Archive for July, 2009

Una cascata di cemento

Friday, July 31st, 2009

Il governo Berlusconi ha promesso di battere la crisi rilanciando il business del mattone. In realtà dietro ai piani dell’esecutivo, a cominciare da quello sulla casa, non c’è altro che un nuovo sacco edilizio. Regione per regione ecco la mappa della nuova speculazione

 

Più cemento per tutti. Con il cosiddetto piano casa, e con altri interventi ispirati alla stessa ideologia della deregulation edilizia, il governo Berlusconi promette di battere la crisi rilanciando il business del mattone. Ma la ripresa resta dubbia. La crisi e il crescente indebitamento delle imprese e delle famiglie compromettono le capacità di investimento dei privati. A guadagnarci sicuramente saranno pochi grandi speculatori. Mentre per la maggioranza dei cittadini il nuovo boom dei cantieri rischia di produrre danni a lungo termine molto più gravi dei benefici apparenti e immediati. Un colpo di grazia per il già moribondo territorio italiano. Un’ipoteca pesante sul futuro del turismo, dell’agricoltura di qualità e della nuova economia verde. A lanciare l’allarme,insieme a tutte le più importanti associazioni per la difesa dell’ambiente e del paesaggio, sono autorevoli studi tecnicoscientifici e perfino gli asettici rapporti dell’Istituto nazionale di statistica. A differenza dei politici, gli esperti concordano che gran parte delle regioni hanno già raggiunto un livello di «saturazione edilizia ». Una nuova ondata di cemento «in un Paese come l’Italia, in cui il territorio è da sempre molto sfruttato», avverte l’Istat, «non può essere considerata in nessun caso un fenomeno sostenibile». Ma il peggio è che il piano casa è come una scommessa al buio: l’Italia è l’unico Stato occidentale dove già ora l’edilizia è fuori controllo, perché mancano perfino le misurazioni di quanti boschi, prati e campi vengono ricoperti ogni giorno dalla crosta inquinante del cemento e dell’asfalto.

Assalto al territorio
Dagli anni Novanta i comuni italiani stanno autorizzando nuove costruzioni a ritmi vertiginosi: oltre 261 milioni di metri cubi ogni 12 mesi. Nel giro di tre lustri, dal 1991 al 2006, ai fabbricati già esistenti si sono aggiunti altri 3 miliardi e 139 milioni di metri cubi di capannoni industriali e lottizzazioni residenziali.

È come se ciascun italiano, neonati compresi, si fosse costruito 55 scatole di cemento di un metro per lato. Il record negativo è del Nordest, con oltre un miliardo di metri cubi, pari a una media di 98 scatoloni di cemento per ogni abitante. Il risultato, secondo l’Istat, è «impressionante ». Al Nord l’intera fascia pedemontana è diventata un’interminabile distesa di cemento e asfalto «quasi senza soluzioni di continuità»: città e paesi si sono fusi formando «una delle più vaste conurbazioni europee». Una megalopoli di fatto, cresciuta senza regole e senza alcuna pianificazione, che dalla Lombardia e dal Veneto arriva fino alla Romagna. Al Centro «stanno ormai saldandosi Roma e Napoli». E nel Mezzogiorno «l’urbanizzazione sta occupando gran parte delle aree costiere». L’escalation edilizia, come certifica sempre l’Istat, non ha alcuna giustificazione demografica. Tra il 1991 e i 2001, date degli ultimi censimenti, la popolazione italiana è lievitata solo del 4 per mille, immigrati compresi, mentre «le località edificate sono cresciute del 15 per cento».

Nonostante questo, dal 2001 al 2008 il consumo di territorio è aumentato ancora: in media del 7,8 per cento, con punte tra il 12 e il 15 in Basilicata, Puglia e Marche e un record del 17,8 in Molise. Fino agli anni ‘80 la Liguria era la regione più cementificata. Negli ultimi sette anni le capitali del mattone, come quantità assolute, sono diventate Lazio, Puglia e Veneto. Solo quest’ultima regione ha perso altri 100 chilometri quadrati di campagne. A colpi di condoni Le statistiche dell’Istatsegnalano un rapporto diretto tra i nuovi fabbricati e le sanatorie dei vecchi abusi, varate sia dal primo che dal secondo governo Berlusconi. Nonostante i proclami di regolarizzazione che accompagnavano ogni condono, l’edilizia selvaggia ha continuato ad arricchire i furbi: nel 2008 l’Agenzia per il territorio ha scoperto, solo grazie alle foto aeree, oltre un milione e mezzo di immobili totalmente sconosciuti al catasto, cioè non registrati neppure come abusivi. Uno scandalo concentrato al Sud. Al Nord invece la legge Tremonti del ‘94, che detassava gli utili per farli reinvestire in nuovi macchinari aziendali, in realtà ha fatto esplodere la costruzione e l’ampliamento dei capannoni industriali e commerciali: oltre 156 milioni milioni di metri cubi all’anno.

Dietro la cementificazione del territorio c’è anche un’altra ingiustizia fiscale. Damiano Di Simine, responsabile di Legambiente in Lombardia, spiega che «l’assurdità del caso italiano è che i comuni sono costretti a finanziarsi svendendo il territorio »: «Gli oneri di urbanizzazione, da contributi necessari a dotare le nuove costruzioni di verde e servizi, si sono trasformati in entrate tributarie, per cui le giunte più ricche e magari più votate sono quelle che favoriscono le speculazioni». Nei paesi europei più avanzati succede il contrario: apposite “tasse di scopo” puniscono chi consuma territorio. Mentre in Italia, come segnala l’Istat, la pressione edilizia è tanto forte da scaricare i cittadini perfino «in aree inidonee per il rischio sismico o idrogeologico ». E tra migliaia di enti inutili, non esiste neppure un ufficio pubblico che misuri l’avanzata del cemento. La distruzione del verde L’unico studio di livello scientifico è stato pubblicato all’inizio di luglio da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, dell’Istituto nazionale di urbanistica e di Legambiente. L’Istat infatti può quantificare, scontando i ritardi delle burocrazie locali, solo i «permessi di costruire», cioè le licenze legali. Alle statistiche ufficiali, dunque, sfuggono tutti gli abusi edilizi, oltre alle chilometriche colate di asfalto, dalle strade ai parcheggi, che accompagnano e spesso precedono le nuove costruzioni.

Mettendo a confronto foto aree e mappe della stessa scala (GUARDA), disponibili solo in tre regioni e in poche altre province, i ricercatori di questo “Osservatorio nazionale sui consumi di suolo” hanno scoperto che in Lombardia, tra il 1999 e il 2005, sono spariti 26.728 ettari di terreni agricoli. È come se in sei anni fossero nate dal nulla cinque nuove città come Brescia. La media quotidiana è spaventosa: ogni giorno il cemento e l’asfalto cancellano più di 10 ettari di campagne in Lombardia e altri 8 in Emilia, dove tra il 1976 e il 2003 (ultimo aggiornamento geografico) è come se Bologna si fosse moltiplicata per 14. Lo studio smentisce anche il luogo comune che vede nel cemento l’effetto dello sviluppo produttivo. In Friuli, tra il 1980 e il 2000, è scomparso meno di un ettaro al giorno. Mentre il Piemonte ha perso più di 68 chilometri quadrati di campagne nel decennio 1991-2001, quando il suolo urbanizzato è aumentato dell’8,7 per cento, mentre la popolazione è scesa dell’1,4. Gli urbanisti del Politecnico ammoniscono che questo modello di sfruttamento (l’Istat lo chiama «consumismo del territorio») ha ricadute pesantissime sulla vita delle famiglie. «Il fenomeno delle seconde e terze case è legato anche alla fuga dalle città sempre più invivibili», riassume il professor Arturo Lanzani: «Ma la scarsissima qualità dei nuovi progetti finisce per spostare il traffico e lo smog verso nuovi spazi congestionati ». Paolo Pileri, il docente che dirige l’Osservatorio, fa notare che «in Germania, Olanda, Gran Bretagna, Svezia e Svizzera i governi cambiano le leggi urbanistiche per limitare fino ad azzerare i consumi di suolo. Mentre in Italia non abbiamo neppure dati attendibili». Anzi, il governo punta tutto su un nuovo boom edilizio.

Le pagelle al piano casa
Per il presidente di Italia Nostra, Giovanni Losavio, la riforma berlusconiana «è peggio di un condono, perché abolisce le regole anche per il futuro: permessi e controlli diventano inutili, ora basta la parola del progettista». «Bocciatura piena » anche da Legambiente, che ha fatto l’esame delle singole leggi (o progetti) regionali di attuazione: «promosse» solo Toscana, Puglia e provincia di Bolzano, che oltre a salvare parchi e centri storici, impongono rigorose migliorie ecologiche e risparmi energetici. A meritare i voti peggiori sono i piani casa delle regioni più cementificate: in Veneto la legge Galan concede aumenti di volume perfino ai capannoni più orribili, in Sicilia la giunta progetta «bonus edilizi fino al 90 per cento acquistabili dai vicini». E in Lombardia spunta il “lodo Cielle”: un premio del 40 per cento per l’edilizia sociale, ma con «possibile vendita a operatori privati». «Rimandate con debiti» tutte le altre regioni, mentre in Val d’Aosta è pronto il «piano camere»: più cubatura anche per gli alberghi. Il bilancio nazionale è «un puzzle urbanistico con regole diverse in ogni regione». E se in generale le giunte di sinistra resistono al Far West edilizio, la Campania fa eccezione. Vezio De Lucia, urbanista di Italia Nostra, e Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania, sono i primi firmatari di un appello che descrive il piano casa varato dalla giunta Bassolino come «un nuovo sacco edilizio»: «Il solo annuncio della liberalizzazione delle nuove residenze nelle aree dismesse, senza neppure il limite che le fabbriche interessate siano davvero già chiuse, ha fatto triplicare in pochi giorni il valore dei capannoni». Il consigliere regionale della sinistra Gerardo Rosania, che da sindaco di Eboli fece demolire 437 villette abusive, lancia una mobilitazione antimafia: «Ci si dimentica che qui siamo in Campania. Chi può fare incetta di industrie abbandonate pagando subito è solo la camorra».

Lupi in agguato
Il cosiddetto piano casa (o piano-capannoni?) è solo il più pubblicizzato tra i programmi edilizi del governo. Italia Nostra denuncia anche «gli effetti perversi dell’abolizione di tutti i vincoli ambientali e paesistici per le grandi opere. L’esperienza dimostra che l’urbanizzazione più caotica si sviluppa proprio sulle direttrici delle nuove infrastutture». Vezio De Lucia e Antonello Alici temono soprattutto il ritorno del disegno di legge, approvato nel 2005 solo dalla Camera, che porta il nome di Maurizio Lupi, ex assessore ciellino a Milano, oggi sottosegretario del premier: «Una controriforma urbanistica che vuole applicare a tutta Italia il rito ambrosiano dell’edilizia contrattata direttamente dai privati. Un modello che cancella le quantità minime di verde e servizi abrogando lo stesso principio del governo pubblico del territorio». Un professore del Politecnico, Andrea Arcidiacono, ha provato a calcolare chi ci ha guadagnato davvero a Milano: «I maggiori programmi integrati hanno prodotto 2,3 milioni di metri quadrati di nuove costruzioni. Il settore pubblico ha ottenuto benefici lordi per 360 milioni, per lo più verde senza manutenzione e parcheggi di servizio agli stessi fabbricati (55 ettari su 200): si tratta del 4 o 5 per cento dei presumibili ricavi dei privati ». Come dire che, ogni cento euro, al Comune ne vanno 5 di incassi teorici, ai re del mattone 95 di soldi veri. Il titolo dello studio è una domanda: «E i cittadini cosa ci guadagnano?».
Fonte: L’Espresso

Influenza A: le domande sul virus

Friday, July 31st, 2009
APPROFONDIMENTI
Quello che sappiamo sul virus e i punti interrogativi
Vaccino per 15,4 milioni di bambini e giovani
Preoccupazione per accelerazione del test su vaccino
Come avverra’ la grande vaccinazione
‘Influenza A (H1N1)’, ecco cosa significa
Cosi’ colpisce la prima pandemia del secolo
Le tre pandemie del secolo scorso
Fasi d’allerta per pandemia
I virus sorvegliati speciali
 

Fonte: Ansa

Ritrovato un cane scappato nove anni fa

Friday, July 31st, 2009

Un lieto fine da cartone animato. Perché anche se le speranze non muoiono mai, la famiglia Rushby di Brisbane in Australia, non credeva di ritrovare il suo cane, sparito da casa nove anni fa. E quando l’altro giorno è squillato il telefono, mai si sarebbero immaginati che era proprio per lei: Muffy è stata ritrovata a Brisbane, a quasi 2 mila chilometri di distanza. Urla di gioia e commozione. E adesso non vedono l’ora di riabbracciarla.

IL CASO- Muffy ha vissuto negli ultimi due anni abbandonata in un cortile di una casa a Melbourne. Come sia arrivata lì è un mistero. A ritrovarla sono stati i veterinari del Rspca (l’ente protezione animali australiana) che dopo una chiamata anonima, stavano indagando su un caso di maltrattamenti di animali. Il cane non è in buone condizioni: magro e con malattie della pelle dovute alle punture di insetti. La fortuna ha voluto che la famiglia Rushby aveva inserito un microchip anche se, ai tempi non era ancora obbligatorio. Solo così è stato possibile rintracciare i precedenti proprietari. «È una storia sorprendente», spiega Tim Pilgrim portavoce della Rspca. E proprio per avere un lieto fine come questo che «consigliamo alla gente di far inserire sempre un microchip nei loro animali domestici». Muffy verrà portata a casa, a Brisbane, la prossima settimana.

  • IL VIDEO
  • Fonte : Corriere della Sera

    Gli italiani tra i più attenti in Europa agli eco-prodotti

    Friday, July 31st, 2009
     
       
    BRUXELLES
    Gli europei sempre più attenti all’impatto ambientale dei prodotti acquistati, 4 su 5 ci pensano al momento di fare la spesa; però solo in tre Stati membri dell’Ue risulta “molto importante” per oltre la metà della popolazione: in Italia (54%), in Grecia (58%) e a Cipro (57%). È quanto evidenzia un sondaggio Eurobarometro diffuso dalla Commissione Ue.E la qualità del prodotto? Conta per l’82% dei greci, il 75% degli italiani, contro una media Ue del 67%. Mentre il prezzo è rilevante per il 90% degli italiani, in linea con la media europea dell’89%. Oltre la metà di maltesi, romeni e italiani affermano di prendere sempre in considerazione l’efficienza energetica (60%, 53% e 52% rispettivamente) di prodotti che consumano carburante o elettricità, contro una media Ue del 40%. L’eco-etichetta di un prodotto poi è importante per il 56% degli italiani, rispetto al 47% degli europei.

    Quando però si tratta di giudicare le azioni più utili all’ambiente, l’opzione di ridurre i rifiuti e riciclare viene scelta solo dal 20% degli italiani, contro una media europea del 30%. Optano per l’acquisto di prodotti amici dell’ambiente il 26% degli italiani, contro una media del 21% degli europei. Viaggiare meno e adottare mezzi di trasporto sostenibili viene preferito dal 31% degli svedesi, seguito dal 20% di italiani, inglesi e finlandesi, contro una media europea del 15%.

    Quanto alle eco-tasse, il 34% degli italiani pensa ad una combinazione di riduzione delle imposte sui prodotti ecologici e aumento per quelli più nocivi, mentre un altro 34% solo a ridurre quelle per gli eco-prodotti. Otto su dieci, invece, sono a favore di un’etichetta sui prodotti che indichi le emissioni di CO2, dalla produzione allo smaltimento.

    Fonte: La Stampa

    L’Abruzzo dimenticato mandateci le vostre foto

    Friday, July 31st, 2009

    Castelnuovo ancora invaso dalle macerie. Lo grida con rabbia, Sabbatino S., 80 anni, che ha deciso di lasciare la tenda e tornare nella sua casa diroccata. E di case diroccate, in Abruzzo, a tre mesi dal sisma, ce ne sono ancora molte. Lo racconta, nei suoi reportage, il nostro Jenner Meletti. C’è dunque un Abruzzo delle promesse e delle “case per tutti pronte entro settembre” e un Abruzzo dimenticato, ancora devastato, dove tutto o quasi è rimasto come la mattina del 7 aprile.

    Meletti racconterà tutto questo anche in altri servizi che usciranno sul quotidiano e sul sito nei prossimi giorni. Noi vi invitiamo a mandarci le vostre testimonianze. Vi chiediamo, cioé, di fotografare tutto quello che dimostra i ritardi della ricostruzione, i mancati interventi o anche gli interventi insufficienti o sbagliati. Vi chiediamo di inviarci le vostre immagini, corredate da un breve spiegazione dei luoghi e dei fatti. Noi le pubblicheremo.

    Ecco l’indirizzo a cui mandarle:
    fotografie@repubblica.it

    Arsenico da record

    Friday, July 31st, 2009

    Una ricerca del Cnr conferma che il comune di Gela è tra le aeree più inquinate del mondo. Nel sangue dei campioni esaminati ci sono veleni di ogni tipo. Dal piombo al mercurio

     

    Ora avete il petrolio, disse l’ingegnere. “Il petrolio? Mi creda, se lo succhiano - disse il professore - se lo succhiano. E così finisce col petrolio: una canna lunga da Milano a Gela, e se lo succhiano”. Leonardo Sciascia aveva capito. Aveva scritto in un racconto del 1966, ‘Il mare colore del vino’, che il petrolchimico della città siciliana non avrebbe portato una lira nelle tasche dei suoi abitanti. Mai, però, avrebbe potuto immaginare che, dopo 40 anni, la città sarebbe diventata famosa in tutto il mondo per i tassi mostruosi di malformazioni e tumori.

    L’area di Gela è una delle più inquinate del mondo, ed è cosa nota. Ma ora l’Oms ha scoperto che nelle vene degli abitanti scorre anche arsenico. Il biomonitoraggio effettuato dal Cnr è durato mesi, e ha dato risultati choccanti: il sangue del 20 per cento del campione, composto in tutto da 262 persone, è pieno di veleno. Oltre all’arsenico ci sono tracce di rame, piombo, cadmio e mercurio. Non si tratta di operai esposti sul lavoro, ma di casalinghe, impiegati, giovani sotto i 44 anni. Residenti a Gela, Niscemi e Butera. Nelle loro urine sono stati trovati livelli di arsenico superiori del 1.600 per cento al tasso-limite. Facendo una proporzione sul totale dei residenti, a rischio avvelenamento potrebbero trovarsi più di 20 mila persone.

    Non stupiscono, visti i risultati delle analisi, i nuovi dati sulla mortalità e le malattie, statistiche che arrivano fino al 2007: “Nell’area in studio”, si legge nel rapporto pubblicato su ‘Epidemiologia&Prevenzione’, si osserva una mortalità generale per tutti i tumori significativamente più elevata, sia negli uomini sia nelle donne”. Il boom riguarda il cancro alla pleura, ai bronchi e ai polmoni, con eccessi di patologie per lo stomaco, la laringe, il colon e il retto. Un disastro sanitario che è evidente anche nelle tabelle sulle malattie generiche, con troppi ricoveri per malattie psichiatriche e avvelenamenti. Che a Gela si muore d’ambiente sembra provarlo anche un’altro report firmato dall’Istituto superiore di sanità: tra i lavoratori del petrolchimico, i più a rischio sono quelli che, finito il turno, tornano a casa in città. I pendolari non residenti hanno tassi di mortalità per cancro polmonare molto più bassi.

    Lo studio è uno spartiacque. Per la prima volta gli scienziati hanno in mano un potenziale nesso tra inquinamento del territorio e mortalità in eccesso. Un legame che dovrebbe indurre le istituzioni a darsi una mossa, mettendo in campo politiche di prevenzione più efficaci: anche se non sappiamo ancora il tipo di arsenico che circola nel corpo dei gelesi (quello inorganico è cancerogeno, quello organico è tossico, ma assai meno pericoloso) gli scienziati chiedono subito maggiori controlli sugli alimenti, in particolare su verdure, pesci e crostacei.

    Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr, ha coordinato la ricerca e non nasconde la sua preoccupazione: “L’impatto ambientale è indubitabile. In mare, nelle acque, sulla terra ci sono concentrazione di metalli superiori fino a un milione di volte i livelli accettabili. L’arsenico non era già presente in forme naturali, come dice qualcuno, ma è stato immesso dall’uomo. La ‘pistola fumante’? Diciamo che abbiamo trovato i proiettili, ora dobbiamo capire chi ha sparato”.

    La procura indaga, ma il compito dei pm non è facile. Oggi a Gela è attiva la grande raffineria dell’Eni, ma nell’area per decenni hanno fabbricato clorosoda, acido cloridico e altri prodotti chimici. Le bonifiche già partite sono poche, la stragrande maggioranza dei veleni resta a terra. “Siamo ancora alle conferenze istruttorie”, chiosa Bianchi: “Bisognerebbe accelerare l’iter, anche perché l’arsenico è un composto che non rimane a lungo nel corpo. Le grandi quantità che abbiamo trovato dimostrano che l’esposizione è tutt’ora in corso”.

    Fonte: L’Espresso
    F

    Laghi: Legambiente boccia quello di Garda, inquinato in 14 punti. Maglia nera a Como e Iseo

    Friday, July 31st, 2009
    Lago di Garda
    ultimo aggiornamento: 30 luglio, ore 13:24
    Milano (Adnkronos) - Il più grande bacino italiano nel mirino degli ambientalisti: leggi i dati (PDF). Secondo il bilancio complessivo al termine della sesta e ultima tappa della Goletta dei Laghi che ha monitorato in un mese 14 bacini lacustri in 6 regioni, oltre la metà dei campioni risultati fuori dai limiti (35) è stata prelevata allo sbocco di torrenti e fiumi. Guarda (PDF)

    IN PUGLIA PIU’ GRANDE IMPIANTO FOTOVOLTAICO SU TETTO

    Friday, July 31st, 2009

    Si trova sulla sommita’ degli stabilimenti dell’industria Molitoria Mininni, nella zona industriale di Altamura, il piu’ grande impianto fotovoltaico d’Italia totalmente integrato su tetto con tecnologia cristallina, realizzato dalla Saem, azienda locale specializzata nel settore delle energie alternative. L’impianto e’ stato inaugurato oggi dal presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli. L’impianto occupa una superficie di 10.000 mq e produrra’ ogni anno energia elettrica per 1.350 MWh, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 895.820 kg all’anno. La manifestazione e’ stata organizzata dalla Confapi (Associazione delle Piccole e Medie Industrie) insieme con il Distretto Produttivo pugliese delle energie rinnovabili, ”La nuova energia’ e all’Aicai - Sportello Energia, Agenzia della Camera di Commercio di Bari.

    Fonte: Ansa

    PARTE PRIMO IMPIANTO BIORAFFINERIA IN ITALIA

    Friday, July 31st, 2009

    Partono a settembre i lavori per la costruzione di ”Green Oil”, il primo impianto pilota di bioraffineria in Italia, che avra’ sede al Vega Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, dove e’ iniziato il processo di riconversione di una delle zone industriali piu’ grandi d’Europa. Lo staff tecnico-scientifico e’ gia’ operativo per avviare la sperimentazione di quello che si preannuncia come un passaggio epocale nell’area industriale di Porto Marghera: dalla petrolchimica all’agrochimica. Green Oil conta su un gruppo di lavoro di sei tecnici altamente specializzati e tre docenti e ricercatori provenienti dalle Universita’ di Padova (Ingegneria chimica), Ca’ Foscari (Scienze Ambientali) e Udine (Scienze Agrarie), prevede di ampliare ulteriormente l’organico nel corso dei due anni di progetto. L’operativita’ dell’impianto e’ prevista a gennaio 2010, quando iniziera’ a produrre, a livello preindustriale, biocombustibili o prodotti, finora realizzati solo chimicamente, da biomasse vegetali non piu’ utilizzabili dall’industria agroalimentare e da altre produzioni biotecnologiche. In pratica, dagli scarti delle lavorazioni agricole, come vinacce e sansa di olio d’oliva, dai residui lattiero-caseari fino alle alghe della laguna si potranno ottenere materie prime e seconde. Dalle biomasse si realizzeranno prodotti naturali come grassi vegetali che potranno essere utilizzati come biocombustibili in motori a ciclo diesel, opportunamente adattati, o in turbine e additivi biologici quali conservanti e antiossidanti destinati all’industria alimentare o da impiegare nei farmaci e cosmetici o si estrarranno lipidi da matrici oleose (sansa di oli) senza l’uso di solventi chimici

    CAMPAGNA DI MAREVIVO CONTRO I MOZZICONI DI SIGARETTA

    Friday, July 31st, 2009

    ‘Ma il mare non vale una cicca?’, questo il nome di una campagna di sensibilizzazione lanciata oggi dall’associazione ambientalista Marevivo contro l’abbandono di mozziconi di sigarette nelle spiagge e nei mari italiani. L’8 e il 9 agosto verranno distribuiti in 100 spiagge italiane, dal Friuli alla Puglia, dalla Sicilia alla Puglia, 40 mila posacenere portatili, accompagnati da un pieghevole di sensibilizzazione. ”La campagna - spiegano a Marevivo - nasce per contrastare la pessima abitudine di gettare mozziconi di sigarette dovunque ci si trovi, mare, montagna, citta’, e sollecitare comportamenti ecosostenibili. ”Ogni anno - ricorda l’organizzazione ecologista - migliaia di rifiuti vengono abbandonati sulle spiagge o gettati in mare, per distrazione, disinteresse e spesso per l’assoluta inconsapevolezza delle conseguenze che ne possono derivare. I mozziconi di sigarette, con il loro contenuto di catrame e nicotina e il filtro, che impiega da uno a cinque anni per degradarsi, ammontano al 37% dell’immondizia raccolta nel Mar Mediterraneo, secondo dati dell’Unep, il programma ambiente delle Nazioni Unite”. La campagna e’ realizzata sotto il patrocinio del Ministero dell’ambiente e delle Capitanerie di porto-guardia costiera, in collaborazione con una multinazionale del tabacco, la Jti, e il supporto del Sindacato italiano balneari.

    Fonte: Ansa

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