«Caro presidente ferma la base» I No Dal Molin scrivono a Obama

Il comitato contro la costruzione della nuova base statunitensi chiede al presidente Usa di recarsi a Vicenza durante la sua permanenza in Italia per il G8. «Vieni a vedere come vengono capestati democrazia e ambiente»

“Dear presidente Obama vieni a Vicenza per vedere con i tuoi occhi come state calpestando democrazia e ambiente per fare una nuova base di guerra”. No Dal Molin scrive così, in una lettera inviata, nei giorni scorsi, al presidente degli Stati Uniti. “Noi cittadini di Vicenza abbiamo ascoltato il suo discorso della vittoria di Chicago lo scorso 4 novembre nel quale ha riportato le parole di Abramo Lincoln: ‘Un governo del popolo, dal popolo e per il popolo’ e ha continuato dicendo ‘io vi ascolterò, soprattutto quando saremo in disaccordo’ - dicono i No dal Molin - Proprio per questo le chiediamo di ascoltarci”.

“Tra pochi giorni - prosegue la lettera - lei verrà in Italia per il meeting del G8 e in quell’occasione la invitiamo a visitare Vicenza, la nostra città. Vicenza ospita dal 1955 vari siti militari Usa, tra i quali la base di Camp Ederle: oggi a Vicenza è chiesto un nuovo eccessivo sacrificio, la costruzione di una seconda base sul nostro territorio, in mezzo alle abitazioni civili e ad un solo miglio dal centro storico cittadino”. “Una rappresentanza di cittadini decisi a bloccare la costruzione della nuova base - è scritto ancora - ha anche testimoniato ufficialmente lo scorso 23 aprile di fronte alla Commissione Appropriations Military Construction And Veterans Affairs (Presidente Edwards) del Congresso degli Stati Uniti esponendo le fondate preoccupazioni e le ragioni di dissenso”.

“Noi come lei siamo partiti dai quartieri e abbiamo costruito una comunità che lavora per il cambiamento. Non si tratta di antiamericanismo, come spesso è rappresentato il nostro movimento - è detto - Le nostre profonde preoccupazioni sono più che mai motivate, per questo le sottoponiamo alcune domande: negli Stati Uniti sarebbe possibile costruire una base militare ad un miglio dal centro storico di una città patrimonio mondiale dell’Unesco? Negli Stati Uniti sarebbe possibile fare questo senza ascoltare i cittadini e andando contro il volere della popolazione locale che in occasione di una recente consultazione si è espressa contraria al 95%? Negli Stati Uniti sarebbe possibile la costruzione di una base militare su un terreno sovrastante una delle più importanti falde acquifere del continente, quale è quella di Vicenza, vitale per la popolazione, col serio rischio di comprometterla e in violazione di importanti normative europee?

Vicenza, da sempre città a forte vocazione di pace, è destinata a divenire sede della più importante base Usa in Europa, sede di Africom e funzionale alla strategia della guerra preventiva, ideata e perseguita dalla Amministrazione Bush, che si è dimostrata sinora fallimentare”. “Con che diritto ci impone tutto questo? Se le parole scritte nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti hanno valore concreto e se lei, come noi, crede in valori quali democrazia, rispetto, legalità, trasparenza, sappia che tutto questo a Vicenza è negato. Non si assuma la responsabilità - conclude la lettera - di una scelta così sbagliata. Fermi questo progetto. Venga a Vicenza per rendersi conto della situazione e per capire se continuare la realizzazione di questo folle progetto”.
(Ansa)

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