Archive for July 11th, 2009

Davvero conviene l’atomo?

Saturday, July 11th, 2009
Inquina meno, ma gli incidenti fanno paura. I perché del ritorno al nucleare
A CURA DI PAOLO BARONI
Quali obiettivi vuole raggiungere il governo?
Gli obiettivi che il governo si prefigge col ritorno al nucleare sono due: ridurre del 30% il costo dell’energia per famiglie ed imprese e ridurre l’inquinamento atmosferico con un taglio netto delle emissioni di anidride carbonica. Per fare questo occorre modificare il mix di fonti utilizzate per produrre energia passando dall’attuale 83% di combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) al 50%, portando la quota di rinnovabili (idroelettrico, biomasse, solare ed eolico) dal 18% al 25%, col restante 25% nucleare.Quali sono i vantaggi di questa scelta?
Oltre alla riduzione delle bollette elettriche la scelta del nucleare consente di alleggerire la dipendenza energetica del nostro paese dalle importazioni e dalle oscillazioni periodiche dei prezzi del petrolio. Oggi circa l’85% dei nostri consumi elettrici è infatti legato alle importazioni di gas, olio e carbone.

Quanto incide la materia prima sul costo di un megawatt?
Agli attuali corsi del greggio (60-65 dollari al barile) un Mw prodotto in un impianto nucleare nucleare costa 60 euro, la stessa cifra di un megawatt prodotto col carbone, contro i 70 dell’olio e gli 80 euro di un Mw prodotto dalle centrali a gas. Un megawatt di energia prodotta con le tecnologia solari ha un prezzo compreso tra 350 e 400 euro.

Quante centrali verranno costruite in Italia?
Enel ed Edf puntano a realizzare 4 centrali da 1600 megawatt l’una. Per un investimento totale di 16 miliardi di euro. In base ai piani del governo altri operatori del settore, sia italiani che stranieri, dovrebbero costruirne altre 4.

Quando potrà entrare in funzione la prima centrale?
I piani prevedono l’apertura dei cantieri nel 2013 e dopo circa 5-6 anni di lavori si prevede l’avvio del primo impianto attorno al 2018. Al più tardi entro il 2020.

Come verranno scelti i siti?
Le centrali, prevede la nuova legge, dovranno essere costruite in zone geograficamente adatte, che rispondano a criteri in primo luogo antisismici. Criteri e regole saranno fissati dalla nuova Agenzia nazionale per la sicurezza.

Quante sono le centrali in funzione nel mondo?
Nel mondo sono 436 i reattori in servizio in 31 paesi, per una potenza complessiva installata di 370 mila Mw. E forniscono il 15% dell’energia prodotta sulla terra. Dei 27 paesi che compongono l’Unione europea sono 15 quelli che utilizzano reattori nucleari, con una potenza complessiva di 132 mila Mw concentrata per il 70% in tre paesi: Francia, Germania, Gran Bretagna.

Quali sono le prossime tappe legislative?
Il provvedimento sul nucleare contenuto nel «ddl Sviluppo» prevede una delega al governo che entro sei mesi dovrà emanare uno o più decreti per individuare i siti per la costruzione delle centrali nucleari, per disciplinare la fabbricazione del combustibile nucleare e realizzare sistemi di stoccaggio e deposito di rifiuti radioattivi. Inoltre viene istituita l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che assorbirà le competenze di Enea e Ispra.

Che tipo di autorizzazioni serviranno?
L’iter legislativo sarà velocizzato. E le aree dove sorgeranno le nuove centrali e gli altri impianti della filiera nucleare verranno classificati come siti di interesse e sicurezza nazionale, come obiettivi sensibili per la sicurezza del nostro Paese. Nel caso Regioni ed enti locali non condividano la scelta di localizzar nei loro territori un impianto scatterà quanto previsto dalla Costituzione, cioè il potere sostitutivo del governo. L’autorizzazione unica rilasciata dalle amministrazioni interessate sostituirà tutti gli atti necessari, fatta eccezione per le procedure Via (valutazione d’impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) «cui si deve obbligatoriamente ottemperare».

Sono previsti indennizzi per le popolazioni?
Sì. I decreti attuativi definiranno anche le misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate dalla costruzione degli impianti nucleari, ma anche agli enti locali e alle imprese del territorio.

A cosa servirà la nuova Agenzia nazionale?
Svolgerà funzioni di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di vigilanza sulla costruzione, l’esercizio e la salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari.

Perché opposizione, ambientalisti e alcune Regioni sono critici?
Quella del nucleare, per il fronte del «no», è definita una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, perché in molti paesi si sta facendo il percorso inverso, economico (perché si dubita che si riuscirà a coprire l’enorme mole di investimenti previsti) e della sicurezza. Perché si ritengono le tecnologie attualmente a disposizione non sufficientemente sicure.

Cosa replica il fronte del sì?
Innanzitutto che tecnologie come quella del reattore francese Epr, il cosidetto nucleare di terza generazione avanzata che pensa di adottare Enel nel nostro Paese, sono assolutamente sicure e già sperimentate. Mentre per valutare la sostenibilità degli investimenti l’orizzonte temporale deve essere quello dei 60 anni di vita di questi impianti e non altro.

 

Fonte: La Stampa

Pesce, arriva la carta d’identità: obbligatoria l’etichetta anti-frode

Saturday, July 11th, 2009
Il ddl sviluppo stabilisce nuove norme per l’etichettatura dei prodotti ittici, che dovrà indicare il nome, il codice identificativo, la data e il metodo di cattura
TABELLA Pesce, le frodi più comuni 
INTERATTIVO Come si rigenera il pesce
DALL’ARCHIVIO Pangasio, identikit di un pesce truffa


Negli ultimi tempi quello ittico è tra i settori alimentari a maggior rischio di truffa. Da febbraio a oggi i sequestri più consistenti sono avvenuti soprattutto in Campania, Puglia e Marche: ben 6.677 i controlli svolti, 160 le tonnellate di prodotti ittici sequestrati, 588 i reati e gli illeciti amministrativi scoperti, pari a quasi 700 mila euro di sanzioni.

Ma nel ddl sviluppo, appena approvato in senato, una norma vincola i pescatori alla trasparenza totale. Anche su pescherecci e fornitori. Ogni partita di pesce circolante in Italia dovrà essere identificabile e ciascun pesce dovrà essere chiamato sia con il suo nome comune, sia con quello scientifico. In parte oggi è già così, ma non tutti gli esercenti rispettano le regole imposte dall’Unione Europea che, con uno specifico Regolamento, (n. 104\2000), recepito in Italia dal decreto ministeriale del 27/03/2002, impone ai venditori di prodotti ittici di indicare sulle etichette alcune caratteristiche. Confrontiamo, allora, come dovrebbe essere oggi l’etichetta e come sarà in base alle nuove norme stabilite dal ddl sviluppo.

Cosa dice la legge attuale
Secondo il regolamento Ue, le etichette devono contenere tre requisiti fondamentali:

1. DENOMINAZIONE COMMERCIALLE DELLA SPECIE: è il requisito più rispettato. Facoltativa è l’aggiunta della denominazione scientifica;

2. AREA DI PESCA: le specie ittiche catturate in mare devono riportare l’area di pesca (Oceano Indiano, Atlantico, Mar Mediterraneo, ecc); per quelle provenienti da acque dolci o allevamento è sufficiente specificare, rispettivamente, il paese d’origine o quello in cui si è svolta la fase finale di sviluppo del prodotto o la fase che intercorre tra lo stadio giovanile e la taglia commerciale;

3. METODO DI PRODUZIONE: deve essere riportato secondo le seguenti diciture: “pescato”, “prodotto dalla pesca in acque dolci” oppure “allevato”. Quest’ultima informazione può essere omessa nel caso in cui dalla denominazione commerciale è chiaro si tratti di una specie pescata in mare.

Una disciplina più articolata è prevista per i MISCUGLI:

a. Se sono specie diverse, le informazioni relative al nome commerciale, all’area di pesca e al metodo di produzione devono essere indicate singolarmente per ciascuna specie;

b. Se sono specie identiche, ma catturate con metodi di produzione diversi, sull’etichetta devono essere specificati quest’ultimi;

c. Se sono di specie identiche, ma provenienti da zone di cattura ( o allevamento) diverse, deve essere indicata la zona della frazione di prodotto prevalente nel miscuglio, con l’aggiunta dell’avvertenza che la altre frazioni di prodotto provengono anch’esse da zone diverse.

Guarda un esempio di etichetta riferita ai pesci d’allevamento

Cosa prevede il ddl sviluppo
I prodotti ittici italiani, sia di pesca che di allevamento, dovranno essere a prova di falso. I pescatori italiani dovranno fornire un elenco di informazioni inderogabili, e cioè:
-il numero di identificazione di ogni partita;
-il nome commerciale e quello scientifico di ogni specie;
-il peso vivo espresso in chilogrammi;
-la data della cattura, della raccolta ovvero la d’asta del prodotto
-Il nome del peschereccio o il sito di acquacoltura
-il nome e l’indirizzo dei fornitori
-l’attrezzo da pesca utilizzato

Adesso la palla passa al ministero delle Politiche Agricole, che dovrà mettere a punto un decreto con cui definire un sistema specifico di marcatura ed etichettatura. Ma c’è anche chi ne sarà esentato: le nuove disposizioni non si applicano, si legge nel ddl, “ai soggetti e alle imprese titolari di licenze di imbarcazioni inferiori a 15 metri” e “a tutte le partite di peso inferiore a 15 chilogrammi

Fonte: Kataweb

“Previsioni più brevi e locali” L’Ipcc si rimette al lavoro

Saturday, July 11th, 2009

Se un giorno il Pianeta sarà riuscito a scongiurare gli effetti più drammatici del cambiamento climatico, probabilmente come momento simbolo della vittoria verrà scelta l’elezione di Barack Obama e la sua decisione di imporre agli Stati Uniti una drammatica inversione a U rispetto alla rotta suicida scelta da George W. Bush. Ma nella storia della lotta al riscaldamento globale c’è anche un altro fondamentale evento spartiacque: la pubblicazione del IV Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo dell’Onu incaricato di studiare i cambiamenti climatici.

L’allarme sulla minaccia che l’effetto serra rappresenta per la Terra lanciato nel 2007 sulla base di una lunga e accurata raccolta delle migliori pubblicazioni scientifiche nel vastissimo campo del clima gli è valso il premio Nobel, ma soprattutto è servito a far uscire la questione (peraltro già oggetto del Protocollo di Kyoto) dalle ristrette preoccupazioni di scienziati, ambientalisti e pochi politici illuminati, innalzandola ad emergenza globale. Ora, a distanza di due anni, l’Ipcc si accinge a rimettersi al lavoro per il primo atto della sua prossima fatica, il quinto Assessment Report, la cui uscita è in calendario per il 2014. “Dal 13 al 17 luglio oltre duecento esperti di tutto il mondo si riuniranno a Venezia per stabilire l’indice del nuovo Rapporto, elencando i capitoli e i sottocapitoli da scrivere, un passaggio fondamentale in grado di influenzare l’intero lavoro e di creare grandi discussioni tra i rappresentanti dei vari governi”, spiega Carlo Carraro, neorettore dell’università di Venezia e unico italiano nel piccolo Bureau permanente dell’Ipcc.

Professor Carraro, in cosa cambierà il Quinto Rapporto rispetto a quello precedente?
Si cercherà in particolare di scongiurare alcuni limiti emersi con il Quarto Assesment. Il primo sforzo sarà dare indicazioni più ravvicinate nel tempo sugli effetti del riscaldamento globale anziché proiezioni per i cambiamenti di fine secolo, cercando di concentrare l’attenzione su aree geografiche molto più ristrette, grandi circa 30 chilometri quadrati. Si tratta di rispondere anche alle sollecitazioni della politica e delle comunità locali, che chiedono di sapere con maggiore precisione cosa accadrà, dove accadrà e quando accadrà per pianificare gli investimenti necessari all’adattamento.

Una bella sfida.
Delimitare aree geografiche più piccole lo è senz’altro, ma dare scadenze più ravvicinate è un vantaggio perché consente ai supercalcolatori in grado di simulare l’evoluzione del clima, come quello gestito a Lecce dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, di sfornare i loro calcoli in tempi più stretti.

Quali sono gli altri aspetti del Quarto Rapporto da correggere?
La laboriosa metodologia di lavoro dell’Ipcc, che risponde sia agli obblighi di rigore scientifico sia alle necessità di mediazione politica (siamo un organismo intergovernativo) ha prodotto un eccessivo gap temporale tra la divulgazione dell’Assesment e la “freschezza” delle pubblicazioni scientifiche citate, con il rischio di essere già vecchio al momento dell’uscita. Ora invece per quei temi ritenuti rilevanti e suscettibili di particolari incertezze le pubblicazioni scientifiche di riferimento saranno aggiornate fino all’ultimo momento possibile.

Stando alle indiscrezioni della vigilia, l’Ipcc getterà un occhio particolare sull’area mediterranea. Conferma?
Questa era un’altra lacuna del Quarto Rapporto, dovuta in particolare al fatto che la ricerca scientifica sul clima del Mediterraneo in questi anni ha goduto di scarsi investimenti e ha prodotto poche indicazioni, in particolare sui possibili effetti sull’innalzamento del livello del mare, mentre si tratta di un’area “cerniera” particolarmente importante e meritevole di attenzione.

In questi giorni l’impegno dei Grandi sul clima ha lasciato l’amaro in bocca a molti. Lei che previsioni fa per la Conferenza Onu di Copenaghen? Si riuscirà a trovare l’accordo globale per fissare limiti drastici e vincolanti alle emissioni di CO2?
Credo che l’obiettivo dei 2 gradi di aumento massimo della temperatura media globale fissato dall’Unione Europea e ribadito dal G8 non sia ormai più alla nostra portata. E’ possibile però sforarlo di poco e investire molto in adattamento. Il tempo stringe, ma credo l’appuntamento di Copenaghen sia sopravvalutato. Arriva troppo presto. Gli Usa devono avere il tempo di metabolizzare la svolta di Obama e approvare in via definitiva il “climate bill”, una legge che malgrado lo scetticismo di alcuni pone all’America obiettivi molto importanti, soprattutto sul lungo termine. Senza quel testo trasformato in legge gli Stati Uniti non hanno potere contrattuale. E’ possibile quindi convocare una conferenza straordinaria a metà 2010, oppure rinviare tutto a quella successiva. A quel punto, con il “climate bill” approvato, prevedo possibili resistenze solo dall’India, mentre sono molto ottimista sull’atteggiamento della Cina e degli altri Paesi emergenti.

Fonte: La Repubblica

“Caro, inutile e pericoloso” la rivolta di verdi e Regioni

Saturday, July 11th, 2009

Dure reazioni di ambientalisti e governatori di Puglia e Piemonte al ddl che reintroduce l’energia atomica

Inutile e dannoso”, “ritorno alla preistoria”, “follia ambientale ed economica”. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato oggi dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Se Pd e Italia dei valori hanno cercato inutilmente di far deragliare l’approvazione del testo, tentando di far mancare a palazzo Madama il numero legale, le associazioni da sempre in prima fila nella lotta contro l’atomo si sono affidate a comunicati e commenti infuocati

Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche prima ancora che di tipo ecologico. Puntare come vuole fare l’Italia con il “ddl sviluppo” sull’obsoleto nucleare di terza generazione dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.

“Con grande soddisfazione - denuncia ad esempio Legambiente - questo governo oggi plaude a se stesso per aver raggiunto un antico obiettivo: tornare alla preistoria energetica e spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione, proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura”.

A sottolineare quanto il voto di oggi del Senato sia in contraddizione con quanto avviene nel resto del mondo è anche il Wwf. “Il G8 a presidenza italiana - ricorda l’associazione - affronta il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite: sembrerebbe una strada finalmente tracciata anche per l’Italia, facilitata anche dal consenso che si sta formando tra i paesi più influenti del mondo. E invece no: alla prova dei fatti, l’Italia decide di perseverare sulla vecchia strada e continuare a perdere tempo e denaro puntando tutte le proprie carte sull’opzione nucleare e ponendo un’ipoteca quasi irreversibile sulla diffusione delle energie rinnovabili nel nostro paese”.

L’altro aspetto che viene denunciato dagli ambientalisti è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. “Costruire le nuove centrali - prevede il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio - porterà l’Italia ad
avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente”.

“In questo provvedimento c’è tutto il paradosso del governo della destra - lamenta Roberto Della Seta capogruppo del Pd nella commissione Ambiente del Senato - Il ddl è nato vecchio e ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l’innovazione e le fonti rinnovabili, per Berlusconi e Scajola i problemi energetici dell’Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Pura propaganda ideologica, aggravata dal fatto che i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno, alla faccia del federalismo potranno essere localizzati anche contro la volontà delle Regioni, e saranno di fatto militarizzati”.

Tra i più agguerriti contro il ddl c’è infatti anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, una delle regioni che potrebbe essere interessata dalla costruzione di una nuova centrale. “Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante, la Puglia - avverte il governo - vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d’Europa”. Secondo Vendola “finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie”. “Io immagino - aggiunge - che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l’ha in testa”. “Ho proposto già al ministro Scajola - conclude Vendola - il tema vero: l’ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell’energia che produce a causa dell’obsolescenza della rete”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la reazione di Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, regione dove sorge ancora la vecchia centrale di Trino Vercellese. “Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini - commenta - E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell’enorme spesa che si dovrebbe programmare”.

Fonte : La Repubblica

Tutti sulla Luna con Google Moon

Saturday, July 11th, 2009

- La Luna non è mai stata così vicina da quando Google ha deciso di collaborare con la Nasa realizzando Google Moon, un servizio che sarà del tutto simile a Google Earth ma dedicato al satellite terrestre.

PRESENTAZIONE - L’azienda della grande G ufficializzerà la presentazione delle ultime novità sul progetto in occasione del 40esimo anniversario del lancio dell’Apollo 11, il prossimo 20 luglio a Washinghton D.C., con «un annuncio davvero speciale sulle nuove implementazioni di Google Earth». Per ora non sono state diffuse informazioni più specifiche ma è facile immaginare, non senza una certa emozione, come funzionerà il software che permetterà di librarci virtualmente a pochi chilometri dall’argenteo suolo lunare, esplorandone la superficie nei minimi dettagli.

PASSO PER L’UMANITÀ - Da qualche anno era già a disposizione degli utenti una versione sperimentale e molto parziale di Google Moon, che grazie alle foto satellitari e alle mappe fornite dalla Nasa rendeva possibile sbirciare tra i crateri lunari e immedesimarsi nel primo allunaggio di Neil Armstrong e compagni avvenuto nel 1969. Allo stesso modo era stato lanciato Google Mars, successivamente implementato fino ad essere visibile anche in 3D come funzionalità aggiuntiva di Google Earth 5.0. Ora, dopo il lancio del satellite della Nasa Lunar Reconnaissance Orbiter, incaricato di raccogliere nuovi scatti della superficie lunare, anche le immagini offerte in precedenza da Google Moon potranno essere aggiornate con rappresentazioni tridimensionali e complete di tutto il satellite.

LUNA SUL DESKTOP - Se, come già succede per la Terra e per Marte, anche la Luna sarà a nostra completa disposizione, visibile da ogni angolazione, sul desktop del computer, avremo la possibilità di visualizzare informazioni supplementari e ulteriori scatti da satellite e al suolo, soprattutto in corrispondenza delle zone interessate dalle sonde. Saranno inoltre disponibili i dati già visualizzabili attraverso la vecchia versione di Google Moon, come le informazioni e la geolocalizzazione esatta degli sbarchi delle sei missioni Apollo avvenute tra il 1963 e il 1972. Ma anche, probabilmente, i nomi dei luoghi, dei suoi crateri, delle sue montagne, i link ipertestuali alle schede dedicate della Nasa e altre funzioni a disposizione degli utenti. Alla presentazione del nuovo progetto di Google sarà presente anche Buzz Aldrin, pilota dell’Apollo 11 e secondo uomo ad aver posato i piedi sulla Luna dopo Armstrong. In quanto testimone diretto, Aldrin sarà l’unico a poter comparare l’allunaggio reale a quello virtuale.

La protesta contro l’elettrodotto: «Quei cavi sopra le nostre teste»

Saturday, July 11th, 2009

La gente impietosa lo chiama «il quartiere delle signore con la parrucca». Ovvero le donne che stanno curando i loro tumori con la chemioterapia. Il vero nome è «rione Passo Vela» a Pace del Mela, poco più di seimila anime in provincia di Messina. Situato in un’area inserita tra quelle ad alto rischio ambientale, Pace del Mela è sfiorata dai cavi dell’alta tensione di Terna. Quell’azienda che qua tutti si ostinano ancora a chiamare «l’Enel». Pietro Petrella, assessore all’Ambiente della provincia di Messina casca dalle nuvole: «Non so, non credo che i fili passino sopra le case. E comunque ci sono i controlli degli enti preposti». «Ma dall’Arpa non ci è giunta nessuna segnalazione», rispondono da Terna. Ma «il palo», come lo chiama la signora Maria Conti, è vicino, troppo vicino. Dunque, «attaccato» alle abitazioni, si erge per 60 metri un elettrodotto da 380 kV. Mal di testa, leucemie, tumori e un inspiegabile aumento della natalità: questi sono i sintomi che si registrano in queste vie. Cosa li provoca? Il «palo»? Mistero. L’associazione Tat (Associazione Tutela e Ambiente) raccoglie le proteste degli abitanti e censisce i malati: «Finora - afferma Guido Cavallaro, responsabile della Tat di Pace del Mela - abbiamo contato 15 casi di tumore negli ultimi 5 anni su circa 300 abitanti del quartiere». E lo dice uno che è stato sindaco del paese, uno che conosce di ciascun paesano vita e miracoli. E purtroppo anche il tipo di morte.

TERNA - Secondo Terna l’elettrodotto è stato realizzato nel 1989 ed è stato autorizzato dal ministero dei Lavori Pubblici quindi rispetta a pieno la legge. Inoltre, per Terna, il cavo del conduttore dista 50 metri dalle case e il traliccio è situato a 200 metri dalle abitazioni. L’unico intervento che si è reso necessario - dicono da Terna - nel novembre del 2007 per attutire il forte rumore, dopo richiesta di un isolato cittadino. La relativa sostituzione degli isolatori ha messo tutto a posto. «Ma quannu mai», ci dice il signor Federico: «Non si rinesci a vidiru mancu a televisioni. C’è frusciu». Le rassicurazioni di Terna non bastano. Anzi sono in preallarme anche i cittadini di altri 15 comuni della provincia di Messina interessati dal progetto di raddoppio della linea elettrica Sorgenti-Rizziconi (dal nome delle due stazioni poste rispettivamente in Sicilia e in Calabria). C’è infatti, secondo i sindaci dell’area, il rischio di un grave danno ambientale e sociale. Rischio vissuto da una regione, la Sicilia, che da sola rappresenta un enorme pannello solare non sfruttato per produrre energie rinnovabili. Comunque, in progetto c’è l’installazione di un cavo lungo 105 km, sia terrestre che marino, che aumenterà l’efficienza ed eviterà l’attuale congestione della rete elettrica. Dopo la realizzazione di quest’opera, in accordo con la provincia di Messina, Terna prevede opere di compensazione. «Ma compensazione di che?», si domanda un cittadino del rione Passo Vela. Nel progetto di raddoppio della linea, Terna prevede che saranno eliminati 170 km di cavi di cui ben 12 a Pace del Mela. «Ottima notizia - risponde Guido Cavallaro -. A questo punto sarà uno scherzo per Terna spostare più in là l’elettrodotto. Lo chiediamo per favore, con educazione ma con forza».

LA VALLE DEL MELA MUORE - Ma esiste davvero un nesso tra la presenza della campata e le malattie che si sono sviluppate? In realtà, il paese sorge nella «disgraziata» Valle del Mela. Una volta profumava di fiori d’arancio, di gelsomino e ginestre che garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità. I numerosi alveari spontanei oggi sono scomparsi a causa del danno chimico nell’aria. Infatti, dicono gli abitanti «ora c’è puzza e malattie». La valle del Mela è un’area composta da 7 comuni messinesi, inserita tra quelle ad «alto rischio ambientale». In totale 56.000 abitanti che devono già fare i conti con: 1) i fumi della raffineria petrolchimica di Milazzo; 2) con la centrale di cogenerazione della raffineria; 3) con la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile a San Filippo del Mela; 4) con l’Esi di Giammoro che si occupa di trattamento e recupero di batterie fuori uso e rottami di piombo; 5) con le innumerevoli aziende dell’area di sviluppo industriale. L’ultima novità è il progetto di costruzione di una centrale di pompaggio di metano della Snam a Monforte San Giorgio. Risultato? I morti a causa di tumori, secondo la Tat, sul totale dei decessi, in quel di Pace del Mela raggiunge la sbalorditiva cifra dell’80%. Secondo le ultime statistiche, in tutta la valle del Mela, l’inquinamento atmosferico fa due morti al giorno. Numeri da brividi. Le cause? Tumori al colon, al polmone, al seno, al cervello. A Milazzo quasi il 40% dei deceduti ha un’età media inferiore alla media dell’aspettativa di vita nazionale. Secondo L’Inail e per l’Associazione Internazionale Ricerca Cancro, le industrie della zona produrrebbero più di 150 inquinanti: 14 sicuramente cancerogeni, 44 probabilmente cancerogeni e 32 possibili cancerogeni. E chi respira quest’aria si chiede: «Ma come si può continuare a vivere in un posto così?»

Torna il «gambero killer» Dal Mississippi ai fiumi toscani

Saturday, July 11th, 2009

E’ arrivato anche nell’entro­terra empolese. C’è la prova in­somma che riesce a spostarsi proprio dappertutto, anche nei piccoli torrenti a rischio sicci­tà, come l’Orme. La sua invasio­ne sembra così non conoscere ostacoli. Si tratta del gambero rosso della Louisiana o «gambe­ro killer» o, come lo chiamano gli esperti, Procambarus clarkii, che importato nel lago di Massaciuccoli si è trasferito lungo i corsi d’acqua toscani, in genere però preferendo la via del mare. In passato c’è sta­to chi se lo è ritrovato nel frigo­rifero, in giardino o nel lavandi­no. In Versilia negli anni No­vanta era un tormentone, nelle crona­che locali non si parlava d’al­tro. A distanza di vent’anni il problema non è affatto risol­to, anzi. Ales­sandro Pappa­lardo che si occupa di entomo­logia e conosce bene il proble­ma del gambero-alieno, si è stupito quando durante una gi­ta con i suoi figli ha trovato una decina di esemplari nell’af­fluente dell’Arno che attraversa il comune di Empoli: «Si trova­vano in un tratto d’acqua che non superava i 30 centimetri di profondità e i 2 metri di lar­ghezza - racconta - ero nel trat­to di fiume che attraversa Case­nuove. L’Orme è un torrente che quando le piogge sono me­no frequenti si prosciuga la­sciando solo pozze isolate spe­cialmente in annate piovose co­me questa. Ciò significa una co­sa molto precisa: questo terribi­le gambero si muove tranquilla­mente fuori dall’acqua e supera le steccaie e le dighe».

IL GAMBERO A MONTELUPO - Pappalardo gestisce un nego­zio a Montelupo Fiorentino do­ve espone teche di insetti di tutto il mondo. Nella galleria Garibaldi ospita anche uno di questi grossi animali: «E’ lun­go anche 18 centimetri e che sia un abile predatore lo si capi­sce subito. Ha una tattica di caccia efficacissima: se ne sta fermo con le chele aperte ed è in grado di catturare pesci vivi anche piuttosto grandi. Se li mangia in un boccone. E c’è di più, sopravvive anche man­giando ogni tipo di alga e vege­tale. Nel terrario dove è siste­mato ha fatto piazza pulita». L’entomologo avverte: «Nei no­stri fiumi ci sono molti generi di animali alieni ma questo è particolarmente pericoloso per l’ecosistema, riesce a predare anche anfibi come rane e trito­ni, sia piccoli che adulti, to­gliendo così il cibo anche alla fauna riparia come bisce e uc­celli acquatici. Mentre nel del­ta del fiume Mississippi in Louisiana, suo territorio d’ori­gine, è vittima di molti preda­tori come i procioni, alcune tar­tarughe o piccoli alligatori. Qui da noi questo ti­po di gambero non ha proprio nemici». Per Pappalardo sa­rebbe necessario or­ganizzare un piano di battute di pesca per contenere il popo­lamento: «La situazio­ne è seria, sono estre­mamente famelici, re­sistenti a molti inqui­nanti e mettono in pericolo molte delle specie ittiche. Non ci si rende abbastanza conto del danno che produce questa spe­cie e in alcuni casi lo si trova anche un ani­male decorativo per i giardini e i laghetti privati». Eppure il gambero americano è un crostaceo che «sarebbe buono da mangiare - spiega Pappalardo - solo che come per gli ani­mali che vivono nei nostri fiumi, spesso inquinati, è sconsi­gliabile farlo». Pro­prio per le sue proprietà nutri­tive fu importato negli anni Novanta da una piccola socie­tà di Massarosa, vicino al lago di Massaciuccoli appunto. In Louisiana, condito con ogni ti­po di salsa, questo gambero è il piatto nazionale. L’ «alieno» rosso e cheluto è proprio pro­gettato per la competizione: si riproduce in maniera massiva più volte l’anno e non sembra aver voglia di concludere il suo viaggio.

Fonte : La Repubblica

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