Archive for November 23rd, 2009

Influenza A : Allerta dopo la mutazione

Monday, November 23rd, 2009

E’ guardia alta nel mondo e anche in Italia dopo l’annuncio da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che mutazioni del virus A/H1N1 dell’influenza A sono state rilevate in tre casi in Norvegia ed in alcuni altri casi sporadici in vari Paesi. La rete dei laboratori-sentinella italiani è al lavoro per tenere sotto ’stretta sorveglianza’ il virus H1N1 che ieri ha fatto altre due vittime. Anche da noi, si rileva dall’Istituto superiore di sanità, sono state registrate delle mutazioni del virus, ma “irrilevanti” e dunque senza effetti di pericolosità. Una mutazione temuta, quella del virus pandemico, ma che al momento sembrerebbe non particolarmente allarmante. Ed il ministero del Welfare, come già precisato dall’Oms, ribadisce: resta valida l’efficacia dei farmaci antivirali e del vaccino.

ALTRE DUE VITTIME - Una bambina di tre anni, affetta da una grave cardiopatia congenita e positiva al tampone dell’influenza H1N1, è deceduta nella notte all’Azienda Ospedaliera di Padova. La piccola, che viveva a Bovolenta (Padova), era ricoverata da alcuni giorni e, da lunedì era sottoposta alla terapia con l’Ecmo, una macchina per l’ossigenazione extracorporea del sangue. Lo rende noto l’assessore regionale alla sanità Sandro Sandri. A Napoli è morto invece un uomo di 40 anni, di Ercolano, risultato positivo al virus dell’influenza A: era affetto da una polmonite bilaterale ed era stato ricoverato nel reparto di rianimazione mercoledì scorso.

ESPERTA ISS, ANCHE DA NOI MUTAZIONI MA NON RILEVANTI: Anche in Italia sono state rilevate alcune mutazioni del virus A/H1N1, ma non si tratta di mutazioni “rilevanti” in quanto non inficiano né l’efficacia del vaccino antipandemico disponibile né indicano una acquisita maggiore virulenza del virus. A spiegarlo é la responsabile del Centro nazionale influenza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e coordinatrice della rete dei laboratori Influnet, Isabella Donatelli. L’andamento del virus H1N1, ha detto, è in ogni caso ’sotto i riflettori’ della rete nazionale dei laboratori-sentinella Influnet (23 in tutta Italia), e se altri tipi di mutazioni dovessero verificarsi, sarebbero rilevate dai laboratori entro i tempi tecnici necessari per le analisi, ovvero 2-3 giorni.

OLEARI (MINISTERO WELFARE), SEMPRE VALIDI VACCINO E FARMACI: Si tratta di una mutazione “sporadica e spontanea” quella segnalata ieri dall’Oms del virus a/H1N1 in Norvegia, ha confermato oggi il direttore generale Prevenzione e sanità del ministero del Welfare, Fabrizio Oleari. “Abbiamo verificato con l’Oms - ha aggiunto - che anche il virus nella forma modificata mantiene sostanzialmente la sua sensibilità ai farmaci antivirali e il vaccino mantiene la sua efficacia”. Oleari ha quindi aggiunto che quanto verificato dall’Oms non mette in discussione la strategia di difesa fino ad ora adottata: “sono mutazioni puntiformi - ha detto - che non influiscono minimamente sulle strategie dell’Italia, dell’Unione Europea e dell’Oms”.

GUARDIA ALTA, ALTRO RISCHIO RIASSORTIMENTO CON VIRUS AVIARIA: La mutazione del virus A/H1N1 “non è necessariamente associata al fatto che il virus possa essere diventato più aggressivo o pericoloso”, tant’é che essa è stata osservata sia in casi lievi che gravi. Dunque, per ora non ci sarebbero pericoli, ma la guardia resta “alta”, ha confermato anche la virologa Ilaria Capua, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Legnaro (Padova). Il monitoraggio, ha aggiunto, è “fondamentale, perché non si può escludere il verificarsi di nuove mutazioni del virus eventualmente più pericolose”. Un altro rischio, ha inoltre sottolineato, è quello di un “riassortimento del virus A/H1N1 con il virus H5N1 dell’influenza aviaria, perché in questo caso si determinerebbe un nuovo virus con ogni probabilità molto aggressivo, data l’alta aggressività di H5N1″.

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Rilasciate le prime ECOpatenti d’Italia

Monday, November 23rd, 2009

 I primi risultati del progetto-sfida che attraverso un utilizzo più ecologico dell’autovettura mira a “cambiare marcia” alla guida italiana

(Rinnovabili.it) – Guidare a favore dell’ambiente con un occhio alla sicurezza e ai consumi. Questo in parole povere quanto sta dietro alla nozione di guida ecosostenibile, il concetto che si sta facendo strada a livello nazionale, anche grazie al supporto anche ricevuto dal Governo e che costituisce il fulcro del progetto ECOpatente organizzato da CAA group srl in collaborazione con Confedertaai (Confederazione Titolari Autoscuole Agenzie d’Italia) e Legambiente; un percorso formativo si rivolge ai giovani futuri automobilisti con l’obiettivo di creare consapevolezza sul tema del rispetto ambientale, diffondendo le informazioni sull’utilizzo intelligente, corretto ed ecosostenibile dell’autovettura.
L’iniziativa partita lo scorso ottobre fino a febbraio 2010 darà la possibilità ai ragazzi tra i 17 e 18 anni di iscriversi ad un corso presso le autoscuole aderenti all’iniziativa (fino ad ora circa 700) ed essere formati sulle regole basilari per una guida sostenibile; alla fine del corso un questionario di valutazione sancirà il recepimento o meno delle indicazioni e dunque l’ottenimento dell’EcoPatente.
I primi in tal senso sono i giovani dell’Autoscuola Orsini di Pineto (TE) e a celebrazione dell’evento sarà organizzato una giornata speciale presso la concessionaria FIAT – Progetto Auto, il prossimo 26 novembre dove saranno a disposizione dei giovani Ecopatentati un team di piloti a bordo di 500, dotate di cambio robotizzato e sistema Start&Stop. I ragazzi avranno la possibilità di cimentarsi in un Contest eco:Drive e mettere in pratica le nozioni recepite in aula con la possibilità di misurare direttamente la qualità della guida attraverso l’innovativo software sviluppato da Fiat partener del progetto assieme a Bosch, Eni e Magneti Marelli; il programma attraverso la porta USB del sistema Blue&Me della vettura, permette di analizzare lo stile dell’automobilista aiutandolo a ottimizzare il comportamento in termini di consumi e di emissioni.

Ginevra, riparte l’accelleratore di particelle del Cern

Monday, November 23rd, 2009

L’acceleratore di particelle Lhc del Cern, a Ginevra, è stato riacceso ieri sera dopo essere rimasto fermo 14 mesi per riparazioni. Il Large Hadron Collider, formato da un circuito di 27 chilometri di lunghezza posto a cento metri di profondità alla frontiera franco-svizzera, era stato inaugurato con successo il 10 settembre 2008 per poi essere spento appena 36 ore dopo a causa di un guasto dovuto a un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti superconduttori della macchina.

Nei successivi lavori di riparazione sono stati sistemati altri 53 magneti risultati difettosi, ed apportate diverse migliorie quali un rilevatore di livello di resistenza elettrica che permetterà di escludere l’alimentazione prima che un corto circuito possa danneggiare i componenti della macchina.

 

‘’In 6 ore la macchina e’ riuscita a fare quello che pensavamo di fare in tre giorni’’, ha detto il fisico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Guido Tonelli, responsabile mondiale di uno dei quattro esperimenti dell’acceleratore, il Cms. ‘’E’ stata una notte di grande eccitazione’’, ha detto ancora Tonelli. ‘’Tutto ha funzionato al meglio, e’ stato perfetto’’, ha aggiunto.

E c’e’ stato anche un doppio brindisi: uno per i due fasci di particelle che finalmente circolavano nella macchina e uno per i due gemelli, il cui arrivo e’ stato annunciato da una coppia di giovani fisici in servizio al Cern.

I ricercatori sono stati i primi
a stupirsi quando il primo fascio, quello che circola in senso orario, in soli cinque minuti e’ stato fatto circolare progressivamente in tutti i settori dell’acceleratore fino a percorrere un giro completo. Il 10 settembre 2008, al primo avvio della macchina, lo stesso risultato aveva richiesto circa un’ora di lavoro. Poi il fascio e’ stato ‘’catturato’’, ossia mantenuto in circolazione nell’anello di 27 chilometri, dove ha fatto 20.000 giri in pochi secondi. ‘’Erano le 10 di sera ed eravamo gia’ a fare le operazioni previste per oggi pomeriggio’’, ha detto ancora Tonelli.

‘’In queste ore stiamo ricontrollando i dati e studiando tutti gli eventi e programmando le prossime fasi’’, ha aggiunto Tonelli. Prima di Natale l’energia dell’acceleratore potrebbe essere portata dagli attuali 450 miliardi di elettronvolt (GeV) a 1.200 miliardi di elettronvolt (1,2 TeV). Le collisioni sono attese fra una o due settimane.
CONTRIBUTO ITALIANO
“Siamo di nuovo in pista
per un’avventura scientifica che aprirà un’era nuova della fisica”: così il professor Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha commentato il successo del primo giro completo dei fasci di particelle nell’anello di Lhc. “Il fascio di particelle gira ora in tutta sicurezza, monitorato in modo sofisticato e protetto grazie ai nuovi sistemi di controllo”, ha aggiunto Petronzio spiegando che “a questo successo hanno contribuito non poco i tecnici italiani, protagonisti nelle opere di riparazione e miglioramento della macchina seguite all’incidente del 19 settembre 2008″.

Un contributo che ha avuto “un piccolo ma significativo esempio anche nelle ultime settimane, quando 4 dei cinque tecnici Infn inviati su richiesta del laboratorio di Ginevra ad accelerare la messa in funzione della macchina sono stati poi assunti nello staff del Cern”.

Lhc è un’impresa scientifica internazionale in cui l’Italia ha un ruolo di primo piano con un contribuito pari a circa il 15% dell’intera macchina. All’acceleratore lavorano oltre 600 fisici italiani coordinati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. I due «giganti» di Lhc, gli esperimenti Cms e Atlas sono guidati da Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, e italiano è lo stesso direttore della ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, ex-membro della Giunta esecutiva dell’Infn.
Alla costruzione di Lhc hanno contribuito anche industrie italiane che hanno costruito parti importantissime e di tecnologia molto avanzata e il nostro paese ha saputo assicurarsi un ritorno degli investimenti per Lhc superiore al contributo italiano al Cern e a quello della maggioranza degli altri paesi europei.

Clima, la riscossa degli scettici

Monday, November 23rd, 2009
Gli hacker svelano scambi sospetti di mail: gli scienziati stanno gonfiando i dati
FRANCESCA PACI
CORRISPONDENTE DA LONDRA
C’era una volta l’ambientalista scettico Bjørn Lomborg che solitario come un eretico marciava contromano sull’autostrada del lanciatissimo movimento verde. Undici anni dopo il celebre j’accuse pubblicato su Politken, l’irriverente professore danese non è più solo: a sostenere la sua tesi ci sono ora opinionisti, geografi, economisti. Non conta che il 95% della comunità scientifica abbia spedito al vertice di Copenhagen previsioni da fine del mondo, secondo il Times un inglese su due è convinto che il surriscaldamento del pianeta non dipenda affatto dall’uomo.Immaginate il polverone sollevato dalla notizia che illustri studiosi americani e britannici «aggiusterebbero» i dati sul cambiamento climatico per smontare le argomentazioni degli avversari. Quando ieri il sito internet econegazionista The Air Vent ha iniziato a diffondere le email rubate da anonimi hacker nel server dell’università East Anglia i dietrologi si sono scatenati. Come non pensare al complotto ambientalista se nel 1999 il climatologo Phil Jones scriveva d’aver usato un «trucco» per «nascondere il calo» della temperatura? E il ricercatore che definisce «idioti» gli scettici e allega un fotomontaggio con i più noti tra loro aggrappati a un iceberg? Il matematico canadese Stephen McIntyre, che da anni contesta le stime della Nasa sul blog Climateaudit.org, si è riconosciuto nella caricatura e brinda alla rivincita: «Una rivelazione mozzafiato».Lungi dal compattarsi di fronte alla temibile vendetta della Terra sfruttata, i suoi abitanti si sfidano senza esclusione di colpi. Se i sostenitori del partito lomborghiano sventolano le email, il cui furto è stato confermato dall’università East Anglia, gli altri fanno quadrato in difesa della categoria. «Quando gli scienziati usano la parola “trucco” intendono una buona trovata per risolvere un problema» spiega Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Centre dell’università di Pennsylvania. Come si fanno a giudicare decenni di calcoli da una conversazione informale? Eppure questa dialettica non conosce sintesi.

Il principale motivo del contendere è l’acqua, sorgente di vita ma anche di tsunami. Secondo il Potsdam Institute for Climate Impact Research, che ha analizzato gli ultimi 120 anni, tra il 1961 e il 2003 il livello del mare è cresciuto di 1,8 mm l’anno, il 50% oltre ogni stima: di questo passo entro il 2100 la temperatura salirà di 4° e il mare di 1,2 metri. Balle, replica l’oceanografo americano Carl Wunsch e smonta l’attendibilità di qualsiasi misurazione che pretenda di risalire indietro oltre 20 anni.

L’imprecisione degli strumenti di calcolo è la migliore freccia nell’arco degli scettici. Il capo del Met Office britannico John Mitchell ammette per esempio che le nuvole, potenziali alleate dell’homo ecologico per la loro capacità di assorbire calore, sono imprevedibili, «il tallone d’Achille di qualsiasi modello». Come pianificare il futuro? Perché apocalittici e integrati concordano sul surriscaldamento del pianeta, ma dissentono sui numeri. Così mentre il besteller Superfreakonomics denuncia l’antieconomicità d’investire l’1,5% del prodotto interno lordo del Regno Unito per ridurre del 2% le emissioni nocive, lo scienziato indiano Rajendra Pachauri, premio Nobel per la pace 2007 insieme ad Al Gore, incalza i Paesi industrializzati perché il 2015 potrebbe segnare il punto di non ritorno. Il problema è che il 2015 è domani.

La mafia dei negazionisti climatici

Monday, November 23rd, 2009

 


Da che mondo è mondo, ci sono delle tattiche ben collaudate per far tacere i propri avversari. Il primo stadio è sempre quello: far sapere al tuo nemico che lo controlli, che sai quello che fa, che tutto quello che dice ti viene fatto sapere. E’ il primo stadio dell’intimidazione mafiosa, quello che prelude poi a metodi fisici; gambizzare il nemico, o semplicemente ammazzarlo e poi buttarlo in una colata di cemento.

L’intimidazione è il metodo che è stato applicato agli scienziati del clima. Rubare le loro comunicazioni private e diffonderle su internet. Non è solo una cosa illegale e infame, è un messaggio molto chiaro: “state attenti, sappiamo quello che fate e quello che dite”. Non importa cosa ci fosse scritto nelle lettere, non importa che non contengano niente di compromettente: nessun ammissione che ci fosse un complotto, nessuna evidenza che gli scienziati fossero pagati da qualcuno come sostengono comunemente i negazionisti climatici. L’importante è il significato stesso dell’atto. Non è violenza fisica, ma è lo stesso; è rubare le tue cose e sparpagliarle in giro: è una dimostrazione di disprezzo.

Come si dice a volte, “quando il gioco si fa duro….”. Evidentemente, la questione climatica si sta facendo dura, con l’evidenza del riscaldamento globale ormai chiara per chiunque si prenda la briga di esaminare la situazione. Allo stesso modo, sta diventando ovvia la necessità urgente di prendere provvedimenti che non saranno indolori per le varie lobby, a partire da quella del carbone. Il solo dibattito, evidentemente, non basta più per nascondere l’evidenza. A poche settimane dal vertice di Copenhagen, non è una coincidenza vedere che “i duri cominciano a giocare”. A quando la gambizzazione degli scienziati?

Fonte: Risorse, economia, ambiente

Rinnovabili sott’accusa? Aper vuole chiarezza

Monday, November 23rd, 2009

Dopo il polverone alzato nelle ultime settimane l’Associazione parte al contr’attacco per difendere la categoria dei produttori di energia dalle fonti alternative

“Facciamo chiarezza”. Questo preme a Roberto Longo, presidente di APER che dopo i recenti sviluppi che hanno visto i produttori di rinnovabili in un ciclone mediatico, in un comunicato stampa rilasciato oggi parla a nome della categoria per chiedere rispetto e più dignità al settore.
“La cronaca degli ultimi giorni ha visto produttori di energia da fonti rinnovabili al centro di un’importante vicenda giudiziaria. Una nota trasmissione televisiva ha inoltre accusato i produttori eolici di sperpero di denaro pubblico per costruire impianti che, una volta realizzati, non funzionano”.
Lo scandalo degli impianti eolici emerso dall’operazione “Via col vento” della Guardia di Finanza, ha portato al sequestro di sette parchi eolici e, indirettamente, polemiche diffuse non solo sul caso in questione.
“Questi prosegue Longo – gli ultimi atti di un’azione mediatica che ultimamente, invece di sostenere lo sviluppo virtuoso delle fonti rinnovabili tende a criminalizzarne la crescita con insinuazioni e notizie molto spesso false sui reali impatti ambientali ed economici del settore”.
E per risottolineare una dignità mai persa dal settore, il Presidente Aper ricorda innanzitutto che: “oggi il sistema di incentivazione delle FER in Italia si basa sul premiare la quantità di energia effettivamente prodotta dall’impianto. In altre parole, senza la produzione di energia non c’è incentivo da riscuotere. Non basta quindi costruire l’impianto per rientrare dell’investimento, è fondamentale che funzioni e che produca!”

“La vicenda giudiziaria, poi, riguarda la concessione dei finanziamenti pubblici relativi alla legge 488 per lo sviluppo industriale del meridione. Non ha pertanto nulla a che vedere, nello specifico, con lo sviluppo del settore delle rinnovabili e dell’eolico in particolare, né è attinente alla concessione delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione degli impianti e, per quanto riguarda le accuse mosse a Oreste Vigorito – prosegue Longo – ci auguriamo che tutto si chiarisca al più presto e gli esprimiamo la nostra solidarietà umana”.

“E’ necessario che le istituzioni escano finalmente allo scoperto facendo chiarezza sulla cattiva informazione per ristabilire in maniera referenziata una comunicazione chiara e non fuorviante da cui emergano i vantaggi ambientali ed economici della crescita delle rinnovabili – conclude Longo – che sono alla base della volontà, condivisa a livello europeo, di promuoverne lo sviluppo”.

Fonte: La Repubblica

Quelle ferite nascoste nelle case a sette mesi dal terremoto

Monday, November 23rd, 2009

Come le formiche impazzite cacciate via dai loro formicai… Non si vedono tutte, le ferite del terremoto. Ci sono le macerie (stanno ancora discutendo dove portarle), ci sono le case e le chiese crollate. Ma ci sono ferite che sono chiuse dentro le poche case antisismiche, negli appartamenti dichiarati agibili, nelle stanze di albergo della montagna e della costa, nelle ultime tende blu. Sono soprattutto nel cuore delle persone. Fabiana, la sorella di Cristina, madre di Maila e moglie di Eugenio, manda una mail che racconta una di queste mille ferite che quasi sempre restano nascoste.

“Ciao, sono Fabiana Milani, quella del “diario di una famiglia dopo il terremoto”. Volevo renderti partecipe di ciò che sta succedendo nella mia casa dopo 7 mesi dal terremoto. Sembra assurdo ma in momenti in cui bisognerebbe stringersi un po’ per unire le forze, la mia famiglia si sta sgretolando.
Io e mio marito ci stiamo avviando alla separazione legale proprio in questo momento che non ho più il mio negozio che mi dava sicurezza, proprio adesso che avrei avuto bisogno di aiuto e di qualcuno accanto per affrontare questo brutto momento di disagio.

A questo si aggiunge la convivenza con mia suocera, stabilita dalla Protezione civile. Non voglio lamentare la decisione da loro presa, perché avranno avuto i loro motivi, ma voglio rendere noto e pubblico che questo terremoto oltre ad aver distrutto la nostra città piano piano ci sta distruggendo.
Sì, siamo in ginocchio di fronte ad una città distrutta e non riprenderemo mai quella che era la nostra vita, purtroppo.

NON c’è colpevole, non c’è con chi sfogare tutto questo e stiamo qui a cercare di ritornare alla nostra vita come fanno le formiche quando vengono cacciate dai loro formicai…..(impazzite). Grazie per l’ascolto e a presto, Fabiana”.

La scossa del 6 aprile ha spaccato i muri e violato l’intimità delle case. Fabiana - è diplomata maestra poi ha sempre lavorato come parrucchiera, fino a quando il terremoto ha distrutto il suo negozio - spiega che la sua vicenda privata è diventata “pubblica” proprio a causa del sisma. “La casa dove abbiamo sempre abitato e dove siamo tornati perché agibile è di proprietà di mio marito, di sua madre e di suo fratello. La Protezione civile ha accertato che mia suocera possiede una parte della “nostra” casa e ha deciso che deve venire ad abitare qui. Me ne dovrò andare, la convivenza sarebbe impossibile. Purtroppo la mia non è una vicenda isolata. Il terremoto - la fuga nelle tende, la fine di ogni intimità, la scomparsa di ogni sicurezza, giornate chiuse nella stanza di un hotel… - ha spaccato tante altre famiglie. Tante mie amiche mi hanno raccontato storie troppo uguali alla mia. Adesso mi sento davvero una formica impazzita. Non ho più il nido e non riesco a trovarne un altro. Sono andata alla Protezione civile, ho chiesto un aiuto. Mi hanno detto che cercheranno di darmi una risposta. La prossima settimana forse riuscirò ad aprire il negozio di parrucchiera. Io sono una persona che riesce a trovare sempre almeno un pezzo di serenità. Ho trovato momenti belli anche quando eravamo tutti - la mia famiglia, quella di Cristina e i miei genitori - nella stessa tenda blu. Ma adesso sento la fatica di questi sette mesi”.

Poche ore dopo, un’altra mail. La manda Maria Rita, la mamma di Fabiana e Cristina. “Non so se il dolore mi renderà giustizia, se riuscirò a tirarlo fuori e a concretizzarlo per renderlo com’è: tangibile e incandescente, affinché ci si possa un po’ tutti scottare e avere la sensazione di essere vivi. Comunque voglio tentare. Mezzo anno è trascorso da quel fatidico 6 aprile, non un solo giorno di “gioia” ma tanti giorni di mestizia, alternata a speranza che sta diventando sempre più flebile: In questo enorme marasma, c’è chi ha già trovato la consolazione di avere un tetto sopra la testa, magari per una priorità a volte nemmeno ben definita rispetto ad altri. Perché avente bambini a carico? Perché anziano? Perché extracomunitario? Perché già benestante e quindi meno avvezzo alla sofferenza? Perché…

Intanto, nell’attesa continua anche la coabitazione forzata, concausa spesso di smembramenti di famiglie per i motivi più disperati; vuoi per le abitudini a cui noi aquilani abbiamo già abbondantemente rinunciato dopo la dolorosa esperienza di ammassamento avvenuta nelle tende e vuoi anche per mille quotidiani motivi, non ultimo il restringimento in unica stanza tra genitori e figli per far posto a quel parentado che in tempi non sospetti non avrebbe rivendicato ausilio in virtù di presunta comproprietà dell’appartamento, che era appena sufficiente per un piccolo nucleo familiare….

La qualità della vita diventa veramente scadente, al punto tale che sopravvivere così nella profonda incertezza del presente e, con tutta la buona volontà, del futuro, risulta un’ardua impresa poiché vengono a mancare quei principi basilari di civiltà, di dignità di cui “l’uomo” si nutre per sentirsi leggermente superiore al cane e al gatto.

Riconosciamo lo sforzo che pur si sta facendo per ridarci speranza ma un grido forte viene dalla maggioranza dei disagiati: “Fate presto e nel frattempo non trascurate l’aspetto umano in tutte le sue sfaccettature, altrimenti molti di noi potrebbero non farcela. Rita Tichetti”.

Fonte: La Repubblica

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