Rischio idrogeologico: 44 miliardi per mettere in sicurezza il Belpaese
Wednesday, November 4th, 2009
Per mettere in sicurezza il Belpaese sul fronte del rischio idrogeologico occorrerebbero 44 miliardi di euro, di cui, 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero. L’indagine conoscitiva sulla difesa del suolo presentata oggi dalla commissione Ambiente della Cameraattesta che circa il 10% del territorio italiano e più dell’80% dei Comuni sono interessati da aree a forte criticità idrogeologica. Entrando nei particolari il 10% è classificato a elevato rischio per alluvioni, frane e valanghe e più di 2/3 delle aree esposte a rischio interessano centri urbani, infrastrutture e aree produttive.«Quella di 44 miliardi di euro - spiega Francesco Nucara (Gruppo misto), relatore dell’indagine – è una valutazione per difetto, che potrebbe tranquillamente salire a 50 miliardi di euro. Ora, invece, ci sono a disposizione solo poche centinaia di milioni».
Spesi in 50 anni 16 miliardi per danni da alluvioni. L’indagine segnala che negli ultimi 50 anni sono stati spesi più di 16 miliardi di euro per sopperire solo ai danni derivanti da fenomeni alluvionali. L’Italia, fra le altre, risulta anche uno dei Paesi europei maggiormente colpiti da disastri naturali. Il disastro di Messina è l’ultimo di una lunga serie di disastri da dissesto idrogeologico che hanno colpito il Paese negli ultimi anni. Da Sarno, alle alluvioni in Piemonte, alla Valtellina. Negli ultimi 8 mesi per le emergenze di protezione civile sono costate 4,6 miliardi di euro. «Le risorse finanziarie – sottolinea Nucara – sono a rischio molto elevato. Da lì bisogna partire per decidere le priorità rispetto alle risorse esigue a disposizione».
L’abusivismo edilizio e i disastri annunciati. L’obiettivo dell’indagine è puntato sui casi di abusivismo edilizio, primi a provocare «disastri annunciati». Una delle principale cause, spiega il rapporto, è chi costruisce case nell’alveo dei fiumi o su un terreno franoso, spesso ricevendo un condono invece di una demolizione. Su questo fronte «le 4mila famiglie in pericolo nella foce del Tevere rappresentano un esempio eclatante». Ulteriori cause di dissesto, ha detto il sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso nel corso delle audizioni, la dissennata pianificazione urbanistica, la carenza o l’errato dimensionamento di opere d’ingegneria, scriteriati comportamenti individuali, la generale fragilità del Belpaese e l’inadeguatezza normativa. Forte, in questi casi, la responsabilità degli amministratori che hanno autorizzato le costruzioni, con i piani regolatori «stravolti da mille compromessi, che perseguono interessi di parte e non la compatibilità con le caratteristiche del territorio».
In Europa, come negli States, “strategia di adattamento”. In Europa, come è già avvenuto negli States, si parla di una “strategia di adattamento”, di mitigazione del rischio che agisce sulla prevenzione. La Commissione ha messo in cantiere una serie di proposte che vanno dalla programmazione triennale con assoluta priorità per la messa in sicurezza delle zone a rischio più elevato fino a un programma straordinario di prevenzione e manutenzione del territorio da parte dei singoli Comuni. Poi una revisione del quadro normativo e un recupero della visione multidisciplinare della difesa del territorio.
Linee guida per grandi e piccole opere. Dalle grandi infrastrutture alle piccole opere, poi, la Commissione auspica la predisposizione di linee guida. «Occorrerebbe anche puntare su una formazione multidisciplinare dei professionisti e dei tecnici - dice Nucara - con corsi di studio interdisciplinari presso le facoltà di ingegneria, agraria e geologia, sulla difesa del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico». E, ancora, la prosecuzione del Piano straordinario di telerilevamento, la riforma dei distretti idrografici, l’introduzione di norme per favorire la trasformazione delle aree dismesse, anche attraverso la leva fiscale e gli incentivi. Necessario delocalizzare gli edifici nelle aree a rischio, controllare i corsi d’acqua a monte, rispettare le fasce di pertinenza fluviale (ridando spazio anche per esondare), con grande attenzione anche ai corsi minori, attività di controllo lungo i fiumi, spesso sede di abusi edilizi e discariche illegali che comportano un aumento del rischio.
Sette consigli sugli incendi boschivi. Una serie di consigli, divisi in 7 punti, riguardano gli incendi boschivi. La Commissione sollecita la costituzione di una rete di intervento a livello comunitario, nell’ottica di razionalizzare l’uso delle risorse e rendere più efficaci gli interventi. Si chiede anche di migliorare la legge 353/2000. Le Regioni, dal canto loro, chiedono di ampliare i finanziamenti dedicati all’incendio boschivo e di rivedere i criteri di riparto dei fondi. Sotto il profilo operativo si vorrebbero rendere più efficaci sia la fase di avvistamento rapido, sia la fase di lotta attiva a terra. da affidare al lavoro congiunto di Forestale e Vigili del fuoco. Si chiede anche di sviluppare le attività di formazione e addestramento dei volontari del soccorso e di coniugare l’attività di prevenzione con il ciclo produttivo del territorio e la sostenibilità economica delle aree a rischio incendio. Poi si vorrebbe rendere omogenei i sistemi di monitoraggio e rilevazione del rischio incendi e rafforzare le attriti di sorveglianza svolte dall’uomo.
Fonte : Il Sole 24 ORE



