescatori. Ma per quanto piccola - e soprattutto civile - la rivolta c’è. Perché gli abitanti di Erchie chiedono di potersi staccare dal comune di Maiori (di cui rappresentano una frazione) ed essere annessi a quello di Cetara, distante solo 900 metri. E uno dei motivi principali di questo desiderio di indipendenza, è proprio l’abbandono di questo territorio, che è troppo piccolo per avere una amministrazione propria, ma ha nella ex cava Italsider il suo più grosso problema.

IL BUCO NELLA ROCCIA - Quell’immenso buco nella roccia sta lì da anni e anni, e mai finora le amministrazioni che si sono succedute hanno preso in considerazione l’idea di riqualificare la zona. Sul perché ci sono opinioni discordanti tra gli stessi abitanti di Erchie. Da una parte c’è chi sostiene che tutto sia rimasto fermo in attesa del momento buono per far passare un progetto di edilizia che avrebbe riempito di cemento ciò che negli anni le escavatrici hanno svuotato, dall’altro c’è chi invece ritiene che il Comune di Maiori abbia imprigionato la zona in un piano regolatore che impedisce qualsiasi intervento, anche solo di rimboschimento. In ogni caso, comunque, l’idea che unisce gli erchietani è che le cose si risolverebbero se si diventasse parte del Comune di Cetara. Ci avevano già provato trent’anni fa quelli di un’altra generazione. Ora i loro figli e nipoti tornano alla carica.

Fulvio Bufi

Dopo mozzarella e ricotta anche il latte diventa blu

Friday, August 6th, 2010

Prima la mozzarella 1, poi la ricotta 2, adesso è il latte a diventare blu. Dal bianco al blu azzurrino, con venature celesti per la precisione, e senza cattivo odore, al contrario di quello che era successo ai formaggi. Il colore del latte ricorda quello dei primi casi accertati (foto 3).

Il primo caso è stato segnalato dal Tirreno 4: la bottiglia di latte, a lunga conservazione e di marca italiana, era stata iniziata e lasciata nel frigo da una coppia di Piombino, in Toscana, che poi era partita per il fine settimana. Lunedì mattina al ritorno a casa, i due hanno riempito la tazza e il latte era diventato blu.

“Quando ho visto quel colore - ha raccontato il marito - mi sono spaventato. Anche perché pochi giorni prima io l’avevo bevuto. Devo dire però che mi sento bene. Non voglio diffondere allarmismo. Però penso che sia importante fare chiarezza. E dunque, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, aspetto i risultati delle analisi della Usl”.

I coniugi hanno portato la confezione di latte all’ufficio di Igiene dell’Asl. Il servizio ha prelevato un campione di latte dalla bottiglia da un litro già aperta e un altro campione da una confezione ancora sigillata, comprata lo stesso giorno nello stesso supermercato. I campioni, fanno sapere dall’ufficio Prevenzione dell’Asl, sono stati inviati a Pisa, all’istituto zooprofilattico. L’esito delle analisi, che dovranno stabilire la causa e l’eventuale pericolosità, potrebbe essere disponibile all’inizio della prossima settimana.

Nei casi di mozzarella e ricotta (che è stata trovata, sempre in Sardegna, anche di colore rosso 5) era stato detto che a dare la colorazione fosse un batterio 6, il pseudomonas, che prolifera in situazioni di scarsità di igiene nel processo di lavorazione e che non risulterebbe pericoloso per l’uomo. Dopo aver ingerito il latte, confermano dalla Asl, i coniugi di Piombino non hanno avuto malesseri o sintomi particolari.

Fonte: La Repubblica

Ecco perché i canguri non saltano più

Friday, August 6th, 2010

 Canguri campioni di salto in lungo e sempre meno propensi a fare balzi verso l’alto? Colpa dei cambiamenti climatici del continente australiano degli ultimi secoli. Ecco i risultati di quello che è il primo studio a ricostruire un albero genealogico completo della famiglia dei marsupiali e a ricollegare le variazioni ambientali con la variata struttura ossea di questi animali.

 

NUOVE ABITUDINI – La famiglia dei macropodi («grandi piedi»), che include i canguri, gli wallaby e molte specie di marsupiali di piccole dimensioni e diffuse a livello locale, come il canguro arboricolo che si sposta di ramo in ramo con grande agilità, si sarebbe allargata a dismisura a causa dei cambiamenti ambientali. Nuove conformazioni del terreno e della vegetazione dovute al surriscaldamento avrebbero fatto sì che l’evoluzione di questi animali presenti sulla Terra già da 30 milioni di anni ne variasse la struttura ossea, la forma dei piedi, la dentatura, peso e altezza per raggiungere nuovi territori e cibarsi in nuovi modi. Canguri e wallaby (tra le specie più piccole di marsupiali, la più diffusa e famosa) dimostrano ancora una volta il loro ruolo di «barometro animale» per i cambiamenti climatici della nazione, come riconoscono gli studiosi che hanno condotto la ricerca, oggi pubblicata sul Zoological Journal of the Linnean Society.

LO STUDIO – I paleontologi australiani della Flinders University di Adelaide e della Murdoch University di Perth hanno confrontato l’anatomia degli scheletri dei fossili di 35 specie di canguri con altrettanti animali diffusi oggi scoprendo che le nuove caratteristiche fisiche sono dovute a un adattamento dei marsupiali al clima arido e alla vegetazione mancante: meno foreste e terreni ricchi di erba e piante, avrebbero imposto alla loro struttura ossea variazioni importanti, come quella delle ossa dei piedi, oggi meno capaci di saltare verso l’alto e sempre più abituate a correre e compiere lunghi balzi per coprire distanze superiori e arrivare rapidamente al cibo.

SPECIE PROTETTE – Tra le specie analizzate, se ne conta una, il merrnine (Lagostrophus fasciatus) o wallaby lepre fasciato (http://it.wikipedia.org/wiki/Lagostrophus_fasciatus), considerata oggi la sola sopravvissuta di una branca dei macropodi originaria di 20 milioni di anni fa. Lo studio delle sue abitudini è oggi interesse dei paleontologi australiani, così come lo stesso animale – ormai in via di estinzione - negli ultimi anni è stato reintrodotto in alcune isole del nord dell’Australia, unico habitat in cui riesce a sopravvivere.

Eva Perasso

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