Archive for November 15th, 2009

La via italiana alla green economy

Sunday, November 15th, 2009

Green economy, il made in Italy c’è. E non è fatto solo di Fiat, con i suoi motori a basso impatto ambientale, che ha permesso al gruppo torinese di prendersi in carico la Chrysler, ricca di modelli senza limiti ai consumi. O della Landi Renzo, l’azienda di Reggio Emilia, leader mondiale degli impianti per i motori a metano e Gpl. La green economy in salsa italiana non è solo la produzione di energia da fonti rinnovabili o il recupero e riciclaggio di carta o plastica.

La green economy modello italiano è un filo conduttore che lega tutto il made in Italy, attraversa i territori, come i prodotti agroalimentari a “km zero”, tocca i settori industriali di punta. È strettamente legata al concetto di qualità. Di alta qualità.

Green economy, in sintesi, uguale stile italiano. E con risultati importanti: produzione ed export di green economy hanno senz’altro retto meglio alla grande crisi, visto che generalmente i consumatori di queste nicchie di mercato hanno disponibilità economiche maggiori e una propensione alla spesa meno legata alla congiuntura.

L’industria italiana della green economy c’è, e mondo della politica e mondo delle imprese s’interrogano (martedì prossimo a Roma, nel corso del convegno «Green Italia» organizzato da Symbola e Fondazione Farefuturo, con conclusioni di Ermete Realacci e Gianfranco Fini, presidente della Camera e di Farefuturo) su come tutelare e implementare un modello ricco di esempi virtuosi che fanno scuola, ma che stentano a fare sistema. Un mercato verde che secondo le stime di Symbola-Farefuturo realizza un fatturato di 10 miliardi l’anno, con 300mila addetti.

Le due fondazioni pensano a regole condivise dai produttori, standard di qualità, tecnologie pulite, difesa dei consumatori, con l’obiettivo di non far degenerare (e banalizzare) il tutto in appesantimenti formali e burocratici che potrebbero fermare la green economy.

Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico e segretario generale della Fondazione Farefuturo, spiega: «L’Italia ha le risorse imprenditoriali e qualitative per vincere le sfide ambientali. Dobbiamo fare in modo che la difesa ambientale diventi un’opportunità per le imprese e non una penalizzazione».

Ermete Realacci, presidente di Symbola, aggiunge: «Dobbiamo porre le basi per far entrare la politica in sintonia con quelle imprese che sono legate al territorio, puntano sulla qualità e sullo sviluppo ecosostenibile. C’è difficoltà a leggere bene queste qualità e poi, spesso, non si spinge nella giusta direzione. Dobbiamo far capire che lo sviluppo di alcuni settori innovativi e la riconversione in chiave ecosostenibile di comparti tradizionali rappresentano la frontiera avanzata del made in Italy».

Ma come si fa a sostenere l’italian green economy? «Dobbiamo proporre misure concrete - risponde Urso - in sede internazionale, in sede europea e in Italia per fare emergere queste qualità e, al tempo stesso, contrastare le importazioni di prodotti che sono realizzati in palese mancanza di regole ambientali simili alle nostre. Si tratta di una concorrenza sleale che non possiamo più tollerare». Il segretario di Farefuturo ha in mente proposte precise: dazi ambientali per chi non rispetta le regole Ue.

Con tre obiettivi precisi:
bloccare sul nascere questa forma di concorrenza sleale;
scoraggiare le tentazioni di chi vuole delocalizzare per sfuggire ai vincoli ambientali;
utilizzare i fondi recuperati con i dazi ambientali per favorire le esportazioni di tecnologie ambientalmente pulite nei paesi in via di sviluppo, contribuendo in modo concreto alla salvaguardia dell’ambiente globale. «In sintesi: vogliamo creare le condizioni per trasformare l’economia dell’ambiente in una grande opportunità per tutti».

Secondo Realacci è indispensabile alzare l’asticella su tutti i fronti: «Dobbiamo stabilire elevati standard di qualità, di sicurezza dei consumatori e di vincoli ambientali. È così che si batte la concorrenza di basso livello. La qualità sarà sempre più vincente rispetto a chi gioca la carta del prezzo, senza valori. Ecco perché penso a barriere virtuali e virtuose, che non potranno essere contrastate dalla Wto o da Bruxelles».
I NUMERI

Nella classica dell’eolico

È la posizione dell’Italia in Europa per potenza e generazione di energia derivata dal vento. Nella classifica mondiale il nostro paese occupa la sesta posizione.

6
Terawattora

È l’energia eolica prodotta nel 2008. Corrisponde ai consumi domestici di oltre 7 milioni di italiani.

38%
Produzione delle tecnologie per il solare

È la percentuale delle imprese italiane che coprono il mercato dell’hi-tech del settore dell’energia solare. Mentre per quanto riguarda il mercato della distribuzione e installazione, le nostre aziende coprono il 74 per cento.

55mila
Gli occupati nella meccanica

Si tratta delle stime dei lavoratori della filiera della green economy: dalla progettazione degli impianti alla produzione di energie rinnovabili, dai sistemi per il risparmio energetico alla produzione di tecnologie a basso impatto ambientale.

40%
Piccole e medie imprese

È la percentuale delle Pmi che, secondo Unioncamere, vuole puntare sulla green economy per superare la crisi con prodotti o tecnologie in grado di garantire un risparmio energetico e di minimizzare l’impatto ambientale.

335
Le aziende con marchio Fsc

È il numero delle imprese del legno che producono con materiale proveniente da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La superficie forestale italiana nel 2008 è salita a 668.764 ettari, 55.908 ettari in più rispetto al 2007.

300
Le aziende di tessuti biologici

Sono le imprese che hanno chiesto di ottenere la certificazione internazionale.

La ceramica si fa con i vetri dei neon
 
In Calabria nasce la plastica con l’olio
 
Conce al vegetale per le pelli griffate
 
La canapa ritorna per i jeans e la carta

Fonte: Il Sole 24 ORE

Gina: l’auto con la carrozzeria in tessuto

Sunday, November 15th, 2009
La Bmw presenta la vettura ecosostenibile che cambia forma
Sembra uscita da un fumetto di quelli con protagonisti gli X-man che cambiano forma e Dna. Ma in realtà a cambiare forma è niente meno che un’automobile e ha un nome anche simpatico, si chiama Gina è un prototipo della Bmw. con la  carrozzeria in tessuto. 

La carrozzeria è realizzata con un nuovo materiale superperformante, un tessuto elastico e lucente e che cambia forma.  Tutto il resto è in fibra di carbonio e metallo. Un’auto come un vestito infatti cambia grazie a a un sistema elettro-idraulico, un po’ come un Trasformer. Non illudiamoci il nome Gina non è un omaggio all’Italia ma l’acronimo di Geometry and Function in “N” Adaptations. 

Fonte : La Stampa

Pechino: sacchetti di plastica diventano aquiloni

Sunday, November 15th, 2009
Rifiuti come come magie colorate nel cielo
 Le buste di plastica, un flagello ambientale, volano alte nel cielo di Pechino grazie ad un ingegnere in pensione che sta trasformando i rifiuti in aquiloni colorati.  Si pensa che gli aquiloni siano stati inventati in Cina più di duemila anni fa e che, secondo tradizione, venissero realizzati con i materiali allora disponibili come la carta di riso, la seta e le fibre delle piante.La versione moderna utilizza quel materiale che secondo Han Fushan, 71 anni, è la cosa più facile e più economica da trovare per fare i suoi aquiloni. “Gli aquiloni sono il mio unico tesoro” ha detto a Reuters Han, che ha trascorso gran parte della sua vita disegnando progetti d’architettura, prima di andare in pensione nove anni fa. “E’ grazie agli aquiloni che ho avuto la possibilità di conoscere così tante persone e farmi così tanti amici”. Gli aquiloni di plastica hanno fatto di Han una sorta di celebrità locale, e lui è molto orgoglioso delle sue creazioni economiche ed ecologiche, la cui costruzione costa 10 centesimi di euro circa.

Dopo anni passati a dare dimostrazioni nello stesso parco e alla stessa ora, Han si è costruito un folto e fedele seguito. In media, ci vogliono due giorni per fare un aquilone tra tagliare, incollare e legare le corde, e molte creazioni si ispirano ad animali selvatici, a star dello sport e anche a personaggi dell’Opera di Pechino. “Le buste di plastica hanno colori accesi e una buona consistenza. Più sono spesse, più sono buone per farne aquiloni resistenti ai forti venti, mentre più sono leggere e più sono adatte ai venti deboli”, spiega Han. L’ex ingegnere possiede oltre 600 aquiloni e dice di volerne uno nuovo alla settimana per divertire i suoi fan.

“Penso sia una buona idea non solo per il mio paese ma anche per il mondo. Usare la spazzatura per farne qualcos’altro fa bene anche all’ambiente”, dice Yan Juning, che spesso, dopo una mattinata di lavoro, aiuta Han a far volare i suoi aquiloni. Secondo l’agenzia di stampa di stato cinese Xinhua, la Cina butta circa 300 tonnellate di buste di plastica al giorno, e il governo ha vietato l’uso di quelle supersottili che, una volta seppellite nel terreno, causano i danni maggiori.

Il digiuno del direttore Fao

Sunday, November 15th, 2009

Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, dalle 20 di ieri sera ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per “sensibilizzare l’ opinione pubblica sul problema dell’insicurezza alimentare” in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell’altra economia.

“Nel mondo ci sono ormai un miliardo di persone che vivono in condizioni di sottoalimentazione e ogni sei secondi muore un bambino - ha detto Diouf - noi siamo a Roma perché vogliamo creare le opportunità per aggredire il più fondamentale dei problemi per il genere umano: la fame”.

Diouf, che la scorsa notte ha dormito all’ingresso del palazzo della Fao a Roma su un materasso di gommapiuma come atto dimostrativo “per spronare i governi a fare di più per contrastare la fame nel mondo”, ha lanciato un appello “a tutti gli uomini di buona volontà ad aderire allo sciopero della fame”.

“Non vogliamo essere deportati” Lettera a Napolitano dalla tendopoli

Sunday, November 15th, 2009

Sono ancora mille gli aquilani che vivono nelle tendopoli nella città terremotata e nei dintorni. Mille che attendono ancora una sistemazione provvisoria, che arriverà, assicura la Protezione Civile entro il 31 dicembre. L’alternativa è seguire l’esempio di altri ottomila aquilani che hanno scelto di vivere “temporaneamente” negli alberghi della costa.
Ma mille aquilani, invece, vogliono rimanere nella loro città e resistono.

Per questo hanno scritto una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (firmata “gli sfollati delle tendopoli aquilane”) sottoscritta anche da tutti i comitati cittadini del capoluogo terremotato. Un appello accorato per denunciare di essere stati “abbandonati dalla Protezione Civile”. Ecco di seguito il testo:

“Caro Presidente Napolitano,
nella Sua recente visita nella nostra Terra sottolineò la fiducia riposta nelle istituzioni dalla nostra popolazione.
E si, di fiducia ne abbiamo avuta tanta, nelle amministrazioni centrali e locali. Abbiamo vissuto mesi nelle tende per non abbandonare la nostra Terra perché ognuno di noi aveva ed ha i suoi buoni motivi per restare”.

“Abbiamo per questo sopportato mesi di vita nelle tende, invece che in moduli provvisori come si era sempre fatto per gli altri terremoti, avendo fiducia nella promessa “a settembre un tetto per tutti”.
Settembre è passato da un pezzo, siamo entrati nell’ottavo (!) mese di tenda, le promesse non sono state mantenute e la temperatura, come la fiducia, inevitabilmente scende sotto-zero”.

“Ci viene proposto di trasferirci in alberghi lontani dalla nostra città. Chi non è stato evidentemente capace di gestire l’emergenza, ora vorrebbe che dopo otto mesi abbandonassimo il nostro territorio. Se non una casa, chiediamo quanto meno una soluzione per restare qui e non morire di freddo. Lo chiediamo da maggio. Ci viene risposto che i tempi non permettono soluzioni tempestive”.


“Dopo otto mesi! Dopo aver constatato che le Istituzioni, quando vogliono, possono procedere con la massima urgenza e rapidità: in occasione del G8 vennero di fatto costruite strade e un aeroporto in men che non si dica. Le situazioni di emergenze vanno affrontante con sforzi eccezionali”.

“Sono, caro Presidente, in una situazione di emergenza centinaia di persone, molte delle quali anziane, costrette a dormire in tenda a zero gradi? E’ una situazione tollerabile in un Paese civile a otto mesi dal sisma?”.

“Al nostro rifiuto di “farci deportare” la Protezione Civile sta rispondendo con ricatti pratici e pressioni psicologiche: minaccia di staccare la corrente elettrica, toglie i servizi di assis tenza essenziali, abbassa paurosamente la qualità del cibo, praticamente immangiabile. Le visite delle forze dell’ordine si fanno sempre più frequenti. Tenta insomma di renderci la vita ancora più impossibile, come se questa fosse vita … Quale fiducia dobbiamo riporre in queste Istituzioni? In chi ci ha per mesi ingannato ed ora ci minaccia? Perché dei cittadini che chiedono il minimo per la sopravvivenza debbono essere percepiti dalle Istituzioni come un problema da eliminare?”.

“Ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Per questo ci rivolgiamo a Lei, la più alta Istituzione, perché si diano risposte al nostro problema. La soluzione è semplice, a portata di mano e, soprattutto, immediata: moduli removibili, container, qualsiasi cosa ci faccia uscire dalle tende e rimanere nella nostra Terra. E’ chiedere troppo alle Istituzioni l’installazione in pochi giorni di qualche decina di soluzioni abitative temporanee?”.
“E’ la nostra ultima speranza, il nostro ultimo tentativo. Se anche questo risulterà vano, la inviteremo nelle tende dove le riconsegneremo le nostre schede elettorali. In una democrazia che nega i bisogni fondamentali che senso ha andare a votare?”.

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