Archive for July 19th, 2009

L’Aquila, l’ira del sindaco Cialente Il governo ci ha abbandonati

Sunday, July 19th, 2009

“Se devo essere lasciato in queste condizioni, dismetterò la fascia tricolore di sindaco e la restituirò al capo dello Stato, Giorgio Napolitano”. Il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialenti, è infuriato contro la normativa fiscale che impone ai residenti nei Comuni terremotati la restituzione al 100 per cento, a partire dal prossimo gennaio, delle tasse sospese fino a dicembre per il sisma. “Nel momento in cui il Paese, rappresentato dal governo, decide che L’Aquila è tornata in una situazione di normalità e, quindi, può pagare tranquillamente le tasse: nulla di più falso, qui siamo ancora fermi al 7-8 aprile mattina. Con questa situazione fiscale l’economia aquilana non può ripartire”.

“Non possiamo farcela a pagare queste tasse a gennaio” ha più volte ripetuto Cialente. “Qui ci sono commercianti, artigiani, piccole imprese che non hanno un posto materiale dove lavorare. Figuriamoci se possono restituire un miliardo di euro in due anni. Non possiamo assolutamente farcela” ha ribadito. “E’ come prendere il sangue a una persona anemica. Forse non hanno capito che le uniche attività aperte in città sono i chioschetti che vendono arrosticini la sera”.
Il sindaco ha anche sottolineato come “il G8 non ci abbia minimamente coinvolto, eppure abbiamo dimostrato una compostezza unica”. “Ora basta - ha esortato - invito tutti gli aquilani a mobilitarsi, altrimenti la città sarà destinata a morire”.

Si unisce alla protesta anche il presidente della società L’Aquila rugby 1936, Giacomo Pasqua, che chiede una maggiore collaborazione per poter andare avanti. “Siamo stati costretti a emigrare nel Comune di Rocca di Mezzo perché non siamo riusciti a trovare un impianto sportivo ma soprattutto delle abitazioni in cui ospitare i nostri 60 atleti. Quello che voglio lanciare - ha proseguito - è un appello alle istituzioni, ai politici, agli imprenditori, alle società che stanno operando nella ricostruzione, affinché si possa restaurare una serie di rapporti commerciali sia per una visibilità degli stessi sponsor, per l’immagine della città, ma soprattutto per ottenere quella giusta serenità che consentirebbe alla società di arrivare alla meta della riconquista del palcoscenico italiano ed europeo”.


Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento per modificare i parametri di restituzione degli oneri fiscali non versati. “Allo stato attuale - ha sostenuto il deputato Giovanni Lolli (Pd) - gli aquilani devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali in 24 rate a partire da gennaio. Ciò vuol dire che fra sei mesi i cittadini, oltre a tornare a pagare i mutui, dovranno versare tasse e oneri, con una maggiorazione di 23 milioni di euro al mese per gli arretrati, per un totale di 513 milioni di euro in più in due anni. E’ una zona franca al contrario”.

Gli emendamenti presentati da Pd, Mpa, Udc e Idv chiedono invece un’ulteriore sospensione di sei mesi dei versamenti fiscali e una restituzione forfettizzata al 40% dopo dieci anni, con un regime simile a quello utilizzato per il terremoto in Umbria e nelle Marche. Sarà discusso anche un emendamento in proposito del deputato Marcello De Angelis (Pdl).

Fonte: la repubblica

Dove, come e con chi vademecum per l’ecoturista

Sunday, July 19th, 2009

Le mete migliori, i tour operator più affidabili, i consigli su come partire ed essere certi di pesare il meno possibile su natura e culture del luogo. Ma anche le contraddizioni che il turismo responsabile e sostenibile non riesce comunque a risolvere. L’esperto del Wwf Roberto Furlani risponde alle domande dei nostri lettori nell’ultimo filo diretto prima della pausa estiva.
Purtroppo non esiste un ente internazionale che certifichi un viaggio di turismo responsabile, attuato cioè secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture (vedi definizione completa di turismo responsabile da parte di Aitr-Associazione Italiana Turismo Responsabile, di cui il Wwf è socio fondatore). Gli organizzatori di viaggio riuniti in Aitr hanno definito una serie di criteri che - a breve - dovrebbero costituire il “cuore” della certificazione di viaggi di turismo responsabile proposti da operatori italiani. Sul sito di Aitr può trovare diverse proposte di viaggio che, anche se non “certificate”, sono fortemente ispirate alla Carta del Turismo Responsabile elaborata da Aitr. Il Wwf Italia ha definito otto anni fa la Carta di Qualità del Turismo Responsabile del Wwf adottata poi da sei Tour operator che organizzano diverse proposte di turismo: Campi Avventura e Vacanze Natura e i Viaggi della Biodiversità. Tali proposte sono ovviamente monitorate dal Wwf stesso tramite il suo Ufficio Turismo. Il panorama cambia se invece di turismo responsabile si parla di turismo sostenibile. I due termini vengono spesso usati come sinonimi, anche se, in estrema sintesi, il turismo responsabile presta maggiore attenzione alle popolazioni locali, quello sostenibile alla qualità ambientale. Dal punto di vista del turismo sostenibile da segnalare a livello europeo l’Ecolabel e il progetto Visit, che nasce come coordinamento tra diversi marchi europei. A livello mondiale si sta creando invece il Global Partnership for Sustainable Tourism Criteria (Gstc Partnership) una coalizione di 32 organizzazione, tra cui il Wwf, che sta promuovendo a livello mondiale dei criteri di certificazione che dovrebbero rappresentare i criteri dei marchi già esistenti e operanti.

Come fare ad avere la certezza che un viaggio reclamizzato come “responsabile” lo sia davvero? Esiste un ente certificatore internazionale? E quali sono gli standard previsti?
Sergio Iovine


In linea di principio può esistere un turismo sostenibile in isole piccole e fragili come le Egadi?
Marta
Sì e non è neanche difficile “organizzarlo” in tal senso. Proprio le piccole isole come le Egadi si prestano a sperimentare modelli innovativi di gestione del turismo, adottando politiche di risparmio/efficienza energetica e di produzione di energia da fonti alternative, di razionalizzazione delle risorse idriche, di gestione dei rifiuti (con eliminazione a “monte” degli imballaggi di diverse merci). Si dovrebbe poi avere il coraggio di ricorrere, se necessario, in alcuni periodi, al “numero chiuso”. Oramai le tecnologie ci sono già, basta adottarle. Per avere un’idea di che cosa è stato fatto, può leggere (in inglese) diversi casi di successo descritti nel sito di Sid - Small Island Developing States Network

Capisco che il Wwf è interessato a promuovere le sue iniziative e i suoi servizi, ma per come la vedo io le cose sono due: o turismo sostenibile è un ossimoro oppure è solo un business come tanti altri.
Gm

Accetto la provocazione e concordo con lei: il turismo sostenibile è un ossimoro. Aggiungo: le migliori (dal punto di vista degli impatti ambientali e sociali) vacanze di turismo sostenibile sono quelle fatte a casa propria. Certo, si potrebbe partire, zaino in spalla, a piedi o in bicicletta dalla nostra abitazione, ma comunque gli impatti - seppure più lievi rispetto alle vacanze standard, ci sarebbero lo stesso! Il Wwf stesso, a livello internazionale ritiene che “il turismo sostenibile sia attualmente un’ideale irrealizzabile, considerando anche il contributo significativo dei viaggi aerei al cambiamento climatico. E’ perciò più utile pensare al ‘turismo responsabile’, all’interno del contesto di una più ampia strategia di sviluppo sostenibile. Ossia a un turismo che soddisfa i turisti, mantiene o migliora l’ambiente dei luoghi di destinazione e offre benefici ai residenti…” (tratto dal documento La Missione del Wwf e il Turismo. Il tentativo è quindi di cercare di ridurre il più possibile l’impatto delle nostre vacanze. Sul sito può trovare alcuni nostri suggerimenti.

Esiste una tabella sulla sostenibilità comparata degli spostamenti in auto/treno/aereo/nave in base ai chilometri?
Sul sito (in inglese) Climate Friendly, associato al Wwf, può comparare la CO2 prodotto dai viaggi in auto e in aereo. Sino a qualche mese fa sul sito delle Ferrovie dello Stato c’era un ottimo calcolatore comparativo, sostituito ora dalle nuove pagine associate a Econtransit, che valuta l’impatto ambientale delle varie modalità del trasporto merci europeo. Le consiglio di visitare questo sito dove troverà diversi strumenti di suo interesse.

Vivo a Roma e fare la raccolta differenziata è già un’impresa, ma quando vado in vacanza devo rinunciare del tutto. Possibile che località di mare che passano rapidamente da poche centinaia di abitanti a diverse migliaia siano incapaci di organizzare qualcosa di meglio?
Marco Dilani

Sembra incredibile, ma purtroppo è ancora così (almeno in alcuni casi).

Da anni sto cercando di partire con la mia compagna per un viaggio in Amazzonia, ma ho paura dello scempio che potrei trovare e di come potrei involontariamente diventarne complice. Mi può suggerire qualche località o tour operator in grado di offrire una vacanza sostenibile nella regione?
Ignazio

Per quanto riguarda i viaggi organizzati le consiglio due mete proposte dal Wwf in Amazzonia, nell’ambito dei Viaggi della Biodiversità. Si tratta di due proposte del tour operator Viaggi Solidali che rientrano nei criteri della carta di Qualità del Turismo responsabile del Wwf. La prima è in Ecuador, nella Riserva amazzonica di Cuyabeno, la seconda in Brasile: Dal cuore dell’Amazzonia a Bahia: il Brasile autentico delle popolazioni indigene. Può comunque consultare anche il sito di Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile) dove può trovare diverse proposte di viaggio in Amazzonia. Se invece intende viaggiare da solo può contattare direttamente e soggiornare nella struttura di turismo comunitario Aldeia dos Lagos, che fu costruita come parte di un progetto realizzato dall’Aspac con il supporto tecnico del Wwf ed il finanziamento del governo austriaco. Altri contatti per l’Amazzonia può trovarli nel volume “Vacanze Etiche: Guida a 300 luoghi di turismo responsabile”, ed Einaudi curato nell’edizione originaria da Tourism Concern una delle principali ong che a livello mondiale lavora sulla responsabilità e la sostenibilità del turismo.

Ho letto che uno dei paesi più avanzati e sensibili in tema di turismo responsabile è il Costa Rica. E’vero? In cosa si differenzia da altri stati centroamericani o caraibici?
Elena D’Aquino

Anni fa il Costa Rica fece una scelta “contro-corrente”: decise di proteggere il 25-30% circa del suo territorio, istituendo diverse aree protette e promuovendo l’ecoturismo come strumento di sviluppo economico e sociale e di tutela ambientale. I proventi del turismo servono a finanziare la gestione dei parchi del paese. Nato con le migliori intenzioni, il turismo in Costa Rica mostra però - in diversi casi - il suo lato peggiore, scadendo nelle contraddizioni e negli impatti del turismo di massa. Malgrado queste note negative, il Costa Rica rappresenta un buon modello, da perfezionare per gli altri paesi centro-americani, caraibici e non solo per loro.

Sempre più spesso, ovunque vado, all’Italia come all’estero, trovo cartelli e pubblicità di improbabili golf club. E’ sostenibile questa mania? Cosa dice la legge in proposito? Non si può fare nulla per fermare questo sperpero di acqua?
Il golf è una attività ricreativa d’elite in Italia; in altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti è più o meno alla portata di tutti. Come detto precedentemente per le piccole isole, esistono ora metodologie e strumenti per minimizzare gli impatti del golf (soprattutto i consumi idrico e energetici, la perdita della biodiversità, l’utilizzo di fertilizzanti e anticrittogamici). Le consiglio di navigare su questo sito in italiano per avere un’idea più approfondita di che cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione.

Rimane di fondo il comportamento miope di diverse pubbliche amministrazioni italiane, tra cui diverse del sud, che vedono nel golf, come nei casinò, gli strumenti di riscatto del turismo italiano, senza considerare che l’immenso patrimonio naturalistico, paesaggistico, architettonico, storico e gastronomico del Bel Paese - unico al mondo - può e deve essere valorizzato in modo più adeguato.

Fonte : La Repubblica

Mistero consumi ed emissioni Dichiarati e reali: dite la vostra

Sunday, July 19th, 2009

Niente da fare: nonostante le tante proteste le case automobilistiche continuano a dichiarare consumi impossibili da raggiungere e molto distanti dalla realtà.

Il nocciolo della questione è la folle metodologia seguita per i test: la legge - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari. Non solo: le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi spesso non in vendita.

Sono condizioni inesistenti nella realtà, per cui la simulazione si riferisce a un comportamento dell’auto molto distante da quello vero.

Le prime denunce su questo scandalo risalgono ormai a due anni fa quando prima la Bild e poi Quattroruote denunciarono differenze fra consumi reali e quelli dichiarati dal 17 al 47%. Anche Repubblica.it si occupò della vicenda e fummo sommersi da messaggi nel blog.

Da allora nulla e cambiato. E se nel frattempo in molti altri settori, da quello delle banche a quello dei mutui, in molti hanno lasciato perdere quanto la legge consentirebbe di dichiarare come tassi, rendimenti, ecc. per proporre al proprio pubblico cosa avviene in realtà (lo slogan più comune oggi è “è il netto che conta!”), nell’auto tutti i costruttori continuano a dichiarare mezze verità. Che poi sono mezze truffe perché mentire sui consumi significa anche farlo sulle emissioni di C02 proprio quando in un numero crescente di nazioni europee ci spingono a cambiare l’auto per comprarne altre meno inquinanti…

Ecco quindi una nostra, grande, iniziativa: raccogliere i dati dei consumi attraverso le testimonianze dei nostri lettori. Visto che dalle case automobilistiche non si riesce mai a capire quanto consumi in realtà un “nuovissimo modello superecologico”, siamo andati a chiederlo ai clienti che hanno già comprato l’auto. E che possono “raccontare” con grande autorevolezza ad altri potenziali clienti come consuma la propria auto.

Ecco quindi, marca per marca, modello per modello, tutte le auto in vendita in Italia, con i relativi (e falsi) consumi dichiarati, per confrontarli con quelli veri, provati su strada dai migliori tester del mondo: i clienti. Dite la vostra.

Fonte: La Repubblica

California invasa dai super-calamari

Sunday, July 19th, 2009

 Allarme nelle spiagge californiane. Giganteschi calamari di Humboldt (o volanti) mostri marini lunghi fino a 2 metri hanno invaso le coste di San Diego, terrorizzando i sub e riversandosi sulle spiagge affollate dai turisti. Questi carnivori, che possono arrivare fino a 50 kg, sono emersi dagli abissi la settimana scorsa.

ASPETTO MINACCIOSO - «Si tratta di una specie molto aggressiva anche contro gli esseri umani», mettono in guardia gli esperti. Hanno un aspetto estremamente minaccioso, becchi durissimi affilati come lame di rasoio e tentacoli dentati lunghi e robusti. «Hanno attaccato alcuni sub e afferrato coi tentacoli maschere e macchine fotografiche», mette in guardia il Los Angeles Times. Gli incontri ravvicinati con questi cefalopodi del terzo tipo hanno fatto fuggire i veterani delle immersioni ed eccitato altri, combattuti tra il pericolo e l’occasione unica di nuotare con i giganti degli abissi.

LE TESTIMONIANZE - Il cosiddetto calamaro Humboldt è nativo delle acque al largo del Messico, dove è stato soprannominato «diavolo rosso», per le sue striature color ruggine. «Non nuoterei con loro come non camminerei in mezzo ad un branco di leoni nel Serengeti - ironizza Mike Bear, un sub locale - anche se so che sto perdendo l’occasione di una vita». Altri sub, come Shanda Magill, non hanno resistito. «Alcune notti fa ho ammirato gli occhi tristi ed espressivi di una dozzina di calamari giganti - racconta -: mi hanno circondata, salutandomi con dei colpetti». Ma la notte successiva non è andata così bene: un gigantesco calamaro ha afferrato la donna da dietro con i suoi tentacoli: «Mi ha staccato il galleggiante dal petto e gettato via la luce, con una forza a dir poco immane - rievoca ancora terrorizzata -. Quando mi sono ripresa, il calamaro se ne era andato, ma io ero senza galleggiante. Ho scalciato come una pazza e non sapevo se sarei sopravvissuta». Roger Uzun, un fotografo sottomarino, ha nuotato con queste creature per circa 20 minuti e ha detto che gli sembravano «più curiosi che aggressivi»: «Appena ho acceso la telecamera sott’acqua - racconta - si sono spinti verso di me e mi hanno colpito alla nuca. Sembravano volermi tastare per vedere se ero commestibile». Alla fine Uzun ha scaricato su YouTube un video di tre minuti che ha rischiato di non essere mai girato: «Mi ha quasi tolto la videocamera dalle mani», spiega.

 

 

 

 

 

 

 

ì(Ap)

 

SCIENZIATI IN ALLARME - Gli scienziati sono allarmati. Negli ultimi anni sono stati avvistati fino all’Alaska: un trend attribuibile all’effetto serra e al surriscaldamento della crosta terrestre, oltreché alla mancanza di cibo e al declino dei predatori naturali dei calamari. Secondo gli esperti gli esemplari potrebbero essere centinaia, se non migliaia. «In genere quando si avvista un calamaro, ce ne sono moltissimi altri» avverte John Hyde, un biologo al National Marine Fisheries Service di San Diego. «Si avvicinano alla costa quando le loro prede si spostano nelle acque basse e poi restano intrappolati o confusi», lo incalza Nigella Hillgarth, direttore del Birch Aquarium di San Diego. «Vederli da vicino è straordinario - dice -. Hanno degli occhi meravigliosi. Sembra che vedano e sappiano tutto».

Fonte: Corriere della sera

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