Animali come sacchi di patate Canili-lager, è tam tam sul web
Un tam tam sul web, fra siti e blog, per risvegliare l’attenzione. Le associazioni dei volontari che operano nei canili e in generale gli animalisti si mobilitano dopo la notizia di una gara al ribasso che ha permesso a un maxi-canile di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza, di aggiudicarsi 420 cani, ospitati da una decina d’anni in due canili in Basilicata, promettendo di mantenerli per un euro e sessanta centesimi al giorno. Un passaparola - commenti, foto, messaggi - per ribadire l’urgenza di una soluzione alla questione dei canili lager ma anche un grazie a Repubblica per aver parlato pochi giorni fa della vicenda del canile di Cassano allo Ionio. Che con quell’euro e sessanta al giorno dovrebbe garantire alimentazione, spese veterinarie, accalappiamento dei randagi nei territori della Comunità, smaltimento dei corpi degli animali morti, anche quelli non selvatici né esotici, insomma mucche, pecore e simili.
Infliggere sofferenze agli animali rappresenta un reato ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice penale. Una legge del 2004, la 189, stabilisce che i maltrattamenti sugli animali sono da considerare reato - multe e fino a 18 mesi di carcere. Nonostante questa, o grazie a questa, dal 2006 a maggio 2009 le indagini della Forestale hanno portato alla denuncia di 137 persone e a quasi 6000 sequestri fra cani, gatti e altri animali. L’Italia è piena di luoghi usati come depositi di cani, utili a chi li gestisce per percepire fra i 2 e 5 euro al giorno dai Comuni per il mantenimento, salvo tenere le bestie in condizioni immonde, farle accoppiare per liberare i cuccioli, ri-accalappiarli e riprendere il giro. Un affare da un miliardo e mezzo di euro, concentrato prevalentemente al Sud.
Gran parte della responsabilità di tutto ciò è nella non applicazione della “legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”, la 281 del 14 agosto 1991. Sulla quale i Verdi, ad esempio, stanno per lanciare una campagna. Perché con la mancata applicazione della legge, spiega a Repubblica.it il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, “si alimenta il business dei canili-lager, come dimostra una lunga serie di sequestri, e si alimentano le zoomafie e il traffico illegale di animali”. Le conseguenze sono nelle cronache dei mesi scorsi. Un ragazzino ucciso dai randagi a Modica, in Sicilia, a marzo; una turista aggredita nella stessa zona, pochi giorni dopo; un bimbo sbranato ad Acireale, a luglio. Per citare solo alcuni casi.
All’epoca il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, aveva puntato l’indice contro “l’inattività colpevole dei sindaci del centro-sud”, ribadendo la gravità dell’emergenza randagismo e spiegando che dal 2001 a oggi, in base alla 281, sono stati stanziati 30 miloni di euro mai utilizzati dalle pubbliche amministrazioni. Lo ribadisce oggi Bonelli: “Ci sono responsabilità enormi degli enti locali, delle Regioni e dello Stato che non hanno né applicato la legge né fatto investimenti. Se funzionasse il piano di prevenzione e sterilizzazione, la situazione sarebbe ben diversa”. A Martini i Verdi chiedono fra l’altro di eliminare le gare al ribasso perché - spiega Bonelli - “entrano in conflitto con la modifica dell’articolo del Codice penale 544 bis e ter che punisce il maltrattamento degli animali”.
La sterilizzazione è uno dei pilastri della 281. Lo ricorda Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, e tra i firmatari della legge. “Il controllo delle nascite fu lo strumento d’avanguardia che permise di eliminare la pratica della soppressione, in uso fino a quel momento”. Ma, spiega ancora, la 281 “ha molti nemici”. “I peggiori sono gli amministratori locali e anche le asl. Le Regioni devono tradurre in legislazione e in politiche regionali la prevezione del randagismo, asl e assessorati hanno il compito di vegliare sul benessere degli animali”.
Lo Stato, continua Procacci, “si occupava di dividere fra le Regioni un fondo per l’applicazione della legge. Qualche anno dopo scoprimmo che la gran parte delle Regioni non si curava nemmeno di riscuotere i fondi: era più facile dire ‘le risorse non ci sono’. Invece c’erano, ma era più comodo quell’alibi”. Sulla vicenda, l’Enpa annuncia un esposto alla Procura della Repubblica e “chiediamo anche di interloquire con la Corte dei Conti, per sapere come mai 300mila euro, destinati alla Regione Basilicata per le politiche sul randagismo, non sono mai stati utilizzati”. La battaglia continua.
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barbara marino
basta con i canili lagher se la razza umana si autodefinisce “intelligente” (anche se poi non lo è) come possiamo permettere le torture a tutti gli animali solo per il divertimento, o lo scopo di lucro? ancora nel 2010 dobbiamo vedere cose che si facevano nel medioevo??? tutti i politici di merda devono vergognarsi, in tutto il mondo,perchè noi animalisti non ci daremo mai per vinti!!!!
roberta ratti
Da mesi seguiamo in moltissimi, anche dall’estero questa storia. Dalle istituzioni preposte, dagli amministratori locali, un sano silenzio democratico. Chissà quale scusa addurranno ora che un giornale a tiratura nazionale li ha citati per la loro disponibilità al dialogo e la loro flessibilità? Sanno almeno che una cura per la leishmaniosi che spesso questi cani contraggono costa 150 euro di listino? Ma la ricetta vincente è sempre poco mangiare, poco bere, no curare, molto tanax per levarseli di torno. E..avanti un altro!
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