Archive for March 11th, 2009

Diamo una spinta alla Rivoluzione Verde Italiana

Wednesday, March 11th, 2009

Di fronte alla crisi economica e energetica Berlusconi fa esattamente il contrario di Obama. In Usa stanno investendo miliardi in fonti rinnovabili, in Italia si fa il contrario arrivando a peggiorare le già poche misure a favore della razionalizzazione energetica. E’ necessario impegnarsi per la cancellazione dei nuovi balzelli di Berlusconi sugli impianti di pannelli solari fotovoltaici. Ma non basta.

In questi mesi il fronte ecologista ha giocato in difesa provando a difendere i risultati attenuti sotto il Governo Prodi. Oggi è arrivato il momento di chiedere all’Italia di fare un passo in avanti verso la sostenibilità ambientale. Come? Passando dalla protesta alla proposta. La nostra idea è quella di lanciare una seconda catena di blog Contro il suicidio energetico e nucleare. Abbiamo visto che è uno strumento di comunicazione efficace. Qui sotto trovate alcune richieste che vanno da piccole iniziative fino a grandi cambiamenti.

Per una settimana discuteremo di queste e altre idee che chiunque potrà portare nei blog www.jacopofo.com e blog.libero.it/kudablog. Dopodiché elaboreremo un documento con il pacchetto legge blog-ambiente che sottoporremo ai nostri parlamentari, forse qualcuno di loro riterrà le nostre proposte sensate e le porterà in aula. Ecco le prime idee, nei commenti lo spazio per migliorarle o proporne di nuove:

1- TOGLIERE L’ICI DAL FOTOVOLTAICO, RIPRISTINARE LE CONDIZIONI DI PAGAMENTO INIZIALI DEL FINANZIAMENTO SUGLI IMPIANTI: gli impianti solari fotovoltaici a terra e sui tetti quelli non integrati, vengono classificati come impianti industriali e si impone l’onere di accatastarli e di pagare quindi l’Ici. Inoltre il governo Berlusconi ha modificato una serie di aspetti secondari dei meccanismi di pagamento in modo peggiorativo: vogliamo sia ripristinata la situazione iniziale. (+ info)

2- RIPORTARE IL RECUPERO DEL 55% DELL’IRPEF SPALMABILE SU 10 ANNI: per i lavori sull’efficienza energetica, con le nuove norme, si può recuperare il 55% di detrazione spalmandolo su un periodo di 5 anni. Di fatto si penalizza chi ha un reddito inferiore e quindi può recuperare ogni anno una quota inferiore di finanziamento. Chiediamo che anche i cittadini che non pagano l’Irpef e quindi non possono recuperare nulla venga dato modo di usufruire di pari incentivi o rimborsi. E’ assurdo che possa investire in efficienza energetica solo la fascia medio alta della popolazione. Inoltre chiediamo che vengano immediatamente emessi i decreti attuativi per la detrazione 2009, senza i decreti attuativi la detrazione del 55% del’Irpef non esiste. (+ info)

3- RECUPERO DELL’OLIO FRITTO PER FARNE BIODISEL: istituire la raccolto degli olii alimentari come in Germania dove si consegnano ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto proporzionato alla quantità d’olio fritto. Inoltre togliere il divieto di commercializzare liberamente il biodiesel, oggi i produttori hanno l’obbligo di conferirlo ai petrolieri che lo mischiano con il diesel. (+ info)

4- OBBLIGARE I COMUNI A PUBBLICARE LA LORO BOLLETTA ENERGETICA e chiedere un impegno perchè ogni anno ci sia una diminuzione del consumo pro-capite. (+ info)

5- ISTITUIRE FORME DI CREDITO PERMANENTI PER CHI VUOLE INVESTIRE IN ECOTECNOLOGIE magari su esempio di quello che ha fatto la Provincia di Milano.

6- SBLOCCARE LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRONICI: Il 1 gennaio 2008 sarebbe dovuto partire il nostro sistema di raccolta dei rifiuti hi-tech. Ufficialmente ma non nella realtà! Mancano all’appello diversi decreti attuativi necessari a tradurre in pratica le disposizioni di legge. Tra questi, c’è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, che obbliga la distribuzione a ritirare gratuitamente, in ragione di uno contro uno, l’apparecchiatura usata al momento dell’acquisto di un nuovo articolo simile destinato a un nucleo domestico. Questo decreto doveva entrare in vigore entro il 28 febbraio 2008, ma ancora non vede luce. (+ info)

continua qui: http://blog.libero.it/KudaBlog/view.php?reset=1&id=KudaBlog

Napolitano: “Diversificare le nostre fonti di energia”

Wednesday, March 11th, 2009

 All’indomani dell’intesa tra l’Italia e la Francia sul tema del nucleare, anche il presidente della Repubblica parla del problema dell’emergia. Sottolineando, in particolare, la necessità di diversificare le fonti di approvigionamento. Giorgio Naplitano affronta il tema dopo l’incontro di oggi, al Quirinale, col capo dello Stato bulgaro, Georgi Parvanov.

“Tra i molti temi bilaterali - spiega Napolitano - abbiamo parlato della cooperazione in campo energetico per aumentare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del petrolio e del gas”. Un’idea, prosegue il presidente, alla quale “l’Europa è molto interessata”.

Così come, guardando invece alle fonti di energia tradizionali, esiste - sottolinea ancora il capo dello Stato - un forte “interesse dei nostri due Paesi per la realizzazione di quel grande progetto che è il South Stream”. Vale a dire, l’accordo per la realizzazione di un gasdotto di 900 chilometri tra Mar Nero, Bulgaria e Grecia, per trasportare il metano della Gazprom dalla Russia fino all’Austria e all’Italia.

Assolutamente daccordo presidente Parvanov.
“Esiste un interesse ed un impegno di Italia e Bulgaria nel settore energetico”, dichiara infatti, “il progetto South Stream, partito dai contatti fra Eni e Gazprom, ha il nostro pieno appoggio e deve seguire la sua strada. Deve essere realizzato per garantire la diversificazione nei rifornimenti”.

E intanto, dopo l’incontro Berlusconi-Sarkozy, prosegue il dibattito sul nucleare. Assai critico il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza: “In questa fase - dichiara - parlare di nucleare è un autogol: servono delle misure oggi e non tra 20 anni”. Si dice entusiasta, invece, il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi: “Lo dico da cittadino, spero che una centrale la costuiscano sotto casa mia - dice - l’Italia ha il diritto-dovere di difendere l’interesse superiore nazionale nell’approvvigionamento energetico”, e quindi il governo “non consentirà a nessuno di mettere a repentaglio la propria sicurezza nazionale, che è anche sicurezza degli approvvigionamenti”.
Fonte: La Repubblica

California del Sud in fiore e finalmente tornano le api

Wednesday, March 11th, 2009

BUONE notizie dagli Stati Uniti: nella California del Sud, ricoperta ora di campi e alberi fioriti, sono tornate le api; proprio lì dove avevano iniziato a scomparire tre anni fa facendo preoccupare ambientalisti ed esperti climatici. Un allarme esteso anche all’Europa, che non aveva risparmiato neppure l’Italia, dove nel giro di un anno la popolazione delle api si è dimezzata.

Nel 2006 negli Stati Uniti fu lanciato il primo grido d’allarme perché gli insetti si erano presentati all’appuntamento con la primavera a ranghi molto ridotti: dal 30 al 50 per cento in meno. I fiori si seccavano e cadevano dagli alberi, gli agricoltori erano disperati e gridavano alla catastrofe. Ci fu chi citò la frase attribuita ad Einstein: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Fatti i conti, fino al 2010.

Ora, a tempo quasi scaduto, il pericolo sembra scongiurato. Questa primavera, di fronte ai miliardi di fiori sbocciati si sono inaspettatamente schierate intere divisioni di api operaie pronte a fare il loro dovere fino in fondo e a salvare, così, il mondo, l’umanità, ma soprattutto il ricchissimo mercato delle mandorle californiane, pari all’80 per cento delle mandorle di tutto il mondo.

La ragione per cui siano tornate rimane un mistero, come ancora non si è chiarito il motivo della loro scomparsa: si è parlato degli ogm, dell’inquinamento, dell’effetto serra, dei pesticidi e dei cellulari. Una ricerca commissionata dalla Fao conclude: “per la maggior parte dei tipi di impollinatori i dati a lungo termine della popolazione sono insufficienti, ed incompleta è la conoscenza della loro ecologia di base”. Tradotto: non si sa. Forse ha ragione chi ha fatto notare in questi anni che si può parlare di una serie di fattori incrociati, dall’insorgere di alcune epidemie negli alveari al fatto che in California le api si nutrono sempre degli stessi nettari (mandorle e grano), il che le ha alla lunga debilitate.


Sul ritorno in massa delle api potrebbe aver influito, in modo indiretto, anche la crisi economica. Tra agosto e dicembre i prezzi delle mandorle sono crollati del 30 per cento, gli agricoltori hanno tagliato i costi e si sono messi a dar loro la pastura alle api autoctone senza “assumerne” di stagionali. Ne hanno migliorato la dieta, così, ed aumentato il numero, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti.

Santino, lo scimpanzè lancia-pietre che prepara con cura i suoi attacchi

Wednesday, March 11th, 2009

A FURUVIK, in Svezia, un’innocua gita allo zoo rischia di prendere una piega spiacevole. Una volta arrivati davanti agli scimpanzè, gli ignari visitatori si trasformano all’improvviso in bersagli umani, rischiando di essere colpiti da una sassaiola di pietre e costretti a battere in ritirata. Il colpevole? Santino. L’irascibile scimpanzè che ha fatto dannare i responsabili del parco zoologico, è diventato un caso di studio per gli scienziati, che nel suo comportamento hanno visto una prova chiara della capacità di pianificare eventi futuri.

Santino è sotto osservazione dal 1997, quando si sono verificati i primi attacchi e lo zoo è stato costretto ad intervenire per proteggere i visitatori. Il suo modo di agire, spiegano i ricercatori su Current Biology, rivela una complessa capacità di pensare e programmare, una facoltà che distingue in modo particolare l’uomo.

Ogni mattina, prima dell’apertura dello zoo, Santino raccoglie in tutta calma le pietre e le ammonticchia in un posto sicuro, dove poi, solo molte ore più tardi, nel pieno del flusso turistico, le prende per usarle come proiettili. Non solo. Quello che ha colpito in particolare i ricercatori è il fatto che lo scimpanzè ha imparato a capire, nelle rocce che circondano la zona dove viene tenuto, quali parti possono facilmente staccarsi e diventare nuove munizioni. Se ci sono infiltrazioni d’acqua nella roccia, quando gela alcune porzioni si staccano con facilità. Battendo sul masso in quei punti, si sente un suono vuoto. Santino è stato osservato picchiettare sulla pietra e poi battere più forte nei punti giusti e staccare i proiettili per i suoi attacchi premeditati.


Prove chiare del fatto che “gli scimpanzè hanno una coscienza molto sviluppata, compresa la capacità di simulare mentalmente situazioni della vita reale”, ha spiegato Mathias Osvath della Lund University, in Svezia, uno degli autori dello studio. “Hanno un mondo interiore proprio come noi, quando pensiamo ad eventi passati della nostra vita o pensiamo ai giorni che verranno”, continua Osvath.

I ricercatori hanno già osservato in passato che molte scimmie, sia in cattività che libere in natura, riescono a pianificare azioni. Finora, però, non era stato possibile capire se questo comportamento era il risultato di un bisogno immediato - come quando prendono una pietra per schiacciare una noce che hanno davanti - oppure l’anticipazione di un evento futuro. Santino, invece, raccoglie i suoi proiettili la mattina presto, quando è calmo, e le usa solo molte ore dopo, quando è agitato dalla presenza dei visitatori. Osvath e colleghi non hanno dubbi: ha la capacità di anticipare un evento che accadrà solo in futuro e di preparsi al meglio.
Fonte : La Repubblica

Aulenti, Fuksas e Gregotti “Una legge contro il territorio”

Wednesday, March 11th, 2009

 Il governo Berlusconi si accinge a varare un provvedimento che sconvolge tutte le procedure edilizie. Sostiene di volerle snellire, agevolando la ripresa economica. Secondo le associazioni di tutela. questa misura sarebbe un disastro per il paesaggio e per l’assetto delle città.

La Repubblica sostiene un appello promosso dagli architetti Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas e Vittorio Gregotti al quale hanno già aderito gli urbanisti Pierluigi Cervellati, Vezio De Lucia, Italo Insolera ed Edoardo Salzano. “Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l’architettura non dipendono da un’anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità”.

L’appello può essere firmato sul nostro sito.

La legge prevede l’abolizione della concessione edilizia da parte dei Comuni, sostituita dalla dichiarazione di un tecnico privato: per conto di chi costruisce, il professionista certificherebbe la conformità del nuovo edificio alle norme urbanistiche. In più, stando alle anticipazioni, si consentirebbe di aumentare il volume di un edificio nella misura del 20 per cento, se si tratta di un edificio residenziale, del 30 se commerciale.

Sarà consentito demolire e ricostruire tutti gli edifici sorti entro il 1989 che non abbiano vincoli di tutela incrementando il volume del 30 per cento. Alcune Regioni, come la Sardegna e il Veneto, hanno già aderito e il governatore Giancarlo Galan porterà già oggi all’approvazione della giunta un provvedimento simile. Da parte di molte altre Regioni vengono invece avanzati dubbi quando non forte opposizione.

Fonte : La Repubblica

La «terra nera» degli indios ci salverà dall’effetto serra?

Wednesday, March 11th, 2009

 Sarà la riproposizione, in chiave moderna, di un’antica tecnica agricola precolombiana a salvare il pianeta dall’effetto serra? L’ipotesi è suggestiva ma non peregrina: ci stanno lavorando in diversi centri di ricerca scientifica in tutto il mondo, compreso l’Istituto di biometeorologia del CNR (Ibimet) di Firenze, dove un’equipe di studiosi coordinata dal dottor Franco Miglietta ha ottenuto già risultati molto incoraggianti.

LA SCOPERTA - Tutto parte dalla scoperta, fatta in Brasile anni fa, che esistono dei terreni caratterizzati da un alto contenuto di materiale carbonioso, fino a 70 volte di più dei suoli circostanti: scaglie scure e friabili, del tutto simili alla carbonella che si adopera per accendere i barbecue. «Sembra che questo carbone sia stato prodotto dalla combustione incompleta di parti vegetali introdotte volontariamente nel terreno dalle popolazioni locali, nel corso di migliaia di anni. Insomma, in alternativa al “taglia e brucia”, si praticava il “taglia e carbonifica” a scopo di fertilizzazione», spiega Miglietta. Sennonché, studiandoci sopra e facendo un po’ di calcoli, si è scoperto che l’antica pratica agricola, applicata soprattutto dagli indios della regione amazzonica, non solo renderebbe i terreni più fertili ma, se applicata su vasta scala, farebbe quadrare i conti dell’effetto serra, rimuovendo dall’atmosfera una gran parte della CO2 che vi si è accumulata. «E’ noto –aggiunge Miglietta- che le piante assorbono CO2 dall’atmosfera, per poi rilasciarla quando terminano il loro ciclo di vita. Invece, interrandole, la CO2 viene trattenuta nel terreno per migliaia di anni e così si possono ridurre le emissioni di questo inquinante nell’atmosfera».

I VANTAGGI - Ribattezzata col nome di biochar, quella che un tempo si chiamava terra preta de los indios (la terra nera degli indio) è diventata oggetto di studi ed esperimenti. All’Ibimet hanno avviato uno specifico progetto, denominato ITABI (Italian Biochar iniziative) nel corso del quale sono state effettuate verifiche sperimentali su alcuni terreni della Toscana, arrivando alla conclusione che aggiungendo 10 tonnellate per ettaro di biochar, si sottraggono all’atmosfera 30 tonnellate di CO2, aumentando nello stesso tempo la produzione di frumento duro del 15%. «Ma, oltre al sequestro della CO2, i vantaggi sono molteplici», sottolinea Miglietta. «Immettere biochar nel terreno significa innanzitutto sbarazzarsi di residui organici di origine agricola o alimentare che oggi vengono bruciati; poi ridurre l’uso di fertilizzanti; e ancora generare energia grazie ai gas che vengono liberati nel corso della carbonizzazione del biochar interrato».

DA DOVE SI OTTIENE - In termini pratici, il biochar può essere ottenuto a partire da numerosi tipi di residui: scarti di potatura e lavorazione del legno, stocchi di mais, paglia, gusci di noce, pula di riso, ma anche da biomasse appositamente coltivate. Il processo di carbonizzazione si realizza accatastando i residui, ricoprendoli di terra e avviando una lenta combustione in assenza di ossigeno, a temperature di poco superiori a 300 gradi, secondo una tecnica di decomposizione termochimica chiamata pirolisi. A conferma dell’interesse della comunità scientifica internazionale, negli ultimi mesi le pubblicazioni relative al biochar si sono moltiplicate e l’argomento è diventato oggetto di confronto nel corso delle conferenze scientifiche sulla mitigazione dell’effetto serra. Secondo alcuni studiosi, la produzione su larga scala del biochar sarebbe molto più economica e vantaggiosa della sequestrazione geologica della CO2 prodotta dagli impianti energetici.

Fonte: Corriere della Sera

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