Archive for June, 2009

Strage di cani a Paternò

Monday, June 29th, 2009

Non ci sono parole per commentare un episodio di tale gravità che va assolutamente punito: oltre una dozzina di cani sono morti tra atroci sofferenze a Paternò (provincia di Catania) avvelenati con salsicce mescolate con sostanze letali.
Nel video qui di seguito le sconvolgenti immagini dei cani morti per strada con il sangue che esce dalla loro bocca e i commenti di alcune persone che conoscono la realtà dei randagi in paese.

Decalogo per ecoparrucchieri meno acqua e meno energia

Friday, June 26th, 2009

La bellezza ha un costo. Le creme al piombo rendevano morbida la pelle delle nobildonne e delle cortigiane del Settecento a prezzo di un avvelenamento da metalli pesanti. Oggi quel rischio è tramontato, ma il prezzo in termini ambientali resta alto. Il lavoro dei 150 mila parrucchieri italiani comporta l’emissione di 800 mila tonnellate di anidride carbonica: l’equivalente delle emissioni annuali di 200 mila auto che percorrono 30 mila chilometri.

Senza turbare l’estetica dei clienti se ne potrebbe tranquillamente risparmiare la metà. “Con l’ecodecalogo che abbiamo proposto si può evitare di consumare fino all’80 per cento dell’energia usata per illuminare i saloni e fino a due terzi dell’acqua usata per i lavaggi, 365 mila litri per un salone medio”, calcola Sergio Andreis, direttore del Kyoto club che ha lanciato il progetto assieme a L’Oreal professionnel e Federparchi.

Ecco alcune delle buone pratiche consigliate per tagliare gli sprechi: acquisto di apparecchi elettrici di classe A+ (con un asciagacapaelli o un casco più efficienti si risparmia l’emissione di 240 chili di anidride carbonica l’anno); controllo della climatizzazione (oscurando le superfici vetrate su cui batte il sole si ottiene un risparmio che arriva al 30 per cento); aumentare la raccolta differenziata; spegnere sempre phon e piastre quando non vengono usati.

Ai parrucchieri che aderiscono viene proposto un percorso che parte da una fase di audit dei consumi energetici. I tecnici di AzzeroCO2 hanno misurato i consumi scoprendo che un salone di medie dimensioni utilizza 6 mila chilowattora l’anno per asciugare i capelli e 216 chilowattora per le piastre. Questi numeri possono essere drasticamente ridotti e poi, eventualmente, compensati per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica piantando alberi. Seicento parrucchieri hanno già aderito ai corsi di formazione e 4.000 si sono dichiarati interessati alla proposta. L’Oreal parteciperà al progetto contribuendo alla realizzazione di un impianto di fitodepurazione nel parco dell’Alcantara, in Sicilia.

Fonte: La Repubblica

Dolomiti patrimonio dell’Unesco? la decisione entro pochi giorni

Friday, June 26th, 2009

dolomitiSi saprà entro questa settimana se i “giganti di pietra”, le Dolomiti, eccezionali testimonianze fossile che affascinano per la loro bellezza e unicità, saranno patrimonio naturale dell’Unesco.
Il processo di candidatura avviato già nel 2004 condotto, su affidamento dello Stato Italiano, dalle cinque province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine, è ormai alla fase finale. A Siviglia, nella regione andalusa della Spagna, è riunito il Comitato dell’Unesco che fra pochi giorni comunicherà la decisione finale. Il lavoro comune delle cinque province ha portato alla candidatura delle Dolomiti come bene seriale vale a dire come insieme organico sia dal punto di vista geografico-paesaggistico, sia da quello geologico-geomorfologico.
I nove gruppi dolomitici - Pelmo-Croda da Lago, Marmolada, Pale di San Martino-San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, Dolomiti Settentrionali, Puez-Odle, Sciliar-Catinaccio- Latemar, Bletterbach, Dolomiti di Brenta - occupano un’area di 142.000 ettari e comprendono anche gli 85.000 ettari delle cosidette “aree cuscinetto”. Cinque territori con ordinamenti e lingue differenti (italiano, tedesco, ladino e friulano) per un sito che, se sarà compreso nell’Unesco, costituirà anche una imperdibile occasione per ragionare sui temi della montagna.
Se il riconoscimento andrà a buon fine, la specificità culturale del territorio dolomitico, il paesaggio e patrimonio naturale, lo sviluppo sostenibile e una diversa concezione di turismo saranno i temi da affrontare con nuova consapevolezza e responsabilità amministrativa per garantire nel tempo la durata dei valori universali.
L’Italia è lo stato con il maggior numero di siti Unesco, ben 42 quelli culturali e solo 1 naturale - le isole Eolie - . Ma le Dolomiti - qualora diventassero sito Unesco - rivestono un importante ruolo anche a livello europeo: aggiungendosi ai Beni già presenti in Svizzera e Austria potrebbero contribuire in modo significativo a comporre il sito Unesco delle Alpi. Le Dolomiti costituiscono il modello originario di quella tipologia di paesaggio definito - appunto - dolomitico che, nella contrapposizione di forme e di colori, trova il tratto più caratterizzante. Se il riconoscimento andrà a buon fine le cinque Province interessate daranno vita ad una Fondazione per la gestione del Bene universale e che costituisca il referente unico con il World Heritage Committee.

Abruzzo, emergenza acqua dopo il sisma Rischiamo di dover chiudere i rubinetti

Friday, June 26th, 2009

Mentre le scosse tornano, minacciose, all’Aquila c’è chi guarda con terrore alla montagna. Lì, alle pendici del Gran Sasso, la notte del 6 Aprile si è sfiorata una seconda catastrofe. Per qualche frazione di secondo il flusso della sorgente che alimenta l’acquedotto è diminuito. Quasi interrotto. Poi è ripreso più forte. Devastante. Dai 470 litri al secondo è schizzato ai 580. E lì dove le condotte, costruite trasversalmente alla faglia, si erano scollate per la scossa è uscito a una pressione tale da aprire una voragine e trascinare a valle un fiume di detriti che ha allagato le cantine e sommerso per metà le auto parcheggiate nelle case sottostanti. Ma l’acquedotto del Gran Sasso, che incanala la fonte scoperta per caso durante i lavori del Traforo e alimenta tutto l’aquilano e il teramano, invece, non ha ceduto. Tiene. Grazie anche a due riparazioni di emergenza «temporanee».

Ma per quanto reggerà? Se lo chiedono alla Gran Sasso Acqua spa che dal 6 aprile fronteggia un’emergenza destinata a sferrare il colpo fatale alla ripresa della città, se non  si interverrà in tempo. «La rete idrica, 2500 chilometri di condutture, è stata ridotta dal terremoto in una condizione di disastro» spiega l’ingegner Aurelio Melaragni, direttore tecnico dell’azienda totalmente partecipata pubblica (dal comune dell’Aquila al 46% e dagli altri comuni all’1,54% ciascuno). «Arrivano tra le 20 e le 25 richieste di intervento al giorno già ora che la città è quasi vuota e i rubinetti sono chiusi. Noi dobbiamo subito mettere in sicurezza le sorgenti e la rete. Abbiamo un depuratore fuori uso. E la rete fognaria danneggiata». Ma con quali soldi? Le casse dell’azienda sono a secco. Dal 6 Aprile non riscuote le bollette ma continua ad erogare il servizio idrico e fognario alla città e alle tendopoli. E il responsabile amministrativo Raffaele Giannone rivela: «Stiamo andando avanti con liquidità accantonata e con i mutui. Noi non siamo l’Enel che incassa in tutta Italia e altrove. I nostri utenti sono tutti terremotati e sfollati. Se non arriva subito un contributo di 13.853mila euro del mancato incasso e dei costi straordinari affrontati saremo alla bancarotta. E a ottobre saremo costretti a chiudere l’azienda, ma anche i rubinetti di tutta la città e i comuni».

Fonte: Corriere della Sera

ECO-ENERGIA: ASSOCIAZIONI,RISCHIO NUOVO STOP PER RINNOVABILI

Friday, June 26th, 2009

Non c’e’ pace per le rinnovabili in Italia. Dopo l’applicazione della normativa, emanata dal ministero dello Sviluppo Economico appena sei mesi fa, e’ ora in discussione al Parlamento un emendamento con la modifica del Ddl 1441-ter-B che, di fatto, sposta l’obbligo dei Certificati Verdi (CV) dai produttori ai distributori con implicazioni per il mercato delle fonti rinnovabili. Lo rendono noto le Associazioni Anev, Assolterm, Fiper, Gifi, Greenpeace Italia, Gses, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club e Legambiente. Finora i produttori erano obbligati, infatti, a produrre una percentuale crescente di energia pulita su quella fossile (4,55% l’obbligo del 2009) con l’esenzione dei primi 100GWh ed erano, quindi, stimolati a produrre da fonti rinnovabili. Inoltre i produttori erano in numero esiguo e facilmente controllabili rispetto al numero molto piu’ rilevante di distributori che, a questo punto, immetteranno energia senza nessun obbligo di distribuirne da fonti rinnovabili. Il rischio, paventato dalle associazioni, che chiedono la modifica del provvedimento AC 1441-ter-B, al comma 16 e 17 dell’ articolo 27, e’ che salti la stabilita’ del mercato dei CV (finanziabilita’ dei nuovi progetti e flussi economici degli impianti gia’ finanziati), considerando anche che il decreto operativo dovrebbe essere emanato entro sei mesi, e ricordano che sono ancora in attesa del precedente decreto dal 2003. Tale criticita’ si ripercuoterebbe, inoltre, sull’industria italiana delle rinnovabili e sul livello di occupazione che il settore sta garantendo (in controtendenza rispetto al quadro nazionale) e comporterebbe ritardi rispetto agli obiettivi ambientali ed energetici che l’Italia ha assunto in sede comunitaria e internazionale oltre al fatto che, nella prossima riunione di Copenaghen il prossimo dicembre, le cose potrebbero ulteriormente modificarsi.

Fonte : Ansa

Spiaggia per spiaggia il voto dell’agenzia Ue dell’ambiente

Friday, June 26th, 2009

È tempo di vacanze e per molti la meta tanto agognata è una località di mare o, magari, qualche paesino sulle rive di un lago o di un fiume. Ma come fare a scoprire se l’acqua in cui sogniamo di immergerci per un bagno è di buona o di cattiva qualità? Un consiglio può venire da un sito creato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) che permette di cercare la località desiderata, inserendo il nome in un apposito motore di ricerca, ed avere una valutazione sulla qualità delle acque di balneazione in quell’area. Il portale Eye on Earth, creato in collaborazione con Microsoft, con il suo servizio Water Watch, monitora ben 22.000 località europee, con un indicatore “a semaforo” (verde, giallo, rosso) che fornisce un indice user-friendly sulla qualità delle acque. Per ciascuna località gli utenti possono dare il proprio voto, pubblicare i propri commenti per ciascuna spiaggia monitorata dalla Aea e leggere le opinioni degli altri visitatori. In alcuni casi, è possibile anche vedere immagini dei luoghi e collegarsi a webcams.

 

La situazione in Italia. Con 5.684 siti di balneazione dei quali 4.917 costieri e 767 interni (55 lungo i fiumi e 712 sui laghi) l’Italia conta circa il 26,5% del totale Ue. Nel 2008 (periodo compreso tra il 1° maggio e il 30 settembre), delle acque di balneazione costiere il 92,8% (4.563) ha rispettato i valori limite obbligatori, una percentuale che scende al 65,8% (505) per quanto riguarda le acque interne. Dalla relazione annuale sulla qualità delle acque di balneazione, presentata lo scorso 11 giugno dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea dell’ambiente, emerge che sulle coste italiane la percentuale di acque di balneazione che registrano parametri non conformi ai valori stabiliti è aumentata dallo 0,4% del 2007 allo 0,9% del 2008 (42 acque di balneazione). Sempre lo scorso anno, il 6,1% delle acque costiere è stato interdetto nel corso della stagione. Per quanto riguarda le acque interne, in cinque casi (0,7%) non rispettavano i valori obbligatori. L’elenco dei tratti di costa italiana dove è vietata la balneazione per inquinamento o per altri motivi - quali la presenza di parchi marini, zone militari, porti e aeroporti - è pubblicato sul sito del ministero della Salute e aggiornato in tempo reale.
Il sito Eye On Earth permette di cogliere, con un colpo d’occhio, la valutazione dell’Aea. Promosse nel complesso le acque italiane: qualche bollino rosso (qualità scandente delle acque), per esempio, in alcune zone della Liguria e in Veneto, in alcune località nella fascia costiera che va da Sottomarina alla foce del fiume Adige. L’Agenzia europea dell’ambiente mette anche a disposizione un sistema di ricerca dati che permette di valutare la qualità delle acque monitorate nei ventisette paesi dell’Ue e, per quanto riguarda l’Italia, nelle singole regioni e province.
Migliora la qualità delle acque di balneazione nella Ue. Stando al rapporto, complessivamente la qualità delle acque di balneazione nell’UE è notevolmente migliorata rispetto al 1990: in diciotto anni, infatti, il tasso di rispetto dei valori obbligatori (requisiti minimi di qualità) è salito dall’80% al 96% per le acque costiere e dal 52% al 92% per quelle interne.
Fonte: Il Sole 24 ORE

Turisti e sub? Teneteli lontani dalle riserve naturali

Friday, June 26th, 2009
Il dibattito sui parchi dopo la proposta Prestigiacomo
MARIO TOZZI
L’avvistamento di una foca monaca all’isola del Giglio ha avviato il dibattito sulla gestione delle riserve naturali italiane. Su «La Stampa» il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha sostenuto la necessità di aprire ai privati le aree marine protette. Mario Tozzi, presidente del Parco dell’Arcipelago toscano ed editorialista de «La Stampa» apre il dibattito.Prendiamo per ottimo l’impegno del ministro Prestigiacomo per la difesa dei nostri mari, ma sarebbe forse opportuno partire comunque dai dati concreti, che, nel caso dell’arcipelago toscano (dove è stata avvistata l’ormai famosa foca monaca), sostengono si tratti forse delle uniche aree di ripopolamento faunistico del Tirreno centrale e delle sole praterie di posidonia ancora in relativa buona salute. Nel contempo, però, soffrono una sovrappressione turistica che minaccia da vicino la biodiversità e i fondali.Il ministro asserisce che le aree marine protette si fanno sulla spinta delle popolazioni locali, ma che succede se gli amministratori locali, per caso, non sono sensibili alle tematiche ambientali supportate scientificamente e inseguono solo profitti e svendite di territorio? Non c’è forse un obbligo europeo e nazionale alla conservazione di un patrimonio che è di tutti, e non solo degli isolani? Ma nel caso specifico c’è di più: la proposta di istituzione di un’area marina protetta all’isola del Giglio giace già da un anno presso il Dipartimento Protezione Natura del ministero dell’Ambiente e, dunque, il ministro dovrebbe sapere che la popolazione, tramite la sua precedente rappresentanza comunale, aveva già chiesto l’area marina protetta. Il fatto che un mese fa sia cambiata maggioranza non può bloccare processi iniziati anni prima: cosa succederebbe se tutte le nuove amministrazioni contestassero le scelte di tutela ambientale di quelle precedenti? Cancelleremo il sistema delle aree protette in Italia?

C’è poi un’affermazione più grave, quella in cui si minaccia l’apertura delle riserve marine ai natanti ecologici e ai subacquei. Ricordiamo al ministro che le sole zone in cui ciò è categoricamente proibito sono quelle di riserva integrale (zona A), che corrispondono a meno del 5 per cento dei territori marini tutelati: una piccolissima parte che però deve restare intangibile proprio per garantire quel ripopolamento ittico che lo stesso Ministro auspica. Aprire anche le zone di riserva integrale significa soltanto rendere inutile tutto il resto della protezione.

Da un punto di vista del metodo sarebbe comunque opportuno consultare anche i responsabili dei parchi e gli ecologisti (lasciando da parte le accuse di ideologismi, per favore, che chi opera sul territorio ne fa tranquillamente a meno) su proposte come queste, e non solo gli amatori della pesca subacquea (che sembrano essere i soli a non mancare mai). Come dirigenti di parchi nazionali saremmo infine molto volentieri vicini alla lotta quotidiana del ministro per difendere le poche risorse a disposizione e razionalizzare il sistema di protezione della natura in Italia, ma, a oltre un anno dal suo insediamento, solo un paio di noi hanno avuto l’opportunità di incontrarla, mentre la maggior parte resta in attesa da mesi di un appuntamento.

Fonte: La Zampa.it

Scajola: nucleare sempre più vicino

Friday, June 26th, 2009

Se l’iter andrà avanti senza particolari ostacoli l’Italia potrebbe avvicinarsi all’autosufficienza energetica entro il 2020. Il risparmio sarà doppio: niente più acquisti dall’estero ed energie italiana a prezzi contenuti

(Rinnovabili.it) – Entro il 2012, se la normativa verrà approvata, potrebbe aprirsi il cantiere per la costruzione di una centrale nucleare, che potrebbe entrare in attività entro il 2017.
La prospettiva è di mettere in funzione, per il 2020, quattro centrali nucleari, che saranno in grado di garantire il 13% del fabbisogno energetico nazionale.
Ogni reattore sarà di proprietà, per il 51%, della francese Edf e di un’altra società energetica francese creata ad hoc.
La spesa complessiva stimata per la realizzazione dei quattro reattori equivale a 16 miliardi, di cui quattro a carico dell’Enel. In questo modo l’Italia potrà usufruire dell’energia prodotta pagandola a prezzo di costo, per tutto l’arco di vita delle centrali (stimato per 50 anni).
Ogni partner potrà acquistare energia in proporzione alla quota di appartenenza, questo garantirà all’Enel un risparmio di circa il 20% calcolato su un ipotetico prezzo del petrolio pari a 60 dollari al barile.
Grazie ai nuovi impianti verranno prodotti circa 6.400 MW e l’Italia potrà puntare all’indipendenza energetica.
Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola si è rivelato molto determinato a rispettare i tempi ma l’iter è lungo e complesso, e potrebbero sopraggiungere non pochi ostacoli anche se ieri, alla Camera, sono stati approvati gli articoli 25 e 26 del disegno di legge sul nucleare e oggi dovrebbe terminare l’esame del ddl.
Una volta passato e approvato il disegno di legge anche dal Senato, grazie ai decreti attuativi verrà costituita l’Agenzia del nucleare, con l’importante compito di fissare i criteri per la scelta dei siti adatti ad ospitare le nuove centrali. Fatto questo le società potranno presentare i progetti che saranno visionati dall’Agenzia preposta, e in seguito sottoposti alla valutazione di impatto ambientale da parte dei ministeri competenti (Ambiente, Beni Culturali , Sviluppo economico, Infrastrutture e Salute) e degli enti locali.
Per rispettare i tempi di costruzione e messa in funzione, questo iter non dovrà terminare oltre il 2009, solo così si potrà aprire il cantiere entro il 2012 .
Se tutto andrà come stabilito, nel 2018 avremo a disposizione energia nucleare proveniente dalla prima centrale e l’inizio del cantiere per la costruzione del secondo impianto, realizzati grazie alla collaborazione tra Italia e Francia mediante l’accordo tra Enel e Edf firmato nello scorso febbraio.

Fonte: La Repubblica

Lo stop ai sacchetti di plastica slitta di un anno

Friday, June 26th, 2009

er l’atteso addio alle buste di plastica, fissato per il primo gennaio 2010, ci vorrà un po’ di pazienza, visto che è stato prorogato al primo gennaio 2011. Dodici mesi in più per far scattare il divieto di commercializzazione «di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci», cioè i sacchetti di plastica. È quanto prevede la bozza del decreto milleproroghe che arriverà venerdì in consiglio dei ministri.

NORMA NELLA FINANZIARIA 2007 - La norma era inserita nella Finanziaria 2007 e mirava a «giungere al definitivo divieto, a decorrere dal primo gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci che non rispondano entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario».

Fonte : Corriere della Sera

Una canzone contro l’abbandono dei cani

Thursday, June 25th, 2009
Paolo Belli ha presentato a Roma «Una piccola bestia di razza di cane»
ROMA
La musica torna nuovamente a fare del bene, questa volta per il mondo animale. «Una piccola bestia di razza di cane» è la nuova canzone dedicata al miglior amico dell’uomo, interpretata Paolo Belli, con cui l’artista ha deciso di sostenere la campagna della Lav contro l’abbandono di animali e per la prevenzione del randagismo e altre iniziative in difesa dei diritti degli animali.Presentato a Roma dal cantante il brano è accompagnato da un videoclip che racconta, attraverso gli occhi del protagonista a quattro zampe, una fuga che diventa anche viaggio e scoperta. Alla realizzazione del video hanno partecipato un nutrito gruppo di personaggio dello spettacolo accomunati per l’amore degli animali: Neri Marcorè, Pierfrancesco Favino, Tosca D’Aquino, Daniela Poggi, Licia Colò, Fabrizio Frizzi, Giulio Golia, Il Trio Medusa, Irene Fornaciari, Arianna Ciampoli e Raffaele Vannoli, con la regia di Fabrizio Brocchieri e Antonio Gullo.

Il brano (guarda il video musicale), inserito nel CD «20 anni» di Paolo Belli e nella scaletta del suo tour estivo, racconta la storia vera di un cane di quartiere strappato al suo ambiente e ai suoi affetti e trascinato in un canile, dal quale è poi scappato. Con questo brano Paolo Belli “svela” il suo amore per gli animali e un aspetto quasi inedito della sua vita privata: la convivenza con due cani adottati da un canile e con quattro gatti. Questa sensibilità verso gli animali ha portato l’artista ad apprezzare il testo di “Una piccola bestia di razza di cane”, scritto dalla Marcosbanda, fino a scegliere di interpretarlo e di farne un progetto in difesa dei diritti degli animali.

Da qui il sostegno alla nuova campagna d’informazione della Lav per la prevenzione del randagismo «Se lo ami lo sterilizzi» nonché alle campagne LAV contro l’abbandono di animali «Abbandonate solo la città» e per favorire le adozioni dai canili «La gratitudine di un cane adottato è smisurata», tutte tese a responsabilizzare i possessori dei quattro zampe e a garantire il rispetto dei loro diritti.

Benché sia un reato, punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro, ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 135.000 animali tra cani e gatti e circa l’80% muore in incidenti, per malattia o di stenti. Circa 600 mila cani vivono rinchiusi nelle gabbie dei canili o da randagi insieme a 2,6 milioni di gatti (fonte: Ministero della Salute) che rischiano di morire di fame, di sete o per incidenti. Pochissimi troveranno una famiglia adottiva.

«Mi sento di condividere totalmente i temi della campagna della LAV e in particolare il concetto che la gratitudine di un cane adottato è smisurata - dichiara Paolo Belli – Per esperienza personale posso aggiungere che alla gratitudine si unisce un affetto straordinario che ripaga in modo generoso quanto possiamo fare per un amico a quattro zampe. E non dobbiamo dimenticare che abbandonare un animale non solo è un reato ma è anche un atto di autentica vigliaccheria. Quindi prima di adottare un animale è bene essere consapevoli che questa scelta implica un impegno e che tanti animali sono in attesa di adozione nei canili: tanti animali di razza cane e di razza gatto…».

Fonte: La Zampa.it

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