Archive for April 22nd, 2010

Giornata della Terra

Thursday, April 22nd, 2010
<p>Earth Day 2010, festeggiamo la Giornata della Terra</p>

PHOTO CORBIS IMAGES

Trovare le soluzioni ideali (per esempio: il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, bandire prodotti chimici dannosi,  impedire la distruzione di habitat come i boschi e proteggere le specie minacciate) per ridurre gli effetti negativi delle attività umane sul nostro pianeta: è l’obiettivo della 40esima Giornata Mondiale della Terra che viene festeggiata ogni anno il 22 aprile da mezzo miliardo di persone.

Molte le iniziative in tutta Italia per i 40 anni dell’evento: a Roma è atteso il concerto di Pino Daniele al Circo Massimo, mentre sul Lago di Bracciano si svolgerà la Earth Day Regatta (la regata Zonale Laser).

Ma la Giornata della Terra è anche un giorno significativo per i subacquei di tutto il mondo. Durante tutta questa settimana, infatti, la comunità subacquea raccoglierà immondizia e detriti dalle spiagge e sott’acqua, mentre l’Associazione dei Comuni Virtuosi, il Wwf, Italia Nostra, il Fai e l’Adiconsum lanceranno la settimana nazionale Porta la Sporta (dal 17 al 24 aprile) per incentivare l’uso della borsa riutilizzabile in sostituzione dei sacchetti in plastica e di quelli monouso quando si fa la spesa.

L’idea più originale, però, spetta a Franco Cerrato, patron dell’Osteria dei Girasoli di Roma, che parteciperà all’Earth Day con una cena senza luce artificiale.

Anche l’editoria festeggia a suo modo la 40esima Giornata della Terra: il settimanale Topolino sarà in edicola con un numero speciale dedicato al rispetto della natura. Aderendo al progetto di LifeGate, il magazine Disney compenserà le emissioni di gas a effetto serra generate dalla produzione di ogni copia con la creazione e la tutela di nuove foreste in Italia e nel mondo.

Fonte: Style.it

Più bello di un peluche

Thursday, April 22nd, 2010

Un orsetto di appena tre mesi gioca nello zoo di Stavropol (Afp)

Fonte: Corriere della Sera

Caccia, deroga limitata a 10 giorni

Thursday, April 22nd, 2010
Approvato un subemendamento di mediazione
ROMA
Solo dieci giorni in più di caccia, a febbraio, per fare un passo verso l’Europa. Ma in realtà «non si sparerà un giorno in più», dice il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia «resta invariato». E, alla fine, secondo gli osservatori, le specie cacciabili in quel periodo sarebbero ridotte a tre o quattro (gallinella d’acqua, folaga e forse allodola) e tra i 5 e i 6, alla fine, i giorni effettivi di attività venatoria, considerando anche i giorni di silenzio venatorio, tradizionalmente il martedì e il venerdì. Stop invece per quanto riguarda la possibilità di anticipare la stagione. La decade in più è stata per giorni campo di battaglia sulla quale oggi, in Aula alla Camera, la maggioranza si è divisa (da registrare il no della Lega) e per cui l’opposizione si erge a paladina dichiarando di aver ridotto il danno. Alla fine, l’emendamento, su cui il governo si era rimesso all’Aula, è passato con 349 sì, 126 no e 32 astenuti.In ballo i calendari venatori la cui revisione è contenuta nella Legge Comunitaria approvata a Montecitorio con 257 sì, 2 no e 249 astenuti (tutta l’opposizione) e che ora torna al Senato per la quarta lettura. La caccia è inserita nel contestato articolo 43 che già mutava l’art.38 uscito dal Senato e che comunque prevedeva una deroga alle Regioni per l’allungamento della stagione venatoria. Poi l’accordo, in Aula alla Camera, tra maggioranza e opposizione con il paletto della prima decade di febbraio (contrari i deputati dell’Italia dei Valori «amareggiati per l’approvazione»). «Accordo di alto profilo che rappresenta un avanzamento della civiltà giuridica del nostro Paese in materia ambientale proprio alla vigilia della Giornata mondiale della Terra», ha quindi rilevato il ministro Prestigiacomo, sottolineando che il testo «migliora la qualità della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorità scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio». E dall’opposizione: «Ha vinto il buon senso del Parlamento che ha bloccato, per la terza volta, la liberalizzazione del calendario venatorio dentro la legge comunitaria.

Il Pd ha lavorato per arrivare ad buon punto di mediazione e tuttavia non possiamo non sottolineare che nella maggioranza esistono almeno tre diverse posizioni e ancora dopo il voto non c’è dato di conoscere il parere del governo che sul tema ha evitato di pronunciarsi», ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. Gli ambientalisti, che avevano gridato alla deregulation hanno registrato il senso di responsabilità del Parlamento con lo stop «al blitz di doppietta selvaggia». I cacciatori (Federcaccia, Arcicaccia e Comitato nazionale caccia e natura) invece si sono detti contenti a metà: «Un primo passo che non basta», va riformata l’intero settore. Da parte sua l’Ue fa sapere che valuterà la legge «tenendo conto delle infrazioni già commesse dall’Italia nella stessa materia e nel caso di nuove infrazioni avvierà subito altre procedure». In Italia, secondo gli ultimi dati del ministero delle Politiche Agricole, sono 710 mila i cacciatori in 14 Regioni relativi alla stagione 2008-2009. La regione con il maggior numero di doppiette è la Toscana (126.734 unità), seguita da Lombardia (90.750), Lazio (89.840) ed Emilia Romagna (69.060).

Fonte: La Stampa

 

Dal Congo all’Aids: le crisi dimenticate

Thursday, April 22nd, 2010

Rapporto di Medici Senza Frontiere con la top ten delle emergenze assenti dai telegiornali nel corso del 2009

l’appello: facciamo tutti qualcosa perché il mondo sappia

Dal Congo all’Aids: le crisi dimenticate

Rapporto di Medici Senza Frontiere con la top ten delle emergenze assenti dai telegiornali nel corso del 2009

MILANO - Sei per cento. È uno di quei numeri che “parlano”: nella fattispecie si tratta della percentuale dedicata dai telegiornali italiani nel corso del 2009 alle crisi umanitarie dimenticate, quelle situazioni di emergenza senza fine che non trovano spazio per diverse ragioni nell’opinione pubblica mondiale. Crisi denunciate da poche voci, spesso isolate, ben oltre il momento dell’emotività collettiva (si pensi al terremoto di Haiti). Medici Senza Frontiere, organizzazione umanitaria indipendente insignita del Nobel per la pace nel ‘99, ha voluto fare il punto con un rapporto, “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2009″, che è anche un libro edito da Marsilio (sarà presentato il 20 maggio alla Fondazione Corriere della Sera). Un testo pensato in modo agile: oltre alle dovute riflessioni c’è una sintetica “top ten” delle emergenze lasciate in cantina e un’analisi dell’Osservatorio di Pavia sui tg italiani. 

La top ten delle crisi dimenticate La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate    La top ten delle crisi dimenticate

LA CLASSIFICA - Ecco dunque le crisi dimenticate in ordine di “nullità” mediatica: le malattie tropicali dimenticate; la guerra nella Repubblica Democratica del Congo; il conflitto nello Sri Lanka e in Yemen; gli scarsi finanziamenti per la lotta all’Aids; le condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan; i fondi inadeguati per la malnutrizione; i civili intrappolati nella morsa della violenza in Pakistan, come in Somalia e Afghanistan, dove l’accesso alle cure per i civili è estremamente difficile (come si è visto nel caso degli operatori di Emergency arrestati). L’analisi dell’Osservatorio di Pavia prende in esame come e quanto tali questioni sono state trattate nei telegiornali lungo il 2009. Come si accennava, dall’1 gennaio al 31 dicembre lo spazio dedicato a tali argomenti è stato il 6% del totale delle notizie messe in onda: una percentuale uguale a quella del 2008 ma peggiore a quella degli anni precedenti (8% nel 2007; 10% nel 2006). Per la top ten i numeri sono questi: malattie dimenticate zero notizie; Congo 7 notizie; Sri Lanka 53 notizie; Yemen 54 notizie; Aids 77 notizie; Sudan 112 notizie; malnutrizione 116 notizie; Pakistan 225 notizie; Somalia 293 notizie; Afghanistan 1.632 notizie. A mo’ di esempio, l’Osservatorio presenta alcuni significativi dati comparativi: alle due stagioni di saldi sono state dedicate 122 notizie, ai tre mesi di caldo 246 e ai nove mesi di influenza suina 1.337.

I TEMI - Le cosiddette malattie tropicali dimenticate (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) si trovano in un totale cono d’ombra informativo. Eppure più di 400 milioni di persone sono a rischio nel mondo e mancano fondi per lo sviluppo di nuovi medicinali e presidi diagnostici. In Congo è in corso un lungo conflitto che colpisce in particolare la parte orientale del Paese. La crisi della Somalia per i media si consuma per lo più in mare, negli attacchi dei pirati a imbarcazioni italiane, ma i somali continuano a essere vittime di violenze indiscriminate e milioni di persone hanno bisogno urgente di cure sanitarie. In Pakistan e Sudan è stato ostacolato alle organizzazioni umanitarie l’accesso alle popolazioni intrappolate dalla guerra. Delle 225 notizie sul Pakistan, la maggior parte riguarda la cronaca di attentati e il resoconto delle violenze. Nella provincia del Balochistan, il lungo conflitto che infiamma la zona continua a rimanere nell’ombra dei riflettori dei media, la popolazione è vittima di una totale mancanza di cure mediche. Il Sudan (con 112 notizie) e la situazione in Darfur è una crisi visibile a singhiozzo, concentrata sull’ordine di arresto della Corte penale internazionale per il presidente Bashir e sul rapimento di operatori umanitari di Msf. Lo Yemen appare nei telegiornali solo in caso di rapimento di occidentali o come possibile base terroristica. La crisi più visibile della top ten è l’Afghanistan, con due focus principali: uno italiano (la missione militare) e l’altro statunitense. In Afghanistan la violenza colpisce il sistema sanitario già precario: solo pochi ospedali e centri di salute nei capoluoghi di provincia funzionano, ma a servizio ridotto. Si parla di Aids e di malnutrizione solo in caso di vertici internazionali o di visite del Pontefice in Africa. Tuttavia ogni anno da 3,5 a 5 milioni circa di bambini muoiono per cause legate alla malnutrizione, un decesso ogni sei secondi. E 178 milioni di bambini, di cui 20 milioni in forma grave, soffrono di questa malattia. Sei milioni di persone malate di Hiv/Aids hanno bisogno di terapie antiretrovirali nei Paesi in via di sviluppo.

DUE PROGETTI - Per chi vuole fare qualcosa attivamente Msf ha messo a punto due azioni. “Adotta una crisi dimenticata” coinvolge i mezzi d’informazione, le università e le scuole di giornalismo. Obiettivo: far uscire dall’oblio le crisi umanitarie e le persone che sono vittime di guerre, malattie o catastrofi naturali. La copertura da parte dei media, le lezioni e gli incontri sono gli strumenti più diffusi, utilizzati per informare e far riflettere il grande pubblico su quanto accade negli angoli più remoti del mondo: guerre, epidemie, malattie dimenticate. I soggetti che decidono di aderire all’azione si impegnano, in base alle loro disponibilità e alla loro realtà editoriale o accademica, a dare spazio e a creare momenti di confronto su una o più crisi. Il secondo progetto è “Accendi un riflettore sulle crisi dimenticate”: chi aderisce cerca di attirare l’attenzione sulle crisi nei modi più diversi. In modo virtuale, attraverso il sito Crisidimenticate.it o Facebook. Oppure partecipando in prima persona o organizzando un FlashMob nella propria città, proiezione di filmati, mostre fotografiche, dibattiti. Qui entrano in gioco gli speciali “cartelli stradali” (in forma di adesivi e cartoline) creati dagli studenti dell’Istituto europeo di design di Milano.

 

 

 

La copertina del libro di Medici Senza Frontiere

Sardegna vergine

Thursday, April 22nd, 2010

Cinquanta km di dune altissime e mare trasparente. Dove è più facile incontrare aironi e cervi che un ombrellone. È la Costa Verde: l’ultimo paradiso mediterraneo

  • La spiaggia di Scivu
  • Surf sulla spiaggia di Scivu
  • La spiaggia Piscinas
  • L'hotel Le Dune
  • A cavallo sulla spiaggia di Is Arenas
  • Il mare della Costa Verde
  • Tramonto sulla spiaggia di Scivu
  • La Costa Verde vista dall'alto

Davanti, il mare. Alle spalle, la sconfinata prateria di macchia mediterranea in cui si staglia la sagoma di Monte Arcuentu. In mezzo, le dune più alte d’Europa, fino a 50 metri, colline di sabbia dorata modellate dal maestrale, Patrimonio dell’Unesco. La Costa Verde, una cinquantina di chilometri dai colori africani tra Capo Pecora e Capo Frasca è un tratto di Mediterraneo spettacolare, scampato per ora all’ingordigia dei palazzinari che vorrebbero campi da golf, sfilate di villette e resort cinque stelle a ridosso delle spiagge dove nidificano le tartarughe marine Caretta caretta. Qui è facile imbattersi anche nel cervo sardo che, dopo aver rischiato l’estinzione, è tornato a popolare la zona. Nelle mattine di primavera può capitare di vedere qualche esemplare avventurarsi fino alla spiaggia.

Dal 2002 Arbus è premiato con il riconoscimento “cinque vele” attribuito da Legambiente per l’eccellente qualità delle acque. Il bagliore bianco di Piscinas, la spiaggia lunga dieci chilometri, appare all’improvviso dietro a una curva, in fondo all’unica sterrata (7 km) che costeggia il villaggio abbandonato di Ingurtosu, affascinante sito di archeologia industriale che fa parte del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna. Unico segno di presenza umana in questo tratto di Sahara che scivola in mare, l’Hotel Le Dune (tel. 070.97.71.30, www.leduneingurtosu.it. Prezzi: doppia in 1/2 pensione da 83 € a persona): un albergo di charme ricavato da un deposito minerario. L’ingresso è l’originaria galleria scavata dai minatori agli inizi dell’Ottocento; nelle pareti si aprono nicchie scavate nella roccia dove sono esposti rari minerali della zona, mentre nel cortile silenzioso riposano reperti ripescati nel tratto di mare antistante. Per i più attivi, l’hotel organizza escursioni agli insediamenti minerari in moto o fuoristrada, trekking a cavallo, uscite in gommone, battute di pesca, immersioni. Sulla strada per Ingurtosu si può mangiare al Camping Sciopadroxiu (cell. 349.77.07.938, prezzi: da 20 €), case in pietra nella macchia con vista sul mare e ristorante di specialità sarde

Piscinas non è l’unica attrazione della Costa Verde. Tutto il litorale è una sfilata di spiagge caraibiche, da raggiungere con un saliscendi tra entroterra e costa perché non esiste una litoranea che le collega tutte. La star è Scivu, a una quindicina di chilometri di tornanti da Fluminimaggiore: una lunga lingua di sabbia dorata, paradiso dei surfisti, circondata da alte rocce di arenaria coperte da macchia mediterranea e cespugli di cisto giallo e rosa. Tra Arbus e Fluminimaggiore hotel e ristoranti sono pochi e piuttosto spartani. Fanno eccezione l’agriturismo Rocce Bianche, con camere semplici, ma grandi e climatizzate, piscina in giardino e ottima cucina tradizionale (tel. 070.97.56.127, www.bidderdi.it. Prezzi: doppia in 1/2 pensione da 62 € a persona); e il Tarthesh, a Guspini, con giardino scenografico e camere arredate con tocchi etno-chic (tel. 070.97.29.000, www.tartheshotel.com. Prezzi: doppia b&b da 140 €).
A una decina di chilometri da Guspini, il centro minerario di Montevecchio è l’avamposto per conquistare altre spiagge. Qui, dalla ristrutturazione di un edificio minerario circondato dai boschi, è nato la Miniera Fiorita (tel. 070.973167, cell. 347.17.40.011, www.hellosardinia.com. Prezzi: doppia b&b da 70 €), turismo rurale essenziale ma accogliente, dove si assaggiano le specialità tipiche della Sardegna e dell’Arburese: il maialetto e il capretto allo spiedo, i ravioli locali e i caratteristici malloreddus. Non si resterà delusi neppure all’Oasi del Cervo (cell. 347.30.11.318, www.oasidelcervo.com. Prezzi: menu tipico 23 €; doppia b&b da 56 €), agriturismo dove si producono verdure, si allevano capre e si apprezzano i piatti della proprietaria, che fa tutto a mano: dal pane ai malloreddus, dai culurgiones (quadrati ripieni di ricotta) alla fregola, la tipica pasta, servita al sugo di porcini.

In direzione Costa Verde, alla fine di una strada tortuosa, Portu Maga è una località turistica sorta negli anni Novanta come villaggio vacanze sulle pendici delle colline che guardano il mare. Tre chilometri di spiaggia punteggiata di rocce piatte dove si scoprono gli occhi di santa Lucia, conchiglie con riflessi di madreperla. Un paradiso per i bambini, grazie all’acqua trasparente e bassa, e per emozionanti immersioni in fondali ricchi di pesci con il Diving Center Costa Verde (cell. 338.85.85.504, 340.08.98.907), l’unico della zona.

Un’altra meraviglia della costa, la spiaggia di Funtanazza, si raggiunge da Montevecchio: sabbia granulosa, circondata da scogli, fondali abbastanza bassi. Sul mare si affaccia il ristorante La Terrazza (tel. 070.97.70.76), che usa solo prodotti della zona: piatto della casa, le saporite lasagnette Medio Campidano. Tunaria è un villaggio di pescatori a qualche chilometro da Torre dei Corsari. Alla spiaggetta di sabbia mista a ciottoli si arriva attraverso sentieri che partono dal paesino. L’acqua cambia colore a seconda delle ore della giornata: una sinfonia di turchese, smeraldo, azzurro pallido. Ma il vero spettacolo di tutta la Costa Verde è il tramonto che incendia di vermiglio, ocra e rosa sabbia, scogli, ciottoli. Si placano le onde, si ferma la corsa del libeccio e del maestrale, i venti dell’Ovest.

Giuliana Gandini

Fonte: Corriere della Sera

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