Archive for July 21st, 2009

L’ESPERIENZA DEL POPOLO GUARANI’ PER IL DIRITTO ALLA TERRA. E ALLA SOPRAVVIVENZA.

Tuesday, July 21st, 2009

La vicenda dei Guaranì, popolo indigeno che attualmente vive tra Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay, può essere forse considerata emblematica del percorso seguito dai popoli indigeni latinoamericani negli ultimi 5 secoli.
Originari dell’Amazzonia, abbandonano la foresta a partire dal secolo XIII per dirigersi verso sud e ovest alla ricerca della “tierra sin mal”, di una terra promessa nella quale vivere in armonia con gli altri esseri viventi, uomini, animali e natura. Si troveranno invece a dover subire 500 anni di dominazione coloniale e sfruttamento, a lavorare come “peones”, praticamente schiavi della terra, per un padrone bianco, a vivere prigionieri nel proprio territorio. Focolai di rivolta, spenti con il sangue, continuano ad accendersi fino al 28 gennaio 1892, data del massacro di Kuruyuki: i Guaranì oppongono archi e frecce ai fucili dell’esercito nazionale. La sconfitta è totale, e da quel momento i Guaranì sembrano scomparire dalla storia.
Eppure, anche se costretti al silenzio e privati del rapporto ancestrale, pieno e concreto, con il territorio, rapporto nel quale si sostanziano l’appartenenza e l’identità indigene, la cultura Guaranì, fondata sulla condivisione e sullo scambio, sottovoce e quasi segretamente sopravvive. Sopravvive quello che i Guaranì chiamano Ñande Reko, il nostro modo di essere.

Bisogna tuttavia aspettare gli anni ’80 del secolo scorso, anni in cui inizia a soffiare all’interno della Chiesa Cattolica latinoamericana il vento della “Teologia della Liberazione”, che ai concetti di peccato e accettazione del dolore affianca quelli di giustizia e lotta per i propri diritti, per assistere a quello che gli stessi Guaranì considerano un “risveglio”. Nel 1987 nasce la APG – Asamblea del Pueblo Guaranì, che si pone da subito precisi obiettivi di sviluppo, sintetizzati nell’acronimo PISETT: Produzione, Infrastrutture, Salute, Educazione, Terra e Territorio. I Guaranì si organizzano, ma non per cercare vendetta: le radici salde nel passato permettono loro di guardare avanti, chiedono giustizia e dignità. Nel 1992, centenario del massacro di Kuruyuki i Guaranì marciano da Camiri a Kuruyuki, consapevoli per la prima volta del proprio ruolo come soggetto politico, come interlocutore paritario con le istituzioni. La marcia per il territorio e la dignità è in realtà appena iniziata, un cammino quotidiano che prosegue ancora oggi, nell’obiettivo di riappropriarsi delle terre usurpate dai “ganaderos”, grandi coltivatori-allevatori invariabilmente di origine europea, di vedere riconosciuto dallo Stato il diritto all’educazione interculturale bilingue per i propri figli, di avere accesso alle risorse del territorio, innanzitutto all’acqua.
I Guaranì non hanno smesso di lottare. Semplicemente, è cambiato il modo di lottare: “non più con archi e frecce, ma con il lapis e il quaderno”, un percorso di lotta che è anche un percorso di affermazione della propria esistenza nel mondo. I Guaranì oggi non pronunciano discorsi, ma esperienze di vita: pratiche di resistenza, per un’alternativa possibile al modello di sviluppo neo-liberista, che troppo spesso siamo portati a pensare come naturale e inevitabile.

La lotta dei Guaranì e dei popoli indigeni oggi è una lotta per l’autodeterminazione, che significa poter scegliere autonomamente il percorso di sviluppo da intraprendere: un proprio modello di sviluppo centrato sul territorio, unico e irrepetibile. Perché terra è libertà.

[A cura di Valentina Puglisi]

LA COOPERAZIONE. FATTA COSÌ.
Vacanze di volontariato con Mani Tese
Per la prossima estate Mani Tese propone 8 campi di volontariato in varie località italiane, rivolti a giovani dai 18 ai 30 anni, e due campi per famiglie. Un’opportunità per sperimentare uno stile di vita basato sul consumo critico e sul rispetto dell’ambiente e delle culture del Sud del mondo. Un’occasione per sostenere un progetto di sviluppo lavorando in prima persona nell’attività di riutilizzo del materiale usato.
Scopri i campi >>
Fonte: L’Unità / Mani Tese

La Luna strega anche gli animali

Tuesday, July 21st, 2009
Gli anfibi si accoppiano, gli uccelli cacciano e i cani mordo di più
ROMA
Notti d’amore folli, cacce spietate e corse verso la vita, il tutto al chiaro di luna. Il nostro satellite, con la sua luce, non affascina solo l’uomo, che l’ha raggiunto 40 anni fa, ma è anche importante per molti animali.Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Animal Behaviour e condotto dalla biologa Rachel Grant della Open University, Regno Unito, gli anfibi userebbero i cicli della luna per massimizzare gli incontri. Per rane e rospi di tutto il mondo, insomma, appuntamento al chiaro di luna per accoppiarsi.

Dopo aver osservato che le salamandre si accoppiavano preferibilmente durante le notti di luna piena, Grant ha confrontato i suoi risultati con i dati raccolti durante altri studi, arrivando alla conclusione che effettivamente gli anfibi preferiscono ’unirsì alla luce della Luna.

«Studiare gli anfibi - ha commentato Enrico Alleva, presidente della Società Italiana di Etologia - e capire come si riproducono è molto importante perchè questi animali sono delle ’sentinellè dei cambiamenti climatici e degli ecosistemi».

Ma gli anfibi non sarebbero gli unici animali ad usare la luce della Luna. Tra le altre specie che sfruttano il nostro satellite e la sua flebile luce ci sono le tartarughe che, nelle notti di Luna piena, allo schiudersi delle uova, riescono a raggiungere il mare, e quindi la vita, seguendo il riflesso della luna sull’acqua.

«Anche gli insetti - ha spiegato Alleva - sfruttano la luce della Luna per incontrarsi. Nelle notti più luminose, coleotteri e ditteri sciamano verso il disco luminoso per favorire gli incontri di maschi con le femmine».

Secondo uno studio del 2007, più facile, inoltre, sarebbe la caccia per gli uccelli marini durante le notti di luna piena. Alla luce, infatti, sarebbe per queste specie molto più facile individuare nell’acqua i pesci di cui si cibano, salvo restare troppo tempo adagiati sulla superficie marina rischiando di essere mangiati a loro volta da squali e foche.

Infine, tra gli studi più bizzarri che riguardano i comportamenti degli animali durante le notti di luna piena, ci sarebbero quelli pubblicati, sempre nel 2007, sulla rivista Journal of the American Veterinary Medical Association. I ricercatori, dai dati raccolti, sono riusciti a dimostrare che durante le notti di luna piena aumenterebbero i ricorsi ai pronto soccorso per via di morsi da parte di animali domestici. In particolare, l’aumento sarebbe del 23% per morsi dovuti a gatti e del 28% per aggressioni da parte di cani.

 

Fonte: La Stampa

Con EcoPOI i luoghi “green” sono sul navigatore

Tuesday, July 21st, 2009

Le indicazioni per una vacanza “verde”, le città impegnate nel rispetto dell’ambiente, le località balneari che hanno ottenuto le “Cinque Vele” e borghi antichi che conservano antiche peculiarità

(Rinnovabili.it) – Grazie all’accordo tra Garmin e Legambiente sarà possibile scaricare i punti “green” sul navigatore satellitare.
Collegandosi al sito della Garmin si potranno scaricare i POI Legambiente che includono informazioni su circa 300 strutture turistiche situate in zone costiere, città d’arte, parchi naturali che hanno ricevuto l’etichetta ecologica “Ecolabel” assegnata dall’associazione stessa.
I luoghi “etichettati”, come anche i Parchi Legambiente (22 parchi nazionali, 120 parchi ragionali, e 23 aree marine), sono stati insigniti visto il loro impegno nella riduzione dell’impatto ambientale e nella promozione del territorio.
La Garmin fornirà anche tutte le indicazioni necessarie per raggiungere le località “Cinque Vele”: 300 spiagge e 280 località pregevoli per le loro costiere tenendo anche conto delle infrastrutture presenti compresi alberghi, punti di ristoro e monumenti di interesse culturale.
Visto l’interesse di Legambiente per la salvaguardia dei piccoli borghi, nella guida per il navigatore saranno inseriti anche i micro-comuni: 150 piccoli insediamenti con un massimo di 5000 abitanti selezionati perchè conservano la pratica di antichi mestieri artigianali, paesaggi rari e incontaminati, enogastronomia tipica e di qualità.
L’accordo punta dunque all’utilizzo della tecnologia per condurre uno stile di vita ecosostenibile, soprattutto quando si tratta di viaggiare!

Fonte: La Repubblica

Case piccole e “verdi” ecco le città ecologiche

Tuesday, July 21st, 2009

 Le città del futuro saranno bruttine, ecologiche e lillipuziane. Le prime quattro verranno ultimate nel 2016 in Gran Bretagna, e conteranno ognuna 2500 case, tutte a consumo zero, poiché dotate delle ultime tecnologie sul risparmio energetico. Ad ogni angolo di strada sarà inoltre possibile ricaricare le auto elettriche, ovunque si potrà prendere in prestito una bicicletta e i servizi pubblici copriranno capillarmente ogni centimetro quadrato dei nuovi centri urbani. Quanto costerà edificare questi avveniristici agglomerati “verdi”? Il primo ministro Gordon Brown, che si è detto fortemente convinto dell’utilità del progetto, ha appena stanziato l’equivalente di 280 milioni di euro.

Lo scopo delle “eco-towns”, così sono state battezzate dalla stampa inglese, è anzitutto didattico: i fortunati abitanti delle case pionieristiche dovranno servire da esempio agli altri cittadini del paese. In Inghilterra, infatti, oltre un quarto delle emissioni di CO2 proviene dell’energia di uso domestico. Ora, come ha spiegato Brown, “per ridurre l’impatto delle attività umane sul clima, ognuno di noi sarà primo o poi costretto a risparmiare sui bisogni di acqua, elettricità e riscaldamento”. Per questo motivo, nelle quattro nuove città è previsto un consumo energetico bassissimo: ogni villetta sarà ricoperta di pannelli solari, avrà doppi vetri isolanti e disporrà di un sistema per il riciclo delle acque.

In realtà, i piani edilizi di Gordon Brown erano ben più ambiziosi. Se non ci fosse stata un’alzata di scudi da parte di numerose associazione che tutelano il paesaggio, il premier avrebbe chiesto di costruire non diecimila bensì centomila case ex novo nelle campagne inglesi. Perché, gli hanno chiesto gli attivisti, non concentrare piuttosto gli sforzi e i finanziamenti su le circa ottocentomila case che sono state abbandonate nei decenni? Il ministro delle Infrastrutture, John Healey, s’è difeso sostenendo che “il cambiamento climatico è una sfida che riguarda tutti e che le “eco-towns” rappresentano il modo per vincerla. Per ogni famiglia che vi andrà ad abitare prevediamo un risparmio di circa 600 euro l’anno”.


Ma c’è ultimo scoglio che dovrà superare il governo di sua Maestà. Sono le associazioni locali, chiamate ad esprimere un parere vincolante sulla costruzione delle città ecologiche. Molte di loro si sono già schierate contro. Temono, in particolare, una carente urbanizzazione stradale attorno ai nuovi insediamenti, e di conseguenza l’intasamento delle vie di comunicazione già esistenti. Altri, invece, si preoccupano delle conseguenze sulla fauna. “Tutto questo - dice il sindaco di un antico paesino della Cornovaglia - per consentire a pochi eletti di avere in cucina un pannello luminoso che indica a che ora passa il prossimo autobus”. E’ difficile non condividere il suo scetticismo.

Fonte : La Repubblica

Idrogeno e ibride, ecco le auto del futuro

Tuesday, July 21st, 2009

 Dieter Zetsche, il numero uno di Mercedes-Benz, ci mette la sua faccia per ribadire il primato tecnologico del marchio tedesco, per ricordare che è stato Karl Benz a inventare l’auto nel 1886. Lo fa passando dalla teoria alla pratica perché durante la giornata tecnologica dedicata al tema On the Road to Emission-free Mobility (In viaggio senza inquinare) sfilano tutte le eccellenze tecnologiche del marchio tedesco, dalla city car Smart elettrica al possente camion Actros dotato di sistemi che riducono al minimo l’impatto sull’ambiente del suo potente motore diesel, a una gamma di Suv efficienti e puliti. E insieme l’ammiraglia ibrida prodotta in grande serie, la Classe S 400, il primo veicolo che usa le batterie al litio (7,9 litri di benzina per 100 km e 186 g di CO2 per km). Eppoi modelli a idrogeno facili da guidare come utilitarie, veicoli ibridi a vari livelli di tecnologia e con diverse tecnologie di ricarica delle batterie con autonomie da 200 a 600 km. In pratica una ghiotta anteprima di ciò che si vedrà in settembre al Salone di Francoforte.

FIAT-CHRYSLER, MATRIMONIO PERFETTO - Zetsche parla a ruota libera. Dice che per Chrysler (è stato a capo del gruppo americano per alcuni anni e quindi ne conosce pregi e difetti) «la Fiat rappresenta il miglior matrimonio possibile> e riconosce a Sergio Marchionne doti manageriali ben al di sopra della media. Esamina con competenza l’affaire Opel e riconosce che tutti i concorrenti all’acquisto offrono soluzioni per alcuni aspetti interessanti e che per le sinergie produttive e per le capacità tecnologiche Fiat potrebbe essere un partner appropriato, ma ricorda che a dire l’ultima parola non sarà il governo tedesco bensì gli amministratori della Casa americana e che il loro obiettivo <è quello di fare cassa, di portare a casa più soldi possibile».

800 MILIONI DI AUTO - Poi entra deciso nell’affare di famiglia: «Ci sono voluti la bellezza di 100 anni per arrivare a raggiungere la quota attuale di 800 milioni di auto in circolazione in tutto il mondo –dice Zetsche -. Non ci vorranno però nemmeno 30 anni perché questa cifra raddoppi: Cina e India stanno scoprendo l’auto e anche tanti altri cosiddetti paesi emergenti stanno seguendo le loro stesse orme». Una evoluzione che ha ripercussioni sociali ed economiche positive poiché si traduce in una maggiore libertà di movimento per più persone.

REINVENTARE L’AUTOMOBILE - Dal punto di vista ecologico, però, questo sviluppo è sostenibile solo se si rendono vetture e veicoli industriali sempre più puliti. «Ed è esattamente qui che ci sentiamo chiamati in causa: vogliamo essere il motore di una mobilità sostenibile e continuare ad offrire automobili affascinanti per Clienti esigenti – risponde Zrìetsche -. Nel complesso, nessuno dei nostri antagonisti ha premesse così favorevoli per conciliare in maniera affidabile il crescente fabbisogno di mobilità ad un’efficace tutela ambientale. Abbiamo inventato l’automobile una volta e la reinventeremo per la seconda».

IL FUTURO E’ UN MIX - Come saranno le auto del prossimo futuro? «La mobilità del domani non può essere garantita da una soluzione unica. Il peso deve, metaforicamente parlando, poggiare su più spalle - commenta Zetsche -. La chiave per una mobilità a prova di futuro, ovvero rispettosa dell’ambiente e in linea con le esigenze degli utenti, è un mix versatile di propulsori costituito da motori a combustione, motori ibridi, a batteria e a celle a combustibile. Queste tecnologie di propulsione da noi introdotte sul mercato a beneficio dei nostri Clienti e dell’ambiente sono parte integrante della nostra strategia per una mobilità sostenibile».

SALONE DI FRANCOFORTE - E Mercedes Benz ha le carte in regola per raggiungere questi obiettivi? «Non esiste altra Casa automobilistica che possieda nel complesso le carte più favorevoli per soddisfare la richiesta dei Clienti di una mobilità individuale e sostenibile – afferma Zetsche -. Al Salone di Francoforte del 2007 abbiamo dato prova di disporre di risposte più che valide. Da allora, abbiamo introdotto in maniera coerente queste tecnologie sul mercato: dal BlueTec all’iniezione diretta a benzina fino all’ammiraglia S 400 Hybrid. Parallelamente a tutto questo portiamo avanti lo sviluppo della mobilità elettrica. Non vedo l’ora che inizi il prossimo Salone per mostrare fin dove siamo arrivati e dove intendiamo andare».

23% DI EFFICIENZA IN PIU’ - I modelli Mercedes-Benz, secondo Zetsche, sono già oggi estremamente parchi nei consumi e puliti. Ne sono la prova le versioni BlueEfficiency, 58 delle quali saranno già disponibili sul mercato entro la fine dell’anno. Il successo di questo concept è attestato dalla nuova Classe E, che abbina i propulsori più moderni e il migliore coefficiente di resistenza aerodinamica al mondo in questa classe di vetture ad ulteriori misure finalizzate al perfezionamento della vettura in termini di costruzione leggera e di sistema di gestione intelligente dell’energia. Nel complesso, dicono alla Mercedes-Benz, si raggiunge fino al 23 per cento in più di efficienza rispetto al precedente modello.

SMART ELETTRICA - La sfida però continua, con ingenti investimenti, pari a 4,4 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nel 2008. Da queste risorse è nata la city car Smart elettrica, che scorrazzerà in tre città italiane e sarà prodotta in mille esemplari nel 2010 (costerà un 30 per cento in più della sorella tradizionale) e sarà uno dei primi veicoli a emissioni zero insieme con altri mille mezzi con il marchio Mercedes, sempre elettrici che saranno prodotti sempre nel prossimo anno. Alla sperimentazione dei veicoli elettrici si affiancherà la diffusione a cascata dell’Eco Start/Stop, come fase preliminare dell’ibridizzazione. Questa tecnica, già disponibile su Classe A e Classe B, oltre che sulla smart fortwo mhd, consente di ridurre ulteriormente del 9% i consumi nel traffico urbano. Fra breve, il sistema sarà disponibile anche per la nuova Classe E e verrà gradualmente introdotto in tutte le Serie di modelli Mercedes.

NASCE LA BLUE ZERO - La chicca sarà la tecnologia BlueZero, prossimo alla produzione in serie fornisce una prospettiva concreta per un’elettromobilità ecocompatibile ed al tempo stesso idonea all’uso quotidiano. Basato su un’unica architettura, questo concetto di veicolo intelligente e modulare consente di realizzare tre modelli con diverse configurazioni di trazione. BlueZero E-Cell con trazione elettrica a batteria ed un’autonomia fino a 200 chilometri con alimentazione esclusivamente elettrica; BlueZero F-Cell dotata di celle a combustibile, con un’autonomia di oltre 400 chilometri nella modalità di trazione elettrica; BlueZero E-Cell Plus a trazione elettrica con motore a combustione interna supplementare utilizzato come generatore di corrente (“Range Extender”). Questa versione raggiunge un’autonomia complessiva di oltre 600 chilometri e copre una distanza fino a 100 chilometri, utilizzando esclusivamente la modalità di trazione elettrica.

IL PLUS E’ NEL SANDWICH - Le tre varianti di BlueZero sono state realizzate sulla base dell’architettura del pianale a sandwich, unica nel suo genere, che Mercedes-Benz ha introdotto dieci anni fa, inizialmente su Classe A ed in seguito su Classe B, anche in vista dell’integrazione di sistemi di propulsione alternativi. Il vantaggio pratico della struttura ottimizzata: il veicolo offre cinque posti comodi. Inoltre, con circa 450 chilogrammi di carico utile e un volume del bagagliaio superiore a 500 litri, la vettura si presenta perfettamente idonea ad un uso quotidiano. Il secondo vantaggio, quello determinante: i principali componenti del sistema di trazione sono alloggiati nel sottoscocca del veicolo, ovvero in una posizione ottimale per baricentro, ingombro e protezione. Pertanto i livelli di sicurezza attiva e passiva risultano uguali a quelli tipicamente elevati delle vetture Mercedes.

Paolo Artemi
Fonte : Corriere della Sera

Svendono l’Italia solo per fare cassa

Tuesday, July 21st, 2009

Stanno svendendo l’Italia solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio italiani non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno il turismo, che abbandonerà il nostro Paese, e già sta avvenendo. Poi la salute, l’identità, le radici stesse degli italiani». Giulia Maria Crespi parla dalla sua casa in Sardegna, ma è in continuo collegamento con gli uffici del Fai, il Fondo ambiente italiano, trust privato che negli anni è riuscito a sottrarre straordinari beni culturali italiani alla speculazione e alla scomparsa. Un’esperienza citata in Europa come un modello di tutela in mano ai privati.

Qual è la ragione del suo allarme, signora Crespi?
«Prima di tutto la sorte del Codice dei Beni culturali, varato dal ministro Giuliano Urbani, in mezzo a mille difficoltà, sotto il precedente governo Berlusconi e concluso da Francesco Rutelli. Sandro Bondi mi aveva dato la sua parola d’onore davanti a quattro testimoni che la parte relativa al paesaggio sarebbe entrata in vigore a gennaio scorso, poi a giugno di quest’anno. Infine lo slittamento alla fine di dicembre… ».

Parla dell’articolo 146 che attribuisce ai soprintendenti il potere di esprimere un parere obbligatorio e vincolante sugli interventi nelle aree protette e che non è ancora andato in vigore? C’è un regime di proroga…
«Penso proprio a quel problema. I soprintendenti calano di numero e hanno sempre meno mezzi a disposizione. Ora c’è questa proroga che consente ai soprintendenti di pronunciarsi solo a cose fatte, a progetto varato. Intanto le regioni stanno approntando i loro piani. Il Veneto prevede la possibilità di intervenire nel 40% del territorio. La Lombardia nel 35% con la possibilità di intervenire anche nei parchi regionali. Allucinante. L’Umbria le sta seguendo. Altra tragedia: ora i comuni permettono ai costruttori di autocertificarsi l’idoneità del progetto. Sono insegnamenti che definirei di gravissimo scadimento morale dell’intero sistema italiano».

Bondi ha assicurato che la proroga finirà a dicembre…
«Spero. Anche se non ci credo più. Senza il Codice completo, il Piano Casa potrà avere effetti devastanti, purtroppo irreversibili sul paesaggio».

Dice però Berlusconi: con le nuove regole del Piano Casa verranno rimessi in circolazione tra i 70 e i 150 miliardi di euro ora inoperosi nelle banche. Non temete di apparire come ostacoli alla ripresa dell’economia?
«Questo è quello che dice Berlusconi, poi bisogna vedere se gli effetti economici saranno davvero quelli… Ma io guardo al futuro. Il Piano Casa prevede la possibilità di abbattere vecchi edifici, di aumentarne la cubatura, di stravolgere insomma interi panorami. Unico Paese in Europa: guardiamo cosa avviene in Francia o altrove. Ma qui non c’è solo il Piano Casa. È tutto un sistema… ».

A cosa si riferisce in particolare, signora Crespi?
«Ho tanti altri esempi che addolorano solo al pensarli. In Lombardia, nel cuore del parco del Curone, cioè della Brianza ancora ben conservata, un meraviglioso parco di 2.700 ettari, è pronto uno studio di fattibilità per permettere alla società australiana Australian Po Valley, per il 50% di proprietà Edison, di estrarre petrolio. Petrolio lì! Con conseguente emissione di acido solforico che avrà un’azione intossicante nell’arco di dieci chilometri, col problema dello smaltimento dei fanghi. Tutti i 21 comuni, di qualunque colore, e la provincia di Lecco protestano ma non hanno potere di bloccare il piano perché è stato dichiarato di pubblica utilità! Come si può solo immaginare tutto questo?».

Altri esempi che la preoccupano?
«Ho ancora un esempio legato alla Lombardia che, nel suo piano prevede la possibilità di intervenire addirittura nelle aree protette. Per esempio nel meraviglioso Parco Agricolo Sud: 47 mila ettari! Altro massacro che resterà indelebile che distruggerà un’area ricca di fontanili antichi, terreno ad alta fertilità, piena di antiche abbazie e cascine forzesche. Un polmone verde per i milanesi».

Se la prende con questo governo?
«Io credo che ormai circoli un ragionamento trasversale: fare soldi subito. E poi, dopo di me il diluvio. Lo disse Luigi XV, ma dopo ci fu la Rivoluzione francese. E dopo, per noi, ci sarà solo un territorio devastato per sempre. E qui nessuno è più sensibile. Non lo è la destra. Ma non lo è nemmeno la sinistra: neanche l’attuale opposizione colloca l’ambiente tra le sue priorità. Anzi, se ne disinteressa totalmente. Guardiamo cosa sta avvenendo in Toscana e presto in Umbria… Rimaniamo solo noi associazioni: Fai, Italia Nostra, Lipu, Wwf. Siamo visti da tutti come scomodi cretini. Poi, un giorno, forse qualcuno dirà che quegli scomodi cretini avevano ragione. Ma sarà troppo tardi. Un padre non svende la figlia per far cassa. Qui, lo ripeto, stanno svendendo la nostra Italia davanti all’indignazione del resto d’Europa».

Paolo Conti

Fonte: Corriere della Sera

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