Archive for July 3rd, 2009

Nasce Green-Job, il primo portale italiano dedicato al lavoro verde

Friday, July 3rd, 2009

 

green job lavoro verdeInfojobs e TimeStars hanno lanciato Green-job.it, il primo portale italiano dedicato alla ricerca del lavoro e alla selezione del personale totalmente orientato all’ecologia, alle professioni legate allo sviluppo della green-economy e alle energie alternative.

Fino ad oggi non avevamo in Italia un portale simile e i migliori esempi di siti dedicati alla ricerca di lavoro verde rimanevano i siti stranieri come Environmentjob. Da oggi è possibile entrare in un canale tematico specializzato sulla ricerca di lavoro settoriale con alle spalle InfoJobs che garantisce l’esperienza nel settore delle offerte di lavoro on-line e la presenza di partner quali Legambiente, KyotoClub/QualEnergia.

Per tutti coloro che sono interessati ad offrire e cercare lavoro nel settore verde Green-Job è proprio quello che ci mancava, ovvero un canale che facesse incontrare la domanda con l’offerta, spesso nota ma difficilmente reperibile. In particolare, Green-Job sostiene le offerte di quelle aziende i cui servizi o prodotti sono destinati alla produzione di energie rinnovabili, alla tutela dell’ambiente o al miglioramento delle qualità di vita o di servizio in un’ottica di sostenibilità.

Secondo un recente studio di Legambiente e Cgil, il solo settore delle energie rinnovabili darà lavoro a circa 141.000 persone entro il 2020, senza considerare altri eventuali 350.000 posti di lavoro che potrebbero crearsi qualora si liberassero risorse e tecnologie. Troppo ottimismo sui numeri dell’occupazione? Intanto diamo il benvenuto a Green-job e speriamo che il portale dedicato al lavoro verde, italiano al 100%, dia presto i suoi buoni frutti.

fonte: http://www.ecoblog.it/post/8678/nasce-green-job-il-primo-portale-italiano-dedicato-al-lavoro-verde

L’Arca di Noè fra le ciminiere

Friday, July 3rd, 2009
Sicilia, così il «triangolo della morte» è diventato l’oasi più bella d’Italia
ROSELINA SALEMI
I contadini diventano rapidamente operai, le saline muoiono, l’oleodotto le attraversa. E, quasi trent’anni dopo arriva la Lipu con il suo caparbio progetto: prendere in gestione dalla Regione siciliana, assessorato Territorio e Ambiente, il poco che restava. Non erano in molti a crederci. Ma quando, dopo cinque anni, sono tornati i fenicotteri, la sterna maggiore, che trasloca dal Baltico tra agosto e settembre, hanno capito tutti che non era stato tempo perso.Il rapporto «Un’Oasi tra le ciminiere» elenca le piccole cifre della vittoria. I fraticelli, specie a rischio, sono passati da 25 a 90 coppie, segno che si sentono al sicuro; quest’anno sono nati tre pulcini di pollo sultano, scenografico uccello nero con le zampe e becco rosso fiamma, dal carattere diffidente (e a ragione: estinto negli anni ‘50 è stato reintrodotto grazie ad alcuni esemplari portati dalla Spagna), e il settembre scorso 280 aironi cenerini hanno dato spettacolo partendo in massa al tramonto.Dietro gli strilli, i canti, i richiami, le acrobazie del falco pescatore c’è una burocrazia tortuosa. Che poi si traduce in livelli di salvaguardia. L’area delle Saline, dichiarata riserva, è stata riconosciuta dalla Comunità europea come Zona di Protezione Speciale e Sito di Interesse Comunitario, un territorio al quale si applica la Convenzione internazionale sulla diversità biologica. Naturalmente, il discoglosso dipinto (una rana-scultura che si trova soltanto in Sicilia, a Malta e nell’Africa magrebina) la tartaruga palustre, una nuova specie individuata nel 2004 e il rinofolo maggiore, un pipistrello, tutelato dalla Convenzione di Berna del 1986, non sanno niente di tutto ciò. Sanno che lì vivono in pace.

Fuori, nel mondo degli umani, l’Oasi ex discarica è diventata un fiore all’occhiello: l’assessorato al Territorio e Ambiente del Comune di Priolo Gargallo, Beniamino Scarinci, annuncia uno stanziamento di 700 mila euro per la bonifica di altri cinque ettari, l’architetto Giuseppe Santoro ha realizzato il modellino in legno di un mulino, come quello che appare nel film di Olmi, e non dispera di trovare i fondi per realizzarlo davvero. Come se tutti si fossero passati parola. Come se il rimpianto per quel piccolo mondo antico avesse prodotto una spinta riparatrice: non a caso tre dei cinque capanni per il birdwatching sono stati finanziati dalla Erg, una delle aziende del polo industriale. La Guerra delle Saline continua, (la prossima riguarderà l’ analisi dell’inquinamento) con meno rabbia, con più speranza, mentre i gabbiani, scettici, stanno a guardare.

 

Fonte: La Zampa.it

Namibia, aperta la caccia ai cuccioli di foca

Friday, July 3rd, 2009
Animalisti tentano di acquistare la società di pellicce
WINDHOEK
Si è aperta ieri la stagione della caccia ai cuccioli di foca sulla costa atlantica della Namibia, mentre gli animalisti della sudafricana Seal Alert sono impegnati nella raccolta dei milioni di dollari necessari per rilevare la società australiana che ne acquista le pellicce.Il ministero della Pesca ha inoltre reso noto che il numero di cuccioli di foca che potranno essere uccisi in questa stagione è di circa 85 mila. I piccoli animali sono uccisi a colpi di bastone, per non rovinarne le pelli. Una pratica cruenta, condannata dalle associazioni ambientaliste, che ha spinto Seal Alert - ha dichiarato il presidente e fondatore Francois Hugo - a lanciare una campagna per la raccolta di 14,2 milioni di dollari entro la metà di luglio, con lo scopo di rilevare la società di pellicceria ’Hatem Yavuz’.

«Ho lanciato un appello sul web questo fine settimana, tramite You Tube e Facebook, dove chiedevo» a sostegno della causa «un contributo di 15 dollari», ha spiegato Hugo, precisando inoltre di avere «ricevuto parecchie adesioni».

Una corsa contro il tempo per cercare di salvare almeno qualche cucciolo. La stessa società di lavorazione - ha riferito Hugo - avrebbe chiesto, inutilmente, al ministero di rinviare l’apertura della stagione di caccia.

In Namibia, a partire dal 2007, è stato fissato un tetto massimo del numero di foche da abbattere ogni anno: si tratta di 85 mila cuccioli e seimila maschi adulti. Con lo scopo - secondo le autorità del paese africano - di contenere il moltiplicarsi del numero di foche che, nella costa atlantica dei Paesi dell’Africa australe, conta una popolazione di almeno 850 mila esemplari. A maggio, l’Unione Europea, ha stabilito il divieto di importazione per le pelli di foca e i suoi derivati. Un regolamento che, però, non è ancora entrato in vigore.

Mais Ogm, parere Ue favorevole

Friday, July 3rd, 2009

L’Autorità europea di sicurezza alimentare di Parma (Efsa) ha pubblicato un parere scientifico favorevole alla domanda di ri-autorizzare per 10 anni la commercializzazione e coltivazione del mais transgenico Monsanto Mon 810. Si tratta dell’unico Ogm coltivato in Europa (sullo 0,119% dei terreni agricoli, secondo dati di Greenpeace), quasi esclusivamente in Spagna, con circa 80.000 ettari.

Già approvato dall’Ue nel 1998, il Mon 810 è modificato in modo che la pianta contenga una sorta di insetticida ’incorporatò contro alcune specie di lepidotteri infestanti (Piralide e Sesamia). Le critiche degli ambientalisti riguardano soprattutto i “danni collaterali” ambientali di questo Ogm, ovvero gli effetti della sua proteina insetticida Cry1Ab sulle specie di insetti ’non-target’, non dannosi per le coltivazioni. La sua ri-approvazione (la precedente autorizzazione durava 10 anni) dovrebbe permettere di continuare a coltivarlo, senza soluzione di continuità, nei paesi europei che ancora lo fanno (oltre alla Spagna, ci sono pochi ettari in Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania).

Nel frattempo, sei Stati membri hanno attivato la “clausola di salvaguardia” prevista dalla legislazione Ue, che consente un divieto nazionale temporaneo di coltivazione. I sei paesi sono Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Lussemburgo e Germania. Tutti i tentativi di costringere alcuni di questi Stati membri a revocare i divieti nazionali, fatti fin qui dalla Commissione europea in base ai pareri dell’Efsa, sono stati respinti dalla maggioranza qualificata dei Ventisette in Consiglio Ue.

Durante l’ultimo Consiglio Ambiente dell’Ue, il 25 giugno a Lussemburgo, 11 paesi hanno chiesto alla Commissione di prevedere una modifica della legislazione comunitaria che lasci agli Stati membri la decisione finale se coltivare o no degli Ogm sul loro territorio, fatta salva la decisione a livello europeo sull’autorizzazione a commercializzare i prodotti transgenici importati.

Il parere positivo dell’Efsa non vale, di per sé, come via libera. L’autorizzazione finale viene data dalla Commissione europea, se non si manifesta una maggioranza qualificata contraria da parte degli Stati membri. Fin dall’ottobre del 1998, l’Ue non ha mai autorizzato alcun nuovo Ogm per la coltivazione in Europa, mentre la moratoria è caduta nel 2004 per commercializzare i prodotti Ogm importati. Una ventina di questi ultimi sono stati approvati, da allora, direttamente dall’Esecutivo comunitario, dopo che gli Stati membri non erano riusciti a trovare una maggioranza qualificata né a favore né contraria.

Proprio con il Mon 810 sembra arrivata l’ora della resa dei conti: per la prima volta in oltre 10 anni, gli Stati membri dovranno approvare la coltivazione di un Ogm per mantenere lo ’status quò (visto che questo mais transgenico è già coltivato) e non per modificarlo (ciò che i Ventisette hanno finora rifiutato di fare). Se una maggioranza qualificata di paesi si pronunciasse contro la ri-autorizzazione, l’Ue diventerebbe esente da coltivazioni Ogm su tutto il suo territorio.

Fonte: La Stampa

La fine della paperella

Friday, July 3rd, 2009
Giro di vite sui giocattoli, proibiti         

Addio paperelle galleggianti sul mare delle vacanze infantili e nei ricordi degli adulti. Una nuova Direttiva europea, pubblicata martedì sulla Gazzetta Ufficiale, in vigore tra venti giorni e a regime nel giro di due anni, dà un giro di vite in materia di sicurezza dei giocattoli, compresi quelli acquatici. Così la paperella, o qualsiasi altro divertente animale salvagente con la mutandina per infilare il piccino sgambettante, diventa a tutti gli effetti un ausilio da usare con la sorveglianza di un adulto e quindi non avrà un aspetto ludico, oltre a rispettare una normativa diversa.

Le nuove regole nascono sia dalle statistiche degli incidenti, sia soprattutto dallo sviluppo tecnologico nel settore che ha posto nuove problematiche, mentre le scoperte in campo medico hanno rivelato rischi e pericolosità ignorate nel 1988, quando fu varata la precedente direttiva in base alla quale i prodotti vengono a tutt’oggi certificati dal marchio CE. Tra le maggiori novità, come spiega Paolo Taverna, direttore di Assogiocattoli, che ieri ha fatto tappa alla Fiera di Genova con un Road show sui problemi legati a sicurezza e contraffazione, l’aumento appunto dei requisiti di sicurezza, una precisa definizione degli obblighi di fabbricante, distributore e dettagliante, la rintracciabilità dei giocattoli.

Si definisce meglio il concetto stesso di giocattolo, come sottolinea Giovanni Battista Orsi, responsabile per la normativa e sicurezza dell’associazione di categoria: è un prodotto progettato o destinato in modo esclusivo o meno a essere utilizzato per fini di gioco dai bambini di età inferiore a 14 anni. Quindi diventano a tutti gli effetti giocattoli i peluche portachiavi, gli zainetti a forma di animale e tutti i gadget e souvenir, dalle matite-Pinocchio agli astucci-pupazzo. Per contro, secondo la nuova direttiva, le biciclette con altezza alla sella maggiore di 435 millimetri non saranno più considerate giocattoli ma veicoli per strada pubblica, pertanto dovranno adeguarsi ai regolamenti del codice della strada e non avranno più il «CE» di tipo. Non sono più giocattoli le fionde, i veicoli con motore a combustione, le freccette, puzzle oltre 500 pezzi, pattini, skateboard e monopattini per ragazzi oltre i 50 chili.

Per quanto riguarda i fabbricanti, «prima di immettere sul mercato il prodotto, devono effettuare un’analisi dei pericoli chimici, fisico-meccanici ed elettrici, di infiammabilità, di igiene e di radioattività che il giocattolo può presentare ed effettuano una valutazione della potenziale esposizione a tali pericoli». Sono stati abbassati i livelli delle sostanze potenzialmente tossiche come arsenico, cadmio, cromo VI, piombo, mercurio, stagno organico; vietate le sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Le istruzioni e informazioni su sicurezza e rischi devono considerare l’utilizzo previsto dell’oggetto, ma anche quello possibile da parte del bambino. Il tutto ben visibile pure per acquisti on line.

Fonte: La Stampa

Classifica ‘hi-tech green’: il podio è della Nokia

Friday, July 3rd, 2009

La classifica, alla sua terza edizione, è stata scalata anche quest’anno dal colosso della telefonia mobile Nokia, che ha ottenuto 7,4 punti su 10

(Rinnovabili.it) – Nokia, Samsung e Sony Ericcson occupano il podio della eco-classifica stilata da Greenpeace.
“Greenpeace prende molto sul serio gli impegni volontari delle imprese, che devono rispettare quanto promesso”, ha spiegato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. “Non ci sono scuse per non mantenere gli impegni presi”.
Tenendo conto dell’intero processo di produzione sono risultati i marchi più virtuosi nel panoramam dell’hi-tsech, notevole anche il loro impegno in merito al riciclo e alle politiche per la riduzione delle emissioni dannose.
Rispetto all’anno passato è migliorato lo standard della LG, della Toshiba e della Motorola, mentre scende drasticamente Sony, poco impegnata nel riciclo dei vecchi prodotti.
La HP, la Dell e la Lenovo sono andate oltre il decimo posto per non aver rispettato l’obbligo di eliminare dalla produzione il Pvc e il Bfr (ritardanti di fiamma bromurati) entro il 2009. Greenpeace chiede alle aziende di eliminare Pvc e Bfr dalla produzione, in quanto considerati elementi dannosi per la salute.
Si è invece impegnato in questo senso il colosso americano Apple che, per quanto riguarda la classifica, è solo all’undicesimo posto, ancora carente nell’eliminazione delle sostanze tossiche, nell’utilizzo di fonti energetiche alternative che migliorino l’efficienza energetica.
L’ultimo posto è occupato dalla Nintendo, preceduta da Philips, Sharp, Acer e Panasonic.
“Greenpeace chiede a questi grandi marchi di impegnarsi nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di intervenire con il loro peso economico sui governi del Pianeta affinchè, al Summit sul Clima che si terrà a Copenhagen in dicembre, si decidano accordi vincolanti per limitare al massimo l’innalzamento delle temperature”.

Fonte: La Repubblica

Clima, le pagelle del Wwf Bocciati in cinque su otto

Friday, July 3rd, 2009

Si fanno chiamare “otto grandi”, ma quando si tratta di tagliare le emissioni di CO2 e mettere in campo politiche per contrastare il riscaldamento globale, tanto grandi non lo sono più. E, soprattutto, da otto diventano tre. A una settimana dal G8 in programma a L’Aquila e a poco meno di sei mesi dalla fondamentale scadenza della conferenza Onu sul clima in programma a dicembre a Copenaghen, il Wwf internazionale in collaborazione con Allianz, ha distribuito, come è ormai consuetudine (vedi l’edizione 2008 e 2007), gli “Scorecards”, le pagelle sulle politiche nazionali di contrasto ai cambiamenti climatici.

Il quadro che ne emerge non è affatto rassicurante. A essere promosse, tenendo conto solo del rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica fissati dal timido Protocollo di Kyoto ma non certo di quanto occorrerebbe fare in realtà, sono solo Germania, Gran Bretagna e Francia. Bocciate, per ragioni diverse, Italia, Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada. Molto meglio invece, soprattutto per gli impegni messi in campo, i paesi emergenti, dal Sudafrica alla Cina, dal Messico all’India, che si stanno dando tutti attivamente da fare per rallentare le future emissioni di gas serra.

GUARDA LA CARTINA INTERATTIVA

Prime della classe - si legge nel rapporto allegato agli Scorecards 2009 - sono Germania, Regno Unito e Francia, che hanno già raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali per il Protocollo di Kyoto. L’Italia resta ferma al quarto posto per il terzo anno consecutivo, collocandosi a un livello intermedio insieme al Giappone”. Il nostro paese galleggia a metà classifica grazie a consumi energetici non particolarmente elevati che una politica inetta e indecisa, fatta di provvedimenti disorganici e spesso contraddittori, non riesce però a ridurre ulteriormente, abbassandoli ad un livello di sostenibilita. Anche se, come ribadisce  uno studio commissionato appositamente dal Wwf alla società Ecofys in vista del G8, all’Italia costerebbe davvero poco (4 miliardi di euro l’anno, lo 0,2% del Pil) per tagliare del 30% le emissioni entro il 2020.

Ancora più indietro restano il Canada, la Russia e gli Usa, anche se questi ultimi, grazie alle iniziative pianificate o annunciate dell’amministrazione Obama, hanno comunque guadagnato una posizione in classifica rispetto all’ultimo posto dell’anno scorso. La sterzata di Washington, per quanto decisa in extremis, alimenta però grandi speranze per il futuro, grazie alle fondamentali ricadute positive che la ritrovata leadership americana può mettere in moto. “La prima, vera azione da parte dei paesi del G8 - ricorda Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del Wwf Italia - deve essere l’esempio, non si può chiedere agli altri quello che non si è (o non si è stati) capaci di fare in casa propria, quando i cambiamenti climatici sono il prodotto della nostra industrializzazione”.

Per questo il Wwf in vista del summit dell’Aquila chiede ai paesi del G8 di assumere una guida effettiva, “affrontando le questioni ambientali contestualmente con quelle economiche”. “Stabilità globale, pace e benessere - sottolinea l’associazione - possono essere raggiunte solo grazie a un ambiente sano e sicuro. Per questo il cambiamento climatico deve diventare parte integrale dei negoziati sulle misure finanziarie, le opportunità di lavoro e gli investimenti”.

Fonte : La Repubblica

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