Va tutto bene nel governo e nel partito di Berlusconi, lo dice Berlusconi, lo dicono i sondaggi e soprattutto lo si intuisce dal dibattito interno, nel governo e nel partito. Il premier parla davanti alla direzione del Pdl da un quarto d’ora, e proprio mentre sta affrontando il nodo della «lega del sud», si accorge che La Russa è intento a chiacchierare. «Ignazio faresti meglio ad ascoltarmi», s’interrompe il Cavaliere, colpendo il ministro con uno schiaffetto dietro la nuca: «Soprattutto adesso che hai un presidente democratico e non più un presidente dittatore…». Attimi di smarrimento in sala. «Silvio si riferiva a Mussolini», sorride il titolare della Difesa per cancellare l’imbarazzo. Massì, Berlusconi non si riferiva a Fini, che intanto osserva (e benedice) le mosse dei suoi fedelissimi in Sicilia.
Va tutto bene a palazzo Chigi e nel Pdl, anche se Cicchitto annota in direzione che il partito è «un po’ decerebrato», perché «le riunioni si fanno dappertutto, tranne dove si dovrebbero fare». Tremonti, che è lì alla riunione, si torce sulla sedia prima di restituire il pizzicotto. «Sono onorato di prendere la parola in un partito decerebrato», esordisce il titolare dell’Economia, che avverte di essere sul banco degli imputati e scambiando la direzione per un tribunale passa a difendersi dalle accuse. Perché a suo dire la «questione meridionale» che viene agitata, non può essere affrontata come «una questione di spesa ma di qualità della spesa». Formula elegante per additare la classe dirigente del Sud di dilapidare le risorse. La sua apologia sulle magnificenze della «prima Cassa per il Mezzogiorno» è un modo per rilanciare l’Istituto, insieme alla banca del Sud e ad una «cabina di regia» da costituire a palazzo Chigi per delineare il piano d’interventi.
Fitto, che non doveva intervenire, chiede la parola. E la riunione di partito si trasforma in una riunione di governo. Il titolare per le Regioni si era trattenuto nei giorni scorsi per non mandare a benedire il collega leghista Calderoli, «che non si deve più permettere di sproloquiare sul meridione», ma dinnanzi alla logica centralista del ministro più federalista del Pdl, non vuole tacere. E allora «passi che c’è la crisi e che il governo ha dovuto fronteggiare l’emergenza», ma il fenomeno della «lega del sud» è «una risposta sbagliata a un’esigenza giusta». Traduzione: Tremonti non pensi di essere il regista della cabina di regia, non può fare il bello e il cattivo tempo.
Più o meno quanto sostiene la Prestigiacomo, che per via di un emendamento introdotto nel decreto anti-crisi oggi potrebbe venire esautorata dalle scelte sulle future centrali nucleari. Strano, visto che è ministro per l’Ambiente. Berlusconi le ha giurato che «io non ne sapevo nulla». Tremonti le ha fatto sapere che «Berlusconi sapeva tutto», Gianni Letta le ha garantito che «troveremo un rimedio». Sarà, ma se oggi non sarà così, la Prestigiacomo lascerà il dicastero, «perché dopo un palese atto di sfiducia non resto a fare tappezzeria» .
Va tutto bene, ripete il Cavaliere. Anche nel partito. Dove Landolfi propone di istituire una «Camera del territorio». E siccome c’è da scommettere che la legge elettorale non verrà cambiata, visto che non ci sono le preferenze «un terzo delle candidature dovrà essere espresso dal leader, un terzo dalla direzione e un altro terzo dalla Camera del territorio». L’idea è accolta da gelidi clap clap del gruppo dirigente, che è in attesa di ascoltare Berlusconi per capire cos’ha in mente sul riassetto del partito, sull’abolizione del doppio incarico e sulle voci di rimpasto che per ora non trovano riscontri.
Naturalmente Berlusconi non anticipa nulla. Quel che doveva dire l’aveva già detto nei dintorni di Brescia, non a Roma: «Saluto Formigoni, presidente a vita della Lombardia». La Lega (quella vera) si metta l’anima in pace. Sull’altra lega (quella del Sud), Gasparri chiedeva al Cavaliere la scomunica. Arriva invece un buffetto, più leggero di quello rifilato a La Russa, perché «quanti hanno parlato di partito del Sud sono legati a me da sincera amicizia », e perché «forse non siamo stati capaci di comunicare quanto abbiamo fatto per il Mezzogiorno ». È il segno che il premier sta giocando su due tavoli, siccome doveva trovare un surrogato all’Udc per bilanciare la Lega e ammorbidire Tremonti. Certo, fa sfoggio di mostrarsi più o meno irritato a seconda degli interlocutori. Tranne poi rassicurare i dirigenti meridionali: «Tranquilli, faremo un piano per sedare il malcontento. Lo so che c’è uno squilibrio, anche nel governo, su cui dovrò intervenire ». Va tutto bene: «Nel 2013 saremo ancora qui». Lo dice Berlusconi.
Fonte : Corriere della Sera