Archive for November 7th, 2009

influenza A - tutte le risposte

Saturday, November 7th, 2009

IL DOTTORE-PAPÀ

 

Io, medico e la febbre di mia figlia

07:54  SALUTEIl pneumologo Harari: l’influenza arriva a casa, assalito dai dubbi. «Ho chiamato di nascosto il pediatra. E all’ospedale rassicuravo i pazienti» di Sergio Harari 

 

«H1/N1» e animali domestici

12:01  SALUTEPer la prima volta un virus influenzale ha contagiato un gatto. È americano, vive nello Iowa con i padroni che gli hanno passato la malattia. Starnutiva di Margherita De Bac 

 

Ecco la guida per difendersi:
i consigli contro la pandemia

07:53  SALUTEAntipiretici per abbassare la febbre, no agli antibiotici. Quando chiamare il medico e quando andare in ospedale. Cosa fare per bambini e donne in gravidanza di Adriana Bazzi
 

CONSUMI

 

La spesa ai tempi del contagio,
con il gel alle casse e mascherine

16:33  SALUTEMaggiore pulizia, filtri dell’aria cambiati più spesso: così si attrezzano i supermercati di Margherita De Bac 

LA PSICOSI

 

Colpo di tosse, tutti fuggono.
La paura del nuovo «untore»

16:30  SALUTE Non è psicosi, ma basta uno starnuto sul bus per creare il panico. A Milano fingendosi malati di Paolo Di Stefano 

 

Come curare una persona a casa

16:34  SALUTELe indicazioni del Ministero della Sanità sui comportamenti da mettere in atto per la cura a domicilio 

COME ORIENTARSI

 

Rischi e vaccini: le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo del virus

16:35  CRONACHELa parola d’ordine è «navigare a vista»: il virus è nuovo e come tale non trova difese nella popolazione di A. Bazzi 

LA SCHEDA

 

Virus H1N1, le vittime in Italia

17:36  CRONACHEIn tutto sono 30, di cui dieci in Campania e di queste otto a Napoli. La prima il 3 settembre 

In giro per Roma con la prima auto elettrica in libera vendita dalla prossima estate

Saturday, November 7th, 2009

Ha pure l’antifurto. Eppure ad un auto così particolare non servirebbe, perché come per tutte le ibride e dunque anche per le elettriche, come è appunto la Mitsubishi i-MiEV, chi si mette al volante un paio di informazioni sulla procedura della messa in moto è d’obbligo.
Non è assolutamente difficile nel caso della city car giapponese che presenta quattro davvero comodi posti, poiché basta accomodarsi a bordo e girare la manopola che si trova al posto della chiave della messa in moto. Poi, apparentemente, non succede nulla. Dopo aver assistito alla consueta mostra delle icone colorate sul cruscotto (cosa che avviene con tutte le auto del mondo) è solo la scritta “ready”, in verde, che avverte il guidatore che sebbene sia immerso nel più totale silenzio, se vuole può accelerare e partire.
L’assoluta assenza di vibrazioni e rumori di alcun tipo caratterizzano infatti le auto a propulsione elettrica, come la MiEV, appunto. Ma visto che noi lo sappiamo che sotto il cofano non c’è il classico motore a benzina o a gasolio con molta prudenza spostiamo la leva del cambio automatico in drive e proviamo a spingere con prudenza sull’acceleratore: si parte. Si esce dal chiostro del Palazzo della Cancelleria, dove si sta svolgendo l’ottava edizione di H2Roma, il Workshop scientifico organizzato Cirps-Università La sapienza, Enea e Cnr dal tema
“L’auto cambia, ma chi vincerà la sfida?” e va alla scoperta della città di Roma dove le auto elettriche sarebbero il mezzo di trasporto più congeniale. Il giro per noi non sarà breve poiché la Mitsubishi ha portato da Milano una vettura in più per permetterci di effettuare un test approfondito e realistico. Le auto sono con la guida a destra, perché in Giappone, dove le costruiscono, e in Inghilterra, da dove viene il nostro veicolo, si usa così, ma non ci facciamo intimidire in fondo a parte il cambio a sinistra (ma si usa pochissimo visto che è automatico) e la leva delle frecce invece a destra del piantone, per il resto bisogna solo ricordarsi di avere altri 70-80 a sinistra da far passare nelle strettoie, ma siamo abituati.
Finalmente possiamo dedicarci a constatare le prestazioni della “piccola”, si fa per dire considerando lo spazio interno a disposizione ed il capiente bagagliaio, lunga 3,395 m. L’accelerazione è molto brillante grazie al potente motore da 47 kW (64 Cv) che vanta una coppia di ben 180 Nm (il doppio di una vettura a benzina di pari potenza) con il cambio nella posizione standard “D”, Drive, se si vuole allungare l’autonomia si può viaggiare in “Eco”, la partenza è più lenta ma durante la marcia nel traffico non si avverte minimamente che la centralina elettronica centellina l’energia al motore. Infine per il cambio c’è pure la posizione “B”, Brake, che permette di ottimizzare il recupero dell’energia in frenata, soprattutto in presenza di numerose salite/discese.
Al centro della plancia oltre al display che indica la quantità di carica della batteria, nella parte sinistra in alto, al centro troneggia il contachilometri digitale circondato da una corona colorata che indica quanto si sta utilizzando l’energia immagazzinata nelle 88 celle di ioni-litio che compongono la batteria ad alta densità da 16 kWh 330V, installata centralmente al veicolo sotto il pianale, e costruita dalla Lithium Energy Japan (una joint venture della quale fa parte anche Mitsubishi e GS Yuasa). A fare da contrappunto a destra c’è invece un indicatore dell’autonomia, che mostra una stima dei chilometri percorribili sulla base dei consumi medi registrati negli ultimi chilometri percorsi.
Dopo neppure un quarto d’ora, ci si dimentica di essere alla guida di una vettura elettrica, l’impressione è quella di viaggiare con una comunissima city car ma molto più pronta in accelerazione e in ripresa. L’ansia da autonomia non si avverte in maniera particolare, perché l’indice della carica scende molto più lentamente del livello della benzina quando si vuole guidare nervosamente in città. Con una sola carica infatti si possono percorrere circa 160 chilometri, parecchi per chi viaggia soprattutto in città, tanto che siamo riuscito a tornare alla base dopo alla fine del test, con quasi metà della batteria ancora carica.
La i-MiEV sfrutta un triplo sistema di ricarica che consente di rigenerare la batteria sia a casa che in viaggio. La ricarica normale si effettua collegando la i-MiEV attraverso i cavi forniti in dotazione a una comune presa domestica da 220 Volt; infatti, sulla i-MiEV è installato un caricatore compatto e leggero che consente questa operazione di rigenerazione. Un’altra modalità è data dalla possibilità di collegarsi alle colonnine di ricarica rapida.
La i-MiEV, poi, monta un motore elettrico sincrono a magneti permanenti altamente efficiente, sviluppato “ad hoc” per questo veicolo, capace di generare la coppia massima a bassi regimi, per offrire una risposta eccellente e un’esperienza di guida confortevole. Grazie al sistema di rigenerazione dell’energia inserito nell’impianto frenante, inoltre, quando il veicolo rallenta il motore agisce da generatore producendo energia elettrica che viene accumulata nella batteria.
La i-MiEV (acronimo di Mitsubishi innovative Electric Vehicle) è già in vendita in Giappone con un listino equivalente a circa 33.000 euro, e un obiettivo di 1.400 esemplari entro l’anno, destinati però alle flotte e alle istituzioni. In Italia farà la sua apparizione nelle concessionarie tra circa otto mesi, a partire dal secondo semestre 2010. Il listino non è ancora dato sapere, ma difficilmente si potrà discostare molto, se non arriveranno i cospicui incentivi che pure nella terra del Sol Levante sono stati determinanti.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Clima, su Copenaghen tira una brutta aria

Saturday, November 7th, 2009

A poco più di 30 giorni dal vertice che si aprirà a Copenaghen il 7 dicembre dai leader del mondo arrivano segnali di pessimismo: il summit che doveva salvare il pianeta si sta già trasformando nella cronaca di un fallimento annunciato. A lanciare l’ennesimo allarme è stato il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, che ieri si è recato a Washington per il vertice Ue-Usa e si è detto “preoccupato” per l’andamento dei negoziati sul clima. «Certamente a Copenaghen non avremo un vero e proprio trattato vincolante, simile a quello di Kyoto», ha detto Barroso, perché «è ovvio che non è ancora tempo per questo». Da Londra il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto di essere «ragionevolmente ottimista sul fatto che Copenaghen rappresenterà una pietra miliare molto importante», ma, ha aggiunto, «allo stesso tempo, parlando realisticamente, potremmo non essere in grado di concordare su tutti i termini».

Secondo il presidente americano Barack Obama «se tutti i Paesi coinvolti si rendono conto che questa è un’opportunità unica, possiamo stringere un’intesa importante». Ma anche per l’inquilino della Casa Bianca oramai bisogna rinunciare alla speranza di un accordo onnicomprensivo che dal 2012 sostituisca il Protocollo di Kyoto. Il problema per Obama è che i suoi buoni propositi ambientali stanno affondando nelle paludi parlamentari, dove procede a rilento il percorso legislativo per i tagli delle emissioni.

Ieri il Cancelliere tedesco Angela Merkel, invitata a parlare al Congresso americano, ha esortato i deputati americani. «Non c’è un minuto da perdere. Abbiamo bisogno di un accordo per non far salire la temperatura terrestre oltre i due gradi», ha detto la Merkel, «a dicembre il mondo ci guarderà» e «sono convinta che una volta che Europa e America avranno dimostrato di essere
pronte ad adottare un accordo sul clima,saremo anche in grado di convincere Cina e India a aderire». Vista l’aria che tira però Obama ha già fatto sapere che non andrà a Copenaghen, anche se ieri il premio Nobel Al Gore ieri si è detto «convinto che alla fine andrà». Presentando il suo ultimo libro sul clima, «La nostra scelta», Al Gore ha spiegato che se il Senato riuscirà ad approvare una legislazione significativa sulle emissioni «il Presidente Obama sarà in grado di negoziare per conto del Paese con l’autorità necessaria per contribuire ad ottenere un trattato significativo».

Il premier svedese e presidente di turno dell’Ue, Fredrik Reinfeldt, arrivato a Washington con la delegazione europea, sostiene che «le altre economie sviluppate devono seguire la leadership dell’Ue perché gli sforzi dell’Europa da sola non sono sufficienti». Ma la leadership europea si è impantanata al Consiglio della settimana scorsa a Bruxelles sulla questione dei soldi. Dopo due
giorni di negoziati i capi di Stato e di Governo dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo per definire la quantità del contributo europeo ai fondi per aiutare i Paesi in via sviluppo a lottare contro il cambiamento climatico, né sul come ripartire i costi.

Standby sulle quote. È un punto chiave per arrivare ad un accordo, ma è passata la linea, sostenuta anche dall’Italia, di aspettare
che gli altri facciano la prima mossa. Anche da Pechino però è apparso chiaro che nessuno ha intenzione di muoversi. Ieri il premier cinese Wen Jiabao, discutendo con Barroso, ha insistito sul «principio delle responsabilità comuni ma differenziate».
Così da tenere conto del fatto che un cittadino cinese produce meno Co2 di uno americano, anche se complessivamente
la Cina è ormai il maggior inquinatore al mondo. Jiabao ha ribadito a Barroso il suo impegno a ridurre le emissioni «in modo significativo», ma rifiuta di fissare delle quote. Ad oggi l’unico obiettivo dichiarato da Pechino è quello di arrivare al 15% di energie rinnovabili entro il 2020, anche se per ora il 70%dell’energia continua ad essere prodotta con il carbone.
Fonte: L’Unità

Contro i cambiamenti climatici serve una agricoltura intelligente

Saturday, November 7th, 2009
 
   
ROMA
La battaglia per migliorare la sicurezza alimentare e contenere al tempo stesso l’impatto del cambiamento climatico, può essere combattuta su un solo fronte, a partire dalle terre agricole di tutto il pianeta, afferma un rapporto della FAO.L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali. E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.«Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico», dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO. «La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i trade-off rischi-benefici per la sicurezza alimentare».

Il rapporto “Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies” è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.

Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate. Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno. Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo. Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza.

Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione. Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.

La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche. Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare. Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.

Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni. Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito. Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.

«Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare», dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.

Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.

Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie - pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio - per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura. Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo.

Vantaggi su più fronti Nonostante il suo notevole potenziale, l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico. Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo.

Fonte: La Stampa

Cavalli come cani e gatti Il decalogo del benessere

Saturday, November 7th, 2009

 Dopo cani e gat­ti, l’attenzione si sposta sul cavallo. Impegnato, e sfrutta­to, in manifestazioni eque­stri, riabilitazione, corse ippi­che, giochi, palii. Mezzo di trasporto in molte città, co­me Roma dove ancora non è stata risolta la polemica ricor­rente sulle «botticelle», tutto­ra in giro per le vie del centro malgrado il progetto di spo­starle lungo itinerari più salu­bri per la salute dei quadrupe­di. Il noble animal diventa fi­nalmente un soggetto di dirit­ti attraverso una serie di ini­ziative istituzionali in parte presentate a Fieracavalli, edi­zione numero 111, in svolgi­mento a Verona fino all’8 no­vembre. Per la prima volta il ministero del Welfare parteci­pa come partner per lanciare una serie di iniziative che tro­veranno la massima espres­sione nella legge quadro pro­posta dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini.

È già pronto un Codice per gli equini che si ispira a quel­lo inglese, dove per tradizio­ne sono molto più avanti di noi. «Esistono i livelli essen­ziali di assistenza per l’uomo, cioè l’elenco delle cure di ba­se che devono essere assicu­rate ai cittadini. Ebbene vo­gliamo che anche i cavalli ab­biano i loro Lea», ne spiega le finalità la Martini. Un decalo­go di raccomandazioni per garantire il benessere e preve­nire il maltrattamento. Ad esempio, scodella dell’acqua sempre piena e pulita, cibo di buona qualità, non ammuf­fito, box con pavimento anti­sdrucciolo e scolo dell’acqua, convogli per il trasferimento dotati di certi servizi e non in­feriori a determinate misure, addestramento secondo ora­ri «sindacali», spazi per l’atti­vità fisica, standard sui fini­menti.

Il codice sarà uno degli alle­gati alla legge quadro. «È un settore in espansione. I caval­li devono avere la cittadinan­za ed essere trattati con digni­tà. In Italia siamo molto in­dietro. Sono in contatto con la Federazione sport equestri perché si impegnino a non macellarli una volta conclusa la carriera», dice la Martini.

Fieracavalli-International Horse festival è la principa­le rassegna internazionale nel panorama equestre, e si presenta come un «catalizza­tore di interesse» non solo per gli appassionati, ma so­prattutto per i giovani che «si si riconoscono in un nuo­vo modo di concepire la vi­ta». L’obiettivo è fare cultura. Tra gli ospiti d’onore, il leg­gendario Varenne, campione dei campioni, figlio di Waikikiki Braech, l’indimen­ticabile trottatore che con Giampaolo Minnucci è entra­to nella storia dell’ippica mondiale. Oggi è in pensio­ne e ha intrapreso la carriera di riproduttore.

Il ministero ha nella Fiera uno spazio espositivo per pre­sentare i provvedimenti già approvati. Innanzitutto l’ordi­nanza sui palii e i tornei stori­ci, con regole severe per il ri­spetto della sicurezza della sa­lute del cavallo (superficie del percorso, obbligo della presenza di veterinari). Poi il decreto che istituisce il pri­mo centro di riferimento na­zionale per la terapia assistita con animali (sede a Montec­chio Precalcino, provincia di Vicenza). «È un’ottima inizia­tiva perché serve a valorizza­re la riabilitazione di qualità, le tecniche efficaci», com­menta con favore Assunta Pa­pa, responsabile sanitario del Centro di riabilitazione eque­stre Tina De Marco, che si oc­cupa di disabilità fisiche. Infi­ne la Carta etica, un docu­mento sul quale si sta racco­gliendo il consenso dei gran­di cavalieri, già firmato da Gianluca Bormioli.

Margherita De Bac
Fonte: Corriere della Sera

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