Archive for May, 2009

A Palermo è caos sui rifiuti

Sunday, May 31st, 2009
L’opposizione in consiglio comunale fa ostruzionismo contro l’aumento della tTarsu del 30%. Gli operatori si astengono dagli straordinari per paura di licenziamenti. E divampa la polemica sui milioni di tassa non pagati dal Teatro Massimo

Non è più solo politica la battaglia scoppiata, a Palermo, sull’aumento del 30% della tassa sui rifiuti previsto in una delibera della giunta di centrodestra guidata dal sindaco Diego Cammarata. Alla dura reazione dei consiglieri di opposizione, che stanno paralizzando la discussione sul provvedimento attraverso una pioggia di emendamenti - oltre 1.200 - si aggiunge ora la rivolta dei dipendenti dell’Amia, l’ex municipalizzata che gestisce la raccolta della spazzatura. Preoccupati che la profonda crisi finanziaria dell’azienda determini tagli di personale, gli operai, da giorni, si astengono dal lavoro straordinario.

“È la maggioranza che li istiga facendo credere loro che dalla bocciatura della delibera deriveranno licenziamenti”, dice Mimmo Russo, capogruppo del Mpa al consiglio. Il partito del governatore Lombardo sulla vicenda si è schierato contro il sindaco. Un gruppo di dipendenti Amia la notte scorsa ha aggredito e verbalmente i consiglieri di opposizione che, al termine dell’ennesima maratona notturna a Palazzo delle Aquile, sono stati costretti a uscite dal Municipio scortati dalla polizia. Ma a fare la spesa della protesta “preventiva” degli operai sono anche i cittadini. La sospensione dei turni di raccolta straordinari dei rifiuti, duramente stigmatizzata da Cammarata, ha avuto effetti immediati. La città - dai quartieri residenziali di via Libertà, salotto buono di Palermo, ai rioni popolari che ospitano i mercati storici - è invasa dall’immondizia.

La vicenda, comunque, ha anche risvolti paradossali: a sottolinearli è il consigliere comunale del Pd Maurizio Pellegrino, che ha indicato, tra i principali evasori della Tarsu, la fondazione Teatro Massimo, presieduta dallo stesso sindaco di Palermo. Cammarata, in qualità di vertice dell’ente che gestisce il teatro, dunque, sarebbe debitore nei confronti del Comune di 101.826,52 euro. La complicata questione del deficit dell’Amia si gioca, inoltre, anche sul piano giudiziario: gli ex vertici dell’azienda sono finiti sotto inchiesta per abuso d’ufficio. Il reato però sarebbe destinato alla prescrizione. La querela del sindaco avrebbe potuto evitarla e consentire un eventuale condanna al risarcimento degli indagati con beneficio per le casse vuote dell’azienda. Cammarata, però, sentito dai pm, e sollecitato duramente dall’opposizione, l’esposto non l’ha mai presentato.

L’Africa sommersa da un’onda di tecno-rifiuti inservibili

Sunday, May 31st, 2009
La EarthECycle di Pittsburgh finge di riciclare i rifiuti elettronici dei cittadini Usa ma poi li scarica sulle spiagge del continente nero, dove vengono bruciati provocando dense colonne di fumo tossico
Secondo l’ultimo rapporto «Ban» (Basel Action Network), l’ondata di rifiuti hi-tech ha raggiunto l’Africa. Gli scarti tecnologici dei paesi ricchi prendono la via di quelli in via di sviluppo con la pretesa di rimediare al «divario digitale»: ma invece di finire tra le mani di chi ne ha bisogno, finiscono in enormi discariche inquinanti. La denuncia è ripresa da Punto Informatico nell’articolo “Non c’è crisi per i tecnorifiuti“.Il reportage scopre un finto riciclo di rifiuti elettronici da parte della EarthECycle che da Pittsburgh sbarca in Africa.
 

Fonte: La Stampa

Mission (im)possible: stop al fumo. Guida ai metodi più utilizzati

Sunday, May 31st, 2009
Il 31 maggio si celebra la Giornata mondiale senza tabacco. Ma dire addio alle ‘bionde’ non è facile. Sono 13 milioni i fumatori italiani. Le tecniche per smettere ci sono: dai cerotti alla sigaretta elettronica, dai farmaci al metodo Easy Way

Smettere di fumare non è una missione impossibile. E l’Organizzazione mondiale della sanità anche quest’anno celebra la giornata Giornata Mondiale senza Tabacco, il 31 maggio 2009, con un messaggio importante per invogliare le giovani generazioni a spegnere definitivamente la sigaretta.

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Il tema scelto è: “Tobacco Health Warnings”, perché le illustrazioni shock sui pacchetti sono più efficaci delle parole. E così, a partire 31 maggio e per tutto l’anno successivo, l’OMS esorterà i governi di 160 stati ad adottare le avvertenze sanitarie sui pacchetti di sigarette, incluse quelle che ricoprono più della metà del pacchetto e che contengono figure. Perché lo impone la ‘Convenzione quadro per il controllo del tabacco’, voluta e sostenuta dall’Oms.

AUMENTANO I FUMATORI E DIMINUISCONO GLI ‘EX’ DELLE BIONDE
“Il 2009 fa registrare, a distanza di sei anni, un aumento dei fumatori – rileva Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS – la crescita è più marcata tra le donne e nelle fasce giovanili”. Oggi i fumatori in Italia sono 13 milioni (7,1 milioni di uomini e 5,9 milioni di donne) pari al 25,4% della popolazione che va dai 15 anni in su. I non fumatori sono il 60% e gli ex fumatori il 14,6%. La fascia d’età in cui si registra la prevalenza maggiore di fumatori è quella dei 25-44 anni. L’età media di iniziazione è pari a 18 anni ma con il passare del tempo si è abbassata sempre di più, mentre i fumatori di 65 anni e oltre hanno dichiarato di aver provato la prima sigaretta a 20 anni. Oggi invece i giovani iniziano a fumare intorno ai 16. “Il dato più eclatante – continua Zuccaro – è che c’è stato un aumento dei fumatori pari al 3,4%. La crescita è legata all’aumento dei baby-smoker e alla diminuzione degli ex fumatori. Basti pensare che nella fascia tra i 15-24 anni sono più di un milione e 700 mila gli amanti delle ‘bionde’, una la percentuale che è cresciuta dal 24% del 2008 al 29% del 2009”.

L’ISS, UN AIUTO PER SMETTERE
“Per aiutare chi vuole dire addio al tabagismo – continua Zuccaro – ci sono 360 centri specializzati e l’Istituto Superiore di Sanità ha messo a disposizione dei cittadini fumatori il telefono verde contro il fumo. Chiamando al numero 800 55 4088, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 16.00, si possono avere informazioni sui centri specializzati nella lotta al fumo”.

LA TERAPIA SOSTITUTIVA
“Il consiglio che si può dare a un tabagista che ha voglia di smettere – continua Zuccaro – è rivolgersi a uno specialista. La dipendenza dalle sigarette è una malattia e, pertanto, serve un medico che sappia aiutare il paziente a seguire la strada giusta”. Oggi un aiuto arriva dai farmaci. Cerotti, gomme da masticare alla nicotina, pastiglie da far sciogliere sotto la lingua sono i metodi più utilizzati. “Sono terapie sostitutive – continua Zuccaro – e agiscono rilasciando nicotina nell’organismo ma non attraverso la sigaretta.
Infatti è bene ricordare che non è tanto la nicotina in sé a essere pericolosa, quanto il fatto che fumano si aspirano i prodotti della combustione del tabacco (e della carta)”. Molti studi finora condotti indicano che l’uso dei preparati alla nicotina aumenta la percentuale di successo fino a due volte. Ma spesso serve un supporto psicologico e tanta forza di volontà. “Diminuendo gradualmente la dose di questi prodotti sostitutivi si arriva a eliminare la dipendenza”.

VARENICLINA, IL FARMACO CHE AIUTA A SMETTERE
“La Vareniclina – spiega Zuccaro – è il principio attivo contenuto in alcuni farmaci. Il meccanismo di azione è differente: agisce sugli stessi recettori cerebrali che si legano alla nicotina e fa diminuire il desiderio di fumare e il piacere che si prova nel farlo”. In altre parole, a differenza di cerotti, gomme e altro, non sostituiscono la nicotina ma ne mimano l’azione a livello cerebrale, riducendo così il desiderio di sigarette e altri prodotti del tabacco. I risultati mostrano che, a un anno dal trattamento, il 22 per cento dei pazienti trattati con Vareniclina smette di fumare. Ma va detto che spesso, chi ha assunto Vareniclina ha avvertito degli effetti collaterali (cambiamento del comportamento, agitazione, umore depresso). “È importante – continua Zuccaro – rivolgersi a un esperto proprio per evitare reazioni avverse e capire quale sia il dosaggio adatto al paziente”.

Il METODO EASYWAY
Il libro si chiama: “È facile smettere di fumare se sai come farlo”, l’autore è Allen Carr e illustra il metodo Easyway. Il principio è semplice: non si insiste sugli aspetti negativi del fumo ma, attraverso un’analisi dei meccanismi e dei motivi per i quali si fa uso del tabacco, si prova a rimuovere la convinzione che fumare offra una forma di piacere o di supporto. E così, attraverso la lettura, dovrebbe essere annullata quella sensazione di sacrificio e privazione che accompagna gran parte dei tentativi di smettere. Secondo i suoi promotori, in dieci milioni hanno smesso grazie al metodo Easy way. Metodo che può essere appreso sia attraverso la lettura del libro sia rivolgendosi a uno dei centri specializzati diffusi in tutta Italia. “Non c’è nulla di scientifico nel metodo Easy way – commenta il dottor Zuccaro – ma è eccezionale che la lettura di un volume possa contribuire a far smettere di fumare”.
“Non contiene né prodotti chimici né sostanze tossiche: è la sigaretta elettronica. In pratica – spiega il dottor Zuccaro - si inseriscono ricariche di nicotina che vengono vaporizzate e inalate”. Ogni ricarica corrisponde a due pacchetti di sigarette e costano intorno ai 200 euro. “Il principio – conclude Zuccaro – è che lentamente si diminuisce la dose di nicotina fino all’eliminazione totale. Mancano però evidenze scientifiche che funzioni”..

LA SIGARETTA ELETTRONICA

Quei binari antichi non feriscono la natura

Sunday, May 31st, 2009

Ecco i vincitori del concorso “Paesaggi dal treno”, organizzato da Repubblica.it e Italia Nostra di VINCENZO FOTI


IL concorso “Paesaggi dal treno” indetto da Italia Nostra e collegato alla seconda Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate ha i suoi vincitori.

Nella sezione Foto si sono classificati Emanuele Simone (1° premio) per la perfetta armonia dell’immagine sulla linea Brescia-Edolo, Mario Dessì (2° premio) per la suggestione creata dallo zig-zagare di una vecchia littorina delle Ferrovie della Sardegna e Fabrizio Razza (3° premio), per l’integrazione fra natura e opera dell’uomo sulla tratta Roccasecca-Avezzano.

IL SITO DI ITALIA NOSTRA CON TUTTI I VINCITORI

Nella sezione Racconti, il primo premio è andato a Paolo De Stefanis (Quel treno della Majella) per il valore turistico e la citazione della transumanza - migrazione stagionale delle greggi - che costituiva un tipico uso locale della ferrovia; al secondo posto, Alessandro Stramondo (Attorno all’Etna con la Circum) ha raccontato in modo avvincente il dimenticato paesaggio della Circumetnea; Viaggi piccoli piccoli di Vincenzo Oliveri vince il 3° premio per la tematica dei “rami secchi” e la descrizione dell’abbandono delle ferrovie minori ancora aperte ma in pericolo di estinzione.

GUARDA I VIDEO VINCITORI

La sezione Video è stata conquistata da Tonino Pecoraro e Antonello Novellino (1° premio) con Somewhere - Ricordando la stazione di Paestum per il tono poetico e la cura della ripresa. Herbert Cioffi ha ricevuto il 2° premio con Stazione di Sarnico Bergamo, per la gradevole voce di commento, la musica indovinata ma soprattutto i contenuti (racconta ciò che si può fare con un vecchio binario e una stazioncina vuota ma “sempre pronta a far partire un sogno”). Le immagini e la ricostruzione storica sono al centro della motivazione per il terzo classificato, Ferruccio Macor, con Treno Gemona-Sacile.

I bambini e la campagna “Le more? Caramelle”

Sunday, May 31st, 2009

Per un sondaggio europeo solo uno su tre si è avvicinato alla vita rurale. La fantasia si scatena: il pollo ha 4 cosce, il cotone viene dalle pecore. E l’agricoltore? Un nonno indaffarato di RITA CELI

 

ACCAREZZARE un pulcino, dar da mangiare alle galline, tosare una pecora oppure mungere una vacca. O ancora salire su un trattore, prendere le uova direttamente dal pollaio, raccogliere l’insalata o i pomodori. Non tutti i bambini hanno avuto l’occasione di entrare in una fattoria o guardare da vicino un orto. Anzi, solo uno su tre si è avvicinato alla campagna e, secondo un sondaggio europeo, i bimbi italiani sono i meno esperti in tema di agricoltura, coltivazioni e allevamento.

Le risposte dei bambini sono state curiose se non stravaganti e fantasiose. Anche se il sondaggio dell’Ue non è recente, i risultati sono considerati ancora validi e sono stati evidenziati dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione della festa nazionale di “Scuola in fattoria”, iniziativa promossa per avvicinare i più piccoli alla campagna ma soprattutto educare a mangiare in maniera corretta e sana per contrastare sovrappeso e obesità.

Il sondaggio europeo ha interpellato in particolare i bambini delle scuole elementari che hanno un’immagine particolare della vita in campagna e pensano che l’agricoltore sia un nonno indaffarato, amichevole e altruista. I piccoli pensano che arance, olive e banane crescano nel Regno Unito, le pesche in Finlandia, che il cotone venga dalle pecore, che il pollo abbia quattro cosce (stranamente proprio la parte preferita da mangiare), che lo zucchero non si sa dove venga, che le more sono caramelle, che l’orto sia nel supermercato.

Per i piccoli una fattoria senza animali è quasi inconcepibile. Quasi tre quarti dei bambini europei sono stati in una fattoria almeno una volta e a quasi nove bambini su dieci la visita è piaciuta. La visita è stata più entusiasmante per i bambini spagnoli e irlandesi (64 e 59 per cento rispettivamente), ma meno per i bambini tedeschi e italiani (35 e 27 per cento).

I bambini hanno difficoltà ad associare i prodotti non trattati alla loro forma finale dopo la trasformazione. Per esempio, il 50 per cento dei bambini europei non sa da dove viene lo zucchero, tre quarti non sanno da dove viene il cotone, mentre un quarto crede che cresca sulle pecore. Un terzo dei bambini non è in grado di citare nemmeno un prodotto derivato dal girasole.

La maggior parte dei bambini entra in contatto con la produzione agricola unicamente al supermercato: solo il 10 per cento cita la fattoria come regolare fonte di acquisto per la famiglia. Il numero è più alto in Lussemburgo e Austria (30 e 28 per cento) e più basso in Irlanda (2 per cento), Regno Unito e Spagna (3 per cento entrambe). Quasi un quarto dei bambini non è in condizione di citare un metodo di conservazione del cibo diverso dal congelamento.

Interrogati su quali animali producono latte, tutti i bambini hanno citato le vacche. Tuttavia, tra la metà (Irlanda, Svezia e Italia) e tre quarti (Grecia) dei bambini hanno menzionato anche le capre. Inoltre, in media un bambino su due ha citato le pecore, con una frequenza che va dalla Finlandia, Irlanda e Regno Unito fino alla Grecia, Italia, Portogallo e Spagna.

Forti differenze compaiono quando ai bambini viene chiesto quali prodotti possono essere ottenuti dal latte. Il formaggio è il più citato da tre bambini su quattro. Oltre la metà dei bambini ha citato il burro e lo yogurt e quattro su dieci la crema di latte. Altri prodotti (panna montata, formaggio di latte cagliato, gelato) vengono citati meno frequentemente.

L’iniziativa della Cia è diretta anche a una sana e corretta alimentazione per contrastare obesità e sovrappeso che si riscontrano in maniera evidente soprattutto fra i bambini. I dati parlano chiaro. In Europa la situazione peggiore si riscontra in Gran Bretagna (29 per cento di sovrappeso tra i 5 e i 17 anni, sia nei maschi sia nelle femmine), nei Paesi mediterranei (Cipro, Italia, Malta, Spagna) e del Portogallo. In ogni caso, per l’Organizzazione mondiale della sanità 1 ragazzo su 5 in Europa è sovrappeso. Ogni anno, agli oltre 14 milioni di giovani europei in sovrappeso - 3 milioni dei quali obesi - si aggiungono 400 mila “nuovi” sovrappeso.

In Italia, oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni risulta in sovrappeso o obeso (34,1 per cento), un dato che scende al 25,4 per cento nella fascia tra i 10 e i 13 anni, e precipita con l’adolescenza (14-17 anni) al 13,9 per cento. Per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l%u2019obesità infantile si attesta al 4 per cento di media, ma secondo recenti studi, nel 2025, mantenendosi questa situazione, l’obesità infantile nel nostro Paese triplicherà, arrivando al 12,2 per cento. Prevenire, magari con una passeggiata in campagna, è quindi meglio che curare.

Fonte: La Repubblica
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Disastri ambientali, sei milioni in fuga

Sunday, May 31st, 2009

Sono gli ecoprofughi, hanno come meta i Paesi europei «Per loro lo status di rifugiato». L’iniziativa dell’Onu

La metà sarà costretta a raccoglie­re in fretta i pochi oggetti sottrat­ti alla furia del cielo e del mare, tallonata nella sua fuga da inondazioni e tempeste, cicloni e uragani. L’altra me­tà avrà più tempo per arrendersi ai de­serti che avanzano, divorando i campi e affamando le bestie, o agli oceani che si alzano, erodendo le coste e distruggen­do gli atolli. Tutti, inesorabilmente, se ne dovranno andare.

Questione di settimane, mesi, forse qualche anno. Sono 6 milioni, secondo le stime elaborate da Legambiente. Un dossier, quello dedicato al riscaldamen­to globale come fattore scatenante delle migrazioni, che sarà presentato oggi a Terra Futura ( www.terrafutura.it), la mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale; la sesta edizione si chiuderà do­mani alla Fortezza da Basso di Firenze.

Li chiamano ecoprofughi, e sono l’ul­timo tassello in ordine di tempo che si unisce al complicato mosaico dei muta­menti climatici. Secondo l’Unhcr, l’agen­zia Onu per i rifugiati, il fenomeno è de­stinato a subire un aumento esponenzia­le: nel 2050, il mondo potrebbe ritrovar­si a gestire la migrazione forzata di 200-250 milioni di persone da terre ina­ridite o completamente sott’acqua, de­vastate dal surriscaldamento o dalla de­forestazione. È per questo che Legam­biente ha scelto di lanciare, proprio a Fi­renze, la proposta per il riconoscimento di uno status giuridico ai profughi am­bientali. E non è un caso, forse, che que­sto avvenga in una Regione che si appre­sta a introdurre — secondo il presiden­te del Consiglio toscano Riccardo Nenci­ni, «l’assemblea la varerà lunedì» — la «sua» legge sull’immigrazione, in aper­ta sfida al ddl sulla sicurezza e alla linea politica del governo. Così come non può essere una coincidenza che proprio nei prossimi giorni — come scriveva ie­ri il New York Times — l’Assemblea ge­nerale delle Nazioni Unite si prepari ad adottare la prima risoluzione che colle­ghi ufficialmente il cambiamento del cli­ma al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Sono 18 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, vengono colpite da di­sastri naturali; la quasi totalità (98%) si concentra nei Paesi in via di sviluppo. Basta un grande fiume che, gonfiato da un monsone anomalo, esca dal suo al­veo per distruggere case, campi, fonti di sostentamento di intere nazioni. Le piogge torrenziali che hanno flagellato la Namibia dal gennaio di quest’anno so­no le dirette responsabili dell’esodo for­zato di 350.000 contadini e allevatori: il 50% delle strade sono danneggiate, a ri­schio il 63% dei raccolti. Tra il 1997 e il 2020, nella sola Africa subsahariana le stime parlano di 60 milioni di migranti per la desertificazione. «Ma il problema è anche l’Italia che, negli ultimi 20 anni, ha visto il 27% del territorio — Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia… — inaridirsi fino al punto limi­te, con il 10% della Sardegna già deserti­ficato ». Maurizio Gubbiotti, coordinato­re della segreteria nazionale di Legam­biente, traccia un quadro italiano che è l’esatto rispecchiamento di un dramma mondiale. «Kyoto ci chiedeva di ridurre del 6,5% le emissioni; noi le abbiamo au­mentate del 13, a livello globale sono cresciute del 37%. Gli scienziati dicono che siamo vicini al punto di non ritor­no, quando il pianeta non avrà più capa­cità di adattamento». Nessuno, dunque, può ritirarsi dalla partita.

«Le crisi ambientali sono ovunque, quasi tutte provocate dall’uomo. E se fi­no a qualche anno fa il grosso dei rifu­giati scappava dalle persecuzioni, dai conflitti, da due anni in qua il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra — fa il punto Gubbiotti —. All’inizio è un pas­saggio interno, o tra Paesi confinanti; poi diventa la fuga verso Paesi che pos­sono dare più fortuna».

«Sappiamo benissimo che d’ora in poi ci saranno sempre più rifugiati — commenta l’economista americana Su­san George, presidente del Transnatio­nal Institute di Amsterdam —. Per un semplice motivo: anche volendo, non saranno in grado di restare dove sono. Prendiamo l’Africa, dove l’agricoltura ha già subito un tracollo pari al 60%, do­ve tutto ciò che è asciutto diventerà an­cora più secco e tutto ciò che è bagnato diventerà fradicio… Le condizioni di vi­ta saranno insostenibili».

Gli eco-profughi bussano alle nostre frontiere, «ed è necessario — afferma Gubbiotti — che la politica generale non sia più soltanto il negoziato per ri­durre le emissioni di gas inquinanti, ma anche, appunto, la ridefinizione dello status di rifugiati». La proposta può sembrare una provo­cazione, ma ha i piedi ben piantati sulla terra; già il 31 ottobre scorso, un docu­mento di lavoro dell’Iasc, il comitato in­ter- agenzia per il coordinamento uma­nitario Onu, aveva sottolineato come «né la Convenzione sui cambi climatici né il Protocollo di Kyoto includano mi­sure per l’assistenza o la protezione di coloro che saranno direttamente colpiti dagli effetti dei mutamenti nel clima»; e i criteri della Convenzione sullo status dei rifugiati, adottata nel 1951, non paio­no abbastanza flessibili per gestire le nuove emergenze. Pochi giorni fa, l’Or­ganizzazione mondiale per le migrazio­ni ha diffuso un rapporto in cui si rico­nosce che «i migranti per ragioni am­bientali non cadono direttamente in nessuna delle categorie offerte dal qua­dro giuridico internazionale». E se è ve­ro, ammette Gubbiotti, che «la proposta può sembrare improbabile dal punto di vista della praticabilità», lo è altrettanto che «sul fronte Onu sono già stati fatti passi avanti. E potremmo arrivare a dei risultati concreti».

Nel frattempo, in assenza di una gri­glia giuridica «aggiornata», è necessa­rio agire. Per spezzare questo circolo perverso, che intreccia indissolubilmen­te crisi ambientale e crisi sociale. «E la mia proposta — interloquisce la George — è relativamente semplice: l’Europa cancelli subito il debito ai Paesi più po­veri. Iniziando dall’Africa subsahariana, che continua a pagare una somma pari a 19 miliardi all’anno. A una condizio­ne: che quel denaro venga investito in riforestazione, conservazione delle riser­ve idriche, sviluppo di programmi a tu­tela della biodiversità». Con un monito­raggio costante, «perché è inutile far fin­ta che la corruzione non sia un proble­ma »; ma anche in stretta collaborazione «con associazioni ed esperti locali, met­tendo a disposizione un patrimonio di conoscenze tutto europeo — nella sil­vicoltura, nell’agricoltura sostenibi­le… ». E poi, dopo l’Africa, «gli altri Paesi più colpiti dall’emergenza ambientale: solo per le deforestazioni, Indonesia, Brasile, Paraguay… il modello, una volta perfezionato, potrebbe essere esportato ovunque».

Po inquinato, i pesci cambiano sesso

Saturday, May 30th, 2009

Le acque del Po presentano livelli molto elevati di interferenti endocrini che attraverso la catena alimentare, vengono assimilati dai pesci. Questa esposizione si ripercuote sull’apparato riproduttivo e provoca l’intersessualità: un’alterazione che mette a rischio la sopravvivenza della specie”. Lo studio, pubblicato qualche mese fa, è stato presentato da Luigi Viganò dell’Istituto Ricerca sulle Acque del Cnr a ‘Sicura’, Convention sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizione che si tiene a Modena. 

“L’alterazione riscontrata più frequentemente - chiarisce Viganò - è la femminilizzazione: ossia esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario”. Gli interferenti endocrini (IE), sostanze esogene di origine naturale e sintetica, comprendono oltre ai farmaci, fitoestrogeni ed estrogeni. Vengono utilizzati nella detergenza industriale e nel diserbo in agricoltura, oltre che nella produzione di vernici, plastiche e cosmetici. Gli interferenti sono inoltre presenti nei composti antiaderenti di molti contenitori alimentari, nei ritardanti di fiamma, nei tessuti sintetici e nelle plastiche di computer, televisori e autoveicoli.

 

Il problema non è solo italiano, poichè la presenza di IE si riscontra nelle acque del Po come in quelle del Mississippi; nei fiumi spagnoli come in quelli danesi, tedeschi e olandesi. Recenti studi sull’alterazione del sistema endocrino umano da parte degli IE, hanno dimostrato che l’esposizione è correlata all’insorgere di determinate patologie. “Nel lungo periodo - spiega Alberto Mantovani, direttore del reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità - la contaminazione tramite la dieta e il bioaccumulo ha aumentato il rischio di disfunzioni organiche, ghiandolari e addirittura di interi sistemi, quali quello riproduttivo, nervoso ed immunitario”. I principali effetti nocivi di tali sostanze negli esseri umani sono i disturbi neurocomportamentali nei bambini e l’aumento del rischio di infertilità da adulti.

Fonte Agi

L’estate delle meduse

Saturday, May 30th, 2009
Dalla Corsica alla Liguria una colonia lunga 10 chilometri
FABIO POZZO
GENOVA
Il pilota della Marina militare francese l’ha scambiata per una chiazza di petrolio. Troppo estesa, per essere altro, ha pensato. Quando però è giunta sul luogo dell’avvistamento una motovedetta, la sorpresa: si trattava di una enorme, immensa colonia di meduse. Una «macchia» lunga quasi 10 chilometri, larga dai 10 ai 100 metri, che fluttuava a Nord del «dito» della Corsica, a 20 miglia dallo scoglio della Giraglia.Così, qualche giorno fa, è scattato l’allarme. Dove andrà a parare questa minaccia? In realtà, si tratta di migliaia di «barchette di San Pietro» (il nome scientifico velella-velella), meduse piccole con un diametro oscillante tra i 2 e 7 centimetri, trasparenti e con i riflessi azzurri e verdi, e dal potere urticante minimo. Gli esperti di correnti hanno previsto lo spiaggiamento tra Costa Azzurra e Versilia, con i venti da Sud; in Corsica e Sardegna con la tramontana.Per qualcuno, le propaggini della colonia sarebbero già giunte in Liguria. Dove sono 15 giorni che si susseguono gli avvistamenti. E così anche in Toscana, a Capri. E nel Nord della Corsica, mentre non sarebbero ancora arrivate in Sardegna. L’allerta è scattata però in Spagna: sono state avvistate decine di «caravelle portoghesi», una medusa oceanica (entra da Gibilterra) ben più pericolosa della «barchetta di San Pietro»: ha lunghissimi tentacoli che rilasciano aculei particolarmente urticanti e che hanno il potere di far abbassare la pressione sanguigna con il rischio di collasso. Allarmi su allarmi, che si rincorrono. E che fanno temere un’altra estate dal tuffo difficile. Come quella di due anni fa. Con una domanda di fondo: le meduse sono in aumento nel Mediterraneo? «È un’ipotesi, ma non ci sono le prove, perché non possiamo contare su dati storici», spiega Alessandro Giannì, biologo marino, direttore delle campagne Greenpeace. «Non sappiamo se è effettivamente è aumentato il loro numero oppure se ci sono più allarmi perchè il mare è più frequentato».

Pochi giorni fa, da Barcellona, l’Istituto di Scienze Marine ha messo in guardia sullo spopolamento delle nostre acque: meno pesce, più meduse. Più o meno come aveva predetto una decina di anni fa un biologo: continuando a pescare senza regola nel Mediterraneo (e altrove), questo l’assunto, sarebbero venuti meno i predatori, quindi le prede, e dunque i «competitor» delle meduse, che sarebbero proliferate. «Nel Mediterraneo non ci sono dati certi che provino questo scenario. Vi sono invece per le acque della Namibia, Giappone e Antartide» spiega Giannì. Dunque, l’ipotesi non può essere esclusa. L’ambientalista parla di «alterazione dell’eco-sistema». Le meduse sono avvistate sempre più sottocosta: «Ma sono fatte per stare al largo. Vuol dire, allora, che il corso delle correnti è mutato». Poi, vi sono altri fattori: l’inquinamento, i cambiamenti climatici, appunto la pesca «Stiamo parlando di un equilibrio delicato: se ci sono meno pesci che si cibano di meduse, come quello azzurro e il pesce luna, oppure le tartarughe, ma soprattutto se ci sono sempre meno pesci che si cibano di plancton, alimento principe delle meduse, diminuisce la mortalità di queste ultime e ci sono le condizioni favorevoli perché possano riprodursi e proliferare» spiega Giannì. Il rimedio? «Smetterla col saccheggio del mare, istituire riserve sottocosta, ma anche al largo» dice Greenpeace. Prima che sia tardi.

Fonte : La Stampa

Il cambiamento climatico uccide ben trecentomila persone l’anno

Saturday, May 30th, 2009
L’Onu: entro il 2030 le vittime dell’effetto serra potrebbero quasi raddoppiare
LONDRA
Il cambiamento climatico è una «crisi silenziosa» che sta distruggendo il mondo provocando circa 300mila morti l’anno e coinvolgendo circa 300 milioni di persone. L’allarme arriva oggi dalla think tank dell’Onu, Global Humanitarian Forum che, nel suo ultimo rapporto, denuncia che, entro il 2030, le vittime dell’effetto serra potrebbero addirittura quasi raddoppiare arrivando a oltre 500mila. «Si tratta - ha detto il segretario generale dell’Onu Kofi Annan presentando il rapporto - della più grande sfida di emergenza umanitaria dei nostri tempi che causa sofferenza a centinaia di milioni di persone». Annan si è augurato che sarà questo il compito più importante per i capi di stato e di governo che si incontreranno a dicembre a Copenhangen: quello di «mostrare la volontà politica per un accordo ambizioso che affronti il problema ».Il prezzo che si pagherà altrimenti, ha proseguito Annan, è quello della fame e della malattia su scala mondiale«. Delle 300mila vite perse ogni anno, spiega il rapporto, nove su dieci sono legate al »degrado ambientale«. Anche le morti per inedia, oppure per malattie come la diarrea o la malaria, sono spesso una conseguenza di disastri correlati al cambiamento climatico. La maggior parte delle vittime, pari al 99%, sono nei paesi in via di sviluppo che hanno contribuito - spiega lo studio - solo per l’1% alle emissioni di ossido di carbonio. Circa 45 milioni dei 900 milioni di persone che soffrono la fame sono una conseguenza dell’effetto serra, una cifra destinata a raddoppiare in 20 anni. Una catastrofe globale che ha le sue conseguenze sull’economia: secondo lo studio infatti il costo dell’effetto serra è di circa 125 miliardi di dollari l’anno, cifra che comunque non comprende »i costi della salute, dell’emergenza acqua e di altri shock«. Il rapporto Onu esce a una settimana dal vertice di Bonn che dovrà raggiungere un accordo sul cambiamento climatico da portare sul tavolo di Copenhangen »Il mondo è a un bivio - ha detto Kofi Annan -. Non possiamo ancora ignorare l’impatto dell’effetto serra sugli uomini e questo è quindi un richiamo ai negoziatori per riuscire a raggiungere l’accordo più ambizioso possibile«.
 

Piaggio presenta il primo scooter ibrido al mondo

Saturday, May 30th, 2009

Prima mondiale per il nuovo scooter della Piaggio a Palazzo Chigi: si tratta del nuovo Mp3 Hybrid, alternativa concreta affinché si possa lavorare verso una mobilità sostenibile anche nel contesto urbano.

(Rinnovabili.it) – La strada verso una maggiore sostenibilità che caratterizzi la mobilità urbana si fa più marcata e prosegue dai cieli, si veda il Boing di Air New Zealand, alla strada, non solo con le innumerevoli auto ibride che si stanno affacciando sul mercato, ma anche con le due ruote, anzi nello specifico tre. È stato infatti presentato ieri a Palazzo Chigi, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ad una rappresentanza dei Ministri di Governo, fra i quali il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, il nuovo triciclo Mp3 Hybrid della Piaggio, il primo scooter ibrido al mondo dotato di un motore termico e di uno elettrico che intergrati garantiscono importanti benefici sia per quanto riguarda una riduzione dei consumi di carburante di origine fossile che in termini di riduzione di inquinanti, soprattutto CO2, emessi in atmosfera. A sperimentarlo lo stesso Ministro Prestigiacomo che si rivela soddisfatta ed entusiasta del nuovo scooter sia perché in perfetta sintonia con la linea di Governo sia per la sua adattabilità nel contesto cittadino senza nulla da invidiare al resto della flotta di motocicli.
Dal punto di vista strettamente tecnologico Mp3 Hybrid di fatto rappresenta l’evoluzione del suo antecedente Mp3 ad alimentazione tradizionale. Il vecchio, per così dire, triciclo è stato infatti modificato per alloggiare un sofisticato gruppo motopropulsore che fa leva sull’abbinamento fra un motore a combustione interna ed uno elettrico, utilizzabili in maniera indipendente, in modo tale da poter garantire il massimo delle prestazioni relative ad entrambi i sistemi, ottenendo in questo modo anche importanti vantaggi sia in termini di consumi che in termini di emissioni e quindi di benefici per l’ecosistema che ci ospita.

Cambio automatico, avviamento elettrico e sistema Ride-By-Wire sono solo alcune delle innovazioni che fanno del nuovo scooter un valido alleato dell’ambiente. L’alternanza fra i due sistemi di propulsione è stata infatti pensata prima di tutto in modo tale che quando uno funziona, quello termico, per assicurare prestazioni e dinamicità nel traffico cittadino l’altro, quello elettrico si ricarica, assicurando la sua funzionalità negli istanti di maggiore criticità quanto ad emissioni di CO2, come la ripartenza da fermo, garantendo il supporto al propulsore termico realizzando prestazioni fino all’85%. Quanto alle lunghe percorrenze, i dati sono entusiasmanti; con il nuovo scooter ibrido è infatti possibile percorrere fino a 60 km al litro contro una media di 26 km al litro dei tradizionali scooter di media cilindrata, mentre per quanto riguarda le emissioni di CO2 queste scendono a soli 40 g/km contro i tradizionali 90 g/km. Un ulteriore beneficio derivante dall’utilizzo indipendente dei due sistemi di propulsione è la possibilità di far diventare l’Mp3 Hybrid totalmente ecologico disattivando il sistema termico ed utilizzando esclusivamente quello elettrico abbattendo così non solo le emissioni di inquinanti al 100% ma anche il livello di rumore emesso andando così a favorire la riduzione di un altro tipo di inquinamento che attanaglia le nostre città, ovvero quello acustico.
Tuttavia, il rischio che tanta tecnologia possa ripercuotersi sul prezzo è reale anche se di fatto ancora non è stata data alcuna indicazione sul prezzo al pubblico tantomeno sulla data di lancio sul mercato dell’innovativo scooter.

Fonte : La Repubblica

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