Archive for October, 2009

influenza A

Saturday, October 31st, 2009

L’influenza A/H1N1 è la nuova pandemia: attesa da decenni, è arrivata a 41 anni dall’ultima delle tre pandemie del ‘900, la Hong Kong del 1968. Mentre l’attenzione degli esperti di tutto il mondo era puntata verso Oriente e i timori concentrati sul virus dell’aviaria H5N1, il nuovo virus pandemico è arrivato dall’Occidente ed è un mosaico composto da parti di virus suino, parti di virus aviario e parti di virus umano.

In pochissimi mesi il virus si è diffuso in cinque continenti: dalle Americhe all’Europa, dall’Oceania all’Asia, all’Africa. In un mondo globalizzato, il virus ha viaggiato rapidamente da un continente all’altro spostandosi a bordo degli aerei ed ora, nell’emisfero Sud, ha trovato un potente alleato nel freddo della stagione invernale.

E’ un virus-puzzle, un po’ umano, un po’ suino e un po’ aviario. Virus dell’influenza dei suini sono noti da tempo e più volte nella storia hanno fatto parlare di sé, ma solo adesso è comparso un ‘pronipote’ di questa famiglia capace di trasmettersi da uomo a uomo. Si trasmette molto facilmente, attraverso le goccioline di saliva e il contatto ravvicinato: di qui l’importanza di rispettare regole igieniche fondamentali, come lavare spesso le mani.

La ‘nave dei veleni’ è un piroscafo affondato nel ‘17. Grasso: “Il caso è chiuso”

Friday, October 30th, 2009

Il relitto affondato a largo di Cetraro, in Calabria, non è la nave dei veleni ma il piroscafo ‘Catania’. Lo ha reso noto il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

La nave passeggeri ‘Catania’, ha spiegato la Prestigiacomo, fu costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della I Guerra Mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917.

Per il procuratore Grasso il caso è chiuso, perché le indagini hanno accertato che non ci sono elementi di radioattività nè di inquinamento nel raggio di tre chilometri intorno alla nave.

“Da quando è iniziata questa vicenda – ha detto Grasso -, c’è stata una vittima, la zona di Cetraro, più in generale la Calabria perché i pescatori hanno smesso di pescare e gli albergatori sono preoccupati per la prossima stagione e tutta la popolazione non sa se potrà mangiare il pesce”.

Oggi arriva finalmente una risposta precisa che respinge tutte le insinuazioni. Grasso ha parlato di una vicenda giornalistica “irresponsabile” perché non sono stati trovati riscontri agli allarmismi diffusi.

Quelli che sembravano dei fusti e che avevano scatenato il timore che sul relitto al largo di Cetraro fossero caricati rifiuti radioattivi erano in realtà delle maniche a vento cilindriche. Si tratta di prese d’aria costituite da grossi cilindri che spuntano dal ponte della nave e che presentano la classica forma a uncino. È la conclusione a cui è giunta l’indagine condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, dal ministero dell’Ambiente e dal reparto ambientale marino del corpo delle Capitanerie di porto.

La ricerca ha permesso di stabilire anche che l’imbarcazione, della lunghezza complessiva di 103 metri, ospita numerose cabine destinate ai passeggeri. La nave è stata realizzata nel 1906 dalla “Società marittima italiana” di Genova. Nel 1917 è stata silurata da un sommergibile tedesco al largo di Cetraro nel viaggio di ritorno da Bombay, in India, verso Napoli.

Per arrivare a queste conclusioni sono stati realizzati una serie di rilievi acustici su un’area di un chilometro quadrato con l’impiego di sonar. Un robot subacqueo filoguidato è stato spedito sull’imbarcazione per fare una ispezione visiva, che ha permesso di ottenere immagini del ponte di prora, di quello di poppa e delle maniche a vento. Alcuni campioni sono stati raccolti per essere esaminati e non hanno dato tracce di radioattività.

Fonte: Ecquo

Automobili elettriche? la Reva batte Toyota e GM

Friday, October 30th, 2009

L’hanno considerata poco più che un costruttore di golf cart, un assemblatore di macchinine da bambini viziati o vecchietti a cui hanno ritirato la patente, ma ora la Reva, o meglio la REEC - Reva Electric Car Company - è diventata la prima casa costruttrice al mondo di auto elettriche . Una bella rivincita per la marca indiana di Bangalore che oggi sforna qualcosa come 30 mila vetture a batteria l’anno e che ha battuto colossali concorrenti come Tata Motors, General Motors e Toyota. Già perché mentre tutti parlano, annunciano di voler produrre - fra il 2011 e il 2012 - auto elettriche, la Reva produce visto che ha già in listino una bella gamma di vetture che per almeno altri due anni non avranno concorrenti. E non è un caso che la stessa GM sia dovuta scendere a patti con la Reva per la sua versione elettrica della Chevrolet Spark, la nuova e attesissima Matiz. Possibile?

“La tecnologia della Reva - ha spiegato Karl Slym, presidente e amministratore delegato di GM India - non è seconda a nessuno e, fra l’altro, è anche facile trasportare le componenti delle loro auto su vetture di altre marche”. Una caratteristica unica nel mondo dell’auto e che la dice lunga sull’esperienza di questa incredibile azienda indiana fondata dal signor Maini e che prende il nome (Reva, appunto) da quello di sua madre… Maini infatti cominciò a costruire e vendere automobili e aerei telecomandati all’età di 10 anni, poi passò a motorizzare go-kart e quindi a costruire piccole auto. Da sempre il suo compagno di gioco preferiti è il tornio e la fresa… Poi, ovvio, arrivò la laurea in ingegneria meccanica presso l’Università del Michigan, dove è stato subito inserito in una squadra che ha costruito macchina solar, e poi si è specializzato in California facendo espereinza presso diverse aziende. Quindi nel 1990 Maini torna a Bangalore e fonda la Reva, affiancando questa azienda a quelle di famiglia che fabbricano già ricambi auto, golf cart e carrelli elevatori.
Da allora è stato un continuo successo e quello che stupisce del signor Maini è la sua visione “poco estremistica” sul fronte dell’auto elettrica: a differenza dei suoi colleghi che prevedono un giorno si e l’altro pure la fine della auto con motore a a scoppio e il trionfo di quelle elettriche, lui si limita a dire solo che “Le auto elettriche costituiranno solo una bella fetta delle auto che saranno vendute nei prossimi 10 anni”. Una fetta che la Reva ha già conquistato del tutto.

La macchina che ha consentito questo exploit alla Reva è stata la G-Wiz, famosissima anche in Inghilterra, prodotta fin dal 2001. E’ lunga appena 2,6 metri, ha una carrozzeria a tre potre e un bel design “simpatico”, con tanto di fari tondi e un bel portellone. Ha un’autonomia di 80 km e si ricarica in 8 ore. Eppure il bello deve ancora venire: sta per essere lanciata la modernissima NXR, conforme addirittura alle norme di sicurezza europee. Ha quattro veri posti e può viaggiare per 160 km fra una carica e l’altra, con una velocità massima limitata a 65 Km/h: siamo sempre su una city-car e andare più forte sarebbe inutile.

La NXR insomma è la Reva che vedremo anche noi visto che in programma c’è anche la commercializzazione sul nostro Paese, al prezzo di 15.000 euro ma con finiture di gran lusso. A questo prezzo poi va aggiunto il noleggio mensile delle batterie, che così il cliente avrà sempre nuove ed efficienti. E per chi volesse ancora di più è già pronta la sportiva NXG, una piccola coupé con portellone pronta per fare concorrenza a Mini Cooper e soci. La Reva, insomma, ora fa davvero sul serio e inizia a spaventare perfino i ricchi costruttori europei…
Fonte: La Repubblica

«Stop al commercio del tonno rosso»

Friday, October 30th, 2009

Il tonno atlantico a pinne blu è sempre più a rischio di estinzione. A far suonare ancora una volta il campanello d’allarme è la commissione di scienziati incaricata di indagare lo stato di salute di questo prezioso pesce, noto dalle nostre parti come tonno rosso. Gli stock dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo sarebbero infatti intorno al 15% rispetto al loro volume originario, prima cioè che iniziasse la pesca industriale. Una diminuzione tale da richiedere misure drastiche, come la messa al bando del commercio internazionale della specie.

CARNE PREGIATA - Il tonno rosso ha una carne molto pregiata che viene consumata soprattutto in Giappone e nei ristoranti di sushi. Ma la forte domanda internazionale ha svuotato il Mediterraneo e l’Atlantico. Ora però, secondo gli scienziati interpellati dall’Iccat (la commissione internazionale che gestisce le popolazioni di tonno nell’Atlantico e nel Mediterraneo), ci sono le premesse perché il tonno a pinna blu rientri nell’elenco Cites (la convenzione sul commercio internazionale delle specie in estinzione).

AMBIENTALISTI - Plaudono ovviamente le organizzazioni che da anni lamentano i danni di una pesca sconsiderata. «Quello che serve per salvare gli stock è una sospensione della pesca e del commercio internazionali», ha commentato Sergi Tudela del Wwf. Gli ambientalisti in particolare accusano l’Iccat di essere stato di manica larga con le quote, alle quali si deve aggiungere il problema della pesca illegale, che secondo alcune stime potrebbe arrivare fino al 30 per cento dell’attività consentita. Finora l’Unione europea - sollecitata dalla proposta del Principato di Monaco di vietare il commercio internazionale di tonno rosso - aveva scelto una posizione attendista rispetto alla questione. Intanto, l’Iccat dovrà prendere una decisione in tempi brevi sulla base del rapporto degli scienziati e fissare le nuove quote. «La cosa giusta sarebbe imporre quota zero», ha commentato Sue Lieberman del Pew Environment Group.

 

 

Carola Frediani

Energia pulita, in Lombardia un passo verso la “valle del sole”

Friday, October 30th, 2009

Un parco fotovoltaico, Agroenergia 2.5, che vedrà la luce nel primo semestre 2010 . Da sabato, a Isso, in provincia di Bergamo, inizieranno i lavori . Una volta ultimato permetterà il normale svolgimento delle attività agricole e darà energia pulita agli abitanti della zona, prevedendo anche la creazione di un parco didattico. Il progetto consentirà di fornire energia a impatto zero a oltre 1.400 famiglie di quattro comuni dell’area di Isso: Barbata, Covo, Fontanella e Antegnate. Il parco fotovoltaico, che si estenderà su 11 ettari, prevede un brevetto che permette di sfruttare meglio l’energia solare rispetto ai classici sistemi fotovoltaici producendo rendimenti più elevati.
Infatti, i pannelli solari sono controllati da un software che ne gestisce la rotazione tenendo conto della costante variazione dell’inclinazione della terra rispetto al sole. In questo modo si ottiene una grande efficienza aumentando la produzione di energia di circa il 35% rispetto ai sistemi classici. Grazie al sistema Sun Catch System non saranno prodotte emissioni di nessun tipo e la fauna migratoria non subirà alcun disturbo.

LA “VALLE DEL SOLE” - «Questo è un passo fondamentale verso la realizzazione di una vera e propria Sun Valley in Lombardia» secondo i responsabili delle aziende che hanno realizzato questo progetto. Per Daniele Togni, amministratore delegato di Nrg Agrivis, e Alberto Volpi, amministratore delegato di Vipiemme Solar “l’inaugurazione di Agroenergia 2.5 è un evento importante in un periodo in cui sempre di più emerge la necessità inderogabile di sviluppare energia pulita». Con Agroenergia 2.5, la Lombardia si conferma la regione più attiva nel settore del fotovoltaico italiano, con più del 15% di impianti sul totale di quelli operanti sul territorio nazionale. Secondo una ricerca sull’energia fotovoltaica in Lombardia della Camera di Commercio di Milano e del Politecnico di Milano sono infatti 6.024 gli impianti installati in Lombardia a giugno 2009, per una potenza che complessivamente sfiora i 57.000 kW, +488% tra 2008 e 2007, e che si stima quadruplicabile nel 2011 con un potenziale complessivo di crescita pari a 6.958 MW tra 2009 e 2020. Il 95% degli impianti attivi in Lombardia riguarda comunque ancora il mercato residenziale.

Fonte : Corriere della Sera

A novembre prima settimana nazionale del riciclo

Thursday, October 29th, 2009
Organizzata dal Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi
RIMINI
Dal 13 al 18 novembre si terrà la prima settimana nazionale del riciclo, con iniziative sul territorio a Milano, Torino, Napoli, Roma ed una piazza virtuale sul web (http://eventi.Conai.Org/) in cui trovare informazioni, approfondimenti, spettacoli, contributi ed interviste a volti noti e a tanti cittadini.Resta forte l’impegno del Conai per l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini. Da qui l’avvio della campagna di iniziative “Da cosa rinasce cosa” - presentata alla fiera di Ecomondo - che nelle prossime settimane raggiungerà gli italiani attraverso una nuova campagna pubblicitaria sui principali media nazionali.

«Il bilancio di 10 anni di attività - ha sottolineato ancora il presidente Perron - conferma per il sistema Conai un ruolo centrale nell’avvio a recupero dei rifiuti di imballaggio, al servizio dei cittadini e delle imprese, al fianco delle istituzioni. Una realtà che ha significato anche la costruzione di know how e di esperienze scientifiche e produttive, che permette oggi al paese di contare su un sistema efficiente, che garantisce il ritiro e l’avvio a recupero del materiale raccolto in maniera differenziata dai comuni».

Fonte: La Stampa

Polo Nord, è caos clima

Thursday, October 29th, 2009

Forse non ci stiamo realmente rendendo conto di cosa significa la perdita dei ghiacci del Polo Nord. L’artico infatti, è uno dei luoghi più fragili del nostro pianeta”, ha detto Jane Lubchenco del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) presentando l’Artic Report Card, ossia lo stato dell’ambiente artico del 2009. Nonostante che durante l’estate appena trascorsa i ghiacci non abbiano raggiunto i livelli minimi del 2007 e del 2008, i ricercatori si trovano di fronte a cambiamenti estremamente drastici rispetto a soli 5 anni fa e con trasformazioni che avvengono assai più velocemente del previsto.

“Lassù %u2013 ha continuato Lubchenco - i cambiamenti ambientali avvengono ad una velocità assai più elevata rispetto al resto del pianeta con ricadute che si fanno sentire anche molto lontano”. Al Polo Nord dunque si sta verificando qualcosa che va ben al di là del semplice scioglimento dei ghiacci e da alcuni anni a questa parte si sono innescate situazioni che erano del tutto imprevedibili solo 5 anni fa.

Un esempio, sono i cambiamenti su larga scala dei venti. Negli ultimi anni infatti, si è creata una anomala alta pressione sul lato artico che si affaccia al Nord America e una bassa pressione verso l’area euroasiatica. Il tutto certamente connesso con la mancanza di ghiacci durante il periodo estivo. Nella complessa evoluzione meteorologica dell’artico ciò determina la formazione di venti più prolungati che soffiano da sud verso nord, i quali incrementano il trasporto di calore sull’Oceano Artico.

Nel Nord America vi è stata un forte riduzione delle precipitazioni nevose, mentre in Siberia si è notato un aumento delle piogge. Nell’America del Nord infatti, durante le stagioni invernali 2007/08 e 2008/09 la stagione nevosa si è notevolmente ridotta con un anticipo della primavera che ha portato allo scioglimento la poca neve caduta. La temperatura del permafrost (lo strato di terreno permanentemente ghiacciato) è salito di 2°C negli ultimi 35 anni, di cui un grado nell’arco dell’ultimo quinquennio.


Profondi sono stati anche i cambiamenti negli ambienti ecologici. Per quanto riguarda i grossi mammiferi ad esempio, si sta notando una forte discesa nel numero di renne e caribù, anche se il fenomeno era già in atto da tempo. Tra gli scienziati c’è ancor più apprensione per la vita marina, in quanto si hanno pochi dati a disposizione per capire se le comunità di animali siano diminuite o si siano spostate. “Senza dubbio - spiega Michael Simpkins del Fisheries Service del NOAA - sono a rischio balene, beluga, narvali e orsi bianchi”.

E a cornice di tutto questo vi è lo scioglimento dei ghiacci che oltre all’artico interessa fortemente anche la Groenlandia. Ciò che ha colpito particolarmente i ricercatori è il fatto che nonostante un inverno più freddo delle medie, l’estate appena trascorsa è stata così calda da elidere totalmente la neve caduta durante la stagione invernale e ha fatto ritirare i ghiacciai che giungono in mare per oltre 106 km quadrati, portando a quasi 1.000 km quadrati quelli persi dal 2000 ad oggi.
Fonte: La Repubblica

Le statue di Roma parlano a fumetti la nuova azione pro-clima di Greenpeace

Thursday, October 29th, 2009

Le statue di Roma parlano come i personaggi dei fumetti. Succede grazie a Greepeace che ha affidato ai grandi del passato il suo messaggio a favore della salvaguardia dl clima. All’imperatore Cesare Augusto, che dice «Berlusconi don’t be stupid, save the climate», fa eco Giuseppe Garibaldi con “Berlusconi, qui si salva il clima o si muore!”. Giordano Bruno si è detto invece preoccupato che il Premier possa negare l’evidenza scientifica sui cambiamenti climatici, mentre Giulio Cesare vorrebbe evitare il rischio di una pugnalata alle spalle. In vista del Consiglio europeo che inizia domani a Bruxelles, dove i capi di Stato dovranno definire la posizione dell’Europa sul clima da portare a Copenhagen, Greenpeace chiede al governo italiano di impegnarsi per evitare un disastro climatico di scala mondiale.

GAS SERRA - Alcuni tra i più grandi esponenti della scienza, della politica e della storia d’Italia, supportano le richieste di Greenpeace. L’impegno europeo per ridurre le emissioni di gas serra del 20% al 2020 non è in linea con gli sforzi richiesti dalla comunità scientifica internazionale per mantenere sotto controllo l’aumento delle temperature del Pianeta ed evitare impatti climatici catastrofici. «Se l’Europa intende non far naufragare i negoziati di Copenhagen deve aumentare l’ambizione dei propri impegni adesso - afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace - occorre ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% al 2020».

VERSO L’INSUCCESO - Attualmente, sostiene Greenpeace, i negoziati internazionali in attesa di Copenhagen vanno verso l’insuccesso, anche a causa dell’Europa: i ministri dell’economia non hanno definito alcun impegno finanziario per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fronteggiare gli impatti dei cambiamenti climatici, e i ministri dell’Ambiente non hanno aumentato gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Tali prioritarie questioni passano domani nelle mani dei capi di stato. Greenpeace ha inviato una lettera a Berlusconi e agli altri leader europei, per esortarli ad agire (2). «Siamo alla vigilia di un vertice importantissimo che sarà seguito in tutto il mondo, l’Europa ha il compito e la forza di mandare un messaggio positivo e di speranza al resto del Pianeta - afferma Tedesco - Non possiamo permettercene un altro»| . Oltre ad adottare un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, Greenpeace chiede ai leader europei riuniti a Bruxelles di impegnarsi a fornire risorse finanziarie ai Paesi in via di sviluppo pari a 35 miliardi di euro all’anno fino al 2020, per aiutarli a fronteggiare i cambiamenti climatici.

Fonte: Corriere della Sera

«Roma senza palme entro il 2015»

Thursday, October 29th, 2009

 Nel giro di pochi anni la Capitale potrebbe restare senza palme. «Una strage silenziosa». Così lo storico degli alberi Antimo Palumbo definisce l’impressionante epidemia che minaccia le cinquemila palme ornamentali di Roma, per metà piantate nei giardini privati. Il colpevole è un piccolo insetto dell’Asia, arrivato a noi attraverso il Nord Africa, il «punteruolo rosso» (Rhynchophorus ferrugineus) che attacca i tronchi, rosicchia le cortecce e alla fine provoca la caduta della chioma. Nella Capitale è arrivato da qualche settimana e già ha fatto disastri: a Caracalla come al Prenestino, al Nomentano e ad Ostia.

DALLE SPIAGGE A CARACALLA - Dopo l’attacco di questa estate sul Litorale Pontino, il parassita ha cominciato ad invadere anche la Città Eterna: molto probabilmente per colpa dei vivai, «untori inconsapevoli, almeno spero – dice Palumbo –. Sono molto preoccupato: ho calcolato che, a questo ritmo nel 2015 perderemo tutte le palme canariensi (Phoenix canariensis) romane. Un patrimonio inestimabile che sta andando in rovina senza che nessuno faccia nulla». Un patrimonio che conta un’età media di 70-80 anni: Tanto ci vuole per far crescere una palma d’alto fusto al massimo del suo splendore.

 

 

LA CONTA DELLE VITTIME - Ogni giorno il Servizio Giardini del Comune di Roma segna i nuovi casi. Anche Palumbo conta le vittime. «Negli ultimi giorni a Porta Metronia ne ho viste tre – aggiunge - una persino dentro la sede dell’Assessorato comunale all’ambiente. Quattro al Prenestino in un giardino gestito dalle suore, una al Pigneto e sono molto preoccupato per tutte le 30 palme di via della Musica all’Eur». E mercoledì mattina, i tecnici dell’ufficio giardini intenti a preparare l’inaugurazione di un nuovo giardino a Villa Celimontana, contavano mestamente almeno 8 vittime nel parco sopra al Celio.

Le fronde ingialliscono prima della morte (Zanini)
Le fronde ingialliscono prima della morte (Zanini)

 

DEVASTAZIONE A OSTIA - Per non parlare dell’Infernetto e di Ostia dove il punteruolo ha già devastato quasi tutte le palme. «Per quelle già malate non si può fare nulla – spiega Palumbo -. Ma dobbiamo sbrigarci per proteggere le altre. Con l’inizio della bella stagione potremo trovarci di fronte a una vera pandemia. La maggiore attività del punteruolo adesso è in estate, da luglio ad agosto: è un animale che resiste anche ai 50 gradi. Ora che l’insetto è in fase di riposo e bisognerebbe agire velocemente con la prevenzione».

Una palma già uccisa dal Punteruolo a Villa Celimontana (foto Zanini)
Una palma già uccisa dal Punteruolo a Villa Celimontana (foto Zanini)

 

COSTI TROPPO ALTI - Per prima cosa, suggerisce Palumbo, «occorre dichiarare lo stato di calamità con un numero verde a livello nazionale per le segnalazioni. Il servizio giardini di Roma e del Lazio non hanno i soldi e i mezzi necessari per affrontare da soli l’emergenza».
Il problema, infatti, è che per evitare il contagio (il punteruolo è particolarmente infestante) bisogna abbattere con le necessarie cautele le piante malate e smaltire i resti in un sito appropriato. «Un privato che vuole rimuovere la palma infetta deve spendere almeno 700 euro – denuncia Palumbo – e per lo più a Roma non c’è un posto dove portare i resti pericolosi. Questo porta i privati a chiamare un giardiniere che arriva con la motosega e taglia tutto. Il punteruolo salta su un’altra pianta e anche le larve si diffondono». Molto spesso i resti infetti vengono abbandonati sul ciglio della strada e questo non fa che aumentare i rischi.

La cima di una palma attaccata dal punteruolo a Villa Celimontana (Zanini)
La cima di una palma attaccata dal punteruolo a Villa Celimontana (Zanini)

 

SEGNALAZIONE OBBLIGATORIA – In realtà, i privati sono obbligati a segnalare l’attacco del punteruolo rosso alServizio fitosanitario regionale e compilare una scheda. Al Servizio Giardini qualcuno ammette però che «finora i risultati sono scarsi». Colpa «anche dell’alto costo delle operazioni – denuncia Palumbo -. Bisogna aiutare i privati a segnalare la presenza di una pianta malata. Io ho già scritto diversi articoli e creato un gruppo su Facebook per dare consigli e creare una rete di soccorso».

Un punteruolo e una larva
Un punteruolo e una larva

 

TRATTAMENTI PREVENTIVI – Quattro sono i trattamenti preventivi che proteggono le palme dal punteruolo. I primi due sono biologici e il Servizio Giardini li sta sperimentando per i giardini e le ville della Capitale. Si tratta di una tecnica che sfrutta i nematodi ( parassiti che si nutrono del punteruolo rosso) e un’altra inventata da un giovane studioso egiziano che cura le chiome con oli essenziali .
Gli altri due sono chimici e hanno già dato buoni risultati. «Uno è l’endoterapia con le punture di un potente insetticida – aggiunge Palumbo -. Grazie a questo trattamento si sono salvate (per ora) le palme di Villa Torlonia e quelle delle Ferrovie a Portonaccio». Il secondo, invece, si attua spruzzando sulla chioma un altro insetticida (glucophoenix). «E’ costoso (200-300 euro a palma) e più pericoloso per la salute, ma le palme di Palazzo Villa Pamphili di via del Corso si sono salvate così».
E se i costi dei trattamenti sembrano alti, basta vedere quanto costa una palma nuova. «Da catalogo una Phoenix canariensis va dai 160 a 30mila euro – dice Palumbo, consultando il listino prezzo di un vivaio -. Per una pianta da 1,2 metri ci vogliono 1.800 euro, per una di due metri e mezzo siamo sui 6.800 euro».

Le cime di due palme aggredite dai parassiti in via Alberto da Giussano  (foto Palumbo)
Le cime di due palme aggredite dai parassiti in via Alberto da Giussano (foto Palumbo)

 

Carlotta De Leo

Clima, “i colossi dell’It non si impegnano abbastanza”

Thursday, October 29th, 2009
 
 
Clima, “i colossi dell’It
non si impegnano abbastanza”
   
Per Greenpeace il sostegno alle richieste di ridurre le emissioni di gas serra da parte di Google, Microsoft e Ibm è ancora debole e inefficace
ROMA
Nell’ultima classifica di Greenpeace “Cool It”, che premia l’impegno del settore dell’information tecnology sul fronte dei cambiamenti climatici, nessuna azienda ottiene un punteggio superiore a 50 su 100. Con la conferenza di Copenhagen a poco più di un mese, «i colossi dell’It come Google, Microsoft e Ibm non si stanno ancora impegnando per chiedere di ridurre le emissioni di gas serra» sottolinea in un nota l’organizzazione ambientalista.Per Greenpeace «un chiaro sostegno alle richieste di forti riduzioni delle emissioni è un criterio chiave per ottenere un punteggio elevato all’interno della classifica, così come la capacità delle aziende di proporre soluzioni alla crisi climatica adottabili su larga scala e misurabili». Al primo posto c’è Ibm con un punteggio di 43 su 100, segue al secondo posto Hp e Fujitsu al terzo. Google, appena entrata nella classifica, si piazza al quarto posto con 32/100.

Il rapporto “Smart 2020″, commissionato dalla stessa industria It, «mostra chiaramente che soluzioni It amiche del clima hanno le potenzialità per ridurre le emissioni globali di gas serra del 15% entro il 2020». «Sebbene il settore It potrebbe trarre profitto da forti obiettivi di riduzione delle emissioni, purtroppo non sta facendo abbastanza per sfruttare questo potenziale e guidare il processo verso un’economia a bassa intensità di carbonio - commenta Melanie Francis, responsabile campagna Clima di Greenpeace International - Giganti dell’It come Microsoft, Google e Ibm devono far sentire il proprio peso per un accordo forte a Copenhagen, o le possibilità di salvare il clima andranno perdute a causa delle pressioni negative dell’industria sporca».

Ibm, sottolinea l’organizzazione, «mantiene il primo posto grazie alla vasta gamma di soluzioni per il clima e all’impegno a ridurre le proprie emissioni, ma Hp è a solo un punto di distanza. Sia Hp che Toshiba hanno mostrato buoni progressi nel fornire più informazioni su come le soluzioni proposte siano in grado di ridurre le emissioni globali. Dell, Nokia e Sony, invece, hanno fallito ancora nel migliorare la propria posizione».

Sharp, invece, «si è distinta come l’unica azienda giapponese che abbia lodato l’impegno del proprio Governo a ridurre le emissioni del 25% entro il 2020. La neo-arrivata Google ha fissato un piano per ridurre le proprie emissioni al 2030, ma non si è ancora espressa pubblicamente affinchè sia raggiunto un accordo stringente a Copenhagen. Al contrario, l’amministratore delegato di Eriksson ha già rilasciato importanti dichiarazioni sull’urgenza di affrontare il problema dei cambiamenti climatici».

«La recente decisione di Apple di lasciare la Camera di Commercio americana in seguito alle attività di lobby di quest’ultima contro l’introduzione della legislazione sul clima è in stridente contrasto con l’indifferenza di Google, Microsoft e Ibm in questa delicata fase dei negoziati» commenta Casey Harrell, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace International. «Altre aziende It statunitensi continuano a finanziare l’operato distruttivo della Camera di Commercio con i soldi versati per il tesseramento». La prossima classifica ’Cool It’ sarà diffusa nei primi mesi del 2010 e comprenderà molte nuove aziende del settore.

Fonte: La Stampa

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