Archive for November 24th, 2009

Le motorizzazioni verdi influenzeranno il mercato dell’auto: il futuro e’ elettrico

Tuesday, November 24th, 2009
Entro il 2020 la crescente attenzione dei consumatori nei confronti dell’ambiente, i limiti legislativi sempre piu’ stringenti, la volatilita’ del prezzo del gas e del petrolio, contribuiranno ad un incremento della domanda di veicoli elettrici
Il mercato dell’auto sta andando incontro a dei profondi cambiamenti, e uno dei trend che influenzera’ maggiormente il settore sara’ quello dello sviluppo di motorizzazioni verdi. Ed e’ proprio sul futuro delle quattro ruote che si e’ discusso nel corso della prima tappa dell’Osservatorio sull’auto elettrica, uno dei temi piu’ caldi dell’automotive, promosso e organizzato da Deloitte, che ha invitato a discuterne le Istituzioni, i principali player del mercato dell’energia e i protagonisti del settore dell’auto.
Tra queste l’auto elettrica, che oggi si trova nell’anno zero del suo lancio e che avra’ una serie d’implicazioni per il settore auto nel suo complesso. ”Siamo consapevoli che il compito di un costruttore di auto, oggi, sia quello di affrontare con il massimo impegno le sfide del controllo delle emissioni, della riduzione degli impatti ambientali nel settore dei trasporti e dell’uso di fonti di energia rinnovabili”, ha affermato Jacques Bousquet, direttore Generale Renault Italia

”E’ per questo - ha spiegato - che noi di Renault abbiamo deciso di puntare sull’auto elettrica, stanziando 4 miliardi di euro di ricerca volti a garantire che il veicolo elettrico diventi finalmente una realta’. Unica soluzione di mobilita’ ad impatto nullo per l’ambiente, la gamma di veicoli ‘zero emissioni’ che commercializzeremo dal 2011 rappresentera’ una svolta, consentendo di offrire una mobilita’ sostenibile a tutti”. 

Per la diffusione di questo nuovo modello di mobilita’, secondo il direttore generale Renault Italia “e’ necessaria una condivisione d’impegni da parte di piu’ attori: produttori di energia, Governi centrali e Istituzioni locali. In quest’ottica s’inserisce anche l’accordo siglato con A2A per i progetti pilota sulle citta’ di Milano e Brescia”. 

Per l’occasione Deloitte ha presentato i risultati della sua ultima ricerca in ambito automotive ‘A new era. Accelerating toward 2020 - An automotive industry transformed’, che tra i diversi ambiti toccati, ha visto nel passaggio all’elettrico, uno degli elementi di maggiore interesse. Per Marco Martina, Partner di Deloitte ed esperto del settore Automotive, ‘’sara’ importante definire delle nuove logiche di relazione con il cliente finale, sia in termini di segmentazione del cliente che di canali di vendita: i produttori dovranno ripensare ad esempio il ruolo di internet e delle amministrazioni locali”. 

Attualmente i veicoli ibridi ed elettrici rappresentano solo una piccola frazione del parco macchine circolante. Ad esempio in Germania su 50 milioni di auto, solo 1.500 sono elettriche, mentre 22.300 sono le ibride. Ma, secondo la ricerca, la crescente attenzione dei consumatori nei confronti dell’ambiente, i limiti legislativi sempre piu’ stringenti, la volatilita’ del prezzo del gas e del petrolio, contribuiranno sicuramente ad un incremento della domanda di veicoli elettrici entro il 2020, andando ad incidere soprattutto sul segmento degli spostamenti su brevi distanze. 

L’indagine di Deloitte ha inoltre sottolineato che con una produzione su larga scala in Europa a partire dal 2011, la crescita di questo mercato potra’ essere significativa. Vero e’ che dovranno essere superate le principali barriere che ad oggi limitano la diffusione dell’elettrico, quali ad esempio i costi ancora elevati dei veicoli elettrici, il limitato numero di modelli, la carenza infrastrutturale e una mancanza di incentivi governativi e di sussidi per l’acquisto. Nonostante i governi degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale supportino lo sviluppo della tecnologia EV (Eletric Vehicles), solo Francia, Inghilterra e Cina offrono dei sussidi

”Noi operatori elettrici dobbiamo essere pronti - commenta Giuliano Zuccoli, presidente del Consiglio di Gestione A2A - dobbiamo essere facilitatori del salto tecnologico, dotando per tempo le citta’ delle infrastrutture necessarie. A2A offre, percio’, la disponibilita’ ad investire nelle infrastrutture, per diventare un promotore attivo di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni nocive, ai Comuni di Milano e di Brescia (e in prospettiva a tutti i Comuni dove A2A e’ presente: Bergamo, Como, Monza, etc…), i quali, con questo progetto pilota, possono porsi all’avanguardia nella sperimentazione con le piu’ sensibili capitali europee (Berlino, Londra, Parigi)”. 

”La E-Mobility e’ un mercato emergente in linea con la strategia di E.On, la quale partecipa attivamente al suo sviluppo”, dice Luca Dal Fabbro, amministratore delegato di E.On Energia Spa. ”La chiave del successo e’ una crescita coordinata, che significa non solo occuparsi dell’efficientamento della rete di distribuzione (che sara’ richiesta cambiando la tipologia di prelievo dell’energia), delle stazioni di carico delle auto, dello sviluppo dei sistemi di energy storage piu’ efficienti ed ovviamente dello sviluppo di un’auto elettrica con un’autonomia sufficiente ad essere commercialmente interessante”. 

”Abbiamo gia’ avviato diversi progetti coordinati in diversi paesi per identificare il potenziale modello di business in particolare in Germania e Svezia”, conclude Dal Fabbro. Ed e’ anche sugli attuali limiti di sviluppo alla diffusione di questo mezzo che si sono concentrati gli interventi di alcuni partecipanti all’Osservatorio di oggi. 

Tra gli altri esponenti delle Istituzioni, il cui ruolo e’ fondamentale per la promozione di un modello di mobilita’ sostenibile, l’assessore all’Ambiente del Comune di Milano, Paolo Massari, ha ribadito ”la strategia del Comune di Milano, che inquadra la promozione dell’auto elettrica tra le misure per concorrere alla riduzione dell’inquinamento locale da polveri fini e alla mitigazione dei effetti climatici dei gas climalteranti, attraverso progetti e-mobility rivolti al settore pubblico e all’utenza privata”.

Fonte adnkronos

Penisola Sorrentina, il mare della baia del Pecoriello profanato dai liquami

Tuesday, November 24th, 2009

Domenica, ore 8.30: l’intera baia del Pecuriello a Sant’Agnello, area protetta perché riserva naturale, cambia colore per l’invasione di tonnellate di liquami sversati abusivamente da un rivolo sottostante via dei Pini. Analogo episodio si era già verificato una settimana prima, spingendo il Wwf a una prima denuncia. Ora la nuova offesa all’ambiente: il mare smeraldo diventa marrone. «Siamo stati allertati dai cittadini in prima mattinata - dice Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Penisola Sorrentina - ma abbiamo raggiunto il posto a mezzogiorno convinti di trovarci già l’esercito. Invece, a parte i turisti affacciati ad osservare il deplorevole spettacolo, di forze dell’ordine nemmeno l’ombra. Le abbiamo chiamate noi. Dal belvedere dei Cappuccini, di fronte ad un prestigioso hotel, abbiamo osservato e filmato una vasta chiazza di colore marrone scuro dal tipico odore fognario che si allargava in mare in direzione Sorrento. Immediatamente abbiamo dato l’allarme e sono sopraggiunti i carabinieri e il comandante della Capitaneria di Sorrento. Quindi ci siamo inoltrati, armati di macchina fotografica e telecamera, lungo la ripida scalinata giù nella forra fino alla spiaggetta».

 

Il filmato è stato poi caricato e si può vedere ora sul nostro sito on line. «Lo spettacolo offerto al nostro arrivo era assolutamente triste e deplorevole - continua D’Esposito -: miasmi pestilenziali e irrespirabili di fogna invadevano l’aria dell’intera baia. La spiaggia, invasa da rifiuti di ogni genere, plastica, ferraglie, tubature, copertoni e cadaveri di animali, era attraversata da una corposa cascata di liquami marroni e maleodoranti che finivano per riversarsi in un mare che appariva color cioccolato».

Tutt’intorno, lo scenario magnifico delle rupi tufacee come quella del “Pizzo”, spettacolare e ancora intonsa, ricca di vegetazione mediterranea e di suggestioni mitologiche e per questo sottoposta a vincolo monumentale e archeologico. I veleni sono gettati in un luogo, insomma, che voleva conservarsi spettacolare, dove le acque dolci si incontrano col mare attraversando la spiaggia protetta dalle falesie. È qui che stormi di uccelli migratori provenienti dal nord-Europa si fermano a riposare prima di riprendere il lungo viaggio per l’Africa, è qui che i balestrucci e i rondoni annunciano la primavera e i falchetti si lanciano in picchiata sulle prede. «Il sito è riconosciuto dalla Unione europea di “Interesse Comunitario” ed è una “Zona a Protezione Speciale” per i suoi fondali marini - precisa ancora D’Esposito – quindi stiamo parlando di un angolo di una bellezza incomparabile ma che ci è apparso terra di nessuno, violentata impunemente».

La fuoriuscita di liquami protrattasi per l’intera giornata «ha provocato una grave e palese alterazione morfologica delle acque e dell’ecosistema marino oltre ad un grave danno paesaggistico ambientale – scrive D’Esposito nella denuncia inoltrata alla Procura di Torre Annunziata e all’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini -. Ancora una volta siamo stati testimoni di come speculatori criminali senza scrupoli approfittino, con una rozzezza culturale assurda, della possibilità di disfarsi di tonnellate di sostanze inquinanti nella convinzione di restare impuniti. È un comportamento barbarico che va immediatamente interrotto».

Fonte: Corriere della Sera

Nei supermercati lombardi vendita “alla spina” dei prodotti della spesa quotidiana

Tuesday, November 24th, 2009
Ridurre, riciclare, riusare e recuperare: le quattro R suggerite dall’Unione europea su cui si basa il Piano di azione per la riduzione dei rifiuti in Regione Lombardia
“La Lombardia - ha detto Buscemi - e’ la Regione piu’ virtuosa d’Italia con il 48 % della raccolta differenziata e piu’ in generale nello smaltimento dei rifiuti. Ma il nostro obiettivo e’ ridurre ulteriormente la sua produzione tant’e’ che abbiamo avviato una sperimentazione che si concludera’ nei prossimi mesi e che riguarda proprio la riduzione dei rifiuti a cominciare dagli imballaggi e dal riutilizzo di contenitori di alimenti e dei beni di largo consumo”. 

Con la collaborazione con A2A e’, infatti, stato avviato uno studio per la vendita “alla spina” nei supermercati lombardi dei prodotti della spesa quotidiana. Per vendita “alla spina” si intende l’acquisto di pasta, riso, cereali, bevande e detersivi, da grandi dispenser, con appositi contenitori riutilizzabili. La sperimentazione, attualmente in atto in otto supermercati bresciani, si concludera’ alla fine dell’anno. Nel 2010 saranno resi noti i risultati e si potra’ poi applicare questa innovazione su tutto il territorio lombardo. 

Un’altra sperimentazione riguarda gli imballaggi per gli elettrodomestici. Anche in questo caso tv, lavatrici e lavastoviglie saranno consegnati in involucri piu’ sicuri, piu’ resistenti e soprattutto riutilizzabili. Il Parr, che si pone l’obiettivo di ridurre i rifiuti (perche’ “meno se ne producono meno se ne devono smaltire”), contiene indicazioni alla portata di tutti i cittadini. 

Tra queste la riduzione di carta negli uffici e dei volantini pubblicitari, la vendita diretta dal produttore al consumatore e l’acquisto di alimenti e bevande nella grande distribuzione, con il sistema “alla spina” e il recupero dei materiali ingombranti. 

“In Lombardia - ha aggiunto Buscemi - andiamo sempre piu’ verso la chiusura delle discariche e a favore dei termovalorizzatori che smaltendo i rifiuti producono energia e acqua calda per i cittadini”. Attualmente i termovalorizzatori in Lombardia sono 12. Un altro, da realizzare nell’hinterland milanese, e’ in fase di studio. “L’obiettivo nazionale di raggiungere il 65% della raccolta differenziata entro il 2012 - ha concluso l’assessore Buscemi - e’ quindi alla portata della Lombardia che con questo piano mira proprio a ridurre la produzione e quindi a tutelare l’ambiente”.

ETICHETTA ENERGETICA; 7 COLORI 7 CATEGORIE

Tuesday, November 24th, 2009

E’ stato finalmente raggiunto l’accordo tra gli eurodeputati e il Consiglio sull’etichettatura dei prodotti che consumano energia. Quanto consuma un frigorifero? Ed una lavastoviglie? Grazie all’etichetta sull’efficienza energetica diventa possibile sapere quanta elettricita’ impiega un elettrodomestico prima ancora di acquistarlo, orientando i consumi verso scelte piu’ consapevoli e responsabili. Le misure nascondo con l’intento di estendere l’utilizzo del marchio di efficienza e consumo anche ai macchinari industriali, commerciali e ad ogni oggetto che si alimenta ad elettricita’. L’etichettatura energetica, introdotta da una direttiva comunitaria nel 1992, nasce per indirizzare le scelte dei consumatori, ma ha anche la finalita’ di aiutare i produttori ad ottenere dei rimborsi per gli investimenti di risparmio energetico, orientandoli verso provvedimenti e interventi produttivi piu’ responsabili. Si stima che l’etichettatura contribuisca gia a far risparmiare l’equivalente di 3 tonnellate di petrolio all’anno. Grazie allo sforzo dell’Europarlamento la portata della procedura si e’ estesa e promette importanti risultati mediante un’etichettatura dei prodotti che informi sulla classe energetica e sui consumi, incoraggiandone l’adozione anche nella pubblicita’ dei prodotti e sui loro manuali d’istruzioni. Saranno le pubbliche amministrazioni a dare il buon esempio rifornendosi gradualmente solo dei prodotti energetici piu’ efficienti per gli acquisti superiori ai 15mila euro. Il provvedimento prevede sette classi di rendimento dalla A alla G contrassegnate da una ‘graduatoria’ di colore che va dal verde, della piu’ sostenibile, alla rossa, quella piu’ energivora. E l’accordo prevede anche che i prossimi passi riguardino l’etichettatura per altre categorie di prodotti: dagli infissi e finestre ai distributori di alimenti.

Fonte: Ansa.it

Anche la calotta ad est dell’Artico è colpita dallo scioglimento

Tuesday, November 24th, 2009
 
   
PARIGI
La calotta glaciale della parte orientale dell’Artico non può più dirsi risparmiata dallo scioglimento che ha già colpito la zona occidentale del continente. Lo rivela uno studio che apparirà nella rivista specializzata Nature Geoscience.Le calotte glaciali trattengono un’enorme quantità di acqua sotto forma di ghiaccio. Lo scioglimento della calotta di ghiaccio che ricopre la Groenlandia farebbe alzare il livello del mare di circa sette metri, mentre la scomparsa della calotta artica provocherebbe un innalzamento del mare di oltre 70 metri.«I nostri risultati mostrano che la calotta glaciale occidentale del continente artico perde del ghiaccio a un ritmo più veloce dal 2005 o 2006 e l’est del continente mostra dei segnali che vanno nella stessa direzione per questo periodo», secondo lo studio. I mutamenti sono attribuiti a un aumento della perdita di ghiaccio nelle regioni costiere orientali del continente artico.

Prima di arrivare a questi risultati i ricercatori vicini a Janli Chen, dell’Università del Texas a Austin, hanno studiato per sette anni i dati trasmessi dai due satelliti Grace tra l’aprile 2002 e l’aprile 2009.

Fonte: La Stampa

Legambiente: produrre meno rifiuti per ridurre l’impatto ambientale

Tuesday, November 24th, 2009

Sviluppare nuovi modelli basati su un approccio conservativo invece che dissipativo” è ciò che l’iniziativa di Legambiente si prefigge di inseguire attraverso iniziative mirate ad acquisti consapevoli, responsabili e sostenibili.

(Rinnovabili.it) – “Ridurre l’impatto sull’ambiente è una possibilità concreta. Per farlo bisogna promuovere e progettare eventi e sistemi a basso impatto ambientale, limitando le emissioni di CO2 ed il consumo di energia non rinnovabile”. A parlare è Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont, l’azienda che assieme a Coop e Virosac ha raccolto con interesse l’iniziativa promossa dall’associazione ambientalista Legambiente per la Campagna “Ridurre si Può”, all’interno del più ampio percorso della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.
La manifestazione, che come ha specificato il Vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri si prefigge di “coinvolgere la politica nazionale e le amministrazioni locali, il mondo della distribuzione e della produzione, le associazioni di categoria e i cittadini, proponendo azioni specifiche che si combineranno un’unica azione associativa costante durante tutto l’anno”, e il programma è stato reso noto lo scorso fine settimana a Salerno, città esemplare per aver raggiunto nel 2008 gli obiettivi fissati dalla legge per la quota di rifiuti da differenziare, che a tratti ha raggiunto anche picchi del 70%. Le iniziative che verranno così intraprese lungo il week-end prossimo del 28 e 29 Novembre, aiuteranno a sensibilizzare in acquisti meno ‘invasivi’ e a finalizzare le scelte dei cittadini verso una minore produzione e consumo dei rifiuti. Ciò aiuterà loro sia a migliorare la salute dell’ambiente che a contrastare gli effetti sul clima. Incontri, varie e concrete proposte ed una serrata diffusione di informazioni saranno strumenti specifici per invogliare e convincere le persone ad effettuare ‘spese sostenibili’ saranno solo alcuni dei consigli che dispenseranno alcuni volontari dinanzi i supermercati. Si impegneranno oltretutto nel proporre prodotti esclusivamente privi da imballaggio, quindi alla spina e/o sfusi. “Solo in Italia – ci racconta Legambiente – sono 300mila le tonnellate di buste in plastica tradizionale prodotte all’anno, l’equivalente di 430mila tonnellate di petrolio con l’emissione in atmosfera di circa 200mila tonnellate di CO2”.
“Da alcuni anni – ha detto Roberta Virago, responsabile marketing di Virosac – la ricerca di nuovi materiali e soluzioni ci permette di avere prodotti quasi totalmente disimballati e certamente più “leggeri” perché meno impattanti in termini di consumo di risorse. Nuovi ed evoluti materiali, anche in plastica rigenerata, ci consentono di ridurre gli spessori dei sacchi e degli imballi garantendo prestazioni tecniche eccellenti e preservando integralmente le caratteristiche funzionali dei nostri prodotti. La Campagna ‘Ridurre si può’ di Legambiente calza benissimo a quest’azienda che da anni s’impegna per un futuro sostenibile”. E’ con tali prospettive e attraverso l’uso di tecnologie specifiche nella produzione di materiali alternativi e sostitutivi della ‘vecchia’ e ‘insostenibile’ plastica, che a partire dal primo gennaio 2010 saranno in circolazione solamente shopper biodegradabili direttamente generate da prodotti rinnovabili come ad esempio il mais, che a dispetto delle vecchie buste che impiegano oltre 400 anni per estinguersi, farà si che i nuovi sacchetti siano in grado di biodegradarsi in soli pochi mesi e con meno effetti sull’ambiente, sui gas emessi e quindi sull’impronta generale generata sul suolo. Bastioli, concludendo, ha infatti ribadito come Novamont stia relegando un ruolo strategico alle innovative ‘bio-plastiche’ “esempio concreto del contributo fattivo che questi materiali forniscono allo sviluppo sostenibile e al consolidamento di una nuova politica industriale in grado di saldare le esigenze dell’economia con la sostenibilità, creando un sistema integrato tra chimica, agricoltura, industria ed ambiente per uno sviluppo a ridotto impatto ambientale”.

Fonte: La Repubblica

Usa, allarme a Three Mile Island fuga radioattiva dalla centrale

Tuesday, November 24th, 2009

Circa 20 persone sono state esposte a leggera contaminazione radioattiva in seguito ad una fuga verificatasi oggi nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, nota perchè proprio trent’anni fa qui si registrò il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense.

Stando a quanto riferisce il New York Daily News nella sua versione online, le persone coinvolte sarebbero tutti lavoratori impiegati nella centrale e sarebbero stati esposti ad un “livello basso di contaminazione”. “Non sembra esserci alcun rischio per la salute e la sicurezza pubblica”, ha detto al giornale Diane Screnci, portavoce della Nuclear Regulatori Commission impegnata nella verifica di quanto accaduto.

L’incidente ha avuto luogo alle 16 locali di ieri: allo scattare dell’allarme tutti i 150 dipendenti della centrale sono stati evacuati. L’operaio maggiormente colpito ha subito un’esposizione di 16 millirem, mentre il limite annuo non considerato pericoloso è pari a 2.000 millirem. Non si conoscono ancora le cause della fuga radioattiva.

Il 28 marzo del 1979 una valvola nel reattore-chiave della centrale atomica di Three Mile Island si guastò, dando inizio al peggior incidente nucleare nella storia Usa, da alcuni ritenuto anche il più grave disastro del nucleare civile dopo Chernobyl. Non vi furono morti dirette, ma dopo quel grave episodio negli Stati Uniti non venne più costruita alcuna centrale nucleare.
Fonte: La Repubblica

Un’onda calda nel Pacifico preannuncia il ritorno di El Nino

Tuesday, November 24th, 2009

Un satellite Nasa rileva una fascia di temperatura e un livello di superficie superiori alla norma. Il fenomeno non dovrebbe causare i disastri del ‘98, ma un inverno e primavera molto più caldi

di LUIGI BIGNAMI

 

Un satellite della Nasa ha “ripreso” quelle che possono essere considerate le impronte del ritorno di un nuovo evento di El Nino. Il satellite OSTM/Jason-2 (Ocean Surface Topography Mission) ha rilevato, infatti, una lunga fascia di acque più calde della norma distendersi lungo l’Oceano Pacifico, una specie di lunga onda nota come “onda Kelvin”, che si distende quasi per intero da est ad ovest dell’Oceano. La fascia d’acqua in questione, che si estende tra i 100 e i 170 gradi di longitudine ovest, risulta essere anche più alta della quota normale della superficie marina. Tali condizioni sono state rilevate durante i primi 10 giorni di novembre dal satellite della Nasa.

Le aree colorate in rosso e in bianco indicano che il livello del mare è più alto da 10 a 18 cm rispetto alla media. A fare da contraltare, ci sono altre aree del Pacifico dove il livello del mare risulta da 8 a 15 cm inferiore al valore medio. Là dove il mare risulta più alto è segno che le temperature sono più elevate della media, perché l’aumento di temperatura le fa espandere, tant’è che il valore, rilevato nelle ultime settimane, è di circa 2° centigradi superiori alla media. Dove le temperature sono più fredde invece, la quota inferiore del livello marino indica una contrattura della superficie dell’acqua.

El Nino è una condizione particolare dell’Oceano Pacifico che si manifesta naturalmente ad intervalli che possono andare da 2 a 7 anni. Il suo arrivo è temuto dai più, anche se in particolari condizioni e limitate aree viene visto come un fenomeno positivo. Generalmente infatti, apporta piogge violentissime lungo le coste meridionali dell’America meridionale e siccità disastrose in Australia e nell’Asia orientale. E determina una riduzione del pesce marino lungo le coste dell’America meridionale che generalmente sono più pescose quando l’acqua è più fredda e ricca d’ossigeno. El Nino inoltre, proprio perché riscalda una grande area del più vasto oceano del pianeta, ha un’influenza globale sul clima, tant’è che quando arrivò il più intenso episodio di El Nino registrato in tempi storici, tra il 1997 e 1998, si ebbe l’anno più caldo da che si misurano le temperature terrestri, che fu proprio il 1998.

 ”Quest’anno è benvisto da chi abita nel nord America occidentale, dove il fenomeno dovrebbe apportare neve durante l’inverno e piogge durante la prossima primavera, condizioni che dovrebbero alleviare una lunga siccità che interessa tutta la fascia occidentale degli Stati Uniti”, ha spiegato Bill Patzer del Jet Propulsion Laboratory della Nasa in California (Usa). E quali saranno le ricadute sul clima? Se si considerano le condizioni attuali l’evento di El Nino in atto non dovrebbe essere più importante di quello del 1997/98. Tuttavia, non è da escludere che l’inverno che deve arrivare e la successiva primavera possano essere notevolmente più caldi delle medie decennali
Fonte: La Repubblica

Terremoto, due arresti in Abruzzo

Tuesday, November 24th, 2009

Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara in relazione a episodi corruttivi nell’ambito degli appalti per la ricostruzione post sismica. Sono Claudio D’Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara.

L’APPALTO - A disporre l’arresto è stato il gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L’operazione, denominata Ground zero, è del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara. L’accusa è di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l’intento di pilotare l’aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L’importo dell’appalto è di circa 15 milioni nell’ambito della ricostruzione post terremoto a L’Aquila. Indagini ancora in corso.

Fonte: Corriere della Sera

Ecco la sedia elettrica per aragoste

Tuesday, November 24th, 2009

Quando al ristorante si ordina un’aragosta, quasi mai si pensa al modo in cui tale prelibatezza viene cucinata. In realtà, il crostaceo viene immerso solitamente vivo in una pentola di acqua bollente e i suoi lamenti mentre muore hanno un che di straziante (anche se molti sostengono che siano semplicemente causati dal rilascio dei gas sotto al guscio) e possono durare anche diversi minuti. Ma tale supplizio sembra ora destinato a terminare, almeno a dar retta all’inglese Simon Buckhaven, di professione imprenditore, che ha inventato un dispositivo “più umano” per uccidere quasi istantaneamente aragoste, gamberi e scampi e avere, al tempo stesso, un gusto migliore nel piatto.

MORTE RAPIDA - Si tratta del “CrustaStun” (), una sorta di scatola in acciaio inossidabile, dalle dimensioni di un forno a microonde e contenente una spugna bagnata e un elettrodo. Quando il crostaceo viene posizionato all’interno e si chiude il coperchio, l’elettrodo porta la corrente che stordisce l’animale e lo uccide praticamente senza dolore. Secondo il suo inventore - che ha sviluppato il “CrustaStun” con un team di esperti della sua azienda, la “Studham Technologies” nel Bedfordshire, dopo aver scoperto il modo crudele in cui vengono ammazzate le aragoste – il dispositivo può ridurre all’incoscienza un crostaceo di grosse dimensioni in meno di 3 secondi e ucciderlo in 5-10 secondi: un tempo decisamente più ridotto rispetto ai 4-5 minuti che impiega un granchio per morire bollito vivo (in alternativa, lo si annega per otto ore in acqua dolce) o ai 3 minuti che ci vogliono perché un’aragosta faccia la stessa fine.

ANIMALISTI FAVOREVOLI - «Anche i crostacei sono esseri senzienti – ha spiegato il signor Buckhaven al Daily Mail– e come tali sentono il dolore e la sofferenza. Per questo motivo, non dovrebbero essere bolliti vivi o tagliati a metà». Il “CrustaStun” ha già incontrato il favore della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Rspca) e della Peta () e pare che dall’Unione Europea possa presto arrivare una direttiva che ne raccomandi l’utilizzo nei ristoranti. E anche se il prezzo del dispositivo (quasi 2.800 euro per il modello base, mentre la versione più grande ne costa oltre 66.500) potrebbe rappresentare un ostacolo, soprattutto in questi tempi di crisi, in realtà ci sono già una sessantina gli ordini pronti ad essere evasi.

Simona Marchetti

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!