Archive for July 7th, 2009

Vicky che digiuna per l’amico scomparso, la gattina Thelma salvata dai pompieri

Tuesday, July 7th, 2009

VIAREGGIO — C’è Vicky, la cocke­rina da cuore infranto, che dopo aver perso nel disastro il compagno di gio­chi, un piccolo randagio, aveva deci­so di morire di inedia. Giunone, una pinscher di tre anni, straziata dal do­lore per aver trascorso quattro giorni senza i padroni. E Poldo, un altro ca­ne, che in fuga dall’inferno si è getta­to tra le braccia di un signore, un ar­chitetto, che lo ha salvato, trasporta­to in clinica veterinaria e riconsegna­to ai proprietari. E ancora ci sono la gattina Thelma, fotografata la notte del disastro mentre un vigile del fuo­co la strappa dalle fiamme, ricoverata e ritrovata dalla padrona, e il miraco­lato Silvestro, due mesi appena, dai baffi bruciacchiati, subito adottato.

Quante storie di animali domestici dietro la tragedia di Viareggio. Alcu­ne finite male, altre a lieto fine. Storie che si intersecano con i destini degli umani. La canina Giunone ha una par­te della famiglia degli amatissimi pa­droni ricoverata a Genova e a Pisa. È stata trovata da una volontaria della Croce Verde che l’ha trasportata alla clinica veterinaria Campo d’Aviazio­ne. Aveva ustioni in tutto il corpo, era terrorizzata e soprattutto sola. Non voleva più mangiare e non per­metteva a nessuno di avvicinarsi per medicarla. A salvarla, l’amore di Mat­teo Speca e Luigi Vai, due veterinari. Ma anche il ritorno, cinque giorni do­po, di una delle padroncine, scampa­ta alla tragedia. Quando l’ha vista, Giunone ha iniziato a scodinzolare, sembrava un’altra. «L’abbiamo ali­mentata con la flebo — raccontano i dottori — e per curarle le ferite è sta­to necessario sedarla».

 
 

 

Vicky è una cockerina dagli occhi dolcissimi. Ha tre anni e fino a pochi mesi fa i clochard la utilizzavano per chiedere l’elemosina. Maltrattata e malnutrita. Poi, un giorno, ha incon­trato la signora Alice De Luise, che l’ha adottata con un altro cagnolino, Nerino. I due sono diventati insepara­bili. Lunedì Nerino è scomparso. E da quel giorno Vicky ha smesso di man­giare fino a quando, venerdì, l’amico è stato ritrovato. Anche i gatti hanno un cuore. Thel­ma ne ha uno grandissimo. Salvata da un pompiere dalle rovine della ca­sa, con il pelo bruciato e le zampe ustionate, ha aspettato la padrona con fedeltà assoluta. Lei, Giovanna Bianchi, si è salvata quella notte per­ché era fuori. «Quando sono tornata a casa — racconta — ho pensato a Thelma e poi mi sono anche un po’ vergognata sapendo che erano morte tante persone, compresi bambini». La signora Bianchi ha cercato Thelma per giorni. L’ha ritrovata nella clinica Colombo, dove i soccorritori l’aveva­no portata.

BENZINA: CONFERMATO LO SCIOPERO, STOP DA DOMANI SERA

Tuesday, July 7th, 2009

 E’ confermato per l’8 e 9 luglio lo sciopero nazionale dei gestori degli impianti di rifornimento carburanti. Lo hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa i rappresentanti di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio, ricordando le motivazioni della protesta che riguardano sia i rapporti con il Governo sia quelli con le compagnie petrolifere. Sulla rete ordinaria le pompe di benzina saranno dunque ferme dalle 19.30 di domani, 7 luglio, fino alle 07.00 del mattino del 10 luglio, mentre sulle autostrade lo stop inizierà alle 22.00 di domani sera per concludersi alle 22.00 del 9 luglio. Sarà esclusa la provincia de L’Aquila, anche in risposta a una richiesta del Garante Martone. In Sicilia invece lo sciopero parte stasera e dura 3 giorni.

I gestori di impianti di rifornimento carburanti sono pronti ad altri giorni di sciopero, dopo le due giornate proclamate per l’otto e nove luglio, se non riceveranno risposte dal Governo e dalle compagnie petrolifere. Lo hanno annunciato Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio, nel corso di una conferenza stampa. “Se Governo, istituzioni e compagnie petrolifere dopo queste prime due giornate di sciopero non ci daranno risposte, noi siamo già pronti per continuare la nostra protesta con eventuali giorni da mettere in calendario ad agosto e da ripetere magari a settembre”, ha detto il presidente della Faib Confesercenti Martino Landi, sottolineando che la categoria è consapevole delle difficoltà che crea ai consumatori, ma si trova “in condizioni in cui non può fare altrimenti: con un Governo che non risponde al nostro grido d’allarme e le compagnie petrolifere che in modo indisturbato cercano di fare delle forzature. Se in futuro - ha aggiunto - il nostro grido d’allarme non sarà ascoltato siamo disposti a intraprendere azioni più incisive e più dure”.

Molti sono i problemi che hanno portato alla convocazione dello sciopero, hanno spiegato le tre federazioni. In particolare, ha illustrato il vice presidente vicario della Figisc Confcommercio, Maurizio Micheli, nei confronti del Governo i gestori lamentano il “disimpegno” del ministero e del ministro Scajola sul protocollo di intesa siglato un anno fa sulla ristrutturazione della rete, i cui impegni sono rimasti “lettera morta”; il mancato riconoscimento del bonus fiscale per il 2009 che per i gestori vale un terzo del loro margine ed è necessario per far quadrare i bilanci; le condizioni di favore nei prezzi di approvvigionamento di cui beneficiano le ‘pompe bianche’, quelle della grande distribuzione (con dei margini di sconto 4 volte superiori a quelli praticati ai gestori). Le compagnie petrolifere sono sotto accusa perché, dicono i gestori, non vogliono rinnovare accordi e margini, fermi da oltre due anni.

“Se anche il Governo dovesse riconoscerci il bonus oggi pomeriggio, questa è una categoria che non revoca lo sciopero”, ha sottolineato il segretario generale della Fegica Cisl, Roberto Di Vincenzo, ricordando che il bonus è solo uno dei motivi dello stop dell’8-9 luglio. Il governo è nel mirino dei gestori anche perché si è dimostrato “impotente a comporre la protesta” relativa alle due maggiori vertenze sul tavolo del Ministero dello Sviluppo economico, aperte con Shell ed Eni, e relative alla clausola di recesso e al contratto di associazione in partecipazione. “La categoria sta vivendo un momento di difficoltà legato ad aspetti economici e normativi”, ha detto il presidente della Faib Confesercenti Martino Landi, puntualizzando che l’Italia è “anomala” perché ha una rete distributiva in cui il numero degli impianti è oltre il doppio della media Ue e oltre il 60% della rete è in mano alle compagnie petrolifere, “ma se questo esiste - ha aggiunto - non è colpa del gestore, ma c’é qualcuno che è interessato a non intervenire e non investire sul settore”. I gestori definiscono infine “iniquo” l’obbligo di comunicare i prezzi ogni volta che vengono cambiati, dal momento che non riguarda le altre organizzazioni di commercio al dettaglio, e si sono detti pronti a ricorrere alla Corte Ue.

Fonte: Ansa , it

ECO-ENERGIA:GOOGLE FINANZIA ENERGIA PULITA DA ALGHE OFFSHORE

Tuesday, July 7th, 2009

La Nasa si prepara a progettare sistemi per la raccolta di alghe cresciute in appositi sacchetti di plastica in mare per produrre biocarburanti senza consumare acqua e sottrarre terra all’agricoltura e depurando, al tempo stesso, le acque reflue e i liquami che non saranno piu’ scaricati in mare. Un sistema vincente da un lato per la produzione di biocombustibile e dall’altro per la capacita’ del sistema di fare da filtro alle acque sporche. L’idea e’ venuta allo scienziato Jonathan Trent e arriva direttamente dallo studio di tecniche per migliorare la qualita’ della vita degli astronauti nello spazio, che possono disporre di risorse limitate come l’acqua. Tra i finanziatori troviamo anche i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin che affermano di aver investito $ 250.000 nel progetto di Trent e nel continuo impegno di sviluppare un biocarburante dalle alghe utilizzando soprattutto una tecnologia low-tech: le acque reflue. Si utilizzerebbero sacchi di plastica o involucri (gli stessi che vengono utilizzati ora dalla NASA per studiare il riciclaggio delle acque sporche nelle missioni spaziali) con membrane semi-permeabili, che utilizzano una particolare applicazione dell’osmosi, da posizionare nell’oceano per consentire al flusso di acqua di scorrervi attraverso per farvi crescere delle alghe. ”Il motivo per cui le alghe sono cosi’ interessanti e’ dovuto all’elevata capacita’ produttiva di alcune specie”, ha affermato Jonathan Trent, a capo del team di ricerca al centro Nasa di Moffett Field, California. Semplicemente confrontandola con le altre materie prime impiegate ci si accorge come, a fronte di una produzione annuale di circa 50 litri di olio per ettaro dalla soia, di 160 l dalla colza e di quasi 600 l dalla palma, con alcuni tipi di alghe si potrebbe arrivare a produrre fino a 2.000 litri di olio”. La competizione con le colture alimentari, la sottrazione di spazio utile e le richieste idriche dei processi di sintesi sono i punti deboli di una tecnologia che continua a suscitare polemiche. Un’opzione ad alta sostenibilita’, in tal senso, e’ quindi rappresentata dalle alghe, al cui vantaggio di assicurare una produzione energetica per ettaro piu’ elevata rispetto a qualsiasi altra fonte bioenergetica, si somma la capacita’ di riutilizzare metalli pesanti e residui di idrocarburi. Il progetto Nasa mira a prendere di petto il problema relegando il processo in mare ed affidando alla natura stessa lo svolgimento di alcune fasi. ”L’ispirazione che avevo era di utilizzare dei sacchetti costituiti da membrana per farvi crescere offshore le alghe”, continua Trent. Un concetto semplice ed elegante secondo il suo ideatore che prevede, dunque, il riempimento di buste di plastica in membrana semi permeabile con acque reflue e liquami, ottimo terreno di crescita per questi organismi. Questa sorta di isole artificiali riceverebbero direttamente la luce del sole e attraverso l’osmosi assorbirebbe la CO2 atmosferica rilasciando ossigeno e acqua dolce; alla capacita’ termica del mare il compito di controllare la temperatura mentre le onde manterrebbero il sistema in movimento e dunque attivo. Inoltre i sacchetti dopo due anni di utilizzo verrebbero riciclati. (ANSA).

CLIMA: AUMENTANO GIORNI SOPRA I 25 GRADI

Tuesday, July 7th, 2009

 ”A livello locale aumentano le ondate di calore. Da meta’ anni ‘80 a oggi, e’ aumentato il numero di giorni con temperatura superiore ai 25 gradi. Mentre sono diminuiti quelli di congelamento”. A dirlo Marina Baldi dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr, parlando a proposito di alcuni dati emersi dal progetto ‘Climanimal’ voluto dal ministero delle Politiche agricole con lo scopo di individuare le zone sul territorio italiano in cui le condizioni termo-igrometriche (rapporto tra temperatura e umidita’) possono essere rischiose per gli animali, soprattutto per le vacche, durante la stagione estiva e pensare a eventuali strumenti di gestione delle situazioni di disagio e rischio a causa dei fattori climatici. Secondo Baldi e’ ”aumentato il numero di giorni di gelo tardivo”, ovvero ”le gelate primaverili che poi sono le piu’ dannose per l’agricoltura”. Il progetto Climanimal e’ coordinato dal dipartimento di scienze animali dell’universita’ della Tuscia a cui partecipano esperti nel campo della salute, produzione e riproduzione di questi animali come l’Associazione italiana allevatori (Aia) e l’Associazione nazionale allevatori frisona italiana (Anafi). Contro l’aumento dei giorni di caldo, il rimedio principale per l’allevamento e’ il raffrescamento. ”Se la stalla - osserva Baldi - viene continuamente raffrescata le vacche soffrono di piu’ le ondate di calore”.
Fonte : Ansa.it

G8: WWF, I LEADER DEI PAESI RICCHI ORA ALLA PROVA DEL CLIMA

Tuesday, July 7th, 2009

”I leader dei Paesi industrializzati piu’ ricchi del mondo riuniti a L’Aquila devono impegnarsi a mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi (rispetto all’epoca pre-industriale) per evitare che il cambiamento climatico minacci il futuro del nostro pianeta”. Lo chiede il Wwf a due giorni dall’inizio del G8. ”Il summit che si riunira’ a L’Aquila dall’8 al 10 luglio sara’ un’importante prova di leadership e di impegno - scrive l’ organizzazione ecologista in un comunicato - vedremo se il mondo benestante intende davvero assumersi la responsabilita’ di una lotta comune contro l’aumento delle temperature globali e contro un cambiamento climatico devastante, in vista dello storico appuntamento per un accordo globale equo, efficace e in linea con le indicazioni della Comunita’ Scientifica a Copenaghen”. ”Un impegno chiaro che definisca nero su bianco la soglia del pericolo a 2 gradi e’ un dovere assoluto per i Paesi del G8”, afferma Kim Carstensen, leader della Global Climate Initiative del Wwf. ”I Paesi che si riuniranno a L’Aquila hanno la piu’ grande responsabilita’ di mostrare una leadership sul clima. Senza la loro azione non possiamo aspettarci che il resto del mondo faccia qualcosa”. ”Dai leader del G8 ci aspettiamo una dichiarazione chiara per la riduzione delle proprie emissioni di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. E’ il minimo indispensabile e qualunque obiettivo piu’ debole sara’ un completo fallimento. Una dichiarazione ferma da parte del G8 inviera’ un forte segnale al mondo in via di sviluppo e rendera’ piu’ facile la riduzione delle emissioni anche per le economie in via di rapido sviluppo”, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.

Fonte: Ansa.it

Quanto sei “green”?

Tuesday, July 7th, 2009
Ecco il decalogo del perfetto ecologista
Anche l’ambiente ha il suo bon-ton. In un epoca come la nostra, alle prese con i cambiamenti climatici, effetto serra e problemi energetici, il nuovo «galateo» dovrebbe innanzitutto far riferimento a madre natura. E la prima regola per essere galantuomini e gentildonne ecologiche è non ostentarlo, perseguitando chi ci sta vicino con le regole che noi decidiamo di osservare. A codificare l’etichetta del vivere verde è stato il portale Greenme.it: «È green chi usa il buon senso, ovvero la grazia nel porgersi verso gli altri e l’ambiente». Si diventa impeccabili con la natura a partire dal gesto quotidiano, anche all’apparenza insignificante.Ad esempio, leggere le etichette dei prodotti che si acquistano fornisce una miniera di informazioni: gli ingredienti, la provenienza delle materie prime, gli stabilimenti di produzione e di distribuzione, le certificazioni e molto altro ancora. Poi, coscientemente, si potrà decidere se acquistare o meno. Per rimanere nei supermercati, di fronte alla possibilità di acquistare prodotti sfusi, tramite appositi dispenser - ce ne sono ormai in tutte le grandi catene di supermarket - l’eco-gentleman non ha dubbi e scarta inutili confezioni e incartamenti per riutilizzare flaconi ormai vuoti. Se si ha poco tempo a disposizione si può optare per un «Gas» (gruppo di acquisto solidale) per condividere con amici e vicini di casa le liste della spesa, acquistando direttamente dai produttori. Infine, chi fa da sè fa per tre: il pane o lo yoghurt si possono preparare a casa con poco fatica e un orto si può realizzare anche sul balcone di casa. Se Michelle Obama lo fa alla Casa Bianca…Basta poi un po’ di tempo, un pizzico di creatività e una manciata di pazienza per dare nuovamente valore ad oggetti o rifiuti che troppo spesso, magari per pigrizia, vengono considerati ormai inutili. Dall’abito che con un paio di accessori diversi torna ad essere originale e alla moda, alla vecchia tastiera del pc che può trasformarsi con facilità in originali gioielli da sfoggiare. Bottiglie di plastica, tappi in sughero, vinili, buste o vecchi contenitori possono assumere nuovi significati e nuove forme con il riciclo creativo, rivelandosi un tocca sano per l’ambiente e una palestra per la fantasia.

Un’altro imperativo del perfetto ecologista è sicuramente «ottimizzare le risorse vuol dire risparmio», sia in termini economici che di CO2 prodotta. In casa, in ufficio, in palestra o in discoteca, ma anche nel tragitto che li separa, cercare di non consumare più energia di quanta ce ne occorre e, se possibile, usare quella delle proprie braccia e gambe. E per quanto riguarda le comodità della tecnologia? Nel caso siano irrinunciabili, provare a scegliere quella a minor impatto ambientale e a spegnerla del tutto se inutilizzata. Ma anche condividere «fa rima con risparmiare»: non tutte le forme di scambio si misurano con il denaro e, si sà, la solidarietà fa bene all’amicizia. Stress da coda in autostrada? Sindrome del lunedì? Condividete il tragitto casa-lavoro con i colleghi, i vicini di casa, gli amici e approfittate delle diverse opportunità di car-sharin e bike-sharing. La routine è difficile da sopportare? Provate a pensare a una nuova soluzione abitativa che riscopra il valore della comunità (co-housing). L’idea del trasloco vi sgomenta? Aiutarsi reciprocamente dimezzerà i tempi e la fatica. Sempre più difficile giostrarsi fra lavoro e famiglia? Mamme e papà, ma anche nonni e zii possono organizzarsi per accudire i bambini, accompagnarli a scuola o agli allenamenti, realizzare feste di compleanno. Perché vivere in armonia con l’ambiente, significa anche vivere in armonia con le persone.

Fonte : La Stampa

Vacanze a rischio meduse l’esperto spiega perché

Tuesday, July 7th, 2009

Massimiliano Rocco risponde alle domande dei lettori sui motivi dell’invasione dei fastidiosi animali marini nel Mediterraneo e ad altri quesiti su tartarughe e pappagalli da tenere in casa

Dai motivi delle sempre più frequenti invasioni di meduse lungo le coste del Mediterraneo ai consigli per tenere in casa delle cocorite, dalla strage delle foche alla crudeltà di alcuni negozi di animali, l’esperto del Wwf Massimiliano Rocco conclude la sua collaborazione con Repubblica.it rispondendo ai nuovi quesiti dei nostri lettori. Prossimamente ci occuperemo invece di turismo sostenibile. Le domande a Roberto Furlani su come scegliere una meta adeguata per le proprie vacanze e come comportarsi una volta arrivati sul posto possono essere spedite per posta elettronica all’indirizzo v.gualerzi@repubblica.it

Ho prenotato le vacanze e sono molto preoccupato che un’invasione di meduse possa rovinarmele, come è capitato a diversi amici appena rientrati dalle Eolie e altre isole. Esistono delle previsioni attendibili dei loro flussi e spostamenti? A cosa è dovuto il loro proliferare? Non c’è modo di contrastarle con la “lotta biologica” o altre soluzioni ecosostenibili?
E’ difficile prevedere se le condizioni del mare potranno favorire queste specie, certo negli ultimi anni le condizioni diverse di temperatura nel Mediterraneo ne stanno favorendo il proliferare, un aumento che forse si può legare anche alla sempre maggiore rarefazione di un loro grande e importante controllore, le tartarughe marine. La tartaruga comune del Mediterraneo, la Caretta caretta ne è per esempio un grande predatore e avido consumatore e la rarefazione di questi animali favorisce senza dubbio il proliferare delle meduse. E’ l’uomo che con le sue attività e il suo impatto sul nostro pianeta sta purtroppo compromettendone i naturali equilibri.


Una cosa davvero scandalosa, che vedo solo in Italia, sono i negozi che espongono in vetrina animali in gabbia. Ce n’è uno a Salerno, in pieno centro, che ha in vetrina cuccioli (cani, gatti e altro) che restano lì per mesi, costretti in pochissimi centimetri, in condizioni assurde. E’ legale tutto questo? In altri paesi, che io sappia, i negozi di animali non espongono animali vivi.
Cori

Quanto da lei denunciato si ripropone purtroppo di frequente in diverse città in Italia, dove poca attenzione viene posta da alcuni commercianti agli animali quegli stessi che commerciano e che dovrebbero, anche solo per un loro puro interesse commerciale, trattare con le debite attenzioni e cure, con il rispetto e con quelle attenzioni che ogni creatura vivente richiede. Per contrastare tali fenomeni e garantire quelle attenzioni e quel rispetto che ognuno di noi dovrebbe avere verso le altre specie viventi sono state emanate precise norme che dovrebbero evitare situazioni come quelle che lei denuncia. La invito pertanto a rivolgersi ad una autorità di polizia per denunciare le pessime condizioni di detenzione di tali animali o se preferisce a rivolgersi alla locale sezione del Wwf per richiedere un loro intervento.

Il Signor Stefano Delù ci ha scritto per contestare una precedente risposta di Massimiliano Rocco e in particolare il “consiglio” di tenere animali in casa. “Gli animali - sostiene il nostro lettore - stanno bene dove sono, liberi. Dobbiamo piuttosto tutelare l’ambiente dove vivono”.
Non so dove abbia letto il mio “personale consiglio di tenere animali in casa”. Mi permetto però di fare presente che essendo consentito, forse il migliore aiuto che possiamo dare a tutti, ed in primo luogo ai tanti animali oggetto di commercio, è quello di consigliare e invitare i nostri simili a prestare le debite attenzioni e amorevoli cure ai loro compagni di viaggio. Ritengo utile cercare di responsabilizzare chi fa una scelta di cercare un compagno per amico, invitandolo a riflettere adeguatamente prima di compiere questo passo e a considerare con attenzione le cure e le attenzioni che ogni eventuale specie scelta richiede, dovendone rispettare gli aspetti biologici ed etologici, e la responsabilità che ci si assume perché accogliendolo in casa la loro vita è nelle nostre mani. Personalmente ritengo che il migliore amico sia un cane od un gatto, cercando di potere offrire una casa e tanto amore ad uno dei tanti randagi che affollano i canili italiani.

Cinzia chiede un commento di Massimiliano Rocco alle foto che girano in questi giorni su internet per documentare il massacro dei piccoli cetacei.
Come le immagini da Lei inviate dimostrano la caccia ai cetacei continua in diverse parti del nostro pianeta, spesso celata dietro ragioni culturali e sociali ma è sempre più evidente come tali mattanze siano oramai anacronistiche e non abbiano alcuna ragione economica e sociale, sembrano esprimere solo la grande difficoltà che la nostra specie ha nel rapportarsi agli altri inquilini di questo pianeta. Spesso se si parla di caccia alle balene il pensiero va subito a paesi lontani, alle navi baleniere giapponesi, che impunemente da più di un decennio nascondono una caccia economicamente costosa e improduttiva dietro una ricerca scientifica che in 20 anni avrebbe fatto ben pochi progressi se si è costretti ancora oggi a uccidere per studiare. Vi sono però anche altri paesi e altre stragi che sembrano sfuggire agli occhi dell’opinione pubblica, da decenni la Iwc (International Whaling Commission) dibatte delle grandi balene, dei cetacei giganti e sembra ai più sfuggire che all’orizzonte sempre più pressantemente si sta affacciano un altro grande dramma, le piccole balene i cetacei più piccoli che abitano diversi mari del mondo stanno scomparendo dagli oceani e dai corsi d’acqua ad un ritmo impressionante. Vittime degli attrezzi da pesca, dell’inquinamento e della perdita degli habitat, questi cetacei di piccole dimensioni hanno popolazioni che sempre più mostrano i segni di una grande sofferenza e questa situazione è aggravata dalla mancanza di misure per la loro conservazione paragonabili a quelle sviluppate per le grandi balene. Proprio negli ultimi giorni, come ennesimo passo di una battaglia che il Wwf insieme ad altre associazioni conduce sui tavoli istituzionali di tutto il mondo, è stato presentato un nuovo studio dal nome “I piccoli cetacei: le balene dimenticate”, dimostrando come le inadeguate misure di conservazione stanno spingendo verso l’estinzione piccoli cetacei. Non possiamo che augurarci che tutto questo cambi e che le proteste e le battaglie che stiamo portando avanti possano arrivare a fare cessare queste anacronistiche stragi.

Avrei tre domande a proposito delle cocorite (di circa 2 anni di età).
Daniele R.
1) avendo un salotto-cucina è sconsigliabile tenere la gabbia in questo lugo tenendo conto che a circa due metri si cucina e si mangia?

Tale ambiente non è senz’altro il più consigliato, i fumi, gli odori e quanto proviene dalla cucina fanno si che quella non è la posizione migliore in casa e sarebbe meglio tenerle in una stanza diversa

2) con un bambino molto piccolo ci sono particolari precauzioni da avere?
Se gli animali porvengono da un allevamento sicuro e sono stati dichiarati esenti da malattie infettive non ci sono particolari preoccupazioni, se non quelle di evitare che invece possa essere il bambino maldestramente o per disattenzione a rischiare di fare del male agli animali.

3) vista l’età delle cocorite posizionare il nido affinché si riproducano è consigliabile per la loro salute o indifferente?
Non vi sono particolari motivazioni per sconsigliarle di mettere un nido, che gli animali potrebbero usare anche solo per sfuggire alla vista o comunque offrirebbe loro un nuovo stimolo anche a nuovi comportamenti, è la scelta della riproduzione che comunque va adeguatamente ponderata, eventuali nuovi nati hanno bisogno di spazio loro, di attenzioni e di chi se ne curi e non sempre per chi può dare attenzione a due animali è poi possibile fare lo stesso per altri.

Vorrei regalare ai miei due gemellini di 5 anni un piccolo animale domestico, sia per accontentarli sia per cominciare ad insegnare loro il rispetto verso le altre creature. Vivo in un appartamento e, pur felice possessore nell’arco della mia vita di tre cani, purtroppo non posso attualmente tenerne uno. Con mia moglie eravamo orientati verso una cavia od un cincillà. Cosa ne pensa?
Riccardo De Santis

Il mio personale consiglio in questo caso è quello, potendo e volendo offrire attenzione e cure ad un altro essere vivente, di adottare un randagio e non per forza un cane, tanti gatti sono abbandonati o nascono per le nostre strade e adottarne uno sarebbe un gesto anche più importante verso e per i suoi gemellini.

Le scrivo dalla Cina, dove da 4 anni risiedo e allevo 2 tartarughe che in cinese chiamano brasiliane o dalle orecchie rosse (anche se mi hanno detto essere tartarughe indigene); sono una specie che qui è allevata spesso a scopo alimentare (infatti le abbiamo acquistate in un supermercato, reparto pesce e affini, sottraendole alla padella). Vorrei sapere se fosse possibile portarle in Italia e se sì, con quali procedure.
Monia

Credo che dal nome comune da lei indicato si tratti di due esemplari di Trachemys scripta elegans, tartarughe d’acqua dolce tipiche del continente americano e purtroppo oggetto negli ultimi 20 anni di un impressionante commercio che ha interessato milioni di esemplari. Trattandosi di una specie che in ambiente mediterraneo compete per l’habitat con la nostra tipica tartaruga la Emys orbicularis, l’Unione Europea ne ha vietato le importazioni e ha inserito questa sottospecie nell’Allegato B del Regolamento CE n. 338/97 con cui si da applicazione della CITES o Convenzione di Washington. Proceduralmente pertanto il divieto di importazione nei paesi dell’Ue non le consente di importarle. Le consiglio però di inviare una formale richiesta alla Autorità di Gestione della CITES in Italia ponendo tale quesito e facendo presente che si tratta di animali da compagnia che pertanto l’importazione è a scopo personale e non è sua intenzione farne commercio.
Fonte: La Repubblica

Treni killer, indagini della Finanza sulle finte rottamazioni dei vagoni

Tuesday, July 7th, 2009

A una settimana dall’inferno di Viareggio, le domande restano intatte: come è potuto accadere? Perché è potuto accadere? E soprattutto: può accadere ancora? Se si sta al canovaccio proposto sin qui da addetti e autorità politica, la strage del treno merci 50325 Trecate-Gricignano è affare di tutti e dunque di nessuno.

Pronta per essere consegnata ad una catena di responsabilità edulcorate, impastate nei ruoli (Fs, la società committente, Gatx, la proprietaria dei carri, Cima Riparazioni, l’azienda che ha sostituito l’assale spezzato causa del deragliamento), annegate in cervellotiche tecnicalità e normative di settore. Insomma, una notte in cui tutti i gatti sono grigi. E non deve essere un caso. Perché c’è una parte di questa storia, a ben vedere ben più nitida, che non fa comodo a nessuno raccontare e di cui pochi hanno voglia di parlare. Che illumina lo sfondo oscuro della strage e dunque può cominciare a dare risposta alle domande che pone. Una storia su cui lavora da tempo e a fari spenti la Guardia di Finanza (prima con la Procura di Santa Maria Capua Vetere, ora con quella di Napoli) con un’inchiesta durante la quale, tra gli altri, è stato per altro ascoltato come testimone anche l’attuale amministratore delegato di Fs Mauro Moretti. Che, non più tardi di due anni e mezzo fa, è stata oggetto di un audit interno delle Fs. Che documenta l’esistenza di un mercato nero della componentistica, della manutenzione e della rottamazione dei carri merci.

Una terra di nessuno dove circolano vagoni che risultano rottamati, ma tali non sono. Dove accade che una “sala montata” (il complesso di asse e ruote del carrello) criccata - esattamente come quella di Viareggio - possa tornare sul mercato punzonata e certificata come “pronta al montaggio” (che è esattamente quel che è accaduto alla Cima di Mantova quando ha ricevuto il materiale dalle officine della Gatx di Hannover) in una cosmesi che non lascia traccia, almeno fino a quando non uccide.


Tutto cominciò tre anni fa. Curiosamente nelle stesse terre cui era destinato il merci 50325. La provincia di Caserta. Nel 2006, vengono ritrovati due carri merci delle Ferrovie dello Stato su un binario morto nelle campagne di Sessa Aurunca. Hanno la matricola del telaio abrasa (proprio come un’auto rubata). Ma, quel che è peggio, non dovrebbero neppure esistere, perché dagli inventari dell’azienda risultano rottamati da tempo. L’allora amministratore delegato di Fs, Roberto Testore (lascerà la carica nel settembre di quell’anno), dispone immediatamente un audit interno. Gli esiti svelano un abisso.

“L’audit di Fs - racconta oggi una qualificata fonte investigativa - scoprì una gestione dei cargo a dir poco pazzesca. Gli accertamenti interni verificarono che, dei carri merci che allora erano inventariati dalle Fs, ne mancavano all’appello almeno duemila. Nessuno sapeva dove fossero finiti. Ma, soprattutto, furono ritrovati, dopo quelli di Sessa Aurunca, almeno una decina di altri carri merci che risultavano regolarmente rottamati e, al contrario, erano in carico a società private che incrociavano nella zona di Bologna e Livorno”. Carrette vendute al mercato nero e adibite per lo più al trasporto di ghiaia e altro materiale di movimento terra. Inesistenti negli archivi del patrimonio rotabile delle Ferrovie, ma regolarmente circolanti sulla sua rete.

L’audit accerta anche dell’altro. L’allora responsabile della manutenzione merci, Raffaele Arena, ha affidato nel tempo la manutenzione e revisione periodica di migliaia di carri senza uno straccio di gara. Per ragioni di “tempo ed efficienza”, le aziende che devono verificare l’integrità dei carelli e la tenuta dei carri, ovvero rottamare gli uni e gli altri, sono state scelte con trattativa privata. Diverse sono campane, alcune lavorano in zone di camorra e hanno un profilo societario opaco. Una, la Mavis srl, risulta di proprietà del cugino di Arena, tale Carmine D’Elia.

Nel 2006, insomma, le Ferrovie scoprono di non avere, di fatto, un reale controllo sulla manutenzione della propria flotta merci. Con il nuovo amministratore delegato Moretti, Arena viene spostato dal merci alla manutenzione dell’Alta Velocità. Quindi, sulla base degli esiti dell’audit interno, allontanato dall’azienda. Mentre l’inchiesta che nel frattempo ha avviato la Guardia di Finanza contribuisce a rendere il quadro ancora più fosco. L’indagine accerta infatti che intorno al ciclo spesso fasullo della rottamazione e della manutenzione è cresciuto un mercato nero della componentistica che cannibalizza materiale rotabile di fatto non più in grado di circolare (carri e carrelli), ma che viene reimmesso nel circuito come regolarmente certificato. Centinaia di “sale montate” vengono rivendute alle stesse Ferrovie. Altre prendono la strada di mercati che hanno come acquirenti società private proprietarie dei loro carri.

E dunque: quante “sale montate” criccate, ma date per “pronte al montaggio”, circolano sul mercato? È possibile che, nel caso di Viareggio (dove, come è ormai noto, i carri non erano di proprietà delle Fs), la “sala” messa a disposizione della Cima Riparazioni di Mantova dalla Gatx avesse una provenienza opaca? Una fonte investigativa allarga le braccia. E invita però a osservare una curiosa coincidenza: “A Viareggio è stata una strage. Ma qualcuno ha provato a collegare la strage di lunedì con quanto è accaduto a Prato tre settimane fa?”. Un altro deragliamento di merci. Il 22 giugno, alle 5 e 10 del mattino, tra Vaiano e Prato, all’altezza della località Canneto, un convoglio di quindici carri che trasporta acido fluoridrico esce dalla sede rotabile, trascinando la propria corsa per oltre due chilometri e mezzo, prima di urtare, fortunatamente senza danni alle persone, il locomotore di un treno regionale che marcia in direzione opposta. I primi accertamenti condotti sul luogo dell’incidente, documentano le ragioni del deragliamento nella “perdita degli assi rotabili portanti del carro numero 9″ (ne risulterà proprietaria una società privata genovese). Dunque, ancora un problema con le “sale montate”.
Il riferimento dell’investigatore è sufficientemente chiaro. Il mercato dei merci ha conosciuto da tempo un forte inquinamento. Le modalità degli incidenti cominciano a essere troppo simili. E nessuno è in grado davvero di dire quanta componentistica avariata, ma data per buona, circoli. Anche perché, come spiega lo stesso Giuseppe Pacchioni, amministratore unico della Cima Riparazioni spa, “normalmente il materiale usurato viene sostituito con altro materiale che ovviamente è certificato ma è già usato”. “Di “sale montate” nuove - aggiunge Pacchioni - non ne compra nessuno per fare le manutenzioni. Perché possono costare fino al triplo di una “sala” usata”. Quella che ha ucciso a Viareggio arrivava da Hannover. Dove la ha acquistata la Gatx? Da chi? Chi ne ha certificato la regolarità? E in Italia, quanta roba cannibalizzata e criccata circola?

Fonte: La Repubblica

La legge sul mare gratis? Violata da 4 bagni su 5

Tuesday, July 7th, 2009

 Ma il mare è di tut­ti? Sì, forse, dipende. Il mare è di tutti, ma in Italia non in tutte le Regioni costiere ci si può arri­vare liberamente. Nel senso di scendere a riva, sostare, passeg­giare, farsi un bagno, senza es­sere costretti a metter mano al portafogli. La legge dice che sì, certo che si può, ci manchereb­be, la Finanziaria 2006 obbliga i gestori degli stabilimenti bal­neari a consentire l’accesso gra­tuito alla battigia anche finaliz­zato alla balneazione. Ma poi ogni estate la guerra del mare gratuito ricomincia. È tutto scritto in un dossier dei Verdi: degli oltre 7.000 chi­lometri di spiagge italiane più del 45 per cento è reso inacces­sibile dal cemento e dagli stabi­limenti. Ma, cosa ancora più grave, solo 2-3 gestori di stabili­menti balneari su dieci, nelle re­gioni tirreniche e in alcuni trat­ti della costa abruzzese, consen­tono l’accesso gratuito ai ba­gnanti per arrivare al mare. Gli altri fanno pagare l’ingresso. «Abbiamo già ricevuto centina­ia di proteste - dice Angelo Bo­nelli dei Verdi -. La norma del 2006 è quasi completamente disattesa. Ma c’è di più: quel­la stessa norma obbligava le Regioni a fare un piano per il riequilibrio delle zo­ne in concessione e delle aree destinate a spiaggia libera. Nessuna l’ha fat­to».

Dov’è soprattutto che o paghi o ti cacciano via, pure in malo modo? In Liguria (75 per cento), Lazio (75 per cento), Campania (70 per cento), Toscana (65 per cen­to), Abruzzo (60 per cento). Nel dossier si citano luoghi e prez­zi. Pontecagnano (Salerno): si paga 3 euro per entrare nei lidi. «Prima succedeva, è vero, ma da un paio di anni non è più co­sì - si sorprende il capo della guardia costiera Sandro Deside­rio -. Noi controlliamo con due squadre al giorno, segna­lazioni non ne abbiamo avu­te, e comunque a Pontecagna­no ci sono molte spiagge libe­re». Ecco, appunto, le spiagge li­bere. Se ce ne fossero di più, se non fossero lontane, ma al­ternate agli stabilimenti, e se fossero tenute pulite invece di essere una discarica a cielo aperto, lo scenario cambie­rebbe. Invece sono poche, di­slocate male, e sporche. «Da noi o ci sono le rocce o c’è un grave problema di erosione della spiaggia - spiega Michele Bonomo presidente di Legambiente Campania -. Quello che man­ca è una pur minima pianifica­zione, per rendere fruibili le po­che spiagge libere esistenti, che invece sono abbandonate».

Sorrento, lì ci sono solo roc­ce e palafitte sul mare gestite dagli stabilimenti balneari: chie­dere di arrivare al mare senza pagare, manco a parlarne. Pre­go, sborsare dai 5 ai 10 euro. Vi­co Equense, poco lontano. Più spiagge, ma stessi problemi. «Sono anni che ogni estate scoppia questa polemica - si difende Riccardo Scarselli, pro­prietario di uno degli stabili­menti balneari più rinomati di Vico Equense, il Bikini, e presi­dente onorario del Sib, il sinda­cato italiano balneari -. Se mi chiedono di entrare non nego l’accesso, ma poi è lo stesso ba­gnante a rendersi conto che è assurdo. Che può fare? Il ba­gno, si asciuga un po’ in quei cinque metri di battigia conces­si dalla legge e se ne va. Che ci viene a fare qui? Qui si viene per avere dei servizi. Il punto è un altro: io chiederei ai Comuni di avere più spiagge libere».

Fregene, Ostia. Ci sono solo stabilimenti e bisogna pagare, dai 4 ai 10 euro. «A Ostia abbia­mo fatto una ricognizione - racconta Cristiana Avenali, di Legambiente Lazio -. Su 54 sta­bilimenti solo 13 hanno consen­tito l’accesso ai nostri volonta­ri». Saliamo ancora. Livorno? Qui i prezzi salgono: da 10 a 15 euro per l’ingresso. «Solo stabi­limenti, in città. La spiaggia li­bera sono lembi, francobolli - ironizza Gabriele Volpi, respon­sabile della campagna Mare Li­bero -. Abbiamo fatto di tutto, esposti alla magistratura, diffi­de, ma il Comune dice che da noi per ragioni di morfologia della costa la legge del 2006 non è applicabile». A Genova, s’infervora Stefa­no Salvetti di Adiconsum. Lui questa battaglia la conduce da tempo e non molla. «Su Corso Italia, in città, ci sono cento me­tri di spiaggia libera, altre zone sono abbandonate e chiuse da cancellate, il resto solo stabili­menti, che poi sono baracche, dove si paga l’ingresso da 5 a 7 euro. La prima spiaggia libera vera è a 20 chilometri. Abbia­mo aperto un tavolo di concer­tazione che non ha portato a nulla. E si continua a pagare».

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