Archive for February 20th, 2010

Inizia il tam tam per l’Ora della Terra 2010

Saturday, February 20th, 2010
20/2/2010 - Mancano 36 giorni ma per l’Earth Hour è già certo che si spegneranno migliaia di città di 80 paesi in tutto il mondo

 

Milioni di persone ai poli opposti del Pianeta, uniti in un coro per il 4° anno consecutivo, spegnendo le luci per un’ora, diranno in un gesto che stili di vita all’insegna del risparmio energetico e dell’efficienza  sono a portata di mano. Sono tutti invitati a partecipare cittadini, comunità, città grandi e piccole, aziende, istituzioni, per ricordare che vincere il riscaldamento globale è una sfida non procrastinabile. 

Sul sito di Earth Hour si possono trovare tutte le informazioni sull’evento. L’invito è quello di partecipare e di aiutare il WWF nel “passa-parola” diffondendo il più possibile la convocazione. A tutti coloro che segnaleranno la propria adesione all’Ora della Terra su www.wwf.it verrà inviato lo sfondo per il proprio pc realizzato appositamente per l’iniziativa di quest’anno.

Tra le città che hanno confermato ad oggi la loro adesione ci sono Singapore, Mosca, Atene, Città del Capo, Bruxelles, Dallas, Hong Kong, Suva, Tel Aviv, Rio de Janeiro, Edimburgo, Roma, Toronto, Sidney, Auckland, Seul e molte altre. Ad oggi il numero di città che anno aderito ha già superato quello dello stesso periodo della scorsa edizione. In Nuova Zelanda il ‘conto alla rovescia’ è iniziato ufficialmente ieri con un evento che ha coinvolto vari testimonial tra cui il cantante e attore britannico Sir Tom Jones. 

Partito da Sidney nel 2007, come evento di sensibilizzazione al risparmio energetico, l’Ora della Terra ha conquistato anno dopo anno milioni di persone; nel 2009 è stata la più grande mobilitazione al mondo sui temi ambientali con oltre 4.000 città di 88 paesi. In Italia, oltre a monumenti simbolo come il Ponte di Rialto, la Torre di Pisa, la Basilica di San Pietro, il Capitano della Roma Francesco Totti aveva aderito all’iniziativa del WWF spegnendo il Colosseo. 

Per il direttore generale del WWF Italia, Michele Candotti “Questo evento ha un potenziale enorme per dimostrare ai grandi della terra che è possibile parlare ai governi con una ‘sola voce’. Purtroppo quando si parla di clima, i governi di tutto il mondo latitano ma il pianeta non può attendere e noi del WWF non molliamo. Dopo l’esito deludente del vertice di Copenaghen, continuiamo a chiedere una politica globale efficace e vera”. 

“Earth Hour, per la sua stessa natura, è l’essenza di un’azione popolare – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia – E’ un appuntamento planetario che quest’anno ha un significato ancora più forte: è il nostro modo per dire ai leader della terra che dopo il deludente vertice di Copenhagen noi non molliamo. Continueremo a chiedere un accordo globale sul clima efficace e vero”. 

Anche quest’anno confermate le media partnership per l’Ora della Terra: a fianco del WWF per il clima ci saranno RTL 102,5, che inviterà gli ascoltatori a partecipare tramite spot radiofonici e promozione sul proprio sito; Animal Planet, il canale parte del gruppo Discovery Networks distribuito sulla piattaforma SKY, parteciperà attivamente all’Earth Hour 2010 trasmettendo lo spot dell’iniziativa su tutti e sei i canali del portfolio, e spegnendo le luci dei suoi uffici dalle ore 20.30 alle 21.30. 

Vai al sito di Earth Hour

Effetto serra e impatto sul clima

Saturday, February 20th, 2010
Se nella lunga storia geologica del nostro Pianeta il cambiamento climatico è stato dovuto a cause naturali, ciò che sta succedendo attualmente è da imputare alle attività dell’uomo, che immette in atmosfera elevate quantità di emissioni tali da alterarne la composizione e incrementando l’effetto serra

 

L’atmosfera è l’involucro gassoso che circonda la Terra

Possiede uno spessore trascurabile rispetto al diametro terrestre e, in prima approssimazione, è trasparente alla radiazione elettromagnetica  proveniente dal Sole. La non perfetta trasparenza riveste un’importanza fondamentale per la vita sulla Terra, la cui temperatura risulta dall’equilibrio tra il flusso di calore entrante, dovuto all’assorbimento della radiazione solare incidente  (sostanzialmente dominata da lunghezze d’onda corte [luce visibile]) e il flusso di calore uscente, dovuto all’irraggiamento  della Terra (sostanzialmente dominato da lunghezze d’onda più lunghe [radiazione infrarossa]). 

Parte delle radiazioni infrarosse emesse dalla Terra non riescono, però, ad attraversare l’atmosfera che le assorbe  per poi reirradiarle in tutte le direzioni.

Le radiazioni “intrappolate” fanno sì che la Terra si riscaldi, fenomeno noto come “effetto serra”.

I gas atmosferici che intrappolano le radiazioni sono detti per l’appunto “ad effetto serra” e agiscono come i vetri di una serra , facendo passare la luce solare e trattenendo il calore. Questo fa si che la temperatura media sulla Terra sia di circa 15°C, valore notevolmente più alto di quanto non sarebbe in assenza di questi gas (-18°C). La Terra raggiunge, dunque, un equilibrio fra emissione e assorbimento, detto bilancio radiativo terrestre. Una variazione di concentrazione dei gas serra porta ad una variazione dell’equilibrio termico stesso, il cui studio delle alterazioni e conseguenze è oggetto di studio della climatologia.

Tutti noi, quando respiriamo, assorbiamo ossigeno ed emettiamo anidride carbonica nell’aria che ci circonda, cioè nell’atmosfera terrestre.

Anche il nostro computer, la TV, il cellulare, il motorino, l’aereo che abbiamo preso per andare in vacanza, pur non respirando, sono fonti di anidride carbonica! E pure i nostri jeans! E l’hamburger, oltre che di anidride carbonica, è fonte di metano! Infatti la produzione di questi beni, il loro uso e il loro smaltimento provocano emissione di vari gas in atmosfera. In particolare, molti di questi gas sono responsabili dell’effetto serra che regola la temperatura del nostro pianeta e proprio per questo vengono detti gas serra.

L’effetto serra è un processo fondamentale nella regolazione della temperatura dell’atmosfera del nostro pianeta. Esso fa si che l’atmosfera della Terra funzioni come una serra naturale che tiene la temperatura media attorno ai 15°C, pari alla temperatura di una giornata primaverile. L’effetto serra ha permesso la vita sulla Terra. Se non ci fosse, sul nostro pianeta la temperatura media sarebbe di circa -18°C: si congelerebbe! Puoi comprendere come agisce guardando la figura

effetto serra
I principali gas serra

• Vapore acqueo >
• Anidride carbonica >
• Metano >
• Ossido di di azoto >
• Clorofluorocarburi >
• Ozono >

 

Ciascuno dei diversi gas serra atmosferici possiede una diversa capacità di assorbire ed emettere calore e, dunque, un diverso potere riscaldante.

 Nel 1990, l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), organismo istituito dal World Meteorological Organization (WMO) e United Nations Environment Program (UNEP), introdusse il Potenziale di Riscaldamento Globale (Global Warming Potential, GWP) un indice che permette di confrontare le proprietà di riscaldamento relativo dei diversi gas-serra, prendendo come riferimento la CO2. Per esempio, l’emissione di 1 kg di CO2 causa sul clima effetti diversi dall’emissione di 1 kg di metano: sebbene infatti il metano abbia un potere riscaldante oltre 20 volte superiore all’anidride carbonica, questa ha una vita media di 200 anni e oltre, mentre il metano, una volta rilasciato in atmosfera, ha una vita media di 11 anni circa.

Effetto serra e buco nell’ozono: distinguiamo i due fenomeni

Molti confondono il problema dell’effetto serra con quello del buco dell’ozono: sono due fenomeni diversi, anche se hanno in comune l’attività umana come causa. L’ozono è un altro gas che forma uno strato sottile nella parte più alta dell’atmosfera. Questo strato protegge la Terra dalle dannose radiazioni ultraviolette. Viene danneggiato, al punto di scomparire del tutto in alcune aree, da alcuni gas usati come propellenti nelle bombolette spray oppure usati nei sistemi refrigeranti e nei condizionatori (i cosiddetti clorofluorocarburi). Nel 2006 l’estensione areale del buco nello strato di ozono ha raggiunto il suo valore massimo: 10.4 milioni di miglia quadrate (oltre 25 milioni di chilometri quadrati).

Il rischio idrogeologico in Italia

Saturday, February 20th, 2010

In Italia ci sono 5.581 comuni, pari al 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico. Tra questi, 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità. Particolarmente grave è la situazione in Calabria, in cui il cento per cento dei comuni si trova su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione che ha sottratto terreni fertili all’agricoltura. Nelle ultime ore nella sola provincia di Cosenza ci sono state 180 frane provocate dal maltempo che hanno comportato la chiusura di 27 strade. Altrettanto preoccupante è il caso relativo alla provincia di Messina, dove ad essere a rischio è considerato l’84% dei comuni.
All’elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo il fatto che un territorio grande come due volte la regione Lombardia, per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, è stato sottratto all’agricoltura che interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27 per cento negli ultimi 40 anni.
Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non e’ stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese. Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici in atto che si manifestano con una maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi, sfasamenti stagionali, maggior numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, aumento delle temperature estive e una modificazione della distribuzione delle piogge.
I forti temporali, soprattutto se si manifestano con precipitazioni intense, rischiano di provocare danni poiché i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento.

Fonte: Ecquo

Chiese fatiscenti sorvegliate dai clochard

Saturday, February 20th, 2010

La quattrocentesca San Pietro in vinculis e Sant’Agostino
alla Zecca sbarrate e ricettacolo di rifiuti

 

NAPOLI - Situata in via Sedile di Porto a pochi passi dal centralissimo corso Umberto I la chiesa di San Pietro in Vinculis è classificata dalla Soprintendenza per i beni storico artistici quale chiesa monumentale di Napoli.

La struttura che ha origini quattrocentesche dovrebbe possedere numerose opere d’arte, sparse in tutto l’edificio. Tuttavia, considerando il notevole stato d’abbandono e le pessime condizioni in cui versa attualmente. è verosimile che gli affreschi e l’architettura dell’interno siano andati irrimediabilmente perduti e non si escludono che le stesse opere siano state oggetto di possibili «rastrellamenti» da parte di ladri d’opere d’arte. Stesso discorso vale per la facciata il cui affresco della lunetta, opera di un artista ignoto, probabilmente allievo di Francesco Solimena, è quasi del tutto scomparso, deturpato dall’incuria. Il sagrato, coperto da un precario cancello in lamiere è diventato un vero e proprio ricettacolo di rifiuti. Ma la Chiesa di San Pietro in Vinculis non è un caso “isolato” nel ricco caleidoscopio delle opere da “salvare” in città.

BASILICA IN GABBIA - Proseguendo per il Corso Umberto I stavolta a pochi passi dalla stazione centrale, scalo ferroviario principale della metropoli partenopea che accoglie migliaia di viaggiatori, pendolari e turisti ogni giorno, si staglia nello skyline napoletano, alta e intrappolata dai tubi innocenti, la cupola settecentesca della grandiosa chiesa di Sant’Agostino alla Zecca. Fatta costruire per volere Carlo I d’Angiò nel XII secolo ha subito numerosi rifacimenti nel XVII e nel XVIII poi è stata chiusa a causa dei danni subiti dallo scisma del 1980. L’edificio, le cui opere sono in gran parte sconosciute, trasferite o perdute, o peggio ancora rubate, è attualmente oggetto di una lentissima opera di ristrutturazione che non manca di sorprendere per le modalità talvolta originali d’intervento. Uno degli altari principali, infatti, è stato sfregiato da un rudimentale restauro che ha sostituito il marmo ornamentale settecentesco con cucchiaiate di calce. All’esterno, invece, l’accesso alla cripta è impedito da box privati, che hanno sprangato con pesanti porte di ferro i locali posti alla base della caratteristica scalinata settecentesca tra i quali spunta anche un’antenna televisiva, segno di una recente destinazione d’uso abitativa e di una non molto lontana era analogica.

«CARONTE» - Unica consolazione, nei pressi della chiesa non vi si ritrovano più tossicodipendenti e siringhe usate. Ma ciò è dovuto in larga parte alla presenza costante di un novello “Caronte”: Vittorio Conte, classe ‘43 clochard dal carattere burbero ma risoluto che “occupa” con la sua Fiat Uno blu adibita a ricovero di fortuna l’area di fronte al sagrato. Da quando c’è lui a sorvegliare le “cape di morte” dice, i drogati se ne stanno alla larga.

Fonte: Corriere della Sera

Il nord chiude per smog

Saturday, February 20th, 2010

Circa 80 Comuni di sette Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino) con l’aggiunta della città di Napoli hanno dato il via libera al blocco del traffico per domenica 28 febbraio, con orari variabili da comune a comune, ma indicativamente nella fascia oraria compresa tra le 9 e le 17.

COORDINAMENTO - La decisione è stata presa nel corso della riunione di venerdì mattina a Palazzo Marino (Milano) fra i sindaci della Pianura padana che hanno deciso di dar vita a un coordinamento di tutti gli amministratori comunali del nord, composto dal presidente dell’Anci nazionale, dai coordinatori dell’Anci delle sette Regioni coinvolte e dai due assessori all’Ambiente di Torino e Milano. Il comitato si propone di portare avanti iniziative condivise contro l’inquinamento e al tempo stesso sottoporre proposte a governo, Regioni e Province per stabilire strutturali e reperire risorse. Fra queste, si legge nel documento di costituzione del comitato di coordinamento, la richiesta al governo di permettere ai Comuni di investire risorse escludendo dal Patto di stabilità gli investimenti per la lotta ai cambiamenti climatici e per riduzione delle emissioni inquinanti.

LA PROPOSTA - Tra le proposte c’è anche quella di ritoccare i pedaggi delle autostrade e delle tangenziali, partendo da quelle più trafficate che convergono nei centri urbani più grandi per reperire risorse a favore dei comuni da investire nella lotta all’inquinamento. A annunciare questa iniziativa, che sarà presentata al Governo, è stato il sindaco di Torino Chiamparino: «Chiederemo un incontro urgente al governo - ha detto Chiamparino - e avanzeremo anche un suggerimento su come trovare le risorse: una piccola sovrattassa sul pedaggio delle autostrade e delle tangenziali da distribuire ai Comuni e vincolata agli investimenti per l’ambiente». Le modalità con cui applicare questo prelievo, sono ancora da definire, anche se lo stesso Chiamparino si è detto d’accordo sia a modalità progressive, con tariffe più alte per i veicoli più inquinanti, sia a forme di esonero per i veicoli ecologici. «Credo che questo sia un principio di sana tassazione», ha osservato Chiamparino. La proposta nasce dalla richiesta che i Comuni rivolgono al governo di «mettere a punto un piano complessivo - ha spiegato Chiamparino - che tenga insieme mobilità ed energia e che incentivi i comportamenti ecologicamente sostenibili».

LEGA: «SCELTA INUTILE» - Fuori dal coro delle adesioni bipartisan al blocco del traffico in Valpadana arriva la voce contraria della Lega Nord. «Le domeniche a piedi - ha affermato Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale a Milano del Carroccio - sono del tutto inutili contro l’inquinamento e penalizzano chi lavora da lunedì al sabato». Salvini non ha nemmeno apprezzato la proposta, avanzata dal presidente di Anci Sergio Chiamparino, di applicare una sovrattassa ai pedaggi di autostrade e tangenziali da redistribuire ai Comuni come fonte di finanziamento alle politiche ambientali e al potenziamento del trasporto pubblico. «Ritengo folle rendere ancor più care le tangenziali - ha attaccato Salvini - comincino invece a pagarle a Roma».

«TROPPI MORTI DA SMOG» - L’iniziativa è stata invece accolta favorevolmente dai Verdi secondo cui lo smog sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria. Citando gli ultimi dati di studi scientifici sull’argomento - Misa 2 e Epair - il presidente del Sole che Ride, Angelo Bonelli, ha esortato a non considerare lo stop alle auto «un alibi per il governo a non far nulla per affrontare il problema dell’inquinamento nelle nostre città». E questo perché i numeri dicono che «l’inquinamento atmosferico ogni giorno uccide 20 persone in Italia». La causa è da ricercarsi nello smog provocato dalle Pm10, No2, Co, Co3. Il numero delle vittime quotidiane porta ad un totale di oltre 7400 decessi l’anno. Vengono poi citati i dati del Censis secondo cui gli abitanti delle città italiane passano ogni giorno nella propria auto o nei mezzi pubblici una parte consistente del loro tempo: i milanesi 105 minuti (che moltiplicati per 74 anni di vita media, dà 5,3 anni), 115 minuti per i bolognesi (5,9 anni per l’arco della vita), 135 a Roma (pari a 6,9 anni) e di 140 per i napoletani (pari 7,2 anni ). Gli ambientalisti chiedono dunque all’esecutivo do varare «una manovra finanziaria straordinaria da almeno 8 miliardi di euro per finanziare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile nelle città italiane. Le risorse ci sono già: basterebbe usare quelle destinate al Ponte sullo Stretto di Messina, che avrà un costo finale di circa 8 miliardi di euro. Con questo finanziamento si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana, o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici».

  • Domenica a piedi, la moda in rivolta (19 febbraio 2010)
  • E anche in Italia nasce un sito per organizzare il car pooling
  • fonte : Corriere della Sera

    L’Italia che non mangia la carne siamo i più vegetariani d’Europa

    Saturday, February 20th, 2010

    Colpa di un frigorifero troppo illuminato. “Ho visto le bistecche rosse, il prosciutto, il pollo… Prima erano solo “prodotti” comprati al supermercato. Quel giorno ho capito che il frigo era pieno di animali, uccisi e fatti a pezzi per diventare il mio cibo quotidiano. Sono passati venticinque anni. Da allora sono vegetariano”. Quasi un colpo di fulmine, per Franco Castorina, coordinatore nazionale della Società vegetariana di Genova. Luciana Baroni, medico di Mestre e fondatrice della Società scientifica di nutrizione vegetariana si è invece allontanata da fiorentine di manzo e grigliate di pesce il giorno in cui ha compiuto quarant’anni. “Ci pensavo anche prima, alle sofferenze degli animali. Ma non riuscivo a decidermi. Poi ho pensato di farmi un regalo di compleanno: nutrirmi senza provocare sofferenze. E ho scoperto che così si vive anche meglio”.

    Si fa presto a dire “vegetariani”. In questa galassia ci sono infatti i “latto-ovo-vegetariani” che escludono carne, pesce, molluschi e crostacei ma si cibano di latte, uova e qualunque tipo di vegetale. Ci sono i “latto-vegetariani” che evitano anche le uova e derivati. Infine ci sono i vegani che assieme a carne e pesce rinunciano anche a latte e uova. Sei milioni - secondo un’indagine Ac Nielsen rielaborata dall’Eurispes - che in questo 2010 dovrebbero diventare sette milioni (i primi in Europa, secondo le stime dell’Unione vegetariana europea). Fra loro, il 10 per cento sono vegani.

    “Nella nostra società di nutrizione - dice Luciana Baroni - siamo in 400, quasi tutti professionisti. Cerchiamo di spiegare cosa sia davvero il vegetarismo e come una dieta a base di cibi vegetali rappresenti uno dei più efficaci e piacevoli mezzi per restare sani. Non ci sentiamo missionari, non vogliamo convertire quelli che noi chiamiamo gli onnivori. Siamo però a disposizione di chi cerca un’alimentazione più salubre”

    Da qualche anno la dottoressa è anche vegana. “All’inizio pensavo che la sofferenza fosse solo negli allevamenti, con gli animali ingrassati a forza, i trasporti, la macellazione… Poi ho smesso di bere latte e mangiare formaggi perché alla mucca viene portato via il vitello per portare il latte al caseificio. Anche nelle uova ci sono dolore e sofferenza. Il polli da uova sono diversi da quelli da carne e i pulcini maschi che ovviamente non possono fare uova vengono buttati in un macina carne e diventano cibo per altri animali”.

    Le associazioni di vegetariani sono diverse (tre le principali, a Milano, Mestre e Genova) ma il messaggio è comune: “Il vegetariano non rinuncia ma sceglie. Il vegetariano è felice”. “Oggi  -  racconta Luciana Baroni  -  mi sono preparata pasta con i broccoli e porri poi pane con tahin, una salsa di semi di sesamo. Se diventi vegetariano, non perdi gli amici. Quelli che vengono a cena da me alla fine mi chiedono le ricette. Se vado a casa d’altri li avverto della mia scelta e un risotto o una pasta riescono a prepararmeli”. Felice anche il genovese Francesco Castorina. “Oggi mi sono cucinato pasta integrale con minestrone e hamburger di lenticchie. Il cibo è importante, nel nostro messaggio. Non a caso, le nostre conferenze sono brevi  - massimo mezz’ora  -  e sono sempre seguite da cene, cuore dei corsi di cucina pratica e teorica. Tante le domande che ci vengono poste. Una dieta vegetariana è pericolosa? Si può vivere senza carne? La nostra dieta  -  rispondiamo  -  è pericolosa se fatta male, come del resto la dieta degli onnivori. Si sopravvive? Gran parte degli indiani da secoli non si cibano di carne. Il ferro e il calcio? Basta scegliere le verdure e i legumi giusti”.

    Ravioli di tofu, polpette di piselli, biscotti d’orzo… “Certo, ci vuole più tempo che cuocere una bistecca. Ma basta guardare meno tv e il tempo si trova. Essere vegetariano vuol dire fare una scelta di vita ma non ci sentiamo superiori agli altri. Una signora genovese (ha 85 anni ed è vegetariana da 70) dice però che se si può essere vegetariani senza essere buoni (Hitler era vegetariano, ndr) non ci può essere bontà senza vegetarismo. In passato tanti ci guardavano in modo strano, ora qualcosa sta cambiando. Qui a Genova, ad esempio, ci hanno chiamato a fare conferenze al festival della Scienza. Vuol dire che ci prendono sul serio”.
    Non si pagano quote, per entrare nella Società genovese. Basta iscriversi al sito. “Con la scelta vegetariana si diventa anche amici. Alla fine di marzo organizzeremo a Claviere la prima settimana bianca vegetariana, con cucina vegana. Anch’io ho fatto questa scelta, quando ho scoperto che latte e formaggi mi facevano gonfiare le mani”.

    Tutti uniti per la propria salute e per la salute del mondo. Vegetariani e vegani, nel loro materiale informativo, raccontano che “per produrre un solo chilo di carne servono dai 7 ai 16 chili di soia o altri legumi, 15.500 litri di acqua pulita e 323 metri quadri di pascolo”. Il chilo di carne viene mangiato da chi se lo può permettere mentre i poveri del mondo debbono rinunciare ai legumi. Per dimostrare che la dieta senza carne e pesce non debilita si citano i nomi di atleti che hanno fatto stupire il mondo: da Carl Lewis a Martina Navratilova, da Paavo Nurmi a Edwin Moses.

    “Mentre per una dieta vegetariana non ci sono problemi  -  dice il professor Vincenzino Siani, docente di Ecologia della nutrizione all’università di Tor Vergata  -  qualche dubbio esiste per la dieta vegana. Le proteine si trovano anche in cereali e legumi ma la vitamina B12 nei vegetali non è presente  -  se non in piccola parte in certe alghe  -  e chi anche rinuncia a latte e uova ne resta privo. Per questo i vegani debbono assumere questa vitamina in pillole e questo è il loro tallone d’Achille. Io sono vegetariano ma non vegano. Non ci si può giustificare dicendo che l’uomo per secoli ha mangiato solo vegetali ed è riuscito a sopravvivere. Chi mangiava erbe, foglie e verdure in passato mangiava anche gli insetti che c’erano in mezzo e pezzetti di terra. La nostra igiene ha cambiato il modo di assumere i vegetali, non più “arricchiti” come in passato”.

    Il dieci per cento di vegani sembra però in aumento. “Chi da onnivoro diventa vegetariano, nei primi tempi, rinunciando a carne e pesce, si butta sul formaggio e a volte eccede. Crede che a fargli male sia il formaggio e invece è solo l’eccesso di tale cibo. E allora rinuncia. Io continuo ad assumere latte e derivati, sia pure in piccola quantità. Mi sembrerebbe assurdo ricorrere a pillole”.

    A Verona, nel giugno scorso, è stato aperto il primo ambulatorio pediatrico vegetariano d’Italia. “I vegetariani  -  racconta il professor Leonardo Pinelli, diabetologo e nutrizionista pediatrico  -  vogliono che anche i loro figli seguano la loro scelta e non sanno a chi rivolgersi. I pediatri non sono preparati e si arrabbiano. “Cosa, non vuol dare la carne a suo figlio?”". L’ambulatorio è pubblico e gratuito, organizzato dalla Asl e dall’università. “Noi sappiamo che la dieta vegetariana fa bene. Sappiamo che il 40% delle malattie, dal diabete al colesterolo all’ipertensione, possono essere affrontate con una dieta vegetale. Ma non abbiamo dati italiani, statistiche e ricerche arrivano quasi tutte dagli Stati Uniti. Noi vogliamo studiare i “nostri” genitori e i “nostri” bambini. Vengono da noi papà e mamme cui non bastano le informazioni prese in Internet o nel negozio macrobiotico. Vengono a chiedere, ad esempio, cosa fare per lo slattamento ai sei mesi, quando gli altri piccoli passano agli omogeneizzati di carne. Noi indichiamo frutta, brodo vegetale, crema di riso o mais e tapioca. Dopo una o due settimane consigliamo le pappine di lenticchie rosse decorticate. Certo, può stupire una scelta vegetariana fatta dai genitori per i neonati, ma saranno comunque i piccoli a decidere quando saranno cresciuti. C’è da rilevare però che il gusto si forma nei secondi sei mesi di vita e ai bimbi resterà per sempre la passione per sapori delicati come quelli dei legumi e delle verdure. I genitori vengono da noi anche per un altro motivo. Alla nonna che protesta perché un bimbo non può crescere senza carne, la mamma potrà farsi forte del parere di un docente universitario”.

    Fonte: La Repubblica

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