Archive for March 21st, 2009

Primavera Libera

Saturday, March 21st, 2009

Si svolgerà a Napoli, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la quattordicesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie e Avviso Pubblico e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del comune di Napoli, la Provincia di Napoli e la Regione Campania. La Giornata della Memoria e dell’Impegno ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Libera per la XIV edizione ha scelto la Campania, ha scelto Napoli, città dalle mille contraddizioni, dai mille colori. “L’etica libera la bellezza. Riscattare la bellezza, liberarsi dalle mafie”, è lo slogan che accompagnerà questa giornata, durante la quale si incontreranno a Napoli oltre 500 familiari delle vittime delle mafie in rappresentanza di un coordinamento di oltre 3.000 familiari. Saranno presenti rappresentanti delle Ong provenienti da circa 30 paesi europei.  

L’ITALIA CHE NON SI ARRENDE. Saremo a Napoli - ha dichiarato Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - per valorizzare il positivo. Dimostrare che c’è un’Italia che non si arrende, che non cede allo scetticismo e alla rassegnazione, che non pensa solo a sopravvivere ma che vuole vivere, che lotta e s’impegna per affermare la libertà e la dignità di tutti. In alcuni territori della Campania, la violenza criminale continua a lasciare tragicamente il segno; anche nell’ultimo anno sono stati numerosi ed efferati gli omicidi di camorra, troppe le vittime innocenti. Senza contare i traffici di droga e di rifiuti, lo sfruttamento delle persone attraverso la prostituzione e il lavoro nero, gli affari delle ecomafie, l’usura, le estorsioni. E certamente pesano la corruzione, le collusioni in tanti settori della politica e dell’economia, i silenzi complici o intimoriti di chi non osa o non vuole ribellarsi. Ma esiste anche una Campania diversa, ricca di positività. Giovani svegli, insegnanti appassionati, amministratori onesti, cittadini responsabili. Persone - conclude Don Luigi Ciotti - che prima di chiedersi cosa la societa’ faccia per loro, si chiedono cosa possono fare loro per la società. In un impegno reso credibile dalla presenza di tre ingredienti: coerenza, continuità, concretezza. Noi quest’anno saremo in Campania per imparare da loro.
 
SABATO IN MARCIA. Il 21 marzo il lungo corteo attraverserà il lungomare di Via Caracciolo per giungere a Piazza Plebiscito. Durante il corteo saranno letti, ininterrottamente, i nomi delle oltre 900 vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere. Ma da questo terribile elenco mancano tantissime altre vittime, impossibili da conoscere e da contare. Perché i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: quelle dei morti sul lavoro, della tratta degli esseri umani, i tanti morti provocati dal traffico degli stupefacenti, le vittime del caporalato, dello sfruttamento della prostituzione, del traffico delle armi e quelle avvelenate e uccise dalla camorra dei rifiuti. Saranno presenti a Napoli per la prima volta anche familiari di vittime della criminalità straniera, tra gli altri marcerà insieme ai familiari delle vittime delle mafie, anche il figlio di Anna Politkovskaja , la giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006 da un killer mentre rincasava.
 
GIOVEDÌ A CASALE. Centopassi della memoria e dell’impegno. Sono stati oltre 100 le iniziative che si sono svolte, a partire da ottobre in tutt’Italia, in preparazione al 21 marzo a Napoli. L’ultimo passo si svolgerà il 19 marzo a Casal di Principe, nel casertano, dove migliaia e migliaia di scout si ritroveranno nel paese di Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra, nel quindicesimo anniversario della sua uccisione. Il 19 marzo sul palco nel ricordo di Don Peppe Diana, i genitori del prete e Luigi Ciotti firmeranno il protocollo per la nascita della prima cooperativa che sorgerà a Castelvolturno e Cancello Arnone, la cooperativa “Le terre di don Peppe Diana-Libera Terra” che sui terreni confiscati ai casalesi, produrrà la mozzarella della legalità. Il piano d’impresa prevede la realizzazione di una fattoria sociale sperimentale in grado di produrre energia da fonti rinnovabili (sole e biogas); fortemente attenta alla salubrità e qualità dei prodotti e del territorio ed alla formazione delle maestranze del comparto. Un progetto fortemente simbolico, che prenderà avvio proprio il 19 marzo a Casal di Principe, quando don Luigi Ciotti avvierà il percorso di costituzione della cooperativa “Le terre di don Peppe Diana - Libera Terra”, i cui soci saranno selezionati con bando pubblico, favorendo le capacità, i talenti e le sensibilità locali. Perché il 19 marzo passerà ma le terre di don Peppe Diana dovranno restare.

Energymed, l’energia pulita in fiera a Napoli

Saturday, March 21st, 2009

La produzione di energia «pulita» può fare da volano per il superamento della sfavorevole congiuntura economica globale. Lo propone Energymed, la mostra-convegno sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica nel Mediterraneo, presentata a Napoli, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo.

Quest’anno l’evento si pone non solo nelle vesti di momento espositivo e divulgativo, ma anche in quelle di evento propositivo di una nuova filosofia, capace di rilanciare il lavoro e l’economia attraverso la teoria del «non inquinamento». In programma alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 26 al 28 marzo prossimi, la manifestazione vedrà la partecipazione di 150 espositori che metteranno in mostra le nuove tecnologie e i servizi più innovativi per la produzione e l’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Novità della terza edizione di EnergyMed, che ha cadenza biennale, saranno i saloni tematici come «EcoBuilding», dedicato all’edilizia sostenibile, «Recycle», realizzato con Federambiente e dedicato al recupero di materiali e alla produzione di energia dai rifiuti e «MobilityMed», che punterà i riflettori sulle opportunità offerte dai veicoli e i carburanti a basso impatto ambientale. Gli eventi previsti dalla manifestazione consentiranno il confronto tra imprese, istituzioni, istituti di ricerca e di 120 esperti del settore, provenienti da numerosi Paesi (Spagna, Grecia, Turchia, Israele, Inghilterra, Germania e Bulgaria), che a Napoli potranno incontrarsi e confrontarsi nel corso dei 18 workshop e convegni inseriti nel programma.

EnergyMed, organizzata dall’Anea (Agenzia Napoletana Energia e Ambiente) in collaborazione con Regione Campania, Comune di Napoli, le province di Napoli e Benevento, Arin, Enel, e Tirreno Power, darà anche ampio spazio ai giovani, con visite scolastiche guidate e, soprattutto, con una «gara elettrica», riservata agli allievi degli istituti superiori della Campania: mille euro di premio saranno elargiti al migliore prototipo per la produzione di energia elettrica «pulita».

Così come accaduto nelle scorse edizioni, anche Energymed 2009 sarà un evento ad emissione zero: il CO2 prodotto nel corso della tre giorni sarà neutralizzato mediante l’acquisto di crediti, come prevede la procedura del Protocollo di Kyoto. «Come Comune abbiamo fatto un primo passo verso l’utilizzo delle fonti energetiche alternative - ha detto nel corso della presentazione l’assessore comunale all’Ambiente, Gennaro Nasti - impegnandoci ad aumentare del 20% le fonti rinnovabili e riducendo nel contempo di un altrettanto 20% le emissioni nocive».

«Lo dimostra il progetto di solarizzazione delle scuole - ha aggiunto Nasti - che prevede l’installazione di pannelli solari sui tetti di 49 scuole cittadine». «Il presidente Obama ha detto che il suo sogno è che ognuno produca l’energia di cui ha bisogno. Certo non ci arriveremo domani, però sarebbe un bel sogno da realizzare a Napoli», ha aggiunto il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino.

Fonte : Il Sole 24 ORE

Scoperta in Calabria foresta di corallo nero

Saturday, March 21st, 2009
Trentamila colonie adagiate tra i 50 e i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi della mitica Scilla: è nel mare di Calabria che si staglia la più grande foresta di corallo nero del mondo. Apre scenari del tutto inediti la scoperta fatta dagli studiosi marini dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) impegnati in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria. 
A documentare la presenza della foresta di corallo nero (che di nero, però, ha solo lo scheletro) più estesa del mondo è stato Rov, un robot sottomarino utilizzato per le analisi e per osservare, filmare e fotografare. Rov, comandato dalla superficie, si è immerso con il suo occhio elettronico nei fondali del Tirreno calabrese per catturare e restituire immagini mozzafiato di specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali mai osservati nel loro ambiente naturale. Equipaggiato anche per acquisire campioni fino a 400 metri di profondità, il robot subacqueo, che è in grado di comunicare in ogni istante la propria posizione all’operatore, è stato utilizzato dagli studiosi nell’ambito di del progetto partito nel 2005 e finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria. Un lavoro che proseguirà fino a tutto il 2010 e dai risultati del quale gli esperti dell’Ispra si attendono di individuare, sui fondali calabresi, numerose altre specie rare, anche di invertebrati marini. Ma in Calabria non è solo il mare di Scilla a riservare sorprese agli scienziati marini che parlano di “rara ricchezza da salvaguardare”. Nel Golfo di Lamezia, zona ritenuta di grande interesse sia dal punto di vista fisico che da quello biologico, sono state osservate, a circa 150 metri di profondità, per la prima volta nel loro ambiente naturale, cinque altre colonie di un’altra specie di corallo nero, il rarissimo Antipathes dicotoma. 

Risultato non da poco se si pensa che, a livello mondiale, sono stati raccolti e studiati solo cinque esemplari di questo coralligeno, l’ultimo dei quali, individuato nel 1946 nel Golfo di Napoli, venne donato al Museo dell’Università di Harvard. “Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino, la sua risposta ai cambiamenti naturali e a quelli indotti dalle attività umane - afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, già ricercatore e commissario straordinario dell’Icram - è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio”. 

I fondali marini rocciosi, che si trovano a profondità comprese tra i 50 e i 450 metri, rappresentano, per gli studiosi di biologia marina, delle vere e proprie miniere in materia di biologia e ecologia. “Le analisi genetiche e istologiche che i ricercatori del Dipartimento di Scienze del mare dell’ Università Politecnica delle Marche stanno eseguendo sui frammenti dei coralli raccolti - spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto - stanno aprendo numerosi interrogativi su queste specie rare e protette, per la prima volta osservate e studiate nel loro ambiente naturale”. 

Il corallo nero  è una specie molto rara e molto difficile da osservare in natura vista la profondità alla quale cresce, da 50 a oltre 200 metri. Ecco le principali caratteristiche:
- CLASSIFICAZIONE: il corallo nero, Antipathes subpinnata, appartiene alla classe dei coralli, o Antozoi, che consistono di piccoli ’polipì, grandi qualche millimetro, radunati in colonie di individui simili che, producendo carbonato di calcio, formano lo scheletro che li fa somigliare ad un albero. Il più conosciuto è il corallo rosso, ma esistono anche le specie gialla e bianca. I polipi del corallo nero hanno sei tentacoli piuttosto piccoli, al contrario del corallo rosso in cui si contano otto tentacoli; 
- ASPETTO E VITA: da non confondersi con il falso corallo nero, la Gerardia Savaglia, l’antipate cresce sulle rocce in verticale e possiede tronchi di colore nero o molto scuro che si ramificano in rami sempre più sottili ed esili facendo assumere alle colonie un aspetto vaporoso. Le colonie coralline, in generale, costituiscono i più vecchi organismi animali vivi al mondo. Si stima che alcuni coralli abbiano quasi un migliaio di anni.

Fonte : La Stampa

Obama spinge l’acceleratore delle auto elettriche con 2,4 mld di dollari

Saturday, March 21st, 2009

Dalla California il presidente americano annuncia un cospicuo piano di stimolo da destinare al settore automobilistico plug-in

L’annuncio arriva dal Centro Tecnico per i Veicoli Elettrici Edison di Pomona che dal 1993 lavora sullo sviluppo di auto non inquinanti, con prototipi a idrogeno e a batteria; dal palcoscenico californiano infatti il presidente Barack Obama ha presentato il programma di stimoli economici da 2,4 miliardi di dollari destinato allo sviluppo dell’industria dei veicoli elettrici e che comprende anche i fondi per finanziare la produzione nazionale di componenti avanzati per le batterie. Parte dello stanziamento sarà destinato del Dipartimento dell’Energia alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per la mobilità plug-in, vale a dire una rete di stazioni di ricarica che possa ricoprire efficacemente il territorio e corsi di formazione specifici. “Anche le case automobilistiche americane stanno attraversando una dolorosa fase di ritaratura, riqualificando e reimmaginando loro stessi per rendere il settore competitivo e vincente, dal momento che milioni di posti di lavoro dipendono da esso”, ha affermato Obama. “Possiamo lasciare che i lavori del futuro vengano creati all’estero o possiamo crearli qui negli Stati Uniti, costruendo le fondamenta per una prosperità duratura”. “Questo investimento – ha sottolineato il presidente – non solo ridurrà la nostra dipendenza dal petrolio straniero, ma rimetterà americani al lavoro, posizionando i produttori americani all’avanguardia dell’innovazione e del cammino per risolvere le nostre sfide energetiche”. Facendo eco alle osservazioni espresse durante il suo discorso al Congresso il mese scorso, il presidente ha rimarcato che l’obiettivo USA è mettere sulle strade americane un milione di auto eco-compatibili entro il 2015. A tal fine il pacchetto lanciato prevede anche la concessione di sgravi fiscali per 7.500 dollari per i consumatori che sceglieranno di acquistare veicoli di prossima generazione.

Gli esquimesi contro gli ambientalisti

Saturday, March 21st, 2009

Salvate l’orso polare da chi vuole salvarlo, invocano gli esquimesi Inuit del Canada: cioè da ricercatori e naturalisti. «Non dai cacciatori, che fanno meno danno». Ed essendo proprio loro, gli Inuit, i cacciatori in questione, è certo una testimonianza di parte: gente che vive delle bistecche di plantigrado, difficilmente sarà obiettiva. Però al congresso appena svoltosi nel Grande Nord canadese, davanti ai responsabili di tre dipartimenti federali, ai capi di cinque tribù, e ai docenti di varie università, gli Inuit hanno portato qualche cifra: negli ultimi tre anni, la metà dei 2.100 orsi «censiti» sullo stretto di Davis sono stati inseguiti una o più volte da elicotteri, e addormentati con aghi sparati dall’alto, completi di una piccola carica esplosiva per far penetrare il narcotico sotto la pelliccia. E a parte lo choc, questi inseguimenti avrebbero cambiato le abitudini degli animali.

L’obiettivo degli scienziati era ed è quello di studiare da vicino i plantigradi minacciati dallo scioglimento dei ghiacci, senza fornir loro il pranzo; perciò la pozione sedativa è stata usata in tutto 2.371 volte. Ma, dice la Compagnia Nunavut Tunngavit che raccoglie appunto i cacciatori Inuit, due orsi rincitrulliti dal tranquillante sono annegati nella zona di Pangirtung, a riprova del fatto che «certi metodi intrusivi di ricerca non rispettano gli animali, né noi». Poi, è stata trovata qualche balena beluga denutrita e disorientata, con un rilevatore satellitare inserito sotto la pelle; e sei balene sono morte durante l’operazione di inserimento dell’apparecchio. Così come otto delle ventifemmine di caribù (il «cugino» nordamericano della renna) cui nel 2007 è stato applicato un collare elettronico. Non solo: poiché il dipartimento canadese dell’Agricoltura sconsiglia di mangiare per un anno la carne di un animale che sia stato narcotizzato, gli esquimesi temono qualche effetto chimico, e sostengono — testimonianza riportata al congresso — che «mangiare la carne di un caribù che è stato narcotizzato è come mangiare una zuppa con dentro dei capelli».

Ma un’altra questione divide questi re della tundra dagli ambientalisti: non credono che il cambiamento climatico minacci l’orso polare, anzi. Dicono che i 16 mila orsi presenti nella loro terra del Nunavut sono il doppio dei 6-8 mila stimati negli anni Settanta. In certi villaggi gli orsi «fanno una baraonda», e si teme «che la sovrapopolazione porti al cannibalismo fra gli animali». Così il Canada — a differenza dagli Usa — ha cancellato l’orso polare dall’elenco delle specie a rischio d’estinzione. «Siamo da millenni i suoi custodi— è stato ancora detto al congresso — e sappiamo che la sua carne può essere toccata solo per nutrire l’uomo. Certi scienziati ignorano la conoscenza che gli Inuit hanno accumulato per generazioni: perché non ci ascoltano?».

Anche a Tromsø, in Norvegia, cinque Paesi — Canada, Usa, Russia, Norvegia e Danimarca — si sono riuniti per ridiscutere il trattato sulla salvaguardia dell’orso polare. E anche lì, l’arringa del capo Inuit: «Siamo stati i primi ad avvertire il mondo del cambiamento del clima. Ora, per qualcuno, gli orsi polari saranno messi malissimo da qui a 50 anni. Ma oggi, stanno bene. E creano un po’ di problemi alla nostra gente». Mai quanto il governo americano, però, con il suo divieto di importare le prede-trofeo: i cacciatori provenienti dagli Usa garantivano agli Inuit 2,3 milioni di dollari all’anno.

Fonte : Corriere della sera

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