Archive for July 8th, 2009

Lettera di una bambina ai Grandi della Terra: “fate nascere la mia sorellina a L’Aquila”

Wednesday, July 8th, 2009

Al volante dell’auto elettrica: ecco come va la Kangoo be bop Z. E.

Wednesday, July 8th, 2009

Viaggiare nel silenzio assoluto. Un’esperienza addirittura inquietante, se non ci fosse il lieve ronzio delle gomme che mordono l’asfalto a dirci che non stiamo sognando. Eppure quella dell’auto che non fa il minimo rumore è una sensazione alla quale dovremo pian piano abituarci. Infatti, anche se soltanto i nostri riusciranno a vivere, forse, circondati da un traffico zero decibel, già dall’anno prossimo molti costruttori incominceranno a proporre delle silenziosissime auto elettriche.
Piccole flotte sperimentali destinate a crescere e ad affrontare progressivamente la sfida del mercato e il confronto con i potenziali clienti. I problemi da superare sono ancora tanti, ma ormai possiamo dire di essere entrati nella terza (e speriamo definitiva) era dell’auto elettrica.
Un’impressione rafforzata dai pochi ma significativi chilometri che abbiamo avuto modo di percorrere al volante del prototipo Kangoo be bop Z.E., un “contenitore tecnologico” ormai molto vicino ai futuri modelli accessibili a tutti che Renault intende commercializzare – inizialmente su alcuni mercati pilota particolarmente mirati – a partire dal 2011. Spinta da un motore elettrico da 60 cavalli alimentato da una batteria agli ioni di litio di ultima generazione, al di là di alcuni dettagli estetici che parlano ancora il linguaggio delle concept car la Kangoo Z.E. è un’automobile vera, capace di percorrere in assoluto silenzio un centinaio di chilometri prima di doversi riattaccare a una presa di corrente per rifare il “pieno”.
Automobile vera, dunque. Ma che impone di modificare le abitudini di guida. Non esistendo marce – il motore elettrico dispone di un unico rapporto e fornisce fin da subito la coppia massima ed estremamente stabile – basta disporre il selettore a tre posizioni (avanti, retro e folle) nella posizione di marcia e premere il pedale dell’acceleratore. La vettura si mette in movimento esibendo una progressività resa sosprendente e molto piacevole dall’eccezionale linearità nell’erogazione della potenza. La lancetta dell’indicatore di velocità sale rapidamente verso il limite, che non è certo da sportiva pura, ma comunque più che adeguato a una situazione (dalla quale è ormai impossibile tornare indietro) caratterizzata da limiti universali e sempre più stringenti. Avvicinandosi ai centro orari, gli indicatori di bordo che ricordano la strumentazione convenzionale ma forniscono informazioni diverse, come la carica della batteria e il livello del consumo di energia. Proprio quest’ultimo si affretta a dirci che stiamo tenendo una condotta di guida poco “green”, il che ci induce ad alzare il piede dall’acceleratore. La macchina rallenta rapidamente, esibendo un freno motore di rara efficacia (e nel frattempo il sistema di recupero d’energia provvede a ricaricare la batteria.
Ci rendiamo conto che la “guida a un solo pedale” vantata dai tecnici Renault non è una vanteria, ma è la realtà. Il freno c’è, ovviamente, ma lo si tocca solo in situazione di emergenza o quando occorre arrestare completamente l’auto. In ogni altra condizione, bastano l’acceleratore e uno stile di guida consono alla nuova forma di propulsione: meno nervosismo e più dolcezza, e tanta attenzione a giocare d’anticipo quando si tratta di perderede velocità – per esempio in prossimità di semafori, incroci o rotonde – per evitare appunto di dover ricorrere al secondo pedale.
Fonte : Il Sole 24 ORE

L’industria chimica può aiutare l’ambiente?

Wednesday, July 8th, 2009

Al contario di quanto si potrebbe pensare l’industria chimica non danneggia l’ambiente: lo dimostra uno studio presentato oggi a Roma all’attenzione dei grandi del G8

(Rinnovabili.it) – L’Associazione mondiale dell’Industria chimica (International Council of Chemical Associations, Icca) grazie alla consulenza della McKinsey&Company, ha presentato oggi a Roma i risultati dello studio ‘‘Innovare per abbattere le Emissioni di Gas Serra”.
Rivolgendosi ai leader che parteciperanno al G8, ha dichiarato, riferendosi alla Green Economy, che ‘‘non può prescindere dall’utilizzo dei prodotti chimici” visto che si potrà diminuire l’emissione di sostanze nocive solo grazie al contributo dell’industria chimica, che renderà possibile parte delle innovazioni e dei cambiamenti.
La ricerca ha evidenziato come, senza le tecnologie e i prodotti dell’industria chimica, nel 2005 sarebbero state emesse nell’atmosfera 5,2 miliardi di tonnellate (Gt) di gas serra in più, pari all’11% della quantità totale di CO2 emessa.
Le conclusioni sono arrivate dopo aver esaminato l’intero ciclo di vita di un centinaio di prodotti chimici con applicazioni in diversi campi: agricoltura, beni di consumo, edifici, energia elettrica, imballaggio, riscaldamento e trasporto, tenendo in considerazione le emissioni che vengono prodotte dal momento dell’estrazione della materia prima fino allo smaltimento.
Le emissioni di CO2 da parte delle industrie sono di circa 5 Gt, cioè il 50 per cento in più rispetto alle emissioni del 2005, a fronte però di una previsione che parla di una produzione industriale raddoppiata. Se così fosse, l’abbattimento globale delle emissioni derivato dall’industria chimica sarebbe compreso tra 16 e 18,5 Gt di CO2. La differenza sarebbe una quantità rilevante, a conferma dell’importante ruolo che l’industria chimica potrebbe avere nella dismissione dell’utilizzo del carbone e delle altre fonti fossili nell’economia.
Una copia del rapporto può essere richiesta tramite e-mail all’indirizzo di posta elettronica: lcareport@icca-chem.org.

Parigi, iceberg sulle rive della Senna

Wednesday, July 8th, 2009
Un enorme iceberg (gonfiabile), alto 16 metri, galleggia sulla Senna. I parigini sono stati sorpresi martedì 7 luglio, alla vigilia del G8, dall’installazione di un gigantesco blocco di ghiaccio di fronte alla Tour Eiffel. L’opera porta la firma degli attivisti di Greenpeace, che cercano di sensibilizzare cittadini e politici (uno striscione si appellava al presidente francese Nicolas Sarkozy) circa il riscaldamento globale: «Chiediamo ai governanti di inserire negli accordi che firmeranno al L’Aquila obiettivi vincolanti di riduzione nell’emissione di gas serra» (Reuters)

Calce in mare per affrontare il biossido di carbonio

Wednesday, July 8th, 2009

 Riversare ingenti quantitativi di calce negli oceani potrebbe fermare il processo di accumulazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Questo il nucleo centrale del progetto «Cquestrate», presentato da Tim Kruger nel corso di una conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dal quotidiano britannico Guardian. L’innovativa tecnica potrebbe aiutare a risolvere uno dei più pericolosi effetti collaterali delle emissioni umane di CO2, ovvero l’aumento dell’acidità delle acque oceaniche.

MARE - Gli oceani sono un punto chiave del ciclo naturale del biossido di carbonio. Circa la metà delle emissioni di anidride carbonica rilasciate nell’aria dall’uomo vengono, infatti, assorbite dalle acque marine. Ciò aiuta a rallentare il surriscaldamento del pianeta, ma aumenta il tasso di acidità del mare, creando una minaccia potenzialmente disastrosa per il suo ecosistema. Il progetto di Kruger punta ad aumentare la capacità degli oceani di assorbire CO2, ma in una maniera rivoluzionaria che, invece di aumentarne l’acidità, aiuti a diminuirla. Obiettivo che si può raggiungere, appunto, convertendo la pietre calcaree in calce, attraverso un processo simile a quello sfruttato dalle industrie cementifere, e riversando in mare il prodotto così ottenuto.

IL PROGETTO - La calce reagisce con il biossido di carbonio dissolto negli oceani, convertendolo in ioni di bicarbonato. Così facendo, l’acidità dell’acqua diminuisce e consente agli oceani di assorbire una maggiore quantità di CO2, contribuendo ulteriormente a ridurre il surriscaldamento climatico. Secondo Kruger «è essenziale che le nostre emissioni di anidride carbonica diminuiscano, ma potrebbe non essere una soluzione sufficiente. Bisogna predisporre un piano B per ridurre efficacemente la quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera. E ciò va fatto ora, non solo da parte degli scienziati, ma anche dei governi e delle istituzioni».

DIFFICOLTÀ - Tuttavia, immettere grandi quantità di calce in mare è attualmente illegale. Inoltre, è lo stesso Kruger ad ammettere che gli ostacoli da superare non sono pochi. La quantità di calce da riversare ogni anno negli oceani per far fronte alla totalità delle emissioni mondiali è davvero ingente e dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 km3. Senza dimenticare che un tale progetto avrebbe senso soltanto se l’anidride carbonica risultante dalla produzione di calce venisse catturata e smaltita alla fonte.

MANCHESTER REPORT - «Cquestrate» appartiene al gruppo dei cosiddetti progetti di geo-ingegneria che si propongono di intervenire nel sistema terrestre per contrastare i cambiamenti climatici. Quella di Kruger è una della venti innovative proposte illustrate durante la Conferenza di Manchester, una due giorni organizzata dal Guardian e dedicata alle idee più suggestive ed efficaci per salvare il pianeta, che verranno selezionate entro la prossima settimana da un gruppo di esperti incaricato di evidenziare le dieci idee più promettenti.

Simone D’Ambrosio
Fonte: Corriere della Sera

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