Archive for July 20th, 2009

L’obesità a “quattro zampe” è sempre più diffusa in Italia

Monday, July 20th, 2009
Il 46% dei gatti e il 36% dei cani è “oversize”
MILANO
In linea con la tendenza al sovrappeso registrata fra i padroni anche i cani e i gatti del Belpaese stanno diventando “oversize”. E, sorprendentemente, a litigare con la bilancia è soprattutto la specie felina che mostra una maggior propensione all’eccesso di peso rispetto a quella canina. Risultato: è sovrappeso o obeso ben il 46% dei gatti italiani, contro il 36% dei cani. A fotografare l’incidenza degli animali “taglia XL” nel nostro Paese è un’indagine promossa dall’azienda Hill’s Pet Nutrition e condotta da un pool di veterinari, nutrizionisti, docenti universitari che fanno parte della ’Pet obesity task forcè italiana.La società ha commissionato ricerche in tutti i Paesi del mondo per avere un quadro preciso dell’obesità negli animali domestici. Non un problema estetico, ma una vera e propria malattia sottovalutata, a detta degli esperti. E, a sorpresa, neanche i cani e i gatti che vivono nella patria della dieta mediterranea spiccano per il peso forma. I dati italiani, raccolti su un campione di 5.521 animali (70% cani e 30% gatti) in cura da 144 veterinari della Penisola, sono in linea con quelli registrati in Europa dove, nell’ultimo decennio, il tasso di sovrappeso e obesità tra gli animali domestici varia tra il 25 e il 45%.È boom di cani oversize nel Regno Unito dove il 40% risulta essere in sovrappeso, mentre il 25% è affetto da obesità. Ma anche in Francia gli amici a quattro zampe non se la passano meglio: il 39% dei cani è in sovrappeso, e fortunatamente solo il 5% è obeso. Secondo le stime dei ricercatori, l’esercito di animali troppo in carne conta nelle sue file 4 milioni di cani e 3,36 milioni di gatti.

Tra i fattori di rischio vita da appartamento e stazza
L’identikit del quattro zampe oversize? È un animale ’sedentariò costretto a una vita in appartamento e scarso frequentatore di giardini. Il più delle volte è stato sottoposto a un intervento di castrazione e sterilizzazione, fattori strettamente correlati con l’obesità animale. Fra i gatti operati (79%) il 53% è in sovrappeso o obeso, fra i cani (29%) il 54%. I meno colpiti sono gli estremi: le taglie ’minì (i cosiddetti toy che sono il 23% degli oversize) e i ’gigantì (26%). La più alta concentrazione di taglie XL è nella fascia media e grande (40% e 33%), seguita a ruota da quella piccola (30%). Si registra anche una porzione di animali sottopeso, 10% fra i gatti e 7% fra i cani.

Sotto accusa lo stile di vita. Un gatto XL su due vive in appartamento, solo il 36% in giardino. E anche i cani oversize si concentrano soprattutto fra le mura di casa (39% contro un 33% che vive in giardino). L’alimentazione può essere determinante nella prevenzione. I cibi casalinghi sono ’nemicì della forma per i cani: il 40% di quelli nutriti con menù a base di manicaretti artigianali è oversize, insieme al 47% di chi ha un’alimentazione mista. La percentuale scende al 30% fra i cani nutriti con alimentazione industriale. Nella specie felina, invece, i dati di sovrappeso e obesità sono più alti fra gli animali nutriti con alimentazione industriale (46% contro 38%), anche se fra quelli cresciuti con cibi casalinghi si conta un 22% di gatti sottopeso.

Spesso i proprietari ignorano i problemi di peso dei propri amici a 4 zampe e i veterinari vi prestano poca attenzione o faticano ad affrontare un tema tabù, avvertono gli esperti. A testimoniarlo è il fatto che in Europa meno del 50% degli animali viene pesato, mentre è diffusa la convinzione che ’grasso è sanò, fino a quando Fido non riesce più a saltare o a muoversi per il peso e diventa pigro e apatico. Solo allora scatta la telefonata al camice bianco.

Fonte: La Zampa.it

Parchicard, carta per turismo sostenibile nei parchi

Monday, July 20th, 2009
 
ROMA
Favorire la pratica di turismo sociale tra giovani, anziani, disabili e scuole contribuendo non solo alla crescita socio economica delle popolazioni locali ma soprattutto alla fruizione turistica sostenibile dei parchi. Nasce con questi obiettivi Parchicard, la prima carta dei servizi destinata a promuovere la fruizione dei 22 parchi italiani attraverso sconti ed agevolazioni che il possessore avrà su un ampio numero di esercizi e servizi presenti all’interno delle aree protette.Realizzato dal Centro Turistico Studentesco in collaborazione con l’Associazione Carta Giovani e con il supporto di Federparchi e Federculture, Parchicard è un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Secondo una recente indagine del Cts, il 50% del campione intervistato ha sostenuto di aver visitato poche volte un parco nazionale e il 34% sostiene di non avere informazioni sufficienti su cosa visitare e sui servizi disponibili. E con Parchicard l’obiettivo è anche dare maggiori informazioni a chi vuole andare nei parchi italiani.

La card, infatti, è accompagnata da una guida ai servizi nella quale vengono indicate le agevolazioni di cui si può usufruire. «Entrambe, la card e la guida, -spiega il Cts- saranno distribuite gratuitamente presso le sedi di Cts, le sedi di alcune Associazioni di turismo sociale, gli Informagiovani e i centri visita dei parchi». In particolare, le agevolazioni riguarderanno musei, centri visita ed aree faunistiche, strutture ricettive e di ristorazione, servizi turistici, servizi di trasporto e noleggio, negozi di artigianato, di prodotti tipici ed esercizi commerciali in genere. Ma non solo. Sarà possibile scaricare la card anche dal sito Internet dedicato. Ma come vengono vissuti i parchi dagli italiani?

La recente indagine di Cts sui bisogni di alcune fasce di popolazione, giovani, anziani, persone disabili e scuole, in relazione ai servizi turistici nelle aree protette, «ha messo in luce -riferisce il Centro Turistico Studentesco- come per il 40% degli intervistati la vacanza in queste si caratterizza principalmente per la scoperta del patrimonio naturale e culturale e la possibilità di fare escursioni in natura».

Se il 43% degli intervistati dal Cts sostiene di visitare spesso luoghi di interesse naturalistico, ancora alta (50%) è invece la quota di coloro che hanno visitato poco o per nulla i parchi nazionali. «La scarsa fruizione -commenta il Cts- è legata in primo luogo alla mancanza di informazioni su cosa visitare, su cosa fare e sui servizi disponibili (34%), seguita dall’accessibilità in termini di collegamenti e inefficienza dei trasporti (20%) e alla possibilità di trovare servizi adatti alle proprie esigenze (14%).

«Tra gli altri obiettivi, la Parchicard -conclude il Cts- si pone quindi quello di favorire una modalità di gestione dell’offerta turistica che assicuri l’assenza di ogni discriminazione razziale, religiosa ed economica verso la potenziale domanda».

 

Fonte: La Stampa

San Francisco, Henry sceglie Linda si rompe la coppia dei pinguini gay

Monday, July 20th, 2009

La notizia arriva da San Francisco, fin dagli anni Sessanta punto di riferimento per le comunità omosessuali americane. Una delle coppie gay più famose della città si è ufficialmente separata. Si tratta di Henry e Pepper, due pinguini maschi dello zoo cittadino, il cui amore durava da oltre sei anni.

In barba alle leggi californiane, che ancora non prevedono il matrimonio tra omosessuali, i due palmipedi convivevano nella stessa grotta come una delle tante coppie etero del parco. Non solo. Henry e Pepper avevano “adottato” alcune uova e cresciuto diversi piccoli negli ultimi anni, sotto lo sguardo stupito degli scienziati locali.

I due erano, fino a poco fa, un simbolo della comunità gay locale. Ma una “pinguina” ha conquistato il cuore di uno dei due. Che è diventato ufficialmente etero.

Una mattina, infatti, Henry è uscito per l’ultima volta dal nido d’amore dove aveva vissuto fin dal 2003, e si è trasferito nella grotta accanto con Linda, dopo che quest’ultima era rimasta vedova. Lei, alla fine della primavera, ha anche dato alla luce dei piccoli, che si sono uniti alla già nutrita comunità dello zoo.

Nessuno dei ricercatori dello zoo riesce a spiegare il fenomeno. Ma mentre gli esperti si interrogano, Pepper sembra aver accettato la scelta d’amore del suo ex compagno. Anche se ormai da settimane, povero pinguino, nuota solitario e inconsolabile tra gli iceberg dello zoo.

Fonte: La Repubblica

La mascherina? Serve a poco Una guida per difendersi dal virus

Monday, July 20th, 2009

1 Come si trasmette l’influenza da virus A/H1N1?
In maniera diretta attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie veicolate con tosse, starnuti, colloquio a distanza molto ravvicinata, ma anche indirettamente attraverso la dispersione di virus e secrezioni su oggetti e superfici. Anche un bacio o il bere dallo stesso bicchiere o bottiglia può essere un veicolo del virus.

2 A quale distanza ci si può infettare?
A 15-20 centimetri attraverso il respiro, a un metro se chi è infettato starnutisce, a circa tre metri dopo un colpo di tosse (le goccioline contenenti il virus vanno a una velocità di 150 chilometri orari).

3 La mascherina serve?
Poco, perché lo spray infettante nel caso della nuova influenza è composto di goccioline di pochi micron e può essere trasportato anche a distanza. Una micro nebbiolina che passa attraverso le mascherine tradizionali. Nel caso della Sars, invece, funzionavano perché le goccioline infettanti erano più grandi. E la Sars, che aveva allertato gli esperti, era meno diffusiva anche se più «cattiva».

4 Quindi mettere la mascherina in un ambiente a rischio non proteggerebbe a sufficienza. Ma quali sono gli ambienti a rischio?
Tutti i luoghi affollati e le manifestazioni di massa, anche se all’aperto. Le collettività come quelle scolastiche. I pub e le discoteche. Cinema e mezzi pubblici… No se semivuoti, sì se affollati. Altre caratteristiche favorevoli sono il caldo e l’umidità. Per esempio: un luogo affollato dove si suda è a rischio.

5 Quindi nel caso di una diffusione più importante del virus, avrebbe senso chiudere momentaneamente le scuole?
Si. Dall’andamento della diffusione di questa influenza è evidente che essa si diffonde più facilmente nelle collettività, quali quelle scolastiche, frequentate da ragazzi e giovani. Ma non solo le scuole. Anche tutti quei locali che presentano le caratteristiche di affollamento, sudore e respirazione ravvicinata. E anche le case di riposo o i circoli ricreativi per anziani, che sono tra i soggetti più a rischio.

6 E se ci si trova in ambienti o località rischiose, quali precauzioni vanno adottate se la mascherina non funziona del tutto?
Lavarsi le mani è fondamentale. Il virus non passa attraverso la pelle, ma approfittando delle minori difese presenti negli occhi, nella bocca e nel naso. Toccarsi la bocca, strofinarsi gli occhi sono le vie di infezione. A parte il respirare l’aerosol ambientale, come una nebbiolina che resta nell’aria, contenente le goccioline «virali». Quindi le mani vanno lavate regolarmente e frequentemente con acqua e sapone: bene, e non solo sciacquate. In alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti. Nel caso non sia possibile lavarle, evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca.

7 Altre precauzioni?
Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare poi il fazzoletto usato nella spazzatura. Areare regolarmente le stanze di soggiorno.

8 Quando un colpito dall’influenza A/H1N1 è contagioso?
L’incubazione dura al massimo una settimana, ma chi è infettato è contagioso dal giorno prima della comparsa dei sintomi e per altri 4-5 giorni. Alcune persone, in particolar modo i bambini, possono espellere virus anche per 10 giorni e più.

9 Quali i sintomi?
Come ogni influenza: febbre superiore a 38 gradi centigradi, tosse, mal di gola, malessere, dolori muscolari.

10 Quali le prime cure da praticare?
Anche se non si sa di che influenza si tratti, possono essere presi i farmaci cosiddetti sintomatici (antifebbrili, antinfiammatori, balsamici) e andrebbero rispettati il riposo e le misure di distanziamento nei confronti dei soggetti sani.

11 Che cosa dovrebbero fare gli amici o gli accompagnatori di chi si ammala all’estero, come accaduto nei college inglesi?
In questi casi, gli accompagnatori dei ragazzi dovranno subito chiamare un medico che, dopo la visita e se effettivamente necessario, prescriverà e assicurerà il trattamento con farmaci antivirali (in caso di necessità è possibile contattare l’Ambasciata o il Consolato). Si ribadisce che un uso non appropriato degli antivirali e non prescritto da un’attenta valutazione medica può rendere inefficace la loro azione in caso di reale necessità di trattamento. Cosa che sta cominciando ad accadere (rari casi) in quei Paesi, non in Italia, dove il Tamiflu è stato usato per profilassi o ai primi sintomi e senza diagnosi. E’ possibile che, in via prudenziale, i soggetti malati siano trattenuti fino a completa guarigione per evitare che si mettano in viaggio. Sia per prevenire possibili complicazioni favorite dallo stress del viaggio sia per evitare ulteriore diffusione dell’infezione.

12 E per chi si infetta in Italia?
Stesse accortezze. Finora i casi nel nostro Paese sono stati d’importazione. Sarebbe opportuno, come consigliato dalle autorità, restare a casa una settimana dopo un periodo passato nelle zone dove la nuova influenza è più diffusa. In questo momento, in Europa, l’intero Regno Unito è tra i Paesi più colpiti dalla nuova influenza A/H1N1, registrando da solo circa il 66% dei casi segnalati da tutti i Paesi dell’Ue. Gli organismi sanitari internazionali non sconsigliano l’effettuazione di viaggi all’estero, anche verso le aree maggiormente colpite dall’infezione (Stati Uniti, Messico, Sud America: Argentina in particolare). In questo momento, infatti, le caratteristiche cliniche della nuova influenza A/H1N1 sono di modesta gravità e del tutto simili a quelle dei virus stagionali.

13 L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è però arrivata al massimo livello di allerta pandemia. Perché?
E’ previsto. La nuova influenza sta colpendo in almeno tre Continenti. Gli esperti, inoltre, sono preoccupati per la similitudine con la terribile spagnola che uccise milioni di persone nel mondo agli inizi del ’900. In una prima fase colpiva anche d’estate ed era poco aggressiva. L’Oms deve, giocoforza, essere ancora più allarmista. Il passaggio del virus in migliaia di persone ha iniziato a creare le prime mutazioni, e quando, nei prossimi mesi sarà pronto il vaccino, c’è il rischio di avere dei non responder. Sono stati anche registrati dei casi in cui l’uomo ha infettato i maiali e questo passaggio uomo-animale non è positivo (ulteriori mutazioni). Tutti attendono il vaccino salvifico che sarà pronto (forse) a ottobre.

14 Che cosa accadrà quando nei Paesi europei arriverà l’influenza stagionale, insieme alla nuova che colpisce ora?
In questo caso, l’allerta dell’Oms prevede prima l’immunizzazione di tutti gli operatori sanitari per affrontare l’emergenza. Normalmente, invece, i soggetti che hanno la precedenza sono gli anziani. Che in questo caso diventeranno gli ultimi a venire vaccinati e avranno nelle dosi del Tamiflu la prima copertura, oltre al vaccino per l’influenza stagionale (Australiana). Le due influenze insieme potrebbero avere effetti sommatori. Inoltre, più circola più varianti ci saranno del nuovo virus.

15 Chi si è preso l’influenza poi rischia di riprenderla?
Probabilmente è tranquillo. Non si può dire, ma se a colpirlo è lo stesso virus dovrebbe essere immune. Come quando, prima dell’epoca dei vaccini, le mamme portavano i figli là dove c’erano coetanei malati di morbillo o di altre malattie infettive dell’età pediatrica per farli immunizzare. Si ammalavano e così non rischiavano più.

16 Quindi chi propone ora i «suina-party» ha ragione?
Non vale la pena rischiare, ma l’idea ha un senso.

17 Un’ultima domanda che vale la pena ripetere: mangiare maiale è un rischio?
Assolutamente no. Questo virus non è trasmesso mangiando maiale

Fonte : Corriere della Sera

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