Archive for April 6th, 2010

Spazzino, robot e gentiluomo

Tuesday, April 6th, 2010

Viene a casa a ritirare i rifiuti

Gli spazzini non sono più quelli di una volta (signora mia). Soprattutto a Peccioli, provincia di Pisa, dove tra maggio e giugno ne arriverà uno molto particolare: un robot, col faccione e gli occhioni, il corpo tozzo e la voce metallica, come quelli della nostra infanzia. E potrebbe essere proprio questo bambolotto a risolvere in futuro uno dei problemi fondamentali della nostra società: la raccolta differenziata, ordinata ed economicamente conveniente dei rifiuti. Ma tutto questo, appunto, dopo la sperimentazione a Peccioli.

Il nome del robot è DustCart (che, in inglese, è il camion della nettezza urbana) e l’hanno realizzato una decina di fantastici ragazzi del Centro di tecnologie del mare e robotica marina, della scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sotto la guida di Paolo Dario, il numero uno del settore. L’idea nasce da un’istanza del Comune di Ferrara che nel 2006 ha commissionato alla Scuola Sant’Anna un’idea per la raccolta differenziata e domiciliare dei rifiuti solidi urbani. Intorno a questa proposta Dario ha raccolto una squadra, ha realizzato un progetto e ne ha ottenuto il cofinanziamento europeo: 3 milioni e tre anni di attività (dicembre-2006-dicembre 2009). La squadra poi si è messa al lavoro presso il laboratorio del Centro di Tecnologie del mare che ha sede a Livorno, in un padiglione delizioso di fronte al mare, e lì ha creato DustCart: dal design al software, dalla comunicazione ai materiali a tutto il resto.

Messo all’opera, funziona così: gli utenti del servizio di nettezza urbana di un Comune (quello di Peccioli, tanto per iniziare) si registrano su un sito. DustCart raccoglie tutti i dati in una centrale. Gli utenti chiamano per depositare carta, plastica, vetro, eccetera. DustCart, che ha dentro di sé un navigatore satellitare, in 10 minuti raggiunge l’utente e si ferma davanti alla porta. La persona, attraverso un touch screen chiede di aprire il carrello per depositare la carta, la plastica o quello che sia, dopo di che dà il comando per richiudere e il Robot ringrazia e se ne va, quindi porta a destinazione il carico e poi si ferma sulla piazza, in attesa della prossima chiamata.

L’idea è geniale. Tanto che il gruppo di Dario è andato a presentarla in tutto il mondo: dal Giappone alla Svezia, da Dubai alla Corea, e all’Expo di Shanghai. Ma se la sperimentazione «indoor» è stata un successo, ora DustCart farà la sua anteprima a Peccioli. Perché proprio lì?

Perché Peccioli è «il» Comune all’avanguardia in Italia (ma forse in Europa) per la raccolta dei rifiuti. Ha realizzato, a iniziare dagli Anni 90, una discarica modello, che ha migliorato il paese e ha fatto arricchire sia il Comune che i singoli cittadini. Realizzata da Renzo Macelloni - sindaco per 16 anni (fino al 2004) - non solo è a impatto ambientale zero, non produce odori e trae acqua pulita dai liquami, ma con i gas prodotti dalla fermentazione produce energia elettrica e teleriscaldamento.

Il sito fisico della discarica, poi, è una specie di ritrovo trendy della zona: vi si tengono concerti (quelli di Accardo sono diventati Cd di successo), conferenze, visite guidate per gli studenti e i locali vengono affittati per feste private. A usufruire della discarica - chiamata non a caso Belvedere - è una decina di Comuni per un totale di 800 mila abitanti. Ma non è tutto. La struttura è al 52% del Comune di Peccioli e per il resto dai cittadini, e produce utili per entrambi. Il primo ha triplicato il budget e in 20 anni ha potuto realizzare una quantità di opere pubbliche (parcheggi, una piscina, un centro polivalente, la ristrutturazione della scuola), mentre i secondi da anni ricevono generosi dividendi. E dato che Peccioli vuole strafare, dal mese prossimo avrà anche il suo DustCart in giro per le vie.

Quanto ai giovani scienziati che hanno creato il Robot, sono tutti superprecari, e dopo tanta gloria potrebbero trovarsi in mezzo a una strada. Proprio come DustCart.

“Local Solutions for Change”, parte da Perugia la tutela dell’ambiente

Tuesday, April 6th, 2010

Il logo di “Local Solutions for Change”    

Da Copenaghen a Perugia. Dal 14 al 16 aprile il capoluogo umbro diventa importante centro internazionale per la sfida ai cambiamenti climatici grazie alla conferenza “Local Solutions Change” promossa dall’Alleanza per il Clima. Rete Europea di 1500 enti locali, l’Alleanza per il Clima opera sin dalla sua fondazione proponendo sturmenti concreti (Bussola del Clima, EcoRegion per i bilanci di CO2 e una metodologia per il benchmarking) utili per elaborare una strategia del clima a livello territoriale, dimensione “di prossimità” che sarà proprio al centro della conferenza.

Se si vuole arginare, o quanto meno controllare i cambiamenti climatici in atto, si deve partire dall’ambito territoriale più vicino al cittadino, quello che permette interventi anche piccoli, ma concreti. E’ questo il messaggio che è emerso dalla conferenza internazionale tenutasi nella capitale danese.

Ma non è solo una questione ambientale: l’approccio “di prossimità”, con il diretto intervento delle realtà territoriali (Regioni, province e comuni) possono anche avere un impatto sugli aspetti economici locali, con posti di lavoro duraturi. Anche per questo alla conferenza di Perugia è previsto l’intervento di persone e istituzioni impegnate nei progetti più avanzati di riduzione di CO2 e del percorso verso territori “low carbon”.

Interventi non necessariamente eccezionali o costosi - dalla sostituzione delle luminarie comunali agli incentivi per l’utilizzo dei mezzi pubblici - che concretizzano le dichiarazioni di intenti che governi nazionali e organismi internazionali rischiano di lasciare sulla carta. La conferenza Internazionale Perugia 2010 - “Local Solutions for Change” avrà proprio il focus su questo aspetto territoriale, già attualmente importante, ma fondamentale per l’attuazione di qualsiasi trattato post-2012 che auspicabilmente risulterà dalla COP16 (Sixteenth United Nations Climate Change Conference) prevista in Messico per il prossimo dicembre.

Fonte: La Stampa

Stop alle esibizioni di leoni e tigri nei circhi

Tuesday, April 6th, 2010

4 proposte di legge che mettono tutti d’accordo

 

Stop alle esibizioni di leoni e tigri nei circhi 4 proposte di legge che mettono tutti d'accordo

ROMA - Quanto meno sul destino di leoni, tigri ed elefanti la maggioranza e l’opposizione sembrano pensarla allo stesso modo. E’ molto probabile, infatti, che questi  animali non vengano più costretti ad esibirsi nei circhi equestri. In Parlamento marciano unite verso l’approvazione quattro proposte di legge presentate dall’inizio della legislatura da Pdl e Pd, che sostanzialmente dicono la stessa cosa: basta con lo sfruttamento degli animali nelle attività circensi. Si tratta di provvedimenti per la riforma della legge quadro dello spettacolo dal vivo, ora all’esame della Commissione Cultura di Montecitorio.

Uno spettacolo in declino.
La vita del circo dipende ormai indissolubilmente dai contributi statali, mentre la sua popolarità è in costante declino. La legge sul circo del 1968 riconosce alle imprese circensi una “funzione sociale” e tale status garantisce loro contributi che controbilanciano il continuo calo di spettatori. Ogni anno, il ministero per i Beni culturali elargisce agli spettacoli circensi cifre non indifferenti, vicine ai 7 milioni di euro, sovvenzioni di cui beneficiano un centinaio di circhi e che appartengono principalmente al capitolo di spesa del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, lo strumento finanziario per sostenere le attività del cinema e degli spettacoli dal vivo.

Molti dei circhi italiani continuano a basare gran parte dei propri numeri sull’utilizzo degli animali, anche se sono aumentate nel corso degli ultimi anni le amministrazioni comunali che si sono schierate con le associazioni animaliste e vietando la sosta dei circhi con animali sul proprio territorio.

“Da oltre un quarto di secolo lo spettacolo circense è messo sotto accusa dalla crescente sensibilità dei cittadini nei confronti dei diritti degli animali: nonostante la stessa attività circense sia apprezzabile per i contenuti artistici rappresentati da clown, giocolieri, acrobati, trapezisti e illusionisti è l’uso degli animali che l’ha confinato nel vicolo dell’anacronismo”, dice la deputata del Pdl Gabriella Giammanco, prima firmataria di una delle proposte di legge “bipartisan” per il graduale superamento dell’uso di animali nei circhi, che sta proseguendo il proprio iter in Commissione.

Al limite della tortura.
“Per la loro intera esistenza - prosegue la deputata - gli animali sono obbligati in angusti spazi, in molti casi con l’ausilio di mezzi coercitivi tipici dei peggiori orrori della tortura, come le catene. Esistono vari esempi nel mondo di spettacoli circensi di grande prestigio e successo che non utilizzano gli animali, primo fra tutti il Cirque du soleil. Il circo senza animali non solo è possibile ma è necessario per recuperare un rapporto tra uomo e natura, tra bambini e animali. Non è un caso che l’Italia abbia il più alto numero di condanne per i circhi tra i Paesi dell’Ue”.

Le proposte di legge stabiliscono che i finanziamenti del Fus vadano solo ai circhi che rinunciano agli animali, e prevedono anche sanzioni pesanti per chi dovesse violare le nuove regole, con multe che possono arrivare a 150mila euro e con la reclusione fino a 5 anni, oltre alla sospensione dell’autorizzazione agli spettacoli circensi per quindici mesi.

Una mela al giorno, magari due. Così si toglie ‘l’oncologo’ di torno

Tuesday, April 6th, 2010
Continua la campagna ‘Mela point’ per informare i cittadini sulle proprietà benefiche dell’alimento che si conferma alleato della salute, del benessere e della pelle. Studi rilevano effetti positivi anche per prevenire il cancro al colon e quello al seno

Altro che frutto proibito, le mele andrebbero consumate in grandi quantità. Lo dicevano i nostri nonni e oggi lo ripetono i ricercatori dell’Istituto ‘Mario Negri’ di Milano: una mela al giorno toglie il medico di torno, anzi l’oncologo. Che il frutto faccia bene infatti non è una novità, ma che allontani il rischio di ammalarsi di cancro è una scoperta che si deve a uno studio multicentrico pubblicato recentemente sulla rivista Annals of Oncology.

Gli autori hanno esaminato tutte le ricerche italiane sul ruolo della mela nel ridurre il rischio di cancro condotte dal 1991 al 2002. Lo studio, coordinato dal ‘Mario Negri’ di Milano, riguardava 8209 pazienti affetti da tumori in varie localizzazioni e li ha confrontati con un gruppo di 6729 soggetti ricoverati in ospedale per patologie acute non neoplastiche. Metà dei soggetti consumava una o più mele, l’altra metà no. Ebbene, stando ai risultati, il rischio di tumore nei consumatori di mele risulta diminuito del 21 % per il cancro del cavo orale, del 25 % per il cancro esofageo, del 20 % per il cancro del colon retto, del 18 % per il cancro della mammella, del 15 % per quello ovarico e del 9 % per quello della prostata. “La ricerca - osservano gli studiosi - documenta scientificamente che il consumo di più di una mela al giorno riduce in maniera considerevole il rischio di numerosi tumori”.

Ma i benefici della mela non finiscono qui. Dall’Europa agli Usa le ricerche sulle proprietà benefiche del frutto continuano. E fino ad adesso è stato dimostrato che un consumo regolare di mele pulisce i denti, previene l’invecchiamento, tonifica il viso, toglie la fame, e può aiutare a prevenire le malattie vascolari. E così, proprio alla mela viene dedicata la campagna informativa ‘Mela point’, realizzata da Assomela, Interfel, e Dutch Produce Association. Che farà tappa nelle piazze di Pisa e Livorno (dal 8 al 10 aprile), di Genova (dal 22 al 24 aprile) per finire con Bologna (dal 6 al 8 maggio) e altre 14 palestre di Milano, Genova e Bologna.

 “Ogni mela ha 47 calorie ogni cento grammi. E’ importante che l’alimento faccia parte dell’alimentazione quotidiana”, commenta il presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) Carlo Cannella. “È auspicabile una campagna informativa per il non abbandono della dieta mediterranea, e della frutta e verdura in tutti pasti quotidiani. Perché anche in questo modo si può abbassare il rischio di contrarre patologie oncologiche, preservando il gusto e la biodiversità”.

“Il vantaggio alimentare che deriva dal consumo di mele – spiega la dottoressa Eva Negri, responsabile del laboratorio di ricerca epidemiologica del Mario Negri – è associato ad un consumo elevato di proantocianidine, la classe principale di polifenoli della mela”. I polifenoli, si legge nello studio pubblicato dalla rivista Annals of Oncology, hanno una attività pro-apoptotica, cioè la capacità di bloccare i geni che impediscono la morte programmata (apoptosi) delle cellule tumorali che, essendo immortali, continuano a replicarsi. Questa attività è stata specificamente documentata su colture di cellule tumorali. I polifenoli sono contenuti in grande quantità nelle bacche selvatiche (mirtillo, fragola, mora, lampone) e in quelle coltivate (ribes nero, rosso e bianco, mora, mirtillo, lampone, fragola).

Fonte: La Repubblica

Cargo finisce sulla barriera corallina

Tuesday, April 6th, 2010

In Australia è scattata una lotta contro il tempo per evitare un enorme disastro ecologico, dopo che un cargo cinese lungo 230 metri si è incagliato nella Grande barriera corallina, a 70 chilometri a est della Great Keppel Island, paradiso ecologico sulla costa nordorientale dello Stato del Queensland, al largo della città di Rockhampton. La nave trasporta 65 mila tonnellate di carbone caricate nel vicino porto di Gladstone e ha 950 tonnellate di petrolio a bordo. Finora la perdita in mare è stata contenuta, ma secondo le autorità australiane la nave, Sheng Neng I, potrebbe spezzarsi in due. In questo caso il fragile ecosistema della zona rischierebbe la devastazione. La nave, che nel corso della notte ha subito altri danni, potrebbe spezzarsi in due. Le condizioni del mare e dei venti non facilitano le operazioni: le squadre sono al lavoro per tentare di stabilizzare l’imbarcazione. Un rimorchiatore ha già agganciato la nave, esposta ai venti forti che battono l’area, a 70 chilometri a est della Great Keppel Island, paradiso ecologico sulla costa nord-orientale dello stato del Queensland. Un altro rimorchiatore è atteso nelle prossime ore. Il cargo, di proprietà del China Ocean Shipping Group Company (Cosco Group), il più grande armatore cinese, si sta muovendo ulteriormente sulla barriera.

 

IL RISCHIO DELLA ROTTURA - «C’è la concreta possibilità che possa spezzarsi - ha dichiarato la premier del Queensland, Anna Bligh - Stiamo facendo ogni sforzo possibile per limitare l’impatto di questo incidente sulla Grande barriera corallina». Una prima ispezione aerea ha constatato che allo stato attuale la perdita di petrolio in mare è limitata ad alcune chiazze lunghe circa 3 km che sono state notate a circa quattro chilometri dalla Sheng Nen I. La Grande barriera corallina australiana è uno degli ecosistemi a maggior rischio del pianeta. Da tempo i gruppi ambientalisti sostengono che per navigare nella zona sia obbligatorio l’uso di un pilota che conosca alla perfezione le secche affioranti come quella in cui si è incagliato il cargo cinese. «Se il carico finisse in mare, l’ecosistema locale sarebbe devastato» ha detto Ian Herbert, vicepresidente del Consiglio per la conservazione della natura, specificando che «alcune specie coralline che circondano le isole di quell’area sono molto particolari». Una portavoce dell’Agenzia australiana per la sicurezza marittima ha affermato che una società specializzata per i recuperi in mare, la Svitzer, è già stata contattata dagli armatori cinesi della Sheng Nen

 
 

 

MULTA - Il Cosco Group, il più grande armatore cinese proprietario del cargo, rischia una multa di oltre un milione di dollari australiani (circa 680 mila euro), mentre il suo comandante un’ammenda da 220 mila dollari australiani. Lo riferisce il quotidiano The Australian.

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