Archive for November 5th, 2009

Virus A, oggi altre sei vittime

Thursday, November 5th, 2009

Sei nuovi decessi per influenza A in Italia nell’arco di poche ore: uno a Monza, due a Roma, uno a Salerno, uno ad Alessandria ed uno a Vercelli. E’ il bilancio che porta a 24, al momento, il totale delle morti legate alla pandemia da virus A/H1N1, mentre aumentano i ricoverati e raggiunge il tetto dei 41.000 il numero dei cittadini vaccinati al primo novembre. Intanto, sono state convocate per domani la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza delle Regioni, in cui si discuterà anche dell’influenza A e dei piani regionali contro la pandemia. Tranquillizza l’Istituto superiore di sanità, sottolineando che “sono rispettate le priorità sul Piano vaccinale” e non c’é alcun “allarme” legato ai vaccini.

- SEI DECESSI, TOTALE VITTIME SALE A 24: Aumentano dunque i decessi legati al virus H1N1 in Italia. E’ morta all’ospedale San Gerardo di Monza una ragazzina di 11 anni ricoverata per complicanze dovute all’influenza A, ma non è però ancora certo se la morte sia o meno attribuibile al virus. La ragazzina era infatti colpita da una malattia congenita, a cui si era di recente aggiunta l’influenza. All’ospedale Spallanzani di Roma è invece morto un tecnico radiologo di 58 anni che era ricoverato da alcuni giorni in rianimazione dopo avere contratto il virus: L’uomo aveva patologie pregresse e lavorava in una Asl della capitale. Sempre a Roma è morta anche una ragazza di 18 anni ricoverata all’ospedale Bambino Gesù di Roma:

La giovane, che aveva contratto il virus, era affetta fin dall’infanzia da fibrosi cistica. Ed un uomo di 26 anni con gravi handicap cerebrali è morto all’ospedale di Scafati (Salerno). L’uomo era stato ricoverato ieri sera. Questa mattina, presso l’ospedale infantile ‘Cesare Arrigo’ di Alessandria, è deceduto un ragazzo di 14 anni, ricoverato in rianimazione pediatrica per grave insufficienza respiratoria e che, nel corso degli accertamenti, era stato riscontrato positivo anche al virus A/ H1N1. Il paziente era affetto da preesistenti pluri-patologie croniche molto gravi. La sesta vittima risale a lunedì scorso, ma il decesso è stato reso noto oggi: al pronto soccorso dell’ospedale di Vercelli è morto un 17enne, affetto da mucolipidosi (una rara malattia metabolica congenita, che causa la grave compromissione di molte funzioni vitali). Il ragazzo è risultato positivo al virus A/H1N1.

- DOMANI SI DISCUTE DI EMERGENZA IN CONFERENZA STATO-REGIONI: Dell’emergenza legata all’influenza A si discuterà anche nella Conferenza Stato-Regioni convocata per domani: “Bisogna trovare un’intesa e stiamo lavorando ad un’intesa con il ministero per gestire l’influenza A”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine di un incontro al ministero del Welfare con il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio. “Stiamo lavorando ad un’intesa col ministero, questo - ha affermato Errani - è il nostro obiettivo”.

- MINISTERO, 41.000 VACCINATI AL PRIMO NOVEMBRE: In base ai dati pervenuti all’Istituto superiore di sanità, rende noto il ministero del Welfare, sono state vaccinate al 1° novembre oltre 41 mila persone. In particolare le Regioni sono state sollecitate a vaccinare con la maggiore rapidità le donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza e i soggetti dai 6 mesi ai 64 anni appartenenti alle categorie a rischio per patologie preesistenti, con priorità assoluta per i bambini. Il ministero precisa inoltre che l’incidenza dell’influenza A è pari allo 0,9 per cento della popolazione durante la 44ma settimana dell’anno (26 ottobre - 1° novembre) e che la percentuale delle vittime correlate all’influenza A è lo 0,002 per cento dei malati contro lo 0,2 per cento dei decessi correlati alla normale influenza, cioé 100 volte inferiore.

- FAZIO, MALATA 5% POPOLAZIONE SCOLASTICA UNDER-14: “Nella fascia di età tra i 5 e i 14 anni finora si è ammalato il 5% circa della popolazione scolastica”. Lo ha reso noto Fazio durante la registrazione di una puntata di Porta a Porta.

- NEL LAZIO OPERATORI NON SI VACCINANO, AVANZANO DOSI: “Avanzano diverse decine di migliaia di dosi, che sono state riconsegnate alle Asl perché una parte degli operatori sanitari nel Lazio ha deciso di non vaccinarsi. Utilizzeremo quelle dosi per cominciare la vaccinazione della categoria delle persone a rischio da lunedì prossimo”, ha affermato il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio, Pierluigi Bartoletti.

Speciali

’Ndrangheta padrona dell’Expo La procura: «Cantieri sono cosa loro»

Thursday, November 5th, 2009

di Giuseppe Vespotutti

Con gli occhi all’Expo2015 e le mani sui cantieri: gli affari della ‘Ndrangheta a Milano vanno a gonfie vele. Anche perché nel tessuto imprenditoriale, economico e istituzionale del capoluogo lombardo, le cosche calabresi trovano validi fiancheggiatori. Anche all’interno dello stesso palazzo di Giustizia. È illuminante il quadro emerso ieri con la maxi operazione «Parco Sud», condotta dalla Dia milanese contro le famiglie Barbaro e Papalia, cosche arrivateda Platì, Reggio Calabria, ormai trent’anni fa per radicarsi nell’hinterland sud di Milano. Diciassette ordinanze di custodia cautelare, cinquanta perquisizioni, sequestri per cinque milioni di euro e 48 persone indagate - tra questi imprenditori e funzionari comunali - perché ritenute, a vario titolo, affiliate ad associazioni per delinquere di stampo mafioso. Un’operazione che chiude due anni di indagini, che hanno accertato traffici di armi e droga, oltre a numerosi episodi estorsivi e intimidatori adanno degli imprenditori chenonsi piegavano ai clan. Tutto è cominciato con l’osservazione delle attività di movimento terra nel Parco Sud, una vasta area verde sulla quale diversi immobiliaristi hanno intenti speculativi.

EXPO È proprio il movimento terra - risorsa tipica della ‘ndrangheta, che controlla i subappalti nell’edilizia - a preoccupare il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, quando fa riferimentoall’Expo 2015. Perché «il punto che favorisce l’infiltrazione mafiosa è proprio la mancanza nei contratti d’appalto della voce sul movimento terra». Un business che, assieme al settore dello smaltimento dei materiali, rappresenta la porta d’ingresso delle cosche negli appalti. Anche perché, spiega Minale, «non c’è la necessità della certificazione antimafia ». Occore quindi rivedere le norme che regolano il settore, «la cui consegna - dice il magistrato - non può essere lasciata alla direzione dei lavori sui cantieri». L’allarme è alto, anche se non sono emersi finora riferimenti diretti all’Expo. Si è fatta luce invece sull’inquinamento mafioso nei cantieri della linea ferroviaria Milano-Mortara e della Tav, «cosa loro» per la procura che ha accertato la presenza di soggetti vicini alla cosca Barbaro-Papalia, tra l’altro già emersa con un’inchiesta del luglio 2008. CONNIVENZE Con l’operazione condotta dalla Dia di Milano, dal Gico della Gdf e dai carabinieri, e coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e daipmMario Venditti, Alessandra Dolci e Paolo Storari, sono finite in carcere 9 persone, tra cui un geometra, Achille Frontini, storico perito del Tribunale di Milano, che avrebbe pilotato un’asta giudiziaria per assegnare un terreno a prezzo modico alla cosca. Cinque persone sono state raggiunte dalle ordinanze in carcere emesse dal Gip Giuseppe Gennari. Tra loro il presunto boss Domenico Barbaro, 72 anni detto «L’Australiano» e i figli Salvatore e Rosario, arrestati nel 2008. Tre persone invece sono latitanti, tra queste Domenico Papalia, figlio del boss della ‘ndrangheta in Lombardia Antonio, detenuto col carcere duro. Sono indagate anche 48 persone, tra cui addetti di uffici tecnici comunali che avrebbero favorito la cosca nelle pratiche edili. Un sistema di connivenze tra ambienti istituzionali, imprenditoriali e mafiosi, che allarma. «L’imprenditoria sana - ha commentato ilpmIlda Boccassini - deve capire che bisogna stare con lo Stato, non contro. Che non può accettare le violenze delle mafie per propri tornaconti personali».

Fonte. L’Unità

Biocarburanti dagli scarti del latte, Pavia sbanca il Mit

Thursday, November 5th, 2009

Il siero di latte non è solo uno scarto della produzione di formaggi, ma una prelibata materia prima per produrre biocarburanti. Il segreto è racchiuso in un batterio chiamato “E.coli” in grado di dare luogo alla trasformazione. L’intuizione di un gruppo di studenti dell’università di Pavia guidati da Paolo Magni, professore di Bioingeneria, ha permesso all’Ateneo di conquistarsi la medaglia d’oro e «best food or energy project» durante iGEM 2009 (International Genetically Engineered Machine), la student competition sulla biologia sintetica dell’Mit di Boston. Al concorso hanno partecipato due università italiane, Bologna e Pavia, ospiti dell’«Mit’s stata center» insieme ad altre 111 Università, come la Johns Hopkins, Harvard, Mit, Imperial College, Cambridge, Heidelberg e Berkeley.

Il progetto di Pavia riguarda la progettazione e ingegnerizzazione di un «E.coli», un batterio capace di produrre etanolo (un biocarburante) a partire dal siero del latte, derivante dalla produzione dei prodotti caseari. Il siero del latte è uno scarto derivato dalla produzione di formaggi e altri prodotti di caseificio classificato come “rifiuto speciale” a causa della sua elevata domanda chimica e biochimica di ossigeno. La soluzione proposta dal professor Magni per valorizzarlo è quella di unire la capacità di metabolizzare il lattosio, digerendolo in glucosio, tipica di alcuni batteri e funghi, con la capacità di fermentare il glucosio in etanolo ad alta efficienza. L’etanolo può essere utilizzato, puro o miscelato alla benzina, per la produzione di bio-carburanti.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Svezia, etichette alimentari con emissioni di C02

Thursday, November 5th, 2009
Indicano quanto si è inquinato per produrre un certo cibo
ROMA
Ad ogni attività umana è, direttamente o indirettamente, associata una certa produzione di anidride carbonica (CO2). La produzione di cibo non fa eccezione, ed ha un carico di emissioni che dipende da tante variabili: ubicazione geografica, tipo di alimento prodotto, tipologia di suolo, tecniche di coltivazione utilizzate, tipologie di trasporto e distanza percorsa eccetera.Un hamburger di manzo, ad esempio, è responsabile dell’emissione in atmosfera di 1,7 kg di CO2, il quadruplo di un sandwich di pollo (0,4 kg di CO2). Produrre in serra pomodori è molto più dispendioso che produrli in campo, e le serre del nord Europa sono molto più energivore di quelle del Mediterraneo. Un kg di ciliegie mangiate a giugno (e quindi di probabile produzione nazionale) porta a valori di emissioni enormemente inferiori di un kg di ciliegie mangiate a dicembre (trasportate in aereo dal sud Africa o dal sud America).

La Svezia, per prima, sta lanciando un’etichettatura climatica riferita ai cibi, che indichi (per ogni prodotto alimentare disponibile sugli scaffali dei mercati), il livello di emissioni prodotte. A tal fine lo Swedish National Food Administration ha realizzato delle Linee Guida con una serie di raccomandazioni. Queste ultime, oltre ad indirizzare il consumo verso gli alimenti con il minor dispendio energetico, forniscono anche indicazioni sugli aspetti nutrizionali dei vari alimenti e sulla disponibilità delle risorse (per limitare, ad esempio, il consumo di alcune specie di pesce).

Secondo l’Autorità svedese per l’alimentazione, dall’assunzione di scelte consapevoli è lecito attendersi una riduzione dal 20 al 50% del carico totale delle emissioni attribuibili al settore alimentare.

Ricordiamo che la Svezia si è impegnata ad eliminare i combustibili fossili per la produzione di energia entro il 2020 e le auto a benzina entro il 2030.

Fonte: La Stampa

Ecco la bici superpulita a idrogeno

Thursday, November 5th, 2009

È arrivata la bicicletta superpulita a idrogeno. L’hanno costruita gli specialisti dell’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia del CNR di Messina. Il prototipo funziona egregiamente e presto potrà correre sulle strade perché c’è già chi è interessato a produrla.

COME FUNZIONA - In pratica è una bici con una cella a combustibile che produce energia elettrica. Questa energia alimenta un motore elettrico che aiuta i pedali e le gambe del ciclista a fare meno fatica. Infatti Giorgio Dispenza che l’ha ideata e costruita assieme a Vincenzo Antonucci la definisce una bicicletta «a pedalata assistita». Con un pieno di idrogeno del costo di 18 euro (12 centesimi a chilometro) si possono macinare 150 chilometri in perfetta sicurezza perché l’idrogeno non è allo stato liquido ma viene immagazzinato in una riserva «solida» di idruri metallici. L’idrogeno combinato con l’aria aziona la cella combustibile che genera l’energia elettrica necessaria al motore. Un sensore nei pedali “dice”, quindi, allo stesso motore di quanta potenza ha bisogno perché la pedalata sia efficace.

RIFORNIMENTO - «In Italia – nota Dispenza – la legge vieta che la bici possa andare con il motore senza pedalare e il nostro prototipo risponde bene all’esigenza di far fare meno fatica a chi pedala consentendo un utilizzo del mezzo più intenso, rispettando l’ambiente». Ma dove si fa il rifornimento che oggi richiede 15 minuti? «Il nostro progetto – risponde Antonucci – prevede anche la realizzazione di un distributore che fornisce idrogeno estraendolo dall’acqua con l’energia solare. E questo abbasserà il costo del combustibile garantendo con il suo impiego emissioni zero». «La bici a celle a combustibile a pedalata assistita – aggiunge Dispenza – ha vantaggi superiori ai mezzi a batteria tradizionale oggi disponibili».

È LEGGERISSIMA - La bicicletta a idrogeno, inoltre, è leggerissima perché costruita interamente in fibra di carbonio. In questi giorni è stata presentata alla rassegna «H2Roma Energy & Mobility Show». Il progetto del CNR è frutto della collaborazione con la società Tozzi Renewable Energy (TRE). La nuovissima “dueruote verde” dovrebbe essere pronta per l’esposizione al Motorshow di dicembre nella sua versione definitiva per il mercato.

Giovanni Caprara

Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia

Thursday, November 5th, 2009

 Sono rimaste completamente «calve» e gli esperti non sanno spiegarsene il motivo. Loro non sembrano preoccuparsene particolarmente, ma il fatto che non vi sia una motivazione precisa della loro improvvisa perdita di pelo rende la questione ancor più degna di attenzione. Loro sono due esemplari femmine di orso con gli occhiali, una specie particolarmente diffusa in Sud America, e vivono allo zoo di Lipsia.

CONSULTO MONDIALE - La loro immagine così diversa da come i visitatori del parco erano abituati a vederle ha ormai fatto il giro del mondo. Non sono stati registrati altri sintomi oltre alla caduta del pelo, che normalmente è lungo e ispido, e a fastidi da prurito. Dolores e Lolita, le due orse rimaste «spelacchiate» (hanno conservato qualche ciuffo nella zona del capo) sono state già visitate da diversi veterinari dello zoo e un appello è stato inviato ai giardini zoologici di tutto il mondo per capire se vi siano dei precedenti che possano dare indicazioni su come intervenire.

SPECIE A RISCHIO - Gli orsi dagli occhiali, conosciuti anche come orsi andini, sono una delle specie considerate a rischio di estinzione (classificata come «vulnerabile») secondo la lista dello Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura. Allo stato brado si stima che ne siano rimasti tra i 2.400 e i 20 mila esemplari, un range molto elevato dovuto alle difficoltà di conteggio, vista la timidezza di questi animali difficili da rintracciare e catalogare nei territori montuosi dove sono abituati a muoversi.

Fonte: Corriere della Sera

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